Agricoltura familiare: la posizione delle organizzazioni contadine

Agricoltura familiare: la posizione delle organizzazioni contadine
a Università della Calabria, Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali
b Associazione Rurale Italiana

Introduzione

"L'uomo che getta vermi nel fiume non è necessariamente un amico del pesce. Tutti i pesci che lo prendono per un amico, che non pensano che i vermi siano esche, di solito finiscono in padella". [Malcom X]

Le organizzazioni che danno vita al movimento contadino internazionale La Vía Campesina [link] argomentano ormai da decenni1 la loro avversione verso l’agricoltura mineraria, quella che è meglio conosciuta come agricoltura industriale. Vale la pena far partire la nostra riflessione proprio dalle principali critiche mosse da questi attori sociali al modello di agricoltura industriale per comprendere la definizione di “mineraria”. L’agricoltura industriale:

  • comporta una intensività crescente di capitali, input produttivi ed energia fossile;
  • produce un forte processo di indebitamento delle aziende contadine;
  • si fonda sulla sostituzione dell’energia solare con l’energia fossile. Gli aumenti delle rese, seppur vistosi, restano comunque inferiori agli aumenti del consumo energetico necessario alla produzione. È emblematico, ad esempio, quanto avvenuto negli Stati Uniti: tra il 1945 ed il 1970 la produzione di mais registrò un aumento del 238%, tuttavia l'aumento del consumo energetico è pari al 313%. La resa energetica del mais, nello stesso periodo, diminuisce del 24%; d'altronde quella degli allevamenti da carne intensivi è dieci volte più bassa di quella degli allevamenti da carne al pascolo;
  • risponde a un modello che produce dipendenza dal mercato e subordinazione alla ratio del sistema economico capitalista;
  • causa l'accelerazione dei processi di esodo rurale, a causa delle trasformazioni che comporta in termini di concentrazione delle risorse, proletarizzazione e mortalità aziendale;
  • privilegia la “ricerca agronomica determinista” o la tecno–scienza orientate da principi produttivistici, come nel caso della promozione delle varietà ad alta resa, le High Yielding Varietis (HYV).

A tale quadro, la Vía Campesina contrappone fin dagli anni Novanta la difesa dell’agricoltura contadina, un modello di agricoltura alternativo basato sui principi della sovranità alimentare (Corrado 2010), cioè del diritto non solo all'accesso al cibo (cui si riferisce il concetto più ufficiale della sicurezza alimentare) ma anche ai mezzi per produrlo (terra, acqua, sementi, etc.) in sistemi agroalimentari decentralizzati e, dunque, culturalmente ed ecologicamente adattati alle specificità dei singoli territori. Ciò, chiaramente, implica la centralità dei contadini che producono e di chi consuma nei territori e non delle corporation agroalimentari, mentre scommette sull'autodeterminazione delle politiche agrarie e alimentari da parte dei popoli e degli Stati.
Il riconoscimento internazionale dell’esistenza di sistemi agrari basati su modelli diversi da quello minerario, che trova un riferimento nella dichiarazione da parte delle Nazioni Unite dell’Anno Internazionale dell’Agricoltura Familiare nel 2014, seppur accolto positivamente, ha aperto un dibattito dentro La Via Campesina, che si è posta alcune domande. A che tipo di agricoltura familiare si sta pensando? Quali modelli produttivi e mercati si intendono promuovere per essa?

L'agricoltura familiare nelle nuove politiche comunitarie

La Commissione Europea (2012), in un documento che ricostruisce i mutamenti della Politica Agricola Comunitaria (Pac) dalla sua istituzione nel 1962 a oggi, sottolinea come dalla metà degli anni Novanta si cominci a considerare maggiormente la qualità alimentare, mentre dal Duemila in poi venga posta più attenzione ad uno sviluppo complessivo del territorio rurale europeo. Tuttavia si afferma che "le riforme iniziate negli anni Novanta continuano a essere attuate per indurre gli agricoltori ad orientarsi maggiormente al mercato": la riforma più recente della Pac mira infatti a "rafforzare la competitività economica ed ecologica del settore agricolo" e a promuovere "l'innovazione, lottare contro i cambiamenti climatici e sostenere occupazione e crescita nelle aree rurali" (Commissione Europea 2012).
Su competitività, crescita e produttività si fondava la logica della modernizzazione agricola della Pac fin dalle origini. Negli anni, le politiche comunitarie non hanno risolto il conflitto che hanno sviluppato; tuttavia si sono dotate di nuove pratiche discorsive, che hanno affiancato le tutele dell'ambiente e della salute alla corsa alla produttività e alla competitività proprie della modernizzazione agricola. Tali passaggi erano divenuti necessari dinanzi al consolidarsi di una generalizzata sensibilità sociale intorno alle questioni alimentari e della qualità della vita e dell'alimentazione, accompagnata da una sempre più capillare diffusione di pratiche sociali innovatrici ispirate a tali principi nei diversi territori europei. D'altronde, la Pac ha dovuto tener conto della mancata uniformizzazione delle agricolture europee, dove permangono ed emergono modelli agricoli che non aderiscono a quello industriale e imprenditoriale promosso con i processi di modernizzazione.
In questo quadro, con la più recente riforma della Pac vengono inserite alcune misure minime, mirate al sostegno delle agricolture familiari e di quelle giovanili, così come semplificazioni burocratiche che facilitano una distribuzione più equa degli aiuti comunitari, per contrastare l'esclusione delle piccole unità produttive.
Le agricolture familiari, dunque, vengono rese visibili come parte di un'Europa rurale immaginata come ecologicamente ed economicamente competitiva. A esse è riconosciuto un ruolo, sia dal punto di vista ecologico, sia nella garanzia della sicurezza alimentare, dato che rappresentano il modello d'agricoltura più diffuso e quindi di fondamentale importanza nella UE2. Dalle agricolture familiari si richiede però un allineamento ai più generali obiettivi delle politiche comunitarie per l'agricoltura e per lo sviluppo rurale, ivi compresa la scommessa della maggiore affermazione dell'UE sui mercati globali.
Al riguardo, Dacian Cioloş, Commissario per l'Agricoltura e lo Sviluppo Rurale della UE, in occasione della Conferenza sull'Agricoltura Familiare organizzata dalla Commissione Europea nel novembre del 2013, ha affermato che "le aziende familiari sono una parte indissociabile dell’economia rurale, un fondamento per un'agricoltura europea durevole, orientata al mercato e che risponda alle attese della società" e che la nuova Pac permetterà di avanzare verso "un’agricoltura familiare più competitiva" (Cioloș 2013).
D'altronde, se guardiamo ad Horizon 2020, il Programma Quadro europeo per la Ricerca e l'Innovazione (2014 - 2020), troviamo le agricolture su piccola scala e familiari come target di una delle azioni previste in favore della sicurezza alimentare, incluse attraverso un'ottica di small farms but global markets, cioè piccole aziende ma mercati globali3.
Resta, dunque, il sospetto di un semplice aggiustamento della narrazione sulle agricolture familiari che non si associa però a una chiara volontà di riconoscerne e valorizzarne le specificità.

Il punto di vista di La Vía Campesina

Agricoltura familiare contadina: il modello del futuro

L’iniziativa delle Nazioni Unite di lanciare per il 2014 l'Anno Internazionale dell’Agricoltura Familiare arrivò in modo inatteso e sorprese i movimenti contadini internazionali più attivi e organizzati, come La Vía Campesina su scala globale o il Réseau des organisations paysannes et de producteurs de l’Afrique de l’Ouest (Roppa [link]) in Africa. Non che tali movimenti fossero impreparati, tuttavia le modalità e la rapidità con cui nel 2011 venne lanciata l’idea, su proposta del poco conosciuto World Rural Forum [link] 4, e il solerte appoggio della Commissione e del Parlamento europeo, della Fao e del Segretario Generale delle Nazioni Unite, crearono da subito il sospetto che si volesse, in qualche modo, oscurare l’azione e la riflessione che, da quasi venti anni, numerose organizzazioni contadine sparse su tutto il pianeta conducevano, fra di loro e nei confronti delle istituzioni internazionali (in particolare Fao e Omc). Il timore era sostanzialmente che si intendesse calare dall'alto una "nuova rappresentanza globale" dell’agricoltura familiare in modo da catturare quell'universo di organizzazioni di base che è espressione diretta delle aziende di piccola dimensione, aziende che sono, evidentemente, a carattere "familiare".
Nel comunicato che seguì l’annuncio ufficiale delle Nazioni Unite, ancor prima di accettare un confronto istituzionale con la Fao intorno alle iniziative previste5, il Coordinamento Europeo di Vía Campesina (Ecvc [link]) sottolineava che l'agricoltura familiare è, innanzitutto, contadina6 e, dunque, basata su una relazione armonica col patrimonio naturale, orientata a circuiti locali e nazionali, non completamente dipendente dal mercato e priva di particolare interesse verso le esportazioni7.
In effetti, l'agricoltura familiare è un grande contenitore che racchiude diversi modi di pensare l'agricoltura, sia dal punto di vista dei modelli produttivi (diversificazione produttiva e agro-ecologica versus monocolture ad alti impatti ambientali) sia dell'orientamento verso il mercato (autonomia relativa versus integrazione e dipendenza assoluta). Tra le distinzioni operabili, vi è quella tra agricoltura familiare contadina e agricoltura familiare imprenditoriale. La prima si caratterizza per una relazione di dipendenza col mercato che resta relativa, poiché mantiene un orientamento, almeno parziale, all'autoconsumo e alla tutela dell'autonomia nell'accesso alla forza-lavoro e ai fattori di produzione (sementi ed altri input), con una parte della produzione dedicata al reimpiego. Così, alla luce di una diffusa scarsa disponibilità di risorse (terra, acqua, capitali, etc.), l'agricoltura familiare contadina tende a un modello di co-produzione con la natura, attento cioè a garantire le condizioni di riproduzione futura di elementi cruciali, come la fertilità dei suoli e le sementi.
In questo quadro, in occasione del lancio dell'Anno Internazionale dell'Agricoltura Familiare, La Vía Campesina denunciava come il ruolo dell'agricoltura familiare non era associato a una seria critica dell'agricoltura industriale e all'improrogabile scommessa su un modello di agricoltura alternativo. Rivendicare la natura contadina dell'agricoltura familiare significa, infatti, richiamare l'attenzione sulla necessità di un radicale ripensamento della questione agraria e delle politiche alimentari su scala globale, capace di contrastare i rapporti di forza che governano il regime alimentare globale contemporaneo, che è corporativo (McMichael, 2013); in altre parole, sottrarre potere e risorse alle grandi corporation agroalimentari per restituirli nelle mani dei contadini.
A tal proposito, il Coordinamento Europeo di La Vía Campesina, fin dal primo comunicato, avvertiva il rischio che forti gruppi economici potessero appropriarsi e svuotare di significato gli spazi di confronto intorno all'agricoltura familiare. Anche la Coordinadora Latinoamericana de Organizaciones del Campo nel suo resoconto sulla Conferenza sull'Agricoltura Familiare convocata dalla Commissione Europea, cui aveva partecipato assieme al resto delle delegazioni di La Vía Campesina, aveva sottolineato il medesimo rischio. In quell'occasione, la Cloc (2013) aveva denunciato lo spazio dato al rappresentante di una multinazionale dell'agroalimentare, la Unilever [link], nella sessione di apertura della Conferenza e segnalato come la UE potesse riprodurre vecchie ricette ispirate alla modernizzazione agricola imponendo, come strategia principe per la "tutela" delle agricolture familiari, la creazione di alleanze asimmetriche tra corporation e contadini8.
D'altronde, di fronte alla possibilità che il classico approccio della modernizzazione agricola (basato su ricette quali crescita, competitività, produttività e superamento della condizione contadina) venga sostanzialmente riprodotto, anche se sotto nuove vesti, La Vía Campesina ha in diverse occasioni sostenuto che l'agricoltura contadina è "il modello del futuro", grazie alla sua capacità di produrre cibo di qualità, nel rispetto degli equilibri ecologici e generando lavoro dignitoso:

"La modernità agricola è nelle mani delle contadine e dei contadini del mondo. Sono loro che in realtà alimentano il pianeta offrendo un modello più solido e sostenibile di agricoltura. Sono quelli che offrono i prodotti di qualità con il più alto valore aggiunto, promuovendo la ricollocazione delle coltivazioni e dell’allevamento. Propongono un modello sostenibile per la gestione delle risorse limitando le esternalità, integrando una organizzazione degli spazi rurali socialmente densa e dinamica, capace di garantire una produzione adeguata in quantità e qualità. È in questo settore e non in quello agroindustriale che si creano posti di lavoro dignitosi. L’agricoltura familiare intesa come agricoltura contadina è un modello per il futuro" (Via Campesina 2014).

Dunque, richiamando le potenzialità del modello contadino e di come esso possa rappresentare una soluzione ai problemi sociali e ambientali che attraversano il continente, il Coordinamento Europeo di Vía Campesina ha sollecitato l'Unione Europea affinché le politiche agricole sostengano le agricolture familiari contadine, promuovendo l'accesso alla terra, all'acqua e alle sementi, oltre che al credito, sostenendo l'avvio di nuove unità produttive e legando gli aiuti diretti alla produzione, poiché "dobbiamo rivolgerci ai problemi attuali, che sono di ordine sociale e ambientale, e che il modello dell'agricoltura familiare contadina è in grado di risolvere”9.

Uno sguardo alle agricolture contadine familiari in Italia

In Italia, la diversità di agro-ecosistemi e di condizioni socio-economiche ha prodotto, nel tempo, una pluralità di forme economiche, di strutture produttive e di mercati agricoli. Così è possibile individuare alcune tipologie e orientamenti principali:

  • imprese totalmente inserite nel mercato agroindustriale, caratterizzate da alta intensità di capitali e tecnologia così come da filiere commerciali strutturate, per lo più collocate in aree a forte reddito;
  • aziende di ridotta dimensione fisica ed economica che producono grazie ad un'alta intensità di lavoro e una bassa capitalizzazione, per mercati di prossimità ma talvolta anche nazionali ed esteri;
  • piccole aziende di autoconsumo e con limitata vendita diretta, contraddistinte da bassa intensità tecnologica e da scarsi o assenti capitali e dislocate in territori considerati marginali (Campagna popolare per l'agricoltura contadina 2013).

Tale suddivisione prende spunto dall'ultimo Censimento Generale dell'Agricoltura (2010), laddove le aziende agricole sono suddivisibili in base alla dimensione economica tra:

  • imprese con reddito lordo oltre i ventimila euro: 310.000 unità, pari al 19% del totale delle aziende. Di queste, il 70% ha un reddito inferiore ai centomila euro;
  • aziende intermedie con reddito lordo tra i diecimila e i ventimila euro: 225.000 unità, pari al 14%;
  • aziende non imprese (con reddito lordo inferiore a diecimila euro): 1.086.000 unità, pari al 67%.

Questi dati ci riportano alla distinzione accennata tra agricolture familiari contadine e agricolture familiari imprenditoriali che, come abbiamo visto, si basa sui modelli di produzione adottati e sul tipo di relazione stabilita col mercato. Riguardo a quest'ultimo aspetto, i dati citati avvallano l'ipotesi che in Italia l'agricoltura contadina sia il modello predominante, poiché risultano maggioritarie le aziende che dispongono di una ristretta base di risorse, che non sono orientate esclusivamente al mercato (ma anche all'autoconsumo) e che presentano, dunque, una dipendenza relativa da esso. Esse, inoltre, tendono alla non esternalizzazione della forza-lavoro. Vediamo alcuni dati che meglio chiariscono il nostro ragionamento.
In base ai dati del 2011, l'89,5% delle aziende italiane realizza un fatturato inferiore a 50 mila euro e l'83,0% impiega meno di un'Unità di Lavoro (Ula). Tuttavia, poco più del 45% delle Ula sono concentrate nelle aziende di piccola e piccolissima dimensione che, dunque, hanno un ruolo cruciale nell'occupazione agricola italiana. Inoltre, il 96,7% è costituito da aziende individuali e il 97,9% è a conduzione diretta. Le aziende che producono esclusivamente per l'autoconsumo rappresentano l'11,4% del totale e realizzano rispettivamente lo 0,4% della produzione e lo 0,3% del valore aggiunto nazionali. D'altronde il 40,5% delle aziende combina l'orientamento al mercato con quello all'autoconsumo; ciò significa che il totale delle aziende che si orienta all'autoconsumo, in forma esclusiva o combinata, supera il 51%. Tuttavia occorrerebbe qualificare meglio "autoconsumo" poiché una parte di queste aziende producono per circuiti corti informali o invisibili, oltre ad avere una gestione virtuosa della loro autonomia nell’approvvigionamento degli input.
In numero ridotto, restano in vita anche aziende di piccola dimensione le cui coltivazioni sono operate da contoterzisti; tuttavia non vanno confusi tali fenomeni numericamente poco significativi con condizioni strutturali di diverse centinaia di migliaia di aziende contadine.
Dunque, in Italia l'agricoltura contadina appare cruciale: essa, pur nelle sue diversità regionali e territoriali, resta la struttura produttiva fondamentale dell'agricoltura così come dell'approvvigionamento del mercato agroalimentare interno, anche se si registrano alcune incursioni nell'export (bio, prodotti di qualità effettiva e orticoltura).
Eppure queste aziende agricole di piccola dimensione si confrontano faticosamente con la generale crisi economica, tagliando all’osso la remunerazione del lavoro; ma tengono meglio e in modo più duraturo rispetto alle società agricole e alle aziende di grande o grandissima dimensione.
La competizione sul mercato interno tra aziende contadine (di piccolissima, piccola e media scala) e agricoltura industriale, pur in assenza di politiche di supporto per le prime e in presenza di una forte strutturazione del potere di mercato della grande distribuzione organizzata (Gdo) e delle industrie agroalimentari, ha dato vita a forme originali di resistenza da parte delle aziende contadine. Infatti, la sopravvivenza e il consolidamento di queste aziende in Italia poggia sulla loro capacità di definire e difendere la propria autonomia produttiva e di mercato, anche ricorrendo a circuiti alternativi per la commercializzazione (come, ad esempio, i Gas o i mercati diretti). L'agricoltura contadina, tuttavia, ha la necessità di costruire solide e autonome aggregazioni, da un punto di vista economico, sociale e politico, quali reti, sistemi e articolazioni territoriali che le permettano sostenersi e consolidarsi.
Tra le questioni cruciali resta aperta quella della commercializzazione. Il punto, tuttavia, non è tanto l'accesso al mercato, ma come si accede ad esso, cioè chi controlla le catene del valore, i costi di produzione, i prezzi al produttore e chi e che cosa determina il potere di mercato nel regime agroalimentare dominante. Come sottolinea EuropAfrica (2013), se l’agricoltura familiare contadina viene integrata al sistema di mercato dominante, essa deve allinearsi e subordinarsi alla logica e ai rapporti di forza che lo governano, perdendone in autonomia e in capacità di controllo sulle risorse e sulle forme produttive, oltre che sull'organizzazione del lavoro e sulla possibilità di rifornire circuiti locali ed alternativi. Ne esce di norma economicamente distrutta, in particolare dai processi di indebitamento.
In questo senso, il caso italiano è emblematico: i mercati appropriati alle aziende familiari e contadine non esistono, sebbene quest'ultime siano predominanti nelle campagne italiane. Dunque, se si intende sostenere le agricolture contadine familiari, quale modello alternativo da tutelare e rilanciare ed evitare che debbano formattarsi alla logica del mercato globale, è necessario costruire tali circuiti appropriati, come mercati di prossimità. Si tratta cioè di mercati calibrati sulla decentralizzazione della domanda e dell'offerta e su regole di garanzia per chi consuma ma puntellati da strumenti, norme e politiche pubbliche specifiche e differenziate, mirate a mutare le regole del gioco e i rapporti di forza (Oostindië et al. 2011; Paffetti e Amelio 2013). Ciò necessita di un profondo ripensamento dei sistemi alimentari ma anche della concezione stessa dei rapporti sociali ed ecologici, laddove locale "non è semplicemente un concetto geografico, ma è un concetto che combina le dimensioni geografiche, economiche, sociali e culturali in una matrice complessa" (EuropAfrica 2013:13, Tda).

Una storia di vita per raccontare le campagne italiane

La storia di vita di M.P., contadina che con determinazione porta avanti il suo progetto di agricoltura sana nelle campagne piemontesi, nonostante le innumerevoli avversità da affrontare, è paradigmatica poiché capace di declinare, nella concretezza di un racconto, sia il quadro descritto dalle statistiche italiane sopra riportate sia quello delineato dalle rivendicazioni di La Vía Campesina che abbiamo precedentemente descritto10.
Si tratta della storia di una contadina che combatte in difesa del suo modo di concepire l'agricoltura e che lo fa non solo nell’azienda ma anche partecipando attivamente all'Associazione Rurale Italiana (Ari). Quest'associazione nasce in Veneto tra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta ed è oggi presente in diverse regioni del Nord e del Sud Italia, con la peculiarità di essere costituita e gestita da contadini, uomini e donne di diverse età. Fin dalle sue origini, l'associazione ha difeso il modello contadino di produzione e di vita nelle campagne; una priorità che successivamente si è ben coniugata con i principi della proposta della sovranità alimentare avanzata da La Vía Campesina di cui è il primo membro italiano.
È sulla terra del nonno Nicola, classe 1899, che M.P. produce, cercando di tenere a mente i suoi insegnamenti11.
Una terra quella ricevuta dal nonno che offre la possibilità di immaginare processi produttivi innovativi, per l'autoconsumo e per la vendita diretta ai consumatori, ma che è al contempo difficile, anche perché esposta al rischio d'erosione12.
M.P. è più volte ricorsa a finanziamenti esterni: fin dall'avvio del suo progetto produttivo ha sollecitato un aiuto pubblico che la sostenesse nel lancio della nuova attività con il metodo biologico. L'aiuto, però, arriva in ritardo, rischiando di compromettere e complicare ciò che doveva facilitare e sostenere: la sua decisione di far rivivere l'azienda del nonno e di radicarsi in essa13.
Oltre a sperimentare forme di agricoltura biologica e associazioni tra coltivazioni, M.P. e la sua famiglia diversificano le attività, dedicandosi anche all'allevamento di api per la produzione di miele e offrendo servizi turistici. Si scontrano però con le rigide normative che regolano la trasformazione, dovendo ricorrere, per adeguarsi ad esse, a nuovi aiuti e, anche, a prestiti dai tassi poco agevolati. In più, per sbarcare il lunario e avere capitali da investire nel proprio progetto produttivo, M.P. decide di lavorare all’esterno dell’azienda.

"Negli anni, con mia mamma, siamo riuscite a rafforzare il nostro allevamento delle meravigliose api e di conseguenza ho dovuto provvedere alla preparazione del luogo idoneo dove poter smielare. Ho predisposto una stanza con piastrelle, lavandino, finestre con le reti e ho chiesto il parere all’Asl competente e mi sono sentita dire che serviva: progetto del geometra, piastrelle fino a 2 metri, autorizzazione agli scarichi, analisi dell’acqua... Dopo i lavori ho scoperto che la stanza era più bassa di 5 cm rispetto allo standard, che l’acqua del mio pozzo doveva essere analizzata 2 volte l’anno, con analisi da 600 euro ciascuna... Lo sconforto più totale! (...) Nello stesso anno si è presentata l’occasione per accedere ad una domanda (Psr) per la costruzione o riadattamento di locali/laboratori e così … Altra domanda. Anche qui i soldi stanziati sono arrivati dopo quattro anni e i lavori sono potuti andare avanti grazie al mio lavoro esterno, a quello di mio marito e alla pensione di mia mamma, oltre a prestiti bancari (poco agevolati)".

Il crescente indebitamento e la pressione esercitata dai complessi regimi burocratici che regolano l'accesso agli aiuti e i processi produttivi, premono su M.P. e si aggiungono al carico del lavoro di cura e di quello salariato che pure deve svolgere. Eppure, M.P. e la sua famiglia non si arrendono, unite nella certezza che valga la pena spendere tutte le energie per riuscire a vivere bene nella e della propria terra14.

Una legge a tutela delle agricolture contadine italiane

L'Associazione Rurale Italiana (Ari) ha formalizzato la sua adesione al movimento internazionale La Vía Campesina agli inizi del Duemila, ma partecipava già da tempo ai lavori della Coordination Paysanne Européenne. Si è poi aggiunta l'Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica (Aiab), nel 2008. Queste due realtà si confrontano dentro al movimento non solo su scala globale o europea, ma dialogano e collaborano in azioni congiunte anche sul territorio italiano.
Tra le iniziative condivise, la Campagna per l'Agricoltura Contadina15 è cruciale per comprendere le sfide messe in campo nelle piattaforme comuni fra oltre 30 organizzazioni contadine di base, tra cui le organizzazioni italiane di La Vía Campesina.
Il suo avvio viene proposto dal Consorzio della Quarantina e risale al gennaio 2009, col lancio di una raccolta firme per la difesa dell'agricoltura contadina.
La petizione descrive l'agricoltura contadina come diffusa in Italia, ma "quasi invisibile allo sguardo della legge che non la riconosce come costituzionalmente diversa (e perfino opposta, negli effetti) dall'altra", quella imprenditoriale ed industriale, e, dunque, non è capace di coglierne la specificità.
Lo scopo è ottenere il riconoscimento giuridico della figura contadina, quale specifica e separata da quella dell'"imprenditore agricolo" e dall'agricoltura su grande scala. Non si richiedono “deroghe” ma regimi fiscali, tributari e burocratici calibrati a questa figura. L'appello riscuote un immediato successo, arrivando ad ottenere, già nel primo mese, più di duemila sottoscrizioni e suscitando la progressiva adesione di numerose altre associazioni.
A fronte di questo esito positivo, l'iniziale petizione è successivamente trasformata in proposta di legge, presentata nel 2010 e, poi, rielaborata e ripresentata, nel 2013, alla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, sotto la forma di linee guida per una legge quadro.
Nelle linee guida sulla legge si analizza l'ambiguità insita nel concetto di agricoltura familiare e l'aggettivo "familiare" è considerato insufficiente poiché non descrive i modelli di produzione, né indica l'orientamento assunto rispetto al mercato.
In base a tale ragionamento, si propone di ricorrere al concetto di agricoltura contadina che, grazie alla sua costruzione storica, è considerato capace di riflettere le forme familiari come prevalenti, ma senza ridurle ad esclusive (poiché la proprietà può essere collettiva, mentre il lavoro associativo) e allo stesso tempo di caratterizzare un modo specifico di fare agricoltura.
Date queste premesse, le linee guida rivendicano per i contadini e le contadine, per tradizione o "neorurali", politiche che prevedano il riconoscimento della specificità delle pratiche di produzione, di trasformazione e di vendita e la tutelino, attraverso in primo luogo il riconoscimento giuridico e la semplificazione dei regimi burocratici e fiscali, ma anche con politiche che favoriscano l'accesso alla terra, la conservazione in situ e la coltivazione delle varietà e razze locali, le filiere corte e i mercati contadini.
Tali linee guida sono servite per aprire un dialogo con deputati e senatori sensibili e hanno ispirato i testi di quattro proposte di legge depositate alla Camera dei Deputati; la prima da Zaccagnini in M5S e poi mutuata da Parentela (M5S) nel Febbraio 2014; la seconda da Zaccagnini (Sel) nel Gennaio 2015, la terza nel Marzo 2015 da Cenni (PD) ed, infine, la quarta nell'Ottobre 2015 da Schullian (Svp). Mentre la prima si concentra sulla tutela delle agricolture contadine, le due successive arricchiscono tale approccio con misure di promozione dell'accesso alla terra e di difesa dai processi di privatizzazione delle terre demaniali e di land grabbing; infine, l'ultima si concentra sui terreni agricoli abbandonati e sull’agricoltura nelle aree montane. Tutte le proposte di legge sono state assegnate alla XIII Commissione Agricoltura16e nell'Ottobre 2015 è stato avviato il dibattito.

Riferimenti bibliografici

  • Campagna popolare per l'agricoltura contadina (2013), Presentazione al Parlamento italiano- Linee Guida Per Una Legge Quadro Sulle Agricolture Contadine, 10 ottobre 2013, Roma: Sala stampa Camera dei Deputati sul [link]

  • Cioloș D. (2013), L'agriculture familiale: pour une agriculture plus durable et plus compétitive en Europe et dans le monde Conférence, Speech/13/998, [link]

  • Cloc (2013), Conferencia de Agricultura Familiar de la Comisión Europea, Los gobiernos europeos en las manos de las corporaciones, [link]

  • Commissione Europea (2012) La politica agricola comunitaria nel corso degli anni, [pdf]

  • Corrado, A. (2010), Sovranità alimentare: la proposta alternativa della Via Campesina. Agriregionieuropa, 6 (22), pp. 23-25

  • EuropAfrica (2013), Family Farmers for Sustainable Food Systems: A Synthesis of Reports by three African Farmers' Regional Networks on Models of Food Production, Consumption and Markets, [link]

  • Inea (2013), Rapporto sullo stato dell'agricoltura 2013, Roma

  • ISTAT (2013), Annuario statistico italiano 2013, Istat, Roma

  • McMichael P. (2013), Food Regimes and Agrarian Questions, Fernwood Publishing, Winnipeg

  • Oostindië H.A., J.D. van der Ploeg, F. Ventura e P. Milone (2011), The Central Role of Nested Markets in Rural Development in Europe, in Rivista di Economia Agraria, Vol.LXV, N.3, p. 191 - 224

  • Paffetti M. e E. Amelio (2013), Mercato interno e agricoltura contadina. I contratti di coltivazione: aspetti giuridici ed economic, [link]

  • Coordinamento Europeo Vía Campesina (2011), Petites Fermes et circuits courts dans l'Union Européenne- Document de Position Coordination Européenne Via Campesina, [link]

  • Vía Campesina (2014), Vive l'Agriculture Familiale! Non aux accords de libre échanges!, [link]

Sitografia

  • 1. Le prime critiche appaiono già all’inizio degli anni Settanta. Si veda, ad esempio la rivista Paysans en lutte-Bulletin pour l'action des travailleurs de l'agriculture, pubblicata tra il 1970 e il 1974 e Onorati A. (1974). La riforma agraria in destra Tevere. Tesi di Laurea, Facoltà di Scienze statistiche e demografiche, Università degli Studi di Roma La Sapienza.
  • 2. Si veda: [link]
  • 3. Si veda: [link]
  • 4. Il sito della campagna è: [link]
  • 5. Vía Campesina inizia a partecipare all'International Steering Committee (Isc) for the International Year of Family Farming (Iyff) 2014 nel meeting del 28 gennaio 2014.
  • 6. In quell'occasione Vía Campesina affermava: "Noi attribuiamo grande importanza al ricordare che l'agricoltura familiare è prima di tutto contadina. Essa si basa quindi su un uso misurato ed ecologico delle risorse naturali. È orientata a circuiti brevi, locali e nazionali, e non ha le esportazioni come priorità. Rafforza il tessuto sociale delle zone rurali, promuove l'occupazione, il reddito dei suoi abitanti, mentre dinamizza queste aree spesso trascurate a tutto vantaggio delle città."(Via Campesina 2014)
  • 7. Per un approfondimento sulla distinzione fra agricoltura familiare contadina e agricoltura familiare imprenditoriale si veda Giunta I. (2014) "Agricoltura familiare in America Latina tra modernizzazione agricola e autonomia contadina"uscito in questo stesso numero 43 di Agriregionieuropa.
  • 8. Nel documento si leggeva: "Fu così che paradossalmente all'apertura della Conferenza, non ci sono stati relatori provenienti da organizzazioni contadine e dell'agricoltura familiare, hanno parlato solo funzionari e con nostra sorpresa, un dirigente della Unilever che ha presentato i suoi "successi" e le aspettative per l'anno dell'agricoltura familiare. (...) Il discorso dei funzionari europei è quello di un' "Agricoltura familiare" che bisogna "proteggere" per questioni di cultura, per problemi sociali, ma affermando che la sfida di nutrire il mondo nel 2050 sarà possibile solo per mano delle corporazioni. Così la proposta di Unilever e i suoi programmi per "incorporare" gli agricoltori familiari nella sua catena del valore , si trasforma nella proposta dell'Unione Europea" (Cloc 2013).
  • 9. Si veda anche il documento di posizionamento del Coordinamento Europeo Vía Campesina (2011).
  • 10. Questa storia di vita è tratta dal “Rapporto sull’agricoltura familiare contadina" (2014) curato dall’Ipc per la Fao che raccoglie storie esemplari di agricoltura contadina in vari continenti (Testo in corso di pubblicazione).
  • 11. M.P. nell'intervista afferma: "Certo, nonno Nico, era brillante, forse un pochino presuntuoso, amava avere una azienda ordinata e differenziata: grano, mais, mele, pesche, fiori, sempre due buoi, e alcune mucche e le api … ma chi lavorava sodo era mia mamma e mio zio. Ogni albero aveva una storia: che frutto faceva, quando doveva essere potato, quando si potevano raccogliere, così l’orto: ogni cosa aveva il suo tempo. Il letame: quante storie … ogni animale produceva letame per una pianta specifica… I conigli producono deiezioni eccezionali per le rose e l’orto nella fase vegetativa… La cacca di mucca molto matura rende il terreno soffice, areato e pronto per ricevere i semi o le piantine, quella delle galline va lasciata riposare almeno sei mesi altrimenti può essere pericolosa".
  • 12. Al riguardo, M.P. afferma: "Avendo la terra in collina, ho sempre dovuto mantenere fossi, pendenze, piante, arbusti a contenimento dell’acqua, per salvaguardare il dilavamento dei terreni, i tagli( fossi) nei campi e prevenire le frane. Ma non era facile da sola, se i vicini sopra di me non facevano lo stesso!!!"
  • 13. M.P. racconta: "Molte cose erano davvero difficili. Io e mio marito volevamo coltivare con il metodo biologico, soprattutto per noi stessi e non è stato facile farlo capire ai mie suoceri, ormai anziani. "Non riuscirai a coltivare niente senza diserbanti e concimi", mi diceva mio suocero che, consigliato dai tecnici dei sindacati di settore, diserbava anche l’aia dove scorazzavano le proprie galline!"
  • 14. M.P. conclude così l'intervista: "Siamo nel 2014 e i soldi di quella domanda, benché ammessa al finanziamento, non sono ancora arrivati, io ho lasciato il mio lavoro dal dentista e sono a tutti gli effetti una contadina, con ancora diversi debiti con la banca, un debito con mia mamma (anche se lei dice che i soldi non le servono), con mia sorella (che è felice di sapere che qualcuno lavora la terra), con mio marito (che dice “ fino ad oggi li abbiamo pagati), con le mie figlie (che spesso si sentono dire “quello non possiamo comprarlo)…"
  • 15. www.agricolturacontadina.org
  • 16. I testi sono disponibili sul [link]
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Che dire? Splendido ed esaustivo articolo. Bravissimi.

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