OGM e percezione dei consumatori. Un'indagine campionaria

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OGM e percezione dei consumatori. Un'indagine campionaria

Introduzione

Gli Organismi geneticamente modificati (OGM) presentano una particolarità che raramente è stata evidenziata finora: il loro impatto multidimensionale. Ciò sta a significare che, per valutare gli eventuali rischi che questi prodotti possono comportare e disporre un quadro di regolazione appropriato, è necessario svolgere un esame complesso, che comprenda tutte le diverse aree coinvolte dagli effetti della loro diffusione. Diversi Paesi europei, in particolare quelli facenti parte dell’Unione europea, hanno addotto il “principio di precauzione” per bloccare sostanzialmente la commercializzazione e la coltivazione degli OGM nel proprio territorio (Dir. CE 2001/18). Viceversa, altri Paesi, soprattutto gli Stati Uniti, adottando il principio di “equivalenza sostanziale”, che tende ad equiparare prodotti OGM e non OGM, hanno da subito sostenuto la produzione e l’utilizzo nel proprio territorio dei nuovi prodotti biotecnologici. Vista l’espansione delle coltivazioni di OGM nel mondo e la possibilità che in un futuro prossimo tali coltivazioni possano essere ammesse per scopi commerciali anche in Italia, e prendendo atto della scarsità di dati in materia, scopo del lavoro è stato quello di analizzare il grado di accettazione da parte dei consumatori relativamente al consumo di questi “nuovi beni”. Le analisi su tali argomenti sono in costante aumento e non mancano studi sul mercato italiano, si veda Harrison et al. (2004). L’indagine campionaria effettuata, circoscritta al solo Nord-Sardegna, ha come obiettivo quello di analizzare le conoscenze generali in materia di OGM, in relazione sia alle problematiche tecniche, in particolare l’erosione genetica e il degrado degli habitat, sia per verificare i possibili timori del consumatore di fronte ad un loro probabile acquisto. Inoltre, dividendo il campione in “esperti” e “non esperti”, definiti nel dettaglio più avanti, si è tentato di analizzare se la propensione al consumo di OGM sia da porre in relazione con le maggiori o minori conoscenze possedute in materia.

Una breve analisi del tessuto normativo, con particolare riferimento alle norme comunitarie

Seppur in maniera non sempre parallela rispetto all’espansione del settore delle moderne biotecnologie, anche la giurisprudenza relativa agli OGM ha conosciuto negli ultimi anni un notevole ampliamento, partendo dalla elaborazione di normative internazionali, comprendendo tutti i regolamenti e direttive comunitarie, sino ad arrivare alle disposizioni di recepimento regionale.
Nell’ambito della normativa Europea, assume notevole importanza la Direttiva 2001/18/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, sull'emissione deliberata nell'ambiente degli OGM. L’obiettivo di tale direttiva è principalmente quello di rendere più efficace e trasparente la procedura prevista per autorizzare l'emissione deliberata nell'ambiente e l'immissione in commercio degli OGM, limitare l'autorizzazione a un periodo di dieci anni, rinnovabile, e introdurre un controllo obbligatorio dopo l'immissione in commercio degli OGM. La direttiva rende obbligatorie inoltre la consultazione del pubblico e l'etichettatura degli OGM. Altre due normative di rilievo sono i regolamenti CE n. 1829/2003 e n.1830/2003, emanate dal Parlamento europeo e dal Consiglio, e relative alla tracciabilità ed etichettatura di cibi e mangimi geneticamente modificati contenenti soia, mais, colza, non provenienti dall'Italia (dove vige il divieto di coltivazione). In ultimo, considerata la novità dell’introduzione in pieno campo di OGM, i relativi rischi e implicazioni, la potenziale conflittualità (dovuta a possibili contaminazioni e incognite di vario tipo) con coltivazioni di tipo tradizionale e biologico, si capisce facilmente la necessità di articolare una normativa specifica riguardante le modalità di coesistenza dei vari tipi di colture. A questo proposito è stato emanato nel 2004 un decreto riguardante la coesistenza tra le forme di agricoltura transgenica, convenzionale e biologica (D.L. 22 novembre 2004, n. 279). Ad oggi risulta, tuttavia, che tali piani di coesistenza non siano ancora stati recepiti dalle Regioni. Il precedente quadro normativo, profondamente ispirato al “principio precauzionale”, non può non riflettersi sulla percezione dei consumatori italiani sul consumo di OGM.

Un caso studio sull'atteggiamento dei consumatori

Al fine di analizzare la propensione al consumo di OGM, si è predisposto e distribuito un questionario ad un campione casuale di consumatori residenti nel Nord-Sardegna. Obiettivo dell'indagine è quello di capire se esistano differenze sostanziali nella propensione al consumo di prodotti OGM da parte di un gruppo di "esperti", ossia di un campione di consumatori che ha delle conoscenze scientifiche approfondite sugli OGM, e un gruppo di "non esperti", ossia un gruppo di consumatori il cui principale canale di comunicazione su tali prodotti derivi, presumibilmente, dai media, riviste non specializzate, internet, etc. In particolare, il campione di indagine è costituito da 98 persone e suddiviso in quote pressoché identiche tra "esperti" e "non esperti". Come già richiamato, gli intervistati sono stati selezionati in maniera casuale all'interno di ciascun gruppo. Il gruppo di esperti è stato identificato in soggetti aventi un’istruzione scientifica che permettesse loro di avere delle cognizioni approfondite sugli OGM. A tal fine, sono stati inseriti in tale gruppo, soggetti in possesso di una laurea magistrale presso la Facoltà di Agraria. Il gruppo di “non esperti”, ovvero di persone non aventi un background scientifico tale da consentire loro di poter distinguere, almeno presumibilmente, tra i potenziali vantaggi/svantaggi derivanti dal consumo di prodotti OGM, è stato scelto casualmente tra persone residenti nella provincia di Sassari con o senza istruzione superiore ma non ricadenti, naturalmente, nelle caratteristiche del gruppo di esperti.
Il questionario, a risposta multipla, è stato suddiviso in quattro sezioni.
Riguardo la popolazione campionaria, circa l’80% degli esperti ricade in una fascia di età compresa tra i 25 e i 40 anni, con un picco nella fascia di età di persone comprese tra i 25 e i 30 anni. Il gruppo di “non esperti” si distribuisce invece in modo più omogeneo nelle tre fasce di età comprese tra i 18 e i 40 anni, mentre l’incidenza si riduce sensibilmente per le fasce di età più adulte. Per quanto riguarda la suddivisione del campione per sesso, il 58,7% dei “non esperti” è costituito da donne contro il 49% degli “esperti” del medesimo sesso. Per costruzione del campione, il 100% del gruppo di “esperti” possiede una laurea magistrale ad indirizzo agrario mentre il 56,5% dei “non esperti” possiedono un diploma di maturità.
Nella tabella 1 si può notare come dall’analisi dei risultati relativi alla prima sezione, quella che ha come obbiettivo di capire la valutazione da parte degli intervistati sugli effetti positivi e effetti negativi degli OGM, emerge che tutti gli intervistati sembrano preoccuparsi in primo luogo dei possibili danni ambientali derivanti dall’uso di colture OGM, in secondo luogo della salvaguardia della biodiversità e della qualità degli alimenti.

Tabella 1 - Effetti degli OGM sulla disponibilità alimentare: percentuali sul totale


(*) La differenza a 100 è relativa alle risposte "non so"

A seguire ritengono che le colture OGM siano molto importanti nel consentire una maggiore disponibilità di cibo. In particolare, circa l’84% degli intervistati pensa che gli OGM possano portare ad una maggiore disponibilità di cibo e il 55,1% degli “esperti” ritiene, inoltre, che le coltivazioni OGM porteranno all’ottenimento di alimenti di migliore qualità. Quest’ultima percentuale si riduce lievemente al 47.8% per il gruppo di intervistati “non esperti”. Infine, la maggioranza di entrambi i gruppi indica che le colture OGM possono consentire una riduzione dell’impiego di fitofarmaci in agricoltura. Un risultato interessante è quello relativo alla probabilità che gli attuali prodotti alimentari possano contenere contaminazioni da OGM. La risposta è affermativa per l’85.7% del gruppo di “esperti”. Tale risultato, sorprendente a prima vista, data la presenza di normative che vietano la contaminazione degli alimenti con OGM oltre la soglia minima dello 0.9%, deriva probabilmente dalle informazioni possedute dal gruppo di “esperti” sul fatto che gran parte delle importazioni europee provengono dagli Stati Uniti e dal Brasile che, come visto nell’introduzione, coltivano poco meno del 60% degli OGM nel mondo.
Decisamente inferiore, 54.3%, è invece la percentuale di intervistati “non esperti” che rispondono positivamente alla domanda sulla possibile contaminazione dei cibi consumati dalla presenza di OGM. Minime differenze si notano relativamente alla domanda su quale opinione gli amici e i conoscenti avrebbero avuto nel caso sapessero che gli intervistati consumano prodotti OGM. Il 62% degli esperti indica che gli amici avrebbero un opinione sfavorevole nel caso loro comprassero cibi contenenti OGM, contro il 47.8% del gruppo dei non esperti.
Nella tabella 2, dove vengono sintetizzati le opinioni degli intervistati gli effetti “salutistici” degli OGM, si riscontra che in entrambi i gruppi è presente il timore che il consumo di alimenti OGM costituisca un pericolo per la salute.

Tabella 2 - Pericolosità degli OGM per la salute umana e l’ambiente : percentuali sul totale


(*) La differenza a 100 è relativa alle risposte "non so"

Tale valutazione è maggiore per il gruppo di “esperti”, il 44.9%, mentre si attesta al 39.1% per i “non esperti”. Inoltre, il 43% degli “esperti” afferma che gli OGM possano portare all’insorgere di resistenze agli antibiotici. Lo stesso dato si riduce al 30% per il gruppo dei “non esperti”. Relativamente al gruppo di domande con specifiche prettamente “ambientali”, emerge che gli intervistati, circa il 67%, ritengono che l’uso di colture OGM induca resistenze nelle popolazioni di insetti contro il 59% del gruppo dei non esperti. Sui problemi di cross- impollinazioni tra colture OGM e colture non OGM, ben 80% degli “esperti” e il 54.3% dei “non esperti” indicano probabili effetti. Infine, gli intervistati giudicano molto probabili gli effetti negativi sulla biodiversità ambientale derivanti dall’introduzione di colture OGM.
Nella tabella 3, si sintetizza invece il grado di “fiducia” nei soggetti intervistati relativamente alla divulgazione di notizie sugli OGM.

Tabella 3 - Grado di fiducia nelle fonti di informazione: percentuali sul totale

L’esito è stato che le persone si fidano maggiormente delle affermazioni dei ricercatori/scienziati, a seguire delle informazioni ottenute nel negozio biologico, nell’etichetta del prodotto, dall’agricoltore/allevatore, dal negozio tradizionale, rintracciate in internet, dal centro commerciale e, sorprendentemente all’ultimo posto, dal governo. Probabilmente, tale risultato è dovuto al fatto che i ricercatori e/o scienziati godono di un consenso popolare maggiore vista la loro formazione in materia, rispetto alle istituzioni governative. In quest’ultimo caso, possono aver inciso negativamente sulla reputazione delle autorità governative i problemi legati alla scarsità dei controlli e l’emergere di casi di contaminazioni nei cibi, quali ad esempio la scoperta di polli e uova con diossina in Belgio, più recentemente, l’epidemia di E. Coli in Germania.
Infine, l’ultima domanda ha riguardato la disponibilità all’acquisto di cibi OGM da parte degli intervistati.

Tabella 4 - Intenzioni future sull'acquisto di OGM: percentuali sul totale

Gli “esperti” si sono mostrati più disposti all’acquisto, con circa il 43% di risposte positive contro il 23% dei “non esperti”. Una quota importante ha mostrato tuttavia un alto grado di indecisione rispondendo alla domanda con un “non so”. Infine, quelli che hanno risposto mostrando una forte contrarietà all’acquisto di prodotti OGM sono stati il 12,2% degli “esperti” e il 17,4% dei “non esperti”. Ancora una volta, sembra quindi che la variabile “conoscenza”, porti ad una maggiore propensione all’acquisto di prodotti contenenti OGM.
In sintesi, dall’indagine non sembra emergere tra gli intervistati un netto rifiuto verso il consumo di OGM. L’aspetto più sensibile relativamente all’impatto degli OGM è quello legato alla salute umana. E’ opinione diffusa tra gli intervistati che il consumo di OGM possa portare alla nascita di resistenza agli antibiotici, sebbene ci siano precise metodiche scientifiche a garanzia che ciò non avvenga. Molti ritengono, inoltre, che il consumo di OGM possa causare modificazioni genetiche sull’organismo umano. Se tale risultato era atteso per il gruppo dei “non esperti”, è risultato sorprendente che anche una importante quota di “esperti” abbia risposto positivamente alla domanda. La sorpresa risiede nel fatto che esiste ormai una buona base scientifica che mostra come gli OGM, almeno quelli relativi alle principali colture agricole, non provochi tali effetti, o, quantomeno, le probabilità che si verifichino siano infinitesimali.

Riferimenti bibliografici

  • Harrison W., Boccaletti S., House L. (2004), “Risk Perceptions of Urban Italian and United States Consumers for Genetically Modified Foods”, AgBioForm 7, (4), 5

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