Finestra sulla PAC n.20

Finestra sulla PAC n.20
  Istituto Nazionale di Economia Agraria

A seguito della presentazione della Comunicazione della Commissione europea sulla “Pac verso il 2020” [pdf], ha preso vigore il dibattito, all’interno di ciascuno Stato membro, per la costruzione di una posizione negoziale nazionale sulla cui base cercare le necessarie alleanze politiche. A livello nazionale, il documento di lavoro sugli orientamenti nazionali [pdf] presentato in occasione del Forum sulla Pac del 22 febbraio [link] indica come temi prioritari per gli interessi dell’Italia: la salvaguardia dell’entità di risorse finanziarie attualmente riconosciute alla Pac, la distribuzione degli aiuti diretti tra Paesi, l’allineamento degli aiuti all’interno di ciascuno Stato membro, le misure di mercato e lo sviluppo rurale. La questione finanziaria, pur di notevole rilevanza per l’agricoltura, abbraccia l’altro tavolo negoziale, quello sul bilancio, e compete ai servizi economici e finanziari e coinvolge i capi di Stato e di governo. Sul secondo fronte l’Italia è fortemente critica rispetto al criterio di riparto basato unicamente sulla superficie agricola, che vedrebbe il nostro Paese penalizzato rispetto alla distribuzione attuale. L'Italia propone, perciò, un criterio alternativo basato sulla produzione agricola (Plv) e sul potere d’acquisto di ciascun Paese, “che fotografa in modo realistico le caratteristiche delle diverse agricolture comunitarie”, rappresentando l’esatta sintesi dell’intensità dell’uso dei fattori, del valore della produzione e del contesto economico di riferimento. Riguardo alla convergenza degli aiuti, l’Italia sostiene la necessità di non stravolgere l’attuale distribuzione interna, perché avrebbe effetti nefasti su alcuni importanti comparti produttivi. Per questo motivo si chiede di dare agli Stati membri ampia flessibilità su come applicare il criterio di convergenza sul proprio territorio o di prevedere un periodo transitorio abbastanza lungo nell’ambito del quale diluire i cambiamenti. Sul tema delle misure di mercato l’Italia ritiene prioritarie le questioni dell’etichettatura d’origine, del miglioramento della catena agroalimentare, del miglioramento e della semplificazione degli strumenti di gestione del rischio introdotti dall’ultima riforma, chiedendo che rimangano nell’ambito del primo pilastro. Tra le misure più innovative prospettate dall’Italia si segnalano la creazione di un fondo anticiclico e la predisposizione di un quadro giuridico che permetta a ciascun Paese di erogare, in via temporanea, aiuti diretti a specifici settori che versano in stato di crisi, con una modalità snella ed entro un budget definito. Nel documento, poi, l’Italia si dice contraria al doppio trattamento delle zone svantaggiate nel primo e secondo pilastro così come è contraria alla possibilità di introdurre una componente ambientale nei pagamenti diretti del primo pilastro. Non si fa, invece, alcun cenno alla possibilità di limitare gli aiuti agli agricoltori attivi, o alla possibilità di introdurre dei massimali agli aiuti per azienda, o al previsto regime per i piccoli produttori. Il documento si sofferma poi sullo sviluppo rurale proponendo una nuova architettura della programmazione, che tenga conto dell’opportunità di garantire un quadro strategico comune a tutti i fondi a finalità strutturale, e una nuova articolazione interna dei programmi. Il documento, poi, tocca la questione della sovrapposizione tra primo e secondo pilastro e la necessità di semplificare i programmi. Infine, nel documento si ribadisce l'opportunità di confermare l’approccio Leader, mentre sulla questione delle risorse finanziarie da attribuire a ciascun Paese si sostiene la necessità di assicurare a ciascun Paese una dotazione che permetta di dare continuità ai programmi nazionali. I temi “sensibili” su cui ha ragionato l’Italia sono anche quelli attorno ai quali si sta sviluppando la discussione negli altri Paesi. Tra le posizioni già espresse si segnala quella della Germania. Partendo dal position paper già presentato nel marzo 2010 [pdf], le ulteriori riflessioni [pdf] riguardano le novità emerse nella Comunicazione della Commissione. La principale priorità tedesca è quella di limitare il contributo a bilancio degli Stati membri all’1% del Rnl (Reddito nazionale lordo) comunitario. La Germania è favorevole al mantenimento dell’attuale chiave distributiva dei pagamenti diretti. In ogni caso, una eventuale redistribuzione potrà avvenire solo successivamente alla decisione sul futuro quadro finanziario e non dovrà comportare cambiamenti radicali e improvvisi. Nel documento si sottolinea più volte la necessità di semplificare la Pac, non incrementare gli oneri burocratici complessivi e non usare le “novità” della Comunicazione (componente ambientale dei pagamenti diretti, duplice trattamento delle aree svantaggiate, regime dei piccoli produttori, misure di gestione dei rischi, aiuti accoppiati) per redistribuire risorse tra gli Stati membri. Anche per via delle scelte già operate in applicazione della riforma del 2003, la Germania è totalmente favorevole al passaggio ad un aiuto forfetario nazionale o regionale, ritenendo il flat rate un valido strumento per remunerare i beni e servizi pubblici resi dall’agricoltura. Seguendo questa logica, nel documento si rigetta l’ipotesi di capping, cioè di limitare gli aiuti per le grandi aziende (in quanto tutte le aziende, indipendentemente dalle loro dimensioni, possono produrre beni pubblici) e si esprime un forte scetticismo sul mantenimento di parte degli aiuti accoppiati, ritenendo che essi siano tendenzialmente distorsivi del mercato e che, pertanto, dovrebbe essere ridotto il loro budget e dovrebbero essere intesi solo come misura temporanea. La Germania conferma la sua forte spinta ecologista sostenendo la necessità di rafforzare l’anima ambientale della Pac. Tuttavia, esprime perplessità sulla componente “verde” dei pagamenti diretti (in merito all’attribuzione di risorse tra Paesi, al finanziamento di tale componente e ai suoi contenuti) sottolineando la necessità di sviluppare quelle misure che abbiano un reale impatto ambientale e delle quali sia possibile valutare l’efficienza. Riguardo alle altre misure, anche la Germania, come l’Italia, sostiene la necessità di mantenere il sostegno per le aree svantaggiate nel secondo pilastro, mentre si chiedono maggiori chiarimenti riguardo al regime per i piccoli produttori e all’opportunità di rivedere l’attuale quadro legislativo per “limitare” gli aiuti diretti agli agricoltori attivi. Il documento esprime poi perplessità sullo spostamento delle misure di gestione del rischio al secondo pilastro, sottolineando che esse debbono rimanere opzionali per uno Stato membro nell’ambito di massimali nazionali da specificare. In generale, riguardo alle misure di mercato, la Germania è favorevole al mantenimento delle attuali misure (safety net) sulla base del fatto che i pagamenti disaccoppiati già di per sé assicurano il reddito aziendale e compensano per i più elevati standard richiesti alle produzioni comunitarie. Particolare interesse rivestono, invece, le misure per la qualità, quelle per rafforzare la posizione degli agricoltori lungo la catena agroalimentare e quelle in favore dell’etichettatura. Tra le posizione degli altri Paesi vale la pena segnalare la prima apertura della Francia verso il possibile abbandono del criterio storico di distribuzione degli aiuti diretti tra i propri agricoltori, con modalità e “compensazioni” ancora tutte da definire. A questo questione si associa anche quella del greening dei pagamenti diretti, vale a dire del “se” e “come” collegare gli aiuti diretti del primo pilastro ad obiettivi ambientali. Su questo punto si segnala la posizione diametralmente opposte di chi appoggia la visione della Commissione e chi, come l’Italia ed il Regno Unito, auspicano, sì un rafforzamento della componente ambientale, ma nell’ambito del secondo pilastro. La questione della scelta del criterio di distribuzione degli aiuti diretti non è di facile soluzione e probabilmente il dibattito si sposterà sull’individuazione di un criterio misto, che prenda in considerazione più chiavi di ripartizione o più livelli di aiuto, e sulla possibilità di istituire una sorta di soglia percentuale di aiuti che ciascun Paese dovrebbe almeno ricevere, rispetto all’aiuto medio comunitario. I nuovi Stati membri, dal canto loro, premono affinché si giunga ad una Pac equa (non semplicemente “più equa”) e che entri a pieno regime sin dal primo giorno di applicazione, dicendosi indisponibili ad accettare l’introduzione di un ulteriore periodo transitorio solo al termine del quale ricevere l’aiuto pieno al quale avrebbero diritto (si ricorda che a, seguito al phasing-in dei pagamenti diretti previsto dalla riforma Fischler, i nuovi Stati membri avranno diritto al 100% del proprio massimale nazionale per il primo pilastro della Pac solo a partire dal 2013, che diventa 2016 per Bulgaria e Romania). La possibile introduzione di un periodo transitorio sembra essere ipotizzata proprio dalla Commissione quando nella Comunicazione afferma la necessità di assicurare un’equa distribuzione dei pagamenti diretti “evitando nel contempo cambiamenti radicali e destabilizzanti che potrebbero avere pesanti conseguenze economiche e sociali in alcune regioni e/o in alcuni sistemi produttivi” (pag. 9) [pdf]. Sul fronte degli altri temi “sensibili” il Regno Unito ripropone il paradigma della riduzione del bilancio per la Pac associata ad un contestuale trasferimento di risorse finanziarie dal primo al secondo pilastro [pdf], chiedendo una nuova Pac “fondamentalmente differente” e più ambiziosa, che muova verso l’orientamento al mercato e la competitività internazionale. Il dibattito è ancora all’inizio.

Notizie: 
Notizie flash

Quote zucchero (giugno 2010)

La Commissione europea ha pubblicato le nuove quote nazionali e regionali per la produzione di zucchero per tenere conto delle modifiche apportate alla Francia [pdf]. A decorrere dalla campagna di commercializzazione 2010/11 la quota assegnata all’Italia è pari a 540.871 tonnellate (delle quali 32.492 riguardano la produzione di inulina), poco meno del 4% della quota comunitaria.

Prospettive a medio termine e commercio agricolo dell’UE (giugno-luglio 2010)

Gli sviluppi del commercio agricolo dell’UE, con particolare riferimento agli effetti della recente crisi economica e finanziaria, e le prospettive di recupero nel medio termine sono state analizzati daIla DG AGRI [pdf] [pdf]. Nel 2009 le esportazioni agricole dell’UE si sono ridotte dell’8% e le importazioni del 13%, rispetto all’anno precedente, a causa della crisi economica ma anche della drastica contrazione dei prezzi sui mercati mondiali. Le più recenti proiezioni sulle prospettive a medio termine sui mercati mondiali (2010-2019) realizzate da FAO-OECD e FAPRI [pdf], tuttavia, sono buone, con prezzi al di sopra dei livelli del decennio precedente il picco del biennio 2007/08, ma con un’aumentata volatilità. Secondo le proiezioni, i miglioramenti sono da ascrivere alla spinta su produzione, consumo e commercio esercitata prevalentemente dai paesi in via di sviluppo e dalle economie emergenti.

Aiuti ai foraggi essiccati (luglio 2010)

La Commissione europea ha fissato l’importo definitivo dell’aiuto per il foraggio essiccato che rimane sui livelli di quello provvisorio (33 euro/t) grazie al fatto che non è stato superato il quantitativo massimo garantito [pdf].

Massimali di bilancio per i regimi di sostegno diretto (agosto 2010)

La Commissione europea ha fissato i massimali di bilancio per il regime di pagamento unico e per gli altri regimi di pagamento diretto per il 2010 [pdf], previsti dal regolamento (CE) n. 73/2009 [pdf].

Tabella 1 - Italia. Massimali di bilancio 2010 per il regime di sostegno diretto (000 euro)

Aiuto a superficie per pomodori destinati alla trasformazione 91.984
Aiuto a superficie per pere, pesche e prugne d’Ente destinate alla trasformazione 9.700
Aiuto alle sementi 13.321
Sostegno specifico (art. 68, par. 1 del reg. 73/2009) 316.250
Sostegno specifico (aiuti accoppiati art. 68 par. 1 lettera a) i, ii, iii, iv, lettera b) lettera e)) 147.250
Importo dei fondi non utilizzati per coprire il sostegno specifico art. 68 par. 1 reg. 73/2009 (art. 69 par. 6 lett. a) reg. 73/2009) 144.900
Regime di pagamento unico 3.924.520

Fonte: regolamento (CE) n. 745/2010

Programmi nazionali di sostegno nel settore vitivinicolo (ottobre 2010)

La Commissione europea ha pubblicato una decisione [pdf] nella quale sono indicati gli importi trasferiti da alcuni Stati membri dai programmi nazionali di sostegno per il settore vitivinicolo al regime di pagamento unico.

Tabella 2 - UE. Importi trasferiti dai programmi di sostegno nel settore vitivinicolo al RPU (000 euro)

  2010 2011 2012 2013
Grecia 13.000 13.000 16.000 16.000
Spagna 19.507 142.749 142.749 142.749
Lussemburgo 467 485 595 587
Malta 318 329 407 401
Regno Unito 61 67 124 120

Fonte: Decisione 618/2010

Quote latte (ottobre 2010)

Nella campagna 2009/10 solo tre paesi (Danimarca, Paesi Bassi e Cipro) hanno superato la quota nazionale per il latte [pdf], il cosiddetto Quantitativo nazionale di riferimento, totalizzando una multa di 19 milioni di euro. In complesso, la produzione UE si è mantenuta del 7% al di sotto della somma delle quote nazionali. Così come evidenziato più giù ([link]), grazie all’aumento di quota ottenuto con l’Health Check, l’Italia si è mantenuta nei limiti del proprio quantitativo di riferimento.

Budget review (ottobre 2010)

La Commissione europea ha pubblicato la Comunicazione sulla Budget Review [pdf] [pdf] [pdf] attesa a seguito della consultazione pubblica lanciata nel giugno 2008 e culminata con la conferenza del novembre dello stesso anno [link]. La Comunicazione prende spunto dalle criticità, ma anche dai punti di forza, dell’attuale quadro finanziario. In particolare si sottolineano il trade-off tra rigorosità della disciplina finanziaria e la scarsa flessibilità del bilancio nel rispondere ad eventi inattesi; i perversi effetti di un negoziato, quello relativo all’ultimo quadro finanziario, che, concentrandosi sulla questione dei “saldi netti”, ha avuto effetti negativi sulla qualità dei risultati conseguiti; il ritardo con il quale è stato raggiunto l’accordo sull’ultimo quadro finanziario che si è ripercosso sull’avvio dei programmi. La Comunicazione ribadisce i principi fondamentali ai quali deve ispirarsi il bilancio comunitario: rispecchiare le priorità politiche dell’UE espresse nella strategia Europa 2020 [pdf] (crescita intelligente, sostenibile e inclusiva); favorire il valore aggiunto UE puntando al finanziamento dei “beni pubblici” dell’UE e di quelle azioni in cui l’intervento dell’UE garantisce risultati migliori di quello dello Stato membro o di una regione, purché la spesa abbia un impatto concreto (bilancio orientato ai risultati); favorire la solidarietà finanziaria e la promozione di interessi collettivi. Riguardo alla PAC la Comunicazione riconosce l’importanza del settore agricolo nel raggiungimento di obiettivi relativi alla coesione, alla gestione delle risorse naturali (cambiamenti climatici, protezione dell'ambiente, biodiversità) e alla sicurezza alimentare e gli sforzi fatti per finalizzare la spesa a tali obiettivi. Si prende atto, altresì, della riduzione della spesa per la PAC nell’ambito del bilancio generale ma anche del fatto che essa è ancora largamente a carico dell’UE. Inoltre, sono evidenti i problemi generati da un sistema di aiuti che riflette il valore che essi avevano dieci anni fa e che differiscono notevolmente tra Paesi. La riforma della PAC (la Comunicazione sulla Budget Review è precedente alla Comunicazione sulla PAC all’orizzonte del 2020 [pdf] [link]), potrebbe essere perseguita “con diversi gradi di intensità”, a ognuno dei quali corrisponde un diverso impegno in termini di coinvolgimento nel raggiungimento delle priorità politiche dell’UE. La riforma potrebbe limitarsi a rendere più equa la distribuzione dei pagamenti diretti; all’estremo opposto si potrebbe pensare di smantellare il sistema di sostegno diretto e quello degli interventi di mercato per indirizzare le risorse al raggiungimento degli obiettivi relativi all’ambiente e ai cambiamenti climatici. Un approccio intermedio prevede una maggiore finalizzazione delle politiche economiche e sociali verso una dimensione ambientale.
Riguardo alla durata delle prospettive finanziarie la Comunicazione propende per un quadro decennale, con un revisione intermedia (dopo 5 anni) delle priorità all’interno delle rubriche, nell’ambito dei massimali fissati per ciascuna di esse. Sulla questione del finanziamento del bilancio si propone di agire su tre fronti: semplificare i contributi degli Stati membri eliminando il sistema basato sull’IVA; introdurre un nuovo sistema di risorse proprie che sostituisca quello basato sull’IVA e riduca la dimensione di quello basato sulla ricchezza di ciascun Paese (il PNL - Prodotto Nazionale Lordo). Il terzo passo è la graduale abolizione di tutti i meccanismi di correzione. Entro giugno 2011 la Commissione presenterà una proposta sul futuro quadro finanziario e sul nuovo sistema delle risorse proprie. Nella seconda metà del 2011 sarà presentata la proposta legislativa.

La PAC verso il 2020 (novembre 2010)

La Commissione europea ha pubblicato l’attesa comunicazione sulla PAC post-2013 [pdf] al termine di un'ampia consultazione pubblica terminata con la conferenza del luglio 2010. Il documento, tenuto conto della Comunicazione sulla revisione di bilancio [pdf] e degli orientamenti emersi in seno al dibattito, “vede” la futura PAC imperniata ancora su due pilastri, con un primo pilastro “più verde” e distribuito in maniera più equa e un secondo pilastro imperniato su competitività, innovazione, cambiamento climatico e ambiente. Nella Comunicazione si individuano tre sfide alle quali dovrà rispondere l’agricoltura. La prima sfida riguarda la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare, a cui sono legati il ruolo primario dell’agricoltura di produzione di derrate alimentari, in quantità e qualità adeguata, e la questione dei redditi agricoli. L’ambiente e il cambiamento climatico rappresentano la seconda sfida, mentre la terza sfida fa riferimento all’equilibrio territoriale dell’UE. Da tali sfide discendono tre obiettivi prioritari: una produzione alimentare efficiente, una gestione sostenibile delle risorse naturali e il clima, uno sviluppo territoriale equilibrato. Nell’ambito del primo obiettivo si richiama la necessità di sostenere i redditi agricoli, limitandone le fluttuazioni, migliorare la competitività del settore agricolo, compensare gli agricoltori che fronteggiano svantaggi naturali. Il secondo obiettivo fa riferimento alla necessità di aumentare l’offerta di beni pubblici ambientali, di favorire la crescita verde e di proseguire nelle azioni di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico. Il terzo obiettivo, infine, richiama la necessità di sostenere l’occupazione rurale, promuovere la diversificazione delle attività e favorire la diversità strutturale dei sistemi agricoli. Per il conseguimento di tali obiettivi si ritiene opportuno mantenere la struttura dei due pilastri che dovrebbero operare in modo complementare e senza sovrapposizioni. Nell’ambito del primo pilastro si propone di destinare i futuri pagamenti diretti solo agli agricoltori attivi. Inoltre, si propone di pervenire ad una maggiore equità della loro distribuzione, che tenga conto degli obiettivi che devono contribuire a raggiungere e dell’opportunità di non introdurre cambiamenti radicali. I pagamenti diretti sarebbero così articolati: un pagamento di base garantito a tutti gli agricoltori nel rispetto della condizionalità e nei limiti di un massimale per Stato membro. Questa componente potrebbe eventualmente prendere in considerazione l’intensità di lavoro salariato. Una componente ecologica obbligatoria a sostegno delle misure ambientali che vadano al di là della condizionalità, estesa su tutta l’UE, annuale e non contrattuale; un sostegno aggiuntivo nelle zone caratterizzate da specifici vincoli, che si aggiunge al sostegno già per esse previsto nel secondo pilastro. La Comunicazione propone il mantenimento di alcuni aiuti accoppiati a favore di particolari tipi di agricoltura. Infine, dovrebbe essere varato un regime specifico per i piccoli agricoltori. Riguardo alle misure di mercato, si afferma la necessità di semplificare e razionalizzare gli strumenti esistenti confermando l’intervento come rete di sicurezza, richiamando la necessità di migliorare il funzionamento della filiera alimentare e rimandando ad apposita proposta la questione della qualità (si veda notizia più giù [link]). Riguardo allo sviluppo rurale, la Comunicazione richiama la necessità di portare al centro della politica i temi dell’ambiente, del cambiamento climatico e dell’innovazione. A tal fine si propone di disporre di meccanismi di attuazione più orientati ai risultati, ad esempio quantificando gli obiettivi a livello di UE e di singoli programmi. A tal fine occorrerebbe semplificare e migliorare gli indicatori di monitoraggio e di valutazione. Inoltre, al fine di rafforzare la coerenza tra la politica di sviluppo rurale e le altre politiche dell’UE viene proposto di ridurre e semplificare le formalità amministrative, facendo ricorso, se del caso, ad un quadro strategico comune. Nell’ambito del secondo pilastro viene ricondotto il pacchetto di strumenti per la gestione dei rischi (che nell’attuale PAC è trattata nell’art. 68 del regolamento (CE) n. 73/2009 [pdf] e nell’ambito delle misure di mercato di alcune OCM (vino, ortofrutta)) [pdf]. Anche nel secondo pilastro viene richiamata la politica per la qualità. In conclusione, la comunicazione propone 3 opzioni di riforma. L’opzione 1 rimanda al mantenimento dello status quo con opportuni adeguamenti soprattutto sul fronte della distribuzione degli aiuti; l’opzione 2 riprende i contenuti della Comunicazione in termini di modifiche da apportare per rendere la PAC più rispondente agli obiettivi individuati; l’opzione 3 prevede il totale smantellamento della PAC attuale sostituita da una PAC in cui i pagamenti diretti del primo pilastro sarebbero finalizzati all’ottenimento di beni pubblici ambientali e alla compensazione per vincoli naturali specifici; il secondo pilastro sarebbe rappresentato unicamente da misure in favore dell’ambiente e del cambiamento climatico; le misure di mercato sopravviverebbero nella forma di clausole di salvaguardia per evitare turbative dei mercati in casi di grave crisi.

Sistema di consulenza aziendale (novembre 2010)

La Commissione europea ha pubblicato una Comunicazione sull’applicazione del sistema di consulenza aziendale [pdf] previsto dal regolamento (CE) n. 73/2009 [pdf]. Il sistema è entrato a pieno regime solo di recente (dal 2009), di conseguenza il documento non contiene un’analisi dell’applicazione nei paesi dell’UE, ma una serie di raccomandazioni per chiarire alcuni aspetti del sistema, al fine di renderlo più efficace e più fruibile da parte degli agricoltori.

Relazione della Corte dei conti sulla riforma dell'OCM zucchero (novembre 2010)

La Corte dei conti UE ha pubblicato il rapporto speciale n. 6 che analizza l’efficacia della riforma dell’OCM zucchero del 2006 nel raggiungere gli obiettivi prefissati [pdf]. La relazione è corredata dalle risposte della Commissione. Riguardo all’obiettivo di assicurare la futura competitività dell’industria saccarifera, il rapporto sostiene che la riforma non è stata efficace in quanto, soprattutto a partire dal terzo anno, hanno abbandonato la produzione anche produttori che non erano quelli meno efficienti. Rispetto alla stabilizzazione dei mercati e alla garanzia dell’offerta, la Corte nota che la produzione si è ridotta ben oltre i fabbisogni dell’industria. Di conseguenza, l’UE è divenuta un importatore netto con conseguenti rischi per la stabilità del mercato interno che in futuro dipenderà dalla capacità delle industrie di pagare un prezzo remunerativo per la materia prima prodotta internamente e da se e quanto i paesi terzi saranno disposti ad esportare verso l’UE. Inoltre, la Corte rileva che almeno tre industrie hanno rinunciato alla quota e hanno aperto degli stabilimenti nei paesi terzi che hanno accordi bilaterali con l’UE per l’esportazione di zucchero. Gli effetti delle misure adottate per alleviare gli effetti negativi della riforma sull’occupazione e sull’economia delle regioni interessate (aiuti alla ristrutturazione, alla diversificazione, ecc.) non sono facilmente valutabili perché le informazioni esistenti non sono comparabili tra Stati membri. Inoltre, non esistono informazioni sull’impatto sociale dello smantellamento della produzione.

Relazione della Corte dei conti sull’esercizio finanziario 2009 (novembre 2010)

Nella relazione annuale sull’esercizio finanziario 2009 [pdf], la Corte dei conti UE afferma che i pagamenti relativi alla rubrica agricoltura e risorse naturali sono inficiate da errori rilevanti. Secondo la Corte dei conti, in tre paesi (Cipro, Malta e Grecia) degli otto sottoposti a verifica, il SIGC (Sistema integrato di gestione e controllo) necessita di significativi miglioramenti. In merito al regime di pagamento unico si rileva come occorra correggere con la massima urgenza gli errori che determinano il pagamento a superfici non ammissibili, dichiarate in eccesso e le inesattezze nel calcolo dei diritti. Inoltre si ritiene necessario far sì che gli aiuti non vengano concessi a chi non utilizza il terreno per attività agricole e non lo mantenga in Buone condizioni agronomiche e ambientali. A tale proposito la Commissione osserva che già nell’Health Check viene data agli Stati membri la possibilità di non concedere aiuti alle persone fisiche o giuridiche la cui attività prevalente non sia quella agricola. La Corte richiede anche l’ulteriore semplificazione delle norme relative allo sviluppo rurale.

Prospettive 2010-2020 su mercati agricoli e reddito nell’UE (dicembre 2010)

La Commissione europea ha pubblicato le consuete prospettive di medio termine [pdf], che, questa volta, assumono una connotazione particolare, in quanto sono prodotte congiuntamente al Joint Research Centre - Institute for Perspective Technological Studies (IPTS) e saranno usate come baseline (scenario di riferimento) nella valutazione d’impatto della riforma della PAC per il post-2013. Lo studio prevede un graduale aumento del reddito agricolo fino a raggiungere nel 2020 un livello superiore al 20% della media 2005-2009, con andamenti differenziati tra UE-15 (+10%) e UE-12 (+45%).

L’impatto dei biocarburanti sull’uso della terra (dicembre 2010)

La Commissione europea ha pubblicato il rapporto sugli effetti indiretti del cambiamento d’uso della terra sulle emissioni di gas serra [pdf]. La Direttiva sulle energie rinnovabili 28/2009 [pdf] prescrive l’obiettivo vincolante (a livello UE) di raggiungere, entro il 2020, una quota di energia rinnovabile sul consumo energetico finale pari al 20%. Tale obiettivo è stato successivamente tradotto in obiettivi nazionali vincolanti per gli Stati membri. Questi ultimi, inoltre, sono obbligati a garantire che almeno il 10% del consumo di carburanti per autotrazione provenga da fonti rinnovabili, compreso il biocarburante. La Direttiva 30/2009 [pdf] ha inoltre adottato un ulteriore obiettivo vincolante (a livello UE) che è quello di pervenire ad una riduzione del 6% di gas serra per il carburante usato nei trasporti. Al fine di evitare che la domanda aggiuntiva di biocarburanti possa condurre ad un aumento delle emissioni di gas serra, per via della conversione a terre agricole di terre precedentemente non destinate all’agricoltura, la Commissione europea ha portato avanti una intensa attività di studio, durata due anni, nell’ambito della quale sono stati prodotti numerosi contributi [link]. Il rapporto conclusivo pubblicato dalla Commissione riconosce la possibilità che il cambiamento d’uso della terra possa ridurre i risparmi di gas serra e afferma la necessità di procedere ad una dettagliata valutazione d’impatto di un certo numero di opzioni politiche. La valutazione d’impatto, assieme alle eventuali proposte di modifica delle direttive vigenti, sarà pubblicata non più tardi di luglio 2011.

Proposte per il latte (dicembre 2010)

A seguito delle pesanti condizioni di mercato, che hanno messo in difficoltà il settore lattiero-caseario nell’UE, e in vista dell’uscita del settore dal regime delle quote latte, nel 2009 è stato istituito un gruppo di esperti di alto livello con il compito di formulare proposte tese a stabilizzare i mercati e i redditi dei produttori nell’ambito dei rapporti di filiera (per maggiori informazioni [link]). Al termine dei lavori il gruppo di alto livello ha formulato una serie di raccomandazioni [pdf] [pdf] [pdf] [pdf] [pdf] fatte proprie dal Consiglio agricoltura del 27 settembre 2010 [pdf] che si è impegnato a presentare, entro la fine dell’anno, una proposta relativa al rafforzamento delle relazioni contrattuali tra produttori di latte e trasformatori, alla contrattazione collettiva dei produttori e al ruolo delle organizzazioni interprofessionali. Tali aspetti, assieme a quello della trasparenza, sono stati oggetto, nel dicembre 2010, di una proposta di riforma [pdf] del regolamento (CE) n. 1234/2007 [pdf]. La proposta prevede la possibilità di fare ricorso a contratti scritti tra produttori e latterie contenenti alcuni elementi chiave della contrattazione. Inoltre, gli agricoltori devono essere messi in condizione, attraverso un apposito impianto giuridico, di poter negoziare collettivamente le condizioni contrattuali. La concentrazione dell’offerta e il rafforzamento del potere contrattuale dei produttori sono dunque incoraggiati attraverso la costituzione di organizzazioni di produttori. Certezza giuridica viene data anche alle organizzazioni interprofessionali le cui norme si ispirano a quelle esistenti nel settore ortofrutticolo. Contestualmente alla presentazione delle proposte, la Commissione ha adottato una relazione sull’andamento dei mercati e sulle condizioni per l’abbandono del sistema delle quote dal 2015 [pdf]. Nella relazione si sostiene che gli Stati membri si stanno avviando verso l’uscita “morbida” dal sistema e che non c’è alcun motivo per rivedere la decisione presa nel 2003. Tuttavia, è necessario migliorare la trasparenza delle informazioni affinché gli operatori del settore tengano conto dei segnali del mercato. Per questo motivo si suggerisce di prevedere riunioni periodiche del comitato di gestione dell’OCM unica assieme al gruppo consultivo “Latte” per seguire l’evoluzione del mercato. Tale suggerimento è stato inglobato nelle proposte di modifica del regolamento sull’OCM unica.

Pacchetto qualità (dicembre 2010)

Facendo seguito alla Comunicazione del 2009 sulla politica di qualità dei prodotti agricoli [pdf], la Commissione europea ha presentato il “pacchetto qualità”, un insieme di proposte legislative e orientamenti racchiuso in un quadro unico per permettere agli agricoltori di fornire ai consumatori maggiori informazioni sui prodotti di qualità, razionalizzare l’uso di alcune menzioni, semplificare gli strumenti [pdf] [pdf] [pdf]. Il pacchetto si compone di una proposta legislativa su regimi di qualità [pdf] (che non comprende le indicazioni geografiche relativi a vini, bevande spiritose e vini aromatizzati) che riunisce in un unico strumento legislativo i regimi esistenti (indicazioni geografiche (DOP e IGP), le specialità tradizionali garantite (STG) e le indicazioni facoltative), razionalizzandone la registrazione, i controlli, l’uso di indicazioni e simboli. La seconda proposta legislativa [pdf] modifica le norme sulla commercializzazione contenute nel regolamento (CE) n. 1234/2007 [pdf]. In particolare, la proposta conferisce alla Commissione il potere di elaborare ed adottare le norme di commercializzazione. Inoltre, la proposta adotta un quadro giuridico che permetterà alla Commissione di disporre l’obbligo di indicare in etichetta il luogo di produzione a livello geografico “appropriato” per rispondere ad esigenze di informazione e trasparenza nei confronti dei consumatori. Il primo settore nel quale questa questione sarà esaminata è quello lattiero-casario, rispondendo alle raccomandazioni formulate dal Gruppo di alto livello sul latte [pdf] (si veda più sopra [link]). Nulla al momento cambia nei settori in cui già vige l’indicazione di origine. Del pacchetto qualità fanno parte gli orientamenti della Commissione sull’etichettatura dei prodotti alimentari che utilizzano come ingredienti prodotti DOP o IGP [pdf] e gli orientamenti relativi alle migliori pratiche riguardo ai regimi facoltativi di certificazione [pdf].

Spesa FEAGA per il 2010 (dicembre 2010)

I dati provvisori della Commissione europea relativamente alle spese sostenute dal FEAGA nel 2010 indicano un esubero dello 0,6% delle risorse rispetto allo stanziamento di bilancio previsto per lo stesso anno [pdf]. Le misure di mercato hanno fatto registrare un risparmio del 9,4% rispetto a quanto preventivato, mentre gli aiuti diretti sono stati dell’1% superiori a quanto previsto.

Condizionalità (gennaio 2011)

È stato pubblicato il regolamento (CE) n. 65/2011 [pdf] che detta le modalità di applicazione della condizionalità alle misure di sostegno dello sviluppo rurale contenute nel regolamento (CE) n. 1698/2005 [pdf]. Tale regolamento individua nel sistema integrato di gestione e controllo (SIGC) lo strumento principe dell’applicazione delle misure connesse agli animali e alle superfici, prevedendo adattamenti per particolari regimi di sostegno.

Caratteristiche qualitative dell’olio d’oliva (gennaio 2011)

La Commissione europea ha pubblicato un nuovo regolamento [pdf] che modifica il regolamento (CE) n. 2569/91 [pdf] sulle caratteristiche qualitative dell’olio d’oliva. Si tratta di una modifica che integra le caratteristiche chimiche e fisiche prevedendo due nuovi parametri di qualità e i relativi metodi di accertamento. Secondo gli esperti si tratta di un passo avanti nella lotta alle contraffazioni di olio d’oliva.

La PAC verso il 2020: pubblicazioni divulgative (gennaio 2011)

La Commissione europea ha dedicato quattro numeri della collana Agricultural Policy Perspectives Briefs all’analisi della PAC focalizzando l’attenzione su: la PAC in prospettiva [pdf], il futuro dei pagamenti diretti [pdf], il futuro delle misure di mercato [pdf], il futuro dello sviluppo rurale [pdf]. L’obiettivo di fornire una visione storica delle modifiche intervenute e di come sono cambiati gli obiettivi perseguiti da ciascuno strumento, al contempo ponendo le basi per una ulteriore trasformazione che tenga conto degli obiettivi della PAC per il futuro.

Commodity e materie prime (febbraio 2011)

La Commissione europea ha lanciato una Comunicazione che focalizza l’attenzione sugli imprevedibili e crescenti movimenti dei prezzi delle commodity e delle materie prime e sui conseguenti rischi di approvvigionamento per le industrie dell’UE [pdf] [pdf]. A tali dinamiche sono stati sottoposti, negli ultimi anni, i mercati agricoli, delle energie e delle materie prime, sia come conseguenza dei cambiamenti della domanda e dell’offerta che della crescente influenza dei mercati finanziari. La Comunicazione offre un’analisi dello sviluppo dei mercati mondiali con riferimento ai tre settori di interesse (energia, agricoltura e sicurezza alimentare, materie prime) e prende atto dell’esistenza di una correlazione positiva tra formazione dei prezzi sul mercato delle materie prime e mercato dei derivati, la cui natura e la cui “grandezza” sono difficili da valutare a causa della mancanza di trasparenza di questi mercati. Nel caso delle materie prime agricole la Comunicazione ricorda che il settore ha la possibilità di attingere ad una vasta mole di informazioni pubbliche su produzione, consumo e stock. Inoltre, la Commissione pubblica informazioni sui prezzi e realizza studi sulle prospettive di medio termine per le principali commodity. Ancora, è stato insediato il Forum di alto livello per il migliore funzionamento della catena alimentare ed è stato pubblicato un quadro strategico dell’UE per aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare i problemi della sicurezza alimentare [pdf]. La Comunicazione si sofferma quindi sul mercato delle materie prime individuando 14 materie prime considerate “critiche”, in quanto presentano un rischio particolarmente alto di mancanza di offerta nei prossimi 10 anni (per via di una concentrazione della produzione in pochi paesi o in paesi con una elevata instabilità politica), difficilmente sostituibili (o poco riciclabili) e che hanno una importanza strategica nella produzione industriale dell’UE. La Commissione propone quindi alcune soluzioni per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti: cercare produttori alternativi, con un occhio di riguardo all'Africa (primo pilastro); accrescere l’offerta sostenibile in Europa, incrementando l’attività estrattiva (secondo pilastro); verificare la possibilità di migliorare il recupero di questi materiali dai rifiuti (terzo pilastro).

Sospensione dei dazi sui cereali (febbraio 2011)

Al fine di allentare la pressione sul mercato comunitario dei cereali destinati all’alimentazione animale, la Commissione europea ha deciso la sospensione dei dazi all’importazione per il grano tenero di media e bassa qualità e per l’orzo [pdf]. La sospensione avrà termine alla fine di giugno e riguarderà le quantità importate entro le quote a tariffa ridotta: poco meno di 3 milioni di tonnellate di frumento tenero (la cui tariffa passerà da 12 €/t a zero) e poco più di 300.000 tonnellate di orzo (la cui tariffa passerà da 16 €/t a zero). Problemi simili, determinati dal cattivo andamento dei raccolti, si segnalano in Russia ed Ucraina che hanno bloccato le proprie esportazioni di cereali fino a giugno 2011 (la Russia prorogando un blocco in essere già dall’agosto 2010).

Attività MIPAAF - AGEA

Importo definitivo 2009 degli aiuti all'ortofrutta destinata alla trasformazione (giugno 2010)

Sulla base delle comunicazioni di AGEA in merito alle superfici ammissibili al pagamento dell’aiuto, sono stati fissati, per il 2009, gli importi definitivi degli aiuti ad ettaro degli ortofrutticoli destinati alla trasformazione [pdf] [pdf]. Rispetto agli importi indicativi si rileva un aumento dell’aiuto unitario per tutte le colture, con variazioni che vanno da +7% per il pomodoro (nonostante in fase di fissazione dell’aiuto indicativo l’importo sia stato ridotto da 1.300 a 1.100 euro/ha), a +223% per le pesche.
Si ricorda che il 2010 è l’ultimo anno di applicazione del periodo transitorio degli aiuti ad ettaro per pomodori da industria, pere e pesche destinate alla trasformazione. A partire dal 2011, infatti, i produttori storici riceveranno il 100% del proprio aiuto storico (quello maturato nel triennio 2004/05, 2005/06 e 2006/07) in forma disaccoppiata nell’ambito del regime di pagamento unico (per maggiori informazioni si rimanda alla Finestra sulla PAC n. 8 [link]). Per le prugne, invece, nel 2011 scatterà la seconda fase del periodo transitorio che attribuisce agli aiuti ad ettaro il 75% del plafond mentre il restante 25% sarà attribuito ai produttori storici nell’ambito del regime di pagamento unico.

Tabella 3 - Italia. Importi definitivi degli aiuti ad ettaro per i prodotti ortofrutticoli destinati alla trasformazione - 2009

  Plafond (000 euro) Importo indicativo (euro/ha) Importo definitivo (euro/ha) Variazione
%
Superficie ammessa (ettari)
Pomodoro 91.980 1.100 1.177,491 +7,0 78.115,246
Pere 7.567 2.200 3.922,5952 +78,3 1.929,08
Pesche 1.000 800 2.581,5112 +222,7 387,37
Prugne 1.133 2.000 3.206,5432 +60,3 353,34

Fonte:elaborazioni su dati AGEA

Condizionalità 2010 (luglio 2010)

AGEA ha pubblicato la circolare di applicazione della normativa nazionale sulla condizionalità (contenuta nel decreto MiPAAF 30125 del dicembre 2009 [pdf]) riguardo all’anno 2010 [pdf]. Si ricorda che, a seguito delle modifiche apportate dall’Health Check, sono stati aboliti alcuni obblighi dei Criteri di gestione obbligatori (CGO), sono state ampliate le misure delle Buone condizioni agronomiche e ambientali (BCAA). Inoltre, anche le aziende beneficiarie delle indennità per promuovere l’utilizzo sostenibile dei terreni agricoli (quelle in favore delle aree svantaggiate, delle aree montane, delle aree Natura 2000 e indennità connesse alla direttiva quadro sulle acque, pagamenti agroambientali, pagamenti per il benessere degli animali) e i pagamenti per promuovere l'utilizzo sostenibile delle superfici forestali (imboschimento dei terreni agricoli, indennità Natura 2000, pagamenti silvoambientali) del regolamento sullo sviluppo rurale (n. 1698/2005) [pdf], sono soggette ai medesimi obblighi di condizionalità. Inoltre, le aziende che presentano richieste di pagamento per misure agroambientali hanno l’obbligo aggiuntivo del rispetto dei requisiti minimi per fertilizzanti e prodotti fitosanitari. La condizionalità è inoltre estesa alle aziende che percepiscono aiuti per la ristrutturazione o l’estirpazione dei vigneti (anche nei tre anni successivi alla riscossione del premio), per la vendemmia verde e chi riceve aiuti nell’ambito delle azioni ambientali previste dai programmi operativi del settore ortofrutticolo. Un recente rapporto pubblicato dalla Rete Rurale Nazionale [pdf] ha analizzato l’impatto della condizionalità sulle imprese agricole italiane e sul sistema agricolo nel suo complesso a partire dai dati del monitoraggio realizzato dall’AGEA. L’analisi ha dapprima tracciato un quadro dell’evoluzione del numero delle aziende (e relativa SAU), a livello regionale, sottoposte a condizionalità tra il 2005 ed il 2009, la distribuzione di tali aziende per singola norma di BCAA da rispettare e il numero medio di BCAA per azienda, nonché i risultati delle attività di controllo. Da tale quadro emerge che, a livello nazionale, ciascuna azienda è sottoposta, in media, al rispetto di 4,5 norme di BCAA e che sono state riscontrate infrazioni riguardanti prevalentemente la tenuta di registri aziendali, l’adeguamento alle norme più stringenti in materia di gestione delle sostanza pericolose, l’adozione di pratiche agronomiche scorrette, l’abbandono di colture ad alta intensità di lavoro in aree marginali, la corretta gestione degli effluenti zootecnici nelle aree incluse nelle zone considerate vulnerabili. L’impatto sulle imprese è stato valutato sulla base di un questionario somministrato ad un campione di aziende alle quali si chiedeva di indicare il grado di difficoltà per il rispetto degli impegni e il loro costo, nonché il ruolo dell’informazione e della consulenza aziendale. Tra i CGO sono risultati particolarmente difficoltosi il rispetto degli impegni relativi alla redazione del Piano di utilizzazione agronomica (nelle zone individuate come vulnerabili ai nitrati), la tenuta del registro dei trattamenti veterinari e la disposizione del manuale di rintracciabilità del latte, che hanno fatto segnare punteggi di difficoltà superiori a 10 (su un massimo 12). Il rispetto delle BCAA è percepito come meno complesso; le norme il cui rispetto appare più difficoltoso sono relative alla protezione del suolo e al mantenimento dei terreni e degli habitat. In relazione ai costi emerge che le norme il cui rispetto è più oneroso sono la redazione del Piano di utilizzazione agronomica nell’ambito della direttiva nitrati (1.800 euro/anno in media per azienda) e, tra le BCAA, il mantenimento in efficienza di fossi, scoline e canali collettori (oltre 1.000 euro/anno in media per azienda). L’impatto della condizionalità sul sistema agricolo è valutato sulla base dell’efficacia delle norme rispetto all’obiettivo ambientale per il quale sono state emanate.

Applicazione dell’OCM vino (luglio 2010 - gennaio 2011)

Il MiPAAF ha emanato una serie di decreti in applicazione del sistema nazionale di sostegno del settore vitivinicolo. Un primo decreto effettua la rimodulazione delle risorse finanziare tra le misure previste dal programma di sostegno per il 2010 [pdf]. Rispetto all’assegnazione iniziale si nota una riduzione delle risorse relative a promozione, ristrutturazione e riconversione, vendemmia verde in favore di quelle relative alle misure classiche di distillazione e arricchimento dei mosti.

Tabella 4 - Italia. Rimodulazione della dotazione finanziaria del programma nazionale di sostegno al settore vitivinicolo (2010) (euro)

Misura Rimodulazione
Promozione sui mercati dei Paesi terzi 25.463.793,76
Ristrutturazione e riconversione vigneti 93.826.971,22
Vendemmia verde 19.246.704,14
Assicurazione del raccolto 20.000.000,00
Distillazione sottoprodotti 21.107.480,00
Distillazione alcole usi commerciali 38.320.052,40
Distillazione di crisi 15.347.313,73
Arricchimento con mosti 64.950.685,48
Totale 298.263.000,73

Fonte: MiPAAF

Un decreto successivo [pdf] ha proceduto alla ripartizione delle risorse assegnate per il 2011 tra misure e tra Regioni e Provincie Autonome.

Tabella 5 - Italia. Dotazione finanziaria del programma nazionale di sostegno al settore vitivinicolo distribuita tra le Regioni e Province autonome (2011) (euro)

Misura 2011
Promozione sui mercati dei Paesi terzi 33.912.000,00
Ristrutturazione e riconversione vigneti 115.690.560,00
Vendemmia verde 30.000.000,00
Investimenti 15.000.000,00
Distillazione sottoprodotti 20.000.000,00
Distillazione alcole usi commerciali 20.000.000,00
Arricchimento con mosti 25.000.000,00
Totale 239.602.560,00

Rispetto ai complessivi 294.135.000 euro previsti dal piano nazionale di sostegno per il 2011, la differenza è da imputare alla quota parte regionale della misura di promozione sui mercati terzi (14.532.440 euro), alla misura di distillazione dei sottoprodotti (20.000.000 di euro) e alla misura di assicurazione del raccolto (20.000.000 di euro). A quest’ultima misura sono destinate anche le eventuali economie che dovessero registrarsi nella gestione del programma di sostegno. Successivamente sono state stabilite le condizioni e le modalità di applicazione della misura di assicurazione del raccolto [pdf] e le modalità di attuazione della misura di promozione sui mercati dei Paesi terzi [pdf]. I fondi a disposizione di quest’ultima misura sono 48,4 milioni di euro (che arriveranno a 102,2 milioni di euro nella campagna 2012/13). Le risorse sono distinte tra “fondi quota nazionale” (pari al 30% dei fondi assegnati alla misura) e “fondi quota regionale”. La ripartizione dei fondi tra le Regioni è effettuata sulla base della superficie vitata (con un peso del 40%), della superficie dichiarata a denominazione di origine o indicazione geografica (40%), del volume di vino esportato come media degli anni 2005, 2006 e 2007 (10%) e del valore della produzione vinicola (10%) degli ultimi 5 anni. La promozione riguarda i vini DOP/IGT, i vini spumante aromatici di qualità, i vini senza IGT ma con indicazione della varietà. Sono ammissibili al finanziamento sia progetti regionali che multiregionali (a valere sui fondi nazionali). Ancora, sono state emanate le disposizioni generali relative alla costituzione e al riconoscimento dei consorzi di tutela dei vini a denominazione di origine e indicazione geografica [pdf]. Infine, un ultimo decreto [pdf] ha dettato le modalità di attuazione nazionale per la distillazione di crisi relative alla campagna 2010/11. La misura è attivata sia per i vini a denominazione di origine o indicazione geografica protetta che per i vini non a denominazione e ad essa non potrà essere dedicato più del 10% delle risorse a disposizione della regione. Per i vini a denominazione, l’attivazione della misura è condizionata all’impegno a ridurre, nella campagna 2011/12, di almeno il 20% le rese previste nel disciplinare.

Crisi settore lattiero-caseario (agosto 2010)

In considerazione del perdurare della situazione di crisi nel settore lattiero-caseario il MiPAAF ha stabilito che anche per la campagna 2010/11 non si applicano le disposizioni contenute nell’art. 72 del regolamento (CE) n. 1234/2007 [pdf] [pdf]. Pertanto, i produttori mantengono la propria quota anche se non commercializzano almeno l’85% di essa. Il trasferimento della quota in favore della riserva nazionale avviene, tuttavia, nel caso in cui la commercializzazione sia inferiore al 70% della quota.

La riserva nazionale dei titoli: calcolo delle medie regionali (agosto 2010)

Il MiPAAF ha fissato le nuove componenti del plafond nazionale per il calcolo delle medie regionali [pdf] per tenere conto della revisione del massimale nazionale contenuta all’allegato VIII del regolamento (CE) n. 73/2009 [pdf].

Tabella 6 - Italia. Plafond nazionale per il calcolo delle medie regionali (milioni di euro) (2010)

Pagamento per cereali, oleaginose, proteaginose 1.317,25
Aiuto supplementare grano duro 454,15
Leguminose da granella 7,24
Premio vacca nutrice 89,52
Premio addizionale vacca nutrice 6,34
Premio speciale bovini maschi 80,80
Premio per l’estensivizzazione dei bovini 13,13
Premio per il riso 135,26
Foraggi essiccati 19,59
Olio d’oliva 683,41
Tabacco 167,31
Zucchero 135,99
Agrumi 122,00
Pomodori 91,98
Grano duro 42,46
Estirpazione vigneti 3,70
Plafond nazionale 3.370,17

Fonte: Decreto MiPAAF 2 agosto 2010

Applicazione nazionale dell’art. 68 del regolamento (CE) n. 73/2009 (agosto 2010)

AGEA ha reso noti i calcoli [pdf] per la determinazione della percentuale di taglio lineare da applicare agli importi di riferimento per il finanziamento delle misure previste dall’art. 68 del regolamento (CE) n. 73/2009 [pdf]. Le risorse derivanti dal taglio sono destinate a costituire il plafond, relativo al 2010, per l’erogazione del sostegno in favore del premio per l’assicurazione del raccolto, degli animali e delle piante e per il sostegno alle attività agricole che apportano benefici ambientali aggiuntivi. Si tratta di un importo complessivo 141.061.000 euro, dei quali 42.016.000 sono relativi alla misura di assicurazione e i restanti 99.000.000 alle misure ambientali. Il taglio del 3,8% è stato calcolato tenuto conto del fabbisogno e del massimale nazionale stabilito dal regolamento (CE) n. 745/2010 [pdf] (si veda più sopra [link]). Dalla riduzione sono esclusi tabacco e zucchero che sono assoggettati a tagli specifici destinati a finanziare le misure in favore di questi stessi settori.

Tabella 7 - Italia. Calcolo del taglio lineare per il finanziamento dell’art. 68 del regolamento (CE) n. 73/2009

Massimale Titoli 2010 - Allegato VI Reg. (UE) 745/2010 3.924.520.000
Componenti Tabacco (disaccoppiato al 50%) e Zucchero (entrambe al lordo della trattenuta del 10%) 256.047.911
Massimale Bilancio RPU Esercizio 2010 (esclusi Tabacco e Zucchero) 3.668.472.089
Importi Art. 68 (massimale) 141.016.000
Riduzione lineare (su massimale art. 68) 3,84%
Riduzione lineare da applicare nel 2010 3,80%

Fonte: Circolare AGEA ACIU.2010.801

L’AGEA, infine, ha pubblicato una integrazione [pdf] alla circolare n. 13 di aprile 2010 [pdf], nella quale erano contenute le istruzioni per la compilazione della domanda di pagamento unico per il 2010, relativamente al sostegno specifico per il miglioramento della qualità dell’olio d’oliva e della qualità del latte previsto dall’art. 68 del regolamento (CE) n. 73/2009 [pdf].

Quote latte - Campagna 2009/10 (settembre 2010)

AGEA ha pubblicato gli esiti della campagna 2009/10 relativi all’applicazione del regime delle quote latte [pdf]. A fronte di un Quantitativo nazionale di riferimento pari a 10.895.346 tonnellate sono state consegnate quote per 10.492.085 tonnellate (corrette per la materia grassa). Di conseguenza, dopo molti anni, non si sono registrati esuberi. Tale situazione è frutto di una compensazione tra le 28.526 aziende che hanno prodotto al di sotto della quota loro attribuita e le 8.811 aziende che hanno prodotto oltre la propria quota. Si è così proceduto a restituire il prelievo imputato seguendo l’ordine di priorità stabilito dalla legge 119/03 [pdf] e delle modifiche apportate dalla legge 33/2009 [pdf]. Il prelievo confermato (cioè quello imputato e per il quale non è stata effettuata la restituzione) è pari a 12,4 milioni di euro ed è destinato ad alimentare il fondo per gli interventi nel settore lattiero-caseario del MiPAAF.

Tabella 8 - Italia. Quote latte. Esiti di fine campagna 2009/10

Fattispecie Aziende (n.) Esubero sanato (tonnellate)
Titolari di quota e ubicate in montagna (in regola con il versamento del prelievo mensile) 3.713 53.093,957
Titolari di quota e ubicate in zone svantaggiate (in regola con il versamento del prelievo mensile) 715 12.134,036
Non hanno superato il livello produttivo 2007/08 (in regola con il versamento del prelievo mensile) 1.072 96.645,498
Non hanno superato di oltre il 6% la propria quota (in regola con il versamento del prelievo mensile) 2.714 45.775,094
Non sono titolari di quota 16 856.421
Titolari di quota ma non in regola con il versamento del prelievo mensile 234 35.447,172
Titolari di quota, in regola con il versamento del prelievo mensile ma che hanno superato sia il livello produttivo della campagna 2007/2008 che il 106% della propria quota 302 7.963,823
Non hanno subito l’imputazione mensile del prelievo 76 384,464

Fonte: AGEA

In merito alla vicenda delle multe dovute dai produttori e della procedura messa in piedi con la legge 33/2009, AGEA ha reso noti i dati aggiornati al 21 gennaio 2011 [pdf]. Nel comunicato si rende noto che i produttori teoricamente interessati alla rateizzazione sono 1.880, localizzati, prevalentemente, in Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna, per un totale di 656,38 milioni di euro di multa, ridottisi a 548,75 milioni per via di sospensive o di versamenti già effettuati. Di questi, solo 232 produttori hanno visto accettata la loro domanda di rateizzazione mentre per altri 442 è in corso il riesame. 1.035 produttori non hanno mai chiesto la rateizzazione o hanno fatto scadere i termini per un totale di oltre 280 milioni di euro di multa. Per maggiori informazioni [link] [link].

Studio preparatorio sul futuro della PAC (settembre 2010)

Il MiPAAF (Dipartimento delle politiche europee e internazionali) e l’Osservatorio sulle politiche agricole dell’Unione Europea dell’INEA hanno pubblicato uno studio preparatorio alla formulazione di una posizione italiana sul futuro della PAC. Lo studio esamina il funzionamento degli attuali strumenti della PAC, le principali posizioni emerse nel dibattito in corso e gli interessi dell’Italia di cui tenere conto nella riflessione sugli strumenti in dotazione dopo il 2013.

Restituzioni somme trattenute per il finanziamento dell’art. 69 del regolamento (CE) n. 1782/2003 (novembre 2010)

Riguardo al regime di sostegno previsto dall’art. 69 del regolamento (CE) n. 1782/2003 [pdf] l’AGEA ha pubblicato dei chiarimenti in merito alle restituzioni ai produttori delle trattenute operate per finanziare le misure previste in Italia [pdf]. La nuova circolare chiarisce alcuni punti della precedente circolare [pdf] contestati dai Servizi della Commissione. In particolare, si stabilisce che la restituzione delle trattenute effettuate per finanziare l’art. 69 avviene in favore dell’agricoltore che nel periodo di applicazione dell’art. 69 ha ricevuto almeno un pagamento nel rispettivo settore. Di conseguenza, non sono tutti gli agricoltori che hanno subito il taglio a vedersi restituire le somme trattenute ma solo quelli che hanno effettivamente goduto del sostegno specifico. La restituzione aumenta il valore dei diritti all’aiuto detenuti da ciascun agricoltore o determina l’assegnazione di nuovi diritti. La restituzione non viene effettuata nel caso di morte dell’agricoltore, mentre sono ammessi cambiamenti della forma giuridica o della denominazione, scissioni o fusioni.

Applicazione della PAC (dicembre 2010)

Il MiPAAF ha deciso di non attribuire, a partire dal 2011, diritti all’aiuto per le patate da consumo, i vivai e i prodotti ortofrutticoli diversi da quelli destinati alla trasformazione [pdf], tenuto conto che l’esclusione transitoria decisa per questi prodotti nel 2007 fino al 2010 non ha avuto conseguenze negative [pdf]. Resta inteso che tali superfici, a partire dal 2011, diventano ammissibili al regime di pagamento unico e quindi possono essere abbinate ai diritti all’aiuto in possesso dell’azienda.

Etichettatura d’origine (febbraio 2011)

Dopo lunghe discussioni e giocando d’anticipo sulle decisioni comunitarie in materia, l’Italia ha emanato la legge sull’etichettatura e la qualità dei prodotti alimentari [pdf]. L’articolo 4 della legge stabilisce che, al fine di assicurare ai consumatori una corretta informazione e per prevenire le frodi, è necessario riportare nell’etichettatura dei prodotti, siano essi trasformati o no, l’indicazione di origine o di provenienza. Per i prodotti non trasformati l’origine è quella del Paese di produzione dei prodotti stessi; per i prodotti trasformati si ha una doppia indicazione: quella del luogo dove è avvenuta l’ultima trasformazione e quella di origine della materia prima prevalente. Con successivi decreti verranno stabiliti i criteri per la tracciabilità e, relativamente a ciascuna filiera, i prodotti soggetti all’obbligo di indicazione di origine e la nozione di “prevalenza”. La legge italiana è sotto osservazione a Bruxelles e potrebbe essere oggetto di una procedura di infrazione.

Documentazione

Studio sul settore del biologico nell’UE (giugno 2010)

La DG AGRI ha realizzato uno studio sul settore del biologico nell’UE [pdf] analizzando dati statistici ed economici nonché i dati relativi all’applicazione delle misure agroambientali del periodo di programmazione 2000-2006, nel tentativo di descrivere un quadro complessivo del settore nei 27 paesi partner. Nel 2008, ultimo anno rilevato, la superficie a biologico o in conversione rappresenta il 4,3% della SAU dell’UE-27 coinvolgendo 197.000 aziende, l’1,4% del totale UE.

EUROSTAT: copertura e uso del suolo nell’UE (ottobre 2010)

L’UE, per la prima volta, ha pubblicato i risultati di un’indagine sulla copertura del suolo e il suo uso [pdf]. Dall’indagine risulta che il 39% della superficie territoriale è coperta da foreste o superfici alberate, il 24% è coltivato e il 20% è costituito da pascoli. In Italia, superfici forestali e terreni agricoli occupano la medesima porzione del territorio (33% ciascuno), i pascoli coprono il 16% mentre le aree costruite o altre aree artificiali (7%) occupano una percentuale del territorio più elevata della media comunitaria (4%). In termini di uso del suolo emerge come in Italia il 51% della terra ha una destinazione agricola, percentuale superiore alla media comunitaria (43%). Al contrario, solo il 17% della terra ha un uso forestale, contro il 29% dell’UE. Solo il 13% della superficie territoriale italiana ha un uso residenziale, commerciale o industriale, percentuale lievemente superiore al dato medio comunitario (11%).

Condizioni economiche nelle aree rurali (novembre 2010)

In vista della riforma della politica di sviluppo rurale, la Commissione europea ha pubblicato un documento di lavoro che fornisce un’analisi comparata delle condizioni economiche delle aree rurali nell’UE [pdf].

Informazioni statistiche ed economiche sullo sviluppo rurale nell’UE (dicembre 2010)

La Commissione europea ha pubblicato il rapporto statistico ed economico 2010 sullo sviluppo rurale nel’UE. Il rapporto è strutturato con un capitolo di descrizione statistica delle aree rurali, dal quale si evince che le aree rurali rappresentano il 91% del territorio e il 59% della popolazione (2007). Tali aree producono il 48% del Valore aggiunto lordo e generano il 56% dell’occupazione nell’UE-27. A livello medio UE il reddito per abitante nelle aree rurali è pari all’83% del reddito medio comunitario. L’agricoltura, in queste aree, rappresenta il 9% degli occupati e il 3% del valore aggiunto. Una seconda parte offre una panoramica della politica di sviluppo rurale 2007-2013.

EUROSTAT: redditi agricoli (dicembre 2010)

Secondo le prime stime, nel 2010 il reddito reale per unità di lavoro agricolo nell’UE è aumentato del 12,3% rispetto al 2009, ribaltando la flessione del 10,7% registrata nell’anno precedente [pdf]. L’aumento ha riguardato 21 dei 27 paesi, con tassi che hanno spaziato dal +54,8% della Danimarca al +3,1% della Repubblica ceca. L’Italia ha fatto registrare una contrazione del 3,3%, inserendosi nel gruppo di paesi che non è riuscito a invertire il segno della variazione. In tale gruppo si distingue il Regno Unito con una perdita dell’8,1%. La crescita complessiva dell’UE è dovuta all’aumento del valore della produzione agricola in termini reali (+4,3%), al quale hanno contribuito tanto le coltivazioni che la produzione zootecnica. Nel primo caso l’incremento è da imputare prevalentemente all’aumento dei prezzi, nel secondo hanno contribuito anche gli aumenti dei volumi prodotti. Rispetto al 2005, il reddito per unità di lavoro del complesso dell’UE-27 è aumentato del 10%, grazie alle performance positive di tutti i più importanti Paesi comunitari, ad eccezione dell’Italia che fa invece segnare una contrazione del 16,9%.

Tabella 9 - 2010 - Variazione del reddito reale agricolo per unità di lavoro annuo (rispetto al 2009; %)

UE-27    +12,3 Belgio    +24,1 Ungheria    +14,7 Repubblica ceca    +3,1
Danimarca    +54,8 Bulgaria    +23,0 Malta    +14,2 Cipro    -0,3
Estonia    +48,8 Germania    +22,8 Austria    +12,4 Finlandia    -1,2
Irlanda    +39,1 Lituania    +19,5 Slovenia    +6,9 Italia    -3,3
Paesi Bassi    +32,0 Polonia    +18,4 Portogallo    +6,8 Grecia    -4,3
Francia    +31,4 Svezia    +17,6 Spagna    +6,5 Romania    -8,2
Lettonia    +25,5 Lussemburgo    +15,9 Slovacchia    +6,0 Regno Unito    -8,2

Fonte: Eurostat

Commercio e sviluppo (2010)

La Commissione ha pubblicato un opuscolo nel quale viene analizzato il ruolo dell’UE e delle sue politiche nelle relazioni e nelle politiche relative al paesi in via di sviluppo [pdf].

Regional Yearbook (2010)

Eurostat ha pubblicato l’annuario regionale 2010, nell’ambito del quale un capitolo è dedicato all’agricoltura [pdf].

Statistiche agricole (2010)

Eurostat ha pubblicato un compendio sulle statistiche agricole relative al periodo 2008 – 2009 [pdf].

La distribuzione degli aiuti diretti agli agricoltori (gennaio 2011)

La Commissione europea ha pubblicato i dati sulla distribuzione degli aiuti diretti ricevuti dagli agricoltori nel 2009 [pdf] [pdf] nell’ambito dei regimi di sostegno diretto previsti dai regolamenti (CE) n. 73/2009 [pdf] e 1782/2003 [pdf].

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