Conservazione della natura e attività agro-pastorali:le esperienze di LIFE Natura

Conservazione della natura e attività agro-pastorali:le esperienze di LIFE Natura

A margine delle riflessioni relative alla riforma dello sviluppo rurale vale la pena porre all’attenzione dei lettori di Agriregionieuropa il tema della conservazione dell’ambiente e della natura nelle aree caratterizzate da agricoltura e allevamento. Negli anni passati sono stati realizzati, grazie ai finanziamenti europei LIFE Natura, una mole consistente di progetti (151) dedicati alla tutela di habitat e specie selvatiche, molti dei quali hanno interagito con queste attività. Per raccogliere e diffondere i risultati di queste esperienze, spesso note solo a livello locale, il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato una ricerca, curata da Comunità Ambiente, dal titolo “Il bilancio di LIFE Natura in Italia, indicazioni e prospettive per il futuro” della quale in questo articolo si intendono sintetizzare le parti di maggiore interesse per i lettori della rivista. Il volume e gli atti del convegno del 4 luglio durante il quale è stato presentato il rapporto sono scaricabili in formato elettronico dal sito del Ministero dell’Ambiente nell’indirizzo indicato in bibliografia (Picchi et al 2006). Il volume illustra la Rete Natura 2000 in Italia e confronta come i finanziamenti LIFE Natura siano stati utilizzati a livello europeo e in Italia e descrive l’apporto dato dai progetti italiani alla tutela dei siti Natura 2000, alla fauna e alla flora minacciate e alla conservazione degli habitat. Inoltre vengono descritti i progetti di tutela attiva della natura effettuati nelle aree protette e l’integrazione fra le attività di conservazione e le altre attività umane sul territorio. In ultimo vengono descritte le lezioni apprese dall’esperienza di LIFE Natura in Italia utili per la gestione dei nuovi finanziamenti LIFE +, attivi a partire dal 2007.
LIFE Natura è stata una linea di finanziamento comunitaria destinata a progetti diretti alla conservazione della natura sul campo. Reintroduzioni di specie animali e vegetali selvatiche, interventi selvicolturali, ripristino di zone umide, eliminazione di specie alloctone invasive, studi scientifici, acquisto di terreni, campagne di informazione pubblica e attività didattiche sono solo alcuni esempi delle azioni realizzate. Enti pubblici e organizzazioni non governative hanno fatto largo uso di questi fondi, sottoponendo progetti alla Commissione Europea e ottenendo, dal 1992 al 2005, circa 70 milioni di euro di cofinanziamento comunitario per un investimento complessivo di oltre 133 milioni di euro, un risultato di rilievo: a livello europeo, l’Italia è seconda solo alla Spagna.
LIFE Natura ha finanziato azioni di tutela all’interno dei Siti di Importanza Comunitaria e delle Zone di Protezione Speciale che fanno parte della rete di aree protette Natura 2000 e della quale in Italia si contato 2506 siti, molti dei quali interessati da attività agricole e dall’allevamento. La superficie agricola utilizzata nazionale inclusa nella Rete Natura 2000, infatti, ammonta a circa il 10%, dato leggermente inferiore alla media europea che si attesta al 12% (Mipaf 2005).
I progetti che hanno interagito con l’agricoltura e l’allevamento sono stati realizzati in aree prevalentemente montane, dove una delle maggiori minacce agli habitat di pregio è la scomparsa delle attività umane: l’abbandono delle attività pastorali e agricole nelle aree più declivi ha portato alla chiusura degli spazi aperti e alla scomparsa degli habitat e delle specie selvatiche a essi legati e a una diminuzione della diversità del paesaggio e della biodiversità. Basti pensare che dal 1970 al 2000 i prati e i pascoli in Italia sono diminuiti del 38% (Mipaf 2005). In queste aree altri problemi provengono dalla difficile coesistenza tra pastorizia e crescente presenza di predatori selvatici, ma da tutelare, come il lupo e l’orso.
In questo articolo descriveremo alcune esperienze svolte dai progetti LIFE e descritte nel rapporto, cui si rimanda per una trattazione più dettagliata del tema.

I progetti che hanno interessato le attività agricole

Sul totale dei 151 progetti LIFE Natura italiani, circa il 20% hanno identificato nelle pratiche agricole una minaccia agli habitat e alle specie obiettivo dei progetti. Dal confronto con un’analisi effettuata a livello europeo (Gazenbeek 2003) risulta che in Italia il numero di progetti che hanno affrontato questo problema sia minore che nei paesi del centro e del nord Europa, dove, invece, oltre il 50% dei progetti LIFE Natura ha affrontato il problema dell’impatto delle attività agricole sulla natura. Inoltre, nonostante questi problemi siano stati identificati come un ostacolo da superare, in realtà solo pochi progetti hanno previsto la realizzazione di attività concrete per ridurne l’impatto. Da quanto si evince dalle analisi delle minacce provenienti dall’agricoltura descritte nei progetti italiani approvati, l’impatto di queste attività sugli habitat e sulle specie consiste principalmente nella distruzione di habitat per ottenere nuovi spazi da coltivare nelle aree pianeggianti e nell’alterazione delle risorse idriche a disposizione di habitat e specie in qualità e quantità.
Tra i pochi progetti realizzati su questo tema vale la pena citare il progetto NEMOS – Riqualificazione ambienti umidi alpini realizzato dalla Provincia di Trento nel periodo 2002-2004, che ha recuperato piccole zone umide e corsi d’acqua minori del fondovalle dell’Adige che, nel corso del tempo, erano stati eliminati per estendere i frutteti e i vigneti. Attraverso il progetto sono stati convertiti 10 ettari di terreno agricolo, ingrandendo le zone umide ricche di specie e gli habitat di interesse comunitario presenti, piccole ma importanti aree proprio perché situate in zone intensamente coltivate. Inoltre, grazie all’appoggio dei sindaci dei comuni che comprendono i siti d’importanza comunitaria interessati dal progetto, sono stati realizzati incontri pubblici per diffondere la conoscenza dei finanziamenti previsti dal Piano di Sviluppo Rurale per favorire l’agricoltura sostenibile e con un impatto minore sull’ambiente.
Come sappiamo, la recente riforma della PAC intende aumentare la sostenibilità ambientale delle pratiche agricole, anche condizionando le sovvenzioni all’esecuzione di pratiche agronomiche e ambientali, in particolare nei siti della Rete Natura 2000 (Picchi A. 2006).
Per questo motivo, a seguito del progetto LIFE Natura Verifica della Rete Natura in Italia e modelli di Gestione (1999-2004), il Ministero dell’Ambiente e il Ministero dell’Agricoltura hanno redatto piani di gestione pilota per due siti Natura 2000 caratterizzati da habitat seminaturali e dalla presenza di attività forestali (nel caso del sito di “Acquacheta”, nel Parco delle Foreste Casentinesi, in Emilia-Romagna) e dal pascolo (nel caso del sito “Area delle Gravine”, in Puglia). Dall’analisi dei fattori di minaccia di queste attività sono scaturite specifiche azioni agro-forestali da inserire nei piani di gestione. Tali azioni sono state dapprima individuate e in seguito classificate per renderle compatibili con le altre politiche territoriali e, nel caso in questione, finanziabili nel quadro dei regolamenti (CE) 1782/03 (I pilastro della PAC) e regolamento (CE) 1698/05 (II pilastro della PAC).

I progetti che hanno interessato il pascolo e l’allevamento

Se pochi sono stati i progetti LIFE Natura che hanno cercato di risolvere i problemi legati all’agricoltura, molti invece sono stati quelli che hanno agito sui problemi legati al pascolo e alla presenza di grandi carnivori selvatici.
I due principali problemi che sono stati affrontati dai progetti sono stati:
1. la modifica dell’uso del pascolo: la scomparsa del pascolo da aree marginali che ha favorito la ricolonizzazione del bosco con conseguente perdita di biodiversità e il sovrapascolo nelle aree favorevoli, che ha provocato la perdita di habitat seminaturali;
2. la difficile coesistenza tra pascolo e presenza di predatori selvatici dovuta a: a) pascolo brado senza misure di tutela dai possibili attacchi dei grandi predatori e b) scarso funzionamento dei risarcimenti dei danni causati agli allevamenti da specie oggetto di tutela.

La modifica dell’uso del pascolo

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, il cui territorio è per l’85% boschivo, ha realizzato il progetto Restauro di habitat di prateria nel SIC Monte Gemelli, Monte Guffone (1999-2001) per preservare l’habitat seminaturale dei prati aridi. Questo habitat è ormai in regressione a causa dell’avanzata del bosco. Il progetto è stato importante per testare metodi di recupero di prateria secondaria al fine sia di salvaguardia dell’habitat sia per il ripristino di usi tradizionali del suolo. Oltre 30 ettari di pascoli abbandonati sono stati ripuliti da alberi e cespugli cresciuti negli ultimi decenni. I terreni sono stati poi concessi in gestione a un allevatore di razze locali di bovini per realizzare un pascolo controllato, sulla base di un piano di gestione per mantenere l’habitat delle formazioni erbose secche seminaturali.
Anche il progetto Alpe Veglia e Alpe Devero: azioni di conservazione di ambienti prativi montani e di torbiere (2002-2005) si è confrontato con la trasformazione delle pratiche di allevamento in aree ad alta quota. A farne le spese l’habitat d’interesse comunitario “Praterie montane da fieno”, non più sfalciato regolarmente e sempre più invaso da arbusti, e l’habitat di interesse prioritario a livello europeo “Formazioni erbose a Nardus, ricche di specie, su substrato siliceo delle zone montane” minacciato invece da un pascolo irrazionale che si concentrava su poche aree. Il parco Veglia Devero, dopo un attento studio delle aziende zootecniche della zona, ha elaborato un piano di gestione teso al recupero degli habitat attraverso la regolazione del pascolo. Il piano ha delineato tempi e modi che sono stati applicati durante il progetto stesso. Dopo aver liberato l’area (100 ettari) dagli arbusti, aver realizzato 8 punti di abbeverata e definita la capacità di carico del bestiame, è stato applicato il pascolo a rotazione con l’uso di 8 km di recinzione mobile. Gli allevatori, dopo qualche resistenza iniziale, sono stati ricompensati dei maggiori sforzi di gestione dall’aumento della produzione di latte. Parallelamente, sono stati ripristinati lo sfalcio periodico e la fertilizzazione organica delle praterie montane da fieno, con la collaborazione di alcuni agricoltori e due consorzi agricoli presenti nella zona. Una pubblicazione ha raccolto i risultati del progetto disponibili anche nel sito del progetto.
Nel caso del progetto Val Curone - Valle Santa Croce: protezione di habitat prioritari (1998-2001), per mantenere l’habitat dei prati magri, ambiente seminaturale di elevato valore naturalistico, sono stati utilizzati asini di razza amiatina. Gli interventi sono stati realizzati su 15 ettari dalle stesse aziende proprietarie dei terreni coinvolte dal parco di Montevecchia e Valle del Curone. Per dar loro un ruolo attivo nella tutela di habitat, è stata stipulata una apposita convenzione che impegna per 10 anni il consorzio gestore a riconoscere un contributo al titolare dell’azienda per eseguire azioni sugli habitat, secondo un modello di gestione dei prati magri adattato all’azienda, nel quale sono descritti i tempi e le modalità di sfalcio e di pascolo. La concessione dei contributi è stata subordinata alla presentazione di un piano di sviluppo generale dell’intera proprietà, da elaborare con l’aiuto dei tecnici del consorzio parco stesso.
Un caso diverso è quello che si presentava a Pian della Faggeta, nel Comune di Carpineto Romano, coinvolto nel progetto Area strategica di Pian della Faggeta: azioni urgenti di tutela (1997-2002), dove l’habitat prativo “Festuco Brometalia” era danneggiato in alcune parti dall’erosione del suolo dovuta all’eccesso di pascolo, e, in altre, dalla presenza invasiva di felce aquilina, favorita da un sottoutilizzo delle praterie. Dopo aver ripulito dalla felce aquilina 20 ettari di Festuco Brometalia, è stato applicato il sistema di pascolo a rotazione indicato nel “Piano di gestione dei pascoli di Pian della Faggeta”, redatto durante il progetto. L’implementazione del piano è stata possibile grazie alla collaborazione di tutti gli allevatori della zona, preventivamente contattati dal personale del progetto, con il fine di fornire un’adeguata informazione sui vantaggi del pascolo a rotazione. A fine progetto la superficie dell’habitat prioritario è raddoppiata passando da 10 a 20 ettari.

Coesistenza tra pascolo e predatori selvatici

Negli ultimi anni si è assistito a un incremento dei fenomeni predatori nei confronti degli animali al pascolo, connesso, oltre che all’aumento del randagismo, anche all’aumento della presenza del lupo e all’abbandono delle pratiche della guardiania delle greggi da parte dei cani mastini e della recinzione degli stazzi notturni. Il mancato funzionamento dei programmi d’indennizzo ha contribuito ad aggravare la situazione di malcontento e la conseguenza più diretta è stata il bracconaggio che, in Italia, è per il lupo la principale causa di morte (Genovesi 2002). L'instaurarsi di queste dinamiche costituisce uno degli ostacoli maggiori alla conservazione dei grandi carnivori e rende ancora meno redditizie le attività economiche locali come l’allevamento.
Nell'ambito di diversi progetti LIFE Natura finalizzati alla conservazione di lupo e orso, sono state realizzate azioni per sperimentare e promuovere diversi sistemi di prevenzione del danno al bestiame domestico basate sull’adozione di cani mastini abruzzesi e sull’uso delle recinzioni elettrificate per gli stazzi notturni per proteggere il bestiame dagli attacchi di lupi e di cani randagi.
Entrambi i sistemi sono stati applicati in contesti territoriali assai diversi (sia sulle Alpi che sull'Appennino) e con vari metodi, riscuotendo risultati incoraggianti sia per quel che concerne la funzionalità, che per quel che concerne la risposta e la collaborazione mostrati dagli allevatori. Legambiente, ad esempio, con il progetto “Conservazione di lupo ed orso nei nuovi parchi centro-appenninici” (1997-2001) ha realizzato una delle prime iniziative per arrivare a una coesistenza pacifica tra pastorizia e presenza del lupo e dell’orso nei tre parchi nazionali: Gran Sasso e Monti della Laga, Monti Sibillini e Majella (Legambiente 2005). Per ristabilire l’uso dei mastini abruzzesi è stato creato un centro di riproduzione presso un allevatore locale interessato al progetto. Grazie al progetto sono stati affidati ai pastori circa 40 cuccioli, ma ancora oggi l’allevamento continua a rifornire molti allevatori di nuovi mastini. I risultati conseguiti sono stati buoni e le predazioni si sono ridotte sensibilmente. Inoltre, sono state consegnate oltre 45 recinzioni elettrificate che, composte di 5 sottili fili metallici paralleli al suolo, impediscono agli eventuali predatori di entrare nello stazzo.
Risultati simili sono stati conseguiti in Piemonte dal WWF attraverso il progetto Azioni urgenti di conservazione di grandi carnivori nell’Arco alpino (1997-2001). In questo caso la pratica dell’uso dei cani a protezione del gregge dai predatori era scomparsa da più tempo ed è stato necessario ristabilirla ex novo. I risultati sono stati molto soddisfacenti: l'utilizzo delle recinzioni elettrificate ha ridotto di oltre l'80% il numero di capi predati, mentre non si sono più registrati casi di attacchi da canidi, domestici o selvatici, alle greggi che erano protette sia dalle recinzioni elettrificate che da cani mastini.
Un altro fronte sul quale hanno lavorato i progetti LIFE Natura è stato il tema del risarcimento dei danni causati dalla faun selvatica. Il mancato funzionamento degli indennizzi/risarcimenti, che sembra abbastanza generalizzato, innesca e alimenta la conflittualità fra gli allevatori e i gestori delle aree protette, siano esse siti Natura 2000 o parchi, alimentando il bracconaggio. Va considerato però che il valore dei danni alle colture da parte di cinghiali e ungulati è in genere molto maggiore. Come evidenziato in diversi progetti LIFE che hanno voluto affrontare il problema, il malfunzionamento dei risarcimenti dipende in genere dai seguenti fattori, che possono sussistere contemporaneamente:

  1. Mancata conoscenza da parte degli allevatori danneggiati della possibilità di ottenere indennizzi per i danni subiti;
  2. Difficoltà nell’elaborazione delle pratiche burocratiche da svolgere per ottenere il risarcimento;
  3. Lentezza nel risarcimento, che avviene a seguito di molti mesi o anni dal danno;
  4. Parziale copertura dei danni subiti, che spesso non comprendono i danni indiretti al bestiame (ad esempio gli aborti o la mancata produzione di latte).

Nell’ambito del progetto LIFE Natura Azioni di conservazione del lupo in 10 siti SIC della regione Emilia-Romagna (2000-2004) i parchi coinvolti, insieme con i servizi veterinari delle Autorità Sanitarie Locali hanno elaborato una procedura comune per la verifica e l’istruzione delle pratiche relative ai danni da lupo, con l’obiettivo di rendere più veloce e meno complicato l’indennizzo degli allevatori. I sopralluoghi di verifica oggi vengono svolti da personale delle ASL e dei Parchi interessati, che si occupano poi di redigere i moduli per i risarcimenti aiutando gli allevatori, che vengono così sgravati di ulteriori complicazioni.
Nel caso del Progetto Ursus – seconda fase di tutela per l’orso bruno del Brenta (2001-2004) gli eventuali danni provocati dagli orsi sono stati coperti da una polizza assicurativa stipulata dal Parco, responsabile del progetto di reintroduzione dell’orso.
Vale la pena segnalare che è stata promulgata recentemente una legge regionale che sembra aver fatto proprie le esperienze svolte in Italia e all’estero su questo tema (L.R. Toscana n.26 del 4 febbraio 2005). La legge finanzia opere di prevenzione nelle zone soggette alla presenza del lupo e incentiva la stipula di contratti assicurativi per coprire eventuali danni agli allevamenti.

Alcune considerazioni conclusive

Sebbene i progetti LIFE Natura abbiano agito in preferenza in aree naturali, in questo articolo si sono volute sottolineare alcune esperienze di progetti LIFE Natura che hanno cercato di dare soluzioni pratiche a problemi che nascono dalla necessità di tutelare le risorse ambientali e al contempo di rendere sostenibili le attività agropastorali delle zone di montagna.
Con il 2007, oltre alla riforma dello sviluppo rurale entrerà in vigore il nuovo regolamento denominato LIFE+ che, per i temi precedentemente trattati da LIFE Natura sarà gestito a livello nazionale e non più comunitario.
La delega nella gestione di LIFE+ a livello dello stato membro risponde, in effetti, a un’esigenza che è emersa nella gestione dei progetti LIFE Natura: la necessità di un coordinamento a livello nazionale delle iniziative e l’integrazione delle politiche e dei fondi comunitari che hanno in qualche modo un effetto sulla tutela della natura e sullo sviluppo sostenibile del territorio.

Riferimenti bibliografici

  • Gazenbeek A. (2003), LIFE and agri-environment supporting Natura 2000 - Experience from the LIFE programme. LIFE Focus. European Commission, Bruxelles. Disponibile on line: [pdf]
  • Genovesi P.(a cura di) (2002), Piano d 'azione nazionale per la conservazione del lupo (Canis lupus). Quad. Cons. Natura, 13, Min. Ambiente – Ist. Naz. Fauna Selvatica.
  • Legambiente (2005), LIFE CO-OP Carnivori e Zootecnia: strumenti per la prevenzione del danno. Disponibile on line: [link]
  • Ministero Politiche Agricole Alimentari e Forestali (2005), Programmazione sviluppo rurale 2007-2013, Contributo tematico alla stesura del piano strategico nazionale. Gruppo di lavoro “Biodiversità e sviluppo rurale”. Disponibile on line: [link]
  • Picchi A., Ravaglia C. (a cura di), (2006), La Politica Agricola Comune - Vademecum. Rapporto Metes n.1. Fondazione Metes, Roma.
  • Picchi S., Scalera R., Zaghi D., (2006) Il bilancio di LIFE Natura in Italia – Indicazioni e prospettive per il futuro. Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio - Direzione Generale Protezione della Natura. Roma. Disponibile on-line: [link]
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