I potenziali impatti dell’applicazione della Misura 14 del Psr Puglia 2014-2020 agli allevamenti bovini da latte

I potenziali impatti dell’applicazione della Misura 14 del Psr Puglia 2014-2020 agli allevamenti bovini da latte
a Università di Foggia, Dipartimento di Scienze Agrarie, degli Alimenti e dell'Ambiente
b Regione Puglia

Abstract

Il contributo analizza i potenziali impatti relativi a emissioni di metano, carico di azoto al campo, cambiamento d’uso del suolo derivanti dall’implementazione di una politica incentrata sul miglioramento del benessere animale negli allevamenti di bovini da latte della Regione Puglia. In particolare, si valutano gli impatti scaturiti da un aumento delle superfici di stabulazione da dedicare al bestiame, previsto come impegno nella Misura 14 del Psr Puglia 2014-2020.

Introduzione

L’attività zootecnica ha un’influenza significativa sugli equilibri ambientali, in particolare sulla qualità di aria, acqua e suolo: essa, infatti, è potenziale causa di notevoli impatti in termini di emissioni di metano, carico di azoto al campo, cambiamenti d’uso del suolo (Havlík et al., 2012). In particolare, gli allevamenti contribuiscono al 35-40% delle emissioni totali di metano: le principali fonti sono la fermentazione enterica (32%) e la gestione dei reflui (7%) (Usepa 2006). Inoltre, la quantità di nitrati liscivianti rilasciati nell’ambiente dagli allevamenti contribuisce in maniera rilevante all’aumento del carico di azoto al campo: il maggiore contributo si deve all’allevamento bovino (58%) (Steinfeld et al., 2006). Va anche considerato che il settore zootecnico occupa il 30% della superficie terrestre globale ed è uno dei principali fattori di cambiamento di destinazione d’uso del suolo: ogni anno circa 13 miliardi di ettari di superficie forestale sono convertiti in terreni da pascolo o destinati alla produzione di foraggi per l’alimentazione del bestiame, con effetti nocivi sulla disponibilità di acqua, sulla fertilità del suolo, sulla biodiversità e sui cambiamenti climatici (Havlík et al., 2012).
L’influenza significativa della zootecnia sull’uso del suolo assume particolare rilevanza a causa della crescente domanda, a livello mondiale, di prodotti di origine animale: si prevede, infatti, un aumento del consumo di carne (+73%) e di prodotti caseari (+58%) entro il 2050 rispetto ai livelli odierni (Fao, 2011). La conseguente intensificazione dei sistemi produttivi fa emergere preoccupazioni di natura ambientale ed etica (e.g. uso di antibiotici, sicurezza delle produzioni, benessere animale).
Di recente, le politiche incentrate sul benessere animale (e.g. Misura 14 dei Programmi di Sviluppo Rurale regionali) cercano di coniugare le esigenze di tipo ambientale con le crescenti istanze di nature etica, di sicurezza e salubrità degli alimenti. Tuttavia, non si possono escludere potenziali impatti in termini di uso del suolo, che potrebbero gravare sulla pianificazione rurale.
Alla luce di queste considerazioni, il contributo presenta una valutazione dei potenziali impatti relativi a emissioni di metano, carico di azoto al campo, cambiamento d’uso del suolo derivanti di una politica volta al miglioramento del benessere animale. In particolare, il contributo intende quantificare le esternalità che deriverebbero dall’adozione volontaria della Misura 14 agli allevamenti di bovini da latte della Regione Puglia (Santeramo et al., 2018).
Il lavoro intende fungere da supporto decisionale per la valutazione della sostenibilità della Misura in un territorio nel quale la stessa non è stata ancora prevista.

Analisi di contesto

L’architettura della Politica Agricola Comune (Pac) 2014-2020 prevede che i finanziamenti siano condizionati all’adeguamento a misure obbligatorie e volontarie (Commissione Europea, 2013). In particolare, il Regolamento (CE) n. 73/2009 definisce il concetto di “Condizionalità” obbligatoria (Capitolo I), in base al quale i pagamenti diretti agli agricoltori sono vincolati al rispetto dei Criteri di Gestione Obbligatori (art. 5, allegato II) e delle Buone Condizioni Agronomiche ed Ambientali (art. 6, allegato III). Il benessere animale è uno dei Criteri di Gestione Obbligatori (art. 5(1c)) che definisce gli standard minimi di protezione animale che tutti gli Stati Membri dovrebbero raggiungere. Inoltre, il Regolamento (UE) n. 1305/2013 (art. 33(4)) e i Programmi di Sviluppo Rurale (Psr) 2014-2020 supportano l’adeguamento volontario a livelli più elevati di benessere animale. In particolare, attraverso l’erogazione di un contributo su base annua, la Misura 14 dei Psr 2014-2020 compensa gli allevatori per i costi addizionali, relativi all’adozione di impegni più rigorosi, sostenuti per assicurare condizioni di benessere animale più elevate rispetto alle pratiche ordinarie (baseline).
Il miglioramento delle condizioni di benessere animale può interessare diversi aspetti, quali ad esempio le modalità di stabulazione (e.g. aumento delle superfici, adozione di recinti esterni e/o pascoli, eliminazione della stabulazione fissa), la gestione e il controllo degli impianti (e.g. aumento della ventilazione naturale o forzata, controllo termo igrometrico, controllo e manutenzione degli impianti), la gestione degli animali (e.g. uso di box di isolamento per animali feriti o malati, formazione certificata del personale, adozione di un piano di controllo delle mastiti).
A fine 2017, solo 12 Regioni in Italia (Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Sardegna, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto) hanno attivato la Misura 14, per una spesa pubblica di 302,6 milioni di euro, pari all’1,7% della dotazione finanziaria dei Psr (18,6 miliardi di euro) (Ismea-Rrn, 2016). La Puglia rientra tra le Regioni che non hanno ancora attivato la Misura 14.

Metodologia

Un’indagine, condotta nel 2017 dal Dipartimento di Scienze Agrarie, degli Alimenti e dell’Ambiente dell’Università degli Studi di Foggia su un campione di aziende pugliesi di bovini da latte, si è occupata di delineare la situazione di pratica ordinaria (baseline), relativa alle modalità di stabulazione, e la disponibilità degli allevatori all’adozione volontaria di maggiori impegni per ottenere livelli più elevati di benessere animale.
Dall’indagine è emerso che la maggior parte delle aziende pugliesi di bovini da latte presenta superfici di stabulazione di 10 mq/capo. Bartussek et al. (2000) suggerisce che le superfici di stabulazione per i bovini adulti dovrebbero essere pari a 12 mq/capo per garantire livelli di benessere animale più elevati. Dunque, le aziende pugliesi di bovini da latte dovrebbero aumentare le superfici di stabulazione del 20% (da 10 a 12 mq/capo) per migliorare il benessere animale.
Al fine di aumentare le superfici di stabulazione, l’allevatore può adottare una “strategia a superficie costante”, riducendo il numero dei capi e mantenendo invariate le superfici aziendali, con potenziali ripercussioni sul carico di azoto al campo e sulle emissioni di metano. Alternativamente può adottare una “strategia a carico costante”, incrementando le dimensioni aziendali e mantenendo invariato il numero dei capi, con potenziali ripercussioni sul cambiamento d’uso del suolo. Se da un lato la politica orientata al miglioramento del benessere animale contribuisce all’ottimizzazione delle performance produttive degli animali e all’ottenimento di prodotti salubri ed ad alto valore aggiunto, dall’altro l’aumento delle superfici di stabulazione potrebbe generare delle esternalità diverse a seconda della strategia volontariamente intrapresa dall’allevatore, con possibili ripercussioni sull’uso del suolo.
Un modo per quantificare gli effetti delle strategie a superficie costante e a carico costante è quello di misurare la variazione degli impatti ex ante ed ex post l’adozione volontaria della Misura 14:

dove i indica gli impatti sul carico di azoto al campo, sulle emissioni di metano e sul cambiamento d’uso del suolo; xi rappresenta alternativamente l’azoto (in kg N/ha), il metano (in kg CH4/ha) e la Superficie Agricola Utilizzata (Sau) per l’allevamento dei bovini da latte (in ha). Il fattore di variazione αi assume valore 0.8 (-20%) nella valutazione degli impatti della strategia a superficie costante e 1.2 (+20%) nella valutazione degli impatti della strategia a carico costante.

La valutazione degli impatti associati all’adozione volontaria della Misura 14

Gli impatti sul carico di azoto al campo e sulle emissioni di metano della strategia a superficie costante

La strategia a superficie costante, riducendo il numero di capi a parità di dimensioni aziendali, può avere impatti sull’uso del suolo: i bovini da latte, infatti, sono tra le maggiori fonti di carico di azoto al campo ed emissioni di metano (Steinfeld et al., 2006).
La tabella 1 mostra la distribuzione della Superficie Agricola Utilizzata (Sau) e delle Unità Bestiame Adulto (Uba) dei bovini da latte nelle province della Regione Puglia e confronta gli impatti della strategia a superficie costante ex ante ed ex post l’adozione volontaria dei maggiori impegni previsti dalla Misura 14.
Complessivamente in Puglia 1.285.289 ha di Sau sono dedicati all’allevamento di 59.361 capi di bovini da latte. Foggia e Bari sono le province con la maggiore Sau dedicata (495.111 ha e 374.366 ha rispettivamente), mentre la provincia di Taranto ha il maggior carico di bestiame (Uba/Sau, 0,227 capo/ha) (Istat, 2010; Bdn, 2017).
Considerando il limite annuale di 83 kg di azoto (N) per capo, al netto delle perdite per volatilizzazione di ammoniaca (-28%), come stabilito dal Decreto Ministeriale 7/4/06, l’impatto totale relativo al carico di azoto al campo si ridurrebbe a seguito dell’adozione di maggiori impegni rispetto alla baseline (3,833 kg N ex ante e 3,067 kg N ex post). L’adozione volontaria della strategia a superficie costante comporterebbe una riduzione annua degli impatti in termini di apporto di azoto al campo di 0,767 kg N. Gli impatti ex ante maggiori si registrano nelle province di Taranto (18,823 kg N) e Bari (4,764 kg N): il maggiore impegno consentirebbe una riduzione annuale del carico di azoto al campo rispettivamente di 3,765 kg N e 0,953 kg N.
In riferimento al Decreto Legislativo n. 152/99, il carico di azoto al campo ordinario (ex ante) e quello che ne consegue dal maggiore impegno (ex post) è irrilevante se si considerano i limiti massimi di azoto permessi per le Zone Vulnerabili ai Nitrati (Zvn) (170 kg N) e per le no-Zvn (340 kg N). Inoltre, il carico di bestiame (Uba/Sau) è al massimo pari a 0,23 capo/ha, significativamente al di sotto dei valori massimi stabiliti per Zvn (2 capi/ha) e no-Zvn (4 capi/ha).
Gli allevamenti di bovini da latte producono annualmente 93,65 kg di metano (CH4) per ettaro di Sau per capo (78,40 kg CH4/ha dalla fermentazione enterica e 15,25 kg CH4/ha dalla gestione dei reflui) (Apat, 2007).
L’impatto totale relativo alle emissioni di metano è minore con l’adozione di maggiori impegni (3,460 kg CH4) rispetto alla pratica ordinaria (4,325 kg CH4). L’adozione volontaria della strategia a superficie costante comporterebbe una riduzione annua dell’impatto relativo alle emissioni di metano di 0,865 kg CH4. Gli impatti ex ante maggiori si registrano nelle province di Taranto (21,238 kg CH4) e Bari (5,375 kg CH4): il maggiore impegno consentirebbe una riduzione delle emissioni di metano pari a 4,248 kg CH4 e 1,075 kg CH4 nelle rispettive province.

Tabella 1 - Impatti degli allevamenti di bovini da latte pugliesi relativi al carico di azoto (N) al campo e alle emissioni di metano (CH4): dettaglio sulle province

Fonte: elaborazione su dati del Decreto Ministeriale del 7 aprile 2006, Apat (2007), Istat (2010), Bdn (2017).
Note: Gli acronimi utilizzati si riferiscono a Superficie Agricola Utilizzata (Sau), Unità Bestiame Adulto (Uba), azoto (N), metano (CH4). I dati si riferiscono alla situazione pre- (ex ante) e post- (ex post) adozione volontaria della Misura 14.

Gli impatti sul cambiamento d’uso del suolo della strategia a carico costante

La strategia a carico costante, aumentando le superfici aziendali a parità di numero dei capi, può avere impatti sul cambiamento d’uso del suolo.
La tabella 2 confronta gli impatti della strategia a carico costante negli allevamenti di bovini da latte nelle province della Regione Puglia ex ante ed ex post l’adozione volontaria dei maggiori impegni previsti dalla Misura 14.

Tabella 2 - Impatti degli allevamenti di bovini da latte pugliesi relativi al cambiamento d’uso del suolo: dettaglio sulle province

Fonte: elaborazione su dati Istat (2010).
Note: Gli acronimi utilizzati si riferiscono a Superficie Agricola Utilizzata (Sau) e Unità Bestiame Adulto (Uba). I dati si riferiscono alla situazione pre- (ex ante) e post- (ex post) adozione volontaria della Misura 14.

In Regione Puglia, la Superficie Agricola Utilizzata (Sau) dalle aziende zootecniche di bovini da latte è di 45.850 ha, pari al 3,57% della Sau totale pugliese (Istat, 2010). L’estensione delle superfici di stabulazione potrebbe generare un aumento nel consumo di suolo dello 0,71% rispetto a quanto avviene nella pratica ordinaria (ex ante), per cui gli stessi allevamenti occuperebbero una maggiore superficie (55.020 ha).
Nella pratica ordinaria, gli allevamenti di bovini da latte delle province di Taranto e Bari sono quelli che utilizzano più Sau, rispettivamente 25.953 ha e 17.418 ha. L’adozione volontaria della strategia a carico costante comporterebbe un aumento dell’uso del suolo dello 0,40% per la provincia di Taranto e dello 0,27% per la provincia di Bari.
Tuttavia, la Sau utilizzata dagli allevamenti di bovini da latte in Puglia è piuttosto contenuta rispetto ad altre tipologie di utilizzazione del suolo (e.g. seminativi, olivo, prati e pascoli), ma può essere paragonata a quella della vite, in particolare per la provincia di Taranto (25.953 ha di Sau per i bovini da latte e 23.785 ha di Sau per la vite) (Tabella 3).

Tabella 3 - Superficie Agricola Utilizzata (Sau, ha) per tipologia di utilizzazione del suolo: dettaglio sulle province pugliesi

Fonte: Istat (2010)

Assumendo che tutti gli allevatori di bovini da latte della Regione Puglia adottino volontariamente la strategia a carico costante, il cambiamento d’uso del suolo derivante potrebbe generare impatti economici e sul consumo di suolo diversi a seconda della destinazione d’uso della Sau e delle province.

Conclusioni

Il contributo ha quantificato i potenziali impatti sugli allevamenti di bovini da latte della Regione Puglia, derivanti dall’adozione volontaria della Misura 14 del Programma di Sviluppo Rurale (Psr) 2014-2020, attraverso le strategie a superficie costante e a carico costante per ottenere livelli di benessere animale più elevati in termini di superfici di stabulazione (Santeramo et al., 2018).
Alla luce di quanto emerso, la Misura 14 non solo è coerente con l’obiettivo che si pone (il miglioramento del benessere animale), ma genera anche delle esternalità negative sull’uso del suolo trascurabili, come sottolineato da recenti studi sulla sostenibilità dei requisiti della Politica Agricola Comune (Pac) (Cortignani et al., 2017; Solazzo e Pierangeli, 2016). In particolare, gli impatti delle strategie a carico costante e a superficie costante risultano essere eterogenei nelle province pugliesi e particolarmente rilevanti per Taranto e Bari: a tal proposito, Coderoni ed Esposti (2018) evidenziano che gli impatti relativi alle politiche della Pac sono diversi a seconda delle aree considerate.
Gli impatti sul cambiamento d’uso del suolo potrebbero assumere una certa rilevanza (negativa) solo qualora tutti gli allevatori di bovini la latte pugliesi adottassero volontariamente una strategia a carico costante: in tal caso si potrebbe generare un cambiamento d’uso ed un consumo di suolo a scapito della Superficie Agricola Utilizzata di altri settori, con importanti ripercussioni ambientali ed economiche diversi per provincia. Tuttavia tale scenario è poco probabile, dal momento che la Misura 14 finanzia i mancati redditi o i maggiori costi che l’allevatore deve sostenere a seguito del maggior impegno, ma non l’ampliamento aziendale: la strategia da adottare per aumentare le superfici di stabulazione rispetto alla baseline è infatti una scelta volontaria dell’allevatore.
Per quanto il benessere degli animali sia ampiamente riconosciuto come elemento essenziale della produttività e, quindi, della redditività del settore, è crescente la preoccupazione degli allevatori per la mancata compensazione da parte del mercato dei costi aggiuntivi associati al raggiungimento di livelli più elevati di benessere animale. In prospettiva, l’attenzione al tema rimane elevata, tanto che il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione circa la necessità di adottare una nuova strategia per il benessere animale nel periodo 2016-2020, che assicuri norme rigorose in materia di benessere animale e il continuo miglioramento sulla base delle conclusioni scientificamente accettate.

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