Bio-based and applied economics (Bae, Vol. 5 No. 1 (2016))

Bio-based and applied economics (Bae, Vol. 5 No. 1 (2016))
a Università Cattolica del Sacro Cuore, Dipartimento di Economia Agroalimentare, Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali

Abstract degli articoli pubblicati sul Vol. 5 No. 1 (2016) del Bae

Biorefineries in the bio-based economy: opportunities and challenges for economic research

Le bio-raffinerie nella bio-economia: opportunità e sfide per la ricerca economica

Loïc Sauvée, Davide Viaggi

In questo numero speciale si affronta il tema delle bio-raffinerie, in particolare quelle di terza generazione. Le bio-raffinerie convertono biomasse (residui organici, colture energetiche, biomasse acquatiche, ecc) in un’ampia gamma di prodotti, quali carburanti, prodotti chimici, energia e calore, materiali, cibo e mangimi.
L’obiettivo è quello di evidenziare le principali sfide che lo sviluppo delle bio-raffinerie,  deve fronteggiare nel mondo, da diverse prospettive, economica, strategica e organizzativa. In questo nuovo campo il ruolo della ricerca è particolarmente importante.  Argomenti di questo numero sono, in primo luogo, il ruolo che le bio-raffinerie avranno sulla sostenibilità, a più livelli (globale, nazionale e locale), coinvolgendo differenti modelli di business (il grado di integrazione orizzontale/verticale, il ruolo delle cooperative, i rapporti di filiera, la funzione delle partnership pubblico-privato (Ppp), ecc). Ulteriori temi trattati  riguardano gli strumenti di coordinamento della filiera, quali i contratti ma anche  il ruolo degli agricoltori e delle loro associazioni nelle aree ove queste filiere rivestono un ruolo centrale. Infine, ma non meno importante, l’influenza dell’ambiente istituzionale  e legale, e dunque anche del ruolo delle istituzioni pubbliche e delle connessioni tra le diverse politiche.

Analysing the economy-wide impact of the supply chains activated by a new biomass power plant. The case of cardoon in Sardinia

Un’analisi dell’impatto economico delle filiere attivate da un nuovo impianto di energia da bio-masse. Il caso del cardone in Sardegna

Andrea Bonfiglio, Roberto Esposti

Questo studio analizza l’impatto sull’economia sarda generato da un impianto per la produzione di energia da biomasse alimentato con cardone coltivato in loco. Il cardone viene anche utilizzato anche per la produzione di bio-polimeri. L’impatto viene valutato sul livello generale dell’economia utilizzando un modello Input-Output chiuso multi-regionale, che consente di prendere in esame l’intera filiera che viene attivata nonché gli effetti sovra-locali generati dagli scambi tra settori produttivi. Gli effetti vengono misurati in base a scenari alternativi che simulano vari gradi di sostituzione delle attività agricole esistenti con la nuova coltivazione del cardone. I risultati evidenziano significativi impatti positivi a livello locale, in termini di valore aggiunto ed occupazione; impatti che dipendono fortemente dal grado di sostituzione. L’analisi evidenzia inoltre l’esistenza di territori specifici più sensibili agli effetti negativi indotti dalla sostituzione.

An estimation of the willingness to pay for biodiesel: a pilot study of diesel consumers

Una stima della disponibilità a pagare per il biodiesel: uno studio-pilota sui consumatori di bio-diesel

Pathmanathan Sivashankar, Jeevika Weerahewa, Gamini Pushpakumara, Lakshman Galagedara

La politica energetica dello Sri Lanka prevede che la nazione raggiungerà l’obiettivo di soddisfare il 20% dei propri fabbisogni energetici mediante l’utilizzo di risorse rinnovabili non convenzionali entro il 2020. Questo studio cerca di valutare la disponibilità a pagare dei possessori di veicoli diesel per il biodiesel Jatropha, nonchè i fattori che influenzano le loro decisioni. Lo studio, condotto nella città di Kandy,  utilizza il metodo della Contingent Valuation  con valutazione ipotetica, in quanto il bio diesel non è presente in commercio. Per i possessori di veicoli diesel, è stato utilizzato come riferimento il prezzo del diesel convenzionale, Rs.121/= per litro (€ 0.83). I fattori che influenzano la disponibilità a pagare sono stati individuati usando una modello Probit e la disponibilità a pagare è stata stimata usando tecniche non-parametriche. La disponibilità a pagare media per il bio-diesel, da parte di utilizzatori di veicoli diesel, è risultata pari a Rs.109 per litro (€ 0.74); il valore mediano pari a Rs.124/= per litr0 (€ 0.85). Le persone più anziane con un più alto livello di istruzione mostrano una minore propensione a pagare per il bio-diesel, mentre le persone sposate con redditi più alti presentano una disponibilità a pagare più elevata.

The territorial biorefinery as a new business model

Le bio-raffinerie territoriali come nuovo modello di business

Ion Lucian Ceapraz, Gaëlle Kotbi, Loic Sauvee

La transizione verso attività più sostenibili apre la strada a soluzioni alternative basate su modelli economici che prevedono l’uso di input agricoli o bio-masse come sostituti di prodotti petroliferi. In questo contesto le diverse generazioni di  bio-raffinerie si stanno evolvendo rapidamente, evidenziando le svariate possibilità nell’organizzazione delle attività di trasformazione lungo tutta la filiera. Due sono i principali modelli di business seguiti: quello che utilizza materia prime di importazione e quello che invece presenta un più stretto legame territoriale e si basa su materie prime del territorio. In questo articolo ci si focalizza su questo secondo modello, la ”bio-raffineria territoriale”, visto come un nuovo modello di business. Si sviluppa l’idea dell’esistenza di un legame tra la bio-raffineria ed il territorio mediante diversi approcci teorici e si dimostra che la definizione di ”bio-raffineria territoriale” non ottiene un consenso unanime, dal punto di vista del background teorico. Si enfatizza quindi come le assunzioni teoriche sulle quali si basano le diverse definizioni dovrebbero essere esplicitate in modo da facilitare le modalità con le quali gli operatori professionali studiano, sviluppano e mettono in piedi queste tipologie di business.

The instability of farm income. Empirical evidences on aggregation bias and heterogeneity among farm groups

L’instabilità del reddito agricolo. Evidenze empiriche circa le distorsioni dovute all’aggregazione e l’eterogeneità tra gruppi di aziende

Simone Severini, Antonella Tantari, Giuliano Di Tommaso

Questo articolo analizza l’instabilità del reddito agricolo per un campione fisso di aziende in Italia nel periodo 2003-2012. Si valuta l’entità della distorsione dovuta all’utilizzo di dati aggregati piuttosto che dati per singole azienda e si stima il grado di variabilità nei redditi in diversi gruppi di aziende per l’intero periodo e per due sotto-periodi. Le differenze tra gruppi e periodo vengono valutate utilizzando test non parametrici. I risultati suggeriscono che le analisi basate su dati aggregati tendono a sottostimare il grado di instabilità del reddito fronteggiato dagli agricoltori. Questa instabilità varia sensibilmente tra i gruppi e è cresciuta in maniera significativa nel tempo. Tutto questo ha implicazioni di politica agricola con riferimento agli strumenti per la gestione del rischio introdotti nell’ambito delle politiche di sviluppo rurale ed alle modalità con le quali questi strumenti dovrebbero essere mirati alle aziende che ne hanno più bisogno.

Entry deterring effects of contractual relations in the dairy processing sector

Effetti di deterrenza all’entrata delle relazioni contrattuali nel settore lattiero-caseario

Yvonne Zavelberg, Thomas Heckelei, Christine Wieck

La Commissione Europea ha introdotto nell’Ottobre 2012 il cosiddetto “Pacchetto Latte”, che consente agli Stati Membri di richiedere contratti scritti obbligatori tra i produttori di latte ed i trasformatori. Si ritiene che, qualora questi contratti siano esclusivi, cioè includano l’obbligo di vendere soltanto alla parte contraente, essi possano esercitare degli effetti  anticoncorrenziali. In questo articolo viene costruito un modello di teoria dei giochi per analizzare la competizione imperfetta introdotta nel mercato della materia prima come effetto di deterrenza all’entrata causato da contratti esclusivi tra produttori di latte e imprese della trasformazione. Partendo dalla letteratura sull’antitrust, il modello incorpora le caratteristiche specifiche del mercato del latte e prende in esame l’attitudine al rischio dei produttori di latte e l’incertezza legata all’entrata sul mercato di una impresa lattiero-casearia rivale. Date certe combinazioni tra probabilità di entrata di un rivale e livello di avversione al rischio degli allevatori, un’impresa già presente sul mercato può ostacolare l’entrata di un rivale offrendo un contratto esclusivo.

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