Buone pratiche per l’educazione alla sostenibilità

Buone pratiche per l’educazione alla sostenibilità
a Università degli Studi di Teramo, Facoltà di Bioscienze e Tecnologie Agro-Alimentari e Ambientali

La scienza della sostenibilità si è affermata negli ultimi anni come una delle aree scientifico-culturali più importanti nell’ambito della ricerca scientifica internazionale, operando un processo di definizione e sistematizzazione del concetto stesso di sostenibilità, che si focalizza sulle relazioni tra i processi alla base dei sistemi di interazione dinamica tra natura e società, sulle integrazioni necessarie e sugli indicatori da utilizzare per monitorarne l’evoluzione considerando sia gli aspetti fisici e biologici che gli elementi sociali, culturali, economici e politico-normativi1. La scienza della sostenibilità si sviluppa inoltre in una tensione costruttiva tra un aspetto analitico-descrittivo basato su un approccio tipicamente transdisciplinare e una funzione “trasformativa”, finalizzata cioè alla ricerca di soluzioni pratiche alle problematiche riguardanti lo sviluppo sostenibile che tipicamente richiedono soluzioni complesse, il coordinamento tra diversi stakeholder, la considerazione di diverse scale dal globale al locale (Wiek et al., 2012).
L’educazione e la formazione giocano un ruolo fondamentale nel processo di transizione verso la sostenibilità; tale transizione può essere possibile solo se il concetto di sostenibilità diventa parte integrante del percorso educativo, dalle scuole primarie fino all’istruzione superiore.
In particolare, nei prossimi anni, il sistema dell’alta formazione sarà riconosciuto come uno dei più importanti soggetti in grado di contribuire agli sforzi della società per il raggiungimento della sostenibilità, attraverso le competenze e le conoscenze che i laureati apprenderanno e saranno in grado di mettere in pratica, le attività di ricerca e lo scambio di conoscenze con il settore produttivo, la società civile e i decisori politici, nonché attraverso le proprie strategie ed attività concrete (Hefce, 2009). Per questa ragione l’educazione allo sviluppo sostenibile deve divenire un tema centrale nelle istituzioni di alta formazione.
Di tale impegno si è assunta consapevolezza ai più elevati livelli istituzionali: l’Unesco (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) si è interrogata, in questi anni, su come introdurre e rafforzare la dimensione dello sviluppo sostenibile nei curricula, nella formazione dei formatori, nelle attività extra-curricolari e nelle attività di educazione non formalizzate (Unesco Associated Schools, 2011). Per questo un approccio che consideri tutti questi aspetti – e possibilmente le loro interrelazioni – è oggi più che mai necessario.
Il progetto Isle (Innovation in the teaching of Sustainable Development in Life Sciences in Europe2) ha avuto come obiettivo la realizzazione di attività di ricerca e sperimentazione per l’implementazione dell’insegnamento dello sviluppo sostenibile nelle istituzioni dell’alta formazione. Tra tutte le strutture formative, l’alta formazione è investita di significative responsabilità, sia nell’incorporare il concetto di sviluppo sostenibile nelle proprie attività (di formazione, di ricerca ma anche gestionali) sia nel diffondere il concetto di sviluppo sostenibile nella società e nel mondo delle imprese.
Nello specifico si presentano in questo articolo i risultati del progetto concernenti l’identificazione e la diffusione di buone pratiche a livello europeo riguardanti l’educazione allo sviluppo sostenibile nelle istituzioni di alta formazione3.
Un primo livello di analisi ha riguardato la redazione di Rapporti nazionali sullo stato di applicazione dell’educazione allo sviluppo sostenibile negli studi universitari nelle life science e un’indagine diretta presso le istituzioni partecipanti al network4. L’indagine è stata realizzata attraverso un questionario on-line e ha avuto come destinatari studenti, docenti e rappresentanti istituzionali di università di 28 paesi europei. I questionari on-line sono stati compilati da 2.988 studenti, 879 docenti e 83 rappresentanti delle istituzioni universitarie ai più alti livelli. Nell’indagine diretta, solo il 16% degli studenti e il 20% dei docenti e dei responsabili amministrativi sono stati in grado di indicare specifiche buone pratiche messe in atto nella propria istituzione. La maggior parte delle esperienze evidenziate riguarda la gestione delle risorse (energia, acqua, gestione dei rifiuti, ...), l’adozione di comportamenti sostenibili (mobilità sostenibile, riduzione dei consumi, prodotti alimentari), iniziative di formazione extra-curricolare (attività di volontariato, visite di studio, attività associative, ...) ed iniziative di sensibilizzazione. Una sintesi delle tematiche messe in evidenza è riportata in Tabella 1.

Tabella 1 - Sintesi delle buone pratiche emerse dall’indagine diretta

Fonte: elaborazione da Chiodo (2013)

L’approccio metodologico: quali buone pratiche nell’educazione allo sviluppo sostenibile?

L’analisi dello stato dell’arte ha fatto emergere la numerosità e la varietà di iniziative messe in atto dalle istituzioni di alta formazione a livello europeo, ma ha anche evidenziato come tali iniziative rischino spesso di mancare di sistematicità, o perché rappresentano esperienze isolate all’interno delle istituzioni stesse o perché non sono sostenute da un quadro politico-istituzionale in grado di valorizzare e premiare i comportamenti virtuosi delle singole istituzioni e di promuovere la diffusione di esperienze di eccellenza nell’intero panorama dell’istruzione superiore a livello nazionale.
Per questo si è ritenuto necessario sistematizzare il concetto di educazione allo sviluppo sostenibile nelle istituzioni dell’alta formazione considerandolo in un senso più ampio ed in grado di cogliere sia gli aspetti innovativi di iniziative specifiche sia gli aspetti istituzionali e di sistema. Oltre alla descrizione di buone pratiche ed iniziative innovative nella formazione curriculare ed extra-curriculare si è considerata quindi la caratterizzazione del quadro politico e istituzionale. Per massimizzare l’efficacia dell’educazione allo sviluppo sostenibile tutti questi elementi debbono essere affrontati in modo coordinato.
La ricerca e la descrizione di buone pratiche – pur non potendo essere esaustiva a livello europeo – ha cercato quindi di individuare e presentare iniziative innovative in grado di coprire i diversi elementi che costituiscono il framework per l’educazione allo sviluppo sostenibile. In pratica le buone pratiche sono state classificate in quattro aree che coprissero i diversi aspetti sopra evidenziati: politiche, attività istituzionali e management, didattica e esperienze pratiche; le aree sono sinteticamente descritte nella Tabella 2.

Tabella 2 - Classificazione delle buone pratiche per l’educazione alla sostenibilità

Note: * La definizione di “formal”, “non formal” e “informal learning” è tratta da Ghk et al. (2008) ricerca commissionata dalla Direzione Generale Educazione e Cultura della Commissione Europea.

Sono state selezionate 45 buone pratiche realizzate in 19 paesi europei: Olanda (6 esempi), Francia e Italia (5), Germania e Portogallo (4), Gran Bretagna e Svezia (3), Bulgaria, Grecia e Slovacchia (2), Austria, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Malta, Norvegia, Polonia, Slovenia e Romania (1). Le aree di appartenenza delle buone pratiche sono state individuate in Didattica (21), Attività istituzionali (15), Esperienze pratiche (13) e Politiche (5)5.
Ogni caso di studio è descritto attraverso un format comprendente le seguenti informazioni: soggetto attuatore, soggetto/i finanziatore/i, scala di implementazione (locale, regionale, nazionale, internazionale), periodo di realizzazione, descrizione delle attività (obiettivi e modalità di realizzazione), focalizzazione delle attività sui tre pilastri della sostenibilità (ambientale, sociale ed economica), campo delle life science coinvolto, rispondenza ai criteri di valutazione, risultati, impatti e fattori di successo, oltre a tutti i riferimenti (bibliografici, contatti, sito internet, ecc.) necessari per ulteriori approfondimenti.
L’elaborazione teorica relativa ai criteri di valutazione ha permesso di individuare un insieme di caratteristiche che rappresentano aspetti qualificanti le buone pratiche per l’educazione allo sviluppo sostenibile: trasferibilità, pertinenza, capacity building, pratiche user friendly, innovazione, approccio parziale versus globale.
Nelle attività didattiche l’attenzione è posta sulla costruzione delle competenze e sul processo di apprendimento, sviluppando non solo competenze tecniche ma capacità di comunicazione e problem solving. Gli studenti diventano protagonisti del processo di apprendimento e dell’interazione tra università e società civile. Nuove metodologie di project working caratterizzano la didattica così come l’attenzione alle tecnologie dell’informazione e comunicazione.
Sono inoltre stati tenuti in considerazione aspetti trasversali quali la capacità di networking e l’interdisciplinarità. Partnership e network possono essere realizzati tra università, tra queste e la società civile o le imprese. Il livello di integrazione può andare dallo scambio di esperienze, alla condivisione della conoscenza fino al perseguimento congiunto di obiettivi comuni. Tra le partnership è importante sottolineare le relazioni che si possono instaurare tra le università e le comunità locali, ad esempio evidenziando il ruolo che possono avere campus sostenibili per migliorare la qualità della vita dei quartieri urbani in cui l’università ha sede o l’importanza di attività extra-curriculari realizzate dagli studenti a favore delle comunità locali.
Gli argomenti legati all’educazione allo sviluppo sostenibile sono tipicamente interdisciplinari, in quanto devono tener conto delle interrelazioni tra aspetti ambientali, economici e sociali. Gli obiettivi degli approcci che prevedono l’interazione di diverse discipline sono quelli di risolvere problemi reali e complessi, offrire diverse prospettive ai problemi, porre domande di ricerca di tipo comprensivo (Choi e Pak, 2006). In questo senso se l’approccio multi-disciplinare raccoglie conoscenze da discipline diverse, ciascuna permanendo nell’ambito dei propri confini disciplinari, quello inter-disciplinare analizza, sintetizza ed armonizza i collegamenti tra le discipline in un insieme coerente e coordinato. Ancora di più, lo sviluppo sostenibile richiede un approccio trans-disciplinare, cioè la capacità delle singole discipline di trascendere i propri tradizionali confini per produrre nuova conoscenza. Ci si muove quindi da un elemento additivo a uno interattivo fino ad un approccio di tipo olistico.
L’innovazione, infine, può caratterizzare in diversi modi le buone pratiche: innovazione nelle tematiche affrontate (globalizzazione, stili di vita più salutari, produzione e consumo di energia, inclusione sociale, ecc.), nel metodo di lavoro (approcci partecipativi e multi-attore, nuove tecnologie, nuovi metodi didattici, approcci inter e trans-disciplinari, ecc.) o nella capacità di costruire un ambiente culturale e istituzionale favorevole all’educazione allo sviluppo sostenibile.

Politiche per l’educazione allo sviluppo sostenibile

Come evidenziato, una grande varietà di iniziative è stata realizzata in Europa a livello di alta formazione per implementare l’educazione allo sviluppo sostenibile. Anzi possiamo dire che proprio lo sviluppo spontaneo di numerose e specifiche iniziative, spesso non collegate le une alle altre, è stata la caratteristica dell’introduzione dell’educazione allo sviluppo sostenibile nel sistema universitario.
L’aspetto delle politiche è quindi oggi un elemento chiave per la costruzione di un quadro istituzionale in grado di valorizzare e diffondere le migliori esperienze realizzate a livello delle singole istituzioni, e sistematizzarle in un insieme di regole e incentivi; creare insomma le condizioni perché si passi da un proliferare di esperienze interessanti ma isolate all’introduzione dell’educazione allo sviluppo sostenibile nel mainstreaming del sistema educativo. La costruzione del quadro istituzionale è quindi la condizione necessaria – anche se non sufficiente – per creare un sistema formativo che sia nella sua maggioranza orientato verso lo sviluppo sostenibile.
Nella definizione di questo quadro possono essere identificati, in ambito europeo, diversi approcci. Da un lato un approccio che potremmo definire come “normativo”, in cui gli aspetti connessi all’educazione allo sviluppo sostenibile sono introdotti nel sistema valutazione delle istituzioni universitarie, divenendo condizione per l’accreditamento o per l’assegnazione dei trasferimenti pubblici. Dall’altro un sistema non prescrittivo ma abilitante, finalizzato ad offrire servizi alle istituzioni educative, comunicare ed incoraggiare la diffusione di buone pratiche, istituendo riconoscimenti e assegnando finanziamenti straordinari per l’integrazione dello sviluppo sostenibile nel sistema educativo.
I due sistemi non sono necessariamente alternativi ma potrebbero vedere anche un’applicazione congiunta. In ogni caso la costruzione di un quadro istituzionale è necessaria per creare, sostenere e diffondere un sistema educativo orientato allo sviluppo sostenibile. L’obiettivo è che il tema della sostenibilità diventi un aspetto centrale della strategia di sviluppo del sistema dell’alta formazione. Allo stesso tempo l’ipotesi che sostiene una scelta politica forte in questa direzione è che il sistema dell’alta formazione sia riconosciuto come uno dei principali fattori in grado di sostenere gli sforzi della società nel perseguire uno sviluppo sostenibile.
Esempi di iniziative sul piano politico-istituzionale possono essere le azioni di agenzie nazionali, la messa in opera di sistemi di accreditamento, la definizione di piani di azione, l’istituzione di premi e riconoscimenti, la redazione di linee guida. In un approccio bottom-up si segnalano invece la creazione di consorzi inter-universitari per il miglioramento del sistema educativo o l’introduzione di sistemi di gestione sostenibile delle strutture.
L’esempio inglese è rappresentato dall’attività del Higher Education Funding Council for England (Hefce), soggetto pubblico finanziatore del sistema dell’alta formazione, che nel proprio piano strategico definisce il proprio ruolo come catalizzatore e facilitatore per sostenere il progresso verso l’alta formazione allo sviluppo sostenibile, utilizzando un approccio non prescrittivo e abilitante ed integrando il tema della sostenibilità nei programmi di finanziamento specifici esistenti, con la finalità di costruire e disseminare buone pratiche. Il ruolo di supporto di Hefce riguarda: l’impegno con i portatori di interessi nel costruire sinergie sullo sviluppo sostenibile, la creazione di competenze nella gestione dello sviluppo sostenibile, la condivisione di buone pratiche e il supporto allo sviluppo di buone pratiche ove non esistenti, la ricompensa di comportamenti più sostenibili (Hefce, 2009). Unitamente all’azione di Hefce, la Strategy for Sustainable Farming and Food, elaborata dal Department for Environment, Food and Rural Affairs (Defra), informa ed influenza le strategie di sostenibilità ambientale delle istituzioni di alta formazione che operano nel settore agricolo6.
In Francia la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile 2010-2013 Vers une économie verte et équitable (Verso un’economia verde ed equa) ha come obiettivo lo sviluppo di un’economia a basso consumo di risorse e carbon-free perseguendo allo stesso tempo un obiettivo di giustizia ed equità sociale, con la creazione di un’architettura comune per tutti gli attori pubblici e privati. Il Ministero dell’Istruzione e della Ricerca è impegnato nella costruzione della strategia sia attraverso l’implementazione nelle istituzioni di alta formazione dell'Epa (Exemplarity Plan for the Administration) finalizzato a dimostrare il ruolo esemplare dello stato nelle proprie attività gestionali e di offerta di servizi, sia attraverso lo sviluppo degli aspetti più specificamente educativi (Virtual University Environment and Sustainable Development - Uved: un’università tematica digitale con la missione di produrre, sviluppare e diffondere materiale formativo digitale validato in tutti i campi collegati allo sviluppo sostenibile). Il sistema di accreditamento delle Università francesi è gestito da agenzie indipendenti responsabili di periodiche valutazioni delle strutture: aspetti riguardanti l’introduzione di pratiche sullo sviluppo sostenibile sono presi in considerazione – seppur in modo abbastanza generico – nel documento di accreditamento.
In Germania la politica per l’educazione allo sviluppo sostenibile è inserita nel quadro del Decennio dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite 2005 – 2014. La German Commission for Unesco coordina l’implementazione dell’iniziativa in Germania per conto del Governo Federale. Il coinvolgimento dei diversi attori e il coordinamento dei diversi livelli di governance è assicurato da un Comitato Nazionale che include rappresentanti dei ministeri di competenza, del Parlamento, degli Stati federali, degli enti locali, del settore privato, dei media, dello organizzazioni non governative, dell’accademia ed esperti individuali. Il settore educativo – dalla scuola primaria all’università – è rappresentato con l’intero spettro dei contenuti riguardanti l’insegnamento dello sviluppo sostenibile.
Infine un esempio di iniziativa bottom-up è rappresentato in Olanda dal Duurzaam Hoger Onderwijs (Dho - Organizzazione per l’Alta Formazione Sostenibile). Dho è un’organizzazione a rete finanziata per il 50% dal Ministero dell’Educazione, per il 30% da Ong e per il 20% dalle Università, connessa all’intero sistema universitario. Dho ha creato una serie di network su temi gestionali specifici, come l’edilizia sostenibile o la gestione delle risorse idriche. L’aspetto più interessante è però la creazione di uno strumento di auditing per la sostenibilità nell’alta formazione (Aishe – Auditing Instrument for Sustainability in Higher Education), un sistema di autovalutazione che può essere utilizzato per rafforzare l’integrazione delle tematiche connesse allo sviluppo sostenibile nelle politiche universitarie e nelle attività formative. Esso può essere inoltre utilizzato per ottenere un marchio di qualità per lo sviluppo sostenibile dallo stesso Dho. Si sta cercando attualmente di diffondere a livello europeo questo strumento applicato in modo esteso dalle università olandesi.

Considerazioni conclusive

L’educazione allo sviluppo sostenibile non può che essere affrontata in un senso ampio, considerando da un lato la costruzione di un quadro politico ed istituzionale favorevole e dall’altro l’implementazione di attività didattiche di tipo formale e informale nonché di un ampio insieme di iniziative di carattere esperienziale che vedano gli studenti come protagonisti. In questo senso l’individuazione di buone pratiche che coprano l’intero spettro delle iniziative possibili può essere di grande aiuto per le istituzioni di alta formazione che intendano impostare un percorso di sostenibilità.
Le iniziative possono differire per tipologia di istituzioni coinvolte (ministeri, agenzie nazionali, consorzi, singole università, Ong), per livello di implementazione (locale, regionale, nazionale, internazionale) e ambito geografico (europeo ma in alcuni casi collegato alla cooperazione internazionale); possono essere caratterizzate da un approccio di tipo puntuale (es. l’introduzione di tematiche legate allo sviluppo sostenibile in uno specifico corso di studi) oppure sistematico (es. la costruzione di un quadro istituzionale finalizzato all’introduzione dell’educazione allo sviluppo sostenibile nell’ambito di una strategia nazionale). La complessità dell’argomento porta allo sviluppo di una grande varietà di approcci e soluzioni.
La lettura di insieme delle buone pratiche permette però di far emergere la centralità delle istituzioni di alta formazione ed il loro ruolo nella società, non solo per il loro compito fondamentale di ricerca e formazione ma anche per la capacità di coinvolgimento della società civile, di disseminazione, diffusione di nuovi approcci ai temi sociali ed ambientali, di innovazione sociale. Lungo questi percorsi sono da preferire approcci partecipativi ed interattivi, iniziative bottom-up che abbiano il loro punto di partenza nelle esigenze concrete della società in cui le università operano.
L’educazione è uno strumento chiave per portare cambiamenti nei valori e nelle attitudini, nel creare competenze, comportamenti e stili di vita coerenti con lo sviluppo sostenibile (Unesco Associated Schools, 2011). Le condizioni di successo delle singole iniziative non sono solo legate alla capacità di fornire agli studenti nuove conoscenze, capacità pratiche o competenze, ma soprattutto alla diffusione di nuovi valori, attitudini e comportamenti che possano contribuire ad uno sviluppo sostenibile per l’attuale e le future generazioni.

Riferimenti bibliografici

  • Chiodo E. (a cura) (2013), Sustainable Development in Higher Education in Europe. Good Practices Compendium. Edizioni Homeless Book

  • Choi B., Pak A. (2006), Multidisciplinarity, interdisciplinarity and transdisciplinarity in health research, services, education and policy: 1. Definitions, objectives, and evidence of effectiveness. Clinical and Investigative Medicine [2006, 29(6):351-364]

  • Ghk, Danish Technology Institute, Technopolis (2008), Inventory of innovative practices in education for sustainable development. DG Education and Culture, [pdf]

  • Hefce – Higher Education Funding Council for England (2009), Sustainable development in higher education. February 2009/03, [pdf]

  • Unesco (2011), Education for Sustainable Development. An expert review of processes and learning, [pdf]

  • Wiek A., Ness B., Schweizer-Ries P., Brand F. S., Farioli F. (2012), From complex systems analysis to transformational change: a comparative appraisal of sustainability science projects. Sustainability Science, (2012) 7: 5-24, Springer

  • 1. Si veda per un approfondimento il Manifesto fondativo dell’Italian Association for Sustainability Science, [link]
  • 2. Isle è un network finanziato dall’Unione Europea nell’ambito dell’Erasmus Lifelong Learning Programme per il periodo 2010/2013, composto da 39 partner di 30 paesi europei, appartenenti ad università ed altre istituzioni di alta formazione, istituti di ricerca ed imprese. Il progetto è focalizzato sul settore delle life science. Le attività sviluppate hanno riguardato la definizione di un quadro conoscitivo dello stato dell’arte a livello europeo sull’educazione allo sviluppo sostenibile, l’analisi delle relazioni tra Università e impresa per la creazione di nuove figure professionali orientate alla sostenibilità, la realizzazione di strumenti operativi quali raccolte di buone pratiche, linee guida per l’adeguamento dei curricula universitari e percorsi di certificazione per i corsi di studi.
  • 3. I risultati sono il frutto di un work package del progetto (WP 3 Identifying sustainable and user friendly Good Practices) e sono stati raccolti e presentati nel volume Sustainable Development in Higher Education in Europe. Good Practices Compendium, cui si rimanda per ulteriori approfondimenti. Il volume è scaricabile dal sito del Progetto Isle (www.isle-project.eu) al seguente [link]
  • 4. Per una analisi più generale dei risultati dell’indagine sullo stato dell’arte si veda il sito www.isle-project.eu
  • 5. Ogni caso studio può coprire una o più aree. Per l’elenco completo e la presentazione dei casi studio si rimanda al volume citato.
  • 6. Si veda a questo proposito l’esperienza di Harper Adams University, presentata nel volume ([link])
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