Misurare la multifunzionalità in agricoltura: proposta di un indice sintetico

Misurare la multifunzionalità in agricoltura: proposta di un indice sintetico

Introduzione 1

Oltre alla sua funzione primaria di produrre cibo e fibre, l’agricoltura può anche disegnare il paesaggio, proteggere l’ambiente e il territorio e conservare la biodiversità, gestire in maniera sostenibile le risorse, contribuire alla sopravvivenza socio-economica delle aree rurali, garantire la sicurezza alimentare. Quando l’agricoltura aggiunge al suo ruolo primario una o più di queste funzioni può essere definita multifunzionale.” (Oecd 2001).
Il concetto di multifunzionalità ha modificato nell’ultimo decennio il modo di intendere l’agricoltura, la cui funzione non è più vista come mera produzione di beni primari, ma come capacità di produrre esternalità positive che, sotto vari aspetti, impattano sul territorio di appartenenza.
Va da se che la complessità definitoria della multifunzionalità determina una notevole difficoltà di misurazione del fenomeno. In questo lavoro si è cercato di sintetizzare al massimo il concetto di multifunzionalità in modo tale da poter esprimere, a livello territoriale, fino a che punto le aziende agricole siano state in grado di seguire le direttive date, a livello comunitario, all’agricoltura italiana.
Per raggiungere tale obiettivo è stato costruito un indice sintetico, basato su indicatori elementari, in grado di esprimere la funzione economica, sociale e ambientale delle aziende agricole italiane. Per garantire la confrontabilità tra i vari territori oggetto di analisi, si è scelto di considerare la divisione utilizzata all’interno del Piano Strategico Nazionale (Psn) 2007/2013 (Mipaaf 2010) che raggruppa, all’interno di ogni singola regione, le aree agricole con caratteristiche strutturali comuni. Il concetto di ruralità, infatti, non è omogeneo sul territorio, sia per le differenze dei sistemi agricoli e agro-alimentari, sia per le diverse forme di integrazione con il contesto urbano e industriale. Confrontare quindi territori omogenei solo a livello amministrativo avrebbe ridotto la rappresentatività dell’indice.

Le cinque dimensioni della multifunzionalità

La costruzione di un indice sintetico prevede quattro passaggi fondamentali (Oecd 2008). Il primo consiste nella disaggregazione del concetto da sottoporre a rappresentazione e misurazione in “componenti di base” (pillar). Il secondo nell’individuazione di indicatori elementari che, da soli o in batteria, possano descrivere adeguatamente ogni componente. Il terzo nel reperimento degli indicatori aggregati a livello territoriale così come stabilito nel Psn 2007/2013, che classifica il territorio rurale italiano in quattro grandi categorie: poli urbani (A), aree rurali ad agricoltura intensiva specializzata (B), aree rurali intermedie (C) e aree rurali con problemi complessivi di sviluppo (D), per un totale di 69 aree a livello nazionale. Il quarto e ultimo passaggio consiste nella costruzione del vero e proprio indice sintetico, attraverso la ponderazione e l’aggregazione dei diversi indicatori elementari, sulla base di una specifica metodologia. Per la costruzione degli indicatori si è scelto di utilizzare solo i dati del VI Censimento Generale dell’Agricoltura (anno 2010) per due ordini di ragioni: perché disponibili a livello di microarea e per evitare problemi definitori che derivano dall’integrazione tra più fonti. Si è pertanto lavorato all’impostazione teorica e metodologica degli strumenti concettuali, finalizzata all’elaborazione di una lista di categorie tematiche. Sono state individuate cinque aree concettuali o pilastri (pillar): 1) tutela del paesaggio, 2) diversificazione delle attività, 3) ambiente, 4) qualità alimentare e 5) protezione del territorio. Pur non potendo essere esaustivi, questi pillar riassumono il concetto di multifunzionalità adottato nel presente lavoro. Per ogni pillar è stata effettuata un’analisi ulteriormente approfondita, scorporandoli in altrettante componenti di base (indicatori elementari), definite secondo il criterio della coerenza logica e interpretativa, finalizzata alla migliore e più completa descrizione possibile di ogni area concettuale.

1) Tutela del paesaggio. Il "paesaggio" è definito dalla specifica Convenzione europea (Convenzione Europea sul paesaggio 2000) come una determinata "parte di territorio, così com’è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni". Negli ultimi decenni il paesaggio ha subito un progressivo degrado contro cui possono intervenire il recupero e il mantenimento dei sistemi e pratiche agricole tradizionali sviluppate nelle diverse forme dalle popolazioni locali. Una gestione del territorio attenta alla salvaguardia del paesaggio non può prescindere dal mantenimento di una diffusa attività agricola che mantenga gli elementi costitutivi dei paesaggi rurali storici come, ad esempio, i filari di siepi e boschetti, i terrazzamenti, manufatti come i muretti a secco ed i vecchi pagliai.
Per la misurazione della tutela del paesaggio sono stati utilizzati i seguenti indicatori:

  • Aziende con elementi del paesaggio agrario/Aziende (a);
  • Aziende con superficie a riposo/Aziende con Sau  (b);
  • Superficie a riposo sotto regime di aiuto/Sau (c);
  • Superfici con legnose/Sau (d);
  • Superfici con prati e pascoli/Sau (e).

2) Diversificazione delle attività. La Politica Agricola Comunitaria (Pac) 2007-2013 sostiene fortemente le attività di diversificazione che rappresentano anche l’aspetto più conosciuto della multifunzionalità. È la nuova agricoltura che salta immediatamente all’occhio, quella basata su una diversa disarticolazione dei fattori produttivi e nella produzione di un output maggiormente variegato. Questi gli indicatori utilizzati per misurarla:

  • Aziende che usano misure per la diversificazione delle attività/Aziende (a);
  • Aziende con coltivazioni energetiche/Aziende (b);
  • Aziende con attività connesse/Aziende (c).

3) Ambiente. Questo aspetto della multifunzionalità è strettamente collegato al concetto di eco-condizionalità, che ha assunto un ruolo sempre più rilevante nel nuovo orientamento della Pac. Essa mette in relazione l'agricoltura, con il territorio e la società, essendo volta a tutelare l'attività agricola e a garantire, al contempo, un beneficio ambientale per l'intera collettività.
Gli indicatori scelti sono stati:

  • Aziende che beneficiano di misure per l'ambiente/Aziende (a);
  • Aziende con superficie biologica/Aziende con Sau2 (b);
  • Superficie biologica/Sau (c);
  • Aziende con capi biologici/Aziende con allevamenti (d);
  • Capi bovini biologici/Capi bovini (e.1);
  • Capi bufalini biologici/Capi bufalini (e.2);
  • Capi equini biologici/Capi equini (e.3);
  • Aziende che effettuano stoccaggio degli effluenti zootecnici prodotti in azienda/Aziende con allevamenti (f);
  • Aziende con impianti di energia rinnovabile/Aziende (g).

4) Qualità alimentare. Il sostegno della competitività, e di conseguenza della redditività degli agricoltori dell'UE, si basa necessariamente sulla qualità alimentare. Le aspettative dei consumatori richiedono il soddisfacimento di severi requisiti negli standard di produzione e la stessa comunità europea spinge i produttori agricoli a garantire la qualità per il consumatore.
Sono stati scelti i seguenti indicatori per la misurazione della qualità:

  • Aziende che beneficiano di misure per la qualità alimentare/Aziende (a);
  • Aziende con vitigni Doc Docg3 /Aziende con vite (b);
  • Superficie a vite Doc Docg/Superficie con vite (c);
  • Superficie Dop Igp4 /Sau (d.1);
  • Superficie biologica/Sau (d.2);
  • Capi bovini e bufalini Dop/Capi bovini e bufalini (e);
  • Aziende che effettuano stabulazione del bestiame/Aziende con allevamenti (f);
  • Numero medio di bovini e bufalini in stabulazione/Capi bovini e bufalini (g).

5) Protezione del territorio. L'agricoltura ha inevitabilmente uno stretto legame con il territorio. Se praticata in maniera conforme alla sua protezione, contribuisce alla creazione e alla salvaguardia di una grande varietà di habitat semi-naturali di elevato pregio, aprendo contestualmente nuove opportunità di sviluppo e di reddito per gli operatori del settore.
Per la misurazione di tale dimensione sono stati individuati i seguenti indicatori:

  • Aziende con superficie irrigata/Aziende con superficie irrigabile (a);
  • Aziende che effettuano conservazione del suolo/Aziende con Sau (b);
  • Superficie coperta e/o conservata/Superficie con seminativi (c);
  • Superficie con inerbimento/Superficie con legnose (d);
  • Aziende che utilizzano consulenza irrigua/Aziende con superficie irrigata (e);
  • Aziende con boschi/Aziende (f);
  • Superficie boscata/SAT5 (g).

Tale scomposizione, benché preceda la definizione degli indicatori, è soggetta a un processo ciclico di aggiustamento ex post, determinato dall’effettiva disponibilità di dati sufficientemente robusti, affidabili e significativi, per l’intero territorio nazionale.
Ogni indicatore è stato costruito a livello comunale partendo dai microdati del Censimento dell’Agricoltura. I dati sono poi stati aggregati in base all’area Psn di appartenenza e sono stati ponderati in base al numero di aziende e/o alla superficie. Al fine di poter effettuare un’efficace analisi ed un’adeguata valutazione comparata dei risultati prodotti attraverso i molteplici metodi di sintesi statistica degli indicatori elementari disponibili in letteratura, si è provveduto ad applicare uno strumento software generalizzato, denominato “Ranker”, appositamente sviluppato dall’Istat e implementato a titolo sperimentale. Il software è in grado di calcolare indici sintetici a partire da indicatori semplici utilizzando otto diverse metodologie di calcolo. Il software ha consentito quindi di valutare comparativamente i risultati prodotti dai diversi metodi: in particolare, l’impatto della scelta del metodo sul risultato finale (la graduatoria). Tale valutazione è stata effettuata mediante tre strumenti:

  • la matrice di cograduazione delle graduatorie ottenute con i diversi metodi;
  • la matrice dei diagrammi di dispersione, che può essere prodotta sui valori degli indicatori o, meglio, sulle graduatorie ottenute.
  • il diagramma di dispersione calcolato su coppie di metodi selezionati, per individuare le entità su cui maggiore è l’impatto della scelta del metodo.

I risultati

I risultati mostrano la bontà dell’indice di multifunzionalità ottenuto grazie ai seguenti metodi:

  • Mazziotta-Pareto Index nella sua variante positiva (Mpi+), con tale metodo si trasformano gli indicatori elementari in scarti standardizzati ovvero in scarti dalla media relativizzati allo scarto quadratico medio;
  • la media dei valori standardizzati (M1Z), con cui si trasformano gli indicatori elementari in scarti standardizzati ovvero in scarti dalla media relativizzati allo scarto quadratico medio;
  • il metodo degli indici relativi (IR) che riproporziona il valore assunto da ciascuna unità in modo che oscilli tra il valore più basso assunto dall’indicatore posto uguale a 0 e quello più elevato posto uguale a 1.

Tali metodi mostrano risultati molto simili. La graduatoria ottenuta ordinando i risultati dei tre metodi mostra una marcata distribuzione geografica, con le regioni del Centro-Nord nelle posizioni più alte e le regioni meridionali nelle ultime posizioni.
Fermo restando che la scelta di ogni metodo presenta una componente di soggettività e parzialità, i risultati riportati fanno riferimento al metodo IR che, dall’analisi della cograduazione (ossia dal confronto tra i valori assunti dalle variabili su tutte le possibili coppie di casi), risulta essere il più stabile.
Come mostra la figura 1 (in verde le aree più multifunzionali, in rosso quelle meno multifunzionali), in generale il Nord-Est risulta più multifunzionale del Nord-Ovest, dove per il Friuli-Venezia Giulia ed il Veneto si nota la presenza di ampie sacche di ritardo nella attuazione della nuova agricoltura. La prima posizione in graduatoria è occupata dai poli urbani del Trentino Alto Adige, seguiti dalle aree rurali con problemi complessivi di sviluppo sempre del Trentino e dalla Valle d’Aosta. Tale risultato è da imputarsi probabilmente alla massiccia presenza di aziende montane in questi territori. Qui gli appezzamenti di terreno, quasi sempre limitati dalla conformazione del territorio, non consentono lo sviluppo di colture intensive e favoriscono spontaneamente attività produttive più diversificate.

Figura 1 - Indice di multifunzionalità (Metodo IR)

Fonte: elaborazione dati Istat Censimento Agricoltura 2010

A partire dal Lazio e dall’Abruzzo, inizia la linea di demarcazione che divide l’Italia: eccezion fatta per la Basilicata e l’entroterra siciliano. Il principale motivo di queste due virtuose eccezioni è da ricercarsi nell’imponente presenza di terreni coltivati con metodi biologici che rendono le due aree più multifunzionali rispetto alla media territoriale. Il Centro-Sud infatti, presenta livelli di multifunzionalità notevolmente inferiori rispetto al Nord, dove la Sardegna risulta la meno virtuosa, seguita da Campania, Molise e Lazio. E’ necessario precisare però che il sistema agricolo sardo presenta caratteristiche sui generis rispetto al resto d’Italia. La vocazione regionale per la pastorizia e per le attività ad essa connesse non favorisce la diversificazione e lo sviluppo di altre attività che, nel presente lavoro, sono fondamentali nella definizione del concetto di multifunzionalità.
Per capire in maniera più dettagliata quali sono state le ragioni che hanno determinato le posizioni nella graduatoria generale, è interessante analizzare i risultati delle cinque aree concettuali che compongono l’indice sintetico. Per ogni area (pillar) è stato elaborato un indice sintetico partendo dagli indicatori di base (Figure 2-6).
Come mostra la figura 2, ciò che contribuisce maggiormente alla determinazione del gap tra Nord e Sud Italia è la diversificazione delle attività: a quanto pare le aziende del Centro-Nord presentano una maggiore propensione alle pratiche dell’agriturismo, fattorie didattiche, trasformazione dei prodotti, produzione di energie rinnovabili, ecc.

Figura 2 - Indice di diversificazione delle attività

Fonte: elaborazione dati Istat Censimento Agricoltura 2010

Anche la qualità alimentare (Figura 3) è maggiormente spostata verso il Nord Italia, con una più spiccata concentrazione verso il Nord-Ovest e la costiera adriatica.
Sembra quindi che le aziende settentrionali abbiano avuto una maggiore capacità di carpire i benefici di quegli aspetti della multifunzionalità, che producono effetti di breve-medio raggio anche in termini monetari. Le pratiche di diversificazione della produzione e d’introduzione di iniziative volte ad aumentare la qualità degli alimenti, hanno infatti delle ricadute positive in termini di competitività (interna ed esterna) e in termini economici.

Figura 3 - Indice di qualità alimentare

Fonte: elaborazione dati Istat Censimento Agricoltura 2010

Allo stesso modo le aziende del Centro-Nord, in particolare di Emilia-Romagna, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta, sembrano riconoscere più delle altre l’importanza della protezione del territorio (Figura 4).

Figura 4 - Indice di protezione del territorio

Fonte: elaborazione dati Istat Censimento Agricoltura 2010

La situazione cambia di molto nel momento in cui si vanno ad analizzare quegli aspetti della multifunzionalità che producono esternalità positive sul territorio non monetizzabili, se non in termini di qualità ambientale e paesaggistica.
Infatti, l’indice di tutela ambientale (Figura 5) trova nelle prime posizioni prevalentemente le aree D (aree rurali con problemi complessivi di sviluppo) del territorio nazionale, indipendentemente dalla posizione geografica e con una forte concentrazione del fenomeno in Basilicata e nelle aree interne della Sicilia.

Figura 5 - Indice di tutela dell’ambiente

Fonte: elaborazione dati Istat Censimento Agricoltura 2010

Figura 6 - Indice di tutela del paesaggio

Fonte: elaborazione dati Istat Censimento Agricoltura 2010

La tutela del paesaggio (Figura 6) si distribuisce in maniera ancor meno marcatamente territoriale. Infatti il fenomeno si concentra – fatte salvo le aree C della Toscana e B del Friuli-Venezia Giulia – in maniera evidente nel Sud Italia, in particolare in Basilicata, in Sicilia, in Puglia e Molise e nelle aree C della Sardegna.
Allo scopo di comprendere le differenze interne ai poli urbani e rurali, sono stati analizzati i risultati per ogni area Psn (Tabella 1) secondo il metodo IR.
Dalla tabella 1 si evince che, a prescindere dal grado di ruralità territoriale, le regioni del Sud Italia presentano dei livelli di multifunzionalità piuttosto bassi, in particolare la Campania, la Sardegna e il Molise. Accanto ad esse, anche il Lazio sembra non essere riuscito a sfruttare l’occasione presentata dalla nuova agricoltura.
In tutte le aree, le prime quattro posizioni sono ricoperte dalle regioni del Centro-Nord. Rispetto ai poli urbani, le aree in cui l’indice di multifunzionalità raggiunge livelli più alti sono quelle del Nord-Est, insieme all’Emilia-Romagna e alle Marche. L’unica regione del meridione ad avere conquistato livelli degni di rilievo è la Sicilia.
La graduatoria delle aree rurali ad agricoltura intensiva specializzata si differenzia in parte, da un punto di vista geografico, rispetto alle altre: infatti, è una regione del Mezzogiorno, la Basilicata, ad essere presente in quarta posizione, mentre la Lombardia si colloca in prima posizione.
Tra le aree rurali intermedie spiccano per capacità Emilia-Romagna e Toscana, seguite dal Friuli-Venezia Giulia e dal Piemonte. Anche in questo caso, fatta salva la Sicilia, le regioni del Sud Italia sono i fanalini di coda.
Nelle aree rurali con problemi complessivi di sviluppo, ancora Trento e Bolzano sono nelle prime posizioni. Anche in questo caso, la Basilicata presenta livelli di multifunzionalità molto superiori rispetto alle regioni meridionali, e superiori anche rispetto a regioni del Nord, quali il Piemonte e il Friuli - Venezia Giulia.

Tabella 1 - Indice di multifunzionalità per area Psn (metodo IR)

Fonte: elaborazione dati Istat Censimento Agricoltura 2010

Conclusioni

Il percorso che porta alla costruzione di un indice sintetico implica delle scelte difficili e spesso arbitrarie che possono comportare da un lato al raggiungimento di risultati fortemente soggettivi, dall’altro alla perdita di una serie di informazioni importanti per la caratterizzazione del fenomeno oggetto di analisi.
Nonostante questi limiti, l’utilità degli indici sintetici è riconosciuta a livello internazionale per il grosso pregio di essere di facile lettura e comprensibili anche dai non specialisti. Nello specifico, la stima di un fenomeno così complesso come quello della multifunzionalità attraverso l’utilizzo di un indice sintetico, ne riassume ai massimi livelli il concetto, lasciando poco spazio all’analisi delle singole sfaccettature, ma rappresenta una fotografia della sua diffusione che può essere di ausilio alla valutazione delle politiche agricole ex post. Tale finalità potrebbe essere raggiunta combinando i risultati dell’indice con valori economici quali, ad esempio, la spesa realizzata sulle singole aree grazie ai fondi dei Programmi di Sviluppo Rurale delle regioni e agli aiuti della Pac.
Probabilmente, nel tentativo di sintetizzare il concetto di multifunzionalità, si è persa l’attenzione alle specificità regionali. Infatti, nonostante l’accortezza impiegata nell’utilizzare le aree Psn per rendere comparabile il territorio italiano da un punto di vista orografico e sociale, non è stato possibile tener conto delle specializzazioni agricole che caratterizzano i terreni.
Fermo restando ciò, a distanza di un decennio dalla legge di orientamento (D.lgs. 228/2001), le regioni del Nord Italia sembrano essere state maggiormente recettive rispetto al riconoscimento della molteplicità dei ruoli dell’agricoltura, raggiungendo livelli di multifunzionalità di gran lunga superiori rispetto al Sud Italia. Anche in questo caso, così come per l’utilizzo dei Fondi Strutturali, l’unica regione virtuosa del Mezzogiorno sembra essere la Basilicata.
Ulteriori approfondimenti sui singoli pillar e sulle singole aree PSN, anche a livello di sub area, potrebbero agevolare una comprensione del fenomeno della multifunzionalità più precisa e dettagliata e fungere da ausilio alle scelte degli stakeholder a livello locale.

Riferimenti bibliografici

  • Convenzione Europea sul paesaggio (2000), Documento adottato dal Comitato dei Ministri della Cultura e dell'Ambiente del Consiglio d'Europa il 19 luglio 2000

  • Decreto Legislativo 18 maggio 2001, n. 228. Orientamento e modernizzazione del settore agricolo, a norma dell'articolo 7 della legge 5 marzo 2001, n. 57

  • Mipaaf (2010), Piano strategico nazionale per lo sviluppo rurale. Mipaaf, 21 giugno 2010, 172-173

  • Oecd (2001), Multifunctionality: towards an analytical framework. [pdf]

  • Oecd (2008), Handbook on Constructing Composite Indicators: Methodology and User Guide. Oecd European Commission, Joint Research Centre

Siti di riferimento

  • 1. Si ringrazia il Dott. Valerio Vitale dell’ISTAT per l’elaborazione cartografica riportata nella Figura 1.
  • 2. Sau: Superficie Agricola Utilizzata.
  • 3. Doc: Denominazione di Origine Controllata; Docg: Denominazione di Origine Controllata e garantita.
  • 4. Dop: Denominazione di Origine Protetta; Igp: Indicazione Geografica Protetta.
  • 5. Sat: Superficie Agricola Totale.
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