Scacco all’oasi

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Scacco all’oasi
Il caso del Mezzano

Introduzione1 

Nel 1992 la Provincia di Ferrara e la Commissione europea (programma Medspa) decidono di investire quasi un miliardo di lire nella realizzazione di un’oasi naturalistica all’interno del Mezzano, un vasto territorio rurale ottenuto negli anni sessanta dal prosciugamento di una parte delle valli di Comacchio.
Nel Mezzano il potenziale di sfruttamento agricolo dei suoli è modesto, per vasti tratti infimo, mentre il valore ecologico è straordinario per le popolazioni di uccelli degli ambienti umidi del delta del Po e altre specie di interesse comunitario. Lo scopo dell’intervento Medspa è dimostrativo: mostrare la possibilità di riportare a un assetto naturalistico i terreni meno produttivi creando ambiti a elevata biodiversità e ricavando reddito dalla loro gestione.

Figura 1 - Localizzazione dell'oasi naturalistica del Mezzano

L’oasi è inaugurata nella primavera del 1995. Sorge nella parte meridionale del Mezzano, in comune di Portomaggiore, su due lotti contigui di quasi 20 ettari l’uno (350 per 600 metri). In un lotto la parte allagata prevale sulla parte asciutta, si creano le condizioni per un allevamento semi-intensivo di pesce e la pesca sportiva. Nell’altro la terra prevale sull’acqua, sono piantati molti arbusti e alberi destinati a formare col tempo zone boschive piuttosto fitte, è allestito un percorso di visita attrezzato con passerelle, ponticelli, strutture per il birdwatching. L’alimentazione idrica è progettata con cura. Viene scavato un canale tortuoso di circolazione delle acque, si fa in modo che la profondità sia variabile per favorire lo sviluppo di habitat diversi adatti a varie specie di uccelli, agli anfibi e alle altre famiglie di animali che sono soliti colonizzare gli ambienti umidi. Sono immesse oche, cavalli e caprioli con la consulenza scientifica di biologi e naturalisti.
I terreni dove sorge l’oasi, individuati con bando pubblico, sono di proprietà di una cooperativa agricola di Argenta che ha in gestione poco lontano le vallette di Ostellato, una zona umida da tempo attrezzata e aperta al pubblico. La Provincia stipula una convenzione di 5 anni che assicura alla cooperativa l’affitto e la copertura delle spese di derivazione idrica e manutenzione. Su questa base Provincia e cooperativa iniziano a collaborare alla gestione dei due lotti.
Nell’arco di 10-12 anni, si arriva al 2005-2007, l’oasi raggiunge uno stato maturo di eccellente biodiversità. I boschi e i prati sono rigogliosi, le acque pulite, gli ambienti salubri. La fauna selvatica ha colonizzato il luogo con uccelli, anfibi, rettili, invertebrati. La fauna immessa si è perfettamente adattata e la popolazione viene mantenuta stabile. Nell’insieme il luogo è diventato ricchissimo di specie, molte di interesse comunitario. Ha assunto spontaneamente il nome di “oasi dei caprioli”.
Le due attività che erano state previste, allevamento e visite, non si sono invece sviluppate per ragioni di mercato. Si è avuto un calo sensibile della domanda nella pesca sportiva (da 35.000 appassionati attivi un po’ ovunque nel territorio provinciale, in molti canali e bacini sparsi, si è passati ad appena 7-8.000 praticanti, professionisti o quasi, interessati soprattutto alle gare sul canale Circondariale) e anche le visite alle piccole zone umide dell’entroterra sono andate calando. Negli anni del lancio del parco del delta erano state trainate dalle tante iniziative pubbliche organizzate dalla Provincia e dai Comuni; questa componente pubblica della domanda in seguito si è molto ridotta.
Nel 2010 o poco prima la cooperativa vende i terreni sui quali sorge l’oasi. Nel luglio 2010 avviene l’irreparabile. L’oasi con tutto quello che contiene viene distrutta dal nuovo proprietario. Passerelle e capanni demoliti, boschi tagliati, animali cacciati o uccisi, specchi d’acqua prosciugati. Il suolo viene ruspato, spianato, livellato. Si scavano le canalette per l’irrigazione. Dove c’era l’oasi, tornano i campi arati.

Figura 2 - Visione aerea dell'oasi naturalistica del Mezzano nel 2003 e nel 2011

La distruzione infrange la legge sotto diversi profili: sulla proprietà gravavano obblighi verso la Provincia; il Mezzano è interamente classificato Zona di Protezione Speciale della rete Natura 2000, e come tale soggetto a valutazione di incidenza.
Le ruspe si trovano ancora sul posto quando, il 17 luglio 2010, il presidente del Wwf di Ferrara invia una lettera di denuncia al Corpo Forestale dello Stato di Ferrara. Sarà questa la prima di una lunga serie di reazioni. Molte autorità pubbliche vi saranno implicate, dal Comune in su fino alla Commissione europea. Questo iter, diretto a perseguire il reato e a ottenere il ripristino ambientale, è tuttora in corso e non ancora è dato sapere come si concluderà.
In questo intervento lascerò da parte le questioni collegate alla vigilanza del sito, alla punizione del trasgressore, al ripristino dei valori ambientali lesi. Mi occuperò invece dei fattori di contesto, territoriali e sociali, che a mio giudizio hanno svolto un ruolo nella scelta di creare l’oasi nel 1995, e di quelli che hanno influito sulla scelta di distruggerla nel 2010. L’intento è porre attenzione alle ragioni collettive oltre alle responsabilità individuali (che non sono in alcun modo negate, e sono pesantissime), nella convinzione che su quel versante siano avvenuti cambiamenti interessanti che vale la pena ricostruire.

Nascita dell’oasi

Ho contribuito nel 1991-92 alla definizione del progetto e alla sua candidatura al finanziamento europeo: mi è possibile perciò ricostruire retrospettivamente le spinte principali che hanno condotto alla creazione dell’oasi. Esse si sono prodotte, a mio giudizio, su quattro piani.
Il contesto territoriale. È la bonifica del Mezzano, eredità spinosa della “corsa alla terra” degli anni cinquanta. Intrapresa per ultima sotto la pressione dell’elevato tasso di disoccupazione e nonostante la geomorfologia sfavorevole, ha generato terreni torbosi e salini, poco vocati o del tutto inadatti alla coltivazione. Nel periodo che sto rievocando, la classe dirigente locale si interrogava già da tempo su possibili forme di sfruttamento del Mezzano alternative all’agricoltura.
La politica. Negli anni ottanta la politica locale ha scoperto le strategie di sviluppo legate alle risorse culturali e naturali: restauro delle mura di Ferrara, parco del delta. Si fa strada l’idea di una nuova economia legata al turismo ambientale, alle attività ricreative, al cibo di qualità, alle produzioni agricole a basso impatto e biologiche. In questo quadro si discute anche del possibile ritorno a laguna di parte delle aree bonificate: sia per riparare a guasti ambientali sia per ampliare l’offerta naturalistica. I professionisti che lavorano alla pianificazione del parco interagiscono strettamente con i politici, portano conoscenze e idee.
L’amministrazione. Nella Provincia di Ferrara si sono formate competenze vivaci nel settore della caccia e pesca, che programma e gestisce attività di ripopolamento faunistico in molti punti del territorio in collaborazione con associazioni di cacciatori, volontari, appassionati delle zone umide del delta. Questo lavoro mobilita, stimola iniziativa e genera reddito per le casse provinciali. Il meccanismo alimenta sempre nuovi progetti.
La classe dirigente. La classe dirigente locale è coesa e tiene assieme, tra loro collegati, i principali centri decisionali: Provincia, Comuni e imprese, in modo particolare del mondo cooperativo. La collaborazione tra pubblico e privato è una modalità usata di frequente. Penso sia ragionevole rappresentare la decisione di creare l’oasi nel Mezzano come l’esito di processi collettivi che sono venuti avanti su questi vari piani. Hanno contato ragioni storiche, di lunga formazione, e insieme le risorse, gli obiettivi, le logiche d’azione di una varietà di attori in interazione forte tra loro. Il finanziamento europeo, una volta ottenuto, ha accelerato e compattato alcuni giochi collettivi ma certamente non li ha creati.

Morte dell’oasi

Per ricostruire l’ultima fase che è culminata nell’atto distruttivo, ho cercato e ottenuto il contributo di molti testimoni diretti. Il quadro d’insieme che ne è uscito permette a mio parere di distinguere una serie di condizioni rilevanti che hanno reso “non impossibile” procedere a un’azione vandalica come quella che è avvenuta. Non impossibile: cioè immaginabile, pensabile in rapporto a quel contesto territoriale e sociale. Queste condizioni a me sembrano distribuite su parecchi fronti:

  • sul fronte del mercato: la contrazione della domanda di pesca sportiva su tutto il territorio provinciale e la contrazione della domanda di visite naturalistiche nelle zone umide dell’Argentano. Hanno contribuito in modo decisivo al sottoutilizzo dell’oasi, che nella sua esistenza, a parte i primi tempi, non viene frequentata e non viene goduta dal pubblico nonostante l’elevata qualità;
  • sul fronte dell’iniziativa pubblica: l’attenuarsi del ruolo trainante della Provincia. Col passare del tempo, il settore programmazione non vede più nel Parco del Delta una carta di forte valenza strategica per lo sviluppo del basso ferrarese. Il settore caccia e pesca cambia dirigente e stile operativo, diventa meno orientato ad animare sul territorio esperienze di gestione in collaborazione con associazioni e volontari. Lo stato di sottoutilizzo in cui l’oasi nel tempo si assesta, non provoca una reazione e un piano di rilancio;
  • sul fronte economico sociale: a partire dagli anni novanta diventa possibile agli assegnatari del Mezzano alienare i terreni; comincia un processo di vendita e aggregazione fondiaria; arrivano grandi proprietari anche da fuori provincia, in particolare dal Veneto; sono avviate produzioni intensive su grandi superfici. Il legame tra il Mezzano e la società locale si allenta;
  • sul fronte del controllo territoriale: il sommarsi di due fenomeni – l’uscita di scena di una parte degli assegnatari e la riduzione dei flussi ricreativi e turistici nelle zone umide dell’entroterra – accentua la condizione di isolamento del Mezzano. Diventano più facili e frequenti gli abusi: dall’abbandono di rifiuti pericolosi agli smaltimenti illegali;
  • sul fronte degli usi: nel Mezzano viene realizzato un impianto di compostaggio; la politica locale vede nelle condizioni di isolamento del luogo, completamente privo di case di abitazione, la condizione ideale per sistemarvi impianti sgraditi, quali ad esempio centrali a biogas. Si fa più marcata una visione del Mezzano come area di disimpegno, una sorta di ripostiglio;
  • sul fronte dei progetti infrastrutturali: la nuova tratta autostradale E45-E55 Orte – Mestre è destinata a assorbire il traffico pesante lungo la direttrice adriatica liberando la statale costiera Romea. La proposta di tracciato che viene approvata a metà anni duemila taglia a due terzi l’area del Mezzano per circa 5 Km, con impatti sul paesaggio e le comunità animali e vegetali. La compensazione ambientale a carico del concessionario su cui ci si accorda prevede interventi marginali, di miglioramento degli habitat nei piccoli bacini e zone umide esistenti. Non passa l’idea dei naturalisti dell’Università di Ferrara di destinare parte del Mezzano al lagunaggio.

La morte dell’oasi non ha alle spalle un gioco collettivo che la prepara, ma la decostruzione di rapporti che, indirettamente, la tenevano in vita: si indebolisce la rete di relazioni tra il Mezzano e la società locale, si sfalda la capacità di presidio diffuso della Provincia. Allo stesso tempo vengono avanti giochi legali e illegali potenzialmente ostili di latifondisti, produttori di bioenergie e smaltitori. Quando arriva il progetto dell’autostrada, al Mezzano non sono restate molte difese.
Il quadro non giustifica l’azione di chi ha materialmente demolito l’oasi, ma in parte la spiega.

Lezione

Nel rappresentare questo caso ho attinto alla teoria delle decisioni pubbliche; in particolare al modello che assume le decisioni come l’esito dell’interazione di più attori e di giochi collettivi, e al modello che assume le preferenze degli attori come ambigue e variabili, soggette a oscillazione e cambiamento. Nel descrivere la nascita dell’oasi ho fatto riferimento principalmente ai giochi collettivi; nel descriverne la morte all’oscillazione delle preferenze collettive.
Il punto di approdo si può riassumere in una battuta. Penso all’oasi nei suoi ultimi anni, nella sua bellezza, nella sua solitudine e nel suo silenzio: stava scivolando fuori dalla maglia invisibile delle preferenze collettive che l’avevano fatta nascere, poi tenuta in vita, poi lasciata vivere nel suo angolo. Una volta fuori da quella maglia, non le è servito a molto essere parte di Natura 2000, indicata con un codice su una carta.
Una lezione possibile è che attenzione e considerazione permanenti per la biodiversità siano da radicare sul piano simbolico e del mondo vitale, nei luoghi molto artificiali e manipolati – come tipicamente le aree agricole intensamente coltivate – dove tanti attori agiscono influenzandosi reciprocamente, galleggiando sulle loro mutevoli oscillanti preferenze, mettendo in atto giochi collettivi che a volte salvano la natura a volte la condannano senza appello2.

  • 1. Per la presentazione al convegno di Rovigo ho prodotto il video “Scacco all’oasi” che utilizza immagini dell’oasi prima e dopo la distruzione messe a disposizione da alcuni naturalisti del ferrarese o reperite sul web, oltre a foto storiche della bonifica del Mezzano tratte da una recente pubblicazione dell’Istituto per i beni artistici culturali e naturali della regione Emilia-Romagna (Ibc): Terre nuove. Immagini dell’archivio fotografico dell’Ente Delta Padano, 2012. Il progetto dell’oasi risale al 1991. Si intitolava “Ripristino della complessità biologica in aree bonificate: moduli di intervento per la bonifica del Mezzano”. Venne elaborato dal gruppo di eco&eco per la Provincia di Ferrara e candidato con successo al co-finanziamento europeo del programma Medspa (azioni di gestione o valorizzazione ambientale a forte valenza innovativa o dimostrativa lungo le coste del Mediterraneo). L’investimento complessivo fu pari a 958 milioni di lire, di cui oltre 500 a carico della Provincia di Ferrara, 450 a carico della Commissione europea. Il Mezzano è un luogo molto particolare: un’estensione di 180 kmq dove il paesaggio è interamente e geometricamente agrario e i radi insediamenti colonici sono completamente disabitati. Proprio l’assenza di centri abitati lo ha reso un ambiente favorevole all’avifauna. Vi sono censite circa 50 specie di uccelli di interesse comunitario, in parte nidificanti all’interno, nella fitta rete dei canali, nei filari e nelle fasce frangivento, in parte all’esterno nelle zone umide vicine: vallette di Ostellato, valle Lepri, bacino di Bando, valli di Comacchio. Il luogo è importante anche per gli uccelli migratori e svernanti. L’intero ambito è Zona di protezione speciale della rete Natura 2000, codifica esatta Zps IT 4060008 "Valle del Mezzano Valle Pega". Nelle campagne della regione Emilia-Romagna risultano altri casi di aree agricole rinaturate che sono tornate, dopo un lasso di tempo più o meno lungo, all’uso agricolo. (Con rinaturazione intendo la creazione ex novo di ecosistemi in aree fortemente alterate dall’attività umana e non soggette a evoluzione spontanea; nozione preferibile a rinaturalizzazione ove questa indichi interventi di miglioramento di situazioni ambientali già strutturate sotto il profilo biologico ed ecosistemico: seguo in questo Regione Emilia-Romagna et al. Recupero e gestione ambientale della pianura, 2001). Si tratta in genere di zone interessate dalle misure agro-ambientali del Piano di sviluppo rurale; particolarmente concentrate nelle province di Ferrara, Modena e Bologna dove il ricorso a tali misure è stato più intenso. La vicenda dell’oasi distrutta in Mezzano può far ricordare questa casistica ma non ne fa parte, perché qui la rinaturazione è avvenuta per volontà del pubblico non per effetto di un incentivo rivolto alle aziende. Per le misure di compensazione ambientale relative alla tratta E45-E55 (Orte –Mestre) ho consultato il documento “Proposta di interventi di compensazione nella Zps IT4060008 “Valle del Mezzano”, luglio 2007, firmata da Anas e Silec Spa. L’Università di Ferrara ha proposto la destinazione di parte del territorio del Mezzano al lagunaggio, come strumento di miglioramento della qualità dell’acqua utilizzata sia in entrata nelle colture sia in uscita verso la fascia costiera, assieme ad altri interventi a favore della biodiversità, nel lavoro “Studi ambientali sul Mezzano per un nuovo piano di gestione”, 2004, supervisore scientifico prof. Remigio Rossi. La teoria delle decisioni pubbliche come giochi collettivi fa riferimento a Lindblom (intelligenza della democrazia e importanza del coordinamento informale), la teoria delle preferenze ambigue a March e Olsen (modello “bidone della spazzatura”). I riferimenti sono: C.E. Lindblom, The Science of “Muddling Through”, in Public Administration Review n.1, 1959; C.E. Lindblom, The intelligence of democracy. Decision making through mutual adjustment, New York, The Free Press 1965; J.G. March e J.P. Olsen, L’incertezza del passato: l’apprendimento organizzativo in condizioni di ambiguità, in J.G. March, Decisioni e organizzazioni, Bologna, il Mulino 1993, pp. 356-365.
  • 2. Ringraziamenti: Riccardo Gennari, associazione Delta Natour Ferrara. Giampaolo Balboni, Wwf Ferrara. Gabriella Meo, consigliere regionale Sel-Verdi Emilia-Romagna. Massimo Montanari, ufficio stampa Verdi Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna. Stefano Rambelli e Stefania Severi, blog Orso tibetano. Alex Canella, assessore ambiente Comune di Portomaggiore. Francesco Besio e Monica Palazzini, ufficio parchi Regione Emilia-Romagna. Francesca Palmieri, assessorato agricoltura Regione Emilia-Romagna. Monica Guerra, Terre srl. Enrico Cocchi, direttore programmazione Regione Emilia-Romagna. Gianni Natali, ex dirigente Provincia di Ferrara. Giorgio Osti, università di Trieste. Vincenzo Barone, Antonio Kaulard, Francesco Silvestri, eco&eco.
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