Elementi organizzativi e governance delle reti alimentari comunitarie (Food Community Networks)

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Elementi organizzativi e governance delle reti alimentari comunitarie (Food Community Networks)
a Università di Napoli "Federico II", Dipartimento di Economia e Politica Agraria
b Wageningen University, Management Studies Group

Introduzione

Le filiere corte, o reti di approvvigionamento alternative, (Renting et al., 2003; Auglia et al., 2008; Bougherara et al. 2009) sono state recentemente ri-definite come Food Community Networks (Fcn), ovvero come reti alimentari comunitarie tra produttori e consumatori (Pascucci, 2010). Esse definiscono tutti quei sistemi e modelli organizzativi che prevedono un rapporto di vendita/acquisto diretto tra produttore e consumatore. Questo fenomeno, in crescita esponenziale in tutto il mondo, è particolarmente evidente quando i prodotti alimentari scambiati hanno delle caratteristiche particolari, per le quali l’individuazione e la quantificazione della qualità comporta costi di transazione molto elevati come i prodotti biologici, prodotti di mercato equo e solidale, e i prodotti derivati da agricoltura sostenibile (Pascucci, 2010). Tali tipi di prodotti sono definiti in letteratura con il termine “credence food” (Vetter e Karantininis, 2002). Nella loro produzione e distribuzione sono coinvolti numerosi attori. Questo determina una elevata difficoltà nel controllare e trasferire le informazioni dal produttore al consumatore, determinando costi di transazione molto elevati. Una soluzione a questa asimmetria informativa è rappresentata da un sistema di monitoraggio pubblico integrato da un sistema di certificazione (spesso privata) (Vetter e Karantininis, 2002).
Le più note e recenti fonti di dati confermano che il fenomeno delle filiere corte in Italia si sta sviluppando in modo significativo: Biobank (2007-2009), aziende Bio con vendita diretta +31% (escluso agriturismi); Istat (2009), vendita diretta +11%; Coldiretti (2008), vendita diretta +57% rispetto al 2001 e + 6% rispetto al 2007. Nel triennio 2009-2011, in particolare, i Gruppi d’acquisto solidale hanno fatto registrare un aumento del 44% passando dai 598 casi del 2009 a 861 del 2011; le aziende con vendita diretta, invece, sono aumentate del 16% passando dalle 2.176 unità a 2.535.
I Fcn propongono un sistema alternativo e potenzialmente generatore di altri benefici, diretti ed indiretti, sia per i consumatori, che i produttori, e più in generale per la collettività.
I benefici per il consumatore sono legati principalmente alla garanzia del prodotto che si intende acquistare. Il singolo consumatore, infatti, riduce la sua asimmetria informativa attraverso un rapporto di fiducia con il produttore tale che una forma di certificazione formalizzata non sia più necessaria (Aguglia, 2009; Cicatiello e Sotte, 2008; Pascucci, 2007). Inoltre i consumatori possono tendenzialmente ridurre i loro costi di transazione legati all’acquisto di prodotti di qualità principalmente perchè il numero di intermediari è drasticamente ridotto. (Van der Ploeg, 2006; Cicatiello e Sotte, 2008).
I benefici per le imprese produttrici sono riconducibili principalmente al fatto che con l’eliminazione degli intermediari si riducono i costi di transazione (Bigi, 2005; Van der Ploeg, 2006). Inoltre le filiere corte consentono alle aziende produttrici di poter commercializzare anche modesti quantitativi di prodotto, eliminando le barriere che spesso sono imposte da altri operatori di mercato (aumento del potere di mercato) (Aguglia, 2009; Sini, 1998; Boschetti, 2007).
Dal punto di vista dei benefici per la collettività, sono stati evidenziati alcuni punti specifici: per esempio nell’ambito di filiere esclusivamente locali si riscontra un risparmio energetico dovuto ad una limitazione drastica dei trasporti e dei costi legati al confezionamento dei prodotti (Bougherara, et al., 2009), nonché l’attivazione di economie locali dovute allo sviluppo e al sostegno delle strutture locali (Gardini e Lazzarin, 2007). Più in generale il sostegno alla piccola impresa locale radicata nel territorio favorisce anche la difesa delle varietà tradizionali e il mantenimento di processi di trasformazione secolari tramandati di generazione in generazione (Battershill e Gilg,1998).
Il presente lavoro propone una descrizione e una classificazione di casi studio di Fcn in Canada e Stati Uniti, utilizzando come base teorico-concettuale l’economia dei costi di transazione e un approccio di economia organizzativa proposto da Grandori e Furnari (2008).

L’organizzazione dei Food Community Networks

L’organizzazione delle filiere alimentari cosiddette tradizionali è caratterizzata dall’interazione di diversi attori giuridicamente indipendenti, come aziende agricole, imprese alimentari, i supermercati con la Gdo, e gli enti pubblici che coordinano e regolamentano tutte le questioni riguardanti le normative, i loghi, le etichette e le certificazioni (Raynaud et al., 2005). Questi attori devono confrontarsi spesso con problemi di azzardo morale, legati all’asimmetria informativa tra le parti. Soluzioni a tali problemi possono essere, per esempio, il ricorso a contratti bilaterali tra le parti, la costituzione di alleanze strategiche, l’integrazione verticale (Ménard e Valceschini, 2005; Pascucci, 2010).
Rispetto ai rapporti di filiera tradizionale, i Fcn evidenziano un minore problema di asimmetria informativa. Infatti, i Fcn sono un tipo di organizzazione in cui gruppi di consumatori e gruppi di produttori decidono di coordinarsi verticalmente, aumentando il livello di condivisione delle scelte e delle informazioni, e sostituendo la “certificazione formalizzata” con la fiducia. Questo sembrerebbe creare una relazione di lungo termine simile alle alleanze strategiche tra imprese, o le cooperative di consumo. In tal senso i Fcn sono descritti come strutture organizzative nelle quali i consumatori e i produttori integrano le proprie funzioni come membri in uno stesso “club” (Pascucci, 2010). Per dare una definizione maggiormente esaustiva dei Fcn è necessario descriverne i meccanismi di governo, e in particolare (i) il grado di condivisione di risorse tra i consumatori e i produttori, (ii) il tipo di coordinamento e (iii) le eventuali forme interne ed esterne di concorrenza (Williamson 1991; Ménard, 2004; Ménard e Valceschini, 2005). I meccanismi di governo presenti nei Fcn, infatti, si basano su una condivisione di risorse tra consumatori e produttori molto intensa, su un coordinamento gestito da un’autorità limitata e con contratti relazionali tra le parti (Pascucci, 2010). Inoltre, la concorrenza tra gli attori interni alla struttura è molto bassa, al contrario di quella esterna, che si manifesta nei confronti di altre organizzazioni, come i supermercati e la Gdo. L’adesione ad un Fcn è fortemente formalizzata, e spesso porta alla creazione di un vero e proprio “club” esclusivo, con la richiesta di adesione formale. Con tale adesione si definiscono i diritti decisionali e di proprietà nonché il livello di scambio delle risorse specifico per ogni membro della comunità. Nel caso di alcune organizzazioni ben formalizzate, inoltre, è possibile osservare la formazione di una vera e propria cooperativa produttori-consumatori, nella sua classica forma giuridica.
La condivisione di risorse tra i consumatori e produttori all’interno di un Fcn è così articolata: i consumatori, attraverso la loro partecipazione nell’organizzazione, forniscono il loro tempo, le proprie conoscenze e le proprie risorse finanziarie; i produttori, invece, mettono a disposizione non solo la terra e il capitale fisico, ma anche competenze specifiche e la loro conoscenza (Pascucci, 2010); in questo modo i consumatori vedono decrescere notevolmente i costi di monitoraggio. Il coinvolgimento attivo del consumatore nelle attività aziendali, e in particolare il tempo che ad esse dedicano, si presume essere parte del loro tempo libero. Esso consiste sostanzialmente in lavoro manuale e in attività di monitoraggio, cosa che consente loro di essere parte attiva del processo di produzione, di constatare direttamente tutti i passaggi di tale processo e di creare e sostenere un rapporto di fiducia più stabile con i produttori (Pascucci et al., 2011).
I produttori, a loro volta, possono godere di una riduzione dei costi di produzione e di transazione (costi di manodopera, costi di certificazione, ecc.), soprattutto grazie al coinvolgimento diretto dei consumatori nelle fasi produttive dei beni. In questo modo si riduce anche l’incertezza sugli investimenti specifici e soprattutto il rischio di instabilità del reddito (Pascucci, 2010).

Un nuovo approccio di teoria dell’organizzazione

Grandori e Furnari (2008) hanno analizzato la struttura organizzativa di diverse imprese industriali attraverso lo studio e la ricerca degli elementi, o meglio dei “micro-elementi”, che le costituiscono. L’idea principale è che ogni struttura organizzativa sia composta da tanti piccoli elementi, così come ciascuna molecola chimica è composta dalla combinazione di diversi elementi appartenenti alla tavola periodica (Grandori e Furnari, 2008). Ogni struttura industriale o aziendale è costituita da un insieme di elementi che possono essere identificati e classificati attraverso un’analisi profonda e dettagliata.
Questa teoria prende le basi dalla teoria della contingenza strutturale (structural contingency theory) secondo la quale l’effettiva forma di ciascuna organizzazione è costituita da un insieme consistente di attributi che determinano le modalità di connessione tra le diverse unità esistenti (Thomson, 1967; Mintzberg, 1979). L’obiettivo ultimo è quello di determinare un nuovo approccio combinativo. Le due recenti e importanti visioni sviluppate nella direzione di tale approccio sono quello configurazionale e quello complementare (Grandori e Furnari, 2008).
L’originalità del presente lavoro consiste nell’aver applicato l’approccio suggerito da Grandori e Furnari ai Fcn, e in particolare alle Community Supported Agriculture (Csa) operanti in America settentrionale. Queste ultime sono una forma particolare di Fcn in cui è fortemente presente la cooperazione tra consumatori e produttori nel processo produttivo e nello scambio di beni alimentari. Ogni settimana, infatti, e per l’intera stagione produttiva, i consumatori che aderiscono all’organizzazione ricevono una quantità stabilita di tutto ciò che è stato prodotto in azienda, potendo inoltre partecipare e collaborare nei lavori di campo e di distribuzione dei prodotti.
La prima fase della metodologia prevede l’individuazione dei quattro elementi di base che costituiscono l’organizzazione secondo Grandori e Furnari (2008): (i) elementi di mercato; (ii) elementi burocratici; (iii) elementi comunitari; (iv) elementi democratici.
La categoria elementi di mercato comprende gli elementi di prezzo e quelli di controllo; gli elementi burocratici includono le regole formali, l’articolazione e la divisione del lavoro; gli elementi comunitari comprendono la conoscenza, la condivisione del valore e la cultura comune; infine gli elementi democratici comprendono l’allocazione della proprietà e i diritti decisionali e di rappresentanza (Grandori e Furnari, 2008). Gli elementi di mercato si riferiscono principalmente a tutto ciò che è in grado di coordinare le azioni anche quando è presente il minimo livello di comunicazione tra le parti; gli elementi burocratici hanno l’obiettivo di assicurare la trasparenza e il forte senso di responsabilità; gli elementi comunitari si prefiggono di infondere il senso di identità e coesione, nonché l’omogeneizzazione dei giudizi e degli interessi; infine con gli elementi democratici si punta all’ottenimento della giustizia e all’integrazione degli interessi e dei giudizi (Grandori e Furnari, 2008).
Nel caso specifico delle Fcn, dove non esiste ancora una definizione chiara e universalmente accettata, l’aspetto dell’eterogeneità degli elementi può rappresentare un punto di estrema rilevanza e, nello stesso tempo, utile per definire la struttura organizzativa.
Forme di elementi di mercato nelle Fcn possono riscontrarsi quando l’agricoltore riceve un premio extra dalla vendita di prodotti di nicchia e di alta qualità; quando vengono applicati sconti particolari in seguito a vendite consistenti; o ancora quando il pagamento dell’abbonamento alle ceste di prodotti avviene all’inizio della stagione. In questi casi un prezzo più basso per il prodotto non sta ad indicare una qualità più bassa e non rappresenta un disincentivo per il produttore, ma al contrario potrebbe rappresentare un incentivo per la nascita di un più solido rapporto di fiducia reciproca tra i produttori stessi e i consumatori.
Gli elementi burocratici, la cui essenza è composta da regolamenti, programmi e procedure formali, rappresentano una vera e propria sfida per i Fcn, molto più vicini ad una forma organizzativa di tipo cooperativo, ma al tempo stesso costituiscono uno scudo contro comportamenti opportunistici, specialmente quando i costi di transazione sono alti e quando i membri della comunità decidono di effettuare investimenti. Per controllare che non si creino problemi di free-riding, le regole formali possono mitigare i conflitti causati dagli interessi dei singoli membri rispetto agli interessi dell’intera comunità.
Gli elementi comunitari costituiscono la componente fondamentale nell’organizzazione dei Fcn in quanto costituiti da regole informali decretate all’interno della comunità. La loro creazione coordina e facilita i compiti dei membri, ma soprattutto lega i produttori ai consumatori e viceversa, in quanto favorisce la creazione di fiducia tra le parti riducendo ulteriormente i costi di transazione (Nooteboom, 2007).
È importante sottolineare che, nel caso di comunità fortemente organizzate e strutturate, l’atteggiamento corretto e affidabile dei partecipanti nasce molto spesso da una forte motivazione personale e da un forte senso di appartenenza alla comunità, piuttosto che da eventuali sanzioni punitive conseguenti a ipotetiche trasgressioni.
Gli elementi democratici sono legati ai diritti decisionali dei membri della comunità. Molti Fcn adottano procedure democratiche come per esempio nella possibilità di decidere sulla qualità dei prodotti o nella libera scelta da parte dei membri a partecipare alternativamente alle attività o alle visite aziendali. La possibilità di controllo, ma anche quella di poter deliberare e partecipare alle decisioni strategiche è un vantaggio competitivo importante nei Fcn (Nooteboom, 2007).

La classificazione dei Food Community Networks

Attraverso una ricerca condotta nella seconda metà del 2011 sono stati classificati e analizzati 95 casi studio di Community Supported Agriculture (Csa). Con i dati raccolti è stata effettuata un’ analisi cluster.
Il fenomeno delle Csa nasce in Giappone nel 1960 quando una donna giapponese, preoccupata per l’aumento spregiudicato del prezzo del cibo importato e per le perdite di prodotto nelle terre coltivate, propose ai produttori locali di coltivare frutta e verdura direttamente per le loro famiglie. A partire da quel momento furono sempre più numerose le famiglie che si impegnarono attivamente per supportare l’agricoltura della loro regione. Fu così che nacque il teikei, letteralmente “cibo con la faccia del produttore” (Van En, 1995). Questo fenomeno dalla metà degli anni Ottanta si diffuse negli Stati Uniti con il nome di Community Supported Agriculture (Csa).
Le Csa sono organizzazioni in cui produttori e consumatori lavorano insieme per creare un sistema locale per la produzione di cibo (Gradwell et al., 1999); frutta, verdura, carne, prodotti caseari e altro sono prodotti direttamente per i membri della comunità che pgano in anticipo, ossia a inizio stagione, una somma di denaro che funge da membership e che assicura loro il rifornimento di prodotti per l’intera stagione.
Utilizzando le informazioni ottenute dai casi studio, è stato possibile determinare alcune variabili relative ai meccanismi di governo quali il grado di scambio delle risorse e il tipo di contratto oltre a quelle legate all’approccio di Grandori e Furnari, vale a dire gli elementi organizzativi di mercato, burocratici, comunitari e democratici.
Qui di seguito la tabella 1 descrive le variabili usate per identificare gli elementi di scambio e relativi alla tipologia di contratto:

Tabella 1 - Variabili identificative del grado di condivisione e fromalizzazione contrattuale

Fonte: ns elaborazioni

La tabella 2, invece, descrive gli elementi organizzativi secondo l’approccio Grandori-Furnari (2008). Attraverso queste variabili sono stati costruiti gli indici d’intensità per i sei elementi della governance che abbiamo preso in considerazione: scambio o condivisione, elementi di contratto formale, elementi di mercato, elementi burocratici, elementi comunitari ed elementi democratici Non è stato assegnato alcun peso né alle variabili, né ai diversi elementi considerati, pertanto ciascuna variabile contribuisce in uguale misura a determinare l'intensità del relativo elemento in questione. Nella metodologia di calcolo è stato assegnato punteggio 1 se la variabile in esame era presente, 0 in caso contrario.

Tabella 2 - Elementi organizzativi secondo l'approccio Grandori-Furnari

Fonte: ns elaborazioni

In tabella 3 si riportano le statistiche descrittive dei sei elementi che abbiamo misurato nel campione.

Tabella 3 - Statistiche descrittive dei sei elementi organizzativi

Fonte: ns elaborazioni

Risultati e note di discussione

I risultati dell’analisi cluster indicano la presenza di cinque differenti tipologie di Csa per ciascuna delle quali, nella tabella 4, sono riportati i valori medi degli indici di intensità della governance.

Tabella 4 - Tipologie di Csa

Fonte: ns elaborazioni

Il primo gruppo è stato definito come “burocratici” per indicare una tipologia di Csa in cui prevalgono regole formali ed elementi burocratici. Questo gruppo, in sostanza, è quello in cui le relazioni tra produttori e consumatori sono fortemente regolate, funzionali alle scambio di prodotti e sostanzialmente simili a quello che potremmo definire come contratti di fornitura. Il secondo gruppo, denominato “burocratico partecipativi”, perché mostra una partecipazione molto attiva dei membri in tutte le attività dell’azienda e della comunità, anche in quelle strettamente legate alla governance. Rispetto al gruppo 1 gli elementi di condivisione sono sensibilmente prevalenti. In entrambi, tuttavia, la partecipazione è regolata formalmente ed i diritti decisionali sono sostanzialmente mantenuti dai produttori.
Il terzo gruppo è stato denominato “democratici” in quanto è risultato maggiormente caratterizzato da elementi di condivisione e regole condivise. Questa è la tipologia meno prevalente nel campione (solo 7). In queste Csa i diritti decisionali sono sostanzialmente trasferiti dai produttori ai consumatori Il quarto gruppo, chiamato “poco partecipativi”, include le Csa in cui il coinvolgimento da parte dei membri è risultato piuttosto limitato. La relazione produttori consumatori è quindi non molto dissimile da un rapporto di scambio commerciale con elementi di fiducia dovuti ad una interazione ripetuta. Limitati gli elementi comunitari veri e propri. Il quinto gruppo, infine, chiamato “relazionali” è risultato principalmente caratterizzato da elementi partecipativi e comuni tatari che sebbene formali si sviluppano anche attraverso una rete di condivisione delle risorse e dei diritti decisionali.
I 5 gruppi, quindi, presentano delle caratteristiche molto diverse tra di loro. Tuttavia possono essere evidenziati alcuni tratti comuni. Per esempio le Csa spesso utilizzano una membership molto formalizzata per definire non solo le condizioni di spedizione dei prodotti, ma anche per condividere il rischio e trasferire alcuni diritti decisionali. Tuttavia i risultati mostrano che la possibilità di decidere da parte dei consumatori nel processo produttivo è alquanto limitata, specialmente se guardiamo alle decisione sull’allocazione della terra per diversi usi.
La presenza di cinque diverse tipologie organizzative conferma che all’interno della struttura delle Fcn bisogna investigare in profondità le dinamiche che stanno alla base dell’organizzazione e i legami che possono esistere tra le diverse forme organizzative e le differenti performance aziendali. Nel recente dibattito scientifico sulle catene alimentari alternative ancora poco è stato detto circa il collegamento che una determinata struttura organizzativa può avere con l’effettiva performance, sebbene sarebbe interessante determinare quale tipo di organizzazione sia in grado di assicurare risultati migliori. In questo studio un’ analisi preliminare è stata avviata proprio in questa direzione. Seguendo lo stesso approccio Grandori e Furnari (2008), il successivo step potrebbe essere quello di porre l’attenzione sull’organizzazione interna delle aziende per ottenere dati aziendali specifici e riuscire a calcolare indici di performance reali, come l’indice di efficienza o l’indice di innovazione. In questo modo si potrebbero associare gli indicatori aziendali ottenuti con la tipologia di organizzazione trovate in tabella 4 e capire quale tipologia assicura una performance più elevata.
Un altro aspetto importante sarebbe quello di approfondire maggiormente le motivazioni che muovono la partecipazione dei consumatori e capire meglio quanto e perché una particolare forma organizzativa riesce più di un’altra ad attrarre e soddisfare i consumatori.

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