Crisi economica e impatto nei paesi meno sviluppati: il caso della Siria

Crisi economica e impatto nei paesi meno sviluppati: il caso della Siria
a Università di Firenze, Dipartimento di Scienze per l'economia e l'Impresa
b Università di Firenze, Dipartimento di Scienze per l’economia e l’Impresa
c National Agricultural Policy Center

Introduzione

L’ultimo decennio è stato caratterizzato da un’accelerazione dei cambiamenti nell’economia mondiale. I prezzi internazionali delle principali commodities, dal petrolio ai prodotti alimentari, hanno conosciuto una rinnovata volatilità, raggiungendo picchi di prezzo significativi nel 2007 e nel 2010 e generando conseguenze socioeconomiche rilevanti e di stretta attualità. A ciò si è aggiunta, dall’autunno del 2008, la più grave recessione degli ultimi decenni, una crisi paragonabile per certi aspetti a quella del ’29. Lo scenario macroeconomico globale appare oggi meno prevedibile rispetto al recente passato, soggetto com’è a contrastanti sollecitazioni provenienti sia da movimenti speculativi che da tendenze di lungo periodo (come il ruolo crescente delle economie emergenti, la crescita della domanda alimentare globale, le tensioni su risorse naturali strategiche).
Questi mutamenti, pur determinandosi a livello globale, portano tipicamente a delle conseguenze asimmetriche sulle varie economie. Ciò è dovuto innanzitutto alla struttura differenziata delle economie stesse: una maggiore o minore stabilità finanziaria, una diversa composizione del sistema produttivo (ad esempio per quanto riguarda la specializzazione nelle attività manifatturiere), la variabilità del grado di stabilità e adeguatezza del quadro istituzionale, sono tutti fattori che, come abbiamo visto, possono tradursi in impatti anche molto diversi su economie con lo stesso grado di sviluppo.
C’è tuttavia un secondo ordine di asimmetrie che è emerso con chiarezza negli ultimi anni: sono quelle interne ai sistemi economici, tra le diverse componenti della società. Mutamenti repentini del livello dei prezzi o bruschi rallentamenti della crescita non si distribuiscono omogeneamente attraverso la struttura dell’economia ma colpiscono in modo differenziato le attività, le istituzioni le persone. In particolare, le famiglie non sono esposte in modo omogeneo ai rischi economici: gli effetti distributivi dei cambiamenti economici sono marcatamente asimmetrici in conseguenza alle diverse caratteristiche socio-demografiche delle famiglie (composizione, età), al livello di reddito, alla natura delle principali fonti di reddito, alla residenza urbana o rurale (Unece, 2007).
La valutazione delle politiche economiche non può non tener conto di questi vincoli strutturali, sia nel caso esse siano messe in atto per mitigare gli effetti negativi di particolari crisi macroeconomiche, che nel caso siano finalizzate alla promozione di uno sviluppo armonioso e sostenibile dell’economia. È necessario di conseguenza mettere a punto modelli che, se da un lato permettono di analizzare dinamiche economiche di natura globale, dall’altro sono capaci di dare indicazioni utili a livello locale: dove questo termine deve essere inteso in senso ampio, indicando non solo una possibile differenziazione geografica degli impatti (ad esempio tra economia rurale e economia urbana) ma anche una diversa incidenza su differenti parti dell’economia: settori produttivi, imprese, famiglie. E’ necessario, in altre parole, disporre di modelli che, pur essendo macroeconomici (capaci cioè di rappresentare nella loro interezza l’economia studiata), siano anche sufficientemente disaggregati.
Il caso di studio qui presentato ben rappresenta questo tipo di analisi economica. Si tratta, infatti, dell’analisi dell’impatto delle più recenti evoluzioni del quadro macroeconomico globale (picchi di prezzo, recessione) su una specifica economia: quella della Repubblica Araba di Siria, con livello di reddito medio-basso. Lo studio si è avvalso di un modello macroeconomico costruito a partire da una matrice di contabilità sociale (MCS) dell’economia siriana stimata per l’analisi delle politiche agricole (NAPC, 2007). In base a tale metodologia è stato possibile analizzare l’impatto di una serie di scenari che combinano diversi cambiamenti nel quadro macroeconomico con diverse opzioni di riforma delle politiche agricole. Come in altri studi dedicati all’Italia e già presentati su Agriregionieuropa (Rocchi, 2009) una particolare attenzione è stata rivolta alle conseguenze distributive, sia considerando separatamente famiglie con diverso livello di reddito che analizzando separatamente le famiglie rurali e quelle urbane. Considerata la particolare natura dell’economia siriana, è stato analizzato anche l’impatto sui livelli di povertà.

L’economia siriana prima e durante la crisi

La Siria è un’economia a reddito medio-basso (World Bank, 2010) la cui popolazione (cfr. Tabella 1) di 21,1 milioni di abitanti presentava nel 2009 un reddito pro-capite medio di 2.410 dollari che, a parità di potere di acquisto (tenendo cioè conto delle differenze nel livello assoluto dei prezzi), corrispondeva a circa 4.500 dollari internazionali standard. Il sistema economico è abbastanza diversificato, con l’agricoltura che ancora produce il 21% del Pil e con l’industria e i servizi che nel 2009 pesavano rispettivamente il 34 e il 45%. La stessa economia delle aree rurali, dove vive il 45% della popolazione, è caratterizzata da una significativa presenza di attività non agricole, indizio di un certo livello di sviluppo (NAPC, 2007). Dal 2000 al 2008 la Siria ha sperimentato una crescita del Pil tutt’altro che disprezzabile (4,4% in media all’anno), superiore alla pur significativa crescita della popolazione (3,1% l’anno). Ciò si è tradotto in una riduzione del tasso di povertà dal 14,3 all’11,4% nel periodo 1996-2004, con una diminuzione ancora più marcata nelle regioni rurali dove vive la maggior parte della popolazione povera (El Laithy e Abu-Ismail, 2005).
L’agricoltura gioca ancora un ruolo centrale nell’economia del Paese. Come già detto, contribuisce tutt’ora per circa un quinto al prodotto interno lordo. Inoltre il settore svolge un importante ruolo come fonte di valuta straniera sia tramite l’esportazione, che come fattore di sostituzione delle importazioni. Infine, l’offerta agricola interna costituisce un’importante componente delle politiche siriane per la sicurezza alimentare.

Tabella 1 - Indicatori socio economici, Siria, 2009

a: anno 2003; b: anno 2008
Fonte: (World Bank, 2010)

Nonostante il Governo controlli un’ampia parte del sistema economico, l’ultimo decennio è stato contrassegnato da una progressiva riforma delle istituzioni economiche, finalizzata al passaggio da un sistema pianificato a uno che viene programmaticamente definito di economia sociale di mercato. Ciò ha comportato una maggiore apertura e liberalizzazione, anche in relazione al negoziato per un possibile ingresso della Siria nel WTO, tradottosi in una riduzione dei tassi di interesse, nell’apertura di banche private, nella semplificazione della politica del tasso di cambio, contrassegnata in precedenza da rigidità e scarsa trasparenza, e nell’apertura della Borsa di Damasco nel 2009.
La risposta dell’economia siriana agli effetti dei recenti cambiamenti macroeconomici è stata nel complesso positiva. Il picco dei prezzi delle commodities del 2008 non ha, infatti, prodotto effetti inflazionistici persistenti. Successivamente, nonostante il calo di circa un punto percentuale nel 2009 rispetto al 2008, la crescita si è mantenuta a livelli sostenuti (intorno al 4%), con un aumento contenuto della disoccupazione. Misure di politica fiscale sono state messe in atto per moderare gli effetti della crisi: incremento degli investimenti pubblici, incremento del salario minimo (IMF, 2010).
Nonostante questi successi, all’affacciarsi della recessione globale l’economia siriana presentava ancora molte debolezze sul piano della distribuzione e dell’equità. La diminuzione della povertà si è, infatti, combinata con un incremento dell’indice di Gini, un indicatore della disuguaglianza nella distribuzione dei redditi tra le famiglie. Esistono inoltre ancora forti squilibri regionali nella distribuzione della ricchezza e dei redditi.
È dunque interessante analizzare quali possano essere gli impatti dei recenti cambiamenti nel quadro macroeconomico globale all’interno della società siriana, verificando se e in che misura i vincoli di natura strutturale si siano tradotti in effetti asimmetrici tra le sue diverse componenti.

Il modello utilizzato

Per rispondere a tale domanda è stato utilizzato un modello macroeconomico basato su una Matrice di Contabilità Sociale (MCS) dell’economia siriana. Una MCS è una contabilità completa di tutti i flussi economici che, nel corso di un anno, sono generati dalla creazione e distribuzione del reddito in un paese. A differenza degli indicatori macroeconomici aggregati, tuttavia, in una MCS alcune delle principali variabili (ad esempio Pil, reddito disponibile, valore degli scambi con l’estero) sono disaggregate nei flussi che competono alle diverse parti del sistema economico. Così, ad esempio, una contabilità separata è definita per i diversi settori produttivi, per gruppi di merci con caratteristiche diverse, per gruppi di famiglie con diverso livello di reddito, per diverse tipologie di impresa. Questo permette di rendere evidenti molti dei flussi di scambio che avvengono all’interno dell’economia (scambi tra imprese, consumi finali e intermedi per tipo di merce, risparmio e investimenti per fonte e impiego), mettendo in luce, nei modelli che se ne ricavano, le principali relazioni di interdipendenza.
La MCS utilizzata è stata stimata per analizzare all’interno di un coerente quadro macroeconomico, l’effetto delle politiche rivolte al settore agricolo (NAPC, 2008). Di conseguenza in essa erano particolarmente disaggregati sia il comparto produttivo agricolo e alimentare (contabilità separata per 46 merci e 36 attività di produzione) che il settore delle famiglie, suddiviso in 20 settori: 10 gruppi ordinati per livello di reddito, a loro volta suddivisi in famiglie rurali e famiglie urbane. Questa complessa struttura ha permesso di costruire un modello che, in risposta a stimoli di natura macroeconomica (calo delle esportazioni, crescita del livello medio dei prezzi) restituisce effetti differenziati per i diversi gruppi/settori rappresentati separatamente. E’ possibile anche imporre al modello alcuni vincoli all’adattamento che possono sussistere nel breve periodo (sia per motivi strutturali, come il pieno impiego di determinate risorse, che per motivi istituzionali, come nel caso di attività il cui livello è pianificato dal Governo).
Per la costruzione del modello è stato inoltre possibile utilizzare una fonte di informazione microeconomica specifica, relativa alla composizione dei redditi e alla natura dei consumi delle famiglie (El Laithy e Abu-Ismail, 2005). Ciò ha permesso di condurre anche un’analisi dell’impatto sui livelli di povertà.

Quadro macroeconomico globale e distribuzione del reddito in Siria

Le simulazioni ipotizzano tre scenari macroeconomici globali: nel primo, che rappresenta una sorta di termine di confronto, si assume la stabilità del quadro macroeconomico; un secondo scenario simula un incremento repentino dei prezzi dei cereali pari al 100% sui mercati internazionali, simile a quelli verificatisi nel 2008 e nel corso del 2010; un terzo scenario, infine, riproduce i principali shock prodotti della crisi macroeconomica globale degli ultimi due anni sull’economia siriana (calo delle rimesse dall’estero, diminuzione delle esportazioni). L’obiettivo è valutare in quale misura e con quali modalità le dinamiche economiche che si generano all’esterno dell’economia siriana, si trasmettano al suo interno condizionandone il funzionamento.
L’effetto degli scenari macroeconomici globali, oltre ad essere valutato in quanto tale, è stato combinato anche con la simulazione di una serie di opzioni alternative di politica agraria. In particolare sono state ipotizzate tre diverse misure di liberalizzazione: a) l’eliminazione dei sussidi alle attività di produzione agricola; b) la riduzione del 20% dei prezzi dei prodotti delle colture considerate “strategiche, attualmente fissati per via amministrativa dal Governo che opera come unico compratore; c) l’eliminazione del sistema dei food stamp (tessere annonarie) con cui il Governo mette attualmente in opera una rete di sicurezza alimentare per le fasce della popolazione più deboli.
La realizzazione di ciascuna di queste tre opzioni di riforma renderebbe disponibile per usi alternativi un certo ammontare di risorse finanziarie. È stato ipotizzato che queste potessero essere utilizzate in tre modi alternativi: i) una riduzione del deficit corrente del bilancio statale; ii) il finanziamento di un equivalente aumento della spesa della Pubblica Amministrazione; iii) il finanziamento di un equivalente aumento dei trasferimenti pubblici alle famiglie (inclusivi di pensioni e altre misure previdenziali). La combinazione delle tre opzioni di riforma della politica agricola con le tre opzioni di politica fiscale danno luogo a nove scenari “misti” nei quali l’impatto dei mutamenti macroeconomici va ad interagire con le diverse scelte di politica economica.

Tabella 2 - Impatto di diversi scenari macroeconomici sulla distribuzione del reddito

Fonte: elaborazioni proprie

Nella tabella 2 l’impatto dei diversi scenari viene sintetizzato attraverso tre indicatori: la variazione percentuale della percentuale di famiglie povere (nell’ipotesi di popolazione costante) e due indicatori, definiti come bias (errori, asimmetrie) di natura strutturale che indicano la percentuale di effetti redistributivi negativi che vanno a colpire rispettivamente la fascia della popolazione più povera1 e il complesso delle famiglie residenti nelle aree rurali.
Sia l’incremento del prezzo dei cereali che uno scenario di recessione mondiale generano, come atteso, un incremento della povertà (rispettivamente dello 0,39% e dello 0,58%). Ciò che emerge con chiarezza, tuttavia, è che l’attivazione delle prime due opzioni di riforma delle politiche agricole sarebbero in grado di ridurre questo impatto negativo, sia pure in misura variabile e con effetti abbastanza differenziati a seconda di come vengono utilizzate le risorse finanziarie risparmiate. In particolare, l’eliminazione dei sussidi alle attività di produzione agricola, combinato con un incremento dei trasferimenti alle famiglie, genera una riduzione dell’indice di povertà anche in presenza di scenari macroeconomici globali sfavorevoli. Solo l’eliminazione del sistema di tessere alimentari peggiora sempre l’impatto sulla povertà: la diversa utilizzazione delle risorse finanziarie, così come ipotizzata nelle simulazioni, non riesce a controbilanciare l’effetto negativo generato dalla eliminazione delle tessere, che costituiscono una quota rilevante del reddito disponibile delle famiglie povere.
Gli scenari macroeconomici “puri” mostrano effetti asimmetrici in direzione opposta per quanto riguarda il bias nella distribuzione. Mentre, infatti, migliorano in media la psizione relativa delle famiglie più povere nella distribuzione del reddito (equity bias minore del 50%) anche se a prezzo, come abbiamo visto, di un incremento del livello assoluto di povertà, tendono a peggiorare la posizione relativa delle famiglie rurali rispetto alle altre (rural bias maggior del 50%). Dal punto di vista dell’equità nella distribuzione del reddito, la riduzione del prezzo delle colture strategiche rappresenta l’opzione di politica agricola migliore: in assenza di scenari macroeconomici avversi addirittura l’equity bias scenderebbe a 0 qualsiasi sia l’utilizzazione del budget risparmiato, rimanendo comunque ben al di sotto del 50% nel caso di degli scenari misti, soprattutto se le risorse finanziarie risparmiate fossero impiegate in misure di sostegno diretto dei redditi.
Dal punto di vista delle asimmetrie tra popolazione urbana e popolazione rurale, quest’ultima appare sistematicamente sfavorita sia nel caso di picchi di prezzo che di una recessione globale. Solo nel caso di questo secondo scenario la riduzione dei prezzi delle colture strategiche combinata con una riduzione del deficit statale appare in grado di controbilanciare gli impatti distributivi negativi.
L’eliminazione dei food stamp, infine, presenta in generale caratteristiche distributive avverse sia per le fasce di popolazione a basso reddito che per la popolazione rurale. L’effetto negativo sull’equity bias potrebbe essere corretto solo da un incremento dei trasferimenti alle famiglie.

Conclusioni

I risultati presentati evidenziano l’utilità di modelli come quello presentato per l’analisi delle diverse opzioni di politica economica. Essi mostrano come mutamenti dello scenario globale possano avere impatti estremamente differenziati all’interno delle economie. In un paese con reddito medio basso come la Siria gli effetti sulla povertà possono essere significativi. Le scelte di politica economica, peraltro, possono modificare sensibilmente le modalità con cui gli impatti avversi si distribuiscono tra le famiglie. In generale, la liberalizzazione del settore agricolo sembra poter contribuire ad una crescita del reddito e ad una riduzione delle diseguaglianze. Tuttavia molto sembra dipendere dalla politica di bilancio adottata. In particolare, mantenendo invariato il saldo di bilancio, l’utilizzazione delle risorse risparmiate in trasferimenti diretti verso le famiglie sembra costituire un interessante strumento per “correggere” le principali asimmetrie distributive. In primo luogo perché consentirebbe una più accurata scelta dei beneficiari2. In secondo luogo perchè avrebbe effetti probabilmente meno distorsivi sul funzionamento dell’economia.

Riferimenti bibliografici

  • NAPC (2008). “Income Distribution and Poverty: Impacts of Selected Policies in Syria”. Final Report, National Agricultural Policy Center, Damascus, scaricabile dal sito [link]

  • Rocchi, B. (2009), “Gli effetti distributivi della Politica Agricola Comunitaria in Italia”, Agriregionieuropa, n.16, [link]

  • World Bank (2010), “World Development Indicators 2010 – Syrian Arab Republic”. The World Bank. Washington D.C., scaricabile al sito web [link]

  • El Laithy, H. and Abu-Ismail, K. (2005), “Poverty in Syria. Diagnosis and Pro-poor Policy Considerations”. Final Report United Nations Development Programme Syria. Damascus

  • NAPC (2007), ”Non-agricultural Rural Activities and Their Impact on Agriculture in Selected Areas of Syria”, National Agricultural Policy Center, Final Report Damascus, scaricabile al sito [link]

  • 1. Più precisamente i quattro decili (40%) della popolazione a reddito più basso all’interno dei quali sono comprese le famiglie con reddito procapite sotto la soglia della povertà.
  • 2. Nelle simulazioni si è assunto che i trasferimenti crescessero rispettando le quote assegnate alle diverse fasce di reddito della popolazione nella situazione iniziale: ma ovviamente tale vincolo dipende direttamente da decisioni di politica economica e potrebbe essere facilmente rimosso.
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