Sovranità alimentare: la proposta alternativa della Via Campesina

Sovranità alimentare: la proposta alternativa della Via Campesina
a Università della Calabria, Dipartimento di Sociologia e Scienza Politica

Introduzione

Ancor prima delle crisi dei prezzi alimentari e delle rivolte del cibo, che si sono susseguite tra il 2005 ed il 2009, e dell’aggiornamento a un miliardo del numero degli affamati nel mondo (FAO, 2009), bensì di fronte alle trasformazioni del sistema agro-alimentare globale intercorse a patire dagli anni novanta, il movimento contadino transnazionale ha inteso affrontare la “questione del cibo”, reinterpretandola attraverso il concetto di sovranità alimentare. Rilevati i limiti dei concetti di “sicurezza alimentare” e di “diritto al cibo”, si intende dar conto delle dinamiche del mercato mondiale degli alimenti, del potere delle imprese transnazionali e delle Istituzioni Internazionale, affermando la necessità di alternative di fronte alle politiche neoliberiste in materia di agricoltura e alimentazione. Apprezzando la valenza politica del concetto, illustrandone le origini e i principali assunti, restano da valutare le opportunità di una sua implementazione e i risvolti di un suo radicamento territoriale.

Dalla sicurezza alimentare alla sovranità alimentare

La definizione di sovranità alimentare rinvenibile nella Dichiarazione di Nyéléni - l’ultima di diverse formulazioni prodotte nel tempo - è il risultato del Forum Internazionale sulla Sovranità Alimentare tenutosi in Mali nel febbraio 2007, che ha visto la partecipazione di più di 500 delegazioni di movimenti contadini e organizzazioni della società civile, provenienti da 80 Paesi:
«(…) La sovranità alimentare è il diritto dei popoli ad alimenti nutritivi e culturalmente adeguati, accessibili, prodotti in forma sostenibile ed ecologica, ed anche il diritto di poter decidere il proprio sistema alimentare e produttivo. Questo pone coloro che producono, distribuiscono e consumano alimenti nel cuore dei sistemi e delle politiche alimentari e al di sopra delle esigenze dei mercati e delle imprese. Essa difende gli interessi e l’integrazione delle generazioni future. Ci offre una strategia per resistere e smantellare il commercio neoliberale e il regime alimentare attuale. Essa offre degli orientamenti affinché i sistemi alimentari, agricoli, pastorali e della pesca siano gestiti dai produttori locali. La sovranità alimentare dà priorità all’economia e ai mercati locali e nazionali, privilegia l’agricoltura familiare, la pesca e l’allevamento tradizionali, così come la produzione, la distribuzione e il consumo di alimenti basati sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. La sovranità alimentare promuove un commercio trasparente che possa garantire un reddito dignitoso per tutti i popoli e il diritto per i consumatori di controllare la propria alimentazione e nutrizione. Essa garantisce che i diritti di accesso e gestione delle nostre terre, dei nostri territori, della nostra acqua, delle nostre sementi, del nostro bestiame e della biodiversità, siano in mano a chi produce gli alimenti. La sovranità alimentare implica nuove relazioni sociali libere da oppressioni e disuguaglianze fra uomini e donne, popoli, razze, classi sociali e generazioni. (…)» (Forum Sovranità alimentare, 2007).
Tuttavia, il concetto di sovranità alimentare è stato introdotto per la prima volta durante la Conferenza internazionale della coalizione internazionale Via Campesina1 a Tlaxcala, in Messico, nell’aprile del 1996, per essere poi proposto, nel corso del Forum parallelo al World Food Summit2 di Roma, nel novembre dello stesso anno, in opposizione a quello di “sicurezza alimentare”. La sicurezza alimentare - definita nel 1974, a seguito della prima “crisi della fame” - trova in questa occasione una nuova formulazione: «La sicurezza alimentare esiste quando ciascun individuo, in ogni momento, ha accesso ad una quantità di cibo sufficiente, sicuro e nutriente in modo da soddisfare i bisogni dietetici e le preferenze alimentari per garantire una vita sana e attiva» (FAO 1996).
La sicurezza alimentare è un concetto tecnico a quattro dimensioni: la disponibilità di alimenti; l’accesso, individuale e attraverso il mercato, agli alimenti; l’utilizzo appropriato degli alimenti; la stabilità nel tempo della disponibilità, dell’accesso e dell’utilizzo di cibo. Le questioni legate alla provenienza del cibo e sul come esso sia prodotto non sono considerate in modo eloquente; si configura pertanto un “modello aperto”, in cui lo scambio con l’estero (per mezzo di importazioni e aiuti alimentari) è fonte aggiuntiva di disponibilità di prodotti (Hunt e Mooney, 2009). Le politiche neoliberiste hanno operato determinando la progressiva “privatizzazione” della sicurezza alimentare - in passato vincolato alla capacità redistributiva degli Stati, nel perseguimento dello “sviluppo” - e la sua traduzione nei termini di “relazione globale di mercato” gestita dalle corporation (McMichael, 2005; 2009). A parere dei critici, la “scarsità di cibo” nei paesi del Sud del mondo è così ricondotta alla distorsione ed extraversione dei sistemi produttivi, alla distruzione dei mercati locali, allo smantellamento delle riserve alimentari, al disfacimento dei modelli colturali ecosostenibili, alla spoliazione delle risorse e, in ultimo, alle speculazioni finanziarie - cartina al tornasole dell’attuale fase di transizione del capitalismo globale).
Nei paesi sviluppati, d’altra parte, la declinazione in termini qualitativi oltre che quantitativi - con il riferimento a “livelli nutrizionali e igienico-sanitari degli alimenti” - ha determinato il progressivo inquadramento della sicurezza alimentare entro la cornice del “rischio”, ovvero della “qualità” (altra rispetto a quello della “fame”, relativa ai paesi in via di sviluppo). Nell’attuale “regime alimentare” dominato dalle corporation dell’agro-alimentare, quello definito come “capitalismo verde” ha tradotto le norme e i principi ambientali e di qualità in nuovi dispositivi di penetrazione e segmentazione dei mercati (Friedmann, 2005). La politica europea, ad esempio, si è attrezzata con nuovi concetti e strumenti, contro i pericoli di contaminazioni, sofisticazioni, adulterazioni e truffe nel settore alimentare, ma anche ai fini della valorizzazione delle produzioni sui mercati.
Questi processi, interpretati come le cause dell’ulteriore marginalizzazione o esclusione di contadini, piccoli e medi produttori di cibo, hanno determinato l’attivazione di una mobilitazione collettiva transnazionale, finalizzata a inquadrare la questione della sicurezza alimentare in termini alternativi. La sovranità alimentare - concepita come “piattaforma di lotta politica” (IPC, 2006) - ha inteso dare una connotazione politica alla discussione intorno al cibo. L’innovazione del concetto risiede nei seguenti assunti: la critica al progetto neoliberista globalizzato; la de-mercificazione del cibo e della riproduzione sociale; la ridefinizione della sovranità e del diritto al cibo nella prospettiva delle comunità locali.

Condizioni e principi della sovranità alimentare

Il movimento per la sovranità alimentare ha avuto origine dalla contestazione contro le politiche di aggiustamento strutturale, implementate dalla maggior parte dei paesi in via di sviluppo a partire dalla metà degli anni ottanta, e costruite intorno a ciò che la Banca Mondiale definì come pacchetto di misure per la “sicurezza alimentare basata sul commercio”. Contemporaneamente, la sua azione è volta a contrastare le politiche commerciali imposte con la creazione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) nel 1995 - con particolare riferimento agli specifici Accordi sull’Agricoltura3 - nonché a criticare l’aiuto alimentare, considerato come forma alternativa di sussidio all’esportazione dei paesi industrializzati donatori (Mousseau, 2005).
Nel 1996, introducendo il concetto di sovranità alimentare nel corso del World Food Summit, Via Campesina individua sette principi basilari: 1) il cibo come diritto umano fondamentale; 2) la riforma agraria; 3) la protezione delle risorse naturali; 4) la riorganizzazione del commercio alimentare; 5) la fine della globalizzazione della fame; 6) la pace sociale; 7) il controllo democratico.
Il Forum sulla sovranità alimentare del 2002 prosegue l’analisi di questi elementi, che vengono poi sintetizzati dall’International NGO/CSO Planning Committee for Food Sovereignty4 in quattro “aree prioritarie” o “pilastri” per promuovere l’azione politica: il diritto al cibo; l’accesso alle risorse produttive; il modello di produzione agro-ecologico; il commercio e i mercati locali.
Al di là delle numerose dichiarazioni e definizioni prodotte nel corso dei forum internazionali o dei convegni delle piattaforme nazionali o continentali, sono identificate sei concrete proposte politiche per il conseguimento della sovranità alimentare (Windfuhr and Jonsén 2005: 15-16):

  • un Codice di condotta sul diritto umano al cibo, per governare le attività di chi è coinvolto nel conseguimento di questo diritto, dalle istituzioni nazionali e internazionali al settore privato5;
  • una Convenzione internazionale sulla sovranità alimentare, in sostituzione degli AoA e di altre clausole fondamentali contenute nei differenti accordi promossi dall’OMC;
  • una Commissione mondiale sull’agricoltura sostenibile e la sovranità alimentare, per la valutazione dell’impatto della liberalizzazione del commercio sulla sicurezza e sulla sovranità alimentare;
  • la riforma ed il rafforzamento dell’organizzazione delle Nazioni Unite e in particolare del Committee on World Food Security6;
  • un organismo indipendente per la risoluzione di controversie integrato alla Corte Internazionale di Giustizia, dedicato a prevenire forme di dumping e l’uso di organismi geneticamente modificati (OGM) nella fornitura di aiuti alimentari;
  • un Trattato internazionale vincolante che definisca i diritti dei piccoli produttori.

Nel novembre del 2009, il successo del Forum parallelo delle società civili7 ha fatto da contraltare al fallimento del World Food Summit on Food Security. Il Vertice ufficiale, disertato dai leader G8, si è infatti concluso senza obiettivi quantificati, scadenze precise e impegni economico-finanziari aggiuntivi e certi - nonostante la richiesta ai governi, da parte del direttore generale della Fao Jacques Diouf, di investimenti pari a 44 miliardi di dollari l'anno (il 17% del totale degli Aiuti Pubblici allo Sviluppo)8 per sconfiggere la fame nel mondo, aumentando la produzione agricola e rilanciando il settore rurale nei paesi poveri. La governance globale, la produzione di cibo con metodi ecologici, il controllo delle risorse produttive - con un focus particolare sui processi di land grabbing9, la promozione di alleanze e la partecipazione di donne, giovani e popoli indigeni nei processi decisionali e organizzativi sono stati invece i temi discussi nella prospettiva della sovranità alimentare, illustrati nella Dichiarazione finale del Forum (Parallel Forum to the World Food Summit on Food Security, 2009).
La sovranità alimentare si propone come un approccio per riformare i sistemi alimentari locali, del Sud come del Nord del mondo, mettendo innanzitutto in discussione il “paradigma neoliberista”, alla base del “modello agro-alimentare dominante”, industriale, produttivista, monoculturale, estensivo, ad alto contenuto tecnologico (con uso di OGM), orientato all’esportazione, incorporato nelle catene di trasformazione e commercializzazione su larga scala controllate dalle corporation agro-alimentari10. I sistemi di produzione alimentare contadini, di tipo familiare, tradizionali, su piccola scala, sono indicate come le alternative da tutelare e promuovere, attraverso riforme agrarie, sostegni diretti, subordinati alla transizione verso pratiche agro-ecologiche e sostenibili, e poi con la protezione dei mercati locali, contro il dumping di prodotti importati, garantendo prezzi stabili e remunerativi11.

Una Via Campesina per il cibo?

La sovranità alimentare riconduce le questioni della “sicurezza alimentare” e del “diritto al cibo” ad un processo di ri-territorializzazione, che implica il riconoscimento sostanziale dei diritti locali, indigeni e comunitari, al controllo delle risorse (terra, semi, acqua, credito, mercati, saperi) per la produzione di cibo e alla definizione delle proprie scelte alimentari.
Nella fase attuale, l’ontologia emergente dalla sovranità alimentare, fondata sulla rivalutazione dell’agricoltura, della ruralità e del cibo come essenziali per la sostenibilità sociale ed ecologica, assume una particolare rilevanza. Ciò non solo nelle rivendicazioni di “autonomia contadina” e di autodeterminazione dei processi di sviluppo espresse dai movimenti del Sud del mondo, ma anche a fronte delle emergenze - alimentari, climatiche, ambientali, sociali ed economiche - oramai estese a livello globale, che risultano strettamente interconnesse, e non confinate, al mondo agricolo o rurale.
Il neo-produttivismo (su basi ecologiche) - attraverso produzioni biologiche, biocarburanti e OGM (soprattutto in Africa) - è tra le strategie contemplate per coniugare la soddisfazione della domanda alimentare (prevalentemente urbana) a prezzi contenuti con le preoccupazioni ambientali e climatiche, ma nella prospettiva di mercato (Tilzey 2009). Per i critici, invece, la ri-localizzazione del cibo - attraverso iniziative di base volte a rimodellare un mondo interpersonale della produzione e del consumo - è la strategia volta non solo rispondere ai bisogni alimentari e sociali, per fuggire i “deserti alimentari”, ma anche a rafforzare le comunità locali, dal punto di vista culturale, sociale ed economico: riaffermando le identità specifiche, rinsaldando i legami sociali, promuovendo nuove opportunità per lo sviluppo rurale (Fonte, 2009; Hunt e Mooney, 2009). La persistenza di modelli agricoli diversificati ha importanti implicazioni: sul piano socio-economico (in termini di reddito, occupazione e condizioni di lavoro) e ambientale (guardando alla gestione delle risorse naturali e al cambiamento climatico)12. Ciò non solo per le aree rurali ma anche per quelle urbane: motivo per cui rileggere le relazioni, gli scambi e i conflitti interni al territorio.
La riforma dei sistemi agro-alimentari richiede la ridefinizione della governance globale, delle politiche agro-alimentari internazionali e nazionali. Alcuni Stati (Venezuela, Ecuador, Mali e Bolivia) hanno già integrato il concetto di sovranità alimentare all’interno delle proprie Costituzioni riformate o delle proprie politiche di settore. In ambito europeo, il Coordinamento europeo di Via Campesina sta promuovendo una proposta di riforma della Politica agroalimentare comune nella prospettiva della sovranità alimentare (Choplin et al., 2009; Boussard e Trouvé, 2010). Tuttavia, la transizione nell’ottica della sostenibilità sembra trovare innanzitutto impulso in processi di tipo endogeno, nella produzione di “novità” che possono trovare consolidamento attraverso l’intervento tecnico-istituzionale (van der Ploeg et al., 2000). Ne sono esempi le forme di filiera corta, di Green Public Procurement, le diverse “reti agro-alimentari alternative”, che coinvolgono insieme produttori, consumatori e a volte attori istituzionali - gli AMAP in Francia (Associations pour le Mantien de l’Agricolture Paysanne13, i CSA (Community Supported Agriculture) o la Community Food Security Coalition negli USA e in Canada14, i Gruppi Di Acquisto Solidale e i Distretti di Economia Solidale in Italia15. In essi, alla domanda di “cibo di qualità” sono spesso associati obiettivi di sviluppo, interessi ecologico-ambientali, bisogni di socialità.
Una “nuova questione agraria” - prodotta da Via Campesina attraverso la politicizzazione delle relazioni agroalimentari - appare oggi riguardare la riproduzione della società nel suo insieme (McMichael, 2008b), configurandosi come terreno di lotte e di mobilitazione sociale, a livello globale e locale. Ulteriori approfondimenti sono dunque indispensabili, da parte sia della ricerca che della politica.

Riferimenti bibliografici

  • Boussard J.-M., Trouvé A. (coord.) (2010), For a New European Agriculture and Food policy that meets the challenges of this century [link]
  • Choplin G., Strickner A., Trouvé A. (a cura di) (2009), L’Europa e il ritorno dei contadini. Sovranità alimentare e politiche agricole europee, Jaca Book
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  • Forum Sovranità Alimentare (2007), Dichiarazione di Nyeleni, 27 febbraio 2007, Sélingué, Mali [link]
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  • McMichael P. (2009), “A food regime analysis of the ‘world food crisis”, Agriculture and Human Values, 26(4): 12–27
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  • van der Ploeg J. D. (2010), I nuovi contadini. Le campagne e le risposte alla globalizzazione, Donzelli
  • van der Ploeg J. D., Renting H., Brunori G., Knickel K., Mannion J., Marsden T., de Roest K., Sevilla-Guzman E., Ventura F. (2000), “Rural development: From practices and policies towards theory”, Sociologia Ruralis, 40(4), 391-408
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  • Windfuhr M., Jonsén J. (2005), Food Sovereignty. Towards democracy in localized food systems. FIAN-International [link]
  • 1. Disponibile nel sito [link]
  • 2. World Food Summit: [link]
  • 3. AoA: [link]
  • 4. IPC: [link]
  • 5. Questa proposta è stata fondamentale per la formulazione di una serie di “linee guida volontarie sul diritto all’alimentazione” da parte del Consiglio della FAO nel 2004 [link].
  • 6. CFS: [link]
  • 7. People's food sovereignty forum: [link]
  • 8. A tutt'oggi sono destinati all'agricoltura solo il 5% delle risorse, percentuale che era del 3,6% prima del vertice G-8 dell' Aquila nel 2009, quando sono stati annunciati aiuti per 20 miliardi di dollari nei prossimi tre anni agli agricoltori dei paesi poveri, soprattutto dell'Africa.
  • 9. Cfr. GRAIN - [link]; [link]
  • 10. Tale modello è descritto nei termini di “Impero”: reticoli estesi a livello globale - definiti “monopolistici” in virtù della centralizzazione del potere e dell’appropriazione del valore che veicolano-controllano e connettono le fasi, i luoghi, i movimenti della produzione, trasformazione, distribuzione e commercializzazione agroalimentare. Il consolidamento di questo modello su scala globale è stato promosso attraverso l’adeguamento al nuovo ordine neoliberista (definito dal WTO e dalle Istituzioni della governante globale), da parte delle politiche nazionali, che hanno così sposato il principio della competitività e aderito al “progetto globalizzazione” (McMichael 2005; van der Ploeg 2010).
  • 11. Per un confronto tra il modello agroalimentare dominante e quello della sovranità alimentare, si veda: Rosset, 2003.
  • 12. Per un’analisi delle diverse prospettive sulla multifunzionalità dell’agricoltura si veda: McMichael 2008a.
  • 13. AMAP: [link]
  • 14. CSA: [link]
  • 15. Rete di Economia Solidale: [link]
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