Finestra sulla PAC n.18

Finestra sulla PAC n.18
  Istituto Nazionale di Economia Agraria

Il dibattito sul futuro della Pac dopo il 2013 si è arricchito, in questi ultimi mesi, di alcuni importanti contributi. Dopo aver dibattuto del futuro dei pagamenti diretti, dello sviluppo rurale e della semplificazione della Pac, a marzo il Consiglio dei ministri agricoli dell’UE ha preso in esame le misure di gestione del mercato dopo il 2013. Il dibattito si è incentrato sulla individuazione degli strumenti in grado di rispondere efficacemente alle numerose e opposte spinte che agiscono sui mercati, al fine di trovare il giusto equilibrio tra la necessità di proseguire negli sforzi per un maggiore orientamento della produzione al mercato, mantenere un’agricoltura vitale e attenuare gli effetti negativi della volatilità dei prezzi.
L’orientamento espresso dalla maggioranza dei paesi è in favore del mantenimento della rete di sicurezza e delle specifiche misure di intervento previste dall’Ocm unica. Non sono mancate proposte in favore di un rafforzamento delle organizzazioni dei produttori e degli organismi interprofessionali, di un miglioramento del funzionamento della filiera alimentare e dell’introduzione di assicurazioni sui profitti o sul reddito degli agricoltori. Si tratta di posizioni che sostanzialmente richiamano gli strumenti attualmente operanti e che, solo marginalmente, avanzano alcune delle proposte innovative che stanno emergendo nel dibattito “extra-istituzionale” sul futuro della Pac.
Un nuovo tema che sembra stia prendendo piede nelle discussioni del Consiglio è quello della competitività e del riconoscimento internazionale del modello agroalimentare europeo. Si tratta del riconoscimento dei costi sostenuti dai produttori europei per adeguarsi alla legislazione comunitaria e della conseguente posizione di svantaggio competitivo nei confronti dei prodotti importati, che non devono rifarsi alle stesse regole. Il problema esiste ed è di non facile soluzione, anche per via di alcune ambiguità di fondo. Innanzitutto, se è vero che i produttori europei sopportano maggiori costi per soddisfare le più stringenti norme comunitarie, ciò, in teoria, starebbe a significare che il prodotto comunitario non è un bene “fungibile” (sostituibile) con quello importato.
Si tratterebbe, in altre parole, di due prodotti diversi le cui caratteristiche intrinseche dovrebbero trovare espressione nella formazione dei prezzi di mercato. Se, nella realtà, non si registra questo differenziale di prezzo a favore dei prodotti comunitari il motivo risiede o nel malfunzionamento del mercato o nella scarsa conoscenza di tale modello di produzione, sia dentro che fuori l’UE. Di conseguenza, la soluzione non è – più, o solo – quella della “reciprocità” del rispetto delle regole (imporre l’osservanza delle stesse norme a chi viene a vendere nell’UE), ma del corretto funzionamento del mercato e della corretta informazione del consumatore al fine di renderlo consapevole del valore aggiunto che acquista assieme al prodotto comunitario.
In secondo luogo, anche ammesso che si riuscisse ad imporre tale modello agli esportatori verso l’UE (tramite accordi multilaterali o bilaterali), si porrebbe il problema del controllo del rispetto delle regole, in quanto esso risulterebbe tanto più difficoltoso quanto maggiore è il grado di trasformazione del prodotto. In ultimo, non ha molto senso dibattere del modello agroalimentare europeo senza tenere conto del parallelo universo della grande distribuzione organizzata e del mondo degli standard privati, che regolano l’accesso al consumo dei prodotti agroalimentari, imponendo norme, anche più stringenti di quelle europee, tanto ai produttori comunitari che a quelli extracomunitari.
Sul fronte più strettamente attinente al futuro della Pac si segnalano gli “orientamenti” espressi a più riprese dal commissario all’agricoltura Dacian Cioloş. Il leitmotiv dei discorsi del commissario ruota attorno alla necessità di una riforma che renda la Pac flessibile, in grado di adattarsi ai nuovi tempi, rivolta al futuro; una Pac che tenga conto della diversità delle “agricolture” europee; che metta in campo strumenti moderni ed efficaci per affrontare le turbolenze di mercato (“gettare le basi per un orientamento ragionato verso il mercato”). Altro motivo conduttore è il miglioramento del funzionamento della filiera agroalimentare e il ruolo degli organismi interprofessionali e delle organizzazioni di produttori. Sul fronte dei pagamenti diretti Cioloş sostiene l’opportunità di muoversi verso una ripartizione equilibrata degli aiuti tra Stati membri, regioni e tipi di agricoltura, una ripartizione equa, ma non uguale per tutti, trasparente e che preveda un aggiustamento progressivo nel tempo. Sembra dunque (ri)prendere vigore l’idea della regionalizzazione degli aiuti diretti come criterio per sganciare il sostegno dai riferimenti storici, con alcune importanti novità: tramonto dell’idea di un aiuto forfetario ad ettaro uguale per tutta l’UE (sistema che penalizzerebbe non poco l’Italia) e possibile redistribuzione di risorse tra paesi, con conseguente rottura degli equilibri finanziari consolidati negli anni. Ma la regionalizzazione, di per sé, non rimuove il problema della giustificazione dei pagamenti diretti, semmai, lo inasprisce, in quanto essa si pone in netta contraddizione con la concezione dei pagamenti diretti intesi come compensazione per la produzione di “beni pubblici”. Un aiuto regionalizzato, così come è ora concepito, è un aiuto elargito a tutti e di uguale ammontare nell’ambito della stessa “regione”, indipendentemente da ciò che ogni agricoltore fa, o non fa, e indipendente dal costo del fare/non fare.
La compensazione per la fornitura di “beni e servizi pubblici”, al contrario, presuppone la formulazione di un aiuto selettivo (rivolto a coloro che si impegnano), mirato al raggiungimento di determinati obiettivi (il bene pubblico) e commisurato (azienda per azienda) al maggiore costo sostenuto e mancato reddito conseguito per la loro fornitura. La regionalizzazione, allora, non sarebbe altro che l’ennesimo aggiustamento della Pac, in attesa che maturino i tempi per una riforma definitiva per la quale potrebbe non essere ancora arrivato il momento. E’ comunque evidente anche che, se dovesse prevalere una posizione sostanzialmente conservatrice sulla riforma della Pac, questa potrebbe avere pesanti conseguenze sul tavolo negoziale relativo al futuro bilancio dell’UE. In tale trattativa è difficile immaginare che la Pac possa mantenere immutato l’ammontare di risorse a disposizione, soprattutto in un contesto storico, come quello attuale, in cui i paesi si trovano ad affrontare una grave crisi economica e finanziaria e chiedono ai cittadini dolorosi sacrifici per risanare i bilanci nazionali. L’entità del taglio al bilancio della politica agricola, allora, potrà essere contenuta se si disporrà di una proposta di riforma della Pac ragionevole e condivisa, ma potrà essere particolarmente severa nell’ipotesi opposta. È questa la posta in gioco, anche se è difficile fare previsioni.

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Contributo dell’agricoltura alla strategia “UE 2020” (marzo 2010)

Sulla base di un documento della Presidenza il Consiglio dell’UE ha esaminato la questione del contributo dell’agricoltura alla strategia “UE 2020”. Come si ricorderà (si veda finestra sulla PAC di marzo 2010) la nuova strategia europea per la crescita e l’occupazione fa pochissimi riferimenti all’agricoltura e nessun accenno al ruolo della PAC nel perseguimento delle future priorità dell’UE. Per questo motivo i ministri europei dell’agricoltura hanno sottolineato la necessità che il documento che verrà approvato in giugno tenga in debita considerazione il contributo dell’agricoltura alla crescita sostenibile, intelligente, verde e alla occupazione e che esso non rimetta in discussione il finanziamento della PAC.

Consultazione pubblica sul futuro della PAC (aprile 2010)

Il 12 aprile il commissario all’agricoltura Cioloş ha lanciato la consultazione pubblica sul futuro della PAC dopo il 2013. Nel discorso di avvio del dibattito pubblico il commissario si è detto favorevole ad una riforma della PAC che risponda alle aspettative dei cittadini e alle sfide future (sicurezza alimentare, protezione dei suoli, risorse naturali, crescita delle aree rurali, cambiamenti climatici). Egli ha ribadito l’indispensabile contributo della PAC alle priorità individuate dalla strategia “UE 2020”. Inoltre, ha superato il concetto di “modello agricolo europeo”, affermando il principio della diversità delle “agricolture europee”, che possono essere tutelate mediante una visione d’insieme e una politica unitaria. Al termine della consultazione, un organismo indipendente realizzerà una sintesi dei contributi che fornirà indicazioni per la comunicazione attesa per fine anno. Il 19-20 luglio sarà organizzato un seminario nel quale saranno discusse le principali proposte emerse nella consultazione.

Beneficiari della PAC (aprile 2010)

In applicazione della normativa sulla trasparenza, gli Stati membri sono tenuti a rendere noto ogni anno i nomi dei beneficiari dei pagamenti effettuati nell’ambito della PAC [link]. Sulla base delle informazioni relative al 2009, risulta che in Italia 60 beneficiari dei pagamenti diretti del FEAGA hanno ricevuto più di 1 milione di euro. Di questi, 20 hanno superato i 3 milioni di euro. La cosa più sorprendente è che anche nell’ambito del FEASR si registrano pagamenti milionari, con 5 beneficiari (Comunità montane) che hanno avuto aiuti compresi tra 1 milione e poco più di 2 milioni di euro. Il grado di trasparenza delle informazioni fornite dagli Stati membri viene valutata da una ONG che calcola, per ciascun paese, un “indice di trasparenza” che tiene conto del grado di dettaglio e della quantità delle informazioni fornite. Secondo la ONG, la semplice applicazione delle disposizioni comunitarie consente di ottenere un valore dell’indice pari al 35%. L’Italia presenta un indice del 49%, posizionandosi al 14mo posto in graduatoria. Il paese con l’indice peggiore è la Grecia (25%), mentre Regno Unito, Danimarca e Svezia hanno superato il 90%.

Etichettatura latte (aprile 2010)

Con apposita Decisione [pdf] la Commissione europea ha respinto la proposta dell’Italia di indicare in etichetta il luogo di origine del latte a lunga conservazione, UHT, pastorizzato e dei prodotti lattiero-caseari, chiedendo di non adottare il relativo articolo della proposta di decreto notificata a Bruxelles. La disciplina dell’etichettatura, della presentazione dei prodotti alimentari e della relativa pubblicità è contenuta nella direttiva 2000/13/CE [pdf], che armonizza le disposizioni nazionali in un quadro comune, prevedendo la possibilità di imporre disposizioni nazionali non armonizzate solo se giustificate da motivi di tutela della salute pubblica, di repressione delle frodi e di repressione della concorrenza sleale. Le motivazioni addotte dall’Italia – regolamentare il sistema di rintracciabilità del latte al fine di provvedere alla tutela degli interessi dei consumatori – secondo la Commissione, non sono adeguatamente giustificate.

Trasferimento fondi dal FEAGA al FEASR (aprile 2010)

La Commissione europea ha modificato l’entità degli importi trasferiti dal FEAGA al FEASR per tenere conto della decisione del Portogallo di non applicare più la modulazione volontaria [pdf] e del finanziamento del Piano europeo di ripresa economica [pdf], che ha ridotto ulteriormente gli importi disponibili per le spese del FEAGA. La nuova decisione [pdf] ripropone il quadro complessivo dei fondi trasferiti al FEASR dal 2010 al 2013 e gli importi disponibili per il FEAGA.

Tabella 1 - UE - Importi messi a disposizione del FEASR e importi disponibili per il FEAGA (milioni di euro)

Esercizio
finanziario
Importi messi a disposizione del FEASR EERP e banda
larga
Saldo netto
FEAGA
Modulazione
obbligatoria
73/09
Cotone
73/09
Tabacco
73/09
Fondi non
 utilizzati
73/09
Modulazione
volontaria
378/07
Vino
479/08
2010 1.867,1 22,0     397,0 82,11 501,8 44.275,97
2011 2.095,3 22,0  484,0  51,6  374,9  122,61    44.466,97
2012 2.355,3 22,0  484,0  51,6  347,3  122,61   44.710,19
2013  2.640,9  22,0 484,0 51,6  313,9  122,61   44.938,99

Fonte: Decisione 2010/233/UE

Risulta, di conseguenza, modificata la ripartizione per paese del sostegno allo sviluppo rurale garantito dal FEASR [pdf].

Tabella - 2 - Italia – Sostegno comunitario allo sviluppo rurale per il periodo 2007-2013 (prezzi correnti in euro)

2007 2008 2009 2010 2011
1.142.143.461 1.135.428.298 1.183.870.921 1.256.577.236 1.403.606.589
2012 2013 Totale 2007-2013 Di cui importo minimo regioni in
Convergenza
1.422.949.382 1.411.205.996 8.985.781.883 3.341.091.825

Fonte: Decisione 2010/236/UE

Applicazione della PAC (aprile 2010)

La Commissione europea ha rivisto i massimali contenuti negli allegati VIII e IV del regolamento (CE) n. 73/2009 [pdf], per tenere conto delle comunicazioni degli Stati membri relativamente alle scelte operate in applicazione della PAC [pdf]. Germania, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Lussemburgo, Austria, Portogallo e Slovenia hanno comunicato di volere attribuire diritti d’aiuto ai viticoltori nell’ambito dei programmi di sostegno nazionali. Belgio, Danimarca, Grecia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Svezia e Regno Unito anticiperanno l’integrazione nel regime di pagamento unico dell’aiuto alle sementi e di alcuni altri regimi (tra quelli per proteiche, riso, frutta in guscio, patate da fecola) al 2010 o 2011. Inoltre, il Portogallo ha deciso di non applicare più la modulazione volontaria prevista per il triennio 2010-2012 [pdf]. Questo ha comportato la necessità di rivedere i massimali dei diritti all’aiuto che possono essere assegnati durante un anno civile (allegato VIII) e dei massimali degli importi totali dei pagamenti diretti, al netto della modulazione (allegato IV).

Competitività internazionale del modello agroalimentare europeo (maggio 2010)

Il 15 e 16 aprile 2010 i rappresentanti del mondo produttivo e industriale e delle amministrazioni nazionali e comunitarie hanno discusso a Siviglia del riconoscimento e del rafforzamento del modello agroalimentare europeo a livello internazionale. Richiamando gli sforzi compiuti (e i costi sostenuti) dai produttori e dalle industrie europee per attenersi alla stringente legislazione comunitaria in materia di sicurezza alimentare, qualità, ambiente, benessere degli animali si è posta la questione di come rafforzare e migliorare il riconoscimento di tale modello nel rispetto degli accordi internazionali e delle norme sulla concorrenza. La dichiarazione conclusiva del seminario propone alcune misure volte a migliorare l’accesso al mercato delle importazioni introducendo il principio di reciprocità, in modo che tutti i prodotti, indipendentemente dalla loro provenienza, offrano le medesime garanzie; migliorare la conoscenza e l’accettazione internazionale del modello, ricercando un maggior livello di armonizzazione in ambito internazionale (attraverso organizzazioni quali WTO, FAO; Codex Alimentarius Mundi, ecc,); migliorare il livello di assistenza tecnica agli esportatori, attuali o potenziali, verso l’UE; migliorare la cooperazione con in paesi in via di sviluppo; promuovere la conoscenza del modello tra i cittadini dell’UE e dei paesi terzi. La dichiarazione ha rappresentato la base di discussione del Consiglio dei ministri agricoli del 17 maggio, i quali hanno affermato la validità di tale modello e la sua scarsa conoscenza a livello internazionale. Entro la fine del 2010 la Commissione pubblicherà un rapporto sulle importazioni agricole dell’UE dai paesi terzi.

Posizione del Copa-Cogeca sul futuro della PAC (maggio 2010)

La rappresentanza comunitaria delle organizzazioni professionali e delle cooperative agricole dell’UE ha reso pubblica la propria posizione sulla PAC dopo il 2013. Il documento afferma alcuni principi ai quali la futura PAC dovrà attenersi: il mantenimento delle risorse finanziarie, la sua semplificazione, la solidarietà finanziaria tra paesi, l’inaccettabilità del cofinanziamento nazionale e l’abolizione della modulazione. Il Copa-Cogeca avanza una serie di proposte volte a migliorare il funzionamento dei mercati, rafforzare la posizione degli agricoltori nella catena alimentare, migliorare la loro competitività. Relativamente ai pagamenti diretti anche l’organizzazione sindacale abbraccia l’idea che essi servano come remunerazione per la fornitura di tutta una serie di beni pubblici, ai quali la società attribuisce valore e che non trovano remunerazione sul mercato: sicurezza alimentare, stabilità del mercato, produzione sostenibile, occupazione e solidità economica delle aree rurali, gestione della superficie agricola. Si tratta di una gamma piuttosto estesa di beni pubblici che ricalca una visione altrettanto ampia, e talvolta distorta, del concetto stesso di bene pubblico. Nel documento il Copa-Cogeca esprime la propria contrarietà ad una riduzione dei pagamenti diretti, proprio per le funzioni che essi svolgono, che comporterebbe la “forte diminuzione del numero di agricoltori, l’abbandono delle terre e l’intensificazione e la concentrazione della produzione rimanente in talune aree”. L’organizzazione, inoltre, esprime il proprio favore ad un aggiustamento dei pagamenti diretti in funzione di criteri oggettivi comuni che tengano conto delle specificità nazionali, purché gli aiuti siano garantiti ai soli agricoltori attivi e non ai proprietari terrieri non dediti all’attività agricola.

Progetto preliminare di bilancio 2011 (maggio 2010)

La Commissione europea ha pubblicato il progetto preliminare di bilancio per il 2011 [pdf] Rispetto all’anno precedente si rileva una crescita del 5,8% delle spese previste. Il 45,2% dei fondi (pari a 64,4 miliardi di euro) è destinato alla rubrica 1 del bilancio – Coesione e competitività per la crescita e l’occupazione (+0,2%). Alle misure correlate alla rubrica 2 – Conservazione e gestione delle risorse naturali è destinato in via preliminare il 41,7% degli stanziamenti (pari a 59,5 miliardi di euro), stabili rispetto al 2010. Crescono la rubrica 3 – Cittadinanza, libertà, sicurezza e giustizia (+7,6%), e la rubrica 4 – UE come attore globale (+5,6%). Relativamente alla rubrica 2, quello del 2011 è il primo bilancio che riflette appieno le modifiche apportate dall’Health Check della PAC (abolizione del set aside, aumento delle quote latte, inclusione di alcuni pagamenti diretti nel regime di pagamento unico). Nel dettaglio, ai pagamenti diretti sono destinati 39,9 miliardi di euro (+1,6%), nell’ambito dei quali aumenta la quota degli aiuti totalmente disaccoppiati e si riduce quella legata agli altri aiuti diretti. Per le misure di mercato è previsto un fabbisogno di 3,5 miliardi, largamente inferiore al bilancio 2010 (-20,6%), grazie al miglioramento delle condizioni di mercato del latte (per il quale nel 2010 erano state adottate delle specifiche misure di sostegno), dei cereali e al trasferimento di parte delle risorse relative alle misure di mercato del settore vitivinicolo nell’ambito del regime di pagamento unico. Infine, risultano stabili le risorse per lo sviluppo rurale (+0,5%). In definitiva, l’aumento dei pagamenti diretti dei 12 nuovi Stati membri per il processo di phasing in e le minori spese connesse al miglioramento delle condizioni di mercato sono le variabili che spiegano l’andamento delle spese agricole specificamente rivolte al I pilastro della PAC (-0,6%).

Tabella 3 - UE - Progetto preliminare di bilancio 2011 (milioni di euro)

  2010 2011 Differenza Differenza
%
Quota %
1- Crescita sostenibile 64.249,4 64.406,9 157,50 0,2 45,2
-1a - Competitività 14.862,9 13.436,9 -1.426,00 -9,6 9,4
- 1b - Coesione 49.386,6 50.970,1 1.583,50 3,2 35,8
2 - Conservazione e gestione delle
risorse naturali
59.498,8 59.486,2 -12,60 0,0 41,7
di cui          
- Misure di mercato 4.395,3 3.491,1 -904,20 -20,6 2,4
- Aiuti diretti 39.273,0 39.911,1 638,10 1,6 28,0
- Sviluppo rurale 14.363,6 14.436,1 72,50 0,5 10,1
Totale agricoltura e sviluppo rurale 57.785,5 57.810,6 25,10 0,0 40,6
3 - Cittadinanza, libertà, sicurezza e giustizia 1.674,5 1.801,9 127,40 7,6 1,3
4 - UE come partner globale 8.160,2 8.613,5 453,30 5,6 6,0
5 - Amministrazione 7.909,0 8.255,4 346,40 4,4 5,8
Totale 141.491,9 142.565,2 1.073,30 0,8 100,0
Stanziamenti come % del RNL 1,17% 1,14%      

Fonte: SEC (2010) 473

Apertura dei negoziati UE-Mercosur (maggio 2010)

Il 4 maggio la Commissione Europea ha comunicato [pdf] di voler riaprire i negoziati per la liberalizzazione del commercio con il Mercosur (l’unione di quattro paesi dell’America del Sud – Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay) dopo la sospensione delle trattative avvenuta nel 2004. I negoziati, avviati nel lontano 1995, si interruppero nove anni dopo perché le offerte dell’UE relativamente all’apertura dei mercati agricoli furono ritenute insoddisfacenti. Il rilancio delle trattative è considerato di enorme importanza politica, oltre che commerciale. L’UE, infatti, punta ad entrare nel mercato dei servizi e delle telecomunicazioni di quel blocco di paesi, stimando un guadagno netto complessivo per l’UE di 4,5 miliardi di euro. La Commissione non nasconde che tale apertura potrebbe avere un impatto negativo per altri settori, quale quello agricolo. Proprio questi timori hanno indotto otto Stati membri (Austria, Finlandia, Francia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Lussemburgo e Polonia), con il successivo sostegno di altri 6 paesi tra i quali l’Italia, a presentare nell’ambito del Consiglio agricolo del 17 maggio una nota nella quale si esprime la preoccupazione per i possibili esisti in campo agricolo della ripresa dei negoziati e si chiede alla Commissione di fornire un’analisi dell’impatto di un eventuale accordo [pdf]. Questa posizione è condivisa dal Copa-Cogeca che, in un comunicato stampa [pdf], ha affermato come la pressione competitiva delle produzioni proveniente dai quattro paesi, per di più non assoggettate agli stessi stringenti standard qualitativi e di sicurezza delle produzioni comunitarie, provocherebbe un esodo dal settore agricolo e dalle aree rurali, già alle prese con gli effetti della crisi. Secondo analisi interne alla DG AGRI, le maggiori importazioni riguarderebbero la carne bovina, con effetti depressivi anche sui prezzi della carne suina, e il pollame, causando problemi ai paesi e alle regioni più specializzati in queste produzioni. Difficoltà potrebbero presentarsi anche per il settore lattiero-caseario e, a seconda degli scenari di liberalizzazione, anche per ortofrutta, aglio e zucchero/etanolo. La perdita per il settore agricolo potrebbe aggirarsi tra i 3 e i 5 miliardi di euro. Già ora (dati al 2008) relativamente al totale dei prodotti agricoli, l’UE presenta un saldo negativo nei confronti del Mercosur di oltre 23 miliardi di euro, che un eventuale accordo di libero scambio farebbe peggiorare [pdf]. L’UE è il primo mercato di sbocco per le esportazioni agricole del Mercosur e tale flusso di commercio rappresenta poco meno del 20% delle totali importazioni agricole dell’UE nel 2009 [link]. Preoccupazioni sui possibili esiti dell’apertura dei negoziati sono state espresse anche dal commissario all’agricoltura Cioloş, dal commissario alla ricerca e innovazione Geoghegan-Quinn e dal commissario al mercato interno Barnier. Il primo round dei negoziati avrà luogo a luglio.

EUROSTAT: redditi agricoli (maggio 2010)

Nel 2009 il reddito reale per unità di lavoro agricolo nell’UE si è ridotto dell’11,6% rispetto al 2008, facendo seguito alla flessione dell’1,8% registrata nell’anno precedente [pdf]. La riduzione ha riguardato 21 dei 27 paesi, nell’ambito di un range compreso tra -32,2% dell’Ungheria e -0,7% della Polonia. L’Italia ha fatto segnare una riduzione superiore alla media UE e pari al 20,6%. La caduta complessiva dell’UE è frutto di una contrazione tanto del reddito agricolo (-13,6%) quanto del fattore lavoro (-2,6%). La diminuzione del reddito reale agricolo è prevalentemente da imputare ad una caduta del valore della produzione a prezzi di base (-10,5%), quasi esclusivamente a causa di una riduzione dei prezzi (significativa quella di cereali, semi oleosi, latte, olio d’oliva, frutta), alla quale si è contrapposta una contrazione del valore dei consumi intermedi (-9,2%). Relativamente alla produzione, quella vegetale tra il 2008 e il 2009 si è ridotta del 12,7%, quella zootecnica del 9,1%.
Eurostat ha rilevato come, rispetto al 2008, sia aumentata la quota del reddito agricolo da attribuire agli aiuti diretti (dal 39% al 44%) per via della contrazione della parte di reddito dovuta alle produzioni, a causa della crisi che ha colpito il settore agricolo.

Tabella 4 - 2009 - Indicatore A: Indice del reddito reale agricolo per unità di lavoro annuo (2008=100)

Belgio 100,4 Bulgaria 90,0 Repubblica Ceca 83,0 Danimarca 104,3
Germania 79,0 Estonia 82,5 Irlanda 76,4 Grecia 100,3
Spagna 98,2 Francia 81,0 Italia 79,4 Cipro 101,1
Lettonia 98,2 Lituania 83,6 Lussemburgo 74,5 Ungheria 67,8
Malta 107,8 Paesi Bassi 91,5 Austria 80,6 Polonia 99,3
Portogallo 96,2 Romania 81,7 Slovenia 84,8 Slovacchia 87,2
Finlandia 102,6 Svezia 93,5 Regno Unito 94,7 UE-27 88,4

Fonte: Eurostat

EUROSTAT: occupati agricoli (maggio 2010)

Nei 10 anni compresi tra il 2000 ed il 2009 l’UE-27 ha perso il 24,9% degli occupati in agricoltura, pari a 3,7 milioni di lavoratori a tempo pieno [pdf]. Scomponendo tale dato tra “vecchi” e “nuovi” Stati membri risulta che la perdita è stata pari a -16,7% nell’UE-15 e a -31,2% nell’UE-12. Di conseguenza, il reddito reale per agricoltore, nello stesso lasso di tempo è aumentato del 5,3% (+61,2% per l’UE-12, -9,6% per l’UE-15). Nel 2009, dunque, risultano presenti nell’UE poco più di 11 milioni di unità di lavoro annue, equamente ripartiti tra “vecchi” e “nuovi” Stati membri. Guardando ai singoli paesi, emerge come la perdita di addetti agricoli in Italia (-15,9%) sia più o meno in linea con il dato medio dell’UE-15. Nettamente in controtendenza è invece il risultato del reddito reale per agricoltore, che nel nostro paese, nel decennio considerato, risulta essersi ridotto del 35,8%. Alla contrazione del numero di occupati, quindi, si è accompagnata una riduzione ancora più forte del reddito prodotto dall’agricoltura.

Tabella 5 - Occupazione agricola e reddito reale agricolo per alcuni selezionati paesi

  Occupati (ULA) Reddito reale agricolo per occupato
  n. ('000) Var. % 2009/2000 Var. % 2009/2008 Var. % 2009/2000
UE-27 11.223 -24,9 -11,6 5,3
UE-15 5.424 -16,7 -11,6 -9,6
UE-12 5.799 -31,2 -12,5 61,2
Germania 536 -21,7 -21,0 11,9
Grecia 571 -2,6 0,3 -16,9
Spagna 909 -17,5 -1,8 -2,2
Francia 858 -16,6 -19,0 -19,6
Italia 1.164 -15,9 -20,6 -35,8
Portogallo 344 -31,6 -3,8 4,9
Regno Unito 290 -13,2 -5,3 71,2

Fonte: Eurostat

Quote latte (maggio 2010)

La Commissione europea ha pubblicato il regolamento (CE) n. 445/2010 [pdf] che ripartisce tra consegne e vendite dirette le quote latte nazionali fissate per il periodo 2009/10. Tali quote tengono conto dell’aumento dell’1% (per l’Italia 5%) concordato nell’Health Check. Per il nostro paese la quota latte è ora pari a 11.288.543 tonnellate.

Attività MIPAAF - AGEA

Fondo anticrisi latte: ripartizione nazionale (marzo 2010)

L’AGEA ha emanato le modalità di ripartizione dei 23 milioni di euro attribuiti all’Italia come dotazione finanziaria a sostegno dei produttori di latte colpiti dalla crisi [pdf]. I beneficiari, secondo quanto stabilito dal MiPAAF [pdf], sono i produttori che risultano titolari di quota nel periodo 2010/2011. L’aiuto è commisurato alla produzione realizzata nell’ambito della quota disponibile nel 2008/2009. Sono quindi esclusi coloro che nel 2008/2009 non hanno avuto produzione, coloro che nel 2010/2011 non sono titolari di quota, coloro per i quali l’importo da erogare risulta minore o uguale a 12 euro. L’importo unitario dell’aiuto viene determinato dividendo il plafond per la somma dei quantitativi prodotti entro la quota (della campagna 2008/2009). Le somme corrispondenti a coloro il cui aiuto si attesta su 12 euro o meno viene ripartita linearmente sugli altri aventi diritto.

Applicazione dell’Health Check (marzo 2010)

AGEA ha pubblicato una circolare [pdf] che disciplina le condizioni per l’accesso ai contributi comunitari per le assicurazioni previsti dalla normativa comunitaria (l’art. 68 del regolamento (CE) n. 73/2009 [pdf] e regolamento sull’OCM unica [pdf] relativamente ai raccolti di uva da vino) che si aggiungono agli interventi previsti dal Fondo di solidarietà nazionale (decreto legislativo 102/2004 [pdf]). Inoltre, altre due circolari disciplinano le condizioni per l’accesso agli aiuti relativi all’art. 68 del regolamento (CE) n. 73/2009 [pdf] e alla compilazione e presentazione della domanda unica per il 2010 [pdf]. Tra le novità si segnalano l’aumento del tasso di modulazione, che è ora pari all’8% per gli importi compresi tra 5.000 e 300.000 euro e al 12% per gli aiuti superiori a 300.000 euro; i nuovi regimi di sostegno ai quali gli agricoltori possono partecipare in base all’art. 68 del regolamento (CE) n. 73/2009; l’adeguamento del valore dei titoli per tenere conto dell’inclusione nel regime di pagamento unico dell’aiuto alla qualità per il grano duro e della messa a regime della riforma dell’OCM tabacco (si veda notizia più sotto [link]); le nuove norme su riserva nazionale e criteri per l’accesso (si veda notizia più sotto [link]); le superfici ammissibili ai diritti d’aiuto e la disciplina dei titoli.

Applicazione dell’OCM vino (marzo-maggio 2010)

A seguito della riforma dell’OCM vino, l’Italia ha rinnovato il quadro normativo relativo alla tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini [pdf], facendo rientrare le menzioni nazionali DOC, DOCG e IGT nella più ampia cornice di riferimento delle DOP e IGP previste dai regolamenti (CE) nn. 1234/2007 [pdf] e 607/2009 [pdf] (quest’ultimo, così come modificato dal regolamento (CE) n. 401/2010 [pdf]). Il nuovo quadro normativo persegue obiettivi di trasparenza e di tutela di consumatori e imprese, semplificazione amministrativa, revisione dei sistema dei controlli e di sanzione, ridefinizione del ruolo del Comitato nazionale per la tutela di DO e IGT dei vini. Lo schedario viticolo diventa l’unico strumento di gestione delle superfici vitate, governato dalla Regioni e Province autonome che avranno il compito di determinare i criteri per l'iscrizione dei vigneti allo schedario per le relative DO e/o IG, nonché per la gestione dei dati contenuti nello schedario stesso. Inoltre, un’altra importante novità riguarda i consorzi di tutela. Se dimostrano che la compagine sociale è formata per almeno il 40% da viticoltori e che almeno il 66% di produzione da vigneti dichiarati DO o IG è certificata, sono autorizzati a porre in essere le politiche necessarie per il controllo dell’offerta e della commercializzazione dei vini a denominazione.
Sul fronte dell’applicazione del Programma nazionale di sostegno, il MiPAAF ha ripartito tra le misure attivate, e tra le Regioni, la dotazione finanziaria prevista dall’OCM vino per la campagna 2009/10 [pdf]. Tale decreto rivede le allocazioni finanziarie precedentemente previste [pdf] [pdf] per tenere conto delle richieste delle Regioni e Province autonome. Tra le altre decisioni si segnala la formale attivazione della misura della “vendemmia verde” al fine di riequilibrare il mercato e prevenire le crisi [pdf] . In un precedente decreto [pdf], il MiPAAF aveva individuato i criteri per la determinazione dell’aiuto, vale a dire per il calcolo della perdita di reddito e dei costi diretti connessi alla distruzione o eliminazione dei grappoli. L’auto forfetario non può superare il 50% dei costi diretti sostenuti e della conseguente perdita di reddito. Tali importi sono determinati dalle Regioni, con notevole variabilità degli importi e dei criteri di accesso. Le modalità di applicazione della misura e le istruzioni per la presentazione, il controllo e il pagamento dell’aiuto sono state emanate da AGEA [pdf] [pdf]. Infine, AGEA ha definito le modalità e le condizioni di accesso ai contributi comunitari per le assicurazioni sulla vite da vino per il raccolto 2010/2011 [pdf] [pdf].

Aiuto per pomodoro, pere, pesche e prugne destinati alla trasformazione (aprile 2010)

Il MiPAAF ha fissato l’importo dell’aiuto indicativo al pomodoro destinato alla trasformazione per il 2010. Al fine di ripristinare gli equilibri della filiera, l’aiuto è stato ridotto a 1.000 euro/ha (dai 1.100 euro/ha del 2009) [pdf]. Non mutano, invece, gli importi dell’aiuto per le pere (2.200 euro/ha), le pesche (800 euro/ha) e le prugne d’Ente (2.000 euro/ha) [pdf].

Position paper italiano sullo sviluppo rurale post-2013 (aprile 2010)

La Rete Rurale Nazionale lo scorso aprile ha organizzato una Conferenza europea, nell’ambito della quale è stata presentata la bozza di documento riguardante la posizione italiana sul futuro delle politiche di sviluppo rurale dopo il 2013 [pdf]. L’obiettivo del documento è di stimolare il dibattito focalizzando l’attenzione su alcuni principi guida di una possibile riforma, valutandone prospettive e implicazioni. I principi guida sono: rafforzamento del secondo pilastro, obiettivi più chiari e centrati sulle nuove sfide, concentrazione tematica e territoriale, semplificazione, maggiore coordinamento con le altre politiche, rafforzamento degli strumenti di monitoraggio e valutazione. Particolarmente interessante, al di là degli aspetti più puntuali di ciascun principio discussi nel documento, è la presa d’atto della necessità di effettuare una valutazione complessiva degli obiettivi attribuiti al secondo pilastro, onde evitare che si trasformi in un “contenitore” di politiche diverse e a volte incoerenti tra loro, facendo attenzione al dibattito sul futuro dei pagamenti diretti del primo pilastro della PAC che, nella nuova funzione di remunerazione di servizi ambientali, verrebbero ad assumere ruoli ora svolti dal secondo pilastro. Ciò richiede di allargare gli orizzonti per discutere del futuro della PAC nel suo complesso, eliminando le duplicazioni e razionalizzando gli interventi. Netta è anche l’opposizione a far ricadere nell’ambito del secondo pilastro le politiche di gestione del rischio (safety net).
Per scaricare le presentazioni dei partecipanti al convegno [link].

Aiuto alla superficie per la frutta in guscio (maggio 2010)

I produttori di frutta in guscio, entro una superficie nazionale garantita (SNG) – pari per l’Italia a 130.100 ettari – possono godere di un aiuto comunitario e di un aiuto nazionale ad ettaro di superficie piantata a mandorle, noci comuni, nocciole, pistacchio e carrube. Il MiPAAF ha emanato il decreto che stabilisce le disposizioni nazionali per l’erogazione di tali aiuti per il 2010 e 2011 [pdf]. Come è noto, infatti, al più tardi dal 2012 l’aiuto comunitario per la frutta in guscio sarà integrato nel regime di pagamento unico dei produttori storici, mentre rimane a discrezione dello Stato membro la corresponsione dell’aiuto nazionale (allegato XI reg. (CE) n. 73/2009 [pdf]). L’Italia ha fissato l’importo dell’aiuto comunitario a 241,50 euro/ha, nella previsione di un utilizzo del 50% della superficie nazionale garantita (l’UE stabilisce che l’aiuto deve essere pari a 120,75 euro/ha, importo che può essere aggiustato in funzione dei prodotti o mediante aumento o diminuzione della SNG). L’aiuto nazionale è fissato in 120,75 euro/ha.

Riserva nazionale dei titoli PAC (maggio 2010)

Il regolamento (CE) n. 73/2009 [pdf] ha introdotto una novità in merito alla Riserva nazionale. Questa, infatti, non è più alimentata dal taglio lineare del valore dei titoli ma dalla differenza tra il massimale nazionale (determinato nell'allegato VIII) e il valore totale dei diritti all'aiuto assegnati. Essa è alimentata anche dai diritti non attivati per due anni (vale a dire quelli per i quali per due anni di seguito non si richiede il relativo pagamento). Per i titoli provenienti dalla riserva, inoltre, decade il divieto di trasferimento nei primi 5 anni e l’obbligo di attivare tutti i titoli ogni anno per i primi 5 anni. Il MiPAAF ha emanato le disposizioni nazionali per stabilire le categorie di agricoltori che hanno accesso alla riserva nazionale [pdf] e i criteri di priorità per l’accesso [pdf]. L’accesso alla riserva è consentito ai “nuovi” agricoltori, intesi come coloro che non hanno svolto attività agricola nei cinque anni precedenti l’inizio della nuova attività, agli agricoltori che aderiscono a programmi di ristrutturazione e/o sviluppo o a quelli che si trovano in una situazione particolare (che abbiano ricevuto terre date in affitto, che abbiano acquistato terreni dati in locazione, che abbiano risolto un contenzioso amministrativo o giudiziario). La richiesta di titoli deve avvenire per una superficie pari o superiore ad 1 ettaro. La superficie ammissibile è qualunque superficie agricola ad esclusione delle superfici destinate a colture forestali o a colture permanenti diverse da oliveti ed agrumeti. Riguardo ai criteri per l’accesso alla riserva il MiPAAF ha stabilito delle priorità: i titoli sono attribuiti prima ai “nuovi” agricoltori e successivamente alle altre fattispecie. Nell’ambito di ciascuna fattispecie, poi, sono assegnati dei punteggi che tengono conto dell’età del richiedente (55 punti per chi ha un’età pari o inferiore a 45 anni, 25 punti per chi ha un’età compresa tra 40 e 65 anni), della zona omogenea nella quale ricade la superficie ammissibile (15 punti per la montagna, 10 per la collina, 5 per la pianura), del livello di professionalità (25 punti per chi versa i contributi previdenziali) e istruzione (15 punti a chi ha una laurea specialistica, 10 a chi ha la laurea triennale e 5 punti a chi ha il diploma), del sesso del richiedente (le donne ricevono 5 punti). Il punteggio massimo che è possibile raggiungere è 100.

Fissazione dell’aiuto definitivo per il tabacco per il 2009 (maggio 2010)

Sulla base dei dati produttivi, il MiPAAF ha fissato l’importo definitivo dell’aiuto al tabacco per il 2009 [pdf]. Rispetto all’importo dell’aiuto indicativo, è previsto un aumento del 2,74% per i primi quattro gruppi varietali. Il 2009 è l’ultimo anno nel quale vengono corrisposti ai produttori tabacchicoli aiuti diretti accoppiati. A partire dal 2010, infatti, secondo quanto stabilito dalla riforma Fischler e confermato con l’Health Check, il 50% del plafond settoriale sarà trasferito allo sviluppo rurale e la restante parte sarà corrisposta ai produttori storici nell’ambito del regime di pagamento unico. I produttori italiani vedranno dunque crescere l’importo del pagamento unico del 10% del valore storico, ma perderanno la parte accoppiata. I tabacchicoltori pugliesi, invece, vedranno dimezzarsi la parte del pagamento unico corrispondente all’aiuto storico per il tabacco.

Tabella 6 - Italia - Importo definitivo dell’aiuto alla produzione per il tabacco - 2009

Gruppo Varietale Aiuto definitivo
(€/Kg)
Aiuto indicativo
(€/Kg)
01 - Flue Cured 1,9727 1,92
02 - Light Air Cured 1,9213 1,87
03 - Dark Air Cured 1,7672 1,72
04 - Fire Cured 2,0549 2,00
05 - Sun Cured - 0,22
06 - Katerini - 0,35

Fonte: MiPAAF

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