Strumenti per la garanzia della qualità dei prodotti agroalimentari

Strumenti per la garanzia della qualità dei prodotti agroalimentari
Un’esperienza di ricerca tra Argentina e Italia

Il progetto CUIA: breve descrizione dell’esperienza (1)

Durante il 2008 un gruppo di ricercatori di diverse università argentine ed italiane ha sviluppato un lavoro di ricerca interdisciplinare nel settore agroalimentare; il progetto è stato realizzato grazie al co-finanziamento del CUIA (Consorzio Universitario Italiano per l’Argentina) (2) ed è stato denominato “Strumenti per la garanzia della qualità dei prodotti agroalimentari: analisi tecnico-economica per le filiere lattiero casearie, dell’olio d’oliva e del vino”.
In un primo momento, ciascun gruppo di lavoro ha realizzato un’indagine bibliografica sullo stato dell’arte in ognuno dei temi di propria competenza, secondo gli obiettivi stabiliti nel progetto.
Si è poi tenuto un primo incontro nella città di Mendoza (Argentina), durante il quale i diversi gruppi hanno effettuato un’esposizione sul lavoro svolto e sugli impegni futuri. Allo stesso tempo l’incontro è servito per la conoscenza reciproca e per lo scambio di opinioni sulle diverse tematiche coinvolte. Come corollario è stata definita la metodologia di lavoro per il raggiungimento degli obiettivi progettuali programmati.
Una terza fase ha riguardato attività di ricerca originali sui diversi temi stabiliti. I vari gruppi di lavoro hanno utilizzato diverse metodologie: dalla ricerca in laboratorio, passando per indagini dirette presso i produttori e i referenti di settore, fino alla rilevazione di dati statistici. I temi sono stati affrontati nella maggior parte dei casi da un gruppo in Argentina e da uno in Italia, favorendo in ogni momento lo scambio di esperienze.
Infine, i risultati ottenuti sono stati presentati in un seminario a Perugia, tenutosi ai primi di dicembre. I risultati del progetto saranno quindi pubblicati in entrambi i paesi.
Il lavoro di ricerca è stato diretto al raggiungimento di diversi obiettivi, che possono essere così riassunti:

  • individuazione degli strumenti più idonei per la definizione dei sistemi di controllo e gestione della qualità dei prodotti agroalimentari messi in atto dalle piccole e medie imprese italiane ed argentine;
  • analisi delle motivazioni di natura tecnico-economica alla base dell’impiego e dell’implementazione dei sistemi di gestione della qualità adottati dalle piccole e medie imprese, per soddisfare le aspettative del consumatore e per la crescita del potere di mercato dei produttori;
  • valutazione degli effetti di queste scelte sul sistema produttivo e sulla competitività delle imprese a livello sia di mercato nazionale che internazionale.

Breve introduzione al sistema agroalimentare in Argentina

Il punto di partenza del progetto è consistito nel riconoscere differenze e similitudini tra i sistemi agroalimentari argentino ed italiano, per poter in seguito impostare le corrispondenti analisi. La produzione di alimenti e bevande ha una elevata importanza nell’economia argentina. Il fatturato generato da questa industria (dati del primo semestre 2004) è di 24.120 milioni di Euro (Fonte: Direccion Nacional de Cuentas Nacionales). Di questa cifra, il valore aggiunto durante il processo di produzione è pari a 6.667 milioni di Euro, ovvero il 27,5% del valore aggiunto dell’industria manifatturiera e, di conseguenza, il 5,6% del Prodotto Interno Lordo (Rodríguez Vázquez, 2005).
Per quanto riguarda l’occupazione, l’industria alimentare genera 272.943 posti di lavoro, che costituiscono il 30% dell’occupazione dell’industria manifatturiera e il 5,4% del totale (Rodríguez Vázquez, 2005; queste cifre fanno riferimento solo all’impiego diretto generato dall’attività industriale e non includono l’impiego generato dalla domanda di prodotti non agricoli).
Rispetto al sistema agroalimentare italiano riscontriamo una dimensione minore in termini assoluti per quanto riguarda il valore aggiunto (23,6 miliardi di Euro nel 2007) e le unità di lavoro (476.500), ma più elevato in termini relativi, in quanto il settore agroalimentare italiano costituisce l’8,3% del valore aggiunto e il 9,4% dell’occupazione dell’industria.
La vendita all’estero di prodotti trasformati è stata pari, nel 2004, a 29 milioni di tonnellate, per un valore di 8.757 milioni di Euro. L’industria alimentare ha un’importanza vitale nelle esportazioni argentine: nel periodo menzionato, essa rappresenta il 92,1% (97,5% in volume) del valore FOB delle spedizioni all’estero dei prodotti agroindustriali (Manufacturas de Origen Agricola - MOA) e il 31,8% (31,7% in volume) del totale delle esportazioni (per l’Italia il valore delle esportazioni dell’intero settore agroindustriale -24.168 milioni di Euro nel 2007- è pari al 6,7% delle esportazioni totali). Per quanto riguarda l’industria manifatturiera, l’industria alimentare realizza il 48,5% del valore esportato, quota che si eleva al 73,8% in volume (Rodríguez Vázquez, 2005).
E’ importante inoltre disaggregare il settore per analizzare quale sia l’apporto di ciascun comparto al valore lordo della produzione industriale, al valore aggiunto, all’occupazione e alle esportazioni. Secondo i dati forniti dall’INDEC (Instituto Nacional de Estadísticas y Censos) nel Censimento del 2001, i settori che offrono il maggiore apporto sono quello degli oli e grassi di origine vegetale (19,2%), quello delle carni (15,7%) e quello dei prodotti lattiero-caseari (11,1%).
E’ inoltre importante fare riferimento alla relazione esistente tra il valore aggiunto generato dall’attività industriale e il valore lordo della produzione della stessa nei principali sotto-settori considerati. Secondo le statistiche nazionali (INDEC, 2001) questo indicatore per il valore aggregato dell’industria del settore Alimenti e Bevande è pari al 27,6%, e i principali sotto-settori che contribuiscono a questo risultato sono quello della birra e delle bevande a base di malto, quello dei biscotti, dei prodotti da forno, delle bevande alcoliche e dello zucchero. La terza variabile da prendere in considerazione è la manodopera impiegata nei differenti sotto-settori: le carni, i prodotti da forno e la pasta, i prodotti lattiero-caseari assorbono quasi il 37,7% della manodopera.
Riguardo le esportazioni, le statistiche della Secretaría de Agricultura, Ganaderia, Pesca y Alimentación (SAGPyA) (2006) considerano la partecipazione in valore e in volume di ogni sotto-settore dell’industria alimentare e delle bevande. I risultati disponibili, relativi all’anno 2004, mostrano una forte concentrazione delle esportazioni. In cinque comparti specifici dell’industria alimentare si concentra circa il 90% delle esportazioni (in valore): oli e grassi di origine vegetale, carni e prodotti derivati, conserve di pesce e prodotti a base di pesce, prodotti lattiero-caseari e vino.
Analizzando le esportazioni del settore agroalimentare degli ultimi 15 anni, si osserva una forte crescita, anche se questa tendenza non è stata sempre costante. Le variazioni sono direttamente correlate all’evoluzione dell’economia nazionale, tanto che nei periodi di crisi (ultimi anni Novanta) il settore ha subito una pesante recessione, ma dopo la svalutazione della moneta del 2002 la situazione è cambiata significativamente.

Strumenti per l’assicurazione della qualità dei prodotti agroalimentari

Il sistema di regole che governa i temi della sicurezza e della qualità degli alimenti nel mondo, nell’Unione Europea, in Italia ed in Argentina è ampio e stratificato, così come sono numerosi i sistemi di sicurezza e qualità che le imprese possono adottare per garantire le proprie operazioni.
Obbligatorietà a garanzia della sicurezza e volontarietà a tutela e promozione della qualità sono le strade percorse dall’azione pubblica. Pertanto, su questa base i diversi strumenti attualmente disponibili, che appartengono tanto a sistemi obbligatori quanto a sistemi volontari, non restano definiti in maniera statica, ma possono modificarsi in relazione a nuove esigenze che si manifestino nel settore agroalimentare. Si possono individuare quattro aree  (Tabella 1).
La prima corrisponde alla tutela dell’igiene e della sanità dei prodotti agroalimentari. In questo caso è un obbligo per gli operatori il rispetto della corrispondente legislazione nazionale e comunitaria. Per quanto riguarda la tutela dell’igiene e della sanità dei prodotti agroalimentari, l’Argentina dispone ancora solo di strumenti di base, minimi e indispensabili per garantire la salubrità degli alimenti. Nell’Unione Europea gli standard obbligatori sono stati recentemente rinforzati. L’obbligatorietà dell’HACCP rappresenta la maggior differenza tra i due paesi. Le imprese argentine che adottano una strategia orientata all’esportazione devono quindi adottare la normativa comunitaria, per cui nel paese vige di fatto un “doppio standard”: gli strumenti applicati dalle imprese dedite all’esportazione non vengono utilizzati dalle imprese che operano sul mercato interno.

Tabella 1 - Strumenti per l’assicurazione della qualità dei prodotti agroalimentari

Fonte: Pina, 2007

La seconda area corrisponde alla qualità e si riferisce alle norme giuridiche vigenti. Si tratta della qualità definita dall’Unione Europea attraverso i regolamenti sulla produzione biologica (Reg. CE 834/2007) e sulle denominazioni d’origine (Reg. CE 509/2006, Reg. CE 510/2006 e Reg. CE 479/2008) e dall’Argentina attraverso norme giuridiche specifiche (Legge nazionale 25.380/2001, Legge nazionale 25.127/1999).
Rispetto agli strumenti di politica per la qualità, in entrambi i paesi si incontrano le stesse tipologie di strumenti. Senza dubbio, lo sviluppo che hanno avuto in Italia le denominazioni di origine è molto superiore a quanto avvenuto in Argentina. Lo stesso si può dire per la normativa relativa ai vini di qualità.
Per le produzioni biologiche il panorama è molto diverso. L’Argentina può infatti contare su una grande superficie destinata alla produzione di prodotti biologici, principalmente destinati al mercato estero, in quanto è minimo il consumo di questa classe di prodotti sul mercato interno.
Anche la terza area è relativa alla qualità, ma fa riferimento a norme tecniche di identificazione (ISO) che certificano i sistemi di gestione della qualità per le imprese (ISO 9000) o i sistemi di gestione ambientale (ISO 14001), attraverso il controllo realizzato da una parte terza indipendente.
I sistemi volontari sono disponibili in entrambi i paesi per quelle imprese che desiderino utilizzarli. Senza dubbio, l’intensità e la finalità dell’utilizzo sono molto diverse. Mentre nell’Unione Europea, in particolare in Italia, questi standard rappresentano una condizione per vendere i propri prodotti sul mercato interno, in Argentina questi strumenti sono indispensabili solo per quelle imprese focalizzate sulle esportazioni, mentre le imprese orientate al mercato interno incontrano scarsi incentivi al loro utilizzo a causa della ancora limitata segmentazione del mercato.
La quarta area codifica infine la qualità attraverso sistemi di autodichiarazione da parte delle imprese; si fa qui riferimento a prodotti realizzati secondo processi e modalità dichiarate e riconoscibili e, per tanto, verificabili (per esempio, garanzia di origine delle materie prime, contratti restrittivi, prodotti liberi da OGM, marchi collettivi o marchi del distributore, prodotti etici). In questo caso è lo stesso produttore garante e fiduciario della qualità dichiarata, ma può ugualmente, come avviene molto di frequente, ricorrere ad una terza parte indipendente con funzioni di controllo e certificazione.

Conclusioni

Il progetto ha permesso di approfondire un tema di rilevanza per entrambi i paesi e di grande attualità, quale l’impiego dei diversi strumenti di assicurazione della qualità da parte delle piccole e medie imprese italiane ed argentine per mantenere o migliorare la propria competitività.
Attraverso il lavoro realizzato è stato possibile analizzare similitudini e differenze dei rispettivi sistemi agroalimentari, riconoscendo i punti di forza e di debolezza di ciascuno.
L’analisi degli strumenti ha posto in evidenza le differenze esistenti nel concetto di qualità in Italia ed in Argentina. In estrema sintesi possiamo dire che in Italia il concetto si è diffuso principalmente in relazione all’origine del prodotto e al suo legame con il territorio, elementi che hanno assunto una maggiore evidenza rispetto a tutti gli altri, comunque presenti nel sistema produttivo italiano. In Argentina questo tipo di certificazione non si è ancora diffusa, mentre il concetto di qualità può essere assimilato maggiormente a quello dei paesi anglosassoni, o come sanità degli alimenti o, meglio ancora, come conformità alle norme.

Note

(1) Gli autori appartengono alla Cátedra de Sistemas Agroalimentarios de la Facultad de Agronomía de la Universidad de Buenos Aires e desiderano manifestare il loro ringraziamento alla dott.ssa Lic. Valeria Castro per la collaborazione prestata nella ricerca.
(2) Il progetto, che ha come capofila l’Università di Perugia (Dipartimento di Scienze Economico-estimative e degli Alimenti), ha visto la partecipazione di 4 Università italiane: Università di Bari (Dipartimento di Economia e Politica Agraria, Estimo e Pianificazione territoriale), Università di Bologna (Dipartimento di Economia e Ingegnerie Agrarie), Università di Teramo (Dipartimento di Scienze degli Alimenti), e di 5 Università argentine: Universidad de Buenos Aires (Facultad de Agronomía), Universidad Nacional de Cuyo (Facultad de Ciencias Agrarias), Universidad Nacional de Rosario (Facultad de Ciencias Bioquímicas y Farmaceúticas e Facultad de Ciencias Economica y Estadística), Universidad Nacional del Litoral (Facultad de Ingeniería Química), Universidad del Norte Santo Tomás de Aquino (Facultad de Ciencias de la Salud).

Riferimenti bibliografici

  • Aranguren JMD (2006) Il sistema produttivo lattiero-caseario: analisi comparativa tra Italia e Argentina. Tesi di laurea. Facoltà di Agraria, Università di Bologna
  • AACREA (Asociación Argentina de Consorcios Regionales de Experimentación Agrícola) (2005) Agroalimentos Argentinos I. Visión Global
  • FAO (2006) Dirección de estadísticas, FAOSTAT
  • Fondazione Metes. Studio METES – La qualità nel settore agroalimentare: una strategia per accrescere la competitività, Progetto Equal Terra di Lula IT-G2-SAR036 a cura della Fondazione Metes
  • INDEC (Instituto Nacional de Estadísticas y Censos) (2001) Encuesta Industrial Anual 2001
  • INEA (2008), L’agricoltura italiana conta
  • ISMEA (2006). I prodotti DOP, IGP e STG
  • NOMISMA (2003). La qualità per competere. I Rapporto Indicod sull’Agroalimentare italiano, Agra Editrice, Roma
  • Pina JI. (2007) Strumenti per la garanzia della qualita’ dei prodotti agroalimentari: Un’analisi tra Argentina e Italia. Tesi di Master. Universita degli Studi di Perugia. 169 pp
  • Rodriguez Vazquez G. (2005) Que se entiende por Industria de Alimentos y Bebidas?. Secretaría de Agricultura, Ganadería, Pesca y Alimentos (SAGPyA); Dirección Nacional de Alimentos
  • SAGPyA (Secretaría de Agricultura, Ganadería, Pesca y Alimentos). 2006. Estadísticas alimentarias
  • Secilio G. (2005) La calidad en alimentos como barrera para-arancelaria. Serie Estudios y Perspectivas N°30. Oficina de la CEPAL en Buenos Aires.
  • Thione L. (2005) La qualità nel settore agro-alimentare .Stato attuale e prospettive di evoluzione, Documentazione SINCERT
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