Sistemi agricoli e benefici ambientali – Il contributo dell’agricoltura familiare

Sistemi agricoli e benefici ambientali – Il contributo dell’agricoltura familiare
a Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), Area per la conservazione e gestione della flora, della vegetazione, degli habitat e degli ecosistemi e dei suoli e per l’uso sostenibile delle risorse agro-forestali, Responsabile
b Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), Area per la conservazione e gestione della flora, della vegetazione, degli habitat e degli ecosistemi e dei suoli e per l’uso sostenibile delle risorse agro-forestali, Tirocinante Progetto ‘Torno Subito’, Regione Lazio

Introduzione

Le grandi sfide ambientali, sociali ed economiche che il settore agricolo italiano ed europeo si trovano ad affrontare impongono una riflessione da un lato sui nuovi paradigmi produttivi e dall’altro sul ruolo che questo stesso settore può avere nella strategia di tutela ambientale e, con essa, nella capacità di creare nuovi mercati e aumentare la competitività delle aziende agricole.
L’articolo cerca di ricostruire, senza pretesa di esaustività, un filo conduttore tra pratiche agricole e responsabilità ambientale. I sistemi genericamente racchiusi nell'espressione diversified food systems, che saranno descritti nei paragrafi successivi, affiancano al principale scopo del settore, cioè la produzione di alimenti e fibre, un secondario e non meno importante ruolo di produttore di servizi ecosistemici diversi da quelli di fornitura (Millennium Ecosystem Assessment, 2005).
Necessariamente la riflessione ricade sulla multifunzionalità dell’agricoltura, ma anche sulle strategie organizzative delle aziende italiane. In particolare, le aziende agricole familiari, che caratterizzano il contesto nazionale, sotto specifiche condizioni, contribuiscono al presidio in aree rurali di attività agricole legate al paesaggio, alla biodiversità e all’insieme di saperi e identità locali.
Inoltre l’articolo propone una serie di riflessioni sulle priorità della Politica Agricola Comunitaria (Pac) post-2020 e sugli incentivi alle aziende agricole virtuose dal punto di vista ambientale. Gli strumenti Pac per la tutela della biodiversità includono sia incentivi per pratiche produttive a basso impatto ambientale (come il sistema biologico) sia gli incentivi per le funzioni secondarie legate all’agricoltura (come ad esempio le misure agro-ambientali).
Infine sono avanzate alcune proposte per valorizzare le opzioni definite dalle più recenti decisioni maturate nell’ambito della Convention on Biological Diversity (Cbd) e dell’United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc), le quali — sottolineando il ruolo che il settore agricolo, da un lato, ha nell’accumulo di gas serra e nel declino dell’integrità biologica e, dall’altro, nelle strategie di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici, di conservazione e ripristino della diversità e in particolare dell’agro-biodiversità — pongono l'agricoltura al centro delle strategie internazionali per la conservazione della biodiversità e per la lotta ai cambiamenti climatici.

Diversified food systems per la tutela ambientale

L'espansione dei sistemi agricoli monoculturali e intensivi che attualmente dominano il modo di produrre alimenti e fibre a scala mondiale ebbe inizio con le piantagioni coloniali europee tra il XVI e il XIX secolo ed ha avuto un grande impulso tra la fine del XIX secolo e la prima metà del XX secolo, con la meccanizzazione dell'agricoltura, l’introduzione dei fertilizzanti sintetici e dei pesticidi.
Negli anni '60, un'ondata di progressi delle scienze agricole e d’innovazioni tecnologiche diede vita alla "rivoluzione verde", un’espressione con cui s’intende un sistema integrato di pesticidi, fertilizzanti chimici e varietà di colture geneticamente uniformi e ad alto rendimento, che sono state promosse vigorosamente in tutto il mondo da governi, imprese e fondazioni.  Da allora, l’espansione dell'agricoltura industrializzata e intensiva ha aumentato, a scala globale, l’uso dell'azoto di otto volte, l'uso del fosforo di tre volte e la produzione mondiale di pesticidi di undici volte.
È indubbio che la "rivoluzione verde" e le nuove tecniche di miglioramento genetico abbiano permesso all’agricoltura e alla zootecnica, in Italia come nel resto dei Paesi sviluppati, un avanzamento della produttività e della produzione alimentare mondiale.
È altrettanto evidente, tuttavia, che la trasformazione dell’agricoltura sia avvenuta a scapito delle forme sostenibili dell’agricoltura e a spese delle risorse naturali e più in generale dell’ambiente. Attualmente, l’agricoltura — soprattutto dove assume forme di elevata intensificazione e specializzazione e di larga scala — è considerata tra i responsabili dell’inquinamento delle acque, dell’erosione del suolo, dell’inquinamento e dell’acidificazione dei suoli; dell’aumento dell’effetto serra, della perdita di habitat e di diversità genetica e di specie; e dell’alterazione e della semplificazione dei paesaggi tradizionali (Canfield et al., 2010; Smith et al., 2013; Evenson e Gollin 2003; McIntyre, 2009; Pingali 2012; Steffen et al., 2015; Muller et al. 2017). L’analisi sugli impatti dei principali settori produttivi sulla biodiversità, svolta dall’ultima edizione del Global Biodiversity Outlook, indica che l’agricoltura contribuisce per il 70% alla perdita della biodiversità terrestre globale (Secretariat of the Convention on Biological Diversity, 2014).
Queste numerose esternalità ambientali creano un enorme costo economico che i produttori di alimenti industrializzati raramente pagano. Inoltre, anche se il settore agricolo produce attualmente più calorie di quelle che sarebbero sufficienti per sfamare l'umanità, un miliardo di persone rimane affamato e un altro miliardo ha carenze di micronutrienti. Questa situazione paradossale si verifica perché molte persone non hanno ancora accesso a cibo sufficientemente vario e sano, o ai mezzi per produrlo, che è principalmente un problema di distribuzione piuttosto che di produzione. Come ulteriore prova di questo paradosso, i tassi di obesità globale sono più che raddoppiati dal 1980, riflettendo una sovrapproduzione di cibo nei paesi industrializzati che crea forti incentivi per le aziende agroalimentari ad assorbire la produzione di cibo in eccesso in alimenti trasformati e commercializzarli e distribuirli ai consumatori in quantità sovradimensionate (Vulcano e Ciccarese, 2018).
Negli ultimi decenni alcune forme di produzione agricola alternative a quelli monocolturali e industriali, orientate verso la sostenibilità ambientale e sociale e ai principi agro-ecologici, sono state proposte come soluzioni efficaci per coniugare sufficienti livelli di produzione alimentare con la protezione dell’ambiente in generale e con la conservazione della biodiversità in particolare. Queste forme di produzione, anche se molto diversificate tra loro e riassumibili nell’espressione diversified food systems, riguardano tutte quelle "pratiche agricole […] che intenzionalmente includono la biodiversità funzionale a scale spaziali e/o temporali multiple, al fine di mantenere servizi ecosistemici che forniscono input cruciali all'agricoltura, quali la fertilità del suolo, il controllo dei parassiti e delle malattie, l'efficienza nell'uso dell'acqua e l’impollinazione” (Kremen et al., 2012).
I “sistemi agricoli diversificati ” si basano sulla diversificazione delle produzioni e dei paesaggi agricoli, sulla progressiva sostituzione di input chimici, sull'ottimizzazione della biodiversità e sul consolidamento delle interazioni tra le diverse specie, come parte di strategie per mantenere la fertilità dei suoli nel lungo periodo, l’integrità degli ecosistemi agricoli e mezzi di sussistenza sicuri (Ipes Food, 2016).
Da punto di vista ambientale, la diversificazione delle produzioni agricole garantisce la conservazione della biodiversità, migliora la salute del suolo e delle piante, contribuisce a un sistema resiliente ai cambiamenti climatici e ai disastri naturali e riduce la vulnerabilità dei sistemi agricoli agli stress esterni (Ipes Food, 2016; Fao, 2018); dal punto di vista economico e sociale contribuisce alla creazione di posti di lavoro, stabilizza il reddito degli agricoltori e assicura la disponibilità e la diversità alimentare (Fao, 2018).
L’agricoltura, quando adotta modelli diversificati e sostenibili, ha la capacità di fornire elevati livelli di servizi ecosistemici. Detti modelli riguardano: i criteri di gestione delle risorse naturali, come il suolo, l’acqua, la biodiversità; l’organizzazione delle risorse aziendali, come la terra, il lavoro e il capitale, in funzione di scelte produttive e territoriali plurali e multi - obiettivo; l’armonizzazione dei bisogni delle famiglie agricole con le tensioni economiche, sociali e ambientali emergenti (Di Iacovo, 2015).
La molteplicità delle scelte di diversificazione, dunque, riguarda sia la diffusione di pratiche pluri-colturali, alternative alle produzioni monoculturali, sia l’ampliamento delle funzioni aziendali, con la trasformazione da aziende specializzate ad aziende diversificate. 
Difatti, dagli anni ’80, parte delle aziende agricole italiane hanno modificato la propria strategia aziendale verso forme di diversificazione delle attività interne, affiancando alla produzione agricola tout court quelle attività legate al turismo, alla tipicità e alla qualità dei prodotti (Di Iacovo, 2015). La scelta di diversificare le attività aziendali nasce sia da un interesse economico, grazie al mantenimento della redditività aziendale, nonostante l’instabilità del clima e dei mercati; sia da una maggiore attenzione e considerazione degli agricoltori da parte della società, e dei consumatori, che guardano alla dimensione ambientale e sociale dell’agricoltura.
La diversificazione dei processi produttivi e delle attività interne all’azienda è diventata nel tempo anche uno strumento per cercare di reagire al declino dei redditi agricoli: l’agricoltura cerca così di sperimentare nuovi modelli produttivi basati sulla segmentazione del prodotto, sull’offerta di servizi, sulla valorizzazione dei beni pubblici prodotti dal settore primario (Henke e Povellato, 2012).
Se una parte di questi servizi è sufficientemente retribuita dal mercato -- come ad esempio le produzioni biologiche o le attività legate al turismo rurale – un’altra invece non sempre trova una giusta remunerazione (estensivizzazione, la gestione del paesaggio o la conservazione della biodiversità), nonostante produca servizi ecosistemi e beni pubblici socio-ambientali.
La molteplicità delle attività interne all’azienda agricola, dei modelli produttivi e dei beni immateriali prodotti dal settore, rimanda al concetto di multifunzionalità che affronteremo di seguito in relazione all’agricoltura familiare.
Il concetto di sistemi agricoli diversificati, pur avendo molto in comune con l'agricoltura multifunzionale, biologica, sostenibile ed eco-compatibile, differisce da queste ultime per almeno un aspetto fondamentale. Diversamente da questi altri concetti, il pre-requisito (presupposto) dei sistemi agricoli diversificati è che, attraverso pratiche agricole concepite per supportare la biodiversità funzionale su scale spaziali e temporali, siano fornite e assicurate le necessarie proprietà degli ecosistemi che forniscono input (servizi ecosistemici) cruciali per l'agricoltura. Mentre i sistemi agricoli diversificati integrano generalmente le caratteristiche di multifunzionalità, biologico, sostenibile o l’eco-agricoltura, il contrario potrebbe non essere sempre vero. Nello specifico, le pratiche tipiche dei sistemi agricoli diversificati sono le stesse di quelle utilizzate in agricoltura biologica o agricoltura sostenibile, che integrano equamente le preoccupazioni di sostenibilità ambientale, economicità e di giustizia sociale all'interno delle comunità, tra società e generazioni future (Allen e Sachs 1991, Kloppenburg et al. 2000). I sistemi agricoli diversificati dovrebbero essere ecologicamente sostenibili perché le pratiche agricole che creano un sistema agricolo diversificato mantengono la base della biodiversità funzionale che genera servizi ecosistemici cruciali. Tuttavia, una determinata azienda agricola può praticare un'agricoltura sostenibile senza far parte di un sistema agricolo diversificato se situata all'interno di un paesaggio omogeneo che non può fornire servizi ecosistemici che operano su scale più grandi, come il controllo dei parassiti o l'impollinazione (Tscharntke et al., 2005). A sua volta, una fattoria o un paesaggio possono utilizzare le strategie diversified food systems per aumentare la sostenibilità ecologica, ma potrebbero non supportare la sostenibilità sociale a causa della mancanza di istituzioni, atteggiamenti e azioni che affrontano questi problemi di giustizia ed equità (Alkon e Agyeman 2011, Allen 2010 ).
La necessità di innovare i modelli di produzione agricola verso forme più sostenibili dal punto di vista ambientale, sociale ed economico potrebbe valorizzare il ruolo delle aziende agricole familiari e generare nuove opportunità di mercato.

L’agricoltura familiare diversificata e multifunzionale

Il concetto di azienda agricola familiare è assai complesso (Arzeni e Sotte, 2014; Greco, 2015). Quando si parla di azienda agricola familiare, si fa riferimento alla gestione dell’attività da parte di un singolo conduttore (in Italia nel 96,4% dei casi il conduttore è proprietario diretto dell’azienda) e di parte dei suoi familiari; alla tipologia di manodopera impiegata, che in Italia il 77,4% della manodopera totale nel complesso è prestato dal conduttore, dal coniuge e da altri parenti e familiari (Istat, 2013); ma anche alla grandezza dell’impresa, che sebbene le estensioni delle aziende familiari siano variabili (da aziende con meno di due ettari ad aziende con più di trenta ettari) cosi come il loro fatturato, si stabilisce convenzionalmente una media per singola azienda attorno a 7,2 ettari (Istat, 2010).
Secondo una definizione della Fao, l’azienda familiare è una “organizzazione della produzione agricola, forestale, ittica, pastorale e di acquacoltura gestito e messo in opera da una famiglia che si basa prevalentemente su lavoro familiare, sia maschile sia femminile; la famiglia e l’azienda sono collegate, co-evolvono e combinano funzioni economiche, ambientali, riproduttive, sociali e culturali”. In particolare, un’azienda agricola è definita familiare quando “la gran parte delle risorse necessarie (terra, immobili, colture, animali, macchinari, conoscenza, reti, ecc.) sono controllate dalla famiglia agricola” e quando “la gran parte del lavoro – ma non necessariamente tutto – è dato dai familiari” (Van Der Ploeg, 2015).
Generalmente le aziende a conduzione familiare sono aziende che, indipendentemente dalle caratteristiche specifiche, si contrappongono alle grandi società agricole di capitale (corporate farms) (Arzeni e Sotte, 2014; Var Der Ploeg, 2015) che oggi nei Paesi dell’UE equivalgono allo 0,6% del totale delle aziende agricole,  con un’estensione pari al 20% dei terreni agricoli.
Alcune specifiche caratteristiche -- come la tendenza alla diversificazione delle attività interne all’azienda, la disponibilità dei membri della famiglia a svolgere attività anche extra-aziendali, la flessibilità sulle ore di lavoro e la disponibilità a maggiori sacrifici -- rendono l’azienda a conduzione familiare particolarmente resiliente alla vulnerabilità rispetto a fattori di varia natura (eventi meteo estremi, mercati globali, ecc.) se si confrontano con aziende agricole costituite sotto forma di società (Van Der Ploeg, 2015). 
L’azienda a conduzione familiare apporta un contributo significativo in termini di ricchezza, occupazione, sicurezza alimentare e vitalità delle aree rurali, sulla base di specifiche caratteristiche che la distinguono da altre tipologie di aziende. Ad esempio l’azienda a conduzione familiare si caratterizza per l’auto-sostentamento da parte dei membri della famiglia che lavorano presso la stessa e contribuiscono alla riduzione delle spese; la condivisione con la famiglia agricola dei beni prodotti e dei ricavi, mantenendo allo stesso tempo un controllo sulla qualità della produzione agricola; il loro legame con il paesaggio rurale e l’ambiente. Questi sono solo alcuni degli esempi che distinguono l’azienda a conduzione familiare rispetto ad altre aziende non familiari e che evidenziano il contributo che tali aziende apportano su una molteplicità di aspetti non solo economici, ma anche sociali e ambientali (Var Der Ploeg, 2015).
In Italia, le aziende agricole sono principalmente a conduzione familiare1 e sotto specifiche condizioni -- soprattutto se di piccola scala, biologiche, localizzate in aree favorevoli per attività legate al pascolo o a pratiche agricole estensive– potrebbero promuovere le pratiche agricole connesse alla tutela dell’ambiente e in particolare della biodiversità.
Le aziende agricole a conduzione familiare, infatti, potrebbero essere compatibili con i metodi agricoli sostenibili a causa dei forti legami che stabiliscono con la terra, il paesaggio rurale e i territori locali. I metodi agricoli meno intensivi sono tradizionalmente legati alle imprese più piccole e i metodi di produzione biologici utilizzati dalle aziende agricole familiari rispondono positivamente alle sfide ambientali legate ai cambiamenti climatici, alla degradazione del suolo, all’inquinamento e alla perdita di biodiversità (Resr, 2013).
Il contributo ambientale di questo tipo di azienda riguarda il rapporto che l’agricoltore familiare stabilisce con la natura che, qualora le pratiche agricole condotte siano indirizzate al mantenimento e al recupero di processi ecologici naturali, ne preserva la bellezza del paesaggio e l’integrità biologica, contribuendo alla lotta al riscaldamento globale (Van Der Ploeg, 2015).
Il contributo dell’agricoltura familiare riguarda anche beni immateriali socio-culturali, legati ai saperi tradizionali. Nelle aziende a conduzione familiare la cultura è mantenuta e trasmessa alle future generazioni. Molte aziende agricole sono luoghi di diffusione del patrimonio culturale, giacché gli agricoltori preservano le culture tradizionali, legate agli usi, costumi, alla musica e alla tradizione culinaria, e gli habitat circostanti. Inoltre, la famiglia e l’azienda agricola sono parte di un’economia rurale più ampia e adottano codici culturali della comunità locale (Van Der Ploeg, 2015). I servizi ecosistemici, i beni immateriali socio-culturali legati ad alcune pratiche agricole, la diversificazione delle attività e delle funzioni dell’azienda, sono elementi dell’agricoltura multifunzionale.
La multifunzionalità è un concetto complesso che indica la capacità del settore primario di produrre beni e servizi, di cui alcuni anche “non diretti al mercato”, congiunti alla produzione delle derrate alimentari. I beni immateriali legati al settore agricolo riguardano più ambiti: sia la sfera ambientale, con esempio la tutela degli habitat e il mantenimento della biodiversità, sia la sfera socio-economica, come il presidio in aree rurali altrimenti spopolate, il mantenimento dell’occupazione, la conservazione e diffusione di saperi locali, delle tradizioni contadine e dell’eredità culturale.
I sistemi agricoli differenziati e la diversificazione delle attività interne all’azienda costituiscono elementi della multifunzionalità in agricoltura. In particolare sono considerate multifunzionali quelle pratiche di approfondimento e valorizzazione della produzione agricola (deepening), come ad esempio l’estensivizzazione, le produzioni a basso impatto ambientale e biologiche, le certificazioni di origine; l’insieme delle pratiche che implicano un allargamento delle funzioni svolte dall’impresa (broadening), come ad esempio il turismo rurale, la gestione del paesaggio, la conservazione della biodiversità; infine la pluriattività che riguarda le aziende con maggiori difficoltà economiche che ricercano fonti di reddito da attività extra-aziendali (Henke e Salvioni, 2010).
La capacità dell’agricoltura familiare di contribuire al mantenimento del paesaggio agricolo e alla conservazione della biodiversità, qualora si avviassero processi produttivi ecologici interni all’azienda, è sempre più riconosciuta e sostenuta dal secondo pilastro della Politica Agricola Comune dell’Unione Europea (Van Der Ploeg, 2015).

La politica comunitaria per la tutela della biodiversità e per il clima

Negli ultimi anni la Politica Agricola Comune (Pac) ha spostato l’attenzione sulle capacità del settore primario di produrre, congiuntamente alle derrate alimentari, beni e servizi d’interesse pubblico.
Negli ultimi anni gli indirizzi della Pac hanno tentato di integrare le problematiche ambientali nelle politiche agricole di mercato e di valorizzare le produzioni di qualità e le tecniche agricole sostenibili. Infatti, sono state adottate iniziative indirizzate a favorire lo sviluppo economico e sociale dell’agricoltura, con l’intento anche di accrescerne la resistenza e la resilienza ai cambiamenti climatici in atto oltre che a promuovere il ricambio generazionale e la ricomposizione fondiaria del settore. 
Come abbiamo visto l’agricoltura, se trainata da attività agricole a conduzione diretta, multifunzionali che promuovono modelli di produzione a basso impatto ambientale, offre un importante contributo per la conservazione della biodiversità, del paesaggio e degli habitat, attraverso l’implementazione di nuovi modelli produttivi e l’ampliamento delle funzioni del settore e delle attività interne all’azienda.
La Pac prevede alcune misure per la tutela della biodiversità e pone nell’Accordo di Partenariato la priorità 4 di “preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi connessi all’agricoltura e alla silvicoltura”. L’Accordo di Partenariato specifica che il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr) dovrebbe favorire la realizzazione delle infrastrutture verdi, il mantenimento e la gestione dei sistemi agricoli ad alto valore naturale (Hnvf)2  e le pratiche agricole sostenibili in aree protette che possono contribuire alla tutela, al miglioramento e al recupero della biodiversità e dei servizi ecosistemici (Rnr, 2018). Il Feasr, inoltre, dovrebbe sostenere interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio naturale e paesaggistico, contribuendo anche alla diversificazione delle economie locali.
I principali strumenti per la tutela della biodiversità (Enca, 2018) sostenute dalla Pac sono:

  • La sussidiarietà quale strumento che favorisce meccanismi di responsabilità e promuove requisiti di condizionalità3. La condizionalità ha svolto un ruolo chiave nella protezione delle caratteristiche ambientali, della gestione del territorio e nella prevenzione dei danni ambientali. Questo strumento ha contribuito positivamente al mantenimento della biodiversità sebbene non sia efficiente nelle regioni agricole con sistema intensivo.
  • Aree agricole ad alto valore naturale (Hnvf) che hanno prodotto benefici significativi sulla conservazione della biodiversità. Il loro ruolo principale ha riguardato la tutela di specie e habitat specifici e sono fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi post-2020 proposti dalla Convention in Biological Diversity (Cbd).
  • Misure agroambientali (Aecm)4 che hanno avuto un impatto positivo sull’ambiente e in particolare sulla biodiversità. In particolare, le misure volte a sostenere la gestione dei prati di pregio e delle praterie biodiverse, come ad esempio il pascolo estensivo, sono considerate misure efficaci nella conservazione degli habitat e delle specie.
  • Greening5  quale strumento volto a incentivare un sistema di produzione sostenibile. Sebbene sia uno strumento ampiamente criticato, poiché distorsivo sul piano economico e inefficiente su quello ambientale, questo strumento ha un notevole potenziale su larga scala di influenzare positivamente lo sviluppo sostenibile delle attività agricole. A livello di UE sono necessarie definizioni e standard più ambiziosi al fine di aumentare l’efficacia ed efficienza delle aree d’interesse ecologico (Efa) in tutti gli Stati membri.
  • Agricoltura biologica che è considerata un altro strumento di protezione della biodiversità e di mitigazione del clima. Tale sistema produttivo permette un utilizzo efficiente delle risorse naturali poiché riduce l’uso dell’acqua e dell’energia, favorisce la tutela della diversità biologica e sviluppa, sia nel suolo sia nelle piante, maggiori resistenze ai fattori biotici e abiotici di disturbo, incluso il cambiamento climatico (Ciccarese e Silli, 2016).

Nella prospettiva di integrare la dimensione di tutela della biodiversità nei vari settori della produzione, inclusa l’agricoltura (biodiversity mainstreaming, nel gergo della Cbd), la conversione degli attuali sistemi produttivi agricoli verso forme più rispettose degli ecosistemi – quali ad esempio l’agro-ecologia, il biologico, la conservazione delle aree ad alto valore naturale e altri sistemi e pratiche agricole sostenibili – è posta al centro delle strategie globali e delle azioni per la conservazione della biodiversità, sia per il raggiungimento di vari Sustainable Development Goals dell’Agenda 2030 dell’Onu sia per il successo del piano strategico post-2020 della Cbd.
Come dimostra l’ultima edizione del Global Biodiversity Outlook (Secretariat of the Convention on Biological Diversity, 2014), alcune misure, come le aree protette sono particolarmente efficaci per la conservazione della biodiversità e degli ecosistemi. Tuttavia, per far fronte alla gravità del declino dell’integrità biologica a scala globale, recentemente la Cbd ha proposto un approccio complementare a quello della protezione della natura basato principalmente sull’istituzione e gestione delle aree protette: le cosiddette Other Effective Land-based Conservation Measures (traducibile in Altre Misure di Conservazione Efficaci su base Territoriale, in breve Oecm). L’obiettivo è di integrare le aree protette e i sistemi di aree protette, applicando l'approccio ecosistemico e tenendo conto della connettività ecologica e del concetto, ove appropriato, delle reti ecologiche, nel più ampio paesaggio terrestre e marino e nei settori chiave quali agricoltura, pesca, silvicoltura, estrazione mineraria, energia, turismo, trasporti, istruzione e sanità.
Ovviamente, le aree protette rimangono lo strumento principale, mentre le Oecm dovrebbero garantire un’efficace conservazione in situ della biodiversità, indipendentemente dagli obiettivi per la quale è stata individuata.
Una recente decisione della XIV sessione della Conferenza delle Parti della Cbd [pdf] ha definito le linee guida che i Paesi possono utilizzare per integrare le aree Oecm nelle strategie nazionali di conservazione della Natura e contribuire agli obiettivi dello sviluppo sostenibile.  Tali linee guida indicano le modalità per individuare e monitorare le stesse aree Oecm.
Passando al caso specifico nazionale, alcuni esempi di misure di conservazione efficaci su base territoriale per proteggere la biodiversità in situ pur non avendo questa finalità come obiettivo principale, sono: le aree agricole ad Alto Valore Naturale (High Nature Value Farmland – Hnvf); i Sistemi del patrimonio agricolo d’importanza globale (Globally Important Agricultural Heritage Systems - Giahs); il Patrimonio storico, culturale, paesaggistico e naturale protetto dall'articolo 9 della Costituzione italiana; i Geositi; Parchi, giardini, strade alberate; Territori e acque militari; i Contratti di Fiume; le riserve di caccia e le oasi di ripopolamento e cattura; la Rete Ecologica Nazionale e Regionale.
Queste stesse misure possono essere convenientemente utilizzate anche per l’implementazione degli strumenti proposti dalla United Nations Framework Convention on Climate Change (Unfccc) per far fronte ai cambiamenti climatici, sia come strumenti di mitigazione sia di adattamento.
L’obiettivo tematico 5 dell’Accordo di Partenariato intende “promuovere l’adattamento al cambiamento climatico, la prevenzione e la gestione dei rischi” favorendo gli interventi del Feasr per il mantenimento e il ripristino dei servizi ecosistemici, funzionali alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici in atto e finalizzati a ridurre la frammentazione degli habitat e mantenere o ripristinare la connessione ecologica (Rnr, 2018).
La mitigazione interviene sulle cause del cambiamento climatico attraverso il contenimento dell’uso o la riduzione delle fonti fossili di energia e delle emissioni di gas-serra, la riduzione del degrado degli habitat e gli interventi per aumentare la capacità fissativa degli ecosistemi (carbon sequestration and storage).
L’adattamento, invece, definisce gli strumenti per l’adeguamento dei sistemi naturali e antropici ai cambiamenti climatici già in atto, con l’obiettivo di ridurre i danni e favorire la resilienza dei sistemi naturali e sociali.
Le misure di adattamento sono due: ecosystem-based che promuovono la tutela della biodiversità e la diffusione dei servizi ecosistemici a essa legati per far fronte ai cambiamenti climatici; e le misure basate sulle cosiddette hard structures che invece intervengono attraverso lo spostamento d’intere città costiere, d’infrastrutture per affrontare l’innalzamento del livello del mare, dighe e invasi, e hanno un impatto negativo sulla biodiversità.
Numerosi casi di successo dimostrano che le misure di adattamento ecosystem-based, ossia azioni rivolte a una gestione sostenibile del territorio attraverso gli interventi di conservazione, recupero e restauro dei servizi ecosistemici, sono particolarmente efficaci (Ciccarese et al., 2014).
In agricoltura la diversificazione delle produzioni agricole, attraverso l’integrazione di diverse varietà colturali, è uno strumento d’interesse per il mantenimento dei terreni in buone condizioni e della produttività alimentare nonostante l’instabilità del clima. Allo stesso modo, l’agricoltura biologica accresce la resilienza dei sistemi agricoli a fronte degli effetti imprevedibili dei cambiamenti climatici e riduce le emissioni di gas-serra, promuovendo un’azione di mitigazione del clima. Inoltre queste tipologie colturali, e altre misure come le Hnvf o Oecm, accrescono la quantità di servizi ecosistemici legati alla biodiversità e permettono quindi un’azione di adattamento e mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici sui territori.

Figura 1 - Strumenti e proposte

Fonte: elaborazione degli autori

In conclusione, i finanziamenti previsti dalla Pac che promuovono misure indirizzate alla conservazione della biodiversità e del paesaggio, alla gestione sostenibile delle acque, alla riduzione delle pressioni portate alla qualità dell’aria e del suolo; così come gli incentivi per il presidio nelle aree rurali e gli aiuti previsti per le aziende situate in zone soggette a vincoli naturali, sono molto importanti per rendere e mantenere le aziende agricole virtuose, familiari e di piccola scala, custodi dell’ambiente.

Considerazioni conclusive

In Italia disponiamo di un numero rilevante di habitat di grande pregio naturalistico mantenuti in buona parte dall’uso di pratiche agricole pluri-colturali biologiche, estensive e legate alle aree agricole ad alto valore naturalistico (Hnvf).
La natura, quale insieme complesso di biodiversità ed ecosistemi, potrebbe fornire soluzioni (ecosystem based approach) in grado di contribuire in maniera significativa, per circa un terzo, a contenere il riscaldamento dell’atmosfera entro 1,5°C rispetto al livello pre-industriale (Convention on Biological Diversity, 2018), come richiesto dall’Accordo di Parigi.
A livello istituzionale è riconosciuta l’importanza di proteggere l’enorme risorsa costituita dalla biodiversità quale strumento di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici e quindi di sostenere quelle produzioni agricole che contribuiscono al mantenimento della fertilità dei suoli e degli ecosistemi.
In generale la strategia comunitaria potrebbe promuovere la combinazione degli impegni agro-ambientali con lo sviluppo del settore (ad esempio, attraverso la produzione alimentare locale, turismo rurale sostenibile ecc.) al fine di favorire la produzione dei servizi ecosistemici, di salvaguardare i paesaggi ambientali e culturali e di creare, allo stesso tempo, ricadute economiche positive (Resr, 2013). Ad esempio, le Hnvf combinano la tutela della biodiversità col presidio nelle zone rurali collinari e montuose e al mantenimento del paesaggio.
Le aziende italiane, caratterizzate per la più parte da un’organizzazione di tipo familiare, qualora avviino attività e produzioni diversificate, a basso impatto ambientale o multifunzionale, contribuiscono alla produzione di beni immateriali ambientali e sociali, in alcuni casi con ricadute economiche positive.
Per il raggiungimento degli obiettivi post-2020 della Cbd, le Oecm sono strumenti ritenuti essenziali visti i benefici sulla biodiversità e sulla tutela di specie e habitat; le produzioni agricole pluri-colturali, biologiche, estensive e legate al pascolo (come le aree Hnvf) sono considerate pratiche di successo all’interno delle più ampie strategie di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici (misure di tutela della biodiversità, nell’approccio chiamato ecosystem-based).
Bisogna tuttavia tenere in considerazione, all’interno delle proposte per la futura programmazione Pac post-2020, che il livello di pagamento per i servizi ecosistemici, soprattutto per le attività legate alle Hnvf, non sempre è sufficiente, poiché i finanziamenti non sono adeguati a compensare gli elevati costi di gestione e mantenimento, determinando così il rischio di abbandono. Sono pertanto necessari specifici incentivi per questo tipo di attività agricole (Enca, 2018).
A fronte delle instabilità climatiche e di mercato, le strategie aziendali potrebbero valutare l’importanza della diversificazione colturale per garantire una certa produttività alimentare; delle pratiche con minor impatto ambientale per rendere i terreni più resilienti agli effetti dei cambiamenti climatici; della diversificazione delle attività interne all’azienda per mantenere una certa redditività aziendale.
Per il raggiungimento degli obiettivi legati alla gestione delle instabilità climatiche e quindi economiche, la Pac 2014–2020 ha promosso sia misure per preservare la biodiversità agraria -- con risorse destinate ai “pagamenti agro ambientali”, alla diffusione dell’agricoltura biologica e ad altre pratiche sostenibili – sia strumenti per organizzare i produttori all’interno di filiere corte e mercati locali, rafforzandone il potere contrattuale. A tal fine la programmazione Pac 2014-2020 ha istituito alcuni specifici strumenti6 con l’intento di favorire l’integrazione delle aziende agricole familiari nei canali di distribuzione. L’obiettivo è duplice e riguarda la valorizzazione sia dei regimi di qualità con prodotti agricoli sostenibili sia della redditività degli agricoltori.
Le aziende agricole familiari —soprattutto se di piccola scala—rafforzano il proprio potere contrattuale attraverso la vendita diretta dei prodotti e la riduzione del numero d’intermediari tra i produttori e i consumatori, aumentando al tempo stesso anche la loro redditività. Le filiere alimentari corte favoriscono le imprese familiari locali e quindi la presenza sui territori di aziende legate al paesaggio rurale e all’ambiente (Resr, 2013).
In conclusione, la nuova programmazione Pac dovrebbe confermare l’orientamento per il rafforzamento delle filiere corte e per il sostegno agli strumenti e alle misure per la tutela della biodiversità. L’obiettivo è incoraggiare e retribuire quelle aziende agricole familiari virtuose sul piano ambientale rendendole protagoniste delle attività di tutela degli ecosistemi e di lotta ai cambiamenti climatici.

Riferimenti bibliografici

  • Alkon A. H. e Agyeman, J. (2011), Cultivating food justice: Race, class, and sustainability, Mit press

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  • 1. In Italia, secondo l’ultimo Censimento Generale dell’Agricoltura (Istat, 2010) le aziende agricole sono 1.620.884, di cui il 98,9% a conduzione familiare.
  • 2. Per Hnvf si intendono quelle “aree dove l’agricoltura è la principale (normalmente anche la dominante) forma d’uso del suolo e dove l’agricoltura ospita (o è associata) a un’alta diversità di specie e di habitat, oppure ospita specie la cui preservazione costituisce particolare attenzione e impegno in Europa” (Andersen et al., 2003).
  • 3. Per condizionalità si intende l’insieme dei criteri di gestione obbligatori e mantenimento del terreno in buone condizioni agro chimiche ed ambientali (condizioni per beneficiare del finanziamento).
  • 4. Le misure agroambientali sono degli incentivi economici per la riduzione delle sostanze chimiche e per l’estensivizzazione.
  • 5. Il greening è uno strumento che riserva il 30% del finanziamento per diversificare le colture, mantenere i prati permanenti e creare delle aree di interesse ecologico (Efa).
  • 6. Organizzazione de Produttori (OP); Organizzazioni Interprofessionali (OI); contratti di filiera; programmazione Dop e Igp; strumenti di trasparenza nel mercato (Frascarelli, 2016).
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