Le strategie per lo sviluppo rurale nelle Aree interne colpite dal sisma

Le strategie per lo sviluppo rurale nelle Aree interne colpite dal sisma

Abstract

Il carattere marcatamente rurale delle aree interessate dalla calamità naturale fa emergere la rilevanza che ha l’agricoltura per lo sviluppo socio-economico delle comunità locali e vi sono politiche e strumenti di intervento che possono facilitare il perseguimento di questo obiettivo. Il lavoro proposto parte da una sintetica analisi delle caratteristiche agricole di questi territori, per poi schematizzare il percorso partecipato avviato in alcune aree nell’ambito della Strategia Nazionale per le Aree Interne (Snai), fino ad esprimere alcune considerazioni di sintesi sulle possibili modalità di intervento in una visione strategica di medio-lungo periodo.

Introduzione

Il sisma del Centro Italia ha colpito in particolare quei territori montani interessati da marcati fenomeni di declino socio-economico e, per questo motivo, già in parte compresi nella Strategia nazionale per le aree interne (Snai). In particolare l’area del cratere incrocia alcune aree selezionate dallo Stato e dalle Regioni come aree di intervento della Strategia nazionale aree interne (Snai) ed in seguito all’evento calamitoso, questo processo è stato accelerato e adattato per affrontare questa emergenza.
Le aree pilota comprese nel cratere assumono quindi una particolare rilevanza in quanto possono essere un ambito territoriale dove implementare una strategia di sviluppo nell’ottica della co-progettazione tra diversi livelli di governo,  partecipata e coordinata localmente, in quanto hanno già avviato un percorso in questa direzione. La Snai infatti prevede una modalità di governance di tipo multilivello (nazionale, regionale e locale) che pone al centro l’associazionismo tra i Comuni e la co-progettazione tra i vari livelli istituzionali coinvolti nella definizione delle strategie d’area.
Per quel che concerne l’agricoltura, la strategia rappresenta l’opportunità per sostenere l’evoluzione dei comparti rilevanti mettendo in campo processi di elevata qualificazione delle produzioni, fondati su innovazioni tecniche e organizzative e percorsi partecipati che vedano il coinvolgimento degli agricoltori, degli allevatori e degli altri operatori del settore attraverso un intervento organico mirato a supportare l'aggregazione dei produttori intorno a obiettivi concreti di qualità, con aiuti per la cooperazione, gli investimenti, la creazione di servizi e di strutture comuni.
Il presente contributo fa il punto sullo stato dell’arte nelle aree Snai, con particolare riferimento alle aree ricadenti nel cratere, soffermandosi sul potenziale ruolo della strategia nella ricostruzione e sul processo di semplificazione che è stato previsto nel metodo di intervento per venire incontro alle esigenze di queste aree.
La strategia non esaurisce tuttavia il quadro delle leve di policy utilizzabili per la ripresa economica di queste aree. L'offerta di politiche settoriali e territoriali nelle aree colpite dal sisma viene completata da altri strumenti di intervento, nazionali e comunitari. Si tratta di strumenti già attivi alla data del primo sisma (24 agosto 2016) che vanno ad aggiungersi alle misure straordinarie messe a punto a seguito degli eventi sismici dell'ultimo anno e che in molti casi, come è avvenuto anche per la Snai, hanno subito un processo di adattamento al fine di rispondere alle specifiche esigenze delle aree colpite. L'insieme di questi ambiti ricompone il quadro delle politiche a supporto della ricostruzione in queste aree.
Il Crea nell’ambito dell’esercizio del suo ruolo istituzionale1 e delle attività della Rete Rurale Nazionale è stato chiamato a supportare a vari livelli l’individuazione degli indirizzi e il disegno dell’intervento pubblico  nelle aree del sisma. In questo contesto fornisce, a supporto del Comitato Tecnico Aree Interne, uno specifico contributo sui seguenti aspetti:

  • analisi delle potenzialità dei territori colpiti e delle singole filiere produttive agricole e agro-alimentari;
  • ascolto del territorio e consultazione degli operatori economici e della cittadinanza per tenere in considerazione i bisogni emersi;
  • co-progettazione.

A supporto del Mipaaf, il Crea ha contribuito alla fase di attivazione degli aiuti eccezionali per la zootecnia di queste aree e sta fornendo il suo supporto all’analisi dello stato dell’agricoltura e delle relative politiche nelle aree colpite, ai fini dell’individuazione di linee di indirizzo per un programma di rilancio del settore agricolo e zootecnico.
Sulla base di queste esperienze, in questo articolo vengono analizzati alcuni possibili scenari per lo sviluppo rurale di queste aree, valutando le loro caratteristiche rispetto alle priorità strategiche finora individuate per questi territori, con l’intento di evidenziarne le eventuali sinergie e incoerenze.

L'agricoltura nelle Aree interne del cratere

L’area del cratere2 incrocia quattro aree progetto (Nuovo Maceratese; Ascoli Piceno; Val Nerina; Monti Reatini) già selezionate dallo Stato e dalle Regioni come aree di intervento della Strategia Nazionale per le Aree Interne (Snai) e una nuova area identificata con i parametri Snai successivamente agli eventi sismici (Alto Aterno – Gran Sasso Laga).  A queste si aggiunge l’area Val Fino-Vestina in quanto quattro dei comuni delimitati a seguito degli evento del 18 gennaio 2017 ricadono in area gialla (Castel Castagna, Castelli, Farindola, Isola del Gran Sasso).
Le aree qui considerate, sono composte da 113 comuni, di cui 77 appartenenti al cratere, coprono il 58% della superficie territoriale delimitata dal cratere e il 22% della popolazione residente. Due aree sono localizzate nelle Marche (Ascoli Piceno e Alto Maceratese), due in Abruzzo (Alto Aterno Gran Sasso-Laga e Val Fino-Vestina), le altre due in Umbria (Valnerina) e nel Lazio (Monti Reatini). Come si può notare dalla rappresentazione cartografica, le aree dei Monti Reatini, della Val Fino-Vestina e di Ascoli Piceno non sono comprese interamente nella delimitazione del cratere per cui le analisi che seguono prenderanno in considerazione solo i comuni più direttamente colpiti dal sisma.

Figura 1 – Delimitazione dell’area del cratere e delle aree progetto

Fonte: nostra elaborazione

I territori delle aree interessate sono prevalentemente montani, abbastanza omogenei sotto il profilo ambientale, ma con differenti caratteristiche socio-economiche che si riflettono sui sistemi produttivi agricoli, in alcuni contesti diversificati e poco integrati, in altri specializzati e connessi ad alcune  filiere.
La tabella 1 riepiloga alcuni indicatori che consentono di evidenziare le principali caratteristiche agricole. La maggior parte di questi indicatori è tratta dagli elaborati compresi nel cosiddetto open-kit3 che l’Agenzia per la coesione ha messo a disposizione di tutte le Aree progetto nazionali per sviluppare l’analisi di contesto a supporto dell’identificazione delle strategie di sviluppo. In questo articolo sono state selezionati gli indicatori relativi al settore agricolo e agroalimentare, ricalcolandoli per i soli comuni compresi nella delimitazione del cratere ed aggiungendo qualche ulteriore elemento conoscitivo.
Una caratteristica territoriale che accomuna le aree è l’elevata incidenza delle superfici forestali e di conseguenza una minore rilevanza relativa di quelle agricole a causa delle altitudini mediamente elevate e di una morfologia che non consente lo sviluppo di coltivazioni se non di quelle permanenti a pascolo.
L’incidenza delle superfici agricole è tendenzialmente in diminuzione, come d’altronde è accaduto nel resto del Paese, ma con velocità molto accentuata dal 1982, dinamica che rallenta nell’ultimo periodo censuario probabilmente perché ormai è pressoché terminata la fuoriuscita delle superfici più marginali.
La contrazione della Sau è sintomatica del declino delle attività agricole in tutte le aree interne ma che appare ancora più marcata in queste aree ad esclusione del territorio maceratese dove è presente una vasta zona collinare che ha risentito meno delle difficoltà accusate dell’agricoltura montana.
Il riparto delle superfici agricole evidenzia alcune differenziazioni produttive che verranno analizzate più in dettaglio in seguito in raccordo alle linee strategiche abbozzate dalle aree. In generale si rileva una maggiore caratterizzazione verso l’agricoltura estensiva montana, anche se nelle aree di Ascoli Piceno e della Val Fino si discostano dalle altre per la significativa presenza di coltivazioni arboree.
Rispetto alle caratteristiche strutturali delle aziende, le dimensioni medie in termini di superfici e consistenze zootecniche, confermano la presenza di attività estensive con la presenza di unità produttive molto grandi specie nel Reatino, in Valnerina e nel Maceratese. Superiore alla media delle aree interne la presenza relativa di giovani agricoltori nei Monti Reatini e in Valnerina mentre le variazioni intercensuarie 2000-2010 sono sempre ampiamente negative con una perdita che arriva al 50% nell’ascolano segno evidente di un tessuto imprenditoriale sempre più compromesso.
L’incidenza delle aziende con allevamenti è maggiore del 20% in tutte le aree, valore significativamente superiore alle medie nazionali che denota la spiccata vocazione zootecnica di questi territori. L’importanza della zootecnia si accompagna tuttavia soprattutto nelle aree abruzzesi ad una scarsa remuneratività. La forte incidenza in quasi tutte le aree tra gli utilizzi delle superfici della destinazione a prati permanenti e pascoli e la dimensione contenuta in termini di Uba degli allevamenti, testimoniano la presenza di sistemi zootecnici estensivi basati sull’allevamento a pascolo brado.
Sono presenti anche produzioni di qualità sia certificate biologiche sia a marchio di denominazione con percentuali, specie nel primo caso, ben superiori alle medie di riferimento.

Tabella 1 – Caratteristiche agricole e agroalimentari dei comuni del cratere compresi nelle aree progetto

Fonte: elaborazioni Crea PB su dati Istat e Sian

Le aziende agricole oggetto di rilevazione nel Censimento agricolo comprendono anche unità produttive molto ridotte che pur avendo una rilevanza nella gestione del territorio, hanno una modesta valenza economica in quanto buona parte della loro produzione è destinata all’autoconsumo. Ciò significa che solo una parte delle aziende agricole possiede le caratteristiche di una impresa economica che opera sul mercato e che produce un reddito significativo tale da consentire l’occupazione stabile del conduttore agricolo. La distinzione tra le imprese e le “non imprese” (Sotte e Arzeni, 2013) può essere utile per valutare i possibili scenari di sviluppo dell’agricoltura delle aree. Infatti una maggiore quota di imprese segnala la presenza di soggetti fortemente interessati allo sviluppo economico e quindi propensi a partecipare a progetti imprenditoriali che prevedono anche una certa propensione all’investimento privato. La presenza delle non-imprese, che è elevata nell’agricoltura italiana ed in particolare nelle aree interne, va invece inquadrata in un ambito più sociale ed ambientale piuttosto che economico sebbene quest’ultimo non sia irrilevante ad esempio per quanto riguarda le strategie di aggregazione dell’offerta.
In sintesi la distinzione tra i soggetti secondo il loro orientamento professionale può facilitare le azioni di intervento pubblico rivolte a stimolare la ripresa economica di questi territori, individuando dove già esiste una potenziale leva imprenditoriale da attivare e dove è invece opportuno mettere in piedi azioni articolate che accompagnino e facilitino con l’innesto delle competenze necessarie l’avvio di un processo imprenditoriale, nell’ottica di una qualificazione delle produzioni fondata su innovazioni tecniche e organizzative e percorsi partecipati. Una strategia di sviluppo imprenditoriale indistinta e che non contempli la messa in campo di misure di facilitazione ai processi di innovazione nell’ottica della cooperazione rischierebbe invece di utilizzare risorse umane e finanziarie in contesti produttivi dove è bassa la capacità di reagire a questi stimoli.
Nella tabella sono stati inseriti quattro indicatori che possono fornire alcuni elementi di valutazione sulla presenza o meno della componente imprenditoriale più professionalizzata. Ad esempio il superamento della soglia dei 25.000 euro l’anno di produzione standard4 può indicare la presenza di imprese che riescono a remunerare il lavoro di almeno un addetto a tempo pieno. Altri indicatori utili a per questa analisi misurano l’incidenza dell’autoconsumo (prodotti aziendali utilizzati dall’imprenditori e dalla sua famiglia), la vendita di prodotti (conseguimento di ricavi), e l’impegno lavorativo in giornate di lavoro.
Una valutazione comparata tra questi quattro indicatori fa emergere che in alcuni territori, esiste un consistente orientamento imprenditoriale, segnalato dalla quota di imprese di medio-grande dimensione superiore alle medie nazionali (nelle aree di Marche e Lazio) inoltre, ad eccezione della Valnerina, è sempre significativa l’incidenza  delle aziende con prodotti venduti piuttosto che autoconsumati. Per quest’ultimo indicatore, il dato pubblicato dall’Istat5, non consente di discriminare la rilevanza economica delle vendite, ma la presenza relativa delle aziende che vendono i propri prodotti in contesti dove è più difficile l’accesso al mercato e dove le tipologie produttive sono meno orientate al consumo diretto, appare essere un elemento connesso positivamente alla propensione imprenditoriale.
Uno sguardo infine agli indici di specializzazione, calcolati sul numero di addetti, che segnalano livelli in queste aree anche doppi o tripli rispetto alla media nazionale di riferimento. L'agricoltura e l'agroalimentare sono quindi attività imprenditoriali che caratterizzano l'economia di queste aree, e andrebbero messe nelle condizioni di contribuire allo sviluppo complessivo dei territori colpiti dal sisma, non considerandole solo come ambiti legati alle tradizioni locali ma come fattori capaci di promuovere l'innovazione e l'integrazione tra economia, società ed ambiente.

Problemi e opportunità per lo sviluppo

Il contesto agricolo di queste aree fornisce alcuni indicazioni sulle risorse su cui può essere basata l’offerta territoriale che non è solo costituita dalle produzioni e dalle tradizioni locali ma anche su altri elementi materiali ed immateriali quali ad esempio le capacità imprenditoriali e il capitale relazionale inteso come sistema di rapporti tra soggetti pubblici e privati. In questo contesto è fondamentale il ruolo delle politiche e delle istituzioni che possono determinare la velocità con cui queste aree possono recuperare il doppio svantaggio derivante dalla marginalità geografica e dall’evento calamitoso.
L’offerta di politiche è molto articolata in quanto sovrappone strumenti ordinari di programmazione, quali ad esempio i fondi comunitari, quelli straordinari che agiscono in situazioni di emergenza. Ciò comporta anche il coinvolgimento di diverse competenze e le conseguenti difficoltà di coordinamento delle azioni e dei tempi.
Concentrando l’attenzione sull’agricoltura, l'offerta di politiche pre-sisma include oltre alla Strategia Nazionale Aree Interne (Snai), su cui ci concentreremo nel prosieguo e che come già detto interessa diversi contesti territoriali ricadenti nel cratere, le misure previste nei Piani di Sviluppo Rurale (Psr) delle quattro Regioni interessate e i pagamenti diretti previsti dalle Organizzazioni comuni di mercato nell’ambito della Politica Agricola Comunitaria (si veda Pierangeli et al. in questo numero).
Per venire incontro alle esigenze delle zone colpite, nell’ambito della politica di sviluppo rurale comunitaria è stato previsto un contributo di solidarietà ossia uno storno parziale delle risorse finanziarie assegnate ai Psr per le annualità 2018, 2019 e 2020 a favore dei Psr Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, per un importo complessivo di 300 milioni di euro di spesa pubblica (pari a oltre 131 milioni di quota Feasr). Queste risorse sono state poi riprogrammate al fine di sostenere la ricostruzione nei territori interessati dal terremoto attraverso un processo di revisione dei singoli Psr. [4]
In queste aree, oltre alle misure emergenziali volte al ripristino del potenziale produttivo, assume rilevanza ai fini della ricostruzione la messa in campo di azioni che consentano di supportare la ripresa produttiva nell’ottica del miglioramento qualitativo e del consolidamento delle produzioni locali. Questo implica l’importanza non solo degli investimenti ma anche degli interventi che facilitino l’aggregazione dei produttori e l’introduzione e/o diffusione di innovazioni, tecniche e organizzative e che supportino in termini di conoscenza e formazione gli operatori del settore, anche con il coinvolgimento di centri di ricerca, formatori e consulenti tecnici (misura cooperazione, servizi di consulenza, trasferimento di conoscenza e azioni di informazione, investimenti). L’analisi della documentazione provvisoria ad oggi disponibile sulle modifiche in corso suggerisce che questa esigenza viene presa in carico ma solo parzialmente. Si ravvisa l’esigenza di integrare gli interventi di investimento e infrastrutturazione previsti dai Psr sul fronte regionale con un’azione di respiro anche interregionale che facendo leva sulle opportunità di sviluppo sostenibile di queste aree ragioni sulla ricostruzione in chiave innovativa.
Sul fronte del primo pilastro della Pac, sono stati erogati dal nostro Paese degli aiuti eccezionali a supporto della zootecnia di queste aree dove la pastorizia – basata sull’allevamento estensivo a pascolo brado di diverse specie – è spesso l’unica attività in grado di mantenere una presenza produttiva sui territori. Si tratta di misure attivate dall’Italia, utilizzando le risorse messe a disposizione degli Stati Membri nell’ambito dell’Organizzazione comune dei mercati agricoli, con il regolamento delegato (UE) n. 1613/2016, a favore di produttori di latte e di altri settori zootecnici dediti ad attività che favoriscono la sostenibilità economica e la stabilizzazione dei mercati, e finalizzate al miglioramento della qualità e del valore aggiunto (cfr. Pierangeli in questo numero). Questi aiuti sono utili a rafforzare gli effetti dell’intervento pubblico in presenza di una più ampia azione a supporto delle filiere produttive zootecniche.
A questi strumenti, si aggiungono poi le politiche di emergenza avviate a seguito del terremoto. Tra le prime misure attivate nell’ambito agricolo, assumono particolare rilievo gli interventi a supporto della produzione primaria e delle imprese alimentari per favorire la continuità operativa. Si tratta di interventi volti a garantire il ripristino immediato della capacità produttiva, sia degli insediamenti zootecnici che delle attività produttive di trasformazione ad essi collegate.
In un quadro così articolato di interventi, lo sforzo per il futuro dovrà essere quello di rendere coerenti e indirizzare le diverse leve ai fini della salvaguardia in queste aree delle attività agricole, zootecniche e pastorali e della loro evoluzione in chiave moderna.

L'intervento della Snai nelle aree del sisma

La sfida in queste aree è quella di riuscire a conciliare la necessità di risposte immediate all’emergenza e la tendenza a voler ricostruire tutto com’era, con l’opportunità di fare riferimento a una prospettiva di ampio respiro per lo sviluppo di questi territori. La necessità di ottenere risultati più rapidi in queste aree ha portato il Ctai a prevedere una semplificazione che ipotizza la costruzione di una Strategia di area e un successivo Accordo di Programma Quadro circoscritti a poche tematiche prioritarie tra cui il riordino dell’associazionismo intercomunale e l’istruzione (localizzazione e riorganizzazione plessi), rimandando la definizione degli altri ambiti di intervento ad un Addendum successivo.
Sarebbe opportuna una valutazione che coinvolga il livello regionale, sull’esistenza di aspetti prioritari da veicolare attraverso la strategia e su cui agire nell’immediato, anche in riferimento ai temi agricoli, e in particolare alla zootecnia in considerazione della sua centralità in termini di presidio produttivo in un’ottica di sostenibilità di questi territori.
Per tutte le aree progetto Snai ricadenti nel perimetro del sisma è stata garantita una copertura finanziaria nazionale (che fa in parte leva sulla Legge finanziaria del 2016) ed è stato quindi già avviato il processo di co-progettazione proprio della Strategia, previsto qui in modalità rafforzata per quel che concerne il supporto da parte del comitato all’analisi delle potenzialità dei territori e delle singole filiere produttive, realizzato attraverso la fase di ascolto.
Attualmente le singole aree si trovano a diversi stadi di attuazione e di avanzamento degli scouting a livello territoriale. In quattro aree (Valfino Vestina, Monti Reatini, Nuovo Maceratese, Ascoli Piceno) risulta approvata la bozza di strategia e sono in corso gli scouting per la definizione del preliminare. Nell’area Monti Reatini e Valfino Vestina sono stati già realizzati i tavoli di ascolto degli attori locali su agricoltura e zootecnia. Questi documenti e gli ascolti si riferiscono alle aree nella loro interezza e non solo alla parte compresa nel cratere ma sono utili per comprendere le priorità di sviluppo e come vengono considerate le caratteristiche e le potenzialità del comparto agricolo e alimentare.
Nell’area Valfino Vestina l’idea di sviluppo risulta centrata sulle filiere agro-alimentari con particolare riferimento alla zootecnia e sull’integrazione tra turismo e enogastronomia. Dai focus effettuati emerge in generale uno scarso dialogo tra le due valli che compongono l’area.
Qui la zootecnia, per cui dagli ascolti effettuati emerge un panorama produttivo diversificato, è importante e rappresenta sicuramente il punto centrale di interesse per la strategia settoriale.
Dall’ascolto su agricoltura e zootecnia emergono alcuni aspetti centrali: 

  • la necessità per rimanere sul mercato di un’ulteriore valorizzazione di prezzo. Nell’area convivono zootecnia da carne e da latte, allevamenti ovicaprini, bovini, apicoltura, sistemi di allevamento pastorali con sistemi misti, realtà produttive che hanno in autonomia provato a introdurre innovazioni (introduzione di una razza di bovini francese – la limousine – allevata a pascolo, macellazione in azienda, vendita su ordinazione, adesione al biologico) e esperienze positive ma suscettibili di ulteriore diffusione come quella del pecorino di Farindola, con realtà che rimangono ferme su scelte che non sono già più in grado di garantire un’adeguata remunerazione di prezzo (esempio vendita di vitelli da ristallo di razza marchigiana; produzione e vendita di latte alta qualità alla grande distribuzione); 
  • l’esigenza di legare le produzioni a specifiche vocazioni dell’area (esempio l’apicoltura locale potrebbe orientarsi verso la creazione di sinergie tra la coltivazione di specie particolari di foraggio e la produzione di miele maggiormente legato alle vocazioni dell’area);
  • l’esigenza di un accompagnamento sulle tecniche produttive, con un focus su innovazione e sugli aspetti sanitari e di interventi formativi mirati per il settore zootecnico (compreso il comparto apicolo), sia per i giovani non ancora entrati nel mondo del lavoro ma potenzialmente interessati al settore che per gli adulti già operanti nel settore;
  • in presenza di diverse produzioni di qualità (il vitigno Montonico, la Patata di villa Celiera, la produzione di olio) prodotte però per lo più in piccole quantità, l’esigenza di rafforzare le sinergie tra filiera turistica, ristorazione e produzioni agroalimentari.

In generale tra le criticità si rileva la scarsa abitudine a lavorare insieme dei produttori locali e l’esigenza di contenere il fenomeno legato alle incursioni dei cinghiali che rendono molto difficile la continuazione delle attività agricole e di allevamento nell'area. Su questo fronte i presenti hanno rappresentato l’esigenza di un raccordo con il parco del Gran Sasso e Monti della Laga per la messa a punto di un adeguato piano di gestione della fauna selvatica.
Per quel che concerne la pastorizia inoltre è stata sottolineata l'esigenza di adeguare i calendari di pascolamento (ormai obsoleti) per consentire il regolare svolgimento delle attività pastorali.
Nei Monti Reatini la bozza approvata individua tra le questioni principali per i servizi il tema della mobilità e si sta riflettendo su un potenziale raccordo con l’Usr.
Sul tema sviluppo la bozza focalizza sulle seguenti filiere: ittica, agroindustria e zootecnia; del legno – artigianato di alta qualità e bioedilizia, turismo integrato.
Dall’ascolto su agricoltura e zootecnia emergono alcuni temi centrali: 

  • la centralità della pastorizia anche come presidio del territorio e l’esigenza di arrestare l’esodo degli allevatori; 
  • la presenza di diverse esperienze innovative, di una discreta vivacità imprenditoriale con l’innesto di nuove attività avviate da famiglie giovani che si sono da poco insediate nell’area, e l’avvio di processi di valorizzazione e cooperazione tra produttori (es. lenticchia di Rascino – presidio slow food) da cui si può ripartire; 
  • in presenza di una maglia aziendale ridotta l’esigenza di un supporto ai processi di aggregazione a avviare e in corso che  preveda la creazione di strutture di trasformazione e/o confezionamento comuni e la  gestione in comune di processi;
  • l’esigenza di un accompagnamento agli operatori per l’introduzione di innovazioni tecniche connesse ai processi di aggregazione e valorizzazione delle produzioni.

Si tenga presente che la Regione Lazio è orientata a non trattare l’area come area sisma. Non si prevede quindi l’adozione di una procedura semplificata.
Tra le altre aree progetto comprese nel cratere, il Nuovo Maceratese ha già prodotto una bozza di strategia nel corso del 2016, mentre l’area di Ascoli Piceno ha predisposto l’analogo documento più recentemente.
L’idea guida dell’area maceratese viene identificata nel concetto di Ecomuseo6, ambito di intervento multidisciplinare attraverso il quale esprimere l’offerta territoriale basata sullo sviluppo delle reti della natura e della cultura. Sono pochi i passaggi dove si cita espressamente l’ambito agricolo e riguardano, tra le problematiche, il “mancato sfruttamento delle identità storico-culturali del settore agro-zootecnico, in particolare delle produzioni tipiche vegetali e zootecniche”, la “scarsa integrazione tra le attività promozionali dei diversi settori (turismo ambientale, turismo culturale, turismo enogastronomico…)”. Tra le possibili soluzioni si richiama la “definizione di piani e interventi di gestione del patrimonio boschivo finalizzati allo sviluppo della filiera legno – energia (biomasse)”. Ovviamente vi sono molti temi generali dove, anche se non c’è un diretto riferimento all’agricoltura, è implicito il suo coinvolgimento come nel caso di una maggiore integrazione di filiera e della valorizzazione dei mestieri e delle produzioni locali. Nel complesso però il ruolo attribuito all’agroalimentare appare marginale per quanto coerente in un territorio a forte vocazione manifatturiera. Risulta però sottovalutato il contributo che le attività agricole possono dare allo sviluppo integrato in quanto si evidenzia prevalentemente il loro ruolo per la gestione del territorio e per la preservazione del paesaggio. Data la rilevanza della zootecnia nelle aree montane e la presenza di un significativo potenziale imprenditoriale, sarebbe interessante focalizzare qualche idea progettuale specifica all’interno dell’Ecomuseo, come ad esempio un itinerario storico-culturale sulla transumanza che collega diversi allevamenti magari con caseificio in grado di fornire anche ospitalità turistica.
L’area progetto di Ascoli Piceno presenta caratteristiche differenti rispetto alla precedente principalmente per il fatto che si estende verso il mare su una zona collinare a forte vocazione vitivinicola. Nel documento che anticipa le principali linee strategiche, l’idea guida viene intitolata al tema del “Turismo e ben-essere” per puntare al connubio tra ospitalità e qualità della vita attraverso tre direttrici: le attività sportive, le cure termali, la spiritualità. Questi tre ambiti trovano precisa collocazione sul territorio in quanto si riferiscono a specifiche risorse naturali e culturali locali. Malgrado questi precisi riferimenti al territorio, non vengono menzionate attività che coinvolgono direttamente il settore agroalimentare, che eppure in questa area ha una notevole rilevanza specie per quanto riguarda la filiera vitivinicola. Si tratta di un documento interlocutorio per cui è immaginabile che qualche idea progetto potrà essere sviluppata nell’ambito del turismo eno-gastronomico considerando anche alcune eccellenze alimentari certificate. La parte montana di questo territorio è stata invece interessata da profondi fenomeni di spopolamento che hanno indebolito molto anche la presenza delle attività agricole, ma si tratta di un ambiente agro-forestale particolarmente interessante sotto il profilo naturale e storico che meriterebbe una particolare attenzione. Ad esempio la valorizzazione della viabilità minore per la fruibilità turistica non dovrebbe solo riguardare la manutenzione dei percorsi e la sistemazione della segnaletica ma coinvolgere direttamente i pochi agricoltori rimasti, per la fornitura di servizi (agriturismo ma non solo) e prodotti.
Passando sul versante umbro, l’area progetto della Valnerina ha recentemente proposto una bozza di strategia che delinea le priorità strategiche per lo sviluppo del territorio che tuttavia è ancor in fase di valutazione da parte del Comitato. In base alla documentazione provvisoria, a differenza delle due aree precedenti, il ruolo attribuito all’agroalimentare è più definito anche se ancora non sono state individuate precise idee progettuali. Il tema di fondo è ancora quello dell’offerta turistica integrata con le risorse locali, per cui le produzioni alimentari sono considerate funzionali al perseguimento dello sviluppo imprenditoriale in direzione della certificazione di qualità e dell’organizzazione di filiere corte. Tra queste trova posto anche la zootecnia che si ricollega alla tradizione della norcineria nonché delle produzioni casearie locali che richiedono però un processo di aggregazione dell’offerta, come segnala anche l’indicatore sulle aziende con ricavi di vendita che presenta la più bassa incidenza fra tutte le aree considerate.
Una attenzione particolare viene dedicata alla formazione imprenditoriale attraverso il coinvolgimento di Università e Istituti agrari. Anche la forestazione viene indicata come opportunità per lo sviluppo non solo per la gestione del patrimonio boschivo ma anche per la presenza del tartufo tra le eccellenze locali, e potenzialmente per l’organizzazione della filiera del legno. Quello che appare meno presente in questo primo quadro strategico è la possibile integrazione tra agricoltura e le altre attività imprenditoriali, non solo nel campo dell’agriturismo ma anche per la fornitura di altri servizi come ad esempio l’accompagnamento su percorsi naturalistici, la manutenzione della viabilità minore o il noleggio di attrezzature per la mobilità dolce.

Considerazioni conclusive

Sulla base delle statistiche pre-sisma, emerge un tessuto economico dell’area del cratere da rafforzare e con potenzialità di sviluppo ancora ampiamente inespresse. Queste indicazioni suggeriscono un percorso di valorizzazione qualitativa delle produzioni locali, il rafforzamento dei processi di innovazione delle imprese anche attraverso l’ammodernamento delle strutture produttive e la cooperazione tra produttori in una logica di filiera. In questo contesto è essenziale per orientare l’azione di intervento pubblico, focalizzando sulle filiere rilevanti, approfondire l’analisi delle vocazioni produttive e dei fabbisogni di innovazione e conoscenza nell’area, anche attraverso l’ascolto degli operatori economici rilevanti.
È chiaro che la Snai non agisce a livello settoriale ma si focalizza sul sistema locale favorendo l’associazionismo istituzionale che rappresenta il substrato per lo sviluppo socio-economico dei territori. Sul settore agricolo agiscono direttamente le politiche per lo sviluppo rurale ma queste devono essere in grado di interagire con gli altri strumenti di intervento per evitare che si creino situazioni di isolamento che indeboliscono l’efficacia delle risorse pubbliche.
Ad esempio, l’analisi svolta sul contesto agricolo rileva per le aree del cratere, in gran parte montane e collinari, un’incidenza degli allevamenti zootecnici sul totale delle aziende agricole superiore alla media nazionale, spesso unitamente ad una scarsa capacità reddituale (presenza di aziende con una produzione standard in grado di remunerare almeno un addetto a tempo pieno inferiore alla media nazionale). I dati disponibili indicano la coesistenza, insieme ad altri sistemi, di metodi di allevamento estensivo presumibilmente basati sul pascolamento e comunque sull’approvvigionamento locale del foraggio. Nelle aree montane del cratere la pastorizia rappresenta la principale attività economica in grado di mantenere una presenza produttiva su territori già soggetti a fenomeni di abbandono e che oggi stanno subendo le ripercussioni del sisma. Si consideri che dall’ascolto degli attori rilevanti nelle aree Snai colpite dal sisma sta emergendo l’esigenza di un intervento organico a supporto della pastorizia che non sempre trova riscontro nei primi documenti strategici. Qui ripensare il futuro di questo comparto in chiave moderna è una scelta obbligata e in quest’ottica si consideri che la pastorizia può assumere un ruolo centrale in termini di gestione sostenibile del territorio, innovazione sociale, salvaguardia della biodiversità e gestione di servizi eco-sistemici.
Ulteriori indicazioni operative provengono dall’analisi delle politiche, che ha evidenziato come siano state attivate già tante leve sul territorio. La definizione di linee di indirizzo comuni e di un quadro unitario di riferimento per l’intervento nel settore agricolo e zootecnico diventa in questo contesto una priorità per migliorare l’efficacia degli strumenti attivati e non disperdere preziose risorse.
La presa d'atto dell'esistenza di piani di intervento diversi (in particolare con riferimento all’intervento per la ricostruzione e alla Snai) caratterizzati da diverse velocità e metodologie non implica la rinuncia a coordinare le diverse leve che agiscono sulle aree sisma. Occorre però individuare e condividere una metodologia di intervento che metta a sistema l’insieme delle azioni. In quest’ottica l'approccio Snai potrebbe consentire di perseguire scelte strategiche esplicite da parte dei sindaci per l'evoluzione del settore a livello locale indirizzando e supportando le decisioni degli operatori locali funzionalmente alle linee strategiche da individuare. Su questo piano vanno ricercate le possibili sinergie tra i vari livelli di intervento anche attraverso lo scambio di informazioni tra i diversi uffici e enti coinvolti.
Ulteriori sinergie con la ricostruzione vanno ricercate sul piano degli interventi regionali e nazionali veicolabili attraverso i programmi strutturali, in modo da dare concretezza ad un vero e proprio progetto interregionale che approfondisca le possibilità di evoluzione del comparto zootecnico nelle aree del cratere.
Allo stato attuale l'assetto di governance dell’intervento emergenziale è tale da garantire l'immissione di un flusso di risorse ingente su questi territori ma rimane in definitiva settoriale, mancando l'obiettivo di creare un raccordo tra i vari ambiti che ricostruisca un disegno organico.
Pensando alla fase di rilancio dell'economia, la nostra idea è che l'intervento per l'agricoltura qui, per garantire una presenza produttiva sul territorio, attraverso il presidio delle attività agricole e zootecniche, dovrebbe basarsi su visioni di sviluppo centrate sull’evoluzione dei comparti rilevanti in chiave moderna e che mettano in campo processi di elevata qualificazione delle produzioni, fondati su innovazioni tecniche e organizzative e contemplino il rafforzamento della cooperazione tra gli operatori locali. A tal fine  è necessario investire su processi di innovazione istituzionale e sociale che prevedano un accompagnamento qualificato alle scelte allocative delle non-imprese e anche esperimenti di ingegneria sociale, intercettando ad esempio flussi di migranti laddove necessario.
Perché questo modello si realizzi sarebbe necessaria una scelta strategica esplicita che orienti in questa direzione  l'insieme degli interventi settoriali. Per fermare l'abbandono di queste zone un raccordo va cercato anche con le politiche per i servizi, che devono garantire infrastrutture adeguate e l'accesso a servizi essenziali di qualità, oltre che alla possibilità di innovare.
In sostanza  si richiede  un ripensamento della governance dell'intervento, che deve essere di tipo multilivello, e anche dei ruoli dei soggetti istituzionali sui territori, che devono interfacciarsi con gli altri livelli di governo nella definizione di un disegno organico di intervento territoriale, basandosi su scelte strategiche concrete e non sul semplice utilizzo di una politica a menù. Siamo consapevoli che l'effettivo cambiamento dipende da processi di inversione delle attuali prassi che sono complessi, travalicano l’ambito settoriale e  richiedono che si investa sulla capacitazione dei soggetti chiamati ad assumersi un ruolo di responsabilità nelle scelte locali.
In questo quadro la Snai pur non essendo la soluzione, rappresenta un punto da cui partire, un luogo di sperimentazione su cui basare il ripensamento dei modelli di governance e dei ruoli dei soggetti istituzionali su questi territori.

Riferimenti bibiliografici

  • AA.VV. (2017) Relazione sullo stato delle aree del centro Italia colpite dal sisma: Dalla gestione dell’emergenza al programma di rilancio, bozza, Rrn, 31, agosto, 2017

  • Agenzia per la Coesione Territoriale, Aree Interne, [link]

  • Decreto Legge, testo coordinato 17/10/2016 n° 189, G.U. 18/10/2016

  • Sotte F., Arzeni A. (2013), “Imprese e non-imprese nell’agricoltura italiana”, working paper n.20, marzo 2013, Gruppo 2013

  • 1. Partecipa con propri rappresentanti al comitato interministeriale che garantisce la governance della Strategia aree interne (comitato tecnico aree interne – Ctai - istituito con la delibera Cipe n. 9 del 28 gennaio 2015). In seguito al sisma, supporta le attività di coordinamento (cfr. D.L. 189/2016) tra l’ufficio del commissario per la ricostruzione e quelle del Ctai.
  • 2. Identificata nel testo Coordinato del Decreto Legge 17 ottobre 2016 n. 189, e atti successivi.
  • 3. Le tabelle con i valori degli indicatori nonché le linee guida per il loro utilizzo sono disponibili all’indirizzo [link].
  • 4. La produzione standard (o dimensione economica) aziendale, espressa in euro, è data dalla somma delle produzioni standard dei singoli processi aziendali. Queste sono ottenute moltiplicando i coefficienti unitari associati alle singole colture e allevamenti, definiti dal Regolamento (Ce) n.1242/2008, per i rispettivi ettari e capi presenti nell’azienda.
  • 5. Nel datawarehouse I.Stat (dati.istat.it), sono disponibili i dati sul numero di aziende che hanno risposto al quesito sulle fonti di ricavo, tra cui la vendita di prodotti aziendali.
  • 6.Pratica partecipata di valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale, elaborata e sviluppata da un soggetto organizzato, espressione di una comunità locale nella prospettiva dello sviluppo sostenibile”, (Coordinamento Nazionale, Torino 2009), nell’accezione ricompresa nella proposta di legge n. 390 “Promozione e disciplina degli ecomusei”, presentata alla Regione Marche il 27 gennaio 2014.
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