Il sostegno all'agricoltura nelle aree colpite dal sisma del centro Italia: dalle misure eccezionali allo sviluppo rurale

Il sostegno all'agricoltura nelle aree colpite dal sisma del centro Italia: dalle misure eccezionali allo sviluppo rurale

Abstract

A partire dal 24 agosto 2016, una serie interminabile di scosse sismiche ha colpito l’Italia Centrale. I danni provocati dal terremoto, a persone, infrastrutture civile e produttive, è risultata sin da subito molto grave, colpendo tanto più contesti territoriali in gran parte rappresentati da aree marginali e montane. A fronte della gravità della situazione sono stati messi in campo numerosi strumenti, finalizzati sia all’emergenza sia alla ricostruzione.
A circa sedici mesi di distanza dal primo evento, il l’articolo presenta una quadro delle politiche pubbliche attivate a sostegno delle attività agricole e dei contesti rurali sia nell’ambito del primo che del secondo pilastro della Pac.

Introduzione

Successivamente al primo evento sismico, registrato il 24 agosto 2016, l’Italia Centrale è stata colpita da una sequenza di oltre 65.000 scosse in soli 18 mesi, come registrato all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia al 28 aprile 2017 (Ingv).
Le zone interessate comprendono quattro regioni italiane: Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria, e in particolare le aree dell'alta valle del Tronto, i Monti Sibillini, i Monti della Laga e i Monti dell'Alto Aterno. Sulla base della localizzazione degli eventi e dei danni rilevati si è delimitata l’area cosiddetta “cratere”, che interessa 140 Comuni, con presenza di oltre 25.000 aziende agricole, di cui 3.405 localizzate in Umbria (14%), 15.297 nelle Marche (61%), 1.870 nel Lazio (7%) e 4.448 in Abruzzo (18%)1.
A fronte della gravità della situazione e delle problematicità del contesto territoriale, in gran parte, rappresentato da aree marginali e montane, sono stati messi in campo numerosi strumenti, finalizzati sia all’emergenza sia alla ricostruzione, sostenuti con risorse nazionali, per l’allestimento di strutture transitorie (abitative e produttive), per la successiva ricostruzione di esse, e per il ripristino della viabilità principale e dei servizi pubblici in generale. Tali strumenti intervengono principalmente sul danno determinato da cause sismiche nell’area cratere e fuori dallo stesso quando il danno è correlato agli eventi sismici.
A tali strumenti si affiancano interventi specifici rivolti alle aziende agricole dell’area interessata finanziate sia da risorse nazionali sia da risorse europee. A questo scopo, l’articolo presenta una panoramica delle politiche pubbliche a sostegno delle attività agricole ed in particolare degli strumenti attivati finanziati dalla Pac. L’articolo approfondisce nella prima parte le misure eccezionali per la zootecnia, focalizzandosi successivamente sul contributo di solidarietà nell’ambito dello sviluppo rurale, realizzato con un trasferimento di risorse da tutti i Programmi (regionali e nazionale) a favore delle regioni colpite.

Il sostegno pubblico a supporto delle attività agricole nei contesti colpiti dal sisma

L’area colpita dal sisma è localizzata prevalentemente nelle aree collinari e montane delle Regioni interessate e risulta caratterizzata da una forte vocazione agricola e, in particolare zootecnica. Per approfondimenti sulle caratteristiche produttive dell’area si rimanda ad Arzeni e Storti (2017) in questo numero.
L’eccezionalità dell’evento sismico ha portato a mettere in campo una serie di strumenti di politica economica, volti a mantenere l’attività agricola nei contesti interessati, nella fase emergenziale, e avviare quanto prima un percorso di ripristino del potenziale agricolo danneggiato e un percorso di sviluppo.
L'offerta di politiche settoriali e territoriali nelle aree colpite dal sisma risulta composta da diversi strumenti, sia nazionali sia comunitari. In alcuni casi si tratta di strumenti già attivi alla data del primo sisma (24 agosto 2016). Infatti, l’implementazione di misure straordinarie post sisma è stata accompagnata da un processo di adattamento delle diverse policy preesistenti.
Nel presente contributo, l’attenzione viene focalizzata sugli strumenti di policy attivati a seguito degli eventi sismici, sia sul primo che sul secondo pilastro della Pac, dove più intensa è stata l’attività di programmazione.
Nell’ambito dell’organizzazione comune dei mercati agricoli, sono state implementate misure eccezionali a supporto della zootecnia di queste aree, utilizzando le risorse messe a disposizione degli Stati membri con il regolamento delegato (UE) n. 1613/2016.
Sul fronte della politica di sviluppo rurale, invece, è stato attivato un contributo di solidarietà attraverso un trasferimento parziale (ossia uno storno finanziario) delle risorse finanziarie assegnate ai Psr per le annualità 2018, 2019 e 2020 a favore dei Psr di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, per un importo complessivo di 300 milioni di euro di spesa pubblica (131,6 milioni di euro di quota Feasr), al fine di sostenere la ricostruzione nei territori interessati dal terremoto. A tale contributo, si aggiunge poi la totale copertura, a carico dello Stato (Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie), della quota regionale dei Psr delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria per le annualità 2016-2020.
Il presente lavoro approfondisce nella prima parte le misure eccezionali per la zootecnia, focalizzandosi successivamente sullo storno realizzato nel secondo pilastro della Pac.

Le misure eccezionali a supporto della zootecnia nelle aree sisma

In concomitanza con i tragici eventi sismici verificatisi in Italia era in corso di approvazione il regolamento delegato (UE) n. 1613/2016 che prevede un aiuto eccezionale di adattamento per i produttori di latte e gli allevatori di altri settori zootecnici. Il regolamento mira a fronteggiare le perturbazioni di mercato delle principali produzioni zootecniche e la grave crisi dovuta agli squilibri tra offerta e domanda a livello mondiale, nonché all’embargo russo sull’importazione di prodotti agroalimentari dell’UE. Consistono in una tipologia di interventi che in lettura viene definita come una rete di sicurezza e annoverata tra gli strumenti indiretti di politica agraria (De Filippis e Henke, 2009; Frascarelli, 2016; Esposti, 2016).
Il regolamento metteva a disposizione degli Stati Membri un importo complessivo pari a 350 milioni di euro per la concessione di un sostegno agli allevatori, in via prioritaria destinato a sostenere i comparti produttivi lattiero-caseario e della carne. Le finalità del regolamento erano quelle di sostenere i produttori dediti ad attività in grado di favorire la sostenibilità economica e la stabilizzazione dei mercati, nonché ad attività finalizzate al miglioramento della qualità e all’incremento del valore aggiunto.
In tale quadro, l’Italia beneficiava di circa il 6% delle risorse complessive, per un totale di quasi 21 milioni di euro (Figura 1). Il regolamento dava, inoltre, la possibilità agli Stati membri di concedere un sostegno supplementare per le misure adottate, fino a un massimo del 100% degli importi comunitari.

Figura 1 – Ripartizione delle risorse del reg. 1316/2016 tra gli Stati membri

Fonte: elaborazioni Mipaaf su dati reg. 1316/2016

Per far fronte alle esigenze del mondo zootecnico nazionale, in un primo momento l’Italia ha deciso di utilizzare in pieno tale possibilità, raddoppiando di fatto le risorse messe a disposizione dalla Commissione. Le risorse complessivamente a disposizione erano, quindi, pari a quasi 42 milioni di euro, di cui il 50% di fonte unionale e il 50% di fonte nazionale.
L'adozione del regolamento è avvenuta in concomitanza con i tragici eventi sismici nel Centro Italia, ove il settore agricolo e quello zootecnico, in particolare, hanno subito gravi ripercussioni economiche dovute sia ai danni diretti, sia allo sfaldamento del tessuto sociale e produttivo locale, che hanno messo a rischio la sopravvivenza delle numerose aziende agricole presenti sul territorio ed ha aggravato la situazione socio-economica preesistente.
Le aree terremotate si contraddistinguono per una importante presenza di attività zootecniche. L’allevamento ha una notevole importanza sociale ed economica, in questi luoghi, e soffre di svantaggi strutturali che si ripercuotono negativamente sulla redditività2. Inoltre, l’ampio utilizzo del pascolo in queste aree fa sì che l’attività zootecnica possa essere considerata essenzialmente di tipo estensivo.
Appurata la compatibilità delle misure previste dal regolamento con la necessità di supportare e rilanciare la zootecnia nelle aree terremotate, con il successivo regolamento delegato (UE) 286/2017, la Commissione ha concesso al nostro paese di incrementare l’importo iniziale (21 milioni di euro) di un ulteriore 100%, con risorse nazionali per sostenere il comparto zootecnico delle aree colpite dal sisma, tenuto conto delle gravi difficoltà affrontate dagli allevatori delle zone colpite dagli eventi sismici del 2016 e 2017.
Complessivamente, quindi, le risorse potenzialmente utilizzabili per le misure eccezionali ammontavano a 62.826.900 euro, di cui 1/3 (pari a 20.942.300 euro) quale quota dell’Unione europea, 1/3 come quota statale e il restante 1/3 a carico delle Regioni interessate3.
La natura ibrida del regolamento, inizialmente nato con la finalità di fronteggiare le perturbazioni di mercato, ha portato all'utilizzo dei fondi per le misure eccezionali di sostegno articolate in due linee:

  • la prima composta di tre misure nazionali, volte a sostenere il comparto sull'intero territorio italiano, in particolare a favore delle aziende produttrici di latte in aree montane, degli allevamenti ovi-caprini e delle aziende suinicole da riproduzione, assorbendo complessivamente il 45% delle risorse (28.384.600 euro). Per queste misure applicate su tutto il territorio nazionale, sono stati previsti specifici plafond individuali con calcolo degli importi unitari in base al numero di capi ammissibili.
  • la seconda linea, composta anche essa di tre misure dedicate alle zone terremotate, per i settori bovino e bufalino, ovi-caprino e suinicolo. Si tratta di un sostegno accoppiato, erogato per singolo capo allevato e prevedendo importi unitari per capo al fine di utilizzare quanto più possibile le risorse disponibili per sostenere il mantenimento e la ripresa delle attività zootecniche sul territorio. A quest’ultima si aggiunge il sostegno per gli equidi, concesso nei limiti del regime de minimis, di cui al regolamento (UE) n. 1408/2013.

Tabella 1 – Prospetto riportante le misure eccezionali attivate dall’Italia

*Fonte: Bdn, dati al 31 luglio 2016
** Nel caso delle misure eccezionali per le aree colpite da terremoto non è stato fissato un massimale complessivo, bensì sono state fissati gli importi unitari. Come vedremo in tabella 2, queste misure hanno assorbito risorse per un totale di oltre 29 milioni di euro

Nel caso delle misure per le aree terremotate, il sostegno è stato concesso per gli animali presenti in stalla alla data del 31 luglio 2016 per bovini e ovi-caprini, e per un numero di capi pari alla consistenza media nel periodo 1 - 31 luglio 2016 per i suini. Le aziende devono essere localizzate nei 140 comuni identificati come cratere del terremoto oppure, anche se ubicate al fuori dello stesso, devono aver subito danni a seguito delle scosse, certificati attraverso apposite schede (Aedes o Fast di cui all’articolo 6, comma 1 del DM 1 marzo 2017 n. 940).
Complessivamente, sono stati erogati aiuti per un totale di oltre 29 milioni di euro, localizzati per il 43% nelle Marche, per il 20% circa in Abruzzo e nel Lazio e per il 16% in Umbria.
Il contributo regionale a tali misure è stato prossimo al 50% del totale erogato.
La maggior parte degli interventi sono stati pagati nel settore bovino (59%) e, in misura leggermente inferiore in quello ovi-caprino (36,5%). Gli interventi nel settore suinicolo hanno rappresentato, invece, una minima parte (9,2%) di quelli totali (Tab. 2). Ciò è dovuto essenzialmente alla natura dei territori colpiti, più vocati a produzioni semi-estensive, con utilizzo del pascolo, e con gli allevamenti suinicoli concentrati in alcune aree dove sono tradizionalmente associati ad aziende di trasformazione attive nel settore dei salumi.

Tabella 2 – Avanzamento dei pagamenti per le misure eccezionali nelle zone colpite dal sisma

Fonte: elaborazione su dati Mipaaf

Lo storno delle risorse nei programmi di sviluppo rurale

Tenuto conto delle caratteristiche di elevata ruralità che contraddistinguono tutte le aree colpite dal sisma del 2016, i programmi di sviluppo rurale (Psr) rappresentano uno strumento fondamentale per intraprendere da subito il processo di ricostruzione.
Allo scopo di mettere a disposizione delle Regioni colpite risorse straordinarie è stata avviata una riprogrammazione solidale delle risorse complessivamente assegnate all’Italia per lo sviluppo rurale. Questa si è concretizzata nell’accordo in Conferenza Stato/Regioni del 22 giugno 2017 è stato deciso di destinare alle quattro Regioni colpite un contributo di solidarietà attraverso la rimodulazione finanziaria dei programmi di sviluppo rurale 2014-2020.
L’importo complessivo del contributo è stato fissato in 300 milioni di euro di spesa pubblica, pari a 131,6 milioni di euro di quota Feasr. Tali risorse sono state reperite effettuando una riduzione parziale di risorse, nel triennio 2018-2020, pari al 3% della quota del Feasr di tutti i Psr - fatta eccezione dei programmi delle Regioni colpite dal sisma - e al 6% circa della quota Feasr del Programma di Sviluppo Rurale Nazionale (Psrn).
La riallocazione delle risorse tra le quattro Regioni è avvenuta prendendo a riferimento il parametro della superficie territoriale dei 140 Comuni ricadenti nell’area del cratere cui ha fatto seguito un aggiustamento, concordato tra le quattro Regioni, volto a tenere conto della maggiore incidenza del terremoto nei territori marchigiani.
Il riparto in termini percentuali è stato pari al 52,2% per le Marche, al 17,0% per la Abruzzo e Umbria e al 13,8% per il Lazio (Tabella 3).

Tabella 3 – Contributo di solidarietà (Feasr): riallocazione tra le Regioni colpite

Fonte: elaborazione su dati Agea

Figura 2Spesa pubblica pre- e post-terremoto nei Psr delle Regioni colpite (migliaia di euro)

Fonte: elaborazione su dati Mipaaf

La rimodulazione finanziaria conseguente al trasferimento di solidarietà ha comportato la riprogrammazione di tutti i 22 Psr italiani, innescando un flusso di richieste di modifiche dei programmi alla Commissione Europea. Dal lato delle misure de-finanziate, al fine di costituire il montante finanziario assegnato alle quattro Regioni colpite dal sisma, emerge come il 29% delle risorse stornate provengono dalla misura 2 – Consulenza, per un importo di 76,55 milioni di euro, seguita dalla misura 17 sulla gestione del rischio, attuata solo a livello nazionale con il Psrn, che contribuisce con il 21%, pari a 55,2 milioni di euro. Terza in ordine di grandezza è la misura 6 “Sviluppo delle aziende agricole e delle imprese”, che vede una decurtazione di 28 milioni di euro pari al 11% circa delle risorse trasferite.
Ad una prima analisi della riprogrammazione dei Psr delle Regioni colpite dal sisma, emerge come quasi il 30% delle risorse aggiuntive, in termini di spesa pubblica, sono state destinate alla Misura 4 - Investimenti materiali e immateriali (pari a 88 milioni di euro), seguita dalla Misura 14 – Benessere degli animali con il 13% (pari a 40 milioni di euro) e dalla Misura 11 – Agricoltura biologica con il 10% (pari a oltre 30 milioni di euro). Inoltre, la Misura 13 – Indennità compensativa riceve dalla rimodulazione dei programmi il 9,7% delle risorse aggiuntive (pari a 29 milioni di euro) alla quale segue la Misura 6 - Aiuti all'avviamento di imprese per i giovani agricoltori con l’8,3% (pari a 24,8 milioni di euro). Alla misura per il ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali sono state allocate complessivamente risorse pari al 3,2% (Figura 3).

Figura 3 – Distribuzione % delle risorse per Misura derivante dal trasferimento di solidarietà

Fonte: elaborazioni su dati Sfc

Analizzando il dato per Focus Area si nota che il 76% delle risorse aggiuntive sono state equamente distribuite fra tre aree: Focus area 2a, riguardante la ristrutturazione delle aziende agricole per 76 milioni di euro, la Focus area 3a, indirizzata all'integrazione dei produttori primari con regimi qualità oltre che alla promozione prodotti e filiere corte, per 75 milioni di euro, ed infine nella Priorità 4 indirizzata a preservare, ripristinare e valorizzare gli ecosistemi con 76 milioni di euro. Pertanto, in queste tre Focus area sono state trasferite risorse aggiuntive per un importo complessivo di 230 milioni di euro. In misura minore ma comunque significativa la Focus area 6b orientata allo sviluppo locale nelle zone rurali che ha registrato un incremento di 37,4 milioni di euro (12,5%).
Più eterogeneo appare invece il definanziamento delle focus area da parte delle 19 programmi. La Focus area 3b, riguardante il sostegno alla gestione rischi aziendali subisce un definanziamento pari a 61 milioni di euro (23,5% dell’importo trasferito), cui seguono la Focus area 2a e la Priorità 4 con circa 42 milioni di euro (16% del totale). Anche la Focus area 3a, indirizzata all'integrazione dei produttori primari con regimi qualità, contribuisce con 37 milioni di euro (14,2%) cui segue la Focus area 6a volta a favorire la diversificazione, e l’occupazione nelle aree rurali con 25 milioni di euro.

Figura 4 – Distribuzione % delle risorse per Focus Area derivante dall’trasferimento di solidarietà

Fonte: elaborazioni su dati Sfc

A livello regionale si notano differenze nelle scelte di assegnazione da parte delle Autorità di Gestione. Il Lazio ha concentrato le risorse aggiuntive (pari 42 milioni di euro di spesa pubblica) in appena quattro misure, tra cui spiccano gli investimenti per il benessere animale (35%) e quelli per lo sviluppo delle aziende agricole e delle imprese (29%). In Abruzzo la riprogrammazione delle risorse (pari a quasi 47 milioni di euro) ha interessato per il 65% la misura investimenti materiali e immateriali, destinando un 12% alla misura per il ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità naturali. Nelle Marche e in Umbria si nota una distribuzione di risorse tra più misure. Nelle Marche, i 159 milioni di euro sono stati destinati alla misura per gli investimenti (28%), seguita da biologico (18%) e benessere degli animali (13%). In Umbria, la riprogrammazione dei 51 milioni di euro aggiuntivi ha interessato gli investimenti materiali e immateriali (27%), l’indennità compensativa (17%) e i servizi di base e rinnovamento dei villaggi (14%).

Figura 5 – Le assegnazioni aggiuntive per misura e Regione (.000 euro)

Fonte: elaborazioni su dati Sfc

Inoltre, per le annualità 2016-2020 è stata disposta, con legge n. 229 del 15 dicembre 2016, la totale copertura, a carico dello Stato (Fondo di rotazione per l’attuazione delle politiche comunitarie), della quota regionale dei Psr delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria per un importo complessivo di circa 348 milioni di euro. L’importo è destinato per il 34% all’Umbria, il 30% al Lazio, il 21% alle Marche e per il restante 15% all’Abruzzo. Questo ulteriore contributo ha consentito alle quattro Regioni di disporre di risorse regionali aggiuntive da destinare ad altri interventi legati ai fabbisogni territoriali a seguito del sisma.

Considerazioni conclusive

Gli eventi sismici, che si sono susseguiti a partire dal 24 agosto 2016, hanno devastato  ampi territori del centro Italia, e in particolare le aree montane, già caratterizzati da una profonda marginalità fisica ed economica, provocando danni immediati e diretti che, se non corretti tempestivamente, possono causare effetti impeditivi o ostativi, a carattere durevole o permanente alle attività economiche, nonché al capitale culturale di altissimo valore storico ed identitario, alle infrastrutture sia alle aree direttamente interessate sia a parte del territorio regionale. Tra le attività economiche delle aree interessate dagli eventi calamitosi, l’agricoltura ed in particolare la zootecnia risulta particolarmente colpita.
In questo quadro sono inseriti gli strumenti di politica finanziati dalla Pac. Nel primo pilastro della Pac sono definite le misure di sostegno che si concentrano sulla zootecnia. In particolare, nell’ambito della strategia nazionale per il comparto zootecnico, si innestano le misure specifiche dedicate alle zone terremotate per le aziende di allevamento bovino e bufalino, ovi-caprino, suinicolo ed equino e per le quali, nell’anno 2017 sono stati previsti importi unitari per capo, in parte maggiorati rispetto al contesto nazionale, al fine di sostenere il mantenimento delle attività produttive nelle zone colpite. Tali strumenti sono assimilabili ad un aiuto accoppiato e forniscono un supporto rilevante alle aziende zootecniche delle aree terremotate.
In questo contesto due sono gli elementi di riflessione. In primo luogo, tale sostegno, laddove prevede un cofinanziamento da parte dello Stato, introduce un approccio che potrebbe anticipare una futura modalità di intervento nell’ambito degli strumenti di policy della Pac che favoriscono il sostegno al reddito. La questione del cofinanziamento non è entrata nell’attuale dibattito, formalmente aperto con la recente comunicazione della Commissione su “Il futuro dell'alimentazione e dell'agricoltura” (EC, 2017). Tuttavia, nel quadro della discussione sul bilancio pluriennale dell’Unione europea è atteso un taglio della risorse della Pac ed in particolare nell’ambito dei pagamenti diretti (Matthews, 2017). In questo contesto, l’eventuale introduzione della possibilità di cofinanziare tali strumenti contribuirebbe di fatto ad alleggerire le ristrettezze di budget. In secondo luogo, le modalità di attuazione della strategia nazionale per il comparto zootecnico nelle aree terremotate, dovrebbero determinare un leggero avanzo sul budget inizialmente previsto, che potrebbe essere impiegato nel corso del 2018, qualora la situazione socioeconomica delle aree terremotate mettesse in luce condizioni ancora profondamente diverse per le aziende zootecniche delle aree colpite rispetto al contesto nazionale in cui agisce la strategia di rafforzamento del comparto zootecnico.
Per quanto riguarda l’incremento delle dotazioni dei programmi di sviluppo rurale delle regioni colpite, i fondi sono stati indirizzati prevalentemente alla misura 4, destinata in particolare al sostegno degli investimenti del comparto agricolo e agroalimentare delle aree colpite e finalizzati a sostenere la ripresa economica regionale. Dunque, i fondi proveniente dalla solidarietà sono stati allocati prevalentemente nelle misure strutturali o ad investimento4, che richiedono procedure amministrative articolate e tempistiche più dilatate per la realizzazione dei risultati.

Riferimenti bibliografici

  • Arzeni A., Storti D. (2017), Le strategie per lo sviluppo rurale nelle Aree interne colpite dal sisma, Agriregionieuropa, n. 51

  • De Filippis F., Henke R. (2009), La Pac verso il futuro. Una riflessione sui due pilastri della spesa agricola, Working Paper Gruppo 2013, n.13

  • Esposti R. (2016), "Il tramonto della politica di mercato tra riforme dell’Ocm e andamento dei prezzi mondiali", Agriregionieuropa, anno 12 numero 46

  • Frascarelli A. (2016), "La politica dei mercati agricoli dell’Ue per il periodo 2014-2020: un’analisi degli strumenti", Agriregionieuropa, anno 12 numero 46

  • Matthews A. (2017), The challenges of the next Cap: doing more with less, Agriregionieuropa anno 13 n°50

  • European Commission (2017), Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European Economic and Social Committee and the Committee of the Regions “The Future of Food and Farming”, Com(2017) 713 final, Brussels

  • 1. Con il decreto legge 189/2016, negli allegati 1, 2 e 2 bis sono stati identificati i comuni colpiti dalle scosse rispettivamente del 24 agosto 2016 (62 comuni), del 26 e 30 ottobre 2016 (69 comuni) e del 18 gennaio 2017 (9 comuni), per un totale di 140 comuni colpiti.
  • 2. L’incidenza delle aziende con allevamenti è sempre maggiore del 20% e raggiunge percentuali anche superiori al 60%, attestandosi su valori significativamente superiore alla media nazionale (13,4%) e denotando la spiccata vocazione zootecnica di questi territori (Storti e Arzeni in questo numero).
  • 3. Per quest'ultimo è stato previsto un meccanismo di ripartizione delle spese in misura corrispondente alla quota di contributo ricevuto dagli allevatori di ciascuna Regione ed è stato utilizzato solo per garantire a tutti i beneficiari il livello di premi unitari previsti per le diverse misure.
  • 4. Misura 4 - Investimenti materiali e immateriali, misura 6 - Sviluppo delle aziende agricole e delle imprese e misura 5 per il ripristino del potenziale produttivo agricolo danneggiato da calamità rivolte prevalentemente al comparto agricolo e agroalimentari. Le altre misure strutturali sono la misura 3 Regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari misura 7 - Servizi di base e rinnovamento dei villaggi nelle zone rurali, la misura 8 - Investimenti nello sviluppo delle aree forestali e nel miglioramento della redditività delle foreste, la misura 16 – Cooperazione e la misura 19 - Sostegno per lo sviluppo locale Leader. Nel complesso rappresentano circa il 60% del totale fondo di solidarietà.
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