Editoriale n. 50 – Un traguardo per Agriregionieuropa e qualche riflessione sulla gestione dei rischi

Editoriale n. 50 – Un traguardo per Agriregionieuropa e qualche riflessione sulla gestione dei rischi

Un traguardo per un numero speciale

Questo è il numero 50 di Agriregionieuropa. È un numero speciale perché segna un traguardo e soprattutto dei risultati ai quali non pensavamo davvero nel marzo 2005, quando abbiamo cominciato pionieristicamente l’avventura. Per chi fosse interessato a conoscere maggiori dettagli e collaborare anche con dei suggerimenti al progetto complessivo di Agriregionieuropa suggerisco di leggere la descrizione e l’analisi sull’esperienza della nostra rivista [link] che mi ha chiesto Eyesreg, dell’Associazione Italiana di Scienze Regionali (Aisre), per un suo numero speciale dedicato alle riviste on-line nelle scienze socioeconomiche e territoriali [www.eyesreg.it].
Nell’occasione, su suggerimento di Roberto Esposti che introduce il Tema, abbiamo scelto di dedicare questo numero della rivista ad una riflessione sugli argomenti centrali dell’impegno di Agriregionieuropa, chiedendo un contributo ad alcuni dei maggiori esperti europei ed ad alcuni degli autori che, con i loro articoli, hanno maggiormente qualificato la rivista nel corso della sua storia.

Qualche riflessione sui rischi e le politiche per fronteggiarli

L’esposizione al rischio delle imprese agricole e le soluzioni per farvi fronte, sia con le risorse interne alle imprese stesse, che con appropriate politiche pubbliche, sono argomenti storicamente molto approfonditi dagli economisti agrari. Ma con la volatilità dei mercati registrata in questi anni, le politiche per la gestione dei rischi hanno conquistato i primi posti nell’agenda della futura politica agricola. Le oscillazioni dei prezzi che conseguono, tra altre cause, all’abbassamento delle politiche protezionistiche, fanno il paio infatti con l’impatto sulla produzione individuale, e di conseguenza sull’offerta complessiva, dei più frequenti e talvolta devastanti eventi estremi, causati dal cambiamento climatico.
È sorta così una pressante domanda di interventi pubblici. Non a caso, il tema centrale del recente incontro informale dei Ministri dell’Agricoltura dell’UE tenutosi a Tallin in Estonia dal 3 al 5 settembre è stato: “Potenziare i nostri agricoltori con strumenti efficaci per gestire i rischi post-2020”. Agli attuali strumenti privati e pubblici di gestione del rischio è poi dedicato un numero specifico di “EU Agricultural Markets Briefs” pubblicato nella circostanza (European Commission, 2017) [pdf].
Per affrontare il problema dei rischi questo testo mette in luce come sia necessario tenere in considerazione le complesse interazioni che legano assieme rischi, strategie aziendali e politiche. I rischi sono classificati in tre tipologie, ad ognuna delle quali occorre dare una specifica risposta.

  • I rischi del primo tipo sono quelli relativi agli eventi catastrofici (o sistemici). Questi sono infrequenti per definizione, ma causano pesanti danni a molti agricoltori contemporaneamente. Per questo motivo sono fuori delle capacità di gestione dei rischi del singolo agricoltore e per la loro natura (il danno colpisce pesantemente e sistematicamente gli operatori di un intero comparto o territorio) non sono neanche gestibili dalle normali soluzioni di mercato. È questo un caso tipico di “fallimento del mercato” che va trattato necessariamente con interventi pubblici ad hoc.
  • Seguono i rischi che possono essere trattati con strumenti di mercato. Tipicamente appartengono a questa categoria tutti quei rischi che occasionalmente penalizzano notevolmente le imprese, ma non producendo effetti catastrofici e non essendo sistemici, possono essere trattati con le assicurazioni, i fondi di mutualizzazione, i contratti forward, i mercati futures. Le politiche pubbliche, in questi casi, hanno il ruolo di regolare, favorire e incoraggiare lo sviluppo di questi mercati. Esse possono anche intervenire direttamente sui mercati con politiche di livellamento dei prezzi, attraverso misure di regolazione dell’offerta e della domanda.
  • La terza tipologia di rischi riguarda le normali variazioni delle produzioni e dei prezzi. Questi sono eventi che accadono frequentemente e che producono effetti negativi contenuti. Essi debbono essere trattati con opportuni strumenti di gestione dei rischi, di cui ogni agricoltore deve farsi carico come parte del suo impegno imprenditoriale. Per queste ragioni, così afferma anche il Markets Briefs citato, i rischi normali non necessitano di interventi di politica agraria.

Quest’ultimo punto è quello sul quale vorremmo fermare l’attenzione. È vero, i rischi normali vanno giustamente esclusi dalle politiche direttamente rivolte alla gestione del rischio. Ma sono particolarmente sensibili ad altre politiche: quelle rivolte al consolidamento dell’impresa, alla sua integrazione in un sistema di supporto alle decisioni imprenditoriali ed alla qualificazione dell’imprenditore.
Questo è importante perché non ci sono purtroppo confini definiti tra le tre tipologie di rischio. Ne consegue che, tra una tipologia e l’altra, non è chiaramente stabilito se, quanto e quando sia più opportuno che le soluzioni al problema della gestione dei rischi debbano essere pubbliche, private o pubbliche e private assieme. Il sostegno pubblico può avere un importante effetto nello spostare la percezione e la propensione al rischio da parte degli agricoltori. Ricevendo più sostegno per assicurarsi contro il rischio, essi possono essere indotti a correre rischi maggiori che altrimenti eviterebbero, rendendo di fatto inefficace o solo parzialmente efficace l’intervento stesso per la gestione del rischio. Così, può innescarsi un processo in cui tende sempre più a restringersi l’area dei rischi ritenuti normali e ad ampliarsi la richiesta di interventi pubblici.

Una politica anche per i rischi normali

Il rischio è una peculiare caratteristica dell’attività imprenditoriale. Chi rischia può andare incontro ad esiti negativi, ma anche positivi. Una buona gestione del rischio a livello di impresa e di sistema di imprese quindi deve operare in due sensi: minimizzare la probabilità che si verifichino i primi (o attenuarne l’impatto ove accadano), ma anche massimizzare l’intensità e la frequenza dei secondi traendone profitto.
D’altra parte, con riferimento ai rischi di mercato, le oscillazioni dei prezzi svolgono l’utile funzione di segnalare ai produttori gli eccessi o le penurie di offerta, suggerendo gli opportuni aggiustamenti. Al tempo stesso, selezionano le migliori imprese e i migliori imprenditori a scapito dei peggiori. È questa la “distruzione creativa” di cui parlava Schumpeter nel 1942. Inoltre le variazioni dei prezzi non sempre influiscono tali e quali sui redditi. Se le quantità prodotte e vendute sul mercato variano in direzione opposta ai prezzi oppure i prezzi dei fattori di produzione variano nello stesso senso, i prezzi dei prodotti possono anche essere molto volatili, senza che le oscillazioni si trasmettano sui redditi.
Ne consegue che un buon sistema pubblico deve operare anche nel senso di allargare l’area dei rischi considerati normali. Con due obiettivi: primo, gli agricoltori debbono essere aiutati a valutare correttamente la portata dei rischi che decidono di correre; secondo, essi debbono essere spinti a migliorare la propria resilienza, adottando strategie che consentano loro di evitare gli eventi sfavorevoli, attenuarne l’impatto, facilitare il recupero.
Cruciale in questo senso è operare affinché gli imprenditori agricoli abbiano gli strumenti e le informazioni rilevanti per gestire bene i loro stessi rischi. Particolare enfasi deve essere allora attribuita alle politiche per l’informazione, l’assistenza tecnica, la formazione, l’aggiornamento professionale. In Italia, da questo punto di vista, siamo in ritardo rispetto ad altri Paesi europei nostri concorrenti.
Poi si tratta di fornire adeguato sostegno a tutte le pratiche di gestione dell’impresa idonee ad attenuare l’esposizione ai rischi: diversificazione, integrazione orizzontale o di filiera, stipula di contratti a lungo termine, regolamentazione e controllo del buon funzionamento dei mercati e degli scambi. Nella stessa direzione possono operare, con la politica si sviluppo rurale, altre forme di attenuazione del rischio nell’ambito individuale o familiare: diversificazione delle fonti di reddito con attività non agricole, integrazione del lavoro agricolo con occupazione in altri settori, risparmi precauzionali, flessibilità nelle spese private e negli investimenti.
Infine fondamentale è sostenere la capacità innovativa delle imprese sia tecnica che gestionale e commerciale. I prezzi bassi penalizzano di più chi ha costi alti. E questi ultimi dipendono dal fatto che molte imprese agricole non si sono aggiornate, non hanno diversificato, sono rimaste troppo piccole e isolate, hanno perso occasioni di profitto in nuovi settori, hanno prodotto qualità non apprezzate dal mercato, non si sono sapute organizzare per valorizzare i propri prodotti.
Un’impresa che fa buoni redditi è anche, per sua natura, più attrezzata nell’affrontare i rischi ed è quindi più resiliente nel caso di eventi negativi.

Riferimenti biliografici

  • European Commission (2017), Risk management schemes in EU agriculture. Dealing with risk and volatility, EU Agricultural Markets Briefs No 12, September 2017 [pdf]

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