Il Psr e la qualità della vita nelle aree rurali

Il Psr e la qualità della vita nelle aree rurali

Abstract

L’articolo descrive i risultati dell’analisi svolta da Agriconsulting SpA per soddisfare la domanda sul contributo del Psr 2007-2013 al miglioramento della qualità della vita e diversificazione dell'economia rurale. La risposta ha valorizzato le percezioni di gruppi di testimoni privilegiati raccolte, con metodo partecipato, a inizio e fine programmazione in alcune aree rurali di otto regioni.

Introduzione

Il miglioramento della qualità della vita nelle aree rurali è uno degli obiettivi del Regolamento (CE) 1698/2005 sul sostegno allo sviluppo rurale, perseguito attraverso le misure dell’Asse 3 finalizzate ad accrescere l’attrattività dei territori per la popolazione e per le imprese e invertirne il declino socioeconomico. Per la verifica del raggiungimento di tale obiettivo, il Quadro Comune di Monitoraggio e Valutazione (Qcmv) propone un set di indicatori di risultato e impatto da misurare e, nell’ambito della Valutazione ex post, pone una domanda specifica  trasversale (C9)1: “In che misura il Psr ha contribuito al miglioramento della qualità della vita nelle zone rurali e ha stimolato la diversificazione dell'economia rurale?” cui rispondere.
L’articolo seguente illustra come il valutatore indipendente Agriconsulting ha risposto a tale domanda nell’ambito delle Valutazioni ex post dei Psr 2007-2013 delle Regioni Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Sicilia, Val d’Aosta, Veneto e Umbria e si sofferma sulla descrizione dei  risultati emersi grazie all’applicazione di un metodo misto che ha integrato il sistema degli indicatori comuni di risultato e impatto con un indicatore aggiuntivo multidimensionale che rappresenta la qualità della vita percepita da testimoni privilegiati in determinati territori scelti come aree di studio.
Preliminarmente alla disamina di tali risultati, si illustrano le brevemente le motivazioni che hanno sostenuto l’introduzione di tale indicatore aggiuntivo e il metodo applicato per elaborarlo. Regolamenti e documenti sullo sviluppo rurale non fornivano infatti una definizione del concetto di qualità della vita, né dimensioni da indagare e gli indicatori comuni proposti dal Qcmv (popolazione interessata, turisti in più, valore aggiunto e occupati) non risultavano del tutto adeguati per restituire gli effetti sul contesto di riferimento di iniziative di sviluppo rurale numericamente e finanziariamente contenute2.
Valorizzando il contributo fornito nel 2011 dalla Rete Rurale Europea con il Working Paper “Capturing impacts of Leader and of measures to improve quality of life in rural areas”, che suggerisce di misurare il miglioramento della qualità della vita applicando un approccio qualitativo su scala micro territoriale, la metodologia messa a punto dal Valutatore si caratterizza per un approccio misto, partecipato e territorializzato. L’indagine svolta infatti utilizza giudizi e valutazioni di gruppi di stakeholder (approccio partecipato) per costruire un indicatore sintetico sul “come si vive” in contesti rurali territorialmente circoscritti (approccio territorializzato) in momenti successivi “interni” al periodo di programmazione (confronto ante post) e ricercare gli effetti attribuibili alle attività sostenute - quantificati con gli indicatori comuni - sulla evoluzione tra il T0 e il T1 delle dinamiche percepite (approccio misto).

Cenni metodologici

Gli indicatori di qualità della vita - Il concetto di qualità della vita è stato scomposto in sei dimensioni (servizi, economia, infrastrutture, ambiente, cultura e processi sociali e istituzionali) e in 25 indicatori (vedi tabella in figura 1). La scelta delle dimensioni e degli indicatori è stata effettuata dal Valutatore sulla base della letteratura sull’argomento3, del Regolamento dello sviluppo rurale e degli stessi Psr oggetto di valutazione. A differenza degli indicatori   suggeriti nel WP della Eern,  gli indicatori utilizzati nell’indagine descrivono in maniera il più possibile completa il tema della Qualità della Vita indipendentemente dal campo di azione del Psr  e sono stati formulati in modo da  comprendere molteplici aspetti (ad esempio presenza di servizi  e loro accessibilità)  e da  essere valorizzati con un giudizio qualitativo e argomentato.
Le aree di indagine - L’indagine ha interessato mediamente da 3 a 5 aree “testimone” per regione individuate con il supporto delle Autorità di Gestione nell’ambito di territori rurali destinatari degli interventi dell’Asse 3 interessati  anche dall’Approccio Leader o da iniziative di programmazione integrata. I criteri che hanno guidato la scelta sono stati: l’identificabilità delle aree da parte dei testimoni locali, privilegiando quindi aggregazioni territoriali permanenti con caratteristiche relativamente omogenee; la presenza di progettualità attivata con il Psr nell’ambito degli Assi 3 e  4; le esigenze di conoscenza e valutazione espresse  dalle Regioni.
I testimoni privilegiati - I testimoni che hanno preso parte all’indagine sono stati individuati con il supporto dei Gruppi di Azione Locale o dei soggetti incaricati della Progettazione Integrata tenendo conto della necessità che essi rappresentassero con cognizione di causa almeno una delle dimensioni individuate e risiedessero in comuni diversi nell’ambito del territorio prescelto. La scelta dei testimoni è stata realizzata privilegiando la “competenza” e la visione territoriale rispetto al  “ruolo di rappresentanza”[4. Hanno partecipato all’indagine mediamente 8 -10 testimoni per area di indagine, gli stessi (nei limiti del possibile) nelle due fasi temporali4.
La tecnica applicata - La valorizzazione degli indicatori di qualità della vita nelle aree testimone è stata effettuata nell’ambito di Focus group organizzati nelle prime fasi di implementazione del programma (ante - T0) e a conclusione del processo attuativo (post - T1). I Focus group sono stati condotti con la Nominal Group Tecnique (Ngt)5. Ai testimoni è stato chiesto di valutare singolarmente con giudizio numerico da 1 (la situazione è pessima) a 5 (la situazione è ottima) ciascun indicatore e, successivamente, di discutere collettivamente il “voto”, esprimendo in maniera argomentata sensazioni e testimonianze, per arrivare a un giudizio unico e condiviso. Nei Focus realizzati a fine programma i testimoni sono stati invitati a discutere collettivamente gli effetti del Psr sulla qualità della vita, a analizzare gli indicatori comuni e aggiuntivi quantificati dal monitoraggio e dalla valutazione, a riflettere su cosa sarebbe avvenuto in assenza di sostegno, a evidenziare buone prassi e raccomandazioni.
Gli indici di sintesi  - Con gli indicatori discussi e quantificati nei Focus group sono stati calcolati gli indici di sintesi di qualità della vita delle varie aree testimone, normalizzati in un valore compreso tra 0 (qualità pessima) e 1 (qualità ottima), poi organizzati in tre classi di soddisfazione (molto o abbastanza soddisfatti con un indice superiore a 0,55; moderatamente soddisfatti con un indice compreso tra 0,45-0,55; insoddisfatti con un indice inferiore a 0,45).
Le argomentazioni a supporto della valorizzazione degli indicatori di qualità della vita, le evoluzioni mostrate dagli indicatori di sintesi nel confronto T0-T1, le riflessioni dei testimoni locali sulla capacità del Psr di determinare o contrastare il cambiamento, assieme agli indicatori forniti dal monitoraggio e/o dalla valutazione relativi a tutto il Psr costituiscono gli elementi su cui è stata basata la risposta alla domanda trasversale nei Rapporti di valutazione ex post.

Figura 1 - Gli indicatori di qualità della vita utilizzati

Fonte: Agriconsulting SpA

Non essendo i Rapporti di valutazione ex post definitivamente approvati, di seguito si descrivono le principali suggestioni scaturite dai testimoni relativamente ai cambiamenti percepiti nel periodo senza riferimento alle aree e alle regioni in cui tale analisi è stata effettuata.

L’evoluzione degli indici di sintesi e il contributo del Psr nella percezione dei testimoni

La situazione che complessivamente emerge nelle aree testimone dal confronto tra le rilevazioni T0 - T1 evidenzia indici di sintesi di qualità della vita che si collocano in 11 casi in una condizione di parziale soddisfazione (con valori intorno al valore medio 0,45-0,55) e con dei passaggi di classe che definiscono una crescita dell’area della insoddisfazione. La qualità della vita complessiva nelle aree testimone  è quindi percepita in peggioramento.
Ad apportare un valore positivo all’indice di sintesi sono la dimensione ambientale (in 19 casi più che sufficiente), la dimensione culturale e quella dei servizi mentre gli aspetti economici sono per i due terzi dei territori percepiti molto critici. Elementi di criticità si percepiscono in aumento anche per gli indicatori infrastrutturali e di governance.

Figura 2 - Confronto fra la distribuzione delle aree testimone per classi di indice nella fase di implementazione del Psr (T0) e nella fase di chiusura del Psr (T1)6

Fonte: Elaborazioni Agriconsulting SpA

La valutazione genericamente positiva sulla disponibilità dei servizi - la dimensione si colloca nella maggioranza dei casi sopra il punteggio medio 0,5, è comunque in ribasso in relazione alla presenza e fruibilità dei servizi alle fasce disagiate, così come rilevato anche in altre analisi7. La diminuzione della soddisfazione in ben 16 aree è determinata dalla minore disponibilità di risorse per garantire erogazione e qualità dei servizi, alla percezione di un’offerta che non si è adeguata alla trasformazione del modello sociale e demografico, che determina maggiori necessità di assistenza alla popolazione invecchiata - e alla rarefazione dei servizi commerciali. Tali percezioni sono più gravi nelle aree dove il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione sono più acuti e/o dove la minore densità di infrastrutture viarie e di trasporto rende più oneroso fruire dei servizi alla persona, come le aree montane o quelle più periferiche. In relazione a questo aspetto in alcune aree si evidenzia il ruolo svolto dalle associazioni di volontariato nel mantenimento di alcuni servizi.
Le misure che potevano intercettare questa dimensione sono la Misura 321 Servizi essenziali per l'economia e la popolazione rurale diversamente declinata dai Psr (sia in termini di risorse sia di tipologie azioni ammissibili) e la Misura 311 Diversificazione verso attività non agricole con le azioni volte alla creazione di fattorie sociali. I progetti realizzati sono apprezzati a livello locale perché consentono il mantenimento di servizi a rischio se a totale carico dei Comuni, facilitano le famiglie (in particolare quelle con soggetti con diverse forme di disabilità) e anche l’occupabilità delle donne.
La positiva percezione, dei testimoni e del valutatore sugli interventi sostenuti, attiene le loro modalità attuative: essi sono stati quasi sempre caratterizzati da una efficace individuazione dei fabbisogni, dalla integrazione con le politiche di zona attraverso la concertazione operata dai soggetti pubblici coinvolti (Aulss e Comuni) con le associazioni, garantendo la ricaduta sovracomunale delle iniziative. In alcuni distretti sanitari si sono implementate formule innovative e sperimentali (per il contesto in cui si localizzano) di assistenza sanitaria. Da sottolineare l’elevato contenuto di esemplarità dei progetti in termini di approcci partenariali innovativi e condivisi da sostenere anche nella programmazione 2014-2020.
La dimensione economica caratterizza più negativamente la qualità della vita con valori sotto la media in due terzi dei casi. I bassi valori dell’indice di sintesi derivano dalla valutazione molto negativa di tutti gli indicatori economici, ivi incluso il giudizio sull’attività delle Amministrazioni, ai differenti livelli, di garantire il necessario supporto alle iniziative imprenditoriali in gran parte delle aree testimone. La necessità di innovare un sistema produttivo, spesso monoculturale, poco competitivo e incapace di generare occasioni occupazionali, accomuna nord, centro e sud e si riproduce nelle due fasi temporali confermando la validità del fabbisogno iniziale.
In buona parte dei Focus group il sistema delle imprese è giudicato poco competitivo. La crisi ha determinato la fuoriuscita dal mercato di molte imprese e  di conseguenza la perdita di posizioni lavorative, spesso di età matura e dunque di difficile ricollocazione. Va segnalata, in controtendenza, la visione più ottimistica (in alcune aree del nord) che attribuisce alla crisi una positiva capacità di selezione sul sistema che ha costretto al rinnovamento le imprese rimaste. L’impatto del Psr è riconosciuto esclusivamente per il sistema agroalimentare, mentre la capacità di incidere sulla diversificazione dell’economia con la creazione/potenziamento di imprese in ambito extra agricolo (turismo, commercio, artigianato) è considerata molto marginale seppur non irrilevante in termini di rinnovamento e riposizionamento sul mercato delle imprese beneficiarie.
Più o meno in tutte le aree il giudizio sul sistema agricolo migliora o resta stabile su valori di moderata soddisfazione. Opinione che accomuna tutti i tavoli è l’imprescindibilità del sostegno del Psr al rafforzamento/mantenimento di tale sistema che grazie all’intervento sulle filiere, sulla qualità, sull’innovazione, sulla multifunzionalità, stabilizza i redditi e l’occupazione. Una considerazione trasversale riguarda la crescita dell’attrattività dell’agricoltura verso per i giovani non soltanto come rifugio temporaneo. L’ingresso in agricoltura di giovani qualificati e determinati è apprezzata in tutti i territori indagati. Il sostegno comunitario ai giovani e le modalità attuative che premiano la realizzazione di insediamenti e investimenti aziendali da parte dei giovani rappresentano una condizione preliminare per innescare processi di rinnovamento di produzioni, processi e funzioni.
Le criticità più evidenti del sistema agricolo provengono dalle aree montane dove si conferma la funzione di compensazione dell’indennità nei confronti del reddito da lavoro e dove il suo venire meno aumenterebbe i rischi di abbandono e marginalizzazione delle attività di coltivazione ed allevamento. Tuttavia da questi territori si conferma l’evoluzione del modello produttivo sempre più indirizzato alla diversificazioni delle funzioni e alla integrazione delle attività.
Meno incisivo appare il contributo del Psr sullo sviluppo del turismo rurale. Nella maggior parte delle aree prevale  la considerazione che le risorse ambientali e culturali, pur di qualità elevata, non siano ancora sufficientemente  valorizzate e i testimoni sottolineano la mancanza di network fra gli operatori capaci di coordinare l’offerta territoriale esistente (carenza segnalata peraltro anche dagli operatori agrituristici che hanno avuto accesso alla Misura 311 Diversificazione verso attività non agricole) e di assicurare  attrattività e visibilità dell’offerta sul mercato nazionale/internazionale.
Le aree dove il giudizio sulla qualità delle infrastrutture turistiche e dei servizi collegati migliora nel confronto ante (T0) post (T1) si distinguono per l’attivazione di modelli turistici alternativi in cui la valorizzazione integrata delle  risorse ambientali, culturali, paesaggistiche enogastronomiche si sta realizzando con la organizzazione  di reti tra imprese nell’ambito di itinerari tematici, l’offerta di pacchetti turistici che si caratterizzano per la crescente qualità dell’offerta ricettiva, la valorizzazione delle produzioni di qualità.
La percezione molto negativa sul sistema produttivo, anche quando migliora rispetto al T0, si riflette sull’andamento degli indicatori del mercato del lavoro che permangono drammaticamente critici e incidono in forma pesantemente negativa sulla qualità della vita e sull’indice finale. La scarsa qualità del capitale umano, dovuta anche a fenomeni di dispersione scolastica, limita le potenzialità occupazionali dei giovani. Il lavoro agricolo è in controtendenza, in linea con la rinnovata attrattività dell’agricoltura verso i giovani e rappresenta un bacino occupazionale sempre più qualificato. Contestualmente aumenta il senso di precarietà8 che traspare nella lettura in contro-luce delle argomentazioni relative al costo della vita. Seppure il modello sociale delle aree rurali consenta ancora condizioni di vita accettabili grazie ad un minore costo della vita, a servizi (ancora) sufficienti, alla rete di volontariato molto attiva, sono in aumento casi di indigenza, coperti dal pudore e dalla ritrosia a manifestare il disagio, da parte soprattutto della popolazione anziana.
Il sistema insediativo e infrastrutturale in due terzi delle aree contribuisce positivamente all’indice di qualità della vita anche se nel confronto temporale aumentano situazioni di maggiore insoddisfazione. Le abitazioni sono dotate dei servizi essenziali ma nelle aree turistiche l’abbandono delle seconde case, non più soggette a adeguata manutenzione, abbassa il livello complessivo della qualità del patrimonio edilizio. Si acuisce la criticità delle infrastrutture viarie e dei trasporti che aggrava l’isolamento delle aree più marginali e delle fasce sociali più fragili e limita anche la circolazione turistica. In tutti i territori viene lamentata la grave lacuna dell’infrastruttura telematica che rappresenta un punto di debolezza sia per la popolazione sia per le imprese, specie quelle turistiche. Il contributo del Psr è riconosciuto in alcune regioni per gli investimenti a sostegno della mobilità delle popolazioni rurali e per il miglioramento della viabilità mentre gli interventi per la infrastrutturazione telematica non sono avvertiti dai testimoni anche nelle aree testimone interessate dalle nuove tratte per la mancata realizzazione dell’ultimo miglio..
La dimensione ambientale apporta un valore alto e positivo alla qualità della vita. Qualità delle risorse e fruibilità del patrimonio naturale sono considerate molto buone e anche l’attenzione delle istituzioni all’ambiente è giudicata mediamente sufficiente. In controtendenza si pongono due aree in cui vengono denunciati gravi problemi di inquinamento e dissesto che aggravano la condizione di vivibilità e sicurezza dei cittadini. I testimoni hanno manifestato una elevata sensibilità alle problematiche ambientali e la presenza di almeno un “esperto” della dimensione ha permesso l’approfondimento degli elementi di fragilità e problematica ambientale. Il contributo del Psr sulla protezione delle risorse aria acqua suolo biodiversità è riconosciuto e riconoscibile pur se ovviamente territorialmente circoscritto e limitato in presenza di criticità determinate da settori diversi dall’agricoltura.
La dimensione culturale apporta un contributo positivo/molto positivo alla qualità della vita espressa da un indicatore di sintesi soddisfacente/molto soddisfacente nella quasi totalità delle aree. I testimoni confermano che la maggior parte del patrimonio storico nelle aree testimone è di qualità ma le difficoltà economiche dei Comuni ne compromettono la manutenzione, la gestione e la promozione con conseguenze negative nel lungo periodo. La proposta culturale è vivace ma non sempre capace di produrre iniziative innovative e garantire visibilità dei territori.
La dimensione storico-culturale è intercettata in modo significativo dal Psr ma, come ovvio, l’impatto è funzione della qualità e consistenza dei progetti realizzati. Gli interventi incontrano il giudizio positivo dei testimoni locali che riconoscono al recupero di borghi, edifici tipici e aree verdi un forte impatto di natura identitaria e sociale. In tutte le aree le modalità attuative hanno favorito l’intervento su elementi riconoscibili e significativi, la realizzazione di strutture con funzioni culturali e sociali (strutture museali, biblioteche, teatri, centri espositivi eccetera) a vantaggio della comunità residente e dei turisti. Tra le buone prassi, il coinvolgimento della popolazione giovanile nella gestione dei servizi offerti nei beni recuperati, l’elevato livello di fruizione da parte della popolazione residente e dei turisti, la buona integrazione delle realizzazioni con l‘operato delle amministrazioni locali a sostegno del contesto urbanistico e delle emergenze artistiche. I testimoni riconoscono che, senza il sostegno del Psr, i Comuni non sarebbero intervenuti nella messa in valore del patrimonio culturale e paesaggistico. Nell’ambito di una valutazione positiva degli effetti del Psr sono state tuttavia segnalate debolezze che rappresentano altrettante raccomandazioni per garantire a questi interventi una maggiore efficacia in termini sociali ed economici tra cui la necessità di assicurare la gestione e la sostenibilità dei servizi offerti nei beni recuperati, anche favorendo l’integrazione pubblico-privato e la promozione e il coordinamento delle proposte ricreative e culturali per evitarne l’episodicità. Infine ancora una volta la promozione della crescita culturale anche attraverso il sostegno alla formazione delle maestranze locali che eseguono gli interventi di recupero.
La dimensione della partecipazione e della governance presenta un andamento dicotomico. Da una parte una valutazione di grande soddisfazione su associazionismo e volontariato che, in particolare nelle regioni del centro-nord, rappresentano un vivere che attribuisce alla solidarietà e alla dimensione dei processi sociali un ruolo trainante e migliorano la percezione complessiva della qualità della vita. Dall’altra una generalizzata sfiducia verso le istituzioni giudicate lontane dalle necessità dei cittadini: il giudizio già negativo al T0 si acuisce in particolare per la mancanza di pratiche di ascolto e partecipazione alle decisioni. In alcune aree viene sottolineata la maggiore collaborazione orizzontale tra Comuni e Enti che accresce l’efficienza della gestione di alcuni servizi. Restano tuttavia molti fenomeni di campanilismo che minano la sostenibilità e il successo delle iniziative attivate  a sostegno della crescita dell’attrattività dei territori e sottendono criticità ancora presenti di qualità relazionale.  Tali criticità vengono evidenziate anche nelle aree Leader, dove i Gal avrebbero dovuto svolgere una funzione attiva di animazione e aggregazione. Raramente i testimoni dei tavoli riconosco ai Gal o agli organi responsabili dei programmi integrati un ruolo efficace di coordinamento e facilitazione nel migliorare i livelli di governance orizzontale.

Considerazioni conclusive

L’approccio partecipato con la condivisione di obiettivi e metodi dell’indagine ha permesso il coinvolgimento attivo dei principali attori, generando un meccanismo a catena che, dal livello regionale, si è irradiato fino al livello locale dei Gal, che si sono impegnati in tutte le fasi organizzative, in primis la selezione dei testimoni privilegiati. La varietà nella composizione dei tavoli, con la presenza di soggetti provenienti da ambiti diversi da quelli tradizionalmente interessati dalle politiche di sviluppo rurale, con una buona conoscenza del settore di appartenenza e dell’area nel suo complesso, insieme alla necessità di attribuire il valore  più appropriato a rappresentare la sintesi delle argomentazioni proposte dal gruppo mediante l’applicazione della Ngt, ha sostenuto efficacemente l’approccio multidimensionale della ricerca.
L’applicazione territorializzata del metodo ha permesso di evidenziare differenze tra territori della stessa regione anche più intense di quelle, più prevedibili, tra le regioni anche se  l’uso di uno strumento dipendente da percezioni soggettive  di un panel di testimoni che, seppure individuato con criteri univoci, è comunque formato da persone diverse, non restituisce un’immagine oggettiva e confrontabile tra le aree che consenta di dire quale sia la differenza tra i territori in scala.
Il Psr si è inserito in contesti più o meno “felici” con misure che intercettano buona parte degli indicatori ma  la sua capacità di influenzarne la dinamica è stata ovviamente determinata dalla presenza e rilevanza degli interventi rispetto ai fabbisogni, dalla loro dimensione, qualità, concentrazione e coordinamento con le altre politiche territoriali attivate nei diversi contesti.  Negli ambiti dove l’intervento del Psr è stato cospicuo e strategico (agricoltura, ambiente) ha dato frutti percepiti dai testimoni locali che riconoscono gli effetti rilevati dalle indagini valutative svolte. In gran parte delle aree/regioni  senza il sostegno del Psr alcuni interventi non sarebbero stati realizzati e gli indicatori avrebbero avuto un andamento più negativo.
In quasi tutte le aree  si percepisce una crescente e generalizzata preoccupazione legata alla diminuzione delle risorse e all’aumento dei tagli che generano disuguaglianze in un quadro di perdurante crisi economica, in cui la fragilità del tessuto produttivo non riesce a “tenere” le posizioni e generare nuova occupazione. Su tali preoccupazioni il Psr non ha determinato alcuna inversione.
È evidente che l’obiettivo del miglioramento della qualità della vita sembra sproporzionato rispetto alle risorse messe in campo e che il Psr non può sostituire le politiche pubbliche su servizi e infrastrutture. Va però sottolineato che l’effetto del Psr sull’occupazione, sulla diversificazione dell’economia, sul miglioramento dell’attrattività territoriale è stato percepito e riconosciuto quando i modelli di governance offerti dal Psr sono stati capaci di generare interventi di sistema sostenuti da integrazioni funzionali fra le misure, da investimenti rilevanti, da partenariati capaci di intercettare e movimentare il sistema produttivo locale. E’ stato di contro giudicato sprecato e inefficace quando la programmazione ha operato in maniera convenzionale, quando il sostegno ha interessato i territori a macchia di leopardo sovvenzionando progetti individualistici anche in contrasto tra loro.
Per la programmazione 2014-2020  la raccomandazione, avanzata anche in molte aree testimone, peraltro in sintonia con gli orientamenti strategici dell’accordo di partenariato, è che gli interventi per l’introduzione, il miglioramento o l’espansione dei servizi di base per la popolazione rurale e le relative infrastrutture di piccola scala siano attivati nell’ambito di strategie di sviluppo locale, con una visione di area vasta, dando ascolto a fabbisogni e proposte che provengono dai cittadini (approccio bottom up) e ricercando progettualità che coinvolgano le aziende agricole nella fornitura di servizi attuati con approcci partenariali.
L’approccio bottom-up a livello locale può essere valorizzato anche fornendo il sostegno alle Amministrazioni pubbliche, soprattutto dei piccoli Comuni, per attività di animazione e sensibilizzazione volte ad assicurare la concertazione  con la popolazione residente.
Le attività propedeutiche iniziali di informazione ed animazione sarebbero inoltre molto utili per accompagnare l’attivazione delle  misure caratterizzate da elementi di innovazione tecnica o procedurale e da processi concertativi tra più soggetti (ad esempio la Misura 16 Cooperazione),  soprattutto negli ambiti settoriali o territoriali nei quali le esperienze analoghe realizzate con il Psr 2007-2013 non hanno ottenuto risultati soddisfacenti.
L’implementazione delle strategie di sviluppo locale può giovarsi del trasferimento delle buone prassi, anche attraverso la Rete Rurale, in particolare per quanto attiene lo sviluppo di modelli di governance di successo promossi nell’ambito dell’approccio Leader e di altre forme di programmazione integrata, che hanno valorizzato le capacità programmatorie locali, definito interventi coerenti e generato integrazioni funzionali fra le diverse misure del Psr, partenariati di scala sovra-comunale, stimolato la formazione di reti fra operatori e la nascita di iniziative di cooperazione.
Infine la ricerca di una effettiva integrazione nell’utilizzazione dei fondi Sie volti a migliorare la qualità della vita e l’inclusione sociale non dovrebbe rimanere  solo una buona  intenzione.

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  • 1. Eern 2014 Capturing the success of your Rdp: guidelines for the ex post evaluation of 2007-2013 Rdps.
  • 2. Il peso finanziario dell’obiettivo del miglioramento della qualità della vita rappresenta mediamente il 10% delle risorse complessive del Psr.
  • 3. Si veda C.Bezzi, L.Cannavò, M. Palumbo 2010; Cannavò 1999; Commissione Europea 2009; Stiglitz 2009; Aavv Quars 2009; Istat Cnel 2013)
  • 4. Sono stati coinvolti operatori economici, rappresentanti di sindacati e associazioni di categoria, dirigenti o operatori di servizi socio-sanitari e scolastici, dirigenti di istituti bancari, rappresentanti di associazioni culturali, sindaci, presidenti di comunità montana, dirigenti Gal etc.
  • 5. Si veda Bezzi C., Fare ricerca con i gruppi. Guida all’utilizzo di Focus group, Brainstorming, Delphi e altre tecniche.
  • 6. Il grafico riporta i risultati dell’indagine delle aree dove sono state condotte le due  rilevazioni temporali T0-T1. In fase di chiusura del programma (T1) in alcune aree  non è stato possibile garantire che i Focus group fossero composti dagli stessi testimoni partecipanti alla fase T0. In questi casi la risposta alla domanda trasversale C9 è stata fornita anche valorizzando le indagini sviluppate per le domande specifiche di misura. In una Regione dove lo stato attuativo dei progetti riconducibili all’Asse 3 presentava forti ritardi, la rilevazione al T1 è stata sostituita da una analisi partecipata  che ha valorizzato il sistema degli indicatori con giudizi espressi da un panel di testimoni privilegiati sulla capacità degli interventi in itinere di incidere sulle dinamiche degli indicatori più pertinenti.
  • 7. Si veda la relazione Obiettivi per una strategia regionale delle aree interne (Le precondizioni dello sviluppo: scuola salute e mobilità. Rieti 11-12 Marzo 2013).
  • 8. Si veda anche Censis 45 2011-Rapporto sulla situazione sociale del Paese.
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