Povertà alimentare: pianificazione guidata per il sistema di assistenza in Toscana

Povertà alimentare: pianificazione guidata per il sistema di assistenza in Toscana
a Università di Pisa, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali (DISAAA-a)
b University of Oxford, Environmental Change Institute
c University of Utrecht, Environmental Governance Group

Introduzione1

Questo articolo segue ad altri contributi precedentemente apparsi su questa rivista incentrati sul tema della sicurezza alimentare e nutrizionale ed il ruolo giocato dalle diverse forme di contrasto alla povertà alimentare. Arcuri e colleghi (2015) avevano analizzato i punti critici nell’implementazione del principio del diritto al cibo nelle politiche alimentari, secondo un  approccio sistemico. Successivamente, gli stessi autori (Arcuri et al., 2016a) si sono soffermati sulle opportunità e i possibili conflitti che possono sorgere nel perseguire obiettivi di riduzione degli sprechi e, al contempo, di contrasto alla povertà. Il presente contributo si concentra sul ruolo delle organizzazioni che forniscono assistenza alimentare, le quali si trovano  a fronteggiare le “tensioni” tra aiuto caritativo, efficienza della filiera e diritti umani. In una fase preliminare, abbiamo svolto un’indagine (con un focus sulla Toscana2) finalizzata a caratterizzare il sistema di assistenza, i principali attori, le competenze, le risorse impiegate e le forme di aiuto sviluppate. Oltre all’analisi della letteratura accademica e “grigia” disponibili, sono state svolte venti interviste in profondità, visite in loco e partecipazione diretta ad eventi (Arcuri et al. 2016b). L’indagine preliminare ha messo in luce alcune vulnerabilità del sistema di assistenza alimentare: il delicato equilibrio tra attori, risorse e responsabilità rende il sistema esposto alla domanda crescente e sempre più diversificata, in un contesto di carenza ma soprattutto di instabilità di risorse. Inoltre è emerso che gli operatori stanno riconsiderando il proprio ruolo per rispondere alle necessità dei gruppi più vulnerabili della popolazione, a partire dalla consapevolezza che l'assistenza alimentare rappresenta un primo passo verso l'inclusione sociale (www.eurofoodbank.eu).
Al fine di comprendere le sfide attuali e le possibili direzioni per la mitigazione della povertà alimentare è stata riconosciuta l’importanza, in primis dagli attori protagonisti del sistema, di adottare un’ottica di medio-lungo termine. Avendo come principale interlocutore Caritas, abbiamo coinvolto i principali attori in Toscana, come il Banco Alimentare, la Regione, la Grande Distribuzione Organizzata (Gdo) e alcuni esperti in materia. Con essi abbiamo facilitato una riflessione partecipata durante due workshop, adottando la metodologia dell’elaborazione di scenari e percorsi di transizione, spesso utilizzati, sia dal pubblico che dal privato, per testare la fattibilità di una politica o di un progetto per il futuro. 
L’obiettivo principale è stato quello di discutere e articolare in concreto un’"Alleanza per il Cibo", quale “visione” desiderata  (suggerita durante le interviste dagli stessi attori del sistema di assistenza) ma ancora astratta. In maniera collettiva, sono state affrontate le modalità e gli strumenti di collaborazione per adeguare le pratiche dell’assistenza alimentare alle necessità emergenti.

Caratteristiche del sistema di assistenza alimentare in Italia3.

Nel contesto di difficoltà legate alla crisi economica, alla disoccupazione, ai flussi migratori e all'instabilità politica, la sicurezza alimentare e nutrizionale è divenuta un tema di attenzione crescente anche nei paesi ad alto reddito, un tempo considerati sicuri (Lambie-Mumford, Dowler, 2015; Caraher, Cavicchi, 2014). In Europa, nel 2014, 122 milioni di persone (24,4%) risultavano a rischio di povertà o esclusione sociale e tra questi 55 milioni (9,6%) non erano in grado di permettersi almeno un pasto adeguato ogni due giorni (Eurostat, 2015). L’aumento delle persone che cercano assistenza di tipo alimentare, anche in Italia, è legato prima di tutto a un’insufficienza di reddito, che spinge le famiglie in difficoltà a risparmiare sul cibo per soddisfare altre voci di spesa meno flessibili.
A livello territoriale, diversi attori (pubblici, privati e del terzo settore) si impegnano in attività di assistenza alimentare, ovvero in una serie di servizi in parte consolidati – come la distribuzione di pacchi alimentari e le mense –, in parte più innovativi – come gli empori o la redistribuzione di pasti cotti recuperati dalla ristorazione collettiva pubblica e privata. La scelta della modalità di supporto ai bisognosi di aiuto alimentare dipende dal caso specifico: per esempio, il pacco alimentare è una forma di aiuto rivolta a coloro che hanno la possibilità di cucinare, mentre il cibo di strada e le mense sono più indicate per i soggetti cosiddetti “ad alta marginalità”(Tomei e Caterino, 2013). Ciascuna forma di aiuto si basa su risorse che possono provenire dal recupero di surplus di cibo presso imprese agro-alimentari o della Gdo, e/o da donazioni, in natura o in denaro. È importante sottolineare che l’eccedenza di cibo, che si genera a diversi livelli della filiera per varie ragioni (economiche, estetiche, logistiche, etc.), non viene venduta attraverso i regolari canali di mercato (Garrone et al., 2014) e può essere recuperata per il consumo umano, grazie alla legge cosiddetta “del Buon Samaritano” (Legge n. 155/2003). La varietà di servizi, il grado di coinvolgimento del soggetto pubblico, la partecipazione del terzo settore, le modalità di finanziamento, la dipendenza da eccedenze e da donazioni sono caratteristiche molto variabili e strettamente legate al contesto specifico.
Tra settore pubblico e terzo settore si è, nel tempo, stabilita una sorta di relazione di continuità, che fa di questi ultimi una componente strategica del sistema di welfare locale. Tuttavia, fatti salvi alcuni casi in cui procedure chiare intervengono a regolare il rapporto tra servizi sociali e soggetti, più o meno consolidati, del terzo settore, la collaborazione dei servizi sociali con le associazioni è spesso informale e diffusa nella pratica, con conseguente rischio di offrire risposte non omogenee sul territorio (Tomei e Caterino, 2013). Al contempo, le imprese del sistema alimentare sono sempre più chiamate ad adeguare i propri processi organizzativi per favorire operazioni di recupero ai fini sociali: la recente approvazione della legge Gadda4 rappresenta un incentivo in questa direzione. Occorre notare come, oltre ad adottare un approccio incentivante piuttosto che punitivo, come nel caso francese, la legge sul recupero degli sprechi appena varata coinvolga non solo le aziende di trasformazione e  distribuzione agro-alimentari, ma anche le imprese agricole e la ristorazione collettiva, pubblica e privata, che possono oggi beneficiare di incentivi fiscali e minori vincoli burocratici. Questo dovrebbe favorire, da un lato, un aumento del recupero di cibo per fini sociali e, dall’altro, una riduzione degli sprechi nella filiera, in un’ottica di economia circolare.

Metodi

Al fine di identificare gli obiettivi comuni e le strategie perseguibili dagli attori del sistema di assistenza alimentare in Toscana abbiamo adottato l’approccio degli “scenari esplorativi” in combinazione con i “percorsi di transizione”. Tale combinazione di metodi rientra tra quelli che vengono definiti “esercizi di previsione”. Un esercizio di previsione (in inglese foresight) consiste in un processo volto all’elaborazione di scenari futuri, nel medio-lungo termine finalizzati a influenzare le decisioni attuali e a mobilitare l’azione (dei soggetti interessati) (Gavigan et al. 2001; Kok et al. 2011; Bourgeois 2012, Mallampalli et al., 2016;). Le metodologie di foresight sono sempre più spesso utilizzate per l’elaborazione di decisioni politiche, anche rilevanti per i sistemi alimentari (Vervoort et al. 2015). È importante sottolineare che gli studi di previsione non rappresentano strumenti per “predire il futuro”,cioè dire con che probabilità si verificherà un certo scenario, ma piuttosto per esplorarlo al fine di orientare i processi di decisione in corso. Ne deriva, pertanto, una differenza sostanziale tra il concetto di plausibilità e quello di probabilità dello scenario: gli scenari esplorativi (plausibili) vengono elaborati poiché si prenda atto dell'incertezza e della complessità del contesto in cui i decisori si muovono, evitando di ridurre o semplificare il tutto ad una singola previsione, che non è di fatto possibile (van der Sluijs, 2005). Gli scenari esplorativi vengono infatti definiti come “molteplici futuri plausibili descritti in parole, numeri e/o immagini” (van Notten et al., 2003), ciascuno dei quali rappresenta un contesto con sfide e opportunità molto diverse. All’approccio degli scenari esplorativi abbiamo unito, quello dei percorsi di transizione, ovvero percorsi normativi tesi al cambiamento trasformativo, nel nostro caso verso la sicurezza alimentare. La letteratura evidenzia come questo metodo combinato offra uno strumento sistematico e creativo per sviluppare piani e far fronte alle situazioni plausibili che possono presentarsi nel futuro (Kok et al., 2011).
La figura 1 mostra le varie fasi che hanno scandito lo svolgimento dei due workshop.

Figura 1 – Percorso seguito nei due workshop: fasi principali

Fonte: elaborazione degli autori

Il primo passo è stato quello di identificare una visione desiderabile chiedendo ai partecipanti "Quali sono gli elementi di un futuro desiderabile per garantire l'accesso a cibo sano, buono e nutriente per tutti in Toscana? E, in particolare, qual è il futuro ideale per l'assistenza alimentare in Toscana?". Il 2030 è stato ritenuto un orizzonte adeguato per inquadrare cambiamenti di medio-lungo termine. Dopo un breve brainstorming a coppie, i suggerimenti sono stati raggruppati in macro-temi e poi votati dai partecipanti,  ottenendo una scala di priorità.
Il secondo passo è stato quello del back-casting (letteralmente, una pianificazione a ritroso), in cui i partecipanti hanno lavorato a partire da un futuro desiderabile verso il presente, individuando le azioni necessarie per superare i vincoli del contesto. Il back-casting è, infatti, un processo sistematico di elaborazione di un percorso, in cui ad ogni passo ci poniamo la domanda: "Se vogliamo raggiungere [un passo], cosa dobbiamo fare perché ciò sia reso possibile?". Questa domanda è stata posta più e più volte partendo dal futuro desiderato fino a raggiungere la situazione presente.
Il terzo passo prevedeva l‘elaborazione di scenari locali. I partecipanti sono stati divisi in quattro gruppi e a ciascuno è stato assegnato uno scenario europeo5, per essere reinterpretato a livello regionale. I facilitatori dei gruppi hanno chiesto ai partecipanti: “Cosa accadrebbe al sistema di assistenza alimentare in Toscana se si verificasse questo (uno dei quattro) scenario? Quali sono gli aspetti più rilevanti  per l'assistenza alimentare in Toscana nel contesto dello scenario dato?” Questa fase serviva ad ottenere una descrizione narrativa dello scenario finale e una descrizione di ciò che accade tra il presente e lo scenario futuro.
Gli ultimi tre passi (svolti durante il secondo workshop) prevedevano una revisione di ciascun piano di azione nei quattro scenari regionali. I piani sono stati testati sui diversi scenari allo scopo di verificarne la robustezza e migliorarne la coerenza, nell’ottica di cogliere opportunità e sfide offerte da ciascuno degli scenari esplorativi elaborati.
I due workshop, della durata di una giornata ciascuno, si sono svolti tra Febbraio e Maggio 2016 e hanno riunito gli attori chiave del sistema di assistenza alimentare in Toscana. In particolare, sono intervenuti alcuni rappresentanti della Regione Toscana, afferenti nello specifico alla direzione Diritti di cittadinanza e coesione sociale (settore politiche giovanili, per la famiglia e per lo sport, Osservatorio Sociale Regionale e promozione di azioni di garanzia dei diritti di cittadinanza sociale). Abbiamo avuto la partecipazione dei direttori di 10 Caritas diocesane toscane, dei responsabili degli Empori di Prato e Pisa, del responsabile del fund raising del Banco Alimentare Toscana, del direttore sezione soci Unicoop Firenze, oltre ad alcuni esperti accademici sul tema della povertà alimentare. In totale, nei due workshop hanno partecipato 22 persone, la maggior parte dei quali è intervenuta in entrambe le giornate, oltre ai 10 facilitatori necessari per coordinare i lavori.

Risultati

La visione desiderabile e l’elaborazione dei piani d’azione6

Sulla base dei suggerimenti dei partecipanti è stata identificata una visione complessiva, articolata in macro-temi rilevanti, di come gli attori immaginano la situazione ideale dell’assistenza alimentare, con orizzonte temporale al 2030. A ciascuno dei macro-temi individuati è stato assegnato un grado di importanza ed è stata così ottenuta una scala di priorità7.
Il primo tema per gli attori è quello dell’educazione. Una delle principali preoccupazioni è quella di affiancare la prassi, ossia l’attività si risolvono le emergenze contingenti, con dei percorsi di formazione ed educazione sui temi della sicurezza alimentare e nutrizionale. Questi dovrebbero essere rivolti in primis a tutti i soggetti del sistema: coloro che coprono un ruolo di educatori/formatori, ad esempio, i volontari e il terzo settore, ma anche i protagonisti della grande distribuzione e le imprese agro-alimentari. La figura 2 riassume alcune proposte di possibili percorsi educativi: i) favorire la consapevolezza sul tema delle risorse disponibili e sui processi produttivi, anche in relazione alle produzioni dei territori locali; ii) stimolare l’attenzione  per l’impatto degli stili di vita sulla salute, le abitudini alimentari e la cultura del cibo e favorire l'apertura verso i problemi sociali, il volontariato e l’educazione al dono. iii) Un terzo percorso riguarda la comunicazione sullo stato della sicurezza alimentare e nutrizionale e il coordinamento dell’informazione tra gli attori del sistema di assistenza.

Figura 2 - Il piano di azione per l’educazione alla sicurezza alimentare e nutrizionale

Fonte: elaborazione degli autori

In secondo luogo, gli attori ritengono che la governance e la rete siano tra i temi prioritari su cui porre attenzione. Infatti, una delle principali caratteristiche della rete di assistenza alimentare esistente è la frammentazione delle attività sul territorio: questo rappresenta un punto di forza, in termini di flessibilità e adattabilità al contesto, ma anche una delle principali vulnerabilità, laddove i soggetti o le regole cambiano, anche per cause non riconducibili al sistema. Possibili proposte per affrontare questa problematica consistono nella creazione di un tavolo di coordinamento, insieme alla definizione partecipata delle regole e dei criteri di monitoraggio e valutazione dello stato di sicurezza alimentare in Toscana. Questo presuppone in primo luogo la definizione di una responsabilità multilivello (europea, nazionale e regionale). Nella figura 3 è raffigurata una sintesi (ridotta) del piano di azione sulla governance e la rete.  

Figura 3 - Il piano di azione per la governance e la rete di assistenza alimentare

 

Fonte: elaborazione degli autori

ll terzo macro-tema, che ha carattere trasversale rispetto agli altri due, è quello della definizione di un “approccio orientato alla persona”. Questo si riferisce alla capacità del sistema di assistenza di identificare, capire e rispondere sempre meglio ai bisogni in relazione alle condizioni individuali, in modo flessibile e adattabile. Si deve tendere ad un sistema che sia in grado di coinvolgere i destinatari dell’aiuto, in una prospettiva che vada oltre la logica dell’assistenza. L’approccio è stato declinato dagli attori in cinque sotto-obiettivi che consistono appunto nel mettere al centro dell’attività di assistenza i riceventi (come negli Empori, in cui è possibile un coinvolgimento diretto nelle scelte di consumo), nell’individuazione di risposte multiple e integrate alla povertà alimentare (per un recupero più efficiente e creativo delle eccedenza, Siticibo ne è un esempio), nell’identificazione efficace dei bisogni alimentari (ad esempio, coinvolgendo categorie di “testimoni chiave” quali pediatri, insegnanti, sacerdoti, ...), nel favorire opportunità di scambio tra cittadini (ad esempio valorizzando gli spazi disponibili nei diversi quartieri).

Figura 4 - Il piano di azione per un approccio incentrato sulla persona

Fonte: elaborazione degli autori

Elaborazione degli scenari per il contesto locale

Dopo aver diviso in gruppi i partecipanti, abbiamo sottoposto alla loro attenzione quattro scenari elaborati in una fase precedente del progetto Transmango. Ciascuno scenario europeo descrive un contesto plausibile al 2050, in cui si evidenzia l’interazione tra una serie di variabili: modelli di consumo, degrado ambientale, povertà e disuguaglianza economica, innovazione sociale e tecnologica, dinamiche demografiche nelle zone rurali e urbane, potere di mercato e concentrazione, accordi commerciali e disponibilità di risorse di base (acqua, energia e materie prime). Tali scenari sono stati ottenuti attraverso un procedimento quantitativo di combinazione dei fattori variabili menzionati (si veda Brzezina et al. 2015 per una descrizione degli elementi che costituiscono gli scenari e la spiegazione del metodo utilizzato per ottenerli).
I quattro scenari sono stati adattati al contesto della Toscana, attraverso una rielaborazione da parte degli stessi attori del sistema, che si sono misurati con la domanda: “Cosa comporterebbe questo scenario europeo per l'assistenza alimentare in Toscana?”. Gli elementi scaturiti dai quattro gruppi di lavoro, che si svolgevano in parallelo, sono stati successivamente sistematizzati e intitolati (Figura 5).
Due sono le variabili chiave che identificano i quattro scenari ottenuti. La prima variabile è la modalità di intervento da parte del soggetto pubblico: lo Stato può adottare un approccio “emergenziale” (rispondere di volta in volta alle emergenze sociali, quando si pongono) oppure “strategico” (lo Stato cerca di anticipare le emergenze sociali attraverso un approccio proattivo). La seconda variabile riguarda l'apertura della società verso i problemi sociali emergenti: vale a dire, la società civile può avere un atteggiamento di apertura oppure di chiusura, con la conseguente volontà di separazione e segregazione verso i gruppi più vulnerabili della società (es. immigrazione).

Figura 5 – Gli scenari locali in base ad approccio del soggetto pubblico e atteggiamento della società verso i problemi sociali

Fonte: elaborazione degli autori

Le principali caratteristiche dei quattro scenari sono:

  • “Toscana in 3D: Doni, Diritti e Doveri” (in alto a destra). Questo scenario rappresenta un contesto in cui il diritto al cibo entra a pieno titolo nel dibattito politico: l’assistenza alimentare è concepita come una funzione strategica che rappresenta un punto di ingresso per affrontare i problemi e le esigenze più radicali. Le autorità pubbliche mirano a sviluppare un approccio strategico per raggiungere una più stretta collaborazione tra tutti gli attori del sistema alimentare. I cittadini sono aperti e ben disposti a contribuire con il lavoro volontario. Il ruolo delle associazioni della società civile è considerato dal governo come una risorsa per la sopravvivenza e il funzionamento del sistema di welfare.
  • “Potrebbe andare meglio” (in basso a destra). Si tratta di uno scenario in cui la crisi perdura: si impoverisce la classe media e aumentano i bisognosi di assistenza, anche alimentare. Il deterioramento degli stili di vita genera un peggioramento degli stili alimentari. Si riducono le eccedenze perché aumenta l’efficienza del sistema produttivo con conseguente riduzione dello spreco. La spesa per il welfare viene ulteriormente compressa, messa a dura prova dalla pressione sul sistema sanitario nazionale per via delle malattie legate ad anni di cattiva alimentazione. Le risorse pubbliche per gestire la povertà alimentare sono sempre più scarse. Gli attori sociali si trovano a dover far fronte ad un'accresciuta domanda di servizi sociali e, in particolare, di assistenza alimentare.
  • “Solidali a metà: tra ponti e barriere” (in alto a sinistra). Il contesto politico sta diventando sempre più chiuso e razzismo e xenofobia sono molto diffusi. Con il rallentamento della crisi e la ripartenza dell’economia la popolazione residente migliora le proprie condizioni di vita e aspira a una alimentazione e a condizioni ambientali migliori. Lo Stato adotta una strategia di welfare mirata, sostenendo cittadini "idonei" attraverso un reddito minimo, ma esacerbando in questo modo le differenze con i gruppi più vulnerabili. Le politiche di mercato e redistributive garantiscono la sicurezza alimentare e nutrizionale a tutti i cittadini aventi diritto. La società civile è molto chiusa e indifferente ai problemi sociali.
  • “Voglio andare a vivere in campagna?” (in basso a sinistra). La situazione economica è di stagnazione perdurante. Il costo della vita nelle città diventa insostenibile per la maggior parte dei cittadini, che si spostano nelle aree peri-urbane (dove si concentra la maggiore povertà ed emarginazione sociale). Coloro che ne hanno la possibilità si trasferiscono nelle zone rurali. Questa polarità porta ad una divergenza tra gli stili alimentari dei poveri, che peggiorano, e quelli dei ricchi, che migliorano e sostengono la domanda per prodotti di alta qualità. La piccola e media impresa si rivela la più flessibile, resiliente alla crisi e in grado di rispondere ad una crescente attenzione al rapporto tra alimentazione e salute e tra alimentazione e identità locale. La Toscana fa leva sulla propria tradizione di filiera locale e sul sostegno alla piccola e media impresa. Il prodotto locale viene rappresentato come l'alternativa salutare e sostenibile ad una globalizzazione del gusto. L'opinione pubblica è molto sensibile alla salute, alla sicurezza e all'ambiente, ma poco sensibile ai problemi sociali. Le amministrazioni pubbliche, di fronte a tagli nelle spese per misure sociali, considerano di fatto questi aspetti non prioritari. Nel caso dell'assistenza alimentare esse si limitano a gestire le risorse europee. Per il mondo dell'assistenza alimentare, intercettare le eccedenze dei piccoli produttori e dettaglianti è divenuto complicato. A scarseggiare sono anche le risorse umane, ossia i volontari, a causa dell’invecchiamento della popolazione.

I piani di azione rivisti alla luce degli scenari locali

Lo scopo finale del lavoro era quello di ottenere una versione dei piani arricchita sulla base delle riflessioni e revisioni svolte dai quattro gruppi di scenario. Questa parte del lavoro si è svolta durante il secondo workshop, al termine del quale le raccomandazioni e le priorità fondamentali sono stati indicate dalle parti interessate su ciascun piano elaborato in precedenza. La tabella 1 sintetizza alcuni dei punti di forza e di debolezza di ciascun piano e i suggerimenti per il miglioramento dei piani nei quattro scenari esaminati.
Laddove lo scenario presenta condizioni favorevoli, come Toscana in 3D (in cui il soggetto pubblico ha un approccio proattivo e affronta direttamente il problema dell’assistenza alimentare in collaborazione con una società civile aperta e interessata, anche attraverso la disponibilità al lavoro volontario), i tre piani azione sono facilitati ed esistono possibilità di coordinamento e di arricchimento trasversali. Viceversa, in “Voglio vivere in campagna?”, in cui sia dal lato del soggetto pubblico che della società esiste una frammentazione di attori e risorse, occorre prima concentrarsi ed investire sulla sensibilizzazione dei cittadini e sulla ripresa di responsabilità dello Stato, il cui ruolo guida risulta centrale in tutti e tre i piani. Per ripartire da questa situazione di immobilità, occorre innanzitutto individuare soggetti “intermedi” tra Stato e cittadini, valorizzando le iniziative esistenti (per esempio facendo leva sui progetti mirati e le raccolta fondi). Allo stesso tempo occorre potenziare l’attività di lobby a livello europeo per il mantenimento dei flussi di risorse (i Fondi europei per l’aiuto agli indigenti, Fead). Nell’ambito degli altri due scenari, si verificano situazioni intermedie: da un lato, in “Potrebbe andare meglio” l’arretramento del soggetto pubblico deve essere compensato da una più intensa attività di advocacy da parte del terzo settore (Caritas in primis), il quale è chiamato a intervenire su più fronti, ad esempio individuando gli attori responsabili dell’educazione e della formazione, oppure diversificando le risposte alla povertà alimentare attraverso progetti innovativi (es. agricoltura sociale). Dall’altro lato in “Solidali a metà” si deve combattere la chiusura della società, ma anche degli attori privati del sistema alimentare, meno propensi al dono e al recupero del cibo, oltre a un soggetto pubblico che tutela principalmente i proprio cittadini. Diventa dunque importante trovare soluzioni che stabiliscano “dei ponti” con i soggetti più vulnerabili della società.

Tabella 1 – Le revisioni dei piani nei diversi scenari

Fonte: nostre elaborazioni sulle revisioni dei piani negli scenari (secondo workshop)

Considerazioni conclusive

Questo contributo ha ripercorso i passi di un processo partecipativo finalizzato all'elaborazione di una strategia per la sicurezza alimentare e nutrizionale in Toscana. Focalizzandoci sul tema della povertà alimentare, abbiamo coinvolto i principali attori del sistema di assistenza, in primis Caritas, ma anche altri attori chiave, come il Banco Alimentare, i rappresentanti dell'amministrazione pubblica regionale e la Gdo.
Una prima riflessione riguarda il metodo, proposto dai ricercatori agli stakeholder per misurarsi con l'incertezza del contesto futuro in maniera sistematica. L’esercizio di back-casting, in cui i partecipanti hanno lavorato a ritroso dal futuro verso il presente, individuando i passi e le azioni necessarie per superare i vincoli del contesto,  si è rivelato un esercizio impegnativo non solo per la difficoltà a immaginare obiettivi ideali a lungo termine, ma soprattutto ad arrivare fino al dettaglio di un piano di azione concreto per il breve e medio periodo. Molti di questi attori passano molto tempo a fronteggiare bisogni e necessità quotidiane e questo limita la capacità di avere uno sguardo più ampio sui problemi strutturali e le opportunità a lungo termine. Un indice concreto di questo è dato dalla varietà di pratiche in luoghi diversi e, talvolta, dalla mancanza di un livello omogeneo essenziale di assistenza.
L’adozione di un approccio “combinato” è stato ritenuto adatto al caso poiché le sfide con cui l'assistenza alimentare si confronta sono legate alle condizioni di incertezza relative ai cambiamentisocio-economici. Gli scenari esplorativi elaborati dagli attori, che vivono in prima linea, indicano come il contesto – e le sfide e opportunità che in esso si generano – potrebbe evolvere in futuro. La pianificazione a ritroso (back-casting) rappresenta uno strumento utile a  guardare oltre i limiti del contesto attuale e a misurarsi con obiettivi di ampia portata.
Un’ulteriore considerazione riguarda il confine tra sfera di influenza degli attori e scenario di riferimento. Tale confine non è fisso e non è completamente esogeno o endogeno: fino a che punto le parti interessate possono avere un impatto sullo scenario e cambiarlo? La distinzione dipende dalla percezione che gli attori hanno sul proprio ruolo di “agenti”. Il metodo che abbiamo proposto pone l’attenzione sul potenziale di cambiamento e mette in discussione i limiti (reali o presunti) che i partecipanti hanno (o pensano di avere) nei diversi scenari.
Un’ultima considerazione riguarda la composizione eterogenea degli invitati ai workshop. Tale contesto ibrido (tra le diverse Caritas e tra i diversi attori del sistema) pone una sfida in termini di appropriazione dei risultati e di concreta applicazione delle strategie. Questa diversità rappresenta un’opportunità per le diverse parti di m partecipare ad un processo di pianificazione inclusivo, di collaborazione e di possibili sinergie.
La verifica sull’applicabilità dei piani di azione elaborati necessita di un monitoraggio a posteriori ed è oggetto di un successivo lavoro di ricerca : il tentativo di riunire i principali stakeholder rappresenta un primo passo ed un auspicio verso l’Alleanza per il cibo, come progetto condiviso e realizzabile.

Riferimenti bibliografici

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  • Arcuri S., Brunori G., Bartolini F., Galli F. (2015), La sicurezza alimentare come diritto: per un approccio sistemico. Agriregionieuropa anno 11 n°41

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  • Rovati, G., Pesenti, L. (eds) (2015). Food poverty, food bank. Aiuti alimentari e inclusione sociale. Vita e pensiero, Milano

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  • Vervoort J., Helfgott A., Lord S., Arteaga L., Mmachukwu O., Curtis J., Torres P., Ramadhani D.C., Mangalagiu D., Food Futures and effects on European Policies at national and eu levels, Deliverable D3.1 31 October 2015 [pdf]

Siti di riferimento

  • Feba [link]

  • Eurostat (2015) [link]

  • Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi [link]

  • 1. La ricerca è stata svolta nell’ambito del progetto Transmango, 7° Programma Quadro, tema Kbbe.2013.2.5-01 (Valutazione dell'impatto dei driver globali del cambiamento sulla sicurezza alimentare in Europa), dell'accordo di finanziamento n: 613.532. L’articolo si riferisce a un contributo presentato alla 5th Aieaa Conference, Bologna, 16-17 June 2016, "The changing role of regulation in the bio-based economy”. Una versione estesa, in lingua inglese, del presente articolo, è stata accettata per la pubblicazione su “Bio-based and Applied Economics”, n. 3, 2016.
  • 2. Tra le regioni italiane, la Toscana si distingue come “mediamente benestante”, con un reddito pro capite superiore alla media nazionale. Tuttavia, la crisi che ha avuto inizio alla fine del 2007 ha minacciato questo vantaggio soprattutto perché mette in evidenza alcune debolezze strutturali (Tomei, Caterino, 2013). Dopo diversi anni di aumento dell’indice di povertà relativa, in linea con la tendenza generale in Italia, la povertà in Toscana sembra essersistabilizzata. Nel 2014, è relativamente povero il 5,1% dei residenti, 1.6 punti percentuali in meno rispetto all'anno precedente. In valori assoluti, la percentuale indica che 191 mila residenti vivono al di sotto della soglia di povertà relativa. La crescita della povertà e dell'esclusione sociale, la moltiplicazione dei possibili scivoli verso la povertà per quei segmenti sociali ritenuti solo fino a poco tempo fa a basso rischio fanno sorgere la necessità di rivedere le politiche sulla base di misure specifiche  appropriate.
  • 3. Per un’analisi più approfondita si vedano Maino et al. (2016), Rovati, G., Pesenti, L. (eds) (2015) e Tomei, Caterino (2013) per un focus sulla Toscana.
  • 4. È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 agosto, la legge 19 agosto 2016, n. 166 sulla donazione e distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi.
  • 5. Gli scenari erano stati elaborati in precedenza nell’ambito del progetto Transmango; si veda Brzezina et al., 2015 ed alcune informazioni sintetiche nel paragrafo successivo.
  • 6. Una versione dettagliata dei piani di azione è disponibile nel report sui due workshop reperibile a questo link [pdf].
  • 7. I suggerimenti dei partecipanti sono stati elaborati a coppie in diversi turni di alcuni minuti e successivamente raggruppati in macro-temi rilevanti. I temi individuati e classificati sono: educazione (25 punti); governance (23 punti) e network (16 punti), questi due temi sono stati accorpati e affrontati insieme nel seguito del lavoro; sviluppo di un approccio incentrato sulla persona (17 punti); diritto al cibo (13 punti); monitoraggio e raccolta dati (12); surplus e sprechi di cibo (11 punti); qualità del cibo servito (11 punti). Dopo la sessione di voto, tre temi sono stati scelti come obiettivi prioritari per l'esercizio di pianificazione.
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