La montagna lucana. Un’esperienza di sostenibilità e di integrazione

La montagna lucana. Un’esperienza di sostenibilità e di integrazione

Introduzione

Le aree montane italiane, che ricoprono circa la metà del suolo nazionale, presentano caratteristiche molto diverse tra di loro, con problematiche e risorse disponibili molto eterogenee tra nord, centro e sud; tra zone a vocazione turistica e/o agricola con buone o discrete dotazioni infrastrutturali e quelle più marginali. Esistono, dunque, diverse aree montane: una “montagna del sud”, con seri problemi di differenziale di sviluppo, e una "montagna del centro nord", relativamente benestante, caratterizzata dalla presenza di comuni “urbani e industriali”, “periurbani” “turistici” e piccoli centri rurali. Ovviamente, all’interno di queste due realtà estreme esiste una distribuzione delle varie tipologie di “montagna” a macchia di leopardo, con forti differenziazioni, anche nei redditi (Cesaro e Marongiu, 2013).
Generalmente, i fattori che definiscono il grado di “svantaggio” della montagna sono legati all’altitudine e alla pendenza, alle differenziate dotazioni infrastrutturali e ai diversi livelli di sviluppo socioeconomico. Si tratta di una condizione complessa di svantaggio o di “marginalità socioeconomica e infrastrutturale”, accompagnata quasi sempre da un calo demografico che, a sua volta, indebolisce la struttura della popolazione, il potenziale di consumo e di produzione del reddito, il sistema dei servizi locali producendo una spirale perversa e un ostacolo strutturale agli sforzi di rivitalizzazione di un'area (Buran et al., 1998). La Basilicata, che si estende su una superficie pari a 10.073,32 Kmq, è caratterizzata da un territorio quasi totalmente montano e collinare con rilievi superiori anche ai 2000 metri e solo l’8% di pianura. Il Piano di Sviluppo Rurale regionale 2014-2020 classifica la Basilicata come regione interamente rurale e la differenzia in Aree rurali con problemi di sviluppo (D), Aree rurali intermedie (C) ed Aree rurali ad agricoltura intensiva (B). La maggior parte del territorio lucano (67,66%), con ben 98 comuni rurali (di cui 57 montani) e della popolazione (56,9%) ricade nell'Area D, che si caratterizza anche per la più bassa densità abitativa (48 ab/Kmq) ed un saldo naturale negativo in netto peggioramento nell’ultimo decennio.
Il presente articolo propone l'esperienza di due giovani imprenditori agricoli che hanno introdotto una nuova specializzazione produttiva in un'area montana della Basilicata compresa nel Parco dell'Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese, che ricade nell'Area D. Un caso di successo presentato nell'ambito del progetto "Colture, Cultura e Creatività" promosso dal Crea, in collaborazione con il Dipartimento Politiche Agricole e Forestali della Regione Basilicata, finalizzato ad individuare e raccontare l’imprenditorialità giovanile e femminile che ha introdotto nel contesto agricolo lucano elementi di innovazione sociale e culturale.

La montagna lucana e l'area del Parco Nazionale dell'Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese

I numerosi paesaggi montani che caratterizzano questa regione si snodano lungo l'Appennino Lucano. Nella parte centrale della montagna appenninica vi sono i rilievi della zona del Potentino e della Collina Materana, le cui altezze medie si aggirano tra i 900 e i 1700 metri; nella zona più occidentale, tra i 1000 e i 1400 metri di altezza, si estendono il Marmo Platano Melandro e il Vulture. La zona ovest che affaccia sul Mar Tirreno è invece frastagliata dai numerosi monti del Lagonegrese, con punte che raggiungono anche i 2000 metri. Nella fascia centrale della regione si trova il Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, i cui massicci montuosi sfiorano i 1900 metri, mentre più a sud si estende il Parco Nazionale del Pollino, dove si superano i 2200 metri di altezza.
Per via della relativa bassa pressione delle attività antropiche, la montagna lucana conserva tutt’oggi un’estrema varietà di habitat naturali e di paesaggi agrari di grande pregio, anche se mostra le tipiche problematiche che affliggono le zone montane. Il trend negativo della popolazione che colpisce l’intera regione (-3,1% dal 2001 al 2011) è, infatti, particolarmente evidente in queste aree, dove il tasso di spopolamento risulta pari al 6,5% (Istat, 2011).
Il settore agricolo dei territori montani della Basilicata, da un punto di vista strutturale, segue gli scenari delle vicende regionali, a cominciare dal problema dallo scarso ricambio generazionale, che vede i giovani con meno di 35 anni rappresentare appena il 5% del totale dei capi azienda, determinando uno scarso rinnovamento nell’organizzazione aziendale (Psr Basilicata, 2014-2020).
L’area della montagna lucana in cui è localizzato il caso studio è il Parco Nazionale dell'Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese, un'estesa fascia di area protetta interamente compresa nel territorio regionale, posta a ridosso dei Parchi Nazionali del Pollino e del Cilento. Istituito nel dicembre 2007, è il parco nazionale più giovane d'Italia. Esso comprende 29 comuni e si estende su una superficie territoriale di 68.931 ettari, pari al 6,89% del territorio regionale, coprendo larga parte dell’Appennino Lucano.

Figura 1 - Parco Nazionale dell'Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese

Fonte: Crea, 2011

I principali indicatori demografici evidenziano tra il 2001 e il 2011 un tasso di spopolamento del 3,1%, pari al dato regionale, e un saldo naturale in forte aumento (Tabella 1).

Tabella 1 - Principali indicatori demografici - Parco Nazionale dell'Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese

Fonte: elaborazioni Crea su dati Istat

Nel 2011 l’indice di vecchiaia dell’area è pari al 153,6%, in netto aumento rispetto al 2001 e superiore al dato regionale; ciò sta ad indicare che ci sono 100 giovani fino ai 14 anni ogni 154 anziani. Un ulteriore indicatore sulla situazione demografica dell’area è l’indice di dipendenza, pari al 50,3%, in linea con il dato regionale, in leggero calo rispetto al 2001. L’indice di invecchiamento risulta, invece, in aumento ed è pari al dato regionale (20,3%).
Per quanto riguarda il settore agricolo, come mostra la tabella 2, si è registrata dal 2000 al 2010 una variazione percentuale della superficie agricola utilizzata pari a -7,3% ed una forte riduzione del 56,3% del numero di aziende agricole, un decremento maggiore rispetto a quanto si è verificato a livello regionale (-31.8%) .

Tabella 2 - Aziende agricole e superficie agricola utilizzata - Parco Nazionale dell'Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese

Fonte: elaborazioni Crea su dati Istat

I principali settori produttivi dell'area sono il comparto olivicolo, cerealicolo e zootecnico da carne (Crea, 2014).

"Lumacamente": un’esperienza di sostenibilità e di integrazione

Il caso studio oggetto del presente articolo rappresenta una best practice della montagna lucana in un'area dall'elevato valore ambientale, naturalistico e paesaggistico, in grado di orientare l'agricoltura locale verso forme di sostenibilità e di integrazione, dimostrando come non esistono luoghi privilegiati per le opportunità di sviluppo.
L'azienda agricola “Lumacamente”, condotta da due giovani imprenditori, sperimenta una nuova forma di zootecnia - l'allevamento di lumache da gastronomia - introducendo elementi di innovazione in un contesto territoriale particolarmente sensibile dal punto di vista ambientale. L’elicicoltura rappresenta, infatti, un'attività “innovativa” per l’area e per il Mezzogiorno in generale, ad esclusione della Sicilia.
L’azienda, situata nel comune montano di Sarconi, nasce dall’intuizione e dalla determinazione di una giovane coppia di ragazzi romani, uniti anche nella vita: Domenico Lagrutta, trentenne, perito meccanico, e Veronica Calcagni, 28 anni, studentessa di statistica. Nati e cresciuti a Roma, dopo una serie di lavoretti precari, insieme decidono nel 2013 di intraprendere un nuovo percorso rilevando e investendo nei terreni ereditati in Val d’Agri dal padre di Domenico, originario di Sarconi. Parallelamente si sono dedicati anche a un’intensa fase di ricerca e di formazione presso l'Istituto Internazionale di Elicicoltura e le aziende con i più importanti insediamenti in Italia. Grazie a questa esperienza formativa, i due ragazzi sono riusciti a definire un proprio metodo di allevamento adattato alle condizioni climatiche dell’area.
Oggi "Lumacamente" ospita uno dei più grandi allevamenti elicicoli del sud Italia e si distingue anche per la coltivazione, secondo il metodo biologico, di prodotti di pregio come i fagioli di Sarconi Igp e lo zafferano. L’azienda conta una superficie di 120.000 mq e un impianto di 15.000 mq realizzato a campo aperto per accogliere la specie helix aspersa muller.
La sua storia rappresenta una delle tante declinazioni della svolta sociale e culturale in atto nelle aree rurali del nostro Paese, dove l'affermarsi di un nuovo modello organizzativo caratterizzato dal protagonismo di giovani e donne dimostra come al rinnovamento imprenditoriale corrisponda anche un rinnovamento dei saperi e delle tradizioni locali. La particolare specializzazione produttiva, insolita per il comparto agroalimentare della Basilicata, e il successo di mercato ottenuto tracciano una nuova traiettoria di sviluppo in un territorio ricco di potenzialità inespresse. La commercializzazione di questo prodotto gastronomico sembra, infatti, non incontrare ostacoli: il mercato di riferimento per l'azienda è principalmente il centro e il nord d'Italia, oltre alle regioni limitrofe. I canali di vendita sono sia di tipo diretto, in azienda e attraverso il sito web, che indiretto, attraverso intermediari che si rivolgono principalmente a grossisti, ristoranti e agriturismi. E' in fase di ampliamento anche la rete locale di ristoranti e agriturismi che si rivolgono all'azienda per l'acquisto del prodotto.
Nel 2015 l'azienda si è aggiudicata il premio Oscar Green promosso dalla Coldiretti Giovani Impresa per la categoria Impresa2.terra, dimostrando così che le performance di natura ecologica non sono d'ostacolo alla competitività aziendale. Pur operando in un'area protetta, con tutti i limiti e i problemi di carattere operativo che ciò comporta, l'azienda ha saputo innovare l'agricoltura tradizionale integrandosi con la particolare identità naturalistica e con la cultura locale. I due giovani imprenditori, infatti, oltre a sperimentare l'allevamento delle lumache si sono cimentati anche nella valorizzazione di una produzione locale tradizionale - il Fagiolo di Sarconi Igp - e nell'introduzione di una nuova eccellenza colturale - lo zafferano. Inoltre, dopo una prima fase caratterizzata da maggiori difficoltà, l’azienda ha raggiunto oggi anche un alto livello di integrazione sociale, potenziando il proprio network di relazioni funzionali alla sostenibilità dell'impresa nel lungo periodo. Un network creato a partire da un uso strategico della comunicazione on line, che consente a curiosi, imprenditori e addetti al settore di giungere in azienda per conoscere la realtà produttiva. Tra i tanti aspetti innovativi che caratterizzano l'azienda, la comunicazione attraverso il sito web e i canali social si è rivelata un vettore importante per incentivare la rete commerciale e farsi pubblicità. Numerosissime sono le visualizzazioni che si registrano da ogni parte del mondo. A beneficiarne è non solo la vendita dei prodotti, ma l’impresa nel suo insieme che, in tal modo, è riuscita a diversificare le proprie attività sviluppando una nuova fonte di reddito: l’offerta di servizi di consulenza e formazione. Richiamando a Sarconi tecnici, consulenti, operatori, ecc., “Lumacamente” contribuisce a diffondere la conoscenza, fuori dai confini regionali, delle ricchezze naturalistiche, paesaggistiche e culturali custodite dal Parco Nazionale dell'Appennino Lucano Val d'Agri Lagonegrese.

Considerazioni conclusive

“Lumacamente” rappresenta un'esperienza di innovazione sociale che vede l'agricoltura come un'opportunità di sviluppo in un'area protetta. I due giovani imprenditori hanno deciso di investire nel settore agricolo, di recuperare vecchi terreni abbandonati, pur non avendo alcuna esperienza alle spalle. L'assenza di condizionamenti generazionali ha generato in loro una maggiore apertura al cambiamento e, allo stesso tempo, una maggiore sensibilità e attenzione per le specificità dell'ecosistema naturale in cui si accingevano ad operare. L’azienda ha innovato nel solco della tradizione, introducendo una specializzazione produttiva insolita per il contesto lucano, o mai praticata in maniera organizzata, affiancando la coltivazione di prodotti di pregio che mantengono forti legami con il territorio.
Operare in un'area montana distante dai principali mercati di vendita delle lumache e con scarsi e difficili collegamenti viari non ha fermato i due giovani imprenditori che, in pochi anni, hanno sperimentato nella loro azienda questa particolare forma di allevamento, perfezionandola costantemente. Sono stati in grado, inoltre, di creare un proprio mercato di sbocco ed hanno costruito, nel proprio comune e in quelli limitrofi, una rete di aziende guidate da giovani imprenditori che sperimenta il prodotto e che andrà a completare la filiera elicicola regionale con la produzione di bava e caviale di lumaca.
L’approccio dei due giovani imprenditori è quindi orientato al cambiamento: rompendo l’isolamento tipico delle aree montane in ritardo di sviluppo, hanno saputo creare nuove forme di business. La prossima scommessa dei due giovani imprenditori sarà l’avvio di un laboratorio di trasformazione per la preparazione di prodotti gourmet confezionati a base di lumache che andrà a potenziare il sistema di relazioni che gravita attorno all'azienda, includendo anche ristoranti e agriturismi regionali ed extraregionali.
Questo tipo di allevamento ha creato non solo valore per l’impresa, ma ha anche contribuito allo sviluppo del territorio, oggi riconosciuto come uno dei più grandi centri di produzione di lumache del sud Italia.

Riferimenti bibliografici

  • Buran P., Aimone S., Ferlaino F., Migliore M. C. (1998), Le misure della marginalità. I fattori del disagio territoriale delle aree montane piemontesi, (Working paper n. 121/1998), Ires Piemonte, Torino

  • Cesaro L. e Marongiu S. (2013), L’agricoltura di montagna. Svantaggio o risorsa?, Rrn Magazine, n° 6

  • Crea - Politiche e bioeconomia (2011), La gestione forestale sostenibile nelle aree protette: politiche, ambiente e sviluppo economico, (Presentazione Power point)

  • Crea - Politiche e bioeconomia (2014), Le filiere agroalimentari della Val d'Agri. Analisi conoscitiva e proposte operative per il consolidamento della competitività delle imprese e lo sviluppo sostenibile, (Rapporto non a stampa)

  • Programma di Sviluppo Rurale Basilicata 2014-2020

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