Editoriale n. 41

Editoriale n. 41

Si sta aprendo ufficialmente in Italia la nuova stagione dei Programmi di Sviluppo Rurale. Sono stati infatti approvati i primi Psr di Bolzano, Emilia-Romagna, Molise, Toscana, Umbria e Veneto assieme al programma della Rete Rurale Nazionale. Seguiranno presto tutti gli altri. È il caso allora di discutere alcuni indirizzi ed avanzare qualche modesto suggerimento.
Il primo riguarda la comunicazione sullo sviluppo rurale e sulla relativa politica, per la quale sono riservate somme rilevanti. L’esperienza della programmazione 2007-13 è stata complessivamente positiva dal punto di vista della diffusione e dell’immagine: numerosi eventi di presentazione delle misure, passaggi nelle tv locali, la ruralità in grande evidenza nei manifesti e sulle fiancate dei bus, bellissime foto. Ma il limite molto rilevante ha riguardato i contenuti: poveri, talvolta grossolanamente strumentali, farciti di retorica ruralista. Poco utili per gli operatori economici e poco informativi per il grande pubblico. I contenuti invece faranno la differenza, specie nella programmazione 2014-2020, guidata dall’innovazione (Pei e Gruppi operativi), dalla ricerca di soluzioni organizzative integrate e a carattere collettivo, dalla proiezione verso nuovi mercati e nella prospettiva di rapporti più stretti tra produttori e consumatori.
Dello stesso tenore, ma su un altro versante, è il suggerimento di promuovere un maggiore e migliore utilizzo dei risultati della valutazione. La Pac spende ingenti somme per la valutazione e il monitoraggio della politica di sviluppo rurale. Il compito è affidato dalle Regioni ad istituti e imprese il cui lavoro principale è quello di raccogliere evidenze quantitative e qualitative sullo stato di realizzazione dei Psr e sul loro impatto nelle economie e nei territori regionali. Ma spesso il compito si esaurisce nella redazione dei rapporti di valutazione e nella loro trasmissione alle autorità di gestione e ai soggetti della multilevel governance (in primis alla Commissione europea). Spesso quei rapporti, redatti secondo la modulistica imposta dalla DG Agricoltura, sono considerati più un atto dovuto che uno strumento per il miglioramento delle politiche, vengono letti distrattamente e non sono utilmente analizzati e interpretati. Così manca quel feedback di analisi e supporto alle autorità di gestione indispensabile per correggere la rotta in tempo apportando modifiche, migliorando il targeting delle misure, associando i rapporti di valutazione agli avanzamenti degli studi sui problemi locali. 
In entrambi i  casi, comunicazione e valutazione, il contributo della ricerca è fondamentale. D’altra parte, la politica di sviluppo rurale per essere efficace richiede una continua e sistematica analisi delle dinamiche territoriali e settoriali, degli impatti e delle interrelazioni tra le politiche (anche quelle non “agricole” o “rurali”), delle opportunità sul fronte dell’innovazione e dei mercati. Per queste finalità Agriregionieuropa, forte della sua esperienza decennale e della ricchissima rete di ricercatori che, nelle varie regioni, con essa collaborano, ha lanciato il progetto di una rete di riviste gemelle regionali. Nelle Marche è già attiva Agrimarcheuropa. Recentemente abbiamo presentato i numeri zero di tre possibili iniziative regionali: Agricalabriaeuropa, Agripiemonteuropa e Agritoscanaeuropa. Il progetto ha sollevato interesse e trova sostegno anche in altri contesti regionali. È anche così che desideriamo recare il nostro contributo alla politica di sviluppo rurale in Italia da qui al 2020.Confidiamo ovviamente che una tale iniziativa incontri il favore e il sostegno delle Regioni interessate.
Questo è il terzo numero che Agriregionieuropa dedica ai temi globali di Expo2015. Coordinato da Silvia Coderoni il Tema è quello della sostenibilità nelle sue varie accezioni: ecologica, economica e sociale.

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