Il manuale Unece sulle statistiche su sostenibilità, condizioni di vita e benessere delle famiglie rurali

Il manuale Unece sulle statistiche su sostenibilità, condizioni di vita e benessere delle famiglie rurali
a Università di Chieti-Pescara, Dipartimento di Metodi Quantitativi e Teoria Economica

Introduzione

Nei paesi industrializzati come in quelli in via di sviluppo si sta assistendo ad un progressivo ampliamento degli interventi pubblici dall’agricoltura alle aree rurali nell’intento di migliorare la qualità della vita e il benessere di tutta la popolazione rurale, non solo quella agricola, divenuta ormai numericamente esigua in molti paesi. La messa in opera di queste politiche impone, tra le altre cose, una revisione delle basi di dati necessarie per la messa a punto e la successiva valutazione degli interventi realizzati a favore dello sviluppo rurale.
L’uso e il confronto delle informazioni attualmente disponibili sono complicati dalla presenza di differenze, a volte molto marcate, nei criteri utilizzati dai vari paesi. La definizione di standard internazionali per le statistiche delle aree rurali e delle aziende agricole familiari risulta, quindi, cruciale ai fini di un corretto confronto tra paesi delle situazioni di partenza e dei risultati ottenuti a seguito degli interventi pubblici.
Per questo motivo la United Nations Economic Commission for Europe (Unece) ha coordinato un gruppo di lavoro composto da esperti della Fao, della Banca Mondiale, dell’UE, dell’Ocse, di istituti di statistica (Eurostat, Istat, Statistics Canada), di agenzie che operano nel campo delle politiche agricole e rurali (Department for Environment, Food and Rural affaire – Defra: il ministero dell’agricoltura della Gran Bretagna, Economic Research Service of the United States Department of Agricolture – Ers/Usda: il Ministero dell’agricoltura degli Stati Uniti) e di università, con l’obiettivo di fissare dei principi comuni e indicare esempi di buone pratiche che, se adottati, consentirebbero di superare molti degli attuali problemi di incoerenza tra i dati raccolti.
I risultati dei lavori condotti dal gruppo di lavoro, autodesignatosi gruppo di Wye dal luogo in cui ha sede il campus dell’Imperial College London che ha ospitato il primo e l’ultimo incontro dei partecipante alla task force, sono contenuti in un ponderoso manuale intitolato The Wye Group: Handbook on Rural Households’ Livelihood and Well-Being: Statistics on Rural Development and Agriculture Household Income scaricabile gratuitamente dal sito [link].
Il volume è articolato in due sezioni. Nella prima si affronta il problema dell’individuazione di un set di statistiche da utilizzare per il monitoraggio e la valutazione dei processi di sviluppo rurale. Nella seconda l’attenzione viene concentrata sull’analisi delle condizioni di vita e delle scelte delle famiglie agricole, ovvero su un sottosistema all’interno del più ampio sistema rurale, molto spesso ancora determinante nella definizione delle condizioni di successo dello sviluppo complessivo delle aree rurali.

A chi è diretto il manuale?

Il manuale intende anzitutto fornire una guida sia per coloro i quali per la prima volta si avviano a raccogliere statistiche per lo sviluppo rurale ma anche per coloro i quali hanno già avviato tale attività. Gli uffici statistici, infatti, devono spesso fare delle scelte. Il manuale spiega i concetti e i principi economici e statistici necessari affinché le scelte che vengono effettuate risultino efficienti oltre che efficaci e vengano assunte nella consapevolezza delle implicazioni che da esse derivano.
In aggiunta a ciò, il manuale intende fornire indicazioni a chi utilizza i dati per effettuare analisi. I contenuti potranno essere di particolare interesse per gli operatori del settore pubblico responsabili della definizione e del monitoraggio di interventi collegati:

  • allo standard di vita e al benessere delle famiglie rurali vis-à-vis di quelle urbane;
  • allo standard di vita e al benessere delle famiglie agricole vis-à-vis di quelle di altre categorie socio-professionali.

Quali sono gli argomenti chiave nel campo delle statistiche rurali?

Nell’analisi e valutazione dei processi di sviluppo rurale occorre avere una chiara comprensione di ciò che si intende con “rurale” e delle aree geografiche cui tale categoria si applica. Nel manuale vengono presentate le diverse definizioni e tipologie di rurale proposte dall’Oecd, dalla UE e dalla Fao. In aggiunta alle definizioni delle organizzazioni internazionali vengono presentate quelle utilizzate in 12 paesi (Canada, Danimarca, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Stati Uniti, Svezia e Ungheria), raccolte tramite un’apposita indagine realizzata dall’Unece. Visto che molti paesi sono ancora nella fase di identificazione di una definizione ufficiale di rurale, il manuale indica come “buona pratica” l’adozione di criteri che coprano l’intero territorio in modo da rendere possibili confronti tra aree rurali e non, o all’interno delle aree rurali stesse.
Oltre a questi criteri il manuale passa in rassegna i set di indicatori proposti per il monitoraggio dello sviluppo rurale. Tra i set suggeriti dalle organizzazioni internazionali viene dato ampio spazio alle proposte comunitarie tra cui quelle avanzate nell’ambito della Proposal on Agri-Environmental Indicators (PAIS) e nel cosiddetto Hay Report del 2002.
Vista l’ampiezza della gamma di argomenti e, quindi, di indicatori necessari per lo studio dello sviluppo rurale, è impensabile che i paesi realizzino nuove indagini specificatamente dedicate. I paesi dovranno piuttosto concentrare i propri sforzi sulla identificazione di tutte le fonti già disponibili e sulla messa a punto di metodologie che permettano di integrare gli indicatori già rilevati in nuovi data set utili per lo studio delle dinamiche degli ambienti rurali.

Le statistiche per valutare lo standard di vita degli agricoltori

Nel corso degli ultimi anni nei paesi dell’area Ocse i sostegni all’agricoltura stanno sempre più prendendo la forma dei pagemnti diretti al reddito. La quantificazione e analisi dell’impatto di tali pagamenti e degli altri interventi di politica agricola e rurale, dipendono dalla disponibilità di informazioni non solo sui risultati dell’impresa ma, vista la forte incidenza delle organizzazioni familiari in agricoltura, anche sui comportamenti della famiglia che fa capo all’impresa agricola. Tradizionalmente per la valutazione dei redditi agricoli si è fatto riferimento ai risultati d’impresa. Ciò ignora il fatto che molte famiglie agricole hanno più fonti di reddito (redditi da lavoro extra-agricoli, utili derivanti da altre attività imprenditoriali, pensioni, ecc.). Per alcune famiglie agricole i proventi dall’azienda agricola sono ormai solo una piccola quota del reddito familiare globale. Di conseguenza, misurare i soli profitti derivanti dall’attività agricola può risultare inadeguato rispetto all’obiettivo di valutare lo standard di vita della famiglia del conduttore, nonché per valutare quanto sono poveri o per misurare quanto il loro reddito fluttua nel tempo.
Tra l’altro, quando ci si prefigge di valutare il benessere economico delle famiglie agricole non sembra si possa prescindere dalla rilevazione e valutazione oltre che dei redditi globali anche della ricchezza familiare. Le analisi fino a qui condotte hanno infatti messo in evidenza che le famiglie agricole detengono spesso una ricchezza superiore a quelle di altri gruppi sociali (Salvioni, 2005). In considerazione di ciò nel manuale vengono presentati diversi modi di misurare la ricchezza e combinarla con i redditi per ottenere un indicatore sintetico.
La raccolta del solo reddito d’impresa non solo impedisce una valutazione del benessere delle famiglie agricole, ma ostacola anche la spiegazione dei comportamenti di risparmio e investimento, della scelta relativa alle strategieutilizzate per massimizzazione il reddito familiare. La spiegazione di tali comportamenti e la valutazione degli adeguamenti delle famiglie agli stimoli impressi dagli interventi pubblici richiedono, quindi, una visione familiare, più ampia di quella aziendale tradizionalmente proposta. L’adozione di una prospettiva familiare pone ovviamente nuovi problemi nella raccolta delle informazioni. A tale proposito il manuale rileva come spesso vi siano ampie differenze nei concetti di “famiglia” e di “famiglia agricola” utilizzati nei diversi paesi, inoltre rileva differenze nei metodi impiegati criteri nella rilevazione e stima delle diverse componenti del reddito familiare. Per quanto riguarda i redditi di impresa delle famiglie agricole, ad esempio, si devono ricordare i problemi connessi alla stima di elementi quale l’autoconsumo: una componente difficile da valutare, ma di fondamentale importanza quando si vogliono effettuare dei confronti con famiglie di altri gruppi sociali. Infine, nel manuale vengono argomentati i pregi e i difetti dei diversi concetti di reddito familiare utilizzabili (globale, esteso e pieno).
Il manuale fornisce inoltre alcuni studi di caso su quelle che sono state individuate come “best practice” nel campo della raccolta delle informazioni sui redditi e la ricchezza delle famiglie agricole quali, ad esempio, l’indagine ARMS condotta dall’Ers/Usda e l’indagine sulle caratteristiche socio-economiche condotta dall’Ismea (Ismea, 2005), sui problemi derivanti dall’utilizzazione di indagini dei redditi familiari nazionali e, infine, sull’impiego di dati amministrativi.

Riferimenti bibliografici

  • Ismea (2005) Agricoltura e ruralità. L’indagine socioeconomica sull’agricoltura italiana. Franco Angeli, Milano.
  • Salvioni C. (2005) Ricchezza e povertà nelle campagne. AgriRegioniEuropa, n. 1 – 2005.
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