L'insediamento dei giovani agricoltori beneficiari della specifica misura dei Psr

L'insediamento dei giovani agricoltori beneficiari della specifica misura dei Psr
a Università degli Studi di Sassari, Nucleo di Ricerca sulla Desertificazione
Istituto Nazionale di Economia Agraria

Introduzione

L’invecchiamento degli addetti nel settore primario insieme al troppo lento ricambio generazionale rappresenta un problema comune a tutti i paese dell’Unione Europea con aspetti di particolare gravità per l’Italia e, all’interno dell’Italia, per quasi tutte le regioni. L’esigenza di promuovere forze giovani nel mondo agricolo continua ad essere una delle priorità maggiormente significative del settore primario a livello regionale ma anche a livello nazionale ed europeo.
Questo articolo vuole essere un contributo all’analisi demografica del settore agricolo Sardo presentando un primo bilancio sull’attuazione e l’efficacia della Misura di primo insediamento finanziata dal Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013.
I dati dell’ultimo Censimento dell’agricoltura permettono di avere una chiara idea in merito all’attuale struttura demografica dell’agricoltura in Sardegna. Il confronto con altri dati come quelli provenienti dal registro Camerale e i risultati dell’esercizio valutativo portato avanti dalla Regione Sardegna permetteranno di restituire un quadro sufficientemente dettagliato circa l’evoluzione della presenza dei giovani in agricoltura, e di verificare eventuali caratteri specifici delle imprese condotte dai giovani come l’orientamento e la dimensione economica
Uno dei principali strumenti a disposizione del policy maker per intervenire sul processo di senilizzazione in agricoltura è sicuramente il Programma di Sviluppo Rurale (Psr) all’interno del quale la Misura 112 è espressamente rivolta a favorire il ricambio generazionale attraverso un premio unico all’insediamento pari a 35 mila euro.
L’evoluzione intercensuaria della consistenza delle classi d’età porta tuttavia a ritenere che tale intervento basato esclusivamente sull’insediamento e l’avvio dell’attività debba essere ripensato ed inserito all’interno di un insieme di azioni e interventi che vanno oltre lo start-up dell’impresa (Cagliero, Novelli, 2012). 

Giovani e agricoltura. Alcuni dati quantitativi

La distribuzione per classi di età a livello nazionale e regionale è fortemente sbilanciata verso le classi di maggiore età. In Italia, nel 2010, il 91% dei capi azienda ha più di 40 anni ed il 50% ha più di 60 anni. Le stesse percentuali per la Sardegna sono leggermente inferiori, pari a 87% e 46% rispettivamente.  
In Sardegna solo l’11% dei capi azienda ha un età compresa tra i 18 e i 40 anni. I soli capi azienda ultrasettantenni rappresentano oltre il 24% del totale. Si tratta di uno squilibrio talmente forte che il semplice ricambio generazionale non sembra in grado di invertire la tendenza.
Dal confronto dei dati dei due ultimi censimenti dell’agricoltura emerge che in Sardegna il numero degli agricoltori ha subito una fortissima riduzione passando da oltre 106 mila del 2000 ai poco più di 60 mila del 2010. L’interpretazione di un cosi forte calo delle aziende e del più generale ritratto della malconcia agricoltura Sarda così come emerge dalle risultanze dei dati censuari non può certo essere liquidato con una ben definita dimensione esplicativa. L’individuazione dei molteplici fattori che hanno congiuntamente segnato il percorso evolutivo intercensuario sono stati brillantemente riassunti da Pulina (2013) in tre chiavi di lettura: socio economica, politica e gestionale. Sebbene il trend negativo parta da lontano, iniziando negli anni ottanta, tuttavia è tra il 2000 e il 2010 che il fenomeno della riduzione del numero delle aziende e degli operatori ha subito una pericolosa accelerazione interessando fortemente anche le aziende condotte da giovani.

Figura 1 - Aziende agricole zootecniche in Sardegna. Censimenti 1982, 1990, 2000, 2010

Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat

Nel periodo intercensuario la riduzione degli operatori è stata del 43%. Il decremento più sensibile è quello che ha interessato la classe di età più giovane (-84%) comportando una forte riduzione del peso relativo di questa classe nel 2010. Notevole appare anche il decremento della classe 60-64 anni, pari a -51% nei dieci anni considerati. In termini generali, possiamo dire che le classi, dai 55 anni in avanti, hanno fatto registrare i maggiori decrementi rispetto alle classi più giovani, dai 20 fino ai 40 anni, che registrano per contro valori di decrescita intorno al 30%.
La diversa velocità di decremento tra le classi ha inevitabilmente modificato il peso relativo delle diverse classi evidenziando un leggero miglioramento della struttura demografica.
Rispetto ai dati del 2000, si possono osservare dei leggeri cambiamenti nel peso dei giovani conduttori anche se non in tutte le classi di età. I giovani sotto i 40 anni sono poco oltre il 13% nel 2010 rispetto a circa l’11% calcolato nel 2000. Anche l’incidenza delle classi più giovani, sotto i 25 anni, è aumentata rispetto al 2000 sebbene in maniera molto ridotta passando dallo 0,6% allo 0,8%. Per contro, l’incidenza delle classi più anziane si è ridotta in maniera più sensibile. In sintesi, è possibile evidenziare la scomparsa dei giovanissimi (sotto i 19 anni) forse dovuta ad un allungamento del percorso di studi che sposta ad un età più tarda l’ingresso al lavoro; un aumento del peso delle classi di età fino ai 49 anni; una sostanziale tenuta del peso relativo alla classe di età 50-55 anni e una riduzione del peso degli agricoltori oltre i 65 anni.
Il timido miglioramento della struttura demografica è confermato dal calcolo dei saldi migratori. Questi ultimi rappresentano la differenza tra gli addetti in una classe di età nel 2010 (per esempio quelli fra i 25-29 anni) e gli addetti nella classe di età precedente nel 2000 (quelli fra i 20-24 anni) ed esprime quindi la differenza tra le entrate e le uscite del settore. Un saldo migratorio negativo significa che sono usciti dal settore più addetti di quella classe di età di quanti ne siano entrati. Viceversa, un saldo positivo segnala un fenomeno opposto. La tabella 1 mostra come i flussi netti sono positivi fino alla classe 35-39 anni del 2010 evidenziando un ingresso netto nel settore. Tuttavia, gli ingressi netti appaino insufficienti per conservare nel tempo la struttura demografica essendo gli ingressi delle classi giovani decisamente minori rispetto alle uscite delle classi fra i 45 e 64 anni (vedi anche Sotte et al. 2005). Come efficacemente evidenziato da Carbone e Corsi (2013) i numeri assoluti descritti in tabella 1 evidenziano la sostanziale incapacità dei nuovi ingressi di garantire il completo ricambio generazionale e dare continuità al settore nelle sue, pur modeste, dimensioni e nell’attuale assetto strutturale.   

Tabella 1 - Confronto della distribuzione percentuale per classi di età dei conduttori 2010-2000

Fonte: elaborazioni su dati Istat

Figura 2 - Distribuzione in classi di età, anno 2000 e 2010

Fonte: elaborazioni su dati Istat

Lo sbilanciamento demografico è reso ancora più preoccupante dal basso livello di scolarizzazione dei giovani agricoltori Sardi in linea con il livello medio basso di scolarizzazione dei giovani agricoltori italiani evidenziato da Cersosimo (2013). Secondo i dati dell’ultimo censimento dell’agricoltura, in Sardegna oltre il 60% dei giovani agricoltori possiede al massimo la licenza media. I diplomati sono circa il 27% del totale. I giovani conduttori laureati sono appena il 7% del totale. Dunque, poco meno del 70% dei giovani agricoltori in Sardegna ha conseguito al più la qualifica professionale. E’ interessante osservare lo scarso peso della specializzazione agraria nella formazione dei capi azienda. Solo il 10% tra i giovani diplomati o laureati ha conseguito un titolo di studio ad indirizzo agrario. Nonostante questo quadro poco confortante bisogna comunque sottolineare come il generale livello di scolarizzazione dei giovani agricoltori sia decisamente migliore rispetto al grado di scolarizzazione degli agricoltori più anziani e della stessa media regionale. Inoltre, il confronto con i dati del censimento 2000 evidenzia comunque una situazione di netto miglioramento.
A questo va aggiunto che se assumessimo come riferimento solo le aziende agricole con un funzione di produzione di beni per il mercato o solo quelle aziende che hanno una minima dimensione economica tale da garantire un adeguato impegno professionale per il loro titolare, anche la situazione demografica apparirebbe sicuramente meno drammatica. Con l’impiego dei soli dati Istat la misurazione dell’invecchiamento del settore primario e del grado di turn-over risulta negativamente condizionato sovrastimando inevitabilmente il fenomeno (Inea, 2013 e Sotte et al., 2005). Infatti, i dati censuari non consentono di distinguere tra vere imprese agricole e aziende agricole che assolvono alle più diverse funzioni dell’agricoltura, una moltitudine di piccolissime aziende accessorie o rivolte all’autoconsumo e gestite prevalentemente da anziani.

Il confronto con i dati di Movimprese1

L’analisi dei dati delle Camere di commercio permette di ridurre l’universo delle aziende agricole limitando la presenza delle aziende microscopiche le cui attività rappresentano per il loro titolare un impegno del tutto occasionale. I dati camerali restituiscono quindi un quadro maggiormente vicino ad un agricoltura di tipo professionale tipica delle imprese più che delle aziende.
Mettendo a confronto le imprese agricole registrate alla Camera di Commercio a dicembre 2011 con i dati Istat del censimento 2010 si possono, infatti, osservare delle significative differenze nella distribuzione degli imprenditori agricoli tra le classi di età. Tuttavia, in termini generali anche i dati Camerali confermano il preoccupante fenomeno di senilizzazione degli operatori sebbene in una forma meno patologica rispetto a quanto evidenziato dai dati Istat.

Tabella 2 - Confronto per classi di età dei conduttori dati Movimprese (2011) e Istat (2010)

Fonte: elaborazioni su dati Istat e dati C.c.i.a.a. Nord Sardegna

Più nel dettaglio i giovani sotto i 40 anni sono poco oltre il 22% secondo i dati Camerali rispetto a circa il 13% registrato dall’Istat. L’incidenza delle classi più giovani, sotto i 30 anni, considerando i dati Camerali è doppia rispetto ai dati Istat (6% contro il 3%). Sono sensibili anche le differenze nelle classi di operatori maturi con un età compresa tra i 40 e i 50 anni. Oltre i 50 anni le due distribuzioni tendono ad equivalersi registrando percentuali del tutto simili. La situazione si ribalta nel confronto tra le classi più anziane. I dati Istat evidenziano come il 35% degli operatori abbiano oltre 65 anni contro il 21% relativo ai dati Camerali.
In sintesi, l’impiego dei dati Camerali restituisce un panorama del settore primario meno grave dal punto di vista del fenomeno della senilizzazione degli operatori mostrando, rispetto ai dati Istat, un aumento del peso delle classi di età fino ai 54 anni, una sostanziale equivalenza delle classi di età tra i 50 e 60 anni e una minore presenza di agricoltori anziani (oltre i 60 anni) confermando, tuttavia, il preoccupante peso di operatori con età superiore a 65 anni (21% contro i 35% Istat). Questi ultimi dovrebbero, presumibilmente, abbandonare l’attività primaria nel prossimo periodo di programmazione.

Figura 3 - Confronto per classi di età tra dati Movimpresa (2011) e Istat (2010)

Fonte: dati C.c.i.a.a. Nord Sardegna e Istat

L’applicazione della Misura 112 nella regione Sardegna

Gli interventi per favorire il primo insediamento di giovani imprenditori in agricoltura rivestono un ruolo strategico nel quadro della Politica Comunitaria di Sviluppo Rurale promossa dalla Regione Sardegna. L’azione regionale è interamente concentrata nella Misura di primo insediamento già presente come Misura 4.21 del Por nel periodo di programmazione 2000-2006 e riproposta come Misura 112 nel Psr 2007-2013.
Più nel dettaglio, durante il periodo 2000-2006 attraverso il Por Misura 4.21 sono stati investiti 84.325 milioni di euro per garantire il primo insediamento a 3.373 giovani agricoltori.
Nel periodo 2007/2013, la regione Sardegna ha promosso due bandi della Misura 112 senza prevedere alcuna realizzazione del cosiddetto “pacchetto giovani” cioè l’insieme di interventi oltre la Misura 112 che garantiscano ai giovani insediati una sorta di priorità per un largo spettro di strumenti che vanno dalla consulenza alla realizzazione di investimenti.
Complessivamente tra i due bandi le risorse pubbliche totali assegnate alla Misura 112 ammontano a 52.500.000€ a cui corrispondono 1.500 beneficiari. Al 31/12/2013 non tutte le risorse programmate per la Misura risultavano effettivamente impegnate registrando comunque una capacità di spesa di oltre l’80%.
Nel dicembre del 2012 la Regione Sardegna dedica un approfondimento valutativo all’applicazione della Misura 112 restituendo un quadro dettagliato in merito alle criticità riscontrate nella fase istruttoria e una precisa descrizione delle caratteristiche dei beneficiari e delle loro aziende.
L’indagine ha coinvolto 1086 giovani del primo bando e non restituisce quindi un quadro completo dell’universo dei beneficiari complessivamente coinvolti dalla Misura 112 rappresentando comunque un campione sufficientemente ampio per arrivare ad alcune prime significative considerazioni.
Lo studio rivela che l’età media dei beneficiari è pari a 28,2 anni al momento della presentazione della domanda. Un’età decisamente lontana rispetto al limite massimo ammesso pari a 40 anni. Circa il 35% degli imprenditori ha un età compresa tra 18 e 24 anni mentre poco oltre il 60% dei giovani imprenditori è sotto i 30 anni. Il 31% dei beneficiari è rappresentato da donne. Si tratta di una percentuale decisamente superiore rispetto al dato regionale che registra una quota di capi azienda di sesso femminile pari a poco oltre il 23%.
Il livello di professionalità dei beneficiari al momento della domanda è estremamente diversificato. Il 20,7% dei beneficiari dispone di un diploma superiore in materia agraria. Solo poco più del 6% detiene il titolo di laurea in agraria o veterinaria. Decisamente importante appare l’esperienza acquisita direttamente attraverso lo svolgimento di attività lavorativa in campo agricolo (15%) mentre il possesso di attestati di frequenza di corsi di formazione professionale è un requisito di minore importanza (5%). Poco più del 50% dei beneficiari non dispone di alcun requisito di professionalità. Tuttavia questo dato è da prendere con cautela. Infatti, è possibile che all’interno di questa ampia fetta di beneficiari ci sia un buona percentuale di giovani con titolo di laurea o diploma con un indirizzo diverso rispetto a quello riconosciuto dal bando per il soddisfacimento del requisito di professionalità.
L’indagine permette anche di avere una chiara idea sulla localizzazione dei giovani beneficiari e delle loro aziende. La provincia maggiormente interessata è quella di Nuoro (31%), seguita da Sassari (22%), Oristano (17%) e Cagliari (11%). In linea generale l’80% dei beneficiari si insedia in un’azienda localizzata nel suo comune di residenza. I comuni maggiormente interessati sono quelli identificati nel Psr come comuni con problemi complessivi di sviluppo ai quali è stata riconosciuta una forte premialità. Nonostante l’84% delle domande si sia concentrata in tali territori l’analisi evidenzia come la Misura abbia interessato la quasi totalità del territorio regionale con beneficiari distribuiti in 320 comuni su 377 totali. In alcuni comuni, inoltre, gli interventi di insediamento hanno avuto un peso tale da interessare fino al 10% della Sau comunale.
Le modalità di insediamento rivelano che più dei tre quarti dei beneficiari scelgono insediamenti individuali mentre le società di persone rappresentano una modalità residuale. Rarissime sono le società in nome collettivo e in accomandita semplice.
Decisamente interessanti sono gli aspetti legati al titolo di possesso dei terreni oggetto di insediamento. L’ultimo censimento dell’agricoltura ribadiva come il titolo di possesso dei terreni prevalente sia ancora la proprietà esclusiva per oltre il 40% delle aziende. Per contro, l’analisi evidenzia come solo il 4,7% delle aziende condotte dai beneficiari sono di proprietà. Decisamente più diffuse sono le forme di conduzione alternative come l’affitto (67%) e le altre forme come il comodato (28,2%).
L’approfondimento valutativo permette inoltre di capire finalmente le caratteristiche strutturale delle aziende e a quali produzioni i giovani agricoltori aderiscono.

Tabella 3 - Superfici delle aziende beneficiarie

Fonte: Approfondimento Valutativo Ras, Istat, nostre rielaborazioni

La superficie media aziendale è pari a 38 ettari, ben maggiore rispetto ai 24 ettari della media regionale. L’utilizzazione delle superfici appare comunque in linea con i valori medi regionali evidenziando come i giovani beneficiari abbiano scelto, in linea di massima, di proseguire gli indirizzi produttivi dominanti della gran parte delle aree agricole della Sardegna.
Infatti, oltre la metà della superficie è destinata a prati e pascoli. Le colture annuali a maggior valore aggiunto e l’arboricoltura da frutta rappresentano destinazioni marginali.
Un impiego della superficie cosi fortemente orientato alla produzione di foraggio e pascolo spiega il forte orientamento zootecnico delle aziende beneficiarie.

Tabella 4 - Consistenza zootecnica delle aziende beneficiarie

Fonte: Approfondimento Valutativo Ras

Infatti, l’82% dei beneficiari è coinvolto in attività zootecniche con una larghissima prevalenza dell’allevamento ovi caprino in linea con il peso del comparto a livello regionale. La prevalenza delle aziende zootecniche tra i beneficiari della Misura si spiega solo in parte con il peso che tale comparto ha nella produzione vendibile regionale. I criteri di selezione impiegati nel bando hanno sicuramente premiato le aziende di maggiori dimensione economica e a maggior impiego di manodopera privilegiando cosi le aziende zootecniche notoriamente di maggiore dimensione fisica ed economica e ad alto impiego di manodopera.
Le aziende zootecniche specializzate in ovini rappresentano più del 50% delle domande e quasi il 60% della superficie complessiva oggetto di insediamento a cui si aggiungono ulteriori 11% di domande e 15% di superficie se si considerano anche gli allevamenti bovini specializzati o misti.
Le aziende specializzate in seminativi soprattutto in orti in pieno campo e colture combinate che ammontano in totale a oltre il 12% delle domande e una superficie del 3%.
La dimensione economica delle aziende, espressa in termini di produzione standard, registra un valore medio di 75 mila euro pari a più del doppio rispetto allo stesso valore calcolato a livello regionale. Inutile dire che a questo risultato contribuiscono in modo determinante le aziende zootecniche anche se a parità di ordinamento tecnico ed economico, le aziende beneficiarie rimangono complessivamente più grandi della media regionale confermando come i requisiti di ammissione abbiano selezionato le aziende di maggiori dimensione e sottolineando il carattere di impresa delle aziende agricole condotte da giovani.

Limiti dell’intervento e conclusioni

Un primo bilancio dell’attuazione della Misura di primo insediamento evidenzia buoni risultati in termini di realizzazione fisica espressa in numero di insediati e avanzamento finanziario.
Tuttavia, la valutazione degli effetti complessivi in termini di inversione del processo di senilizzazione e consolidamento delle imprese dei giovani richiede maggiore prudenza.
Nonostante la Misura di primo insediamento sia stata garantita nei due cicli di programmazione 2000-2006 e 2007-2013 l’incidenza degli imprenditori agricoli con meno di 40 anni rimane bassa a livello regionale. La dimensione del fenomeno di senilizzazione del settore primario assume una diversa entità in funzione dei dati che vengono presi in considerazione. L’impiego dei dati Istat tende a fornire una sovrastima del fenomeno rispetto a quanto evidenziato dall’impiego dei dati Camerali.
Ad ogni modo, appare evidente la necessità di sviluppare interventi in grado non solo di facilitare l’ingresso nel settore primario ma anche garantire la solidità del progetto nel tempo. Per molti giovani il premio da solo continua infatti a non essere sufficiente nel promuovere un efficace turn over. Carbone e Subioli (2011) e Carbone e Corsi (2013) sottolineano come nella pratica, almeno in Italia, il premio di insediamento sia da considerare di dimensioni insufficienti a superare le barriere di ingresso rappresentate dall’investimento in capitale agrario e soprattutto dall’acquisto della terra in considerazione della rigidità del mercato fondiario e della scarsa diffusione dell’affitto. Il premio si traduce spesso in un incentivo al subentro in azienda di un figlio che sostituisce un padre. Il risultato è comunque positivo per il carattere di innovazione, maggiore dimensione temporale e più alto livello di istruzione che il giovane garantisce ma, tuttavia, occorrerebbe distinguerlo nettamente da un nuovo insediamento indispensabile non solo per il ricambio generazionale ma per il più complesso miglioramento della struttura demografica del settore. Sarebbe sicuramente più efficace inserire la Misura all’interno del cosi detto “pacchetto giovani” consentendo di combinare il premio di primo insediamento con altre Misure come quelle riferite agli investimenti e alla consulenza facilitando la realizzazione del piano di sviluppo aziendale. In termini più generali, appare ormai chiaro come l’obiettivo di favorire nuovi insediamenti non possa essere separato dagli indirizzi generali di politica agraria e dalla predisposizione di attive politiche di sostegno all’imprenditoria giovanile non più disorganiche, ad hoc, locali o al più regionali (Cersosimo, 2012). L’inversione del pericoloso processo di senilizzazione del settore primario non può essere efficacemente affrontato con le sole politiche specificatamente rivolte ai giovani ma con politiche più ampie che prevedano interventi tesi da una parte a favorire l’accesso ai capitali e alla terra (Tarangioli, 2014), soprattutto per i giovani non appartenenti a famiglie agricole, e dall’altra creare le condizioni necessarie per garantire una adeguata remunerazione alle attività agricole almeno paragonabile a quanto ottenibile in altri settori (Carbone e Subioli, 2011).

Riferimenti bibliografici

  • Cagliero R., Novelli S. (2012), Giovani e senilizzazione nel Censimento dell’agricoltura. Agriregionieuropa, Anno 8, Numero 31. Dicembre 2012

  • Carbone A., Corsi A. (2013), I giovani imprenditori agricoli in Italia: una veloce panoramica. Agriregionieuropa. Anno 9 n. 35, Dic. 2013

  • Carbone A., Subioli G. (2011), The Generation Turnover in Agriculture: The ageing Dynamics and the EU Support Policies to Young Farmers, in Henke R., Severini S. e Sorrentino A. (a cura) The Cap After The Fischler Reform: National Implementations, Impact Assessment And The Agenda For Future Reforms, Ashgate, Farnham, 2011

  • Cersosimo, D. (2012), I giovani agricoltori tra famiglia e innovazioni aziendali. Agriregionieuropa. Anno 8 n. 31, Dic. 2012

  • Cersosimo, D. (2013), I Giovani Agricoltori Italiani Oggi. Consistenza, Evoluzione, Politiche. A cura di Domenico Cersosimo. Gruppo 2013. Quaderni. Edizioni Tellus. Roma, 2013

  • Inea (2013), I giovani e il ricambio generazionale nell’agricoltura italiana. Quaderno, Inea, Roma, 2013

  • Pulina P. (2013), La Disciplina della Terra in Il 6° Censimento Generale dell’Agricoltura in Sardegna. Caratteristiche strutturali delle aziende agricole regionali. A cura della Regione Autonoma della Sardegna. Cap. 2. Cagliari, 2013

  • Ras (2012), Criticità strategichee attuative della Misura per l’insediamento dei giovani agricoltori (Misura 112). Rapporto Valutativo realizzato da Isri, Dicembre 2012

  • Sotte F., Carbone A., Corsi A. (2005), Giovani e imprese in agricoltura. Cosa ci dicono le statistiche? Agriregionieuropa n.2 anno 1

  • Tarangioli S., (2014). Il ricambio generazionale e la crisi di mezza età. Pianeta Psr numero 29, Febbraio 2014

  • 1. Movimprese è la banca dati Infocamere-Unioncamere.
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