Editoriale n.39

Editoriale n.39

Il 2015 sarà l’anno dell’Expo. Lo slogan “Nutrire il pianeta. Energia per la vita ci chiama direttamente in causa. Agriregionieuropa dedicherà “Il Tema” dei suoi prossimi quattro numeri alle questioni centrali di Expo 2015. Cominciamo con questo n. 39 sulla qualità alimentare, coordinato da Francesco Pecci. Seguiranno il n. 40 a marzo 2015 sulla sicurezza alimentare, il n. 41 a giugno 2015 sul ruolo dell’agricoltura nella sostenibilità ambientale e di fronte al cambiamento climatico e il n. 42 a settembre 2015 sull’innovazione e il trasferimento della conoscenza in agricoltura.
L’Expo2015 è una vetrina straordinaria, ma c’è anche il pericolo che si affermi un’immagine distorta dell’agricoltura. Tre sono i rischi.
Il primo, che prevalga un’immagine indifferenziata dell’agricoltura. Alla quale contribuiscono le politiche stesse quando, come con i pagamenti diretti, mirano in prospettiva ad una distribuzione del sostegno uguale e indistinto a tutte le latitudini dell’UE. È invece evidente che non più di agricoltura, ma di tante agricolture dovremmo parlare. Questa visione appiattita si alimenta anche della nostra ignoranza. L’agricoltura in questi anni è profondamente cambiata in Italia, in Europa e nel mondo. E cambierà ancora di fronte alle rivoluzioni tecnologiche, demografiche ed economiche alle quali assistiamo. Comprendere questa diversità è una sfida alla quale la ricerca deve risposte e la politica non può non prenderne atto.
Il secondo rischio, è che si affermi una visione nostalgica dell’agricoltura. Prendo per tutti il termine contadinizzazione, così spesso usato per evocare un richiamo (o un desiderio di ritorno) alla tradizione e alla naturalità. Partiamo dall’etimologia: contadino viene da conte, come contea e contado, e rievoca il dominio storico del proprietario della terra sugli uomini e le donne che la lavorano. Contadini, nel senso etimologico del termine, purtroppo ce ne sono ancora tanti nel terzo mondo. Sono anche portatori di valori, ma vivono e lavorano in condizioni economiche e sociali da superare. Meglio parlare da noi di agricoltori. Termine che si coniuga con tanti attributi. Avremo agricoltori imprenditori, della domenica, autoconsumatori, piccoli, giovani, part-time, ecc. Salviamo i valori dei contadini, ma non dimentichiamo la loro sofferenza.
Il terzo rischio è l’isolamento dell’agricoltura. È frutto di un approccio settoriale di contrapposizione nei confronti degli altri settori e della storica separatezza anche fisica tra un rurale esclusivamente agricolo e tutto il resto spiccatamente urbano. Le organizzazioni agricole hanno fatto leva in passato su questa separatezza, catalizzando l’enorme peso elettorale delle campagne. La Pac, in fin dei conti, è figlia di questa spinta. Quel peso è da tempo svanito. Oggi la forza dell’agricoltura non sta più nel numero di agricoltori, ma nei legami sistemici tra agricoltura, agro-alimentare, sviluppo rurale, ambiente, territorio, paesaggio, alimentazione, cultura, salute. Nella convergenza di interessi, e quindi nell’alleanza, degli agricoltori con i cittadini e i consumatori.
Questo numero di Agriregionieuropa si apre con un editoriale di Giovanni Anania, il nuovo presidente dell’Associazione Europea degli Economisti Agrari (Eaae). Un grazie a Giovanni per le belle parole che riserva ad Agriregionieuropa.

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