L’insediamento dei giovani agricoltori in Piemonte nel periodo 2007-2013

L’insediamento dei giovani agricoltori in Piemonte nel periodo 2007-2013
a Università di Torino, Dipartimento di Scienze Agrarie Forestali e Alimentari (Disafa)
b Provincia di Torino, Servizio agricoltura

Introduzione

Fin dagli inizi della Politica agricola comune (Pac), l’Europa ha cercato di favorire il ricambio generazionale incentivando la presenza di giovani in ambito agricolo. Infatti da sempre la senilizzazione e il mancato turn over sono problemi che affliggono il mondo agricolo. In particolare il Programma di sviluppo rurale (Psr) 2007/2013 ha previsto una specifica azione volta a incrementare la presenza dei giovani, denominata Misura 112, tesa a favorire l’insediamento e l’adeguamento strutturale delle aziende. Tale misura si rivolgeva a imprenditori al sotto dei quarant’anni, sia che decidessero di avviare una nuova azienda, sia che subentrassero a imprese già esistenti.
Numerosi studi hanno analizzato gli effetti di questo intervento, mettendone in luce gli aspetti positivi e le criticità (Carbone, 2005; Carbone e Corsi, 2013; Inea, 2013). Il nostro lavoro si inserisce in questo filone di analisi ed è stato realizzato utilizzando i dati contenuti nelle domande di aiuto presentate in territorio piemontese nell’intero periodo di validità del Psr 2007/2013, e in particolare le informazioni contenute nel Sistema informativo agricolo piemontese1 (Siap).
Gli obiettivi sono, da un lato, la descrizione delle caratteristiche dei richiedenti e degli interventi realizzati, e, dall’altro, la valutazione del grado di successo della misura.
E’ stato poi condotto un approfondimento attraverso un’indagine diretta su un campione di giovani insediati nella fascia montana del torinese al fine di studiare il grado di soddisfazione degli interessati e di valutare le problematiche da questi evidenziate, per far emergere spunti di riflessione difficilmente ottenibili attraverso il solo studio dei dati.
Infine, grazie ai dati disponibili, si sono anche presi in considerazione coloro che si sono insediati senza utilizzare la misura, pur ricadendo nella categoria degli aventi diritto. Infatti, a fronte di 2.300 giovani che hanno presentato la domanda di aiuto nel periodo novembre 2007 - febbraio 2012, ve ne sono ben 2.500 che hanno assunto la titolarità di un’azienda piemontese senza aderire alla misura; era pertanto interessante comprendere le ragioni del fenomeno, indagando su quanto l’aiuto abbia influenzato il ricambio generazionale negli ultimi 7 anni e ipotizzando le possibili motivazioni che hanno spinto i giovani a insediarsi senza usufruirne.

Quadro economico della misura 112

Secondo la Rete europea per lo sviluppo rurale (Resr), per i 27 Stati membri che nel 2007 facevano parte dell'Unione Europea, sono stati stanziati 4,92 miliardi di euro per sostenere l’insediamento dei giovani agricoltori, di cui 2,8 miliardi a carico del bilancio comunitario. I Paesi membri che hanno maggiormente usufruito dei fondi destinati a tale misura sono stati Francia (1,6 miliardi di euro), Italia (741 milioni di euro) e Spagna (609 milioni di euro).
In Italia, secondo quanto riportato dal Piano Strategico Nazionale per lo Sviluppo Rurale, si attendevano 22.785 nuovi insediati per un volume totale di investimenti di 801,41 milioni di euro. In Piemonte la dotazione finanziaria della misura 112 del Psr 2007/2013 è stata di 63,8 milioni di euro (pari al 5,4% della spesa pubblica totale del Psr) e gli agricoltori che potevano beneficiare di tale aiuto erano stimati in 1.800. Il peso percentuale è solo apparentemente modesto, dato che la 112 si colloca fra le misure con maggiori dotazioni finanziarie, venendo subito dopo quelle agroambientali, la 121 sull’ammodernamento delle imprese agricole e la 123 sull’accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agroforestali.
Ciò conferma l’importanza che è stata attribuita a questo aiuto nella nostra regione.

I giovani piemontesi insediati in agricoltura

Tra novembre 2007 e febbraio 2012, periodo valido per la presentazione delle domande di aiuto per la misura 112, hanno presentato un’istanza 2.304 giovani; di questi, 1.651 sono stati ammessi a usufruire dell’aiuto e costituiscono la base per la prima nostra analisi, relativa alle caratteristiche socio-economiche e demografiche. Il 71% degli ammessi è di genere maschile, rappresentando le donne poco più di un terzo (Nuval Piemonte, 2010). Il processo di ringiovanimento dell’agricoltura piemontese, dunque, avviene principalmente grazie a giovani uomini, come verificato anche a livello nazionale da Sotte et al. (2005).
L’età media degli ammessi è di 29 anni e hanno a disposizione una superficie di circa 25 ettari, dedicata prevalentemente alle coltivazioni permanenti - in particolare vite e fruttiferi - ai seminativi e all’allevamento di bovini da latte o carne, ovini e caprini. I principali Orientamenti tecnico economici (Ote) delle aziende studiate sono di tipo “specializzato”, fattore che costituisce un elemento positivo. Infatti, come rilevato anche da Perosino e Cora (2012), le aziende specializzate presentano una maggiore efficienza produttiva a parità di altre condizioni. Per contro, l’elevata specializzazione rende le imprese particolarmente esposte ai rischi di mercato e di andamenti stagionali avversi. Come evidenziato da alcuni Autori (Sotte et al., 2005; Carbone e Corsi, 2013), le nuove generazioni non rifiutano la complessità e sono propense a cimentarsi negli Ote più impegnativi e intensivi per lavoro. Questi agricoltori puntano infatti a specializzarsi in Ote in grado di valorizzare la qualità delle produzioni e difendersi così dalle fluttuazioni di mercato.
In merito alla tipologia di insediamento, prevale il subentro nell’ambito dell’azienda di famiglia per il 64% del totale: pertanto poco più di un terzo avvia nuove aziende (Tabella 1), al pari di quanto avvenuto a livello nazionale e in contrasto con l’obiettivo principale della misura di portare nuovi imprenditori giovani nel comparto. Infatti, il ricambio generazionale è avvenuto, in maniera prevalente, attraverso la successione all’interno della famiglia, con la generazione successiva che prende in mano le redini di un’azienda già esistente.

Tabella 1 - Giovani ammessi alla misura 112 per genere e tipologia di insediamento

Fonte: nostre elaborazioni dati Siap

E’ interessante notare inoltre come le donne presentino una maggiore propensione imprenditoriale dato che quasi la metà (46,7%) costituisce una nuova azienda, contro il 31,3% appena degli uomini. La verifica statistica della distribuzione ha confermato che tali differenze sono altamente significative (χ2=35,1; g.d.l.=1).
Approfondendo l’analisi si è riscontrato come il subentro prevalga in pianura, mentre la montagna si caratterizzi per una maggiore incidenza di aziende costituite ex novo, probabilmente grazie ai costi più contenuti del capitale fondiario che rendono più accessibile il nuovo investimento.
Nel periodo interessato dalla misura 112, in Piemonte sono nate 2.503 imprese condotte da giovani imprenditori che, pur avendo un’età inferiore ai 40 anni, non hanno presentato domanda per accedere alla misura. La dimensione di questo fenomeno meriterebbe approfondimenti specifici, considerato che sono più numerosi i nuovi insediati senza premio di quelli che lo hanno richiesto.
Le motivazioni che possono aver spinto questi soggetti a non presentare la domanda di aiuto sono numerose e articolate: il mancato raggiungimento della dimensione minima aziendale richiesta, l’iter burocratico troppo complesso, l’anticipazione del denaro necessario per gli investimenti, il ridotto importo del sostegno, il vincolo di rimanere a capo dell’azienda per almeno cinque anni e, infine la non conoscenza della misura sono alcune delle cause più probabili.

L’indagine diretta

Con l’indagine diretta si è scelto di approfondire le analisi sul territorio montano della provincia di Torino, in relazione al fatto che in montagna prevalgono le nuove imprese, rispetto ai subentri. Si è così individuato un campione di 30 aziende tra quelle che avevano portato a buon fine l’insediamento e avevano ricevuto l’intero importo dell’aiuto.
In particolare, si è seguito un disegno di campionamento stratificato: la popolazione, costituita da 80 giovani, è stata suddivisa in strati, sulla base del genere, dell’orientamento tecnico-economico e della tipologia di insediamento. All’interno di ogni strato sono state estratte in maniera casuale le unità campionarie da indagare, in numero proporzionale alla dimensione della popolazione (Tabella 2).

Tabella 2 - Schema di campionamento (n° di interviste realizzate)

L’indagine è stata svolta attraverso interviste dirette in azienda, previo contatto telefonico in cui si fornivano dettagli sugli obiettivi del lavoro, sulle possibili ricadute e garanzie in merito alla riservatezza delle risposte. Solo in 9 casi su 30 non è stato possibile raccogliere i dati di persona e si è rimediato attraverso un’intervista telefonica o attraverso l’invio del questionario per posta elettronica.
Il questionario è un’intervista semistrutturata (Marvulli, 2008) con 16 domande principali in gran parte aperte, che sono state successivamente codificate, al fine di acquisire informazioni di tipo motivazionale, economico e raccogliere il parere degli interlocutori in merito alle criticità e alle possibili soluzioni.
Analizzando le risposte si osserva che, come anticipato, il peso dei nuovi insediamenti è più elevato rispetto alla media regionale (57% contro il 36% regionale). Oltre la metà è venuta a conoscenza della misura tramite le associazioni di categoria, mentre un terzo circa ha dichiarato di conoscere da tempo questo strumento, poiché già intenzionato ad aderirvi. Si conferma pertanto come le associazioni di categoria rappresentino un importante veicolo di divulgazione delle misure del Psr, considerando inoltre che, la quasi totalità dei giovani ha presentato domanda proprio tramite un’associazione. Stupisce invece il fatto che ben l’87% degli intervistati non fosse a conoscenza di altre iniziative legate all’insediamento: infatti solo 4 agricoltori conoscevano quelle promosse dall’Istituto di servizi per il mercato agroalimentare (Ismea) e dall’organismo per la “Promozione per l'imprenditorialità giovanile in agricoltura” (ex Oiga). Questo gap informativo, già segnalato dallo studio della Rete rurale nazionale (2011), conferma la scarsa conoscenza da parte dei giovani imprenditori delle agevolazioni loro destinate, forse in parte legata alle difficoltà burocratiche.
La maggioranza dei giovani intervistati si è insediata in agricoltura “per passione” risposta data da più del 70% di coloro che hanno costituito una nuova azienda e dal 43% dei subentrati. Fra questi ultimi è frequente inoltre la scelta di dare continuità all’impresa familiare, in aggiunta alle difficoltà contingenti a trovare un lavoro extra-agricolo. In particolare sono le donne a giudicare favorevolmente l’attività agricola, in quanto in grado di costituire una fonte di sostentamento che coniuga adeguatamente vita familiare e lavorativa, in un ambiente salubre.
Fra le problematiche più segnalate, emerge la complessità delle pratiche burocratiche, sia per l’accesso alla misura, sia per le autorizzazioni comunali necessarie, e infine per l’accesso al credito. Ciò conferma quanto riscontrato da un recente studio dell’Inea (2013), nel quale l’accesso al credito è individuato quale uno dei principali freni all’investimento e all’insediamento dei giovani. A seguire si colloca la scarsa disponibilità di terreni per l’attività agricola, sia in proprietà che in uso, segnalata da un terzo di coloro che avviano un’attività ex novo. Infatti, oltre la metà dei nuovi insediati non possedeva né terreni né strutture e l’altra metà aveva solo terreni ricevuti in eredità.

Figura 1 - Distribuzione delle risposte per classe di investimento

Fonte: nostre elaborazioni

L’investimento medio effettuato per l’insediamento supera i 120.000 euro e si distribuisce come riportato in figura 1, dove si evidenzia come circa il 60% abbia investito meno di 100.000 euro (hanno risposto a questa domanda solo 22 intervistati su 30). A fronte di tali costi, l’aiuto medio erogato con la misura è stato di soli 28.000 euro. Infatti, il 10% degli intervistati dichiara che l’aiuto fornito dalla misura è stato in grado di coprire una minima parte degli investimenti (meno del 5%): si tratta soprattutto dei soggetti che hanno avviato una nuova azienda. In effetti, la misura 112 contribuisce in maniera variabile, ma generalmente insufficiente, nel supportare proprio i nuovi insediamenti; occorre ancora ricordare come i massimali di 40.000 euro non siano stati raggiunti da alcun richiedente. Non stupisce pertanto che il 20% dei giovani si ritenga poco o per niente soddisfatto della misura.
D’altro canto, la maggioranza degli intervistati si dichiara soddisfatta dell’intervento, ma si segnala che l’80% si sarebbe comunque insediato, anche senza l’utilizzo dell’aiuto comunitario, magari con minori investimenti iniziali. Emerge dunque un aspetto di debolezza della misura soprattutto per quanto riguarda la capacità di stimolare nuovi insediamenti.
Per superare questi limiti economici, alcuni richiedenti sfruttano la possibilità di presentare domande su più misure, cosa che però può portare a scelte non sempre adeguate alle loro reali necessità e che richiederebbe un maggior affiancamento da parte di servizi di consulenza in grado di aiutare i nuovi imprenditori nelle scelte di gestione, aspetto che è emerso anche dall’indagine.
Tra le problematiche amministrative segnalate, soprattutto dai nuovi insediati, vi è quella del mancato anticipo del contributo. In effetti, il tempo tra l’ammissione al finanziamento e la sua liquidazione, in alcuni casi supera i quattro anni, in particolare quando sono presenti più misure. Quindi il giovane, dopo l’ammissione alla misura, realizza l’insediamento a proprie spese, eventualmente ricorrendo al credito, e solo una volta insediato e alla completa realizzazione degli adempimenti previsti dal piano aziendale, può richiedere l’erogazione dell’aiuto. Inoltre, la pratica è avviata al pagamento solo dopo il collaudo, fase in cui il tecnico incaricato della Provincia competente verifica l’effettuazione degli investimenti.
Va segnalato inoltre che la concessione dell’aiuto non costituisce una garanzia per gli istituti di credito e, in molti casi, gli intervistati hanno potuto insediarsi solo grazie al supporto famigliare. Emerge pertanto la necessità di avere da parte dell’ente pubblico forme di garanzia riconosciute dagli istituti di credito.
Sempre nell’ambito delle criticità, è stato segnalato il fatto che esiste un’unica graduatoria, per le due tipologie di insediamento, mentre, come è ovvio, le esigenze di chi avvia una nuova azienda sono molto differenti da quelle di chi subentra e, tendenzialmente, colui che ha intenzione di costituire un’azienda ex novo necessita di maggiori aiuti. Tuttavia, gli importi liquidati in Piemonte non mostrano differenze tra i subentri e i nuovi insediamenti. Come rilevato anche da altri autori (Carbone, 2005; Carbone e Corsi 2013) l’aiuto per i giovani che avviano un’azienda ex novo non rappresenta in alcun modo un incentivo di per sé sufficiente a entrare nel settore.
Alcuni intervistati evidenziano che non esiste una differenziazione dei premi in relazione alla zona altimetrica, mentre sono presenti fino a un massimo di 25 punti per insediamenti in zone con problemi complessivi di sviluppo o nelle aree rurali intermedie, ma ai soli fini del posizionamento in graduatoria.
Si segnala infine che l’accesso alla misura è limitato a coloro potenzialmente in grado di diventare imprenditori agricoli professionali, escludendo con ciò tutti coloro che svolgono attività agricola in maniera part-time o hobbistica, situazione abbastanza diffusa, soprattutto nelle aree marginali. A nostro parere questo vincolo, da un lato più che comprensibile, ha un impatto negativo in situazioni contraddistinte da particolare fragilità e che avrebbero invece maggior bisogno di sostegno. Già nel 2008 la risoluzione sul futuro dei giovani agricoltori nel quadro dell’attuale riforma della Pac, approvata dal Parlamento Europeo, indicava la necessità di estendere l’erogazione a giovani agricoltori che, pur essendo già insediati in aziende agricole, potevano trovarsi a condurre unità di dimensioni economicamente insufficienti o sub-ottimali e che, tuttavia, grazie all’aiuto, avrebbero potuto ridurre l’inefficienza e la precarietà dell’impresa (Carbone, 2008).

Considerazioni conclusive

La misura 112 del Psr ha rappresentato un’opportunità per i giovani intenzionati a insediarsi in agricoltura ma, secondo quanto emerso dall’indagine, confermando i risultati di numerosi studi precedenti, la sua applicazione di per sé appare marginale e non direttamente responsabile del ricambio generazionale. Solo il 20% degli intervistati dichiara di essersi insediato unicamente grazie a tale misura. Per gli altri si può ritenere che essa abbia accelerato il ricambio generazionale, che tuttavia si sarebbe compiuto ugualmente.
L’indagine diretta ha evidenziato un altro aspetto cruciale: gli intervistati hanno ricevuto un aiuto medio di circa 28.000 euro a fronte di investimenti medi per l’insediamento superiori ai 120.000. Gli importi investiti presentano valori eterogenei ma, esaminandone l’ammontare, si evince come la misura 112 sia stata in grado di coprire solo il 20% delle spese complessivamente sostenute rendendola, di fatto, poco attrattiva.
Occorre, tuttavia, far presente che i beneficiari, oltre alla misura 112 potevano aderire alla misura 121 che finanzia la realizzazione di opere fondiarie e l’acquisto di macchinari e alla misura 311 che finanzia interventi di sviluppo per la diversificazione dell’attività agricola. In questo modo i richiedenti avevano la possibilità di usufruire di un “pacchetto giovani” che ha garantito un’opportunità più sostanziosa rispetto alla singola misura. Probabilmente l’intervento combinato di queste tre misure ha sortito un effetto maggiore rispetto a quello della sola misura 112, anche se non abbiamo conferme dirette.
Dal punto di vista qualitativo, a fronte di una prevalenza regionale dei subentri rispetto ai nuovi insediamenti, si è constatato come in montagna questa seconda tipologia sia più frequente, rendendo almeno in questi territori la misura più efficace. Si è inoltre riscontrata la maggiore dinamicità delle imprenditrici che mostrano infatti una propensione superiore alla costituzione di nuove imprese.
Tenuto conto del fatto che nello stesso periodo indagato sono sorte ben 2.500 nuove imprese agricole condotte da giovani insediati senza usufruire dell’aiuto, sarebbe interessante realizzare un’indagine analoga, loro rivolta, per individuare le cause della mancata adesione alla misura. In prima battuta si può ipotizzare che esse siano legate alle difficoltà burocratiche denunciate dalla maggior parte degli aderenti e anche al ridotto ammontare del finanziamento.
Al fine di rendere più attrattiva la misura 112 sono emerse alcune proposte di modifica, espresse in parte dagli stessi intervistati: oltre ad aumentarne l’ammontare (cosa che potenzialmente contraddistingue già la nuova programmazione 2014-2020) e a velocizzarne la liquidazione, andrebbe snellito l’intero iter burocratico, differenziando ancora i premi in relazione al tipo di insediamento e di territorio. Un aspetto che ha funzionato e, nuovamente, è stato ripreso dalla nuova programmazione, è invece la possibilità di unire più misure in un’ottica di sviluppo integrato, per far sì che la misura 112 non rappresenti l'unico strumento a disposizione dei giovani. Si è dimostrato infatti come i soli interventi comunitari non siano sufficienti ad affrontare il problema dell’ingresso degli under 40 in agricoltura e, soprattutto, della loro permanenza. Sarebbe pertanto opportuno affiancare alle misure comunitarie una strategia ad hoc che aiuti maggiormente i giovani, migliorando l’accesso ai finanziamenti, fornendo loro maggiori informazioni, sia tecniche che economiche in modo da migliorare l’imprenditorialità anche in territori problematici, facilitando così anche l’acquisizione del capitale fondiario.

Riferimenti bibliografici

  • Carbone A. (2005), La misura per l’insediamento dei giovani in agricoltura: pubblici vizi e virtù private, Agriregionieuropa, n. 0

  • Carbone A. (2008), SOS del Parlamento europeo: senza turn-over generazionale l’agricoltura muore, Agriregionieuropa, n. 14

  • Carbone A., Corsi A. (2013), La riforma della Pac e i giovani, Agriregionieuropa, n. 35

  • Corsi A., Carbone A., Sotte F. (2005), Quali fattori influenzano il ricambio generazionale? Agriregionieuropa, n. 2

  • Inea (2013), I giovani e il ricambio generazionale nell’agricoltura italiana, Collana “Analisi e studi di politica agraria”, Inea, Roma

  • Marvulli R., (2008), Introduzione alle indagini di opinione, Franco Angeli, Milano

  • Nuval Piemonte (2010), Scheda di valutazione Misura 112, Insediamento giovani agricoltori. Nuval Piemonte, Torino

  • Perosino M., Cora L. (2012), 6° Censimento generale dell’agricoltura, Quaderni della Regione Piemonte – Collana Agricoltura, n. 78

  • Rete Rurale Nazionale 2007-2013 (2011), Le potenzialità del subentro in agricoltura su scala familiare in Italia. Rete Rurale Nazionale 2007-2013, Roma

  • Sotte F., Carbone A., Corsi A. (2005), Giovani e imprese in agricoltura. Cosa ci dicono le statistiche? Agriregionieuropa, n. 2

  • Tarangioli S., Trisorio A. (a cura) (2010), La misure per i giovani agricoltori nella politica di sviluppo rurale 2007-2013, Inea, Roma

  • 1. Il Siap è la banca dati che raccoglie informazioni anagrafiche e amministrative inerenti l’agricoltura e lo sviluppo rurale delle aziende agricole che si sono interfacciate con la Pubblica Amministrazione. L’utilizzo di questo strumento e la successiva elaborazione dei dati sono avvenuti grazie alla collaborazione della Regione Piemonte e del Consorzio per il sistema informativo (Csi – Piemonte). I dati riportati fotografano la situazione della misura 112 al 30 novembre 2013, data presa come riferimento per l’estrazione.
Tematiche: 
Rubrica: 
Non cliccare su questo link in quanto e accentata per gli spammers e verresti messo nelle blacklist