Quanto è "rurale" la Politica di sviluppo rurale?

Quanto è "rurale" la Politica di sviluppo rurale?

Introduzione

La Politica di Sviluppo Rurale, tramite il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr), supporta le regioni rurali dell’UE, promuovendone la ristrutturazione economica e migliorando la gestione sostenibile delle risorse naturali.
Rispetto agli obiettivi indicati, tuttavia, è lecito domandarsi in quale misura tale politica sia effettivamente destinata alle regioni più rurali dell’UE. Per rispondere a questo quesito, viene qui analizzata l’allocazione territoriale dei fondi Feasr effettivamente spesi nei singoli territori Nuts-3 della UE-27 (le province in Italia). Per “misurare” il grado di ruralità dei singoli territori, invece, si propone un Indicatore di perife-ruralità (Ipr) che combina insieme le caratteristiche socio-economiche della ruralità con alcuni aspetti di natura geografica. Tale indicatore, sintetico ma multidimensionale, fornisce dunque una nuova rappresentazione dello spazio rurale europeo, superando la tradizionale distinzione tra aree urbane e rurali (Oecd, 1994; Eurostat 2010).
Muovendo dai risultati ottenuti, si tenta qui di valutare il grado di ruralità che caratterizza il secondo pilastro della Pac, rimandando a Camaioni et al. (2013a; 2013b) per maggiori approfondimenti sullo studio condotto1.

Un approccio multidimensionale all’analisi della ruralità: dati e metodologia

Definire la ruralità Europea è un’operazione preliminare al tema oggetto del lavoro. A causa delle grandi difformità territoriali e della cronica carenza di informazioni statistiche, una definizione omogenea delle aree rurali ancora manca a livello comunitario (Bertolini e Montanari, 2009). Nonostante tali difficoltà, i contributi di Oecd (1994) ed Eurostat (2010) rappresentano, ad oggi, i principali tentativi di classificazione. Il criterio demografico (densità e presenza di città) è adottato per distinguere tre tipologie di regioni Nuts-3: (a) prevalentemente rurali; (b) intermedie; (c) prevalentemente urbane. Tale approccio sconta alcuni limiti principali: esso si basa su un unico criterio (quello demografico) che, oltre ad essere poco adatto a descrivere la ruralità post-industriale (Sotte et al., 2012), non consente neppure di superare compiutamente la dicotomia urbano-rurale.
Al contrario, gli approcci multidimensionali al tema della ruralità tentano di superare tali limiti, facendo ricorso ad un più vasto set di variabili (socio-demografiche, economiche, territoriali). Per una rassegna di questi studi, si rimanda a Copus et al. (2008). Il presente lavoro segue un approccio simile, integrando nell’analisi anche la dimensione geografica. In particolare, la ruralità europea è qui definita a partire da 24 variabili (Tabella 1), riconducibili a quattro aree tematiche: i) aspetti socio-demografici; ii) struttura dell’economia e peso dell’agricoltura; iii) uso del suolo; iv) geografia (con riferimento alla distanza geografica dalle principali aree metropolitane2 e al grado di accessibilità potenziale dei singoli territori3).
Le variabili sono state raccolte per i territori Nuts-3 della UE-27 (1.288 territori considerati). L’elevato livello di disaggregazione territoriale adottato costituisce un elemento innovativo del lavoro. Tale scelta, tuttavia, sconta alcuni limiti, come ad esempio un’elevata presenza di missing values (risolta utilizzando i dati disponibili al livello territoriale superiore) o l’eccessiva eterogeneità territoriale delle regioni così considerate.

Tabella 1 – Le variabili adottate per definire la ruralità


Fonte: ns. elaborazioni

A livello metodologico, le principali dimensioni della ruralità europea sono state individuate adottando un’analisi in componenti principali. Le componenti principali (CP) permettono di mantenere una larga parte dell’informazione statistica originaria4 pur riducendo le dimensioni del problema (Hotelling, 1933). La tecnica assegna ad ogni unità territoriale un punteggio standardizzato rispetto ad ogni singola CP. Partendo da tali punteggi, è stata calcolata una misura sintetica di ruralità: l’Indicatore di Perife-ruralità (Ipr). In primo luogo, un benchmark urbano (regione ideale, dalle caratteristiche fortemente metropolitane) è stato individuato nelle due aree urbane di Parigi e Londra (le uniche metropoli globali, nella classificazione Espon). Con riferimento a tutte le CP estratte, poi, è stata calcolata la distanza (euclidea) di ogni regione Nuts-3 dell’UE-27 rispetto a questo benchmark. L’Ipr così calcolato esprime dunque la distanza (non solo geografica ma anche socio-economica) rispetto a condizioni di piena urbanità. Tale indicatore è detto di perife-ruralità, poiché prende in considerazione anche dimensioni prettamente geografiche.

I risultati: lo spazio rurale europeo

L’analisi in componenti principali ha condotto all’estrazione di 5 CP, che spiegano, da sole, oltre i due terzi della varianza complessiva. L’interpretazione delle singole CP muove dall’analisi della matrice dei factor loadings (coefficienti di correlazione tra variabili iniziali e CP): CP1 (Centralità geo-economica) è definita da elementi geografici (accessibilità, urbanizzazione) ed economici (terziarizzazione dell’economia, Pil pro capite); CP2 (Contrazione/invecchiamento della popolazione) è definita da elementi demografici, riconducibili alla presenza di flussi migratori in uscita; CP3 (Industrializzazione nelle aree rurali) è definita dall’incidenza degli occupati nell’industria e dalla presenza di terreni destinati agli usi agricoli; CP4 (Uso del suolo) è definita rispetto alla prevalenza di terreni destinati ad usi agricoli in contrapposizione alle superfici boschive; CP5 (Dispersione urbana) è definita dalla presenza di declino urbano ed economico (industriale).
Rispetto alle CP così individuate, è stato calcolato l’Ipr (come distanza euclidea dal benchmark urbano). Per costruzione, maggiore è il punteggio conseguito, maggiore è il grado di perifericità/ruralità (Figura 1).

Figura 1 – L’Ipr nelle regioni della UE-27


Fonte: ns. elaborazioni

La distribuzione delle spese Feasr

Rispetto a questa nuova geografia della ruralità in Europa, l’analisi della distribuzione territoriale dei fondi destinati allo sviluppo rurale permette dunque di valutare quanto il secondo pilastro della Pac sia effettivamente “rurale”. A tal fine, sono stati raccolti i dati relativi alle spese Feasr per gli anni 2007-2009 (valori totali). Tali dati (forniti dalla Commissione europea a livello di singolo beneficiario in modo anonimo) sono stati poi aggregati al livello territoriale Nuts-3. Per ovviare alla grande eterogeneità che caratterizza le regioni Nuts-3, è stata calcolata l’intensità della spesa per unità di lavoro agricolo (€ spese Feasr / Ula)5. I dati sulle Ula sono di fonte Eurostat (Farm Structure Survey, anno 2007). Mentre studi precedenti (Shucksmith et al., 2005; Crescenzi et al., 2011) avevano analizzato la sola allocazione ex ante di tali fondi al livello Nuts-2, tale lavoro analizza la distribuzione dei pagamenti reali, ad un livello territoriale più disaggregato (Nuts-3). Se è vero che, ex ante, tale allocazione è decisa ad un livello territoriale più ampio (comunitario, nazionale, regionale), l’analisi della reale distribuzione di tali spese al livello Nuts-3 permette di cogliere l’effettiva capacità di spesa dei singoli territori.
La grande eterogeneità nelle spese Feasr tra regioni dell’UE emerge in figura 2: l’intensità della spesa in termini di Ula, infatti, appare contenuta nelle regioni dell’Europa Meridionale e Orientale (con alcune eccezioni), mentre risulta molto maggiore nei territori Alpini e in quelli dell’Europa Settentrionale.

Figura 2 – Spese Feasr (totale 2007-2009) per Ula


Fonte: ns. elaborazioni

Rispetto a tale allocazione territoriale, è possibile poi studiare la relazione tra intensità della spesa Feasr e grado di ruralità. In Tabella 2 si riporta l’intensità media della spesa Feasr per tipologie di regioni Eurostat6. Dalla semplice analisi dei valori medi, sembra essere confermato il maggiore sostegno finanziario destinato alle regioni rurali rispetto a quelle urbane. In realtà, analizzando i coefficienti di correlazione (Pearson) tra spese Feasr e alcuni indicatori di ruralità, tra i quali la densità e l’Ipr7, emergono risultanti contrastanti (Tabella 2): l’intensità del sostegno per unità di lavoro agricolo risulta, infatti, maggiore nelle aree più urbane del continente, mentre le regioni più periferiche e rurali del continente risultano penalizzate.

Tabella 2 – Spese Feasr (2007-2009) per tipologie Eurostat e coefficienti di correlazione di Pearson tra spesa Feasr e indicatori di ruralità (in parentesi: p-value)


*: statisticamente significativo al 5%
Fonte: ns. elaborazioni

Conclusioni

L’analisi dell’allocazione spaziale delle spese Feasr consente di valutare quanto una politica dichiaratamente “rurale” sia realmente dedicata ai territori rurali. Per rispondere in modo appropriato a questo quesito, le definizioni più convenzionali di ruralità sono state integrate, facendo ricorso ad approcci multidimensionali, in grado di interpretare la crescente eterogeneità di queste aree. A tal fine è stato introdotto l’Ipr, un indicatore composito di ruralità applicato alle regioni Nuts-3 della UE-27, che permette un’analisi più accurata del legame tra politiche a sostegno del rurale e grado di ruralità delle regioni stesse.
Muovendo da questa più complessa geografia della ruralità europea, l’analisi dell’allocazione spaziale delle spese Feasr mostra come il secondo pilastro Pac risulti meno rurale di quanto atteso. L’incidenza di tali fondi (in termini di lavoro agricolo) appare maggiore nelle regioni più centrali e urbanizzate del continente. In realtà, simili risultati non sono del tutto nuovi: a differenti scale territoriali (e con dati di origine diversa), precedenti lavori avevano già messo in dubbio l’esistenza di un legame positivo tra ruralità e spesa Feasr ricevuta (Shucksmith et al., 2005, Crescenzi et al., 2011). In realtà, quanto emerge dal presente lavoro è che il secondo pilastro della Pac non produce alcun effetto redistributivo all’interno dello spazio rurale europeo. Dunque, senza avanzare ulteriori ipotesi circa le principali forze che determinano una simile allocazione spaziale dei fondi (si veda Camaioni et al., 2013b), si confermano i dubbi circa gli effettivi obiettivi di questa politica. In particolare, dunque, si pone il problema, tutto politico, di come meglio mirare tale politica allo spazio rurale dell’UE.

Riferimenti bibliografici

  • Bertolini P. e Montanari M. (2009), Un approccio territoriale al tema della povertà in Europa: dimensione rurale e urbana. Economia & Lavoro 1: 25-52

  • Camaioni B., Esposti R., Lobianco A., Pagliacci F., Sotte F. (2013a), “How rural the EU Rdp is? An analysis through spatial funds al location”, paper presentato alla II Conferenza Aieaa “Between Crisis and Development: which Role for the Bio-Economy?, Parma (Italia) 6-7 giugno 2013

  • Camaioni B., Esposti R., Lobianco A., Pagliacci F., Sotte F. (2013b), “How does space affect the distribution of the EU Rdp is? An econometric assessment”, paper presentato alla II Conferenza Aieaa “Between Crisis and Development: which Role for the Bio-Economy?, Parma (Italia) 6-7 giugno 2013

  • Copus A.K., Psaltopoulos D., Skuras D., Terluin I. e Weingarten P. (2008), Approaches to Rural Typology in the European Union. Luxembourg: Office for Official Publications of the European Communities

  • Crescenzi R., De Filippis F. and Pierangeli F. (2011), In tandem for cohesion? Synergies and conflicts between regional and agricultural policies of the European Union. Leqs Paper No. 40/2011, London School of Economics, London

  • Eurostat (2010), A revised urban-rural typology. In Eurostat, Eurostat regional yearbook 2010. Luxembourg: Publications Office of the European Union

  • Hotelling H. (1933), Analysis of a complex of statistical variables into principal components. Journal of Educational Psychology 24:. 417-441

  • Oecd (1994), Creating Rural Indicators for Shaping Territorial Policy. Paris: Oecd Shucksmith, M., Thomson, K. e Roberts, D. (eds.) (2005), Cap and the Regions: Territorial Impact of Common Agricultural Policy, Wallingford: Cab International

  • Sotte F., Esposti R. e Giachini D. (2012), The evolution of rurality in the experience of the “Third Italy”. paper presented at the workshop European governance and the problems of peripheral countries (WWWforEurope Project), Vienna: Wifo, July 12-13

  • 1. Il presente lavoro è stato realizzato nell’ambito del progetto Welfare, Wealth and Work for Europe (WWWforEurope) – 7th Framework Programme, Grant Agreement 290647
  • 2. Il riferimento è alla Mega (Metropolitan Economic Growth Area) definite da Espon.
  • 3. L’idea alla base di tali indicatori è misurare la facilità (in termini di tempo) con cui la popolazione di una regione può raggiungere la popolazione residente nelle altre regioni europee (sulla base della dotazione infrastrutturale
  • 4. Le CP, ottenute come combinazione lineare delle variabili originarie, sono ordinate rispetto alla varianza spiegata
  • 5. In Camaioni et al. (2013a; 2013b) è stata altresì analizzata l’intensità della spesa per unità di superficie agricola (Sau) e per valore aggiunto lordo prodotto dal settore agricolo
  • 6. Alcuni outliers (in prevalenza aree urbane) sono stati rimossi preliminarmente dall’analisi.
  • 7. Per costruzione, le due variabili esprimono il grado di ruralità in direzione opposta.
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