Livelli di imprenditorialità nell'agricoltura Toscana

Livelli di imprenditorialità nell'agricoltura Toscana
a Università di Firenze, Dipartimento di Scienze per l'economia e l'Impresa
b Università di Pisa, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali (DISAAA-a)

Introduzione

L’analisi che viene qui presentata si pone l’obiettivo di caratterizzare l’agricoltura toscana dal punto di vista dei livelli di imprenditorialità riscontrabili nella gestione delle aziende agrarie.
Sulla base dei dati individuali rilevati nel corso del Censimento generale dell’Agricoltura ad ogni azienda è stato assegnato un “punteggio di imprenditorialità” utilizzando una scala multi-item appositamente costruita sulla base di una serie di indicatori ricavabili dall’indagine censuaria. E’ stato così possibile analizzare in che misura il livello di imprenditorialità si differenzia nelle diverse tipologie d’azienda. Lo studio è stato effettuato nell’ambito delle indagini in preparazione al nuovo ciclo di programmazione delle politiche di sviluppo rurale, nelle quali le differenziazioni territoriali costituiscono uno degli aspetti chiave delle scelte che il decisore pubblico si trova ad effettuare. Per tale motivo è stata studiata anche la distribuzione spaziale del fenomeno. Infine il livello di imprenditorialità è stato messo in relazione con la qualità ambientale delle scelte colturali effettuate e con il livello di sostegno percepito.
Nel paragrafo 2 viene brevemente discusso il concetto di imprenditorialità adottato nell’analisi e viene presentato il relativo punteggio. Nel paragrafo 3 il punteggio è posto a confronto con la classificazione delle tipologie aziendali proposta recentemente da Arzeni e Sotte (2013) e analizzato nella sua distribuzione spaziale all’interno del territorio regionale. Nel paragrafo 4 vengono descritti alcuni aspetti strutturali e di gestione delle aziende che mostrano i livelli di imprenditorialità più elevati. Nel paragrafo 5 sono infine proposte alcune considerazioni conclusive.

Il concetto di imprenditorialità usato nell’analisi

La distinzione tra aziende e imprese nella rilevazione del settore agricolo costituisce un problema analitico che si rivela attuale ad ogni scadenza censuaria.
Nonostante i termini impresa e azienda siano spesso usati come sinonimi, essi fanno riferimento a due realtà diverse: Il censimento dell’agricoltura si pone l’obiettivo di rilevare la struttura dell’agricoltura intesa come “industria” o “branca di produzione”. Per questo rileva unità di attività economica locale cioè “aziende di produzione agricola”, definendo l’universo statistico di riferimento in base a parametri strutturali/oggettivi (tipologia di attività attivata e dimensione fisico economica minima) delle attività di produzione e non a caratteristiche delle istituzioni (famiglie, imprese) che le gestiscono. I soggetti di cui le aziende rilevate sono espressione, di conseguenza, sono eterogenei sia come tipologia (persone fisiche e soggetti giuridici) che per quanto riguarda la natura degli obiettivi perseguiti con l’attività agricola. La natura del settore agricolo, inoltre, rende difficile individuare in modo chiaro quali unità di produzione siano espressione di una vera e propria “impresa” e quali no. In molti casi le attività agricole non vengono gestite con il fine primario di produrre redditi, rappresentando piuttosto gestioni famigliari nelle quali si manifestano forti interdipendenze tra decisioni produttive e di consumo; spesso inoltre il capitale fondiario costituisce una quota preponderante dei risparmi famigliari ed viene gestito secondo un’ottica più patrimoniale (conservazione del valore e godimento delle utilità) che imprenditoriale (produzione di reddito).
In un recente lavoro Arzeni e Sotte (2013) hanno proposto una classificazione delle aziende rilevate dal censimento proprio con l’obiettivo di individuare quelle che possono essere considerate espressione di attività di impresa. L’aspetto della imprenditorialità in agricoltura viene affrontato anche nell’ analisi che segue, seguendo tuttavia un approccio leggermente diverso. Nel tentativo di sfuggire al problema condiviso da tutte le classificazioni tipologiche, che nella loro applicazione empirica implicano inevitabilmente un certo grado di arbitrarietà, si è preferito infatti tentare una “misura” del livello di imprenditorialità attraverso la costruzione di uno specifico punteggio.
Il primo passo necessario nella realizzazione di una tale analisi è quello di chiarire il fenomeno che ci si propone di studiare: la presenza di un atteggiamento “imprenditoriale” nella gestione dell’azienda agraria. Il concetto di imprenditorialità in questo studio è stato inteso come prontezza nel cogliere le opportunità esistenti nel sistema dei prezzi per intervenire nel processo di coordinamento tra domanda e offerta, ottenendo un vantaggio economico (Kirzner 1973 e 1997). Una simile visione della funzione imprenditoriale è stata proposta anche nella tradizione italiana degli studi economico agrari per interpretare lo sviluppo del settore agricolo (Bandini, 1959; Amadei, 2002). Secondo questa prospettiva l’imprenditore usa le sue capacità per prendere decisioni finalizzate a massimizzare i flussi attesi di reddito “scommettendo” sulla differenza tra il prezzo futuro dei prodotti e prezzo corrente dei fattori della produzione. La presenza di un atteggiamento imprenditoriale (nel senso appena definito) nella gestione di un’attività di produzione può essere variabile, dipendendo dalle caratteristiche peculiari del soggetto economico aziendale, dagli obiettivi che assegna all’azienda e dai vincoli strutturali (interni ed esterni) alla realizzazione di una vera gestione imprenditoriale, questi ultimi spesso rilevanti in agricoltura dove il fattore della produzione fondamentale (la terra) ha caratteristiche e mercati del tutto peculiari.
Nell’analisi che segue sono stati considerati tipici dell’atteggiamento imprenditoriale:

  • il sistematico sfruttamento delle opportunità create dalle differenze tra i prezzi dei fattori e dei prodotti e quindi l’orientamento al mercato dell’attività produttiva;
  • la separazione tra le decisioni economiche relative alla famiglia e quelle relative all’azienda (Davis, 2001);
  • la sistematica ricerca di opportunità di reddito sia all’interno che all’esterno dell’azienda (miglioramento delle tecniche di produzione, modifica dell’ambiente operativo aziendale finalizzato alla costruzione di vantaggi competitivi):
  • la valorizzazione dei fattori produttivi di cui si detiene un controllo esclusivo.

Il concetto di imprenditorialità è stato reso operativo per l’analisi empirica assegnando un punteggio a partire dai valori assunti da una serie di variabili rilevate dai censimenti generale dell’agricoltura.
In particolare il punteggio è stato assegnato considerando i seguenti aspetti:

  • la presenza e la completezza di sistemi di rilevazione contabile, considerati come una proxy della separazione imprenditoriale tra azienda e famiglia;
  • il livello di utilizzazione delle attrezzature informatiche nella gestione e la partecipazione del capo azienda a corsi professionali, intesi come indicatori di un atteggiamento di sistematica ricerca di opportunità per lo sviluppo della gestione aziendale;
  • la realizzazione di pratiche colturali conservative dal punto di vista ambientale, la diversificazione delle attività aziendali e il livello di qualificazione delle produzioni intesi come indicatori di una modalità di gestione finalizzata alla valorizzazione delle caratteristiche esclusive dei fattori produttivi a disposizione;
  • la qualità e il livello di presenza del capo azienda, cioè di colui che decide le strategie di sviluppo e assume le decisioni correnti di gestione nell’attività aziendale.
  • il livello di integrazione con i mercati a valle considerato come proxy dell’orientamento al mercato dell’attività aziendale.

Il totale ottenuto sommando i punteggi assegnati a ciascuno degli aspetti elencati esprime il livello di imprenditorialità con cui l’azienda rilevata dal censimento viene gestita. La scala può assumere un punteggio massimo di 21 punti1. Il punteggio mostra un buongrado di coerenza interna, con tutti gli indicatori utilizzati che si “muovono” in modo coerente verso l’alto o il basso nel misurare il fenomeno osservato. Il coefficiente alpha di Cronbach (Cronbach, 1951), un indicatore normalmente utilizzato per valutare la coerenza delle scale multi item è pari a 0,597nel caso del punteggio calcolato con i dati del censimento 2010,un valore soddisfacente se si considera che i dati utilizzati erano stati rilevati con altre finalità2

Livelli di imprenditorialità nell’agricoltura toscana

In un loro recente lavoro Arzeni e Sotte si sono posti il problema di individuare quali tra le aziende rilevate dall’ultimo Censimento Generale dell’agricoltura potessero essere considerate gestite da vere “imprese”. Nella classificazione tipologica da loro proposta le imprese vengono distinte dalle “non imprese” sostanzialmente in base a soglie di dimensione economica (misurata in termini di output standard). La tipologia è inoltre resa più dettagliata dalla considerazione di caratteristiche strutturali relative al livello di autoconsumo, all’impiego di lavoro e al ruolo assunto dai servizi di contoterzismo nella gestione delle attività aziendali.
A differenza del lavoro qui presentato Arzeni e Sotte si limitano a suddividere le aziende agrarie in gruppi “omogenei” per le caratteristiche appena delineate, con l’obiettivo di isolare un nucleo “imprenditoriale” all’interno dell’agricoltura italiana per studiarne le caratteristiche. Si tratta di un approccio evidentemente complementare a quello proposto in questo lavoro: studiare il fenomeno dell’”imprenditorialità agricola” in un sottoinsieme delle aziende rilevate dal censimento individuato tramite un’analisi tipologica.
Nella tabella 1 la tipologia aziendale proposta da Sotte e Arzeni viene posta a confronto con il punteggio di imprenditorialità utilizzato in questo lavoro. Per ogni gruppo di aziende viene mostrato il valore medio, mediano e massimo assunto dal punteggio imprenditoriale. Come atteso, passando dalle “aziende non imprese” alle “aziende imprese”, il punteggio cresce. All’interno del gruppo della aziende che per Arzeni e Sotte sono gestite da “imprese” la dimensione economica (piccole vs. grandi) sembra correlata positivamente con il livello di imprenditorialità. E’ anche interessante notare, tuttavia, come il punteggio non costituisca semplicemente una proxy della dimensione economica delle aziende (cioè dell’asse di classificazione fondamentale considerato da Sotte e Arzeni nella definizione delle loro tipologie), ma sembri capace di segnalare l’esistenza forme di imprenditorialità anche tra le aziende classificate da Sotte e Arzeni come “non imprese”: anche questi gruppi infatti presentano valori massimi molto al di sopra di media e mediana di tutti gli altri gruppi.

Tabella 1 - Livelli di imprenditorialità nelle diverse tipologie di azienda

Elaborazioni su dati Istat

I dati sembrano anche indicare almeno una parziale sovrapposizione tra le “aziende intermedie imprese potenziali” e le “imprese totalmente o parzialmente disattivate” nella descrizione del fenomeno “imprenditorialità”: le prime mostrano un livello medio del punteggio leggermente più alto mentre le seconde raggiungono un valore massimo maggiore.
Secondo i dati presentati nella tabella 1, dunque, nell’agricoltura toscana circa un quarto delle aziende che operano sul territorio possono essere considerate espressione di una vera e propria impresa agraria. Tuttavia in tutti gli strati di aziende individuati, anche quelli corrispondenti ad aziende di piccole dimensioni fisiche ed economiche (classificate come “non imprese” da Arzeni e Sotte), è in realtà possibile individuare attività gestite con un atteggiamento che può essere definito imprenditoriale (punteggio di imprenditorialità superiore alla mediana).
Esiste anche una differenziazione territoriale nel fenomeno della “imprenditorialità agricola” in Toscana? La realizzazione di un indicatore unico del “livello” imprenditorialità ha reso più semplice l’analisi della distribuzione “spaziale” di questo fenomeno economico. L’analisi è stata condotta considerando nei 287 comuni della Toscana il valore medio assunto dal punteggio di imprenditorialità (dal momento che si tratta di un’analisi della distribuzione spaziale nel calcolare la media il punteggio assegnato alle singole aziende è stato ponderato in base alla Sau). Nella figura 1 viene presentato il grafico a dispersione che costituisce la base del calcolo di un indicatore di autocorrelazione spaziale, il cosiddetto Moran I (Anselin, 1995). Ogni punto rappresenta uno dei comuni toscani: sulle ascisse viene rappresentato il valore assunto dal punteggio nel comune mentre il valore sull’asse delle ordinate corrisponde la media ponderata del valore che il punteggio assume nei comuni “vicini” a quello considerato3. L’indicatore Moran I è dato dalla pendenza della retta di interpolazione dei punti: il valore assunto (0.41) indica con chiarezza che esiste una autocorrelazione spaziale, cioè che il fenomeno della “imprenditorialità agricola” non è distribuito uniformemente sul territorio toscano ma segue uno specifico pattern geografico.

Figura 1 - Autocorrelazione spaziale del livello di imprenditorialità

Elaborazioni su dati Istat

Sulla base degli stessi dati è possibile individuare le aree dove la presenza delle aziende ad alta imprenditorialità è particolarmente alta o bassa4. Nella figura 2 sono rappresentati con retinatura colorata nei toni del grigio i comuni dove l’indicatore di imprenditorialità mostra una significativa correlazione spaziale. Le aree colorate in con un tono di grigio più chiaro sono quelle dove gruppi di comuni confinanti mostrano sistematicamente un valore dell’indice più alto della media; quelle più scure sono viceversa le aree dove si ripetono valori bassi. I comuni non colorati, infine, non presentano un “pattern” spaziale del fenomeno “imprenditorialità agricola” significativo dal punto di vista statistico5.
L’area dove l’incidenza della Sau di aziende gestite con alto livello di imprenditorialità è sistematicamente più elevata si colloca a meridione della valle dell’Arno e corrisponde sostanzialmente alle provincia di Siena, Grosseto, e in parte alle provincie di Livorno e Pisa. E’ facile osservare la forte sovrapposizione con le principali aree vitivinicole della regione (con esclusione della provincia di Firenze dove invece non sembra emergere un chiaro pattern territoriale)6. Massa e Lucca mostrano viceversa un incidenza sistematicamente più bassa.

Figura 2 - Livello medio di imprenditorialità - Lisa Cluster Map (livello di significatività 5%)

Elaborazioni su dati Istat

Imprenditorialità e modalità di gestione aziendale

Come spiegato in precedenza, il punteggio di imprenditorialità nasce per l’analisi a livello microeconomico: tuttavia a scopi descrittivi verrà qui utilizzato anche per individuare un gruppo di aziende che potremmo definire “ad alta imprenditorialità”, per studiarne caratteristiche strutturali e aspetti peculiari nelle modalità di gestione. A questo scopo è stata fissata una soglia minima del punteggio pari a 8, corrispondente alla mediana dei valori assunti nel gruppo delle imprese “grandi” secondo Arzeni e Sotte. Il “taglio” include dunque nel gruppo delle aziende ad alta imprenditorialità la metà delle imprese “grandi” e quote via via decrescenti di aziende classificate all’interno delle altre tipologie proposte da Arzeni e Sotte.
Le 9.044 aziende individuate rappresentano il 12.4 % del totale, coltivano quasi il 40% della Sau, producono il 46,3% dello standard output e occupano oltre il 37% delle unità di lavoro impiegate nell’agricoltura toscana. Sono presenti soprattutto nelle forme di conduzione con salariati (sia famigliari che riferibili a soggetti giuridici), all’interno delle quali producono oltre la metà della produzione standard, oltre che tra le aziende basate sul lavoro famigliare full-time. E’ interessante notare come una quota non trascurabile sia riscontrabile anche tra le aziende che presentano una dimensione economica modesta: tra quelle con un output standard non superiore a 15.000 euro le aziende ad alta imprenditorialità rappresentano il 9.5% in termini di valore della produzione standard e il 15.8% in termini di unità di lavoro impiegate.
Può essere utile confrontare alcuni indici strutturali medi del gruppo delle aziende ad alta imprenditorialità con i valori riferiti a tutte le altre aziende toscane (Tabella 2). Oltre a dimensioni medie come atteso superiori sia in termini di superfici, che di valore di della produzione e di lavoro impiegato, le aziende con elevata imprenditorialità presentano anche una più elevata produttività sia del lavoro (+44%) che della terra (+33%).

Tabella 2 - Dati strutturali per livello di imprenditorialità 2010 - Valori medi

Elaborazioni su dati Istat

Nella tabella 3 vengono proposti alcuni dati relativi alla differenziazione delle modalità di gestione nella aziende ad alta imprenditorialità rispetto alle altre con riferimento a due aspetti: il livello di disattivazione e il livello di estensivazione7. Come atteso nel gruppo delle aziende ad alta imprenditorialità è minore la quota di aziende disattivate ed estensive. Nel periodo intercensuario, tuttavia, sembra esserci stata una certa convergenza con le altre aziende toscane.

Tabella 3 - Modalità di gestione per livello di imprenditorialità 2010- Incidenza percentuale e sua variazione

Elaborazioni su dati Istat

La modalità di gestione sembrano comunque mostrare anche un’influenza dei vincoli posti dalle caratteristiche del territorio. L’analisi spaziale ha infatti mostrato come il legame tra livelli di imprenditorialità e le modalità di gestione presenti anche un certo pattern territoriale. Nel nord-ovest della regione, dove come abbiamo visto il livello medio di imprenditorialità è più basso, risultano più bassi anche i livelli di estensivazione e disattivazione. Il dato sembra essere legato in generale alla minore superficie media delle unità produttive presenti in questa area. Una certa correlazione spaziale tra bassa imprenditorialità e basso livello di disattivazione/estensivazione sembra emergere anche nell’area appenninica (Casentino). Nel quadrante sud della regione che, come abbiamo visto, è caratterizzato da un più alto livello di imprenditorialità, la relazione con queste due modalità di gestione è invece più differenziata: mentre nella provincia di Grosseto prevalgono le aree con una elevata correlazione positiva tra imprenditorialità e modalità di gestione estensive e disattivate, nell’area del Monte Amiata e senese prevale una correlazione inversa tra i due indicatori (ad una più alta incidenza di aziende disattivate e/o estensive corrisponde una più bassa incidenza di aziende imprenditoriali).
Nella figura 3 la distribuzione spaziale del livello medio di imprenditorialità viene analizzata congiuntamente ad un indice di qualità ambientale delle superfici coltivate basato sulla diversificazione delle colture attuate e sul bilanciamento tra colture di pieno campo e foraggere permanenti (Paracchini e Britz, 2007)8. Per il complesso della regione l’autocorrelazione spaziale tra i due indicatori mostra un debole legame negativo (indice Moran I bivariato -0.09). Tuttavia l’analisi della mappa mostra l’esistenza di diverse combinazioni locali di imprenditorialità e qualità ambientale delle superfici coltivate. Le due aree sub-regionali ad alta e bassa imprenditorialità mostrano differenziazioni territoriali che dovrebbero essere analizzate in dettaglio, per meglio comprendere le relazioni in atto tra caratteristiche fisiche del territorio, modelli di gestione aziendale e sostenibilità delle scelte produttive.

Figura 3 - Imprenditorialità e qualità ambientale BiLisa Cluster Map (livello di significatività 5%)

Elaborazioni su dati Istat

Un’ultima analisi è stata condotta per verificare se il livello di imprenditorialità mostrasse una significativo impatto sul livello di sostegno all’attività aziendale ricavato dalle politiche di settore. Per fare ciò è stato calcolato per ciascuna azienda il livello di supporto espresso in termini di Producer Subsidy percentuale. Si tratta dell’indicatore di protezione calcolato annualmente dall’Oecd (2010) per le principali produzioni agricole in tutti i paesi membri e rappresenta la percentuale del valore dei ricavi aziendali che l’agricoltore percepisce, direttamente o indirettamente, in virtù di politiche di settore9.
Sulla base dell’elaborazione nel 2010 l’agricoltura toscana risulta avere ricevuto dalle politiche settoriali il 16,8% dei suoi ricavi. E’ importante sottolineare come questo valore indichi una forte diminuzione nel corso dei dieci anni trascorsi da un censimento all’altro: nel 2000 il livello medio di sostegno superava infatti il 25%.
Nel periodo intercensuario sembra essersi verificata una sostanziale convergenza nei valori di sostegno tra aziende ad alta imprenditorialità e aziende a bassa imprenditorialità. Le prime hanno perso qualcosa di meno in termini di sostegno complessivo rispetto alle altre (Tabella 4).

Tabella 4 - Producer subsidy percentuale per livello di imprenditorialità, valore medio ai censimenti

Elaborazioni su dati Istat

L’analisi della distribuzione territoriale del livello di sostegno ha mostrato anche come il cuore della Toscana vitivinicola (in particolare l’area del Chianti) sia anche l’area che presenta un livello di sostegno dalle politiche settoriali mediamente più basso rispetto al resto della regione. Ciò sembra indicare che il livello di sostegno percepito sia soprattutto influenzato dall’orientamento produttivo delle aziende, indipendentemente dal livello di imprenditorialità nella gestione10.

Conclusioni

Durante l’ultimo periodo intercensuario l’agricoltura toscana ha conosciuto un profondo processo di ristrutturazione che ha portato ad una drastica diminuzione delle aziende (oltre il 40%) e ad una significativa concentrazione delle attività in unità di produzione di dimensioni fisiche ed economiche più grandi e dalle caratteristiche imprenditoriali più spiccate. In questa analisi la costruzione di un’apposita punteggio, basato sui dati rilevati dal censimento,ha permesso di “misurare” il livello di imprenditorialità con il quale vengono gestite le aziende agricole toscane censite nel 2010. E’ stato così possibile studiare la diffusione delle aziende gestite con criteri imprenditoriali nelle diverse tipologie aziendali e nelle diverse parti del territorio regionale. Ne è emerso un quadro che vede una significativa concentrazione della produzione nelle aziende imprenditoriali ed una loro rilevante presenza soprattutto nella parte meridionale del territorio regionale.
L’analisi presenta evidenti punti di contatto con quella proposta da Arzeni e Sotte (2013) in un loro recente lavoro. Anche in questo caso infatti, ci si è posti l’obiettivo è individuare tra le unità di produzione (aziende) rilevate dal Censimento dell’Agricoltura quelle che, verosimilmente, sono l’espressione di una vera attività di impresa. Mentre Arzeni e Sotte hanno costruito una tipologia per classificare le aziende in gruppi con livelli di imprenditorialità differenziati, in questo lavoro è stata proposta una misurazione diretta del fenomeno dell’imprenditorialità, ordinando idealmente tutte le aziende rilevate dal censimento su una scala di imprenditorialità. E’ interessante rilevare, comunque, come l’andamento dei valori medi assunti dall’indice proposto nelle diverse tipologie aziendali proposte dal Arzeni e Sotte sia coerente con le attese: i gruppi classificati da Arzeni e Sotte come imprenditoriali mostrano infatti valori medi più elevati dell’indice di imprenditorialità. Il risultato, oltre a costituire una sorta di “validazione incrociata” dei due approcci e suggerisce una loro possibile utilizzazione coordinata nelle analisi del settore agricolo in Italia.
L’analisi ha anche mostrato l’esistenza di diversi modelli di gestione imprenditoriale, ad esempio rispetto agli aspetti della conservazione ambientale e del livello di sostegno percepito, con un evidente influsso delle contesto territoriale all’interno del quale l’azienda si trova ad operare. La disponibilità di uno strumento di analisi applicabile a livello microeconomico dovrebbe rendere più semplice un approfondimento dell’analisi con lo scopo di comprendere i legami esistenti tra finalità di impresa, scelte produttive, modalità di gestione e caratteristiche locali del settore agricolo. Si tratta di aspetti non solo rilevanti dal punto di vista teorico ma anche decisivi per orientare verso una maggiore efficienza ed efficacia le future scelte di politica settoriale a livello regionale. Una migliore conoscenza della natura delle aziende agrarie (espressioni di impresa oppure gestioni famigliari con prevalenti finalità patrimoniali) renderebbe possibile una più attenta diversificazione degli strumenti di supporto tra le diverse tipologie aziendali e nelle diverse aree della regione, dove il territorio pone vincoli specifici e offre diverse opportunità alle attività di produzione agricola.

Riferimenti bibliografici

  • Amadei G. (2002). L’impresa agricola: forza creativa per il sistema economico. Quaderni dei Georgofili, n.2: 9-20

  • Anselin L. (1995), Local Indicators of Spatial Association – Lisa, Geographical Analysis, 19(4): 93-115

  • Arzeni A. e Sotte F. (2013), Imprese e non-imprese nell’agricoltura italiana. Una analisi sui dati del Censimento dell’Agricoltura 2010. Working Paper Gruppo 2013, n.20

  • Bandini M. (1959), Economia agraria, Torino, Utet

  • Cronbach L.J. (1951), Coefficient alpha and the internal structure of tests. Psychometrika, (16) 3: 297-334

  • Davis J.H. (2001), Definitions and typologies of the family business. Harvard Business School Case Studies 9-802-007. [link]

  • Kirzner I.M. (1973), Competition and enterpreneurship. Chicago, University of Chicago Press, traduzione italiana. Concorrenza e imprenditorialità. 1997, Messina, Rubettino

  • Kirzner I.M. (1997), Enterpreneurial discovery and the competitive market process: an Austrian approach. Journal of Economic Literature, 35(1): 60-85

  • Oecd (2010), Oecd’s producer support estimate and related indicators of agricultural support. Oecd, Paris. [link]

  • Paracchini M.L. and Britz W. (2007), Towards an Indicator for High Nature Value Farmland applicable for Ex-ante Impact Assessment. Ispra: Ied/Jrc. [pdf]

  • Malothra N.K.and Birks D.F. (1999), Marketing Research. An applied approach. Harlow (UK), Pearson Education- Prentice-Hall

  • Rocchi B. e Stefani G. (2005a), Tipologie aziendali e livelli di imprenditorialità nell’agricoltura toscana. In AA.VV. Tra ambiente e mercato: aziende agricole, persone e territorio. Firenze, Regione Toscana Irpet, collana Speciale Censimenti n. 5: 15-34

  • 1. I dati relativi ai diversi aspetti considerati sono stati ricavati dai seguenti riquadri dei questionari degli ultimi due censimenti: contabilità (Q4 nel 2000; Q52 nel 2010); uso di attrezzature informatiche(Q64 nel 2000; Q6 nel 2010); frequenza a corsi professionali(Q55 nel 2000; Q47 nel 2010); pratiche colturali conservative (Q59 2000; Q24 e 25, 41 e 42 nel 2010); qualificazione delle produzioni (Q57 2000; Q23 e 38 nel 2010); presenza in azienda dell’imprenditore (Q53, 54 e 55 nel 2000; Q43, 444 e 47 nel 2010); diversificazione delle attività aziendali (Q27, 51 e 63 nel 2000; Q48 nel 2010); integrazione dell’azienda nei mercati a valle (Q65 nel 2000; Q55 nel 2010). La descrizione completa del punteggio non può essere qui inclusa per motivi di spazio e può essere richiesta direttamente agli autori.
  • 2. Un valore di 0.6 del coefficiente alpha è di norma considerato sufficiente nell’utilizzazione delle scale di attitudine appositamente costruite per le ricerche di marketing (Malothra e Birks, 1999).
  • 3. La ponderazione dipende dalla distanza; nell’analisi la distanza è stata espressa come livello di contiguità, includendo tra i “vicini” di ciascun comune tutti i vicini “contigui” in modo diretto o indiretto fino al terzo livello. Il software utilizzato nell’analisi è GeoDa ([link]).
  • 4. Il programma GeoDa, attraverso una procedura iterativa, ricostruisce la distribuzione del valore dell’indicatore a livello locale sottoponendo a test statistico l’ipotesi che il valore in un comune sia ad un livello simile a quello dei comuni contigui.
  • 5. Per semplicità di lettura non sono stati nei cartogrammi presentati nell’articolo evidenziati i comuni (in tutto 28 nel caso della figura 2) dove i valori assumono (ad un livello significativo dal punto di vista statistico) livelli opposti a quelli delle aree confinanti (indicati come Low-High e High-Low nella legenda del grafico).
  • 6. Questo ovviamente non significa che aziende ad alta imprenditorialità non siano presenti nell’area del Chianti fiorentino ma semplicemente che i comuni dell’area fiorentina non mostrano una particolare “tendenza” nella distribuzione spaziale dei valori medi. Lo stesso potrebbe dirsi per altre aree sub regionali come, ad esempio, quella del vivaismo pistoiese che, pur presentando valori elevati di imprenditorialità, presenta un’estensione spaziale ridotta (praticamente un solo comune).
  • 7. Le aziende vengono considerate disattivate o estensive in base al superamento di valori soglia di indicatori relativi, rispettivamente, all’affidamento delle superfici a contoterzisti, alla quota di superfici non utilizzate, a riposo o coltivate a foraggere permanenti. L’analisi replica sostanzialmente l’approccio adottato in (Rocchi e Stefani, 2005) al quale si rimanda per i dettagli.
  • 8. Gli autori sono grati a Fabio Bartolini che ha suggerito l’utilizzazione dell’indice e ha effettuato la sua elaborazione.
  • 9. Il Pse include sia l’incremento di ricavi causato da misure di sostegno dei prezzi che il valore di forme di sostegno diretto come il pagamento unico aziendale (Oecd, 2010). Per ogni azienda è stata calcolata la media del sostegno stimato per l’Unione Europea per ciascuna produzione ponderato in base allo standard output della produzione stessa all’interno dell’azienda considerata.
  • 10. Il livello di sostegno del comparto vitivinicolo è infatti sempre stato inferiore all’interno della Pac.
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