La viticoltura in Italia: quali dimensioni produttive?

La viticoltura in Italia: quali dimensioni produttive?

Introduzione

La viticoltura in Italia rappresenta un settore di eccellenza per le sue produzioni, nonostante le ormai croniche criticità derivanti da problemi oggettivi di tipo climatico e da politiche nazionali e comunitarie basate su interpretazioni di dati al riguardo molto differenti tra loro in quanto provenienti da fonti statistiche ed amministrative.
Ne consegue che la disponibilità di informazioni sul settore vitivinicolo, non complete e marcatamente disomogenee e differenziate per tecnica e procedura di acquisizione, potrebbero molto verosimilmente indurre a valutazioni non corrette della reale situazione del comparto viticolo in quanto basate su dati forniti da Enti di natura diversa, raccolti per finalità specifiche con tecniche e metodologie non sempre statistiche, finendo con il creare difficoltà più che evidenti agli stakeholders al momento della predisposizione di interventi e di politiche inerenti il settore.
Scopo del presente lavoro è quello di richiamare l’attenzione sulla massa di informazioni sulle aziende viticole e relative superfici investite, evidenziando i punti di correttezza e di criticità a seconda della fonte di riferimento, per una quantificazione realistica ed una interpretazione più oggettiva possibile della vitivinicoltura italiana

Le molteplici riforme del settore

La vitivinicoltura in generale ha costituito oggetto di una specifica regolamentazione da parte comunitaria fin dagli anni “80, con la costituzione di una Ocm ad hoc nell’ambito della Pac, con obiettivi molto particolari mirati a raggiungere soprattutto un maggiore equilibrio tra offerta e domanda. Gli strumenti per il conseguimento dei predetti obiettivi sono stati rappresentati in particolare da:

  • un significativo finanziamento della ristrutturazione e riconversione di una parte importante dei vigneti;
  • la messa a punto di un nuovo sistema di diritti di impianto, atto a consentire un contenimento razionale e disciplinato del potenziale produttivo viticolo dell'UE;
  • la concessione di premi per l’abbandono definitivo delle superfici;
  • mantenimento della distinzione fra distillazioni obbligatorie e volontarie, attribuendo però un maggior peso alla distillazione obbligatoria, per ridurre l’incidenza delle distillazioni facoltative che garantivano prezzi maggiori.

La normativa comunitaria, tra l’altro, stabiliva che gli Stati membri interessati procedessero alla costituzione dell’inventario del potenziale viticolo (per l’Italia su base regionale), da completarsi entro il 31 dicembre 2001, pena l’esclusione dai benefici previsti.
I soggetti interessati a redigere la dichiarazione in questione, erano tutti coloro che coltivavano un vigneto; unica eccezione: i viticoltori le cui aziende comprendevano meno di 1.000 mq di vigneto, e purché l’uva prodotta non fosse commercializzata sotto qualsiasi forma, ma destinata esclusivamente all’autoconsumo del produttore.
Per la costituzione degli inventari regionali, che avrebbero concorso alla formazione dell’inventario nazionale, le amministrazioni centrali e locali dovevano obbligatoriamente operare in modo coordinato e cooperativo, sia per la trasmissione dei dati, sia per l’organizzazione delle diverse fasi del processo. In particolare il modello organizzativo doveva saper utilizzare al meglio tutti gli strumenti già disponibili, tenendo conto di quanto già realizzato da Agea. In particolare, la messa a disposizione del Sistema Informativo Geografico (Gis) realizzato sulla base di aereofoto e mappe catastali, doveva consentire la misurazione delle superfici e la definizione degli appezzamenti vitati della propria azienda.
Tale normativa, in vigore fino alla campagna viticola 2007/08, non ha conseguito i risultati previsti, imponendo, pertanto, una nuova riforma dell'Ocm vitivinicola (2009), in linea con la riforma del primo e secondo pilastro della Pac, vigente per il periodo 2009-2013 e con la quale si è ribadito il principio del raggiungimento di un equilibrio tra la domanda e l’offerta.
Il regolamento, oltre a mantenere il divieto dell'impianto di viti con varietà classificate come “uve da vino” fino al 31 luglio 2015 stabilisce che gli Stati membri devono comunicare alla Commissione UE un inventario del loro rispettivo potenziale produttivo, partendo dallo schedario viticolo esistente, da mantenere ed aggiornare regolarmente.

Il quadro informativo sul potenziale produttivo

Per assolvere ai compiti di intervento sulle strutture produttive, nonché sull’organizzazione dei mercati dei prodotti vitivinicoli, la Commissione UE si è avvalsa fino al 2011 soprattutto di rilevazioni sistematiche e periodiche sul potenziale di produzione della superficie viticola, in attuazione del Reg. Cee n. 357/79 e successive modificazioni, con il quale si stabiliva di procedere presso le aziende viticole, ogni dieci anni, ad un censimento vero e proprio delle aziende viticole e relative superfici a vite secondo le natura della produzione viticola (uva da vino, da tavola. materiale di moltiplicazione vegetativa, ecc.) da aggiornare ogni anno con riferimento solo alle superfici di uva da vino. Per l’Italia tali rilevazioni sono state effettuate dall’Istat, che tra l’altro si avvale anche di stime annuali (statistiche congiunturali) effettuate da esperti delle Regioni. Tuttavia, nel nostro Paese alcune informazioni sulla viticoltura sono attualmente gestite non solo dall’Istat, ma anche da altri Organismi, quali Mipaaf (Progetto Agrit), Regioni (inventari regionali), Ismea (reports periodici basati su panel di aziende agricole), Agea (fascicoli aziendali e dichiarazioni obbligatorie annuali di vendemmia e di produzione di vino e/o mosto), nonché da associazioni di categoria con proprie stime e valutazioni. A causa della scarsa valenza statistica di confronti tra fonti eterogenee, si ritiene opportuno limitare l’analisi soltanto ai dati Istat (fonte statistica) raffrontati con quelli Agea (fonte amministrativa), che insieme a quelle Istat costituiscono la base di riferimento delle politiche comunitarie e nazionali.
Più in dettaglio, dal punto di vista metodologico per le rilevazioni sulle superfici viticole effettuate dall’Istat occorre precisare che:

  • le indagini congiunturali (annuali) consistono in stime delle superfici e delle produzioni viticole effettuate da esperti regionali, sulla base di un calendario, predisposto da Istat, al fine di soddisfare esigenze di carattere nazionale e comunitario;
  • con riferimento alle aziende viticole e relative superfici viticole secondo la natura della produzione, Istat effettua due tipi di rilevazioni nell’ambito del programma di indagini comunitarie sulla struttura delle aziende agricole: campionarie, a cadenza biennale tra un censimento e l’altro, basate su campioni di aziende; totalitarie, in concomitanza con i censimenti decennali agricoli. intervistando le aziende agricole sulla base di una lista pre-censuaria, predisposta da Istat e sottoposta prima dell’ultimo censimento 2010 ad una verifica (aggiornamento) preliminare esaustiva, da parte dei Comuni, di tutti i soggetti in essa riportati. Per il censimento 2010, invece, tale lista è stata determinata a-priori dall’Istat sulla base di un processo di integrazione di fonti statistiche, quali il censimento 2000, l’ archivio statistico delle unità agricole attive (Asia-Aagricoltura) ed l’indagine campionaria sulle aziende agricole 2007, di cui l’Istat è titolare, ed amministrative di maggiore interesse agricolo (Agea, Catasto dei terreni, Anagrafi zootecniche, Repertorio A dei Registri Cciaa, ecc,), per un totale di poco più di 2 milioni soggetti/potenziali aziende agricole da intervistare e selezionati secondo specifici criteri di eleggibilità, senza però successivo invio ai Comuni per eventuali verifiche di copertura e, quindi, di possibili aggiornamenti ed integrazioni. Ne consegue che, essendo una lista per lo più condizionata dalle fonti amministrative, per essere certi del grado di copertura della lista dichiarata esaustiva, in tale lista dovevano essere presenti almeno tutti i soggetti Agea, detentori di Fascicoli aziendali, nonché tutte le dichiarazioni annuali obbligatorie di produzioni di vino. Queste ultime risultano essere circa 350 mila nel biennio 2007-2008, secondo le statistiche Agea, esclusi, come previsto, tutti i soggetti con meno di 10 are e la cui produzione non viene commercializzata, nonché tutti coloro che conferiscono i prodotti viticoli ad Organi associativi, in quanto non obbligati a tale dichiarazione annuale.

In merito ai risultati dell’ultimo censimento 2010, l’Istat ha sempre sostenuto: a) il censimento 2010 è stato fortemente supportato da dati ricavati da ben 21 liste di fonte amministrativa; b) il campo di osservazione censuario ha considerato tutte le superfici viticole, di qualsiasi ampiezza; c) il censimento agricolo ha escluso solo gli orti familiari con superficie inferiore a 20 are; d) la lista precensuaria è stata predefinita con un certo margine di sovra copertura delle unità oggetto di censimento, in modo da garantire di cogliere il massimo della realtà agricola del 2010.
Ciò premesso, ai fini del presente lavoro l’anno 2010 è da ritenersi la cartina di tornasole per avere un quadro abbastanza preciso e realistico della viticoltura italiana. Tuttavia, i risultati censuari ottenuti in termini di numero di aziende viticole e relative superfici a vite, anziché mettere un punto fermo al riguardo, hanno contribuito ad aumentare ulteriormente la confusione informativa.
Infatti, con riferimento alle superfici per uva da vino per il 2010 a livello nazionale le statistiche correnti annuali Istat stimano una superficie investita in poco più di 710 mila ettari, mentre dalle dichiarazioni dirette dei conduttori intervistati al censimento 2010 risulterebbero appena 626 mila ettari, evidenziando quindi una differenza tra le due fonti Istat del 13,4% e tale differenza sarebbe il saldo di differenze più o meno marcate in quasi tutte le regioni.
Le perplessità sui dati viticoli più realistici si accentuano qualora si esaminino le dinamiche dei dati ottenuti con tre metodologie e due differenti tecniche adottate dall’Istat: metodo estimativo, dal 2006 al 2012 per quanto riguarda le statistiche correnti (annuali), metodo dell’intervista diretta ai conduttori delle aziende agricole per gli anni 2003, 2005 e 2007 (indagini campionarie sulle aziende agricole) e per gli anni 2000 e 2010 (ultimi censimenti agricoli).
Al riguardo, le statistiche correnti annuali Istat dal 2006 al 2009 stimano la superficie nazionale investita a vite per uva da vino e da tavola tra i 782 mila e gli 800 mila, per poi scendere fino a 723 mila ettari nel 2012 (escluse le superfici delle Marche non disponibili per gli anni 2011-2012, pari nel 2010 a poco meno di 18 mila ettari), quasi in linea con le superfici censite nel 2000 (717 mila ettari) che, tra l’altro, comprendevano anche le superfici investite a vivaismo viticolo e a materiale viticolo di moltiplicazione vegetativa (Tabella 1). Considerando, invece, soltanto le variazioni tra i due anni di riferimento del censimento (2000 e 2010) la variazione nazionale delle superfici a vite sarebbe soltanto del 7,4% con flessioni in tutte le regioni anche abbastanza marcate, come in particolare nel Lazio (-43,0%), Basilicata (-36,3%), Liguria (-34,4%), Sardegna (-28,0%) e Calabria (-27,5%), attenuate dagli incrementi di Lombardia (+5,1%), Veneto (+5,6%), Friuli-V.Giulia (+9,3%) e Trentino - A.Adige (+13,1%) e Toscana (+2,5%).

Tabella 1 - Confronto tra statistiche Istat sulle superfici viticole (migliaia di ettari)

*Per gli anni 2011 e 2012 i dati non sono disponibili
Fonte: Istat: Statistiche congiunturali (anni vari) e Censimenti agricoltura 2000 e 2010

Analogamente le stime delle superfici calcolate con i dati aziendali delle tre indagini strutturali di tipo campionario realizzate nel periodo 2003-2007 con il metodo dell’intervista diretta (come i censimenti) non riescono a mettere un punto fermo sulla misurazione della nostra viticoltura, molto verosimilmente a causa del frame di riferimento per l’estrazione del campione di aziende agricole rappresentative del campo di osservazione UE vigente. Premesso che i dati sulla viticoltura (aziende e relative superfici viticole secondo la natura della produzione viticola) sono stati rilevati nell’ambito dell’indagine strutturale di riferimento in attuazione del Reg. CE 571/88 (campo Cee delle indagini strutturali) e non secondo il già citato Reg. CE 357/79 (indagini sul potenziale viticolo), la lettura delle variazioni intervenute nell'intervallo 2010 – 2000, a parità di campo di osservazione (campo Cee) mostra alcune dinamiche su cui è bene porre la massima attenzione :

  • a livello nazionale nel 2010 le aziende viticole in genere risultano aver subito una flessione del 46,9% rispetto al 2000 e del 23,2% rispetto al 2007. In pratica, a fronte di un decremento medio annuo del 4,7% per l’intero intervallo intercensuario, negli ultimi tre anni tale decremento annuo risulterebbe più contenuto (-2,3%), evidenziando, pertanto, che le diminuzioni maggiori si sarebbero verificate tra il 2000 e 2007 ed in particolare tra il 2000 e 2003, essendo il numero delle aziende interessate calate da 732.452 a 605.959 unità (-17,3%) ;
  • il trend negativo dal 2007 risulterebbe ancor più marcato nel caso delle superfici. Con il calo da 717.156 a 664.296 ettari tra il 2000 ed il 2010 risulterebbe una flessione relativa complessiva del 7,4%, ma se si esamina la dinamica negli ultimi tre anni la flessione sarebbe stata del 12,4%. La spiegazione di tale attenuazione relativa su un periodo di 10 anni sarebbe da individuarsi nell'incremento del 6,2% registrato tra il 2000 ed il 2007. In sintesi, la flessione tra un censimento e l'altro sarebbe avvenuta soltanto negli ultimi tre anni, quando tuttavia le estirpazioni, quale causa principale di scomparsa economicamente incentivata delle superfici viticole, sarebbero state appena di circa 30.000 ettari. Ne consegue che circa 60.000 ettari mancano all'appello.

Il potenziale produttivo viticolo secondo le fonti amministrative

Unitamente al costante monitoraggio statistico del potenziali produttivo viticolo in attuazione di normative comunitarie, come finora riportato, nel corso degli anni le informazioni sulle superfici viticole sono state oggetto di acquisizione da parte anche di altri Enti nazionali molto differenti per ruolo e compiti e con tecniche e metodologie diverse, producendo misurazioni altrettanto diversificate in funzione degli scopi per le quali venivano raccolte. Occorre, inoltre, richiamare l’attenzione sul fatto che la banca dati vitivinicola che avrebbe dovuto essere unica per il comparto, da cui attingere informazioni di tipo congiunturale sulle superfici e produzioni vitivinicole, ha finito con il frantumarsi in due sottosistemi informativi: inventario nazionale e schedari regionali, con dati discordanti tra loro e completamente diversi da quelli statistici.
In diverse occasioni la Commissione UE ha sollevato osservazioni e dubbi sulla reale misurazione della viticoltura italiana, a motivo del ventaglio di informazioni ufficiali molto discordanti tra loro necessarie per mettere a punto o rivedere le riforme Ocm. Al riguardo, al fine di verificare le effettive discordanze tra le varie fonti disponibili e individuare le motivazioni alla loro base, nel periodo immediatamente successivo alla comunicazione ad Eurostat dei risultati censuari 2000 sulla viticoltura (Reg. Cee 357/79) furono realizzate alcune analisi congiunte Istat-Agea-Mipaaf e Regioni dei dati disponibili sulle superfici per uva da vino. Infatti, con riferimento all’anno 2000 la Commissione UE disponeva delle seguenti informazioni sulla superficie viticola per uva da vino: Censimento 2000 = 676 mila ettari, Agea (dichiarazioni) = 639 mila ettari, Schedario storico (ortofoto) = 726 mila ettari, Inventario nazionale (da inventari regionali) = 773 mila ettari. Il risultato finale fu che , per motivi vari (mancata o parziale risposta al censimento, superfici viticole non accertate, fonti amministrative varie non aggiornate completamente, risultati dell’indagine post censuaria sulla qualità, ecc), i dati del censimento potevano essere sottostimati al massimo del 6-7%, per cui la superficie effettivamente investita a vite per uva da vino poteva verosimilmente aggirarsi sui 710 mila ettari. Infatti, tale valutazione (comunicata ad Eurostat) delle superfici investite ad uva da vino fu confermata dalla successiva indagini strutturale del 2003 (707 mila ettari), ridimensionata a 677 mila ettari con quella di due anni dopo, per poi aumentare di nuovo a 712 mila ettari nel 2007 (Tabella 2).

Tabella 2 – Superficie viticola delle aziende agricole secondo la natura della produzione

Fonte: Istat

Il decremento delle superfici viticole registrato nel 2010 potrebbe trovare una spiegazione non solo in una fisiologica cessazione dell’attività viticola da parte delle aziende coltivatrici (il cui numero peraltro si è quasi dimezzato nei dieci anni intercensuari) dovuta ad estirpazioni incentivate, abbandono delle attività viticole, ecc., ma molto verosimilmente anche ai controlli quantitativi posti in essere dall’Istat durante e dopo l’intervista del conduttore. Al riguardo, appare opportuno fornire all’utente, lettore ed interprete dei risultati censuari 2010, il tipo di controllo macro previsto dall’Istat e basato sulle risultanze disponibili di Agea, che potrebbe aver influito sull’acquisizione delle informazioni sulla viticoltura. Infatti, a seguito dei controlli programmati dall’Istat sui dati dichiarati dai respondents, in tutti i casi di differenze tra le dichiarazioni dei conduttori e le risultanze negli archivi amministrativi ritenute eccessive secondo criteri di più o meno alta probabilità di errore, il rilevatore doveva riaccertare e verificare l’attendibilità e veridicità della risposta evidenziata dal controllo. Nel caso particolare della vite, sono stati imposti i seguenti due controlli mirati a verificare la superficie a vite censita:

  • Verificare la superficie a Vite censita, poiché in archivio tale superficie è nulla (Ver7)
  • Verificare la superficie a Vite censita, poiché in archivio tale superficie non è nulla (Ver8)

Qualora si pongano a confronto i dati censuari 2010 e quelli Agea 2008, le differenze tra Istat e Agea si allineano sensibilmente a livello nazionale (626 mila ettari di Istat contro i 645 mila di Agea, pari al -2,9%). E’ appena il caso di evidenziare che nel 2008 per alcune regioni le superfici Agea sono aumentate rispetto all'anno precedente, a motivo molto verosimilmente di un aumento del numero delle dichiarazioni, che comunque si attestano per i due anni intorno a 350 mila.

Alcune considerazioni conclusive

La difformità e disomogeneità informativa sul settore viticolo, che si è cercato di illustrare sia pure brevemente, impone un radicale ripensamento sulla qualità e sulla quantificazione delle variabili necessarie per più realistiche politiche nazionali e comunitarie da parte degli Enti riconosciuti ufficialmente produttori e responsabili nazionali. Pur rispettando quanto concordato in sede comunitaria circa il monitoraggio costante di tipo statistico sulle aziende vitivinicole operanti nel nostro Paese e sul relativo potenziale viticolo da parte Istat, in sede nazionale occorrerebbe definire preliminarmente quale sia la tecnica e metodologia statistica ufficiale per la conoscenza più realistica del comparto e successivamente verificare le informazioni sia statistiche che amministrative, per pervenire ad un unico dato finale da rendere disponibile per qualsiasi utilizzazione statistica, economica e politica. Da considerare, che l’Istat, in quanto produttore ufficiale delle statistiche in questione, ha l’obbligo di continuare senz’altro a realizzare quanto previsto dalla normativa comunitaria in materia di indagini di base ed intermedie sulle superfici viticole. Al riguardo, si fa presente che l’Italia è obbligata a fornire ad Eurostat ogni anno le seguenti informazioni:

  • a partire dall’anno 2010, le superfici in produzione e relativa produzione raccolta per vite in complesso, di cui per la produzione di uva da vino, distintamente per vini a denominazione di origine protetta, vini ad indicazione geografica protetta ed altri vini, e per la produzione di uva da tavola (Reg. CE 543/2009). La normativa comunitaria, inoltre, prevede che ogni tre anni, e per la prima volta entro l’1 ottobre 2011, gli Stati membri devono trasmettere alla Commissione (Eurostat) relazioni sulla qualità dei dati trasmessi. Tra i vari vincoli, inoltre, il regolamento suindicato stabilisce che gli Stati membri che effettuano indagini a campione a fini statistici adottano tutte le misure necessarie a garantire che i dati da fornire soddisfino non soltanto un prefissato grado di precisione con il coefficiente di variazione dei dati non superiore normalmente, a livello nazionale, al 3% della superficie coltivata, ma anche a garantire che, ove per tali dati si utilizzino fonti di informazioni statistiche diverse dalle indagini statistiche, la qualità delle informazioni ottenute da tali fonti sia almeno pari a quella delle informazioni ottenute da indagini statistiche, informando in anticipo la Commissione e fornendo precisazioni riguardo al metodo da usare e alla qualità dei dati provenienti da detta fonte;
  • a decorrere dall’1 gennaio 2012 ed a cadenza quinquennale, in attuazione del nuovo Reg. UE 1337/2011, abrogativo del citato Reg. CE 357/79, i dati sulle aziende viticole e relative superfici viticole in complesso, di cui in produzione e non (distintamente per vini Dop, Igp ed altri vini, e uve a duplice attitudine), nonché su quelle con superfici destinate alla produzione di materiale di propagazione della vite. Per tali informazioni sono previste due opzioni: trascurare tutte le aziende con superficie vitata inferiore a 0,20 ettari, la cui produzione è destinata esclusivamente o prevalentemente alla vendita. Nel caso in cui la superficie occupata da tali aziende è inferiore al 5% della superficie viticola totale, gli Stati membri possono innalzare la soglia in questione purché ciò non comporti l’esclusione di oltre il 5% in più della superficie viticola. Tali informazioni devono essere fornite a livello nazionale e regionale. Tuttavia, il regolamento in questione contiene una importante novità: le statistiche sulle superfici viticole diverse dall’uva da tavola sono fornite utilizzando i dati disponibili contenuti nello schedario viticolo di cui all’articolo 185 bis del regolamento (CE) n. 1234/2007 per tutte le aziende incluse in detto schedario, come previsto all’articolo 3, paragrafo 1, lettera a), del regolamento (CE) n. 436/2009.

Ne consegue che l’Istat, pur mantenendo la propria indipendenza scientifica dal punto di vista metodologico e tecnico e prima di certificare le informazioni da fornire ad Eurostat, dovrà tenere conto della valenza statistica almeno dello schedario viticolo nazionale, visto che il Decreto Legislativo n.61/2010 ha modificato radicalmente la gestione del sistema vitivinicolo italiano al fine di adeguarlo alle più recenti richieste provenienti sia dalla Commissione UE, che è il principale erogatore di fondi a sostegno del comparto, sia dal mondo produttivo, che desidera una maggiore linearità e trasparenza dei flussi di informazioni e di aiuti, accompagnati da una riduzione degli impegni burocratici e dei relativi costi aziendali. Alla luce di queste considerazioni sono state introdotte alcune importanti novità sulla misurazione delle superfici viticole. In sintesi, in conformità alle richieste del Regolamento (CE) n. 1234/07 così come modificato dal Reg. (CE) n. 491/09 e 555/08 recanti disposizioni relative all’organizzazione comune del mercato vitivinicolo e del Regolamento (CE) n. 436/09 inerente lo schedario viticolo, Agea ha previsto i criteri e le metodologie per la misurazione e la documentazione degli impianti vitati nell’ambito del Sistema Integrato di Gestione e Controllo (Sigc)1. In sintesi, il Sistema Informativo Geografico (Gis) si avvale di immagini multispettrali telerilevate (da aereo e da satellite) ad altissima risoluzione ed è in grado di soddisfare i requisiti tecnici richiesti dalla Commissione UE per garantire la qualità dei controlli operati dal Sigc. Il “progetto refresh” di Agea, basato su cicli triennali di aggiornamento delle foto aeree e dell’interpretazione dell’uso del suolo, consente di monitorare con costanza le colture di vigneto presenti sul territorio e di ottenere uno strato di foto interpretazione omogeneo dal punto di vista spazio-temporale.
In pratica, si tratta di una modalità di misurazione moderna che la Unione Europea ha imposto ormai per tutte le superfici agricole che ottengono contributi finanziari di origine comunitaria.
A partire dalla vendemmia 2011, sempre nello Schedario viticolo e sulla base delle superfici vitate inserite (iscritte), i produttori devono presentare per via informatica una dichiarazione unica di vendemmia e produzione2.

Riferimenti bibliografici

  • Consiglio Cee (1979) Regulation (Eec) No 357/79 of 5 February 1979 on statistical surveys of areas under vines. (OJ L 54 of 5.3.1979, p. 124)

  • Consiglio UE (2011) Regolamento (UE) n. 1337/2011 del 13 dicembre 2011 relativo alle statistiche europee sulle colture permanenti e che abroga il Regolamento (Cee) n. 357/79 del Consiglio e la Direttiva 2001/109/CE del Parlamento europeo e del Consiglio (G.U. L 347 del 30.12.2011, p.7)

  • Commissione Cee (1979) Regulation (Eec) No 991/79 of 17 May 1979 setting out a schedule of tables and laying down the definitions relating to basic statistical surveys of areas under vines and repealing Regulations No 143 and No 26/64/Eec. (OJ L 129 of 28.5.1979, p. 1)

  • Commissione Cee (1985) Regulation (Eec) No 2802/85 of 7 October 1985 amending Regulation (Eec) No 991/79 as regards the tables relating to basic statistical surveys of areas under vines. (OJ L 265 of 8.10.1985, p. 15)

  • Consiglio Cee (1998) Regulation (EC) No 2329/98 of 22 October 1998 amending Regulation (Eec) No 357/79 on statistical surveys of areas under vines. (OJ L 291 of 30.10.1998, p. 2)

  • Commissione Cee (2003) Relazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio in merito all’esperienza acquisita nelle indagini di base sulle superficie viticole (a norma dell’articolo 7, paragrafo 2 del Regolamento (Cee) n. 357/79 del Consiglio del 5 febbraio 1979 concernente le indagini statistiche sulle superficie viticole), Com(2003) 752 definitivo, Bruxelles, 2003

  • Mipaaf (2001), D.M. 16 ottobre 2001, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Italiana dell’8 novembre 2001 n. 260, con il quale sono stati modificati i modelli di dichiarazione vitivinicola allegati al decreto 1 agosto 1995 e sono state completate le avvertenze generali e le istruzioni per la compilazione

  • Agea ( 2012) Istruzioni applicative generali per la presentazione e la compilazione delle dichiarazioni obbligatorie di vendemmia e di produzione di vino e/o mosto della campagna vitivinicola 2012/2013 (Prot. N. Dgu.2012.873)

  • Agea (2009) Specifiche Tecniche Superfici vitate – Misurazione e documentazione nell’ambito del Sigc (Ver.1.0 ottobre 2009) 10

  • Istat (2000), 5° Censimento Generale dell’Agricoltura, Istruzioni per la rilevazione, Roma

  • Istat (2010), 6° Censimento Generale dell’Agricoltura, Istruzioni per la rilevazione, Roma

  • Regolamento UE n. 1166/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio sulle indagini di struttura delle aziende agricole e sull’indagine sui metodi di produzione in agricoltura, che abroga il Regolamento del Consiglio n.571/88. G.U (UE) L321, 1 dicembre 2008, pagg.14-34

  • Istat (2012), Banca dati I.Stat, [link]

  • Eurostat Datawarehouse : [link]

  • Facebook (post 2010-2011): [pdf]

  • 1. Il Reg. (CE) n.1782/2003 del Consiglio ha istituito un sistema integrato di gestione e controllo (Sigc) di taluni regimi di aiuti comunitari al fine di utilizzare mezzi tecnici e metodi di gestione e controllo appropriati alla complessità e numerosità delle domande di aiuto, confermato dal Reg (CE) n. 73/2009. Nell’ambito del Sigc l’Unione Europea ha promosso e finanziato un sistema informativo geografico (Gis) che associa e referenzia dati qualitativi e/o quantitativi a punti del territorio, finalizzato a fornire agli Stati membri uno strumento di controllo rapido ed efficace da applicare ai regimi di aiuto per superfici.
  • 2. Al riguardo, con la circolare del 30 settembre 2011 (Dgu.2011.147) Agea ha impartito le istruzioni applicative generali per la presentazione e la compilazione delle dichiarazioni obbligatorie di vendemmia e di produzione divino e/o mosto della campagna vitivinicola 2011/2012. In tale circolare, oltre a stabilire il campo di osservazione (corredato di apposite definizioni), alcuni adempimenti relativi al fascicolo aziendale e le tipologie di soggetti interessati, sono stati previsti i seguenti controlli delle superfici a vigneto:

    • la dichiarazione di vendemmia viene sottoposta ad un controllo di corrispondenza della superficie di origine delle uve vendemmiate rispetto alle informazioni presenti nel fascicolo aziendale. In particolare, la superficie di origine delle uve deve risultare minore o uguale della superficie a vigneto da uve da vino che risulta nel corrispondente fascicolo;
    • il valore di superficie che viene considerato quale valore in dichiarazione è la superficie misurata sul Gis;
    • il dichiarante può selezionare anche particelle in anomalia di eleggibilità parziale o anche totale (ovvero le particelle per le quali nel fascicolo il produttore dichiara la presenza di vigneto ma che non è riscontrato, in tutto od in parte, nel Gis) purché abbia richiesto la verifica del dato tecnico secondo le procedure in uso presso gli Organismi Pagatori. In questa eventualità, per le particelle oggetto di verifica del dato tecnico, nella dichiarazione può essere utilizzata, anziché la superficie Gis, la superficie indicata dallo stesso produttore nel fascicolo aziendale;
    • gli allineamenti delle superfici vitate conseguenti le attività di verifica del dato tecnico possono essere operati direttamente dall’Amministrazione a valere sia sulla dichiarazione presentata che sul fascicolo aziendale.
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