Editoriale n.33

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Editoriale n.33

Scade in questi giorni il semestre di presidenza irlandese al Consiglio dell’Unione Europea. È il termine entro il quale si dovrebbero concludere due processi fondamentali per il futuro dell’UE e dell’agricoltura: quello del bilancio pluriennale 2014-20 e la riforma della Pac. Mentre scriviamo, è in svolgimento il Consiglio agricolo del 24-25 giugno in Lussemburgo, ed è significativo che nessuno sia in grado di avanzare previsioni sull’esito del confronto. Troppe sono ancora le questioni controverse, anche se la discussione nel trilogo, in questi mesi, è stata serrata e impegnativa. Ormai, d’altra parte, incombono le elezioni tedesche (22 settembre) e non sono tempi, questi, per aperture.
Ciò significa che, a parte lo slittamento di un anno già messo in conto per il 1° pilastro, si rischia di non partire, o partire in grave ritardo, anche con lo sviluppo rurale.
La previsione che ci sentiamo di avanzare è che, sia pure in zona Cesarini, si arriverà ad una decisione sui due tavoli: bilancio e Pac. Non arrivarci sarebbe per l’Europa una sconfitta pesantissima che tutti vorrebbero evitare. Ma sarà una decisione di compromesso, con molti punti ambigui, molte concessioni a destra e manca, e un impianto ancora più inadeguato ai bisogni e ai tempi di quanto già non fosse nelle proposte iniziali della Commissione.
Forse proprio la Commissione, per favorire la conclusione del processo ed anche per sottrarsi alla posizione marginale cui è stata costretta nel trilogo, potrebbe avanzare la proposta di una revisione di mezzo termine tra due-tre anni. Il Parlamento europeo si è già pronunciato, invitando la Commissione a farlo per rivedere il bilancio poliennale nel 2016. Non sarebbe la prima volta: la riforma Fischler si fece nella mid term review del 2003 e fu completata con l’Health Check nel 2009.
Passate le elezioni tedesche, rinnovati nel 2014 il Parlamento europeo e la Commissione (che scadono rispettivamente in maggio e in ottobre), e con meno pressione, si spera, per la crisi economica di oggi, tra un paio di anni potrebbero forse presentarsi le circostanze per una riforma della Pac più coerente e adeguata. Nei tempi in cui viviamo non conviene farsi illusioni. Se una conclusione sarà trovata, sarà effimera e non risolutiva. Meglio, allora, preparare le analisi e le idee per una ripartenza, in condizioni migliori, tra qualche anno, avanzando proposte e valutazioni che guardino ben oltre le attuali diatribe su testi regolamentari in ogni caso deludenti.
La rubrica “Il Tema” di questo numero, curata da Andrea Povellato e Giorgio Osti, tratta della terra, dei rapporti proprietari e d’uso, delle forme di trasferimento, delle forme di gestione, delle buone (e cattive) pratiche che la riguardano. Questi rapporti si mescolano in complesse combinazioni e nel tempo evolvono, come documentato dalle numerose testimonianze, alcune delle quali sono qui raccolte, portate al convegno di Rovigo su “Corsa alla terra (anche) in Italia” del 15-16 marzo scorso che Agriregionieuropa ha contribuito a realizzare.

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