Partenariato europeo per l'innovazione e il ruolo delle reti per lo sviluppo rurale

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Partenariato europeo per l'innovazione e il ruolo delle reti per lo sviluppo rurale

Conciliare produttività e rispetto dell’ambiente

Per comprendere la necessità di innovazione e di un deciso cambio di passo nel modo di concepire e di fare agricoltura oggi in Europa, è sufficiente menzionare alcuni dati. Innanzitutto il commercio mondiale sperimenterà nei prossimi anni, secondo la Commissione europea, un forte aumento della domanda mondiale di derrate alimentari (e quindi pure di mangimi, fibre, biomassa e biomateriali). Tale domanda, in crescita da circa un decennio, anche per via del crescente sviluppo economico di Asia e America latina, è destinata ad accelerare ulteriormente ed entro il 2050 ne è previsto un aumento di circa il 70 per cento, secondo stime Fao. A tale fenomeno dovrà necessariamente seguire un aumento dell'offerta, anche da parte dell'Unione Europea, in virtù del ruolo chiave che oggi riveste negli scambi internazionali. L'Unione è infatti uno dei principali player sui mercati con una quota pari al 18 per cento delle esportazioni alimentari mondiali, per un valore annuo di 76 miliardi di euro.
Se il sistema agricolo mondiale (e anche europeo) non sarà in grado di rispondere alle nuove sfide in termini di maggiore produttività, gli effetti, oltre che sui mercati, potrebbero essere molto significativi anche per le relazioni internazionali. Nel medio-lungo periodo inoltre i mercati agricoli mondiali potrebbero essere caratterizzati da una grande incertezza e volatilità dei prezzi, che non lascia ben sperare.
Il mondo avrà dunque bisogno di maggiori derrate alimentari e l’Unione Europea non dovrà rinunciare alla propria capacità produttiva, anche per garantire la stabilità degli equilibri politici futuri. Dovrà dunque rimanere sempre al centro dell’azione la ragione stessa della nascita della Pac: food security, qualità delle produzioni e certezza nell'approvvigionamento delle derrate alimentari per i cittadini europei.
Inoltre l’auspicabile aumento della produttività dovrà necessariamente tradursi in aumento del reddito per chi coltiva la terra. Secondo la Commissione, una delle vie indicate per accrescere la competitività del settore primario è la riduzione dei costi: riuscire a produrre con minore utilizzo delle risorse idriche, minore impiego di energia, meno fertilizzanti (soprattutto fosforo e azoto) e minori pesticidi, attraverso l’effettivo innesto in azienda di nuove tecnologie. Allo stesso modo risulta strategico introdurre innovazioni, ad esempio di carattere gestionale, che permettano agli agricoltori di rafforzare il loro ruolo nella filiera, in considerazione del fatto che la quota di valore aggiunto destinata agli agricoltori nell'ambito della filiera alimentare si è progressivamente ridotta negli ultimi dieci anni.
Un settore primario effettivamente produttivo è anche una condizione fondamentale per sostenere il comparto agroindustriale europeo, oggi leader nelle esportazioni mondiali e che fornisce occupazione per circa 17 milioni di addetti (pari al 7,6 per cento dell’occupazione totale europea). Un settore questo particolarmente strategico per il nostro Paese, tuttora capace di penetrare nuovi mercati e di trainare l’esportazione anche di altri comparti. Nell’attuale fase di crisi economica che stiamo attraversando, la stagnazione della domanda interna deve necessariamente essere compensata andando incontro alla crescente domanda di prodotti made in Italy nei Paesi economicamente emergenti. Rafforzare la capacità di aggregazione e di fare sistema a livello nazionale nell’export agro-alimentare non è più soltanto un elemento importante per la diversificazione dei profitti delle nostre imprese agricole, ma è oggi condizione necessaria per la loro stessa sostenibilità economica. Gli strumenti a supporto della competitività per il post-2013, dovranno tenere in considerazione tali dinamiche, sempre più importanti per il futuro dell’agricoltura nazionale, in un contesto di progressiva liberalizzazione degli scambi commerciali anche con i Paesi extra UE.
Le nuova politica di sviluppo rurale 2014-2020 avrà dunque il compito di far conciliare l’esigenza di maggiore produttività e redditività in agricoltura con un territorio naturale che è stato sottoposto negli ultimi cinquanta anni a sollecitazioni molto pesanti. Dovranno essere introdotte nelle aziende nel prossimo decennio pratiche, processi e tecnologie innovative che possano diminuire l’impatto dell’agricoltura sull’ambiente. I dati sono allarmanti.
Secondo la Commissione UE, il 45 per cento dei terreni europei presenta problemi di qualità del suolo, evidenziati da bassi livelli di materia organica, e quasi un quarto di essi è afflitto da un grado di erosione moderato o elevato. Circa il 40 per cento dei terreni agricoli è esposto all'inquinamento da nitrati, con rischi per la qualità delle risorse idriche. Anche la biodiversità europea è fortemente minacciata e negli ultimi 20 anni il trend è ulteriormente peggiorato.

Il nuovo "Partenariato europeo per l’innovazione” (Pei) nella politica di sviluppo rurale 2014-2020

Riuscire a produrre attraverso un uso maggiormente efficiente delle risorse naturali è dunque l’obiettivo tracciato dall’Unione Europea per il prossimo periodo di programmazione 2014-2020. La posta in gioco è alta e sono note le sfide che attendono il settore primario. Il principale elemento di novità è costituito dal metodo attraverso il quale la Commissione intende promuovere e innestare innovazione.
La via indicata è quella della maggiore integrazione tra il sistema della conoscenza (università, centri di ricerca e servizi di consulenza) e il mondo delle imprese agricole. Nell’ambito delle future politiche di sviluppo rurale, la Commissione intende rimuovere uno dei frequenti ostacoli ai processi innovativi: la distanza tra i risultati della ricerca e l'adozione di nuove pratiche/tecnologie da parte degli agricoltori, delle imprese e dei servizi di consulenza. Secondo la Commissione: "spesso le nuove metodologie impiegano, infatti, troppo tempo per arrivare sul terreno e i bisogni pratici degli agricoltori non sono comunicati in modo sufficientemente efficace alla comunità scientifica: ne consegue che l'applicazione pratica di innovazioni importanti non avviene su scala sufficientemente ampia e settori di ricerca promettenti non sempre ricevono l'attenzione che meriterebbero". Per superare questo gap strutturale, l'Unione mette in campo uno dei principi ispiratori delle politiche rurali dell'ultimo ventennio: la progettazione guidata dal basso (bottom-up). A differenza dell’attuale fase di programmazione 2007-2013 (in particolare, la misura 124 della politica di sviluppo rurale - "Cooperazione per lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie, nel settore agricolo, alimentare e forestale") sembrerebbe ora rafforzato il ruolo dei privati (nello specifico aziende agricole, imprenditori) nell’orientamento, nella identificazione e nella implementazione degli interventi innovativi finanziabili dai Psr. L’obiettivo è quello di promuovere investimenti che siano in grado di produrre risultati prontamente applicabili nelle aziende agricole, sulla base delle effettive esigenze degli agricoltori in termini di maggiore produttività, sviluppo sostenibile e riduzione dei costi. Il nuovo "Partenariato Europeo in materia di produttività e sostenibilità dell'agricoltura" - più in breve, “Partenariato europeo per l’innovazione” (Pei) - sarà dunque una delle grandi novità della nuova politica di sviluppo rurale per il 2014-2020. La proposta è fortemente innovativa e prevede la costituzione di "Gruppi operativi" su tematiche di interesse comune che dovranno mobilitare intorno allo stesso progetto di spin-off per il trasferimento dell'innovazione (nelle fasi di "sviluppo", "collaudo" e "applicazione") soggetti diversi quali agricoltori, consulenti, imprenditori, ricercatori, organizzazioni non governative.
La progettazione avverrà dunque dal basso. Ogni Gruppo operativo avrà il compito di elaborare un Piano che descriva il progetto innovativo da realizzare e soprattutto i risultati e il concreto contributo della loro iniziativa per l'incremento della produttività in agricoltura, attraverso una gestione maggiormente sostenibile delle risorse.
Il nuovo Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr) contribuirà direttamente, finanziando, tramite la nuova misura cooperazione, la costituzione, la gestione, la programmazione (inclusi studi propedeutici, animazione e divulgazione dei risultati), nonché le iniziative e gli interventi in azienda dei "Gruppi operativi".
In base alla recente comunicazione della Commissione, i settori prioritari, in cui i "Gruppi operativi" potranno avviare le proprie azioni innovative, sono al momento cinque:

  • incremento della produttività agricola attraverso un uso più efficiente delle risorse naturali, inclusi il progresso sul fronte della difesa fitosanitaria integrata e il controllo biologico delle fitopatie e dei parassiti;
  • soluzioni innovative a sostegno della bio-economia, con particolare riguardo alla bio-raffinazione, il riciclaggio e l'uso intelligente della biomassa derivante da materiali di scarto delle colture, delle attività forestali e dei rifiuti alimentari, oltre ad alcuni interventi nella selezione genetica;
  • sviluppo di servizi eco-sistemici e sistemi agro-ecologici integrati come la valorizzazione della biodiversità dei suoli, il sequestro del carbonio, la ritenzione di acqua, la stabilità e la resilienza dell'ecosistema e le funzioni di impollinazione, inclusi una migliore gestione dei terreni, nuovi sistemi agroforestali, conservazione degli ecosistemi e l'aumento della diversità genetica in agricoltura;
  • diffusione di prodotti e servizi innovativi per la catena integrata di approvvigionamento, con particolare riguardo all'innovazione gestionale che permetta agli agricoltori di rafforzare il loro ruolo nella filiera, ad esempio nell'ambito di organizzazioni di produttori e tramite filiere corte, oltre alla possibilità di attivare sistemi di monitoraggio efficaci dei residui presenti nei prodotti alimentari (es. pesticidi);
  • interventi nella qualità e sicurezza degli alimenti e stili di vita sani, attraverso l'elaborazione di nuovi "schemi di qualità alimentare" o "benessere degli animali", incluso lo sviluppo del potenziale commerciale della biodiversità (es. il potenziale delle piante medicinali come fonte di materia prima), l'uso di ingredienti sani nei prodotti (es. latte o olio con l'aggiunta di acidi grassi omega3) e infine lo sviluppo di migliori imballaggi per i prodotti alimentari.

La nuova strategia Pei non sarà promotrice di interventi di carattere sperimentale, orientati dall’alto. I nuovi “Gruppi operativi” saranno invece uno strumento concreto a supporto della competitività e dello sviluppo sostenibile in agricoltura, che metta al centro le reali esigenze delle aziende agricole, secondo il tipico approccio della progettazione dal basso.
Infine, la componente più propriamente di ricerca rimarrà a carico delle azioni finanziate nell’ambito di “Orizzonte 2020”, il nuovo quadro strategico per la ricerca e l’innovazione in Europa, nell’ambito del quale è a disposizione una dotazione complessiva di circa 4.7 miliardi di euro, dedicata ai temi agricoli.
Il quadro presentato dalla Commissione è molto ambizioso. L'approccio presentato per i "Gruppi operativi" è d'avanguardia ma la governabilità del sistema non è semplice. Vi sono molti interrogativi aperti sulle modalità di funzionamento della strategia Pei, soprattutto in relazione alla necessità di trasformare, effettivamente, i "Gruppi operativi" in soggetti capaci di innescare processi di sviluppo con obiettivi misurabili, piuttosto che nuovi partenariati semplicemente indirizzati a chiedere dei finanziamenti pubblici. Inoltre i costi amministrativi, che dovranno sostenere le Autorità di gestione e gli Organismi pagatori, potrebbero essere consistenti, soprattutto per le attività di selezione, pagamento, monitoraggio e controllo. Questo rischia di depotenziare il valore aggiunto dell'iniziativa Pei, anche in termini di rapporto tra benefici e costi.

La Rete europea per l’innovazione e la Rete rurale nazionale come innovation broker

In sede comunitaria sarà operativa una specifica Rete Pei che supporterà l’attuazione della strategia Pei in Europa. Il compito della Rete Pei sarà di favorire il collegamento tra i risultati della ricerca in agricoltura che emergeranno nell’ambito della strategia “Orizzonte 2020” (inclusa la capitalizzazione delle buone pratiche dell’attuale periodo di programmazione) e i costituendi “Gruppi operativi”. La Rete Pei avrà il compito di fornire informazioni di carattere scientifico, utili per l’avvio dei “Gruppi operativi”, nonché assicurare, a livello europeo per il settennio 2014-2020, lo scambio di esperienze lungo la fase di implementazione degli interventi. La Commissione utilizzerà la Rete Pei anche come uno strumento utile per fornire indicazioni di carattere operativo e gestionale, considerato il fatto che l’iniziativa Pei rappresenta una novità nel contesto dello sviluppo rurale.
La nuova Rete rurale nazionale per lo sviluppo rurale, che tra le sue priorità avrà la funzione di "promuovere l'innovazione nel settore agricolo”, dovrà sostenere la ricerca partner per la nuova misura cooperazione (art. 36), inclusi i nuovi "Gruppi operativi". La Rete rurale nazionale dovrà agevolare i collegamenti tra gli attori rilevanti e dunque selezionare, indirizzare e incrociare possibili partner di cooperazione. Inoltre in base alla proposta di regolamento 2014-2020, una delle attività che dovranno essere incluse obbligatoriamente nel futuro Piano di azione, saranno le “attività in rete per l’innovazione”.
La Commissione europea farà seguire a breve un piano strategico di attuazione che delineerà le linee principali per il funzionamento della strategia Pei nei futuri Piani di sviluppo rurale. Il quadro degli interventi è ancora tutto da definire. A livello nazionale l’obiettivo potrebbe essere quello di costituire un sistema il più possibile aperto. Un sistema che metta in condizione le aziende agricole di cooperare con istituti di ricerca, consulenti e università non necessariamente localizzate nella propria regione ma in possesso delle conoscenze necessarie per la realizzazione degli interventi del “Gruppo operativo”. Sarà fondamentale posizionare al centro del nuovo sistema Pei, che si costituirà in Italia, le esigenze del modo economico e delle imprese, stimolando la qualità progettuale ed assicurando una maggiore concorrenza, al fine di fare emergere le migliori competenze tecniche disponibili sul mercato.
La Rete rurale nazionale potrebbe avere un importante ruolo da svolgere, nella fase di avvio della programmazione 2014-2020 per la nascita dei nuovi “Gruppi operativi”, raccogliendo le esigenze di innovazione delle aziende agricole italiane (anche per singola filiera o distretto territoriale) attraverso il coinvolgimento degli operatori del settore, seguendo la logica di un processo che sia originato dal basso.
La nuova Rete rurale nazionale potrebbe quindi svolgere la funzione di innovation broker superando un approccio basato sulla sola diffusione di informazioni ma concentrandosi invece sull’incontro tra la domanda nazonale di innovazione e l’offerta, sia essa disponibile in Italia che in altri Stati membri, finalizzando la propria attività nell’avvio di “Gruppi operativi” dotati della necessaria “massa critica” per l’effettivo innesto di nuovi processi, prodotti e tecnologie.
Un’attività preliminare dovrebbe essere quella di favorire proprio l’incrocio tra domanda e offerta di innovazione, tramite il ricorso alle strutture già esistenti, non duplicando ma integrando gli interventi. Le specifiche esigenze di innovazione provenienti da cluster o gruppi di aziende nazionali potrebbero essere divulgate, ad esempio, tramite uno strumento accessibile quale il portale web della Rete rurale nazionale. Una mirata attività di comunicazione di questo strumento consentirebbe agli istituti di ricerca, consulenti e università italiane ed europee, di farsi carico delle necessità delle aziende agricole italiane, candidandosi come futuri partner per la costituzione dei “Gruppi operativi”. Le strutture della Rete rurale nazionale dovrebbero accompagnare questo processo facilitando l’intermediazione tra i diversi soggetti. In particolar modo potrebbero essere favorite aggregazioni finalizzate a costituire un unico “Gruppo operativo” effettivamente rappresentativo per una medesima filiera o per uno stesso distretto territoriale, evitando la frammentazione degli interventi e promuovendo un approccio di tipo interregionale. Infine fondamentale sarà il collegamento con la Rete europea Pei, già menzionata, soprattutto per trasferire nel contesto nazionale buone pratiche, know-how, conoscenze e tecnologie non presenti nel nostro Paese ma tali da rafforzare la creazione dei costituendi “Gruppi operativi” anche attraverso la partecipazione di partner europei.

Riferimenti bibliografici

  • Commissione europea (2010), Comunicazione della Commissione UE “La Pac verso il 2020” COM (2010) 672

  • Commissione europea (2011), Proposta di Regolamento sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr). COM(2011) 627

  • Commissione europea (2011), Comunicazione sul Programma quadro di ricerca e innovazione "Orizzonte 2020" Com(2011) 808 - Proposta di decisione Com(2011) 811 - Proposta di regolamento Com(2011) 809

  • Commissione europea (2012), Comunicazione relativa al Partenariato europeo per l'innovazione (Pei) "Produttività e sostenibilità dell'agricoltura" Com (2012) 79 del 29 Febbraio 2012

  • Jeremy Howells (2006), “Intermediation and the role of intermediaries in innovation” - Esrc Centre for Research in Innovation and Competition (Cric), Institute of Innovation Research, University of Manchester

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