Risultati del sondaggio Agriregionieuropa sulle proposte della PAC 2014-2020

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Risultati del sondaggio Agriregionieuropa sulle proposte della PAC 2014-2020

Introduzione

Nel numero 27, pubblicato nel dicembre scorso, Agriregionieuropa aveva rivolto dieci domande a diversi tra i più eminenti economisti agrari italiani, sulle proposte di riforma della Pac per il dopo-2013 (Corsi, De Filippis, Frascarelli, Giacomini, Gios, Henke, Salvatici, 2011). Ne era scaturito un interessantissimo confronto con posizioni a volte convergenti e altre volte molto diverse.
Per dare seguito a quell’iniziativa e fornire nuovi elementi di conoscenza e di riflessione sulle proposte di riforma, abbiamo trasformato gli articolati pareri raccolti in quell’intervista collettiva, in brevi risposte che ne riassumessero il contenuto. Quando le risposte raccolte nelle interviste non coprivano tutte le prevedibili alternative, ne abbiamo aggiunte delle altre. In tutti i casi, è stata prevista una risposta “Altro” con la possibilità per l’intervistato di specificare la propria opinione.
L’ultima domanda, in cui si chiedeva di indicare gli aspetti rispettivamente più positivi e più negativi delle proposte di nuova politica agricola per il periodo 2014-2020, è stata lasciata volutamente aperta.
Il questionario così rielaborato è stato sottoposto ai lettori di Agriregionieuropa. Agli intervistati era concesso di selezionare anche più di una risposta. Questo articolo riassume e commenta i risultati raccolti. Per collegare i risultati del sondaggio a quelli delle interviste dalle quali ha tratto spunto, nel commento che segue abbiamo associato tra parentesi alle risposte possibili il nome dell’autore (o degli autori) che le avevano suggerite nell’articolo citato. Ovviamente, il fatto che una risposta non sia stata preferita dagli intervistati, rispetto alle altre possibili, non autorizza a ritenere meno autorevole l’opinione di chi l’ha ispirata. Spesso, come è noto, la ragione o il merito non si associano alle maggioranze, specie in economia e, ancora di meno, nella valutazione delle politiche economiche. Al sondaggio hanno risposto complessivamente 114 lettori distribuiti in tutto il Paese (sono rappresentate 19 regioni) e tra tutte le età (età media 48,3 anni). Per l’80 per cento si tratta di laureati, mentre il 77 per cento dei partecipanti è in possesso di un titolo di studio in ambito agricolo. Quanto all’occupazione, il 15 per cento lavora in un’impresa agricola, agro-industriale o agroalimentare, il 23 per cento in un’organizzazione sindacale o cooperativa, il 34% nell’università o nella ricerca, il 28% nell’amministrazione pubblica.
Ovviamente, per le modalità con cui il sondaggio si è svolto e per il fatto che ci si è affidati alla volontaria partecipazione dei lettori, esso non ha una piena significatività statistica. Ciò nondimeno, i risultati sono particolarmente interessanti, sia per il ventaglio ampio e variegato dei soggetti coinvolti, sia per la loro palese competenza in materia, testimoniata dalla coerenza delle risposte aperte e dal fatto che chi ha risposto è stato in grado in generale di rispondere a tutte le domande, alcune delle quali in particolare presumevano una conoscenza non superficiale.

I risultati del sondaggio

Domanda 1 - La spesa per la PAC 2014-2020 scenderà rispetto al periodo 2007-2013. In Italia la diminuzione dovrebbe attestarsi intorno al 18 per cento in termini reali. Qual è il tuo giudizio?

C’è una certa consapevolezza e rassegnazione riguardo alla diminuzione di fondi per la Pac, ma al tempo stesso prevale implicitamente l’opinione che la spesa attuale sia impiegata in modo non efficiente, come segnala la risposta più gettonata: “Ovvia, ma questo rende più urgente di usarla efficientemente” (Corsi).

La seconda risposta più selezionata: “Negativo, perché è sbagliato il metodo di calcolo basato sulle superfici” (Frascarelli) si concentra sulle modalità redistributive ritenute poco appropriate. Essa si accompagna all’altra che, più che contestare il metodo, si concentra sul risultato negativo per il nostro Paese: “Accettabile, ma è ingiusto che l’Italia sia il paese più penalizzato” (De Filippis). Una conferma al fatto che il taglio dei fondi fosse atteso e che le dimensioni del taglio siano state conformi alle aspettative viene dall’osservazione che le due opposte affermazioni “La diminuzione della spesa è inferiore alle previsioni” (Gios) e “Mi sarei aspettato una diminuzione più contenuta” (nostra aggiunta) abbiano entrambe raccolto pochi consensi.

Domanda 2 - Come giudichi la scelta di mantenere i due pilastri e di conservare invariata la distribuzione della spesa tra di essi: 75 per cento circa al primo pilastro e 25 per cento circa al secondo?

Una parte molto consistente delle risposte muove nella direzione di una severa critica alla scelta di congelare la distribuzione tra i due pilastri. Verso questo orientamento si pongono le due opzioni più cliccate: “Una scelta conservatrice. Segno del poco coraggio nel riformare la Pac” (Giacomini, Corsi) e “Sbagliata. Sarebbe stato opportuno aumentare i fondi al secondo pilastro” (Gios). La terza opzione, d’altra parte, “Sbagliata. Si doveva superare la logica dei pilastri mirando a obiettivi specifici” (Henke) esprimeva un giudizio ancora più radicale. 

All’opposto, le due posizioni più in linea con le scelte della Commissione: “Giusto. Così c’è un buon equilibrio della spesa tra i due pilastri” (Frascarelli) e “Ragionevole: nel secondo pilastro è difficile spendere in maniera efficiente” (De Filippis) hanno raccolto un numero di consensi abbastanza limitato. L’opzione “Altro” ha raccolto solo 3 risposte1 .

Domanda 3 - Come giudichi la scelta di “spacchettare” il pagamento unico in sei tipi di pagamento: base, “green”, addizionale per le aree con vincoli naturali, addizionale per i giovani, piccoli agricoltori e sostegno accoppiato?

Lo “spacchettamento” dei pagamenti diretti è uno degli aspetti più generalmente condivisi della riforma della Pac. Oltre due terzi dei rispondenti esprimono ma valutazione positiva. La risposta decisamente più gettonata, quella che valuta la decisione “Giusta, ma si rischia di aumentare la complessità e i costi burocratici” (Frascarelli, Gios), esprime il timore che la soluzione possa nascondere inutili pastoie aggiuntive per gli agricoltori, oltre alla difficoltà per le amministrazioni di gestire i controlli (come nel caso del greening).
Sulla stessa lunghezza d’onda si collocano anche le due altre risposte favorevoli: “Positiva, se ogni pacchetto corrisponde a obiettivi diversificati” (Corsi, Giacomini) e “Positiva, rende più selettivo il sistema e dà una nuova legittimità ai pagamenti diretti (De Filippis, Salvatici). Pur condividendo con la prima il giudizio positivo, queste sottolineano, l’una con diffidenza, l’altra con ottimismo, la pluralità di obiettivi che con lo “spacchettamento” si intendono cogliere.


I giudizi negativi sullo “spacchettamento” sono espressi dalle due risposte che hanno raccolto minori consensi: “Sbagliata, sarebbe stato necessario un approccio contrattuale che invece manca” (Henke) e “Sbagliata. Era maglio lasciare tutto come prima” (nostra aggiunta)2.

Domanda 4 - Le proposte per la nuova PAC impongono la progressiva regionalizzazione dei pagamenti base e il loro livellamento sul piano nazionale o regionale entro il 2019. Come giudichi questa scelta?

Questa è una domanda che, rispetto alle altre, ha più diviso gli intervistati. La risposta più gettonata: “Sbagliata, perché uniforma, invece di differenziare rispetto alle specificità locali” (Salvatici) precede di qualche incollatura la risposta che ad essa in gran parte si contrappone, “Giusta, ma politicamente difficile da gestire (De Filippis).
Anche le altre due risposte, sostanzialmente in linea con le scelte della Commissione, sia pure esprimendo qualche preoccupazione, hanno peso consistente: “Doverosa, ma resta il dubbio su quale sia l’obiettivo del pagamento di base” (Giacomini) e “Inevitabile per ragioni di equità e giustificazione dei pagamenti diretti (Corsi, Frascarelli).
Si può concludere che la maggior parte degli intervistati esprima comunque una decisa insoddisfazione nei confronti dell’attuale distribuzione, mentre meno consenso ottiene la soluzione livellatrice proposta come soluzione. Forse per questo motivo, perché fa riferimento soltanto al secondo aspetto, ma non al primo, la risposta “Non equa, perché si rischia di penalizzare le regioni che necessitano di più interventi” (Gios) ha raccolto un consenso relativamente più modesto3.

Domanda 5 - Come giudichi la soluzione del pagamento “green”? una novità positiva o uno specchietto per le allodole?

Una prima critica a questa domanda potrebbe essere che tra le risposte manca un’opzione favorevole. In effetti sarebbe stato opportuno inserirla, anche se va rilevato che soltanto due “Altro” hanno notato questo aspetto, mentre tutti gli altri intervistati hanno condiviso i convergenti giudizi critici degli economisti agrari ai cui commenti le risposte in opzione si erano ispirate.
Le risposte più gettonate: “Inutile, si poteva raggiungere lo stesso risultato rafforzando la condizionalità di base” (Frascarelli) e “Male disegnata e poco chiara, rischia solo di aggiungere delle complicazioni” (De Filippis, Gios) esprimono una chiara e diffusa insoddisfazione riguardo a l’opzione “green”. Così anche le altre che seguono in graduatoria sono esplicitamente critiche: “Inefficace, le condizioni imposte per il “green” sono troppo rigide (Giacomini, Corsi) e “Un errore. Sarebbe stato più opportuno mettere il “green” nel secondo pilastro” (Henke).

Questo dissenso generalizzato, seppure con diverse motivazioni, è molto significativo se si considera che proprio su questa scelta si è imperniata gran parte della comunicazione della Commissione sulle novità della riforma. Le risposte raccolte sotto la voce “Altro” sottolineano in particolare di spostare quella spesa nel secondo pilastro4; l’utilità di restringere il campo dei beneficiari in forma più selettiva e mirata5; la rigidità, l’inutilità o la inapplicabilità della soluzione tecnica trovata6.

Domanda 6 - Qual è il tuo giudizio sulla definizione di “agricoltore attivo”

Le risposte anche a questa domanda sono andate prevalentemente nella direzione di un giudizio critico o molto critico. Anche perché, specie in Italia, ci si aspettava probabilmente una definizione di agricoltore attivo che facesse selezione non soltanto verso l’alto (per escludere i campi di golf, gli aeroporti o i grandissimi landlord come la spesso citata Regina di Inghilterra) ma anche verso il basso, nei confronti di un’agricoltura frammentata in una pletora di aziende piccolissime e spesso destrutturate o di solo autoconsumo. Al tempo stesso, ci si aspettava che la definizione discriminasse i portatori degli obiettivi imprenditoriali da coloro che beneficiano delle tante forme di rendita, comprese quelle generate dalla politica agricola stessa, spesso più orientata a premiare lo status (il soggetto), anziché il comportamento (il progetto). Non a caso le risposte più gettonate esprimono la diffusa delusione proprio sulla scarsa capacità di relazione: “Non selettiva, servono altri parametri per restringere il numero dei beneficiari” (De Filippis) e “Poco efficace, servono criteri più selettivi da definire a livello nazionale” (Frascarelli, Giacomini). A queste andrebbe aggiunta anche la risposta: “Negativo. Avrebbe dovuto circoscrivere la definizione ai veri imprenditori (nostra aggiunta)”.
Altre risposte che hanno ricevuto dei consensi sono quelle che sottolineano la possibilità che la soluzione si traduca in “Una complicazione burocratica senza alcun apprezzabile risultato operativo” (Gios).

Minori conseni hanno ricevuto: “Poco chiara, la Pac nn è strumento adatto per sostenere redditi bassi” (Corsi) e “Va contro la diversificazione, l’agricoltura pluriattiva e che produce beni pubblici” (Henke). Molto diversificate le risposte raccolte sotto “Altro”: alcune sottolineano la necessatà di una definizione più rigida7, altre la necessità di collegare meglio tale definizione ad una migliore difinizione della natura dell’intervento8, altre ancora l’importanza di non penalizzare il part-time9.

Domanda 7 - Piccoli agricoltori: come giudichi le proposte che li riguardano?

Nelle relazioni a questa domanda prevale un giudizio positivo. Le due risposte con maggiori consensi sono le seguenti: “Positive, i pagamenti diretti ai piccoli agricoltori sono importanti” (Frascarelli) e “Positive, ma vanno rivisti i criteri per accedervi” (Giacomini, Henke). Un certo consenso ha anche la risposta che ricorda come alla semplificazione riferita ai piccoli si accompagni la preoccupante rinuncia ai controlli sul rispetto degli obblighi di eco-condizionalità: “Si semplifica, ma si esentano (i piccoli) dai controlli sul rispetto dell’ambiente” (Corsi).

Un consenso decisamente più contenuto raccolgono le risposte che giudicano negativamente la soluzione adottata: “Sbagliate, un’indulgenza demagogica verso i piccoli” (De Filippis, Gios) e “Sbagliate, i pagamenti per piccoli importi non hanno un impatto significativo” (Salvatici). Le risposte sotto “Altro” si diversificano. I più ritengono poco utile un intervento per i troppo piccoli e semmai utile favorire la loro aggregazione10. C’è poi chi ritiene prevalente la semplificazione burocratica, all’intenzione di realizzare una politica per i piccoli11.
Non manca chi, su un fronte opposto, rivendica la necessità dell’aiuto a compensazione della scarsa competitività12.

Domanda 8 - Qual è il tuo giudizio sulle maggiori novità nella nuova politica di sviluppo rurale (dagli Assi alle priorità, integrazione con la politica regionale nel contratto di partenariato, approccio basato sui risultati, possibilità dei sottoprogrammi tematici, ridotto menu di misure, network per l’innovazione, ecc.)?

L’argomento relativo alle problematiche amministrative connesse alla gestione della politica di sviluppo rurale raccoglie i maggiori consensi. La risposta più gettonata è la seguente: “Incerto, Stati e Regioni hanno scarsa capacità di gestione” (Corsi, Frascarelli, Salvatici). A questa valutazione si può associare la seguente: “Negativo, rischia di aumentare il divario tra regioni efficienti e non” (Gios). Questa seconda risposta si distingue dalla generalizzazione della prima per il fatto di circoscrivere il problema amministrativo ad alcune specifiche Regioni del Paese. 

Fatte salve queste preoccupazioni, comunque, sommando assieme tutti i giudizi positivi o molto positivi, questi tendono a prevalere: “Buono, la riduzione del numero ha reso le misure più organiche” (Giacomini), “Buono, l’impianto è più flessibile e consente maggiore coordinamento” (De Filippis, Henke), “Molto buono, ma purtroppo non si è scelto di puntare sul secondo pilastro” (nostra aggiunta). Le risposte “Altro” sottolineano la necessità di una regia nazionale anche al fine di migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse13, la preoccupazione per le difficoltà amministrative del secondo pilastro14 e la delusione per la rinuncia a puntare sul secondo pilastro15.

Domanda 9 - Una novità della nuova PAC dovrebbe essere l’introduzione della politica per la gestione dei rischi collocata nel secondo pilastro. Qual è il tuo giudizio su questa politica?

L’aspetto critico ritenuto più rilevante riguardo alle misure per la gestione del rischio in agricoltura è la sua collocazione nel secondo pilastro anziché nel primo.
Considerando che in Italia la politica di sviluppo rurale è assegnata alle Regioni e che non avrebbe senso la ricerca di soluzioni regionali alla gestione del rischio, si pone immediatamente il problema del loro coordinamento. Non a caso le risposte più gettonate sono quelle che esprimono: “Dubbio, chissà se le Regioni sapranno coordinarsi per trattare con le Assicurazioni” (De Filippis, Corsi) o “Positivo, ma questa politica andava messa nel primo pilastro” (Frascarelli, Gios, Henke, Salvatici). L’introduzione delle misure per la gestione del rischio nella futura Pac suscita comunque un diffuso consenso, come è espresso dalla terza risposta in ordine di consensi raccolti: “Positivo che si miri alla stabilizzazione dei redditi con i fondi di mutualizzazione” (Giacomini) e dal fatto che la più pessimistica risposta “Sbagliata, servirà solo a favorire le Assicurazioni” (nostra aggiunta) abbia raccolto pochissimi consensi. Pochi e generici i commenti sotto la voce “Altro” salvo il richiamo a una gestione accentrata16.

Domanda 10 In sintesi, quali sono a tuo giudizio l’aspetto più positivo e quello più negativo delle proposte di nuova politica agricola per il periodo 2014-2020?

Le risposte a quest’ultima domanda, lasciata volutamente aperta, spaziano ampiamente su tutto lo spettro degli argomenti, a volte affrontando tematiche generali, altre volte concentrandosi su aspetti molto specifici. Ciò nondimeno alcuni temi si evidenziano, specialmente in negativo. Il primo, la delusione per il mancato coraggio complessivo nel muovere verso una riforma più radicale. Numerosi intervistati lamentano la “poca considerazione del secondo pilastro”, le “troppo poche risorse assegnate allo sviluppo rurale” e al tempo stesso la scelta di “fondare la Pac sul primo pilastro e di adottare i pagamenti diretti come strumento principale della Pac” anche nel prossimo settennio di programmazione. Alcuni, considerano negativo “il mantenimento dell’impianto classico: due pilastri e nessuna contrattualizzazione”, altri vedono “molta conservazione e confusione tra i due pilastri”.
Con riferimento al primo pilastro, gli aspetti più volte sottolineati positivamente sono la “regionalizzazione e lo ‘spacchettamento’ dei pagamenti”. Riguardo al primo, alcuni giudicano soprattutto “positiva la regionalizzazione per la fine degli anacronistici pagamenti su base storica”. Quanto al secondo, il giudizio positivo si accompagna a vari commenti critici su:

(a) la scelta di “basare la ripartizione dei fondi sulla superficie”;
(b) la “modalità applicativa del greening”;
(c) il “rischio di maggiore burocratizzazione degli aiuti”;
(d) il “rischio di una applicazione non omogenea a livello nazionale” alla quale altri contrappongono l’inadeguatezza del “livellamento sostanziale del sostegno”;
(e) la “macchinosità ed efficacia molto incerta rispetto alla complicatezza della politica”;
(f) il fatto che la soluzione proposta presenterebbe “molti dubbi, incertezze, farraginosità e complessita”.

Alcune critiche si concentrano su alcuni aspetti specifici: “la inconsistente definizione di agricoltore attivo”, la “penalizzazione nei confronti dell’agricoltura di qualità”.
I giudizi sulle innovazioni proposte per il secondo pilastro sono in genere più favorevoli. Soprattutto apprezzata è la “riduzione e semplificazione del menu di misure”, così come la loro “definizione meno stringente che consente più autonomia agli Stati membri”. Giudizi positivi sono espressi su “l’integrazione tra Fondi”; l’istituzione del “Network per l’innovazione”; il fatto che la politica di sviluppo rurale “diventa sempre più una politica territoriale e integrata”. Resta sempre, con riferimento al secondo pilastro, il timore di difficoltà burocratiche nell’implementazione. In particolare preoccupano la condizionalità ex-ante, una scelta considerata “giusta, ma per l’Italia sarà dura” e “la capacità in Italia di fare sistema con gli altri Fondi comunitari”.

Considerazioni conclusive

Alla luce della citata intervista collettiva del numero scorso e del sondaggio con i lettori di Agriregionieuropa, non si può dire che le proposte di riforma della Pac abbiano suscitato molto entusiasmo. La sensazione generale, che l’opinione diffusa conferma, è che il Commissario Ciolos, l’intera Commissione, ma anche il Parlamento europeo si siano ispirati al motto quieta non movere, cambiando il meno possibile l’impianto pre-esistente e confidando sulla capacità della Pac di auto-conservarsi a dispetto di ogni critica delle sue scarse efficienza ed efficacia.
Tra gli economisti agrari, così come tra i lettori, c’è chi, appellandosi al realismo, temendo il peggio e facendo di necessità virtù, suggerisce una lettura assolutoria delle proposte di Regolamento. Ma l’interpretazione prevalente tende a mostrare delusione e inquietudine. Anche perché quelle deboli proposte debbono ancora passare il vaglio della discussione generale sul bilancio dove potrebbero riemergere le pesanti critiche alla Pac già udite in passato.
Il Parlamento europeo, titolare del potere di co-decisione, potrebbe giocare una decisiva influenza sulla versione finale dei regolamenti Pac quando, investito nelle decisioni sul bilancio, dovrà soppesare interessi ad essa contrapposti. Potrebbero allora riprendere forza le ricorrenti proposte di drastici tagli alla spesa agricola e, di fronte a tali minacce o addirittura ai tagli effettivi, anche le scelte apparentemente definitive potrebbero essere rimesse in discussione.
In una recente audizione alla Commissione agricoltura del Parlamento europeo (Comagri), il relatore, l’autorevole economista agrario Alan Swinbank, ha sollecitato Parlamento e Commissione a preparare un “piano B” di riforma della Pac nell’ipotesi, secondo la sua opinione niente affatto irrealistica, di un possibile ulteriore taglio ai finanziamenti della Pac17 . In tale evenienza, per difendere la Pac nel suo complesso, il relatore ha autorevolmente proposto di riservare i tagli al meno difendibile e meglio finanziato primo pilastro, assumendo l‘impegno a salvaguardare il volume di fondi destinati al secondo, spesso identificato per i tagli come un potenziale soft-target. Non sono mancate critiche anche molto pesanti e perfino qualche inopportuna ironia. Era facile prevederlo ma, di questi tempi, affidarsi alla path dependency cioè alla sola capacità di auto-conservazione per conservare una Pac meramente redistributiva è giocare col fuoco.

Riferimenti bibliografici

  • Corsi A., De Filippis F., Frascarelli A., Giacomini C., Gios G., Henke R., Salvatici L. (2011), Dieci domande sulla nuova PAC. Intervista collettiva di Agriregionieuropa, Agriregionieuropa, Anno 7, Numero 27, Dicembre [link]

  • 1. Merita tuttavia di essere evidenziato come, nelle motivazioni della risposta “Altro”, sul secondo pilastro si esprimino posizioni opposte. Un intervistato scrive che il rapporto tra i due pilastri deve essere “almeno 50% e 50%”, un altro sottolinea che “le spese effettuate con il secondo pilastro finiscono per finanziare apparati burocratici inutili, vedi Leader”.
  • 2. Tra le risposte “Altro” i più sottolineano ulteriormente l’aspetto della complessità che si potrebbe generare: “aumenta solo il peso amministrativo senza garanzia di migliorarne gli effetti”, “c’è il rischio che aumenti la complessità burocratica, anche semplicemente per chi deve gestire le domande”; “sbagliata, più complessità, più costi, nessun beneficio per le aziende”, “confusa, poco applicabile e senza criterio”.
  • 3. Le poche risposte nella categoria “Altro” sottolineano in particolare che la regionalizzazione è “politicamente difficile da gestire” e che “non è sufficientemente chiaro il motivo per cui si erogano questi aiuti”.
  • 4. “Inserire il green nel secondo pilastro dove sono già previste misure agro-ambientali, fissando dei massimali”, “le politiche agroambientali trovano la migliore collocazione e giustificazione pratica all'interno del secondo pilastro”, “se il green sta anche nel secondo pilastro c'è un doppio intervento ingiustificabile”, “trasportare le dotazioni finanziarie dal primo pilastro al secondo”.
  • 5. “Il pagamento green dovrà essere assegnato solo ad aziende biologiche certificate”, “incentivare il miglioramento ambientale/paesaggistico”.
  • 6. “Il principio è giusto, però l'applicabilità per il nostro Paese diventa difficile”, “utile, ma l'imposizione delle tre colture è una diversificazione e non una vera rotazione”, “per alcuni versi troppo rigida (7%), per altri troppo lassa (in teoria è possibile fare ristoppio all'infinito)”.
  • 7. “Si doveva tenere conto del rapporto tra reddito agricolo ed extra-agricolo e non dell'entità degli aiuti sul reddito complessivo”, “aumentare la quota del reddito agricolo”, “la definizione deve essere più rigida: così non si premia chi è veramente imprenditore agricolo”.
  • 8. “Chiarire prima le finalità degli aiuti. Solo una volta identificate tali finalità è possibile identificare i beneficiari e le modalità di erogazione.
  • 9. “C’è il rischio di abbandonare l’attività part-time”, “controproducente nei confronti dei piccoli part-time che tutelano il territorio”.
  • 10. “Si confonde l'equità sociale con la competitività”, “sotto i 1.000 - 2.000 euro non ha senso erogare contributi”, “più l'agricoltore è piccolo, più perde valore lungo la filiera e allora sarebbe meglio favorire l'aggregazione invece di buttare soldi” , “incentivare l’aggregazione dei piccoli produttori”.
  • 11. “È solo una semplificazione burocratica, non una politica per i piccoli agricoltori”.
  • 12. “Dovrebbero avere dei contributi minimi perché non sono competitivi (es. agricoltori con 3-4 ha di seminativi)”
  • 13. “Positivo ma serve un documento di orientamento comune a livello nazionale”, “sarebbe opportuna una gestione centralizzata delle risorse: le Regioni con maggiori capacità di spesa ‘utile e produttiva’ prendano più fondi”, “la passata gestione si è caratterizzata per bandi emessi solo per spendere e non per migliorare il settore”.
  • 14. “C’è rischio di un divario tra le Regioni diversamente organizzate”, “si rischia un appesantimento burocratico e difficoltà di coordinamento”, “il rischio è quello di un divario tra le Regioni diversamente organizzate (efficienti)”.
  • 15. “Non si è scelto il secondo pilastro, l'unico che consente una programmazione a scala regionale”, “gli si affidando obiettivi ‘stratosferici’ con poche risorse”.
  • 16. “La gestione dovrebbe andare alle OP, altrimenti come al solito si rischia di buttare fondi a pioggia con pochissimi effetti sul reddito”, “per avere capacità contrattuale deve essere gestita dallo Stato”
  • 17. Briefing sui temi delle proposte di riforma della Pac presso la Commissione agricoltura e sviluppo rurale (Comagri) del Parlamento europeo, 29 febbraio 2012, Bruxelles. Il video di questa audizione è disponibile: [link].
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