Ricostruzione del territorio aquilano: un’ipotesi di pianificazione alimentare

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Introduzione

In questo articolo viene presentata un’ipotesi di pianificazione alimentare applicata alla ricostruzione del territorio aquilano colpito dal sisma del 6 aprile 2009. Con pianificazione alimentare si intende una pianificazione strategica orientata alla garanzia dell’approvvigionamento alimentare e al potenziamento delle capacità produttive locali in modo che gli stessi produttori locali diventino degli attrattori e catalizzatori di sviluppo rurale locale. In particolare, nel progetto proposto1 si intende creare un raccordo tra domanda e offerta agroalimentari locali attraverso il potenziamento della vendita diretta.

La piana aquilana pre- e post-sisma

L'assetto territoriale aquilano si presenta attualmente molto trasformato rispetto alla fase pre sisma. In particolare, a livello di polarità si è passati da una configurazione centripeta intorno al nucleo storico aquilano che vede L'Aquila come polo baricentrico prevalentemente culturale e istituzionale ad una configurazione centrifuga - assimilabile alla metafora della “ciambella col buco” - caratterizzata da una dispersione della popolazione e, conseguentemente, dei traffici, sul territorio del cratere dopo il sisma in cui il vuoto centrale è rappresentato proprio dal centro storico del tutto privo di strategie e progetti convincenti.
Sul modello delle analisi elaborate dal Massachusetts Institute of Technology (M.I.T.) di Boston (in cui i flussi delle comunicazioni vengono interpretati come strumenti di lettura di dinamiche urbane) si è rappresentato questo processo di trasformazione territoriale attraverso la mappatura dei dati relativi ai flussi delle comunicazioni di telefonia mobile nella fase pre (Figura1) e post sisma (Figura 2).
Come sintesi empirica del nuovo assetto economico territoriale, la città dell'Aquila diventa “funzione matematica” delle variazioni dei flussi di comunicazione nel tempo.
Analizzando, georeferenziando e graficizzando i dati emerge la centralità del centro storico dell'Aquila prima del sisma e la dispersione dei traffici, e quindi della popolazione, sul territorio del cratere a seguito del sisma.

Figura 1 - La città pre sisma. “L’Aquila”

Fonte: elaborazione su dati Telecom. Febbraio 2011

Figura 2 - La città post sisma. “L’Aquila”

Fonte: elaborazione su dati Telecom. Febbraio 2011

In particolare, le analisi condotte sul territorio hanno individuato 5 categorie di criticità del modello di ricostruzione Abruzzo 2009 finora seguito (Fusero P., 2010):

  • l'incapacità dei tessuti urbani esistenti di metabolizzare i nuovi interventi, quindi il carico insediativo sul contesto urbano,
  • l’inagibilità del centro storico ancora “zona rossa”,
  • lo stravolgimento dell'assetto paesaggistico e naturalistico, quindi l'impatto ambientale,
  • la creazione di marginalità sociali conseguenti alla delocalizzazione della popolazione,
  • la scarsa attenzione alla ricostruzione dell’economia locale e alla soluzione dei problemi di approvvigionamento alimentare.

La ricostruzione, se da un lato ha presentato una buona gestione della fase emergenziale (nessuna baraccopoli o container), dall'altro è stata contrassegnata da una fase provvisoria di costruzione (e non di ricostruzione) che ha assorbito tutte le risorse economiche esistenti senza coinvolgere in modo attivo la popolazione (Nimis, 2009) e, soprattutto, senza seguire un piano di gestione del territorio predisposto sulla base di competenze tecniche (ad esempio di architetti, urbanisti, economisti, agronomi, ecc. ). Se l’assenza di pianificazione può essere parzialmente giustificata nella prima fase caratterizzata dall’emergenza abitativa, non può più esserlo in una seconda fase di gestione del territorio durante la quale viene ripensato e fortemente modificato l’assetto urbanistico-ambientale di una porzione cospicua di quella che è definita la Regione dei Parchi. L’assenza di pianificazione e la possibilità di localizzare i nuovi insediamenti anche in deroga ai vincoli paesaggistici ha di fatto portato alla perdita di tutte le centralità esistenti, generandone delle nuove, non connesse tra di loro e prive del tessuto economico e dei servizi minimi. Questa “non logica” localizzativa ha evidentemente comportato non solo continui e grandi spostamenti della popolazione, ma anche congestione del traffico locale, tra i luoghi di residenza e quelli di offerta dei servizi. Questo problema è particolarmente evidente nel caso dell’approvvigionamento alimentare: la mancata programmazione di negozi di prossimità e mercati nei nuovi quartieri impegna quotidianamente le famiglie aquilane in spostamenti verso i luoghi in cui è presente la distribuzione alimentare, prevalentemente supermercati, con forti costi monetari e di tempo amplificati dalla generale congestione di traffico nell’area.

La pianificazione alimentare e le modifiche nella geografia della domanda agro-alimentare

La ricerca condotta propone un intervento di programmazione alimentare che mira a risolvere il problema dell’assenza di ricostruzione di punti vendita di prossimità in modo da facilitare l’approvvigionamento alimentare dei residenti, e al contempo, contribuire ad alleviare i problemi di congestione del traffico locale oltre a ricreare degli sbocchi di mercato per la produzione agro-alimentare locale.
A livello di mercato, prima del terremoto notiamo la concentrazione della domanda alimentare locale nei centri urbani e storici, a cui corrispondeva una consistente offerta all’interno degli stessi centri o nell’immediato intorno, quest’ultima soprattutto nel caso della Grande Distribuzione Organizzata (GDO). Nella fase post-sisma la domanda, insieme alla popolazione, si è distribuita nei nuovi centri satellite creati dalla ricostruzione, spesso distanti dai centri storici originali, mentre la geografia commerciale risulta dispersa e frammentata, con una complessiva forte diminuzione dell'offerta della GDO e un quasi totale azzeramento della distribuzione tradizionale (negozi di prossimità e mercati), importante sbocco per la produzione agroalimentare locale.
Di fronte a tale situazione si rende necessario un intervento di programmazione volto al ricongiungimento tra domanda e offerta. L’azione di programmazione deve, tra l’altro, tener conto delle modifiche che si stanno evidenziando a livello nazionale ed internazionale nella domanda alimentare. Ci si riferisce in particolare al fatto che le scelte di acquisto si fanno più riflessive e vengono guidate oltre che dalle tradizionali considerazioni relative all’economicità dell’acquisto, ovvero al prezzo, anche da quelle relative alla qualità, dedicando particolare attenzione agli attributi di salubrità e freschezza del prodotto, ma anche a quelli legati al valore ecologico di certe forme di produzione – ad esempio biologica - e sociale. La vendita diretta del prodotto locale offre la possibilità di massimizzare molti di questi valori: la piccola distanza percorsa dai prodotti consente infatti di mantenere bassi i costi, massimizzare la freschezza e ridurre le emissioni inquinanti derivanti dal trasporto. Il rapporto diretto col produttore permette al consumatore di ottenere informazioni sulle tecniche produttive utilizzate e sugli attributi qualitativi dei prodotti. Al contempo, all’acquisto del prodotto locale viene associato un ruolo di sostegno all’economia rurale locale e di supporto alla piccola agricoltura di prossimità la cui sopravvivenza è sempre più minacciata dalle logiche di industrializzazione e globalizzazione.
L’azione di programmazione alimentare in generale e quella proposta per la ricostruzione post-sisma nella piana aquilana deve tener conto di queste nuove richieste espresse dai consumatori e pensare la creazione di nuovi spazi commerciali destinati al piccolo dettaglio come dotazione di servizi nelle nuove aree urbanizzate, punti di vendita di prodotti locali (mercati agricoli) e forme di distribuzione altre rispetto a quella tradizionale (Gruppi di acquisto, ecc.). Può essere questa l’occasione per ripensare i luoghi dello scambio ma anche quelli della socialità contemporanea, affiancando agli shopping malls una rete locale di produzione-vendita. Tutto ciò si traduce nella realizzazione di una rete di vendita diretta all’interno delle nuove aree peri-urbane, che conservano ancora quelle tracce di ruralità, per la possibile creazione di un sistema diretto di produzione-distribuzione ad una distanza accettabile per un consumo quotidiano dei prodotti agricoli.
L'agricoltura della zona aquilana è caratterizzata da aziende di piccole dimensioni e a gestione familiare che presentano le debolezze tipiche dell'agricoltura di montagna: elevata età dei conduttori, forte tendenza all'abbandono e basso reddito. Il raccordo tra l’offerta di queste aziende locali e la domanda locale attraverso la pianificazione di un sistema di mercati locali a km zero offre da una parte un’occasione di potenziamento ed integrazione degli attuali bassi redditi agricoli, mentre dall’altro offre alla popolazione locale la possibilità di poter approvvigionarsi di prodotti freschi e ad elevata qualità e al contempo di ridurre i costi, attualmente molto elevati, di raggiungimento/ricerca del prodotto.

La localizzazione territoriale della rete di mercati

Nella localizzazione territoriale di questa rete di mercati itineranti a km zero nella piana aquilana, i criteri localizzativi utilizzati sono stati sia di natura strettamente urbanistica (posizione baricentrica, facile accessibilità, prossimità ai principali centri produttivi), sia derivanti dalle principali criticità del piano C.A.S.E. e M.A.P.2, ovvero delle soluzioni abitative poste in essere dalla Protezione Civile dalle caratteristiche fortemente differenti: le prime dal carattere più permanente, definito e fisso, le seconde denominate provvisorie ma che però di provvisorio hanno ben poco, se consideriamo le sottofondazioni e le piastre in cemento armato sulle quali sorgono. E’ proprio interpretando positivamente questa loro temporaneità che gli insediamenti M.A.P. possiedono una grande potenzialità: strutture transitorie presenti nel territorio che possono essere recuperate e riconvertite per migliorare la distribuzione alimentare dei prodotti locali, abbattendo per di più i costi di costruzione e non incrementando nessun metro cubo di cemento.

Figura 3 - Localizzazione territoriale dei mercati

Fonte: elaborazione. Febbraio 2011

Le aree mercato (Figura 3) sono state localizzate, quindi, o nelle aree C.A.S.E. più popolate, in cui c’è una maggior necessità e domanda di servizi (Coppito, Sant’Antonio, Paganica), o nelle aree M.A.P., dove la riconversione dei moduli abitativi provvisori dismessi in mercato agricolo rappresenterebbe non solo una dotazione di servizi ma soprattutto un nuovo disegno della geografia economica locale (San Demetrio nei Vestini, San Pio delle Camere, Navelli).
Tra le sei aree, si è approfondito lo studio e sviluppato il progetto pilota di un mercato a km zero, attuabile successivamente anche nelle altre aree MAP, per San Demetrio nei Vestini. Tale sito è stato scelto per la sua collocazione geografica particolarmente baricentrica rispetto alla strada regionale SR261, definita da sempre come “via del commercio” e “via dei mulini”, che permette il facile trasporto delle merci, oltre che per la sua centralità rispetto ai principali centri produttivi della Valle Subequana, e per la sua vocazione tradizionalmente agricola e artigianale.

Le caratteristiche dei mercati

Nella pianificazione della rete di mercati itineranti a km zero è stato ritenuto strategico far leva sul concetto di “sostenibilità” che, a sua volta, è stato reso operativo attraverso l’applicazione dell’Architettura Zero Cubatura (AZC).
L’AZC si configura prevalentemente in una serie di interventi di micro urbanistica che consistono in un mix tra architettura, arte urbana e design, il cui presupposto principale è quello di realizzare spazi urbani democratici e sostenibili; architetture estroverse che non prevedono spazio interno (Aymonino, Mosco, 2006).
Nel progettare questo mercato, si è individuato nel PALLET il materiale e l’elemento progettuale principale che, oltre ad avere i requisiti tipici di un classico bancale (economicità, universalità, reperibilità), è anche green, ossia risponde a tutti i criteri di sostenibilità, eco-compatibilità ed eticità. L'uso modulare di green pallet permette di realizzare un allestimento leggero, flessibile, ecologico ed economico che reinterpreta il classico bancale (considerato solo come piattaforma in legno universalmente utilizzata nella logistica del trasporto e dello stoccaggio merci) facendolo diventare un elemento di architettura rurale e design urbano ecocompatibile: una strategia urbana che incentiva un uso reversibile dello spazio e che mira a conservare una biodiversità urbana, incoraggiando la convivenza di diverse pratiche sociali.
Questa piazza/mercato/area loisir, oltre a continuare i corridoi verdi e richiamare le trame agricole dei terreni, attua una mixitè funzionale che non solo accoglie ua pluralità di funzioni che vivacizzano lo spazio nel corso della giornata e della settimana (ristorazione a km zero, deposito e logistica Gruppi d’Acquisto Solidale - GAS, commercio, servizi e turismo rurale), ma anche rinaturalizza il terreno attraverso la predisposizione di orti urbani permettendo alla campagna di entrare in città e alla città di entrare in campagna, diventando cosi un paesaggio progettato in cui la natura invade il progetto, quasi riappropriandosene (Figura 4).

Figura 4 - Area mercato

Fonte: elaborazione propria, Febbraio 2011

Tre sono le azioni progettuali principali:

  • la conservazione delle piattaforme, riprogettandole come superfici di scambio, di incontro e di gioco;
  • la rifunzionalizzazione delle volumetrie esistenti, per ospitare strutture turistiche, ricettive e logistiche;
  • la dismissione totale solo di alcune piattaforme e la rinaturalizzazione del terreno promuovendo l’attività di agricoltura urbana e didattica (orti urbani e fattorie didattiche).

Considerazioni conclusive

Nella configurazione di “nuovo urbanismo rurale” (Cibic, 2010) che vede protagonista la produzione locale per un mercato locale, oltre ai valori aggiunti di qualità, tipicità, località, specialità, stagionalità, genuinità, territorialità riferibili ad un’agricoltura sostenibile ed ecocompatibile, compare il valore aggiunto socio-culturale che acquisisce il mercato come luogo di scambio e condivisione, in cui fare la spesa diventa una vera e propria “esperienza”.
L’ipotesi progettuale proposta di un sistema di mercati a km zero nella piana aquilana vuole dimostrare la possibilità e la fattibilità di un’azione di pianificazione alimentare che serva da volano per la ripresa economica di un territorio-caso limite, che presenta una quasi completa dissoluzione dell’offerta esistente e una trasformazione della geografia della domanda.
Non solo un mercato a km zero ma tutta una serie di iniziative collaterali come filiere del benessere e della cultura, percorsi enogastronomici, turismo lento, integrazione tra creatività culturale e creatività scientifico-tecnologica, promozione del sistema dell’imprenditoria creativa insieme con il sistema universitario.
Non un architetto urbanista, non un economista, non un agronomo, non un professionista a guidare questo progetto, ma solo la somma di tutte queste competenze e collaborazioni possono essere la ricetta giusta per un approccio multidisciplinare e sistemico alla pianificazione territoriale.
La duttilità della forma mentis e la flessibilità della formazione di un architetto possono rivelarsi gli ingredienti giusti per gestire e controllare tante componenti differenti, non lasciandole sconnesse, ma mettendole a sistema in un network virtuoso (Figura 5).

Figura 5 - Concept interpretativo del modello Abruzzo 2009

Fonte: elaborazione. Febbraio 2011

Riferimenti bibliografici

  • Aymonino A., Mosco V. P. (2006), Spazi pubblici contemporanei. Architettura a volume zero, Milano, Skira

  • Aldo Cibic (2010), Rethinking happiness, Mantova, Corraini edizioni

  • Nimis G.P. (2009), Terre mobili. Dal Belice al Friuli, dall’Umbria all’Abruzzo, Roma, Donzelli

  • Fusero P. (2010), Un primo bilancio della ricostruzione, “Urbanistica Informazioni”, n. 230, p. 23

  • 1. Tesi discussa presso la facoltà di Architettura dell’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara. Titolo: “Mercato a km zero nella piana aquilana. Pianificazione eco-centrica per il rilancio economico e la valorizzazione paesaggistica del cratere sismico aquilano”. Relatore: Prof. Paolo Fusero Correlatore: Prof. Cristina Salvioni.
  • 2. La fase di provvisorietà vede adottate diverse soluzioni abitative: - il piano C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili): palazzine antisismiche a tre livelli destinate ai 17.000 cittadini dell'Aquila con la casa distrutta o inagibile. - il piano M.A.P. (Moduli Abitativi Provvisori): abitazione in legno di diverse metrature e tipologie per i cittadini abruzzesi del cratere sismico.
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