Il sistema della cooperazione vitivinicola e la riforma della OCM vino

Il sistema della cooperazione vitivinicola e la riforma della OCM vino

Con l’accordo dei Ministri dell’Agricoltura dell’Unione europea raggiunto il 19 dicembre scorso si avvia a conclusione la riforma dell’organizzazione comune del mercato vitivinicolo, iniziata nel giugno 2006 con la Comunicazione della Commissione “Verso un settore vitivinicolo europeo sostenibile” (Chiodo, 2006; Corsi 2006).
I temi individuati allora dalla Commissione a giustificazione della necessità e dell’urgenza della riforma erano il deterioramento dell’equilibrio di mercato e la necessità di recuperare competitività di fronte all’acuirsi delle sfide sul mercato europeo e internazionale del vino.
In effetti le politiche di contenimento dell’offerta, associate alla conservazione della rete protettiva (distillazioni, magazzinaggi), non avevano portato ad un equilibrio del mercato ed al mantenimento di un adeguato livello dei prezzi e dei redditi agricoli, anche perché molte delle opportunità aperte dalla crescita di nuovi mercati erano state nel frattempo colte dai concorrenti extra-europei, che avevano anche aumentato considerevolmente la propria offerta. Erano stati invece scarsi gli interventi diretti per la competitività, a livello di trasformazione delegati alle risorse dello sviluppo rurale e a livello di produzione destinati agli adeguamenti strutturali dei vigneti.
Gli aspetti più salienti dell’accordo sulla riforma, per quanto riguarda il tema del presente lavoro, sono la progressiva eliminazione delle misure di intervento sul mercato (definite come “inefficaci e costose”), la ristrutturazione del settore attraverso la re-introduzione di un regime triennale di estirpazione su base volontaria, l’introduzione di una serie di misure “positive” per l’aumento della competitività del settore, sia attraverso dotazioni nazionali (misure per la promozione dei vini sui mercati dei paesi terzi, l’innovazione, la ristrutturazione e la modernizzazione dei vigneti e delle cantine), sia attraverso il maggior finanziamento delle misure di sviluppo rurale riservato alle regioni vitivinicole.
La riforma su cui sono convenuti gli stati membri non è così radicale come quanto proposto inizialmente dalla Commissione, ma è tale da portare un netto cambiamento dell’attuale sistema normativo di riferimento, su cui sono comunque basate le strategie aziendali; cambiamento che deve essere implementato necessariamente nei prossimi quattro anni, quando saranno terminati il periodo transitorio per l’eliminazione degli aiuti di mercato e il regime temporaneo di aiuti all’estirpazione. Tema del presente lavoro è quindi fornire degli spunti di riflessione su come questi cambiamenti possano influire sulle strategie e sui risultati del sistema cooperativo, data la sua importanza a livello nazionale e la peculiarità della sua struttura.

Quanto sono importanti le cooperative in Italia?

L’Italia ha un tessuto produttivo molto frammentato: vi sono presenti circa 40.000 cantine, di cui però la grande maggioranza ha una connotazione di tipo artigianale. Da un’indagine relativa al 2002 e basata sui flussi di prodotto (Sorbini e Agosta, 2005), risulta infatti che il 91% delle cantine con una dimensione produttiva al di sotto dei 500 hl copre solo l’8% della produzione. Le altre realtà produttive sono composte dalle cantine agricole (considerando tali quelle che hanno una produzione superiore ai 500 hl) che rappresentano il 6% delle imprese ed il 17% della produzione, dalle cantine industriali (senza vigneto) che rappresentano il 2% delle cantine ed il 25% della produzione e dalle cantine sociali. Queste ultime rappresentano solo l’1,4% delle imprese (547 unità), ma coprono quasi il 50% della produzione nazionale.
Le cooperative svolgono quindi un ruolo fondamentale nell'assetto del comparto. Fin dalla fine dell'800 hanno caratterizzato la gestione della produzione vinicola e hanno storicamente reso possibile, su tutto il territorio nazionale, il sopravvivere di una viticoltura basata essenzialmente sul binomio piccolo vigneto familiare – cantina sociale, garantendo al produttore il ritiro delle uve ed un prezzo congruo.
Il sistema era inizialmente costituito da piccole e piccolissime realtà locali, spesso in sovrapposizione tra loro; in particolare nel dopoguerra le divisioni politiche hanno portato alla coesistenza anche nello stesso comune di due enopoli cooperativi, di matrice ideologica diversa. All’inizio degli anni ’80 in Italia si contavano oltre 800 cantine cooperative, che per la grande maggioranza si limitavano alla trasformazione dell’uva in vino, che poi veniva commercializzato sfuso tramite grossisti.
Successivamente, l’evoluzione del mercato e della base sociale e l’esigenza di garantire a quest’ultima un reddito adeguato hanno portato ad una serie di operazioni di fusione ed incorporazione. La dimensione locale infatti non è stata più in grado di garantire le condizioni di base di sopravvivenza: masse critiche di prodotto, una adeguata diversificazione dell’offerta ed economie di scala nei costi di produzione.
Sono stati creati dei consorzi di imbottigliamento, lasciando le cantine originarie come centri di consegna delle uve e di ammostamento, e si sono cominciati ad affermare i marchi cooperativi. L’esigenza di razionalizzazione del sistema si è fatta sempre più pressante nel corso degli ultimi anni di fronte allo sviluppo della GDO, che è uno sbocco obbligato per il segmento di prodotto su cui le cooperative generalmente si collocano. Oggi il 50% del vino commercializzato dal sistema cooperativo è confezionato, anche se questa percentuale risulta minore della media nazionale ed in particolare delle cantine industriali.
Considerando i dati dal punto di vista economico, sono cooperativi i tre principali gruppi di imprese del settore vitivinicolo e figurano 20 cooperative tra le 85 imprese di maggiori dimensioni (con un fatturato superiore ai 25 milioni di Euro), che pesano per il 36% della produzione e per il 53% delle esportazioni nazionali (Mediobanca, 2007).

Possibili effetti della riforma sull’evoluzione della base sociale

Le cooperative svolgono la fondamentale funzione di aggregazione dell’offerta a fronte di una proprietà agricola estremamente frammentata e di piccolissime dimensioni. Nella base sociale delle cooperative si riflettono infatti in modo accentuato le caratteristiche generali della struttura delle aziende agricole viticole italiane. Una recente analisi basata sulle dichiarazioni di raccolta delle uve (Sorbini et al, 2006) indica come su 191.599 viticoltori rilevati (dato relativo al 2003) ben il 60% siano soci di cooperative. Di questi il 77% gestisce una superficie inferiore ai 2 ha (contro il 67% dei viticoltori non associati).
Il tasso di abbandono dell’attività è stato molto elevato negli ultimi anni (-24% tra il 1999 ed il 2003), e superiore per i viticoltori associati che per quelli non associati; per i viticoltori associati l’abbandono è avvenuto in tutte le classi di superficie dei vigneti e in tutte le aree geografiche del paese, anche se in percentuale superiore nelle classi di superficie più piccole (rispettivamente -27% per le superfici al di sotto di 2 ha, -22% tra i 2 e 5 ha e -18% per le superfici superiori ai 5 ha).
Unico dato positivo riguarda la produzione di vino di qualità, dove si registra un incremento del numero di produttori tra gli associati (+14%) a fronte di un decremento molto forte dei produttori di uva per vino da tavola (-34%). Si evidenzia qui il ruolo delle cantine sociali nell’incentivare la qualità ed indurre i soci ad effettuare investimenti nei vigneti e quindi, più in generale, ad essere soggetti trainanti nell’evoluzione produttiva della viticoltura italiana.
Se a questi elementi aggiungiamo l’elevata età media dei viticoltori (solo un quinto dei viticoltori italiani ha un’età inferiore ai 50 anni), emerge con chiarezza come l’evoluzione della base sociale sia un punto critico per le cooperative, per le quali le scelte dei singoli rappresentano un problema relativamente al grado di conferimento dei soci ed alla conseguente programmazione produttiva e commerciale.
Rispetto a queste tematiche la riforma dell’OCM propone principalmente il regime di estirpazione volontaria, che vale per un periodo di tre anni con premi decrescenti, per una superficie totale di 175.000 ettari a livello comunitario e massima per ogni stato dell’8% (in Italia potrebbe teoricamente arrivare a circa 60.000 ha).
Il regime di estirpazione si inserisce nella dinamica, che è già in corso, di ristrutturazione delle aziende, in quanto il numero di aziende diminuisce più delle superfici: dal 1996 al 2005 la perdita di SAU in produzione di vite da vino è stata di circa l’8%, pari a 50.000 ha (ISMEA, 2007). L’uscita dei viticoltori sarà quindi accompagnata non da una redistribuzione ma da una diminuzione delle superfici; inoltre l’abbandono degli associati non sembra essere connesso a particolari condizioni di marginalità, in quanto avviene in tutte le aree del paese ed in tutte le dimensioni aziendali, e non sembra neanche essere connesso con l’età avanzata dei conduttori. Quindi il risultato potrebbe non essere l’abbandono dei terreni marginali ma una diminuzione generalizzata della superficie produttiva.
Questo ovviamente potrebbe mettere in crisi l’assetto produttivo complessivo delle singole cantine (grado di utilizzazione degli impianti, volumi dei contratti di fornitura, ecc.) e comunque rendere necessario un adattamento molto rapido ai cambiamenti nella struttura produttiva.
Altri aspetti previsti dall’OCM che possono avere un’influenza sull’assetto della base sociale sono la modernizzazione dei vigneti, che nel passato ha avuto un effetto positivo contribuendo all’aumento delle produzioni di qualità, e la possibilità di intervenire con maggiori risorse nell’ambito dello sviluppo rurale per il prepensionamento e l’insediamento di giovani agricoltori, la cui effettiva efficacia è però molto discussa. Il ricambio generazionale viene infatti reso difficile dalla parcellizzazione delle imprese e dal più generale processo di abbandono del settore primario.

Gli effetti della riforma delle misure di sostegno: completare la transizione verso il mercato

Per quanto riguarda le misure di sostegno al mercato, la riforma prevede l’eliminazione progressiva dei regimi di distillazione: la distillazione di crisi sarà limitata a quattro anni, con una spesa massima decrescente; la distillazione di alcool per usi alimentari sarà progressivamente eliminata nel corso di un periodo transitorio anch’esso di quattro anni, durante il quale verrà concesso un aiuto accoppiato che sarà poi sostituito dal pagamento unico disaccoppiato per azienda; la distillazione dei sottoprodotti sarà finanziata a partire dalla dotazione nazionale e ad un livello considerevolmente inferiore a quello attuale.
Le cantine sociali sono state in Italia le principali beneficiarie degli aiuti di mercato. Questo sia perché molto del prodotto dei soci era vino da tavola di scarsa qualità (e quindi di basso prezzo) ed i prezzi offerti dalla Comunità per la sua distillazione erano in molti casi attrattivi rispetto al prezzo di mercato, sia perché gli aiuti forniti (es. al magazzinaggio ed all’arricchimento) costituivano un interessante flusso di denaro nella gestione aziendale.
Nel corso degli anni questa situazione si è molto ridimensionata, sia a causa del processo “evolutivo” della produzione delle cantine sociali, sia perché gli interventi comunitari, in particolare quelli riferiti alle distillazioni, a partire dagli anni ‘90 si sono notevolmente ridotti. Nonostante ciò, gli aiuti di mercato continuano ad essere un significativo supporto finanziario per molte cantine sociali (in alcune realtà, in particolare in Sicilia, in Puglia ed in Emilia Romagna, arrivano ad incidere anche per il 25-30% sul valore della produzione aziendale). Il periodo di “phasing out” deciso per la soppressione degli aiuti (inizialmente non previsto dalla Commissione) dovrà essere per molte cantine quindi il termine ultimo per completare il proprio orientamento al mercato, pena il rischio di fallimento. Unitamente alle misure di estirpazione la soppressione degli aiuti di mercato porterà comunque al ridimensionamento di molte realtà produttive.
Molto dipende inoltre da come saranno elaborati e da quando saranno disponibili le risorse dei “programmi nazionali di supporto” che i singoli stati membri dovranno predisporre in sostituzione delle attuali misure di mercato, e da come le singole realtà produttive saranno in grado di utilizzare tali risorse per procedere speditamente sulla strada dell’orientamento al mercato, accedendo a misure quali la promozione nei paesi terzi, la ristrutturazione/riconversione dei vigneti, gli investimenti nella produzione o nel marketing, l’innovazione. Ulteriore elemento di incertezza è dato dal trasferimento, a bilancio immutato, di una parte dei fondi alle misure di Sviluppo rurale, per misure potenzialmente molto utili al settore come la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli o l’insediamento dei giovani. Gli elementi di incertezza sono legati principalmente alle modalità di coordinamento tra i due strumenti e dal fatto che le risorse siano destinate genericamente alle “regioni vinicole” e non in modo specifico al settore.
Non sembra trovare spazio in modo esplicito, nel dettato della riforma, la possibilità di costruire “piani di filiera” che, partendo dalla riconversione dei vigneti, intervengano successivamente sull’ammodernamento degli impianti e sulla razionalizzazione della rete distributiva, per giungere infine alla promozione dei prodotti, esigenza primaria invece per il sistema cooperativo.
Un ultimo elemento da segnalare relativamente alle misure di sostegno, e che richiederà un ulteriore sforzo di adattamento delle imprese cooperative, è la disposizione di un termine per l’aiuto nell’uso di mosti concentrati: le cantine sociali italiane sono tra le maggiori produttrici di mosti concentrati e mosti concentrati rettificati, e l’eliminazione dell’aiuto, unitamente a regole più restrittive per l’uso, determinerà una diminuzione della domanda, da valutare se compensata dall’aumento di domanda dovuto alle condizioni più restrittive applicate anche alla pratica dello zuccheraggio.

Quali prospettive per la cooperazione vinicola italiana?

E’ quindi prevedibile che la riforma avrà come effetto sul sistema cooperativo nazionale un’accelerazione del processo, già in corso, di transizione piena verso un sistema di mercato. Questo processo dovrà essere compiuto in modo meno repentino di come previsto in un primo momento ma sarà caratterizzato comunque da tempi abbastanza brevi. La diminuzione dei soci conferenti a causa dell’estirpazione e la mancanza di aiuti di mercato porterà forse alla chiusura delle realtà meno forti e più marginali o ad un loro ulteriore ridimensionamento.
Le realtà più forti (es. le grandi cooperative del Centro Nord) probabilmente subiranno un impatto minore dalla soppressione delle misure di mercato, ma potrebbero anch’esse risentire negativamente del possibile calo produttivo dovuto alle estirpazioni e dell’impatto di carattere finanziario legato alla progressiva soppressione degli aiuti di mercato. D’altro canto i soggetti con maggiori capacità progettuali e di investimento potranno trarre notevoli vantaggi dall’aumento considerevole delle risorse per gli interventi di carattere strutturale, migliorando la qualità del prodotto e la sua valorizzazione.
Molto importanti sono a questo proposito le modalità ed il livello di efficienza, anche rispetto agli altri Paesi europei, con cui la programmazione nazionale e regionale sarà in grado di mettere in atto le misure “positive” destinate alla crescita della competitività, che diventa la vera chiave di volta per assicurare la sopravvivenza e il successo delle nostre imprese.

Riferimenti bibliografici

  • Chiodo E. (2006) “Evoluzione dei mercati mondiali, riforma della OCM vino e competitività del settore vitivinicolo italiano” in Agriregionieuropa, n°6
  • Commissione delle Comunità Europee, Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo, Verso un settore vitivinicolo europeo sostenibile, COM(2006) 319 definitivo, 22/6/2006, [pdf]
  • Commissione delle Comunità Europee, Proposta di Regolamento del Consiglio relativo all’Organizzazione Comune di Mercato del Vino, luglio 2007 (e successive modifiche) [link]
  • Corsi A. (2006), “La futura riforma dell’OCM vino” in Agriregionieuropa, n° 6
  • European Commission, D.G. for Agriculture and Rural Development, Wine Common Market Organisation, Working Paper, February 2006, [pdf]
  • ISMEA (2007), I vini Doc e Docg.
  • Istituto Guglielmo Tagliacarne, Nomisma (2007), Rapporto sul settore vitivinicolo 2007, Unioncamere
  • Mediobanca (2007), Indagine sul settore vitivinicolo Sorbini M., Agosta M., Pontati M. (2006), Aspects of Italians Cooperatives Wineries System, OIV (working paper)

 

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