PAC e consumatori

PAC e consumatori

Premessa

Una delle conseguenze del “perenne” processo di riforma della Politica Agricola Comunitaria (Pac) è il progressivo avvicinamento dell’agricoltura (nel suo senso più ampio) ai consumatori e più in generale ai cittadini europei. Oggi il settore agricolo, nella moderna logica della Commissione, si pone sempre di più al servizio dei cittadini e dei consumatori fornendo cibi sempre più “sicuri”, in quanto sani, salubri, ottenuti con tecniche rispettose dell’ambiente e degli animali, e in linea con il ruolo multifunzionale che contraddistingue l’agricoltura europea. Lo scopo della Pac non è più quello di rispondere ad una esigenza di food security ma bensì di food safety, offrendo ai consumatori europei cibi e contenuti di qualità. Qualità intesa nel senso più ampio del termine.
Se questo è lo scenario attuale, quali sono le tappe che sono state seguite e quali sono le ripercussioni, per i consumatori e per le imprese delle filiere alimentari, di una politica agricola che, di fatto, tiene in maggiore considerazione rispetto al passato le istanze e le aspettative dei consumatori ?

Verso una PAC “consumer oriented

La PAC sin dalla sua nascita ha posto grande attenzione ai consumatori. L’art. 33 del Trattato di Roma poneva infatti tra gli obiettivi da perseguire quelli di “aumentare la produttività dell’agricoltura” di “garantire la sicurezza degli approvvigionamenti” e “assicurare prezzi ragionevoli nelle consegne ai consumatori”. In altre parole, la nascente Pac perseguiva chiaramente una politica di food security e accesso al cibo anche alle fasce di popolazione meno abbiente.
Dopo anni di guerra, in piena fase di ricostruzione economica e industriale dell’Europa e in una società ancora profondamente radicata nelle aree rurali e legata all’agricoltura, questo obiettivo era sicuramente teso a facilitare l’avvio di una industria alimentare, facilitare l’accesso al cibo da parte dei consumatori e a lasciare parte del bilancio famigliare per spese diverse da quelle alimentari e, quindi, sviluppare altre tipologie di consumo consentendo la crescita di altri settori economici.
L’azione della Pac, sotto la spinta dell’allora “Politica dei prezzi”, ha contribuito significativamente al crescere generale dell’economia europea, alla nascita di nuovi modelli di consumo, nonché alla progressiva internazionalizzazione. Quest’ultima azione dovuta sia alla “necessità” di riversare sul mercato mondiale le commodities eccedenti al fabbisogno del mercato europeo sia alla possibilità di esportare prodotti agricoli trasformati ad alto valore aggiunto. Rimanendo in campo europeo, però l’apertura concreta di uno “spazio europeo” o meglio di un Mercato Unico, ha dato la possibilità alle aziende di espandere i propri mercati sia nella fase di collocamento dei beni di consumo che, soprattutto nella fase di reperimento delle materie prime e dei prodotti semilavorati da utilizzarsi all’interno delle filiere. In altre parole si è passati da filiere locali (su base regionale e nazionale) a filiere internazionali, spesso molto parcellizzate, sviluppate su scala europea dove, le materie prime viaggiavano da un Paese ad un altro proprio per soddisfare gli interessi delle industrie (di qualità e prezzo) e, di conseguenza, dei consumatori europei.
Questa nuova condizione di tipo economico e organizzativo, avvenuta in Europa a metà degli anni 90 ha avuto una notevole ripercussione anche sulla Pac in quanto si è presentata la necessità di garantire ai consumatori europei la qualità delle derrate agricole in seguito a fenomeni di contaminazione e intossicazione degli alimenti dovuti rispettivamente a tecniche di produzione troppo intensive e dell’azione (fraudolenta) di alcuni intermediari di filiera che non svolgevano in modo adeguato e rigoroso alcune trasformazioni tecniche e i relativi controlli sulle materie prime ricevute e poi commercializzate. Ne sono derivati veri e propri “scandali alimentari” che, rispettivamente nel settore della carne bovina e nel settore della carni avicole, hanno generato, come conseguenza diretta, una generale sfiducia dei consumatori europei nei confronti delle produzioni agricole e una conseguente crisi di mercato a seguito di un vero e proprio crollo dei consumi per queste derrate.
Davanti alla concreta possibilità di mettere in crisi intere filiere alimentari europee e per affrontare la crescente “sfiducia” verso una sistema produttivo agricolo molto costoso per le casse dell’Unione Europea, la Commissione ha iniziato un percorso, non ancora terminato, che si pone come obiettivo quello di innalzare il livello qualitativo dei prodotti alimentari europei attraverso una serie di azioni da intraprendere con ricadute dirette sulla fase produttiva agricola, sulla trasformazione industriale, sul trasporto e sulla conservazione delle derrate, sulla distribuzione e quindi sul consumatore.

"Dal campo alla tavola”: come la tracciabilità sta cambiando il mercato

Il progetto con cui l’Europa ha affrontato il tema della sicurezza alimentare (intesa come food safety) è contenuta nell’ormai famoso Libro bianco sulla Sicurezza Alimentare (EU, COM 719/99). Nello spirito europeo, sicurezza degli alimenti non significa uniformità, ma anzi l’UE promuove la diversità basata sulla qualità e in questo l’UE incoraggia i suoi agricoltori a concentrarsi sulla qualità, non solo degli alimenti ma anche dell’ambiente rurale. Nondimeno l’UE rispetta il diritto dei consumatori a scelte consapevoli: diffondendo e promuovendo la conoscenza in tema alimentare, imponendo etichette che informino, pubblicando pareri scientifici, il tutto con l’obiettivo di innalzare nei consumatori la fiducia negli alimenti di cui si nutrono (Commissione Europea 2004.a; Commissione Europea, 2007).
Lo strumento principale previsto dal “Libro bianco”, che idealmente unisce gli agricoltori (e i loro prodotti) ai consumatori, è rappresentato dalla tracciabilità degli alimenti (Reg. Ce. 178/2002). Lo “slogan” “from farm to fork” (Commissione Europea. 2004.b) è stato molto più che un intervento tecnico in quanto nel tempo è diventato sempre di più strumento di garanzia, di sicurezza, di marketing, di organizzazione, di promozione. Di fatto, la tracciabilità (associata alle certificazioni volontarie) sta cambiando i mercati agricoli in quanto obbliga gli operatori della filiera a conoscersi (le imprese devono poter identificare i propri fornitori e i propri clienti, ciò che in gergo si chiama one-step-backward, one-step-forward) e a far conoscere le tecniche di produzione / trasformazione, mettendo a disposizione delle aziende della filiera le informazioni relative alle quantità e alla qualità di input che vengono usati nei processi produttivi. In questo ambito, il ruolo del consumatore nei confronti della tracciabilità è da considerarsi da “utente finale” del processo, senza possibilità di interagire se non manifestando l’apprezzamento (o meno) per il servizio offerto mediante la reiterazione dell’acquisto. La tracciabilità ha avviato una nuova fase nei rapporti commerciali tra gli attori in quanto ha contribuito ad innalzare il livello di fiducia per i consumatori e per tutti gli operatori della filiera (DG SANCO, 2006; Fischer et al., 2006; Mazzocchi et alt. 2006), ma ha anche spinto gli operatori ad adottare nuove forme contrattuali (sviluppando ulteriormente i contratti di integrazione) basate proprio sulla qualità e la sicurezza. Un esempio concreto delle relazioni tra fiducia, organizzazione e risposta dei consumatori si è registrato in occasione delle recenti crisi alimentari, dove si è osservata una caduta dei prezzi inferiore alla media per i prodotti gestiti direttamente dalla distribuzione (ad es. la filiera qualità di Carrefour) (Giacomini e Mancini 2006). Tutto ciò ha portato, e porta, a ricercare nuove forme di integrazione e a dotarsi di strutture organizzative (soprattutto dal lato dell’offerta agricola) in grado di fare fronte alle esigenze contrattuali di chi utilizza maggiormente la tracciabilità (e la certificazione) come elemento di garanzia verso i consumatori: la grande industria alimentare (ovvero le multinazionali dell’alimentare) e la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) (Giacomini e Mancini, 2006, Schulze et alt. 2006).
Possiamo dire che tutto il sistema alimentare, sotto la spinta della tracciabilità e all’introduzione di sistemi basati sull’Information Comunication Techonology (ICT), è diventato più moderno, più trasparente, più efficiente e più competitivo (DG SANCO 2006; ISMEA, 2006). Tuttavia, vi sono alcuni aspetti che devono essere considerati nel valutare le ricadute sul settore agricolo. In questa profonda riorganizzazione della filiera alimentare e del suo assetto logistico, infatti, proprio la componente agricola sembra essere stata quella in maggiore difficoltà in quanto:

  • risente maggiormente del potere contrattuale della controparte industriale / distributiva sia dal lato della definizione dei prezzi che della qualità;
  • ha difficoltà di rispondere in modo adeguato alle esigenze logistiche della GDO;
  • data la sua parcellizzazione e bassa integrazione presenta elevata difficoltà di ammodernamento organizzativo e strutturale.

Ne risulta che spesso i benefici che ne potrebbero derivare da un sistema più efficiente e trasparente non arrivano alla componente agricola ma vanno ad appannaggio dell’industria e della GDO, mentre al settore agricolo (comprensivo delle forme associazionistiche), spesso, rimangono i costi (Banterle A., Stranieri S. Baldi L., 2006).
In conclusione la tracciabilità, associata all’ICT, ha contribuito ad aumentare il livello di competitività nel sistema, ma proprio per questo motivo il settore agricolo deve anch’esso ammodernarsi ed adeguarsi ai nuovi standard pena il rischio di essere esclusi dal mercato in quanto obsoleti.

La nuova PAC e le opportunità per il settore agricolo

Il rapporto tra Pac e consumatori non si esaurisce nella spinta alla sicurezza degli alimenti e nello sviluppare un clima di fiducia lungo la filiera ma, sempre in una logica di qualità, agisce anche nella direzione di aumentare e diversificare l’offerta alimentare. Infatti, oggi, il concetto di qualità è legato a beni ottenuti adottando tecniche rispettose dell’ambiente e della salute degli animali e beni che esprimono un legame molto forte con il territorio e con le persone che lo rendono vivo (Fischer Boel M., 2007).
Nel primo caso la Pac, sin da Agenda 2000 e mediante un Regolamento specifico (Reg.2092/91), ha con forza incentivato l’avvio delle produzioni biologiche, offrendo contributi, definendo le regole, obbligando i produttori a certificarsi e dando la possibilità di adottare un marchio di qualità che consentisse ai consumatori il riconoscimento del prodotto.
Oggi, l’azione di fornire alimenti ottenuti a seguito dell’applicazione di “buone pratiche” è stata arricchita dal Reg. 1782/03 il quale vincola il Premio unico aziendale (Pua) alla “eco-condizionalità. Quest’ultima obbliga gli agricoltori ad adottare “buone pratiche agricole” per la gestione dei terreni agricoli e gli allevatori ad adottare sistemi di allevamento rispettosi del “benessere degli animali”. Il Regolamento non prevede un marchio che permette ai consumatori il riconoscimento di tali beni in quanto la qualità, definita da questi obblighi, diventa il livello qualitativo minimo per attuare la produzione e accedere al mercato.
Sempre nel tentativo di offrire prodotti di qualità la Pac ha fortemente contribuito a far “emergere” dalle aree rurali veri e propri “giacimenti eno-gastronomici”, tutelandoli e consentendo loro di poter essere riconosciuti dai consumatori mediante un apposito segno di qualità. L’avvio di una politica di tutela delle Denominazioni di Origine (DO) in ambito europeo ha spinto molti agricoltori ad associarsi e a valorizzare il loro ruolo di custodi di conoscenze e di tradizioni in grado di arricchire in misura significativa la qualità degli alimenti offrendo loro un valore culturale, storico, e quindi simbolico.
La Pac, quindi, al servizio dei consumatori ma rispettosa della “diversità” che contraddistingue l’offerta alimentare europea, è non solo politica di sussidi ma strumenti e opportunità a disposizione del sistema agricolo europeo.

Riferimenti bibliografici:

  • Banterle A., Stranieri S. Baldi L. (2006) Voluntary traceability and transaction costs: an empirical analysis in the Italian meat processing, in Fritz M., Rickert U., Schiefer G., (Editors) Trust and Risk in Business Networks, proceedings of 99 EAAE Seminar, ILB, Bonn, 2006
  • Commissione dell’ Unione Europea e Comunità Europee (2004.a), Guidelines on implementation of the main General food Law requirements, Brusselles, Dicembre.
  • Commissione dell’Unione Europea e Comunità Europee (2004.b), From farm to fork: Safe food for Europe’s consumers, Brusselles.
  • Commissione dell’Unione Europea e Comunità Europee (2007), Fact Sheet: European Policy for Quality Agricultural Policies, Brusseles, Gennaio.
  • Commissione delle Comunità Europee, (1999), Libro bianco della sicurezza alimentare, COM (1999) 719, Def., Brusselles, Gennaio 2000.
  • DG SANCO, (2006), Summary of results for the consultation document on: Labelling: competitiveness, consumer information and better regulation for the EU, Dicembre.
  • Fischer Boel M. (2007), Quality is the (present and) future for European agriculture, Conference on Food Quality Certification – Adding Value to Farm Produce, Brussels, 5 Febbraio 2007
  • Fischer C., Gonzales M.A., Henchion M., Leat P., (2006) Factors influencing trust supporting mechanism in EU Agrifood Chains, in Fritz M., Rickert U., Shiefer G., (Editors) Trust and Risk in Business Networks, proceedings of 99 EAAE Seminar, ILB, Bonn, 2006
  • Giacomini C, Mancini M. C., (2006) Possibili effetti sul mercato dei prodotti agro-alimentari dell’imposizione di nuovi standard di certificazione da parte della GDO, in Economia Agro-Alimentare, Anno X, N.1, pp 36-59, Franco Angeli, Milano.
  • ISMEA (2006), La logistica come leva competitiva per l’agroalimentare italiano, ISMEA, Roma
  • Mazzocchi M., Lobb A.E., Trail W.B., (2006), The SPARTA model: an Econometric analysis of consumer behaviour under risk, in Fritz M., Rickert U., Schiefer G., (Editors) Trust and Risk in Business Networks, proceedings of 99 EAAE Seminar, ILB, Bonn, 2006
  • Schulze B., Spiller A., (2006), Determinants of trust between buyers and suppliers in agribusiness: empirical evidences from the German pork sector, in Fritz M., Rickert U., Schiefer G., (Editors) Trust and Risk in Business Networks, proceedings of 99 EAAE Seminar, ILB, Bonn, 2006
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