Approcci di equilibrio economico generale allo sviluppo

Approcci di equilibrio economico generale allo sviluppo

Alla luce della rilevanza dei modelli quantitativi per le analisi dell’intervento pubblico, il Centro Studi sulle Politiche Economiche Rurali e Ambientali (SPERA), in collaborazione con il Dipartimento di Ricerche Aziendali dell’Università degli Studi di Pavia, il Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università degli Studi di Verona e Agriregionieuropa, ha organizzato il 22 ottobre a Pavia un seminario internazionale che si è posto come un momento di confronto tra istituzioni e mondo accademico rispetto al potenziale e alle prospettive di impiego dei modelli di equilibrio generale nei paesi sviluppati e nelle economie arretrate. A confrontarsi su tali tematiche sono stati invitati, tra gli esperti delle istituzioni, Piero Conforti della Fao, Antonella Finizia dell’Ismea, Michelle Jouvenal dell’ISTAT, Stefano Pisani dell’Agenzia delle Entrate e, tra gli esponenti del mondo accademico, Demetris Psaltopoulos dell’Università di Patras (Grecia), Riccardo Magnani dell’Università di Cergy-Pontoise (Francia), Luca Salvatici dell’Università del Molise, Eleonora Matteazzi e Federico Perali dell’Università di Verona, Maria Sassi e Carlo Bernini Carri dell’Università di Pavia.
Le relazioni presentate hanno evidenziato come lo studio delle diverse ipotesi di politica pubblica richieda sempre più la conoscenza degli effetti diretti ed indiretti che esse possono avere sull’intero sistema socio-economico.
Questa esigenza si è recentemente riproposta in Europa con la riforma della politica agricola comunitaria e quella dello sviluppo rurale che stanno modificando la struttura settoriale e i livelli delle attività nelle economie rurali, così come la loro più generale performance economica. In Italia, con la riapertura del dibattito sulla manovra finanziaria e la nuova edizione del documento di programmazione economica per il quinquennio 2007-2011, è emerso come i cittadini confidino che il decisore pubblico faccia tutto ciò che è nelle sue possibilità per offrire la miglior combinazione di politiche economiche, sociali, industriali e territoriali in grado di garantire la massimizzazione del benessere della nostra società e il dosaggio socialmente più desiderabile di equità ed efficienza, di inflazione e disoccupazione, di fiscalità e liberalizzazione, di risanamento dei conti pubblici e rilancio dell'economia. Si confida, inoltre, che questi obiettivi macroeconomici tengano in debito conto l'impatto a livello delle diverse realtà territoriali e delle variegate tipologie di aziende e di famiglie.
Analogamente, nelle economie arretrate i Poverty reduction strategy paper hanno ridato impeto agli approcci di equilibrio generale poiché essi richiedono al decisore pubblico di progettare riforme macroeconomiche con implicazioni positive sulla povertà. Un ulteriore ambito di rinnovato interesse per l’applicazione di tali modelli riguarda lo studio dell’impatto dei negoziati di commercio internazionale in uno scenario in cui non è ancora chiaro l’esito di un possibile accordo nel contesto del Doha Round. I lavori presentati al seminario hanno affrontato queste tematiche ponendo anzitutto in luce come gli approcci di equilibrio generale possano costituire un importante strumento non solo di ricerca, ma anche di analisi politica e creazione di consenso. Essi, infatti, a differenza dei modelli di equilibrio parziale che trattano i diversi mercati singolarmente, sono strutturati per evidenziare gli effetti determinati dalle possibili scelte politiche per le imprese dei diversi settori e le diverse tipologie di famiglie, consentendo di selezionare in modo univoco lo scenario di intervento pubblico più desiderabile dal punto di vista sia economico sia sociale. Per questo motivo, i modelli di equilibrio generale, inizialmente confinati nelle università e negli istituti di ricerca, recentemente hanno cominciato a trovare diffusione presso i governi e gli enti locali come strumenti di formulazione e dibattito dei piani territoriali di sviluppo delle economie locali e delle politiche pubbliche in generale, così come di valutazione dell’impatto economico derivante dalle politiche economiche e sociali adottate dalle amministrazioni.
Il seminario ha consentito di evidenziare, in particolare, l’opportunità di una valutazione delle politiche economiche prima della loro proposta di attuazione, in modo da anticipare gli effetti indesiderati e di predisporre delle misure di attenuazione mirate, al fine di risparmiare le scarse risorse pubbliche e di utilizzarle in modo efficiente per correggere possibilmente i problemi prioritari. Questo aspetto si pone come centrale in un contesto in cui è sempre più difficile e costoso, in termini di spesa pubblica, riparare ad un errore anziché prevenirlo. Una programmazione moderna e di qualità dovrebbe rispondere a tali finalità. Ciò soprattutto considerando che, come sottolineato dalle relazioni presentate, i modelli di programmazione economica sono oggi relativamente semplici e, allo stesso tempo, sofisticati, consentendo di perseguire questi obiettivi in modo realistico e tempestivo. Purtroppo, in Italia l'amministrazione nazionale, ma anche quella regionale e locale, diversamente da quanto si verifica in molti altri paesi occidentali, sono in grave ritardo.
In tale direzione, i contributi di Antonella Finizia (The Micro-Macro Approach for the Evaluation of Public Policies: the Ismea Experience) [pdf], Federico Perali (A Regional Equilibrium Model of Italian Agriculture) [pdf], Riccardo Magnani (The Evolution of the Italian Agro Industry Using the Dynamic General Equilibrium Ismea Meg-D Model) [pdf], ed Eleonora Matteazzi (An Equilibrium Model of the Household Enterprise) [pdf] hanno consentito di valutare ex-ante l’impatto della recente riforma delle politiche agricole comunitarie, con l’ausilio del modello di equilibrio generale MEG-Ismea. Essi hanno permesso di porre in evidenza i settori dell’economia e le tipologie familiari che avrebbero tratto giovamento o svantaggio dalla riforma, consentendo di scegliere lo scenario che avrebbe ridotto al minimo le perdite nette di benessere non solo per le famiglie agricole, ma anche per le famiglie dei diversi ceti sociali e per i consumatori in generale. Lo studio, grazie alla sua completezza, ha supportato le decisioni tra le parti sociali interessate dalla riforma riducendone la conflittualità e snellendo le procedure di attuazione. Questa esperienza può essere considerata una buona pratica per la valutazione dell’impatto delle riforme che può essere estesa anche ad altre aree di valutazione delle politiche pubbliche nazionali e locali. Aspetto, quest’ultimo, che ha trovato conferma nell’analisi di Demitris Psaltopoulos (Agricultural Policy Changes and Regional Economies: A Standard CGE Analysis for Greece) [pdf] riferita alla città rurale greca di Archanes.
L’analisi ex-ante è risultata di grande rilevanza anche per simulare l’impatto di diversi scenari per quanto riguarda un possibile accordo nell’ambito del Doha Round in termini non solo di costi di aggiustamento tra paesi, ma anche di redistribuzione di benessere, come sottolineato dalla relazione di Luca Salvatici (Trade Liberalization in the Doha Round: A General Equilibrium Analysis of Alternative Scenarios) [pdf].
I suddetti contributi, insieme a quello di Michelle Jouvenal e Stefano Pisani (Evidence-Based Policy Making: the Case of Albania) [pdf] hanno evidenziato come tra i principali elementi di criticità legati al fabbisogno statistico vi siano l’esistenza di un gap tra statistiche ufficiali per l’agricoltura e il fabbisogno di dati a supporto della politica economica che è stato riconosciuto dalla Commissione Europea e dall’Eurostat. I principali aspetti critici riguardano il legame tra agricoltura e industria alimentare, le caratteristiche delle famiglie agricole e le stime di reddito, il legame tra sistema agro-alimentare ed economia rurale e la gestione del rischio nel settore agro-alimentare (rischio di mercato, di credito e sicurezza degli alimenti).
Analogo problema è stato sottolineato per i paesi in via di sviluppo dalle relazioni di Carlo Bernini Carri (CGE Approaches to Policy Analysis in Developing Countries) [pdf], Piero Conforti (Marketing Margins and Trade Liberalization in Tanzania. Policy Analysis within a GE Framework) [pdf] e Maria Sassi (Rural-Urban Migration and Poverty in Kenya: is Agriculture the Answer?) [pdf], economie rispetto alle quali si aggiunge la scarsa qualità dei dati rappresentati nelle matrici di contabilità sociali di riferimento dei modelli di equilibrio generale e la difficoltà nel disporre serie storiche sufficientemente lunghe per la stima dei parametri. La questione è rilevante soprattutto per gli sviluppi della modellistica nella direzione di approcci di tipo micro-macro e dell’introduzione di elementi dinamici che risultano tuttora carenti. In particolare, la regionalizzazione dei modelli consentirebbe di affrontare al meglio le questioni legate alla povertà che trovano nella dimensione spaziale un forte elemento di differenziazione. Il potenziale di tale approccio è stato evidenziato dalla relazione di Perali che ha sottolineato la centralità dell’aspetto nell’analisi delle politiche agricole e rurali nel contesto italiano caratterizzato da diverse specializzazioni produttive a livello territoriale e in cui la famiglia agricola interagisce con la produzione primaria e non, con modalità marcatamente differenti nell’ambito delle varie Regioni italiane. In tale contesto, l’analisi micro-macro consente di affrontare problematiche quali la stima dell’impatto delle politiche agricole sulle decisioni di produzione tra le Regioni, il legame tra la produzione e il consumo delle famiglie agricole in ogni Regione, l’analisi dell’allocazione dei fattori tenendo conto, per ogni tipo di famiglia, della possibilità che certi fattori possano non essere impiegati e lo studio degli effetti di prezzo a livello regionale.
Un’ulteriore osservazione emersa, in particolare dai contributi legati ai paesi in via di sviluppo, riguarda la necessità di creare adeguate competenze locali per l’aggiornamento delle basi dati e la gestione dei modelli per le analisi di politica economica, aspetti che per, gli elevati costi, sono prevalentemente affrontati dalle agenzie internazionali o dagli istituti di ricerca.

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