Esportazioni italiane di vini di qualità (VQPRD): quali prospettive?

Esportazioni italiane di vini di qualità (VQPRD): quali prospettive?
a Università di Bari, Dipartimento di Economia e Politica Agraria, Estimo e Pianificazione Rurale
b Università degli Studi di Foggia, Dipartimento di Scienze Agrarie degli Alimenti e dell'Ambiente
c Università degli Studi di Foggia

Introduzione

La competizione internazionale sul mercato del vino si è intensificata notevolmente per diverse ragioni tra le quali è opportuno sottolineare la drastica contrazione dei consumi, la progressiva liberalizzazione del commercio e la crescita dell’offerta da parte di alcuni paesi come Australia, Cile, Stati Uniti e Sudafrica che stanno emergendo in modo assai vivace grazie alla straordinaria capacità delle loro imprese nell’attuazione di strategie di marketing innovative ed efficaci.
Attualmente, a fronte di una sostanziale stabilizzazione quantitativa dei consumi mondiali di vino, si evidenzia una continua evoluzione dei gusti e delle preferenze dei consumatori. In particolare, si riduce il consumo di vino legato al tradizionale accompagnamento dei pasti mentre cresce il consumo finalizzato a soddisfare bisogni per lo più di carattere edonistico. Di conseguenza, la domanda di vini poco differenziati come quelli “da tavola” sta diminuendo mentre aumenta la richiesta di vini di maggiore pregio qualitativo ben identificati con elementi distintivi come la marca e/o la denominazione di origine.
Negli ultimi anni, il valore a prezzi correnti delle esportazioni italiane di Vini di Qualità Prodotti in Regioni Determinate (VQPRD), cioè dei vini contrassegnati con una denominazione di origine (DOC o DOCG), è cresciuto significativamente passando da circa 700 milioni di Euro nel 1995, ad oltre 1.200 milioni di Euro nel 2005 (Istat, 2007). L'Italia esporta vini VQPRD in quasi tutti i paesi del mondo ma l’80% dei flussi è comunque concentrato in soli 8 paesi che, nel 2005, erano, in ordine di importanza, gli Stati Uniti (26% del totale), la Germania (23%), il Regno Unito (9%), la Svizzera (8%), il Canada (6%), il Giappone (4%), la Danimarca (3%) e l’Austria (2%).
L’Italia dovrebbe, quindi, diversificare maggiormente i mercati di sbocco per le proprie esportazioni di VQPRD ma, per fare questo, sarebbe opportuno individuare preliminarmente i paesi per i quali si intravedono condizioni più favorevoli per una eventuale espansione dei flussi in modo da poter concentrare su di essi adeguati sforzi soprattutto in termini di comunicazione/promozione sia privata che collettiva. D’altra parte, il recente allargamento dell’Unione Europea e la progressiva liberalizzazione del commercio internazionale hanno scardinato alcuni dei vincoli che in passato condizionavano pesantemente gli scambi commerciali, senza che vi sia un’adeguata conoscenza degli effetti che tali processi potranno avere in termini di opportunità e minacce per i vari paesi e per i diversi settori economici.

Lo strumento analitico utilizzato

I volumi dei flussi commerciali fra i diversi paesi dipendono, com’è noto, da numerosi fattori. Tuttavia, è stato dimostrato come sia possibile spiegare l’entità di tali flussi attraverso modelli econometrici che, pur essendo relativamente semplici, risultano essere molto efficaci nelle analisi empiriche del commercio internazionale. Il modello gravitazionale, ad esempio, fornisce una stilizzazione delle regole che governano i flussi bilaterali di commercio fra i diversi paesi in modo analogo alla teoria fisica della gravità. Secondo tale modello, infatti, il volume del commercio bilaterale aumenta al crescere della dimensione economica dei paesi coinvolti e diminuisce con l’aumentare della distanza fra gli stessi (Tinbergen, 1962).
Opportunamente adattato e perfezionato per gli specifici scopi del presente lavoro, questo modello è stato quindi utilizzato per spiegare, con un buon livello di precisione, come varia l’entità delle esportazioni italiane di VQPRD dirette verso più di 50 paesi partner. Inoltre, il modello ha permesso di stimare gli effetti della liberalizzazione del commercio internazionale e dell’allargamento dell’Unione Europea, sempre con specifico riferimento alle esportazioni italiane di VQPRD. Più in dettaglio, il modello ha permesso di studiare come varia il valore delle esportazioni italiane di VQPRD verso i diversi paesi partner in funzione di una serie di variabili: la produzione italiana di VQPRD, il reddito pro-capite del paese importatore, l’appartenenza o meno del paese importatore all’UE, la sottoscrizione o meno da parte del paese importatore di un accordo di pre-adesione all’UE.
Il modello econometrico implementato rappresenta una forma allargata della classica “equazione gravitazionale” con l’introduzione di specifici “effetti fissi” ed assume la seguente formulazione (per approfondimenti si veda Cheng et al., 2005):

ln Expjt = α0 + αj + αt + α ln QwProdit + β ln PcGDPjt + γ EU + δ EUAN + εjt
dove:
Expjt è il valore delle esportazioni italiane di VQPRD verso il paese j nell’anno t, espresso in Euro a prezzi costanti; α0 è una costante; αj è l’effetto fisso specifico per il paese j; αt è l’effetto fisso specifico per l’anno t; QwProdit è la produzione italiana di VQPRD nell’anno t, espressa in ettolitri; PcGDPjt è il PIL pro-capite del paese importatore j nell’anno t, espresso in dollari americani a prezzi costanti; EU è una variabile dummy che assume valore pari ad 1 se il paese j è membro dell’Unione Europea nell’anno t, zero altrimenti; EUAN è una variabile dummy che assume valore pari ad 1 se il paese j ha sottoscritto un negoziato di pre-adesione all’Unione Europea nell’anno t, zero altrimenti; εjt è il termine di errore. Si tratta quindi di un classico modello di regressione lineare che è stato stimato con il metodo dei minimi quadrati ordinari.
La stima del modello è stata effettuata a partire da un panel-data costituito da 605 osservazioni relative ad un periodo di 11 anni (1995-2005). I dati si riferiscono a 55 paesi che sono i maggiori importatori di VQPRD dall’Italia: tali paesi assorbono, infatti, il 92% delle esportazioni italiane complessive di VQPRD. I dati relativi alle esportazioni italiane di VQPRD dirette verso i diversi paesi (variabile dipendente) sono stati acquisiti dalla banca dati on-line sul commercio estero messa a disposizione dall’ISTAT [link]; questi dati sono espressi in migliaia di Euro a valori correnti ma sono stati successivamente convertiti in valori costanti utilizzando come deflettori gli indici dei prezzi al consumo forniti sempre dall’ISTAT [link]. Infine, i dati relative al Pil pro-capite sono stati ottenuti dal World Economic Outlook Database dell’International Monetary Fund [link]; anche questi dati sono disponibili in dollari a valori correnti per cui si è proceduto nella conversione in valori costanti utilizzando come deflattore gli indici dei prezzi al consumo forniti dal U.S. Bureau of Labor Statistics [link]

Riflessioni sui risultati ottenuti

I risultati della stima del modello sono riportati nella Tabella 1 che include anche i principali indicatori che riguardano la bontà del modello stesso. I risultati della stima sono stati quindi utilizzati per effettuare alcune interessanti riflessioni.
Innanzitutto, si osserva che il valore delle esportazioni italiane di VQPRD varia in modo perfettamente proporzionale con la produzione italiana di tali vini (il coefficiente della variabile ln_QwProd è pari infatti a 1,08 e, considerando la forma logaritmica dell’equazione, esso va interpretato direttamente come elasticità). In altre parole, nelle annate in cui la produzione cresce, ad esempio del 10%, rispetto all’anno precedente, anche il valore delle esportazioni aumenta nella stessa misura e, viceversa, nelle annate in cui si registra una flessione della produzione anche il valore delle esportazioni diminuisce con analoga intensità se, ovviamente, le altre variabili rimanessero costanti. La spiegazione di tale fenomeno va ricercata nel fatto che le importazioni italiane di VQPRD sono assai modeste ed i consumi interni costituiscono solo una quota della produzione italiana (Mediobanca, 2007), ragione per cui le variazioni di quest’ultima si ripercuotono direttamente sui flussi di esportazione. Il fenomeno rilevato ha due importanti implicazioni: in primo luogo, si rimarca la natura export – oriented dell’Italia con riferimento allo specifico prodotto analizzato ed, in secondo luogo, si evidenzia la capacità dei mercati internazionali di assorbire un incremento della produzione italiana di VQPRD evidenziando una domanda non ancora completamente soddisfatta. D’altra parte, l’Italia dispone di grandi potenzialità e potrebbe muoversi concretamente nella direzione di espandere la produzione di VQPRD. Basti considerare che gran parte della produzione vinicola nazionale, soprattutto nelle regioni meridionali, è rappresentata da “vini da tavola” spesso venduti allo stato “sfuso”, sebbene esistano condizioni favorevoli per una maggiore produzione di vini pregiati (ambiente pedo-climatico, competenze tecniche, presenza di denominazioni di origine riconosciute ma poco sfruttate, ecc.).

Tabella 1 – Risultati della stima del modello (sono stati omessi gli effetti fissi per paese)

 

Un altro aspetto interessante emerso dall’analisi riguarda l’effetto che la variazione del reddito pro-capite in un paese può avere sul valore delle esportazioni italiane di VQPRD dirette verso il paese in questione. Più precisamente, si è osservato che se il reddito pro-capite di un paese aumenta o si riduce dell’1%, il valore delle esportazioni italiane di VQPRD dirette verso lo stesso paese aumenta oppure si riduce dell’1,6% cioè in una misura più che proporzionale, ferme restando, ovviamente, tutte le altre condizioni (il coefficiente della variabile ln_PcGDP è pari a 1,6). In altri termini, ciò significa che le esportazioni italiane di VQPRD mostrano una discreta elasticità rispetto al reddito come, del resto, era abbastanza prevedibile per i vini di pregio che possono essere considerati come prodotti “voluttuari” la cui domanda varia in misura più che proporzionale rispetto al reddito. Di conseguenza, i produttori italiani che intendono espandere le esportazioni di VQPRD dovrebbero concentrare i propri sforzi, soprattutto in termini di comunicazione/promozione, verso quei paesi dove si riscontra una maggiore crescita del reddito pro-capite, senza trascurare, tuttavia, anche la stabilità di tali ritmi di crescita in considerazione del fatto che eventuali improvvise riduzioni del reddito potrebbero avere serie conseguenze negative sui flussi di esportazione.
Come è possibile notare, dalla Tabella 2, tra i paesi con i più alti tassi di crescita (tra il 6 ed il 10% circa) sono presenti la Cina, la Russia e l’India, vale a dire tre paesi nei quali le prospettive di espansione delle esportazioni italiane di VQPRD sono davvero straordinarie. Attualmente, tali paesi assorbono meno dell’1% delle esportazioni italiane complessive di VQPRD ma questa quota potrebbe crescere in modo esponenziale se gli esportatori italiani riuscissero ad attivare efficaci politiche di penetrazione in questi mercati. Inoltre, è importante mettere in evidenza che i principali paesi importatori di vini italiani VQPRD cioè gli Stati Uniti, la Germania, il Regno Unito, la Svizzera, il Canada, il Giappone, la Danimarca e l’Austria mostrano tassi di crescita del reddito pro-capite più moderati (tra 1 ed il 3% circa) ma decisamente più stabili nel tempo. Ne consegue che in tali paesi è opportuno, comunque, rafforzare e consolidare le quote di mercato già acquisite in considerazione delle strategie aggressive attuate da parte dei nuovi paesi esportatori di vino.

Tabella 2 – Tassi percentuali di crescita annua del PIL pro-capite per paese*

Fonte: World Economic Outlook Database of International Monetary Fund
* I dati riferiti agli anni 2006 e 2007 sono stime del Fondo Monetario Internazionale
§ = Nuovi membri dell’Unione Europea
$ = Principali paesi importatori di VQPRD dall’Italia

Come già detto in precedenza, i dati statistici analizzati si riferiscono al periodo 1995-2005 durante il quale l’Unione Europea è stata interessata da uno storico allargamento: il primo maggio del 2004, infatti, 10 nuovi paesi dell’Europa centro-orientale (Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Cipro e Malta) sono entrati a far parte dell’Unione Europea aggiungendosi ai 15 paesi già membri dando così origine all’organismo politico-economico più importante del mondo. L’analisi condotta ha messo in evidenza che le esportazioni italiane di VQPRD verso i paesi dell’UE sono superiori del 136% rispetto a quelle dirette verso i paesi extra-UE (e0,859 – 1 = 1,36), a parità delle altre variabili.
Ciò è facilmente comprensibile se si tiene conto di due importanti fattori: il primo riguarda la totale assenza di barriere commerciali tra l’Italia e gli altri paesi dell’Unione Europea; il secondo attiene alla vicinanza geografica tra l’Italia e questi paesi con conseguenti minori costi di trasporto che si traducono, ovviamente, in un vantaggio per l’Italia rispetto ad altri competitors più lontani. A conferma di quanto già detto, è stato interessante osservare anche un rilevante incremento, pari al 36% (e0,304 – 1 = 0,36), sempre a parità di altre condizioni, delle esportazioni italiane di VQPRD verso i paesi dell’Europa centro-orientale nel periodo in cui tali paesi avevano semplicemente sottoscritto gli accordi di pre-adesione all’UE che prevedevano una progressiva riduzione, fino al totale annullamento, delle tariffe doganali sui flussi commerciali provenienti dai paesi già membri dell’UE.
È importante mettere in evidenza, inoltre, che i paesi dell’Europa centro-orientale recentemente entrati nell’Unione Europea, in particolare le repubbliche baltiche, mostrano anche vivaci tassi di crescita del reddito pro-capite (tra il 4 ed il 9% circa). Di conseguenza, questi paesi rappresentano dei mercati particolarmente interessanti dove gli esportatori italiani di VQPRD possono usufruire di diversi vantaggi: 1) assenza di barriere commerciali sulle importazioni provenienti dall’Italia; 2) presenza di barriere commerciali sulle importazioni provenienti dai paesi extra-UE; 3) elevati tassi di crescita del reddito pro-capite che si traducono in un’espansione della domanda dei vini di maggiore pregio.
Nel modello, inoltre, sono stati inseriti dei particolari coefficienti che tengono conto delle variazioni subite dai flussi di esportazione indipendentemente dalle variazioni generate dalle variabili precedentemente elencate. In particolare, questi coefficienti chiamati “effetti fissi per anno” assumono valori diversi a seconda del periodo a cui si fa riferimento e sono in grado di cogliere il cosiddetto effetto “globalizzazione”, legato alla liberalizzazione degli scambi internazionali. L’analisi ha messo in evidenza che nel periodo compreso tra il 1997 ed il 2002 (Tabella 1) le esportazioni italiane di VQPRD hanno mostrato un progressivo incremento, pari complessivamente all’86% (e0,62 – 1 = 0,86). Buona parte di tale incremento può essere ragionevolmente attribuito all’effetto “globalizzazione” tenendo conto che la maggior parte degli accordi commerciali, da cui è scaturita la successiva liberalizzazione degli scambi internazionali, sono il risultato dei negoziati condotti in sede GATT nel corso dell’Uruguay Round che è stato chiuso ufficialmente con la Conferenza Ministeriale di Marrakesh nell’aprile del 1994. Nel triennio 2003-2005, cioè gli ultimi anni considerati nell’analisi, l’effetto globalizzazione sembra aver subito, tuttavia, una battuta di arresto e ciò può essere spiegato con diverse argomentazioni. In primo luogo, va ricordato che il primo gennaio 2002 è stata introdotta la moneta unica europea che, dopo un’incerta fase di avvio, ha poi cominciato a rafforzarsi notevolmente rispetto alle altre valute estere, in particolare sul dollaro americano, con inevitabili ripercussioni sfavorevoli sulle esportazioni europee in generale. In secondo luogo, va richiamata l’attenzione sul fatto che i negoziati condotti in sede WTO sono entrati ormai da tempo in una fase di stallo per la quale non si intravede via di uscita. Infatti, l’Accordo Agricolo siglato al termine dell’Uruguay Round prevedeva un periodo di applicazione della durata di 6 anni ma, prima della conclusione di tale periodo, bisognava avviare un nuovo negoziato per proseguire il cammino intrapreso verso una più incisiva liberalizzazione dei mercati. Tuttavia, le trattative iniziate nel marzo del 2000 sono state successivamente inserite nell’ambito del nuovo negoziato complessivo noto anche come Doha Development Round che si sarebbe dovuto chiudere nel 2003 a Cancùn ma che, fino ad ora, è ancora in corso di svolgimento.

Conclusioni

I risultati ottenuti dall’analisi condotta suggeriscono che la produzione italiana di vino VQPRD dovrebbe essere incrementata poiché i mercati internazionali offrono interessanti opportunità per un’eventuale espansione delle esportazioni di questa tipologia di vini.
Come è stato evidenziato dai risultati dell’analisi svolta, le esportazioni italiane di VQPRD mostrano una discreta elasticità rispetto al reddito per cui gli operatori dovrebbero diversificare i propri mercati di sbocco tenendo opportunamente conto dei tassi di crescita del reddito pro-capite nei diversi paesi. In particolare, essi dovrebbero concentrare i propri sforzi di penetrazione soprattutto nei mercati di quei paesi dove, nei prossimi anni, si prevedono i più elevati tassi di crescita del reddito come la Cina, la Russia, l’India ed i paesi dell’Europa centro-orientale. Tuttavia, il ventaglio dei mercati serviti dovrebbe includere anche paesi con tassi di crescita del reddito più moderati ma decisamente più stabili nel tempo come quelli nord-americani e dell’Europa occidentale dove le esportazioni italiane di VQPRD, pur essendo già rilevanti, necessitano comunque di azioni rivolte a consolidare le quote di mercato già acquisite in vista di possibili aggressioni da parte dei paesi competitors. La diversificazione dei mercati eseguita secondo questo approccio permetterebbe di ridurre il rischio associato al fatto che i paesi con i più alti tassi di incremento del reddito sono anche paesi che possono mostrare ritmi di crescita molto instabili nel lungo periodo per cui vi è la concreta possibilità che possano sopraggiungere periodi di stagnazione o addirittura di recessione con impatti assai negativi sulle esportazioni dirette verso di essi.
Si ribadisce, inoltre, che l’allargamento dell’Unione Europea rappresenta una straordinaria opportunità per gli esportatori italiani di VQPRD che possono sfruttare, per un verso, il vantaggio rappresentato dall’assenza di tariffe doganali sui flussi commerciali diretti verso i nuovi paesi membri dell’UE e, per altro verso, la congiuntura favorevole in cui essi si trovano mostrando vivaci ritmi di crescita economica.
È opportuno sottolineare, infine, che la liberalizzazione degli scambi internazionali produce anch’essa effetti molto positivi sulle esportazioni italiane di VQPRD per cui è auspicabile, almeno con specifico riferimento a questo settore, che i negoziati agricoli del Doha Development Round in seno al WTO possano essere conclusi il più presto con un accordo che rilanci nuovamente il processo di liberalizzazione del commercio internazionale.

Riferimenti bibliografici

  • Cheng I-H., Wall H. J. (2005). Controlling for heterogeneity in Gravity Models of trade and integration. Federal reserve Bank of St. Louis Review, 87 (1): 49-63
  • Istat (2007). Coweb – Statistiche del commercio estero, [link]
  • Linnemann H. (1966). An econometric study of international trade flows. Amsterdam: North-Holland Pub. Co
  • Mediobanca (2007). Indagine sul settore vitivinicolo, [link]
  • Prentice B.E., Wang Z., Urbina H.J. (1998). Derived demand for refrigerated truck transport: a Gravity Model analysis of Canadian pork exports to the United States. Canadian Journal of Agricultural Economics, 46 (3):317-328
  • Tinbergen J. (1962). Shaping the World Economy: Suggestions for an international economic policy. New York, The Twentieth Century Fund

 

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