Riforma Fischler e strategie aziendali: un’indagine sulla produzione di grano duro in toscana

Riforma Fischler e strategie aziendali: un’indagine sulla produzione di grano duro in toscana
a Università di Pisa
b Università di Firenze, Dipartimento di Scienze Economiche

Introduzione (1)

Capire “cosa sta succedendo nelle aziende agricole” dopo l’introduzione del regime disaccoppiato stimola l’interesse non solo dei ricercatori, ma anche e soprattutto, delle istituzioni pubbliche, degli operatori della filiera e, naturalmente, degli stessi agricoltori. Incentivando l’adozione di cambiamenti, nelle aziende agricole, a volte anche radicali, il PUA è infatti suscettibile di determinare un insieme di “reazioni a cascata” sia a livello di filiera che di territorio. Di fronte ad una evidente contrazione della coltivazione, le preoccupazioni manifestate dagli operatori della filiera del grano duro - industria sementiera e contoterzismo, in primis - sono un chiaro segnale del violento, seppur prevedibile, impatto che la nuova PAC sta avendo sull’intero sistema produttivo.
Alla luce di un simile contesto, è stato deciso di allargare l’unità di analisi del nostro studio, porgendo attenzione non solo agli impatti sulla singola azienda agricola, ma considerando anche le reazioni di tutta la filiera, o meglio dell’intera rete relazionale (network) in cui l’azienda agricola è incardinata. Gli esiti dalla nostra ricerca invitano a riflettere sulla necessità di sviluppare un’adeguata “progettualità collettiva”, in grado di supportare e promuovere le capacità strategiche sia a livello di singolo imprenditore (facilitando le interazioni con il contesto e, più in generale, stimolando un cambiamento “culturale” delle imprese stesse) ma, anche e soprattutto, a livello di sistema, sia esso la filiera o il sistema locale. La posta in gioco è la perdita di competitività anche per quelle imprese cerealicole che hanno deciso di continuare o, comunque, di diversificare la produzione.

La metodologia dell’indagine

A fine di comprendere i comportamenti strategici delle imprese agricole alla luce del nuovo scenario politico e socio-economico è stato adottato un approccio di analisi da noi definito “integrato”, in quanto basato sull’utilizzo di una metodologia qualitativa come strumento interpretativo dei risultati di simulazioni quantitative.
Inizialmente, grazie attraverso l’adozione di uno strumento di analisi quantitativo, quale la programmazione matematica positiva (PMP) (Arfini et al. 2005), sono stati analizzati i risultati economici di un gruppo di aziende agricole toscane (2) del campione INEA-RICA simulando le scelte produttive da esse adottabili in seguito al cambiamento delle misure di sostegno. I costi di produzione, i prezzi di mercato e la tecnologia produttiva sono state le variabili utilizzate per tale valutazione.
In un secondo momento, la realizzazione di un’indagine sul campo (attraverso lo svolgimento di interviste in profondità e gruppi di discussione, focus group) ha consentito di raccogliere informazioni e opinioni tra i numerosi stakeholders coinvolti nella filiera: dall’azienda agricola alle organizzazioni di categoria, dalle varie forme associative fra i produttori ai diversi operatori delle fasi a monte e a valle. Tutto ciò ha permesso di esplorare in profondità i fattori decisivi che hanno orientato le scelte strategiche delle imprese in seguito all’introduzione del PUA, partendo dal presupposto che tali scelte non rispondono unicamente a logiche di mercato, ma sono, invece, il prodotto di processi di interazione sociale da cui ogni attore può trarre vincoli e/o motivazioni (Benvenuti, 1988; Begalli; 2003; Brunori et al, 2001). In tale ottica, l’applicazione di una metodologia di analisi qualitativa ha permesso di allargare la prospettiva, esplorando anche la dimensione socio-culturale dell’impresa agricola e dell’imprenditore.
Le aziende oggetto di indagine sono state selezionate sulla base dell’orientamento produttivo, della localizzazione territoriale, della dimensione fisica ed economica, dell’età dei conduttori, della presenza di attività integrative (l’agriturismo) e dell’adozione di tecniche eco-compatibili (agricoltura integrata o biologica) (3).

L’area di studio

Le aree di studio sono state individuate nell’ambito delle province di Grosseto e Pisa. I due territori presentano caratteristiche geo-morfologiche e pedoclimatiche simili e vantano una lunga tradizione cerealicola. Inoltre, nelle due province, le cooperative agricole e i consorzi agrari provinciali ricoprono un ruolo strategico relativamente alla fornitura di fattori produttivi e alle fasi di raccolta, stoccaggio e commercializzazione.
In termini produttivi, i primi effetti della nuova PAC sul grano duro sono stati notevoli: nella campagna 2004/05, primo anno di applicazione del disaccoppiamento, si è assistito, a livello regionale, ad una riduzione degli investimenti pari a circa 70.000 ettari (-37%). Il maggiore calo produttivo è stato registrato in provincia di Grosseto con una perdita di 32.000 ettari (-46%), mentre è risultato più contenuto in termini assoluti quello in provincia di Pisa pari a 12.000 ettari ma altrettanto significativo in termini percentuali (-35%) (si veda la Figura 1) (4). Tale riduzione degli investimenti a frumento duro si è sommata ad un insieme di altri fattori determinando andamenti imprevisti dei prezzi e rendendo particolarmente difficile la lettura dei segnali di mercato. Tutto ciò ha aumentato la situazione di incertezza sia per gli operatori che per gli agricoltori, i quali hanno dovuto assumere le proprie scelte produttive e impostare le strategie aziendali prendendo in esame una più ampia serie di fattori rispetto a quelli di mercato.

Figura 1 - Superfici e produzione di grano duro nelle province di Pisa e Grosseto (1999-2005)

Fonte: rielaborazioni proprie su dati ISTAT

Fattori chiave per la competitività: non solo orientamento al mercato ma anche qualità delle reti

Rimandando ad altre sedi per un maggiore approfondimento dei risultati emersi dall’indagine, qui è opportuno concentrare l’attenzione su alcuni aspetti critici di particolare rilevanza per poter comprendere i processi di cambiamento innescati in seguito all’introduzione del disaccoppiamento.
L’integrazione dei risultati ottenuti dall’analisi quantitativa e dall’indagine sul campo ha permesso di delineare in maniera esaustiva le strategie utili a promuovere la competitività delle aziende agricole (e, quindi, la necessità di “orientamento al mercato”) una volta venuta meno l'azione di indirizzo della politica comunitaria.
Le simulazioni della PMP mostrano che l’effetto dell’introduzione del PUA a livello aziendale dovrebbe essere quello di incentivare le aziende cerealicole verso un maggior livello di efficienza tecnico-economica, attraverso l’adozione di una strategia basata sulla riduzione dei costi di produzione.
Più nello specifico, lo scenario delineato dal modello rileva una sostanziale riduzione degli investimenti a grano duro, particolarmente significativa tra le aziende con una SAU superiore a 20-30 ha, mentre nelle aziende medio-piccole (0-20 ha) la riduzione in termini percentuali risulta minore. E’ attesa, invece, una complessiva tenuta dei redditi aziendali, ad eccezione delle aziende con SAU inferiore ai 20 ha dove si osserva una significativa contrazione. Tale tendenza deriva dalla decisone di allocare le superfici non più investite a grano duro ad altre colture, specialmente cereali minori e foraggere, a cui si accompagna una significativa contrazione dell’impiego di lavoro salariato, in tutte le classi di dimensione aziendale (vedi Tabella 1). In sintesi la PMP prevede che le aziende cerealicole riorganizzeranno il proprio assetto produttivo in funzione di un maggiore contenimento dei costi di produzione.

Tabella 1 - I risultati della PMP per classe di superficie aziendale: variazione d’uso del suolo, dinamica del margine lordo ed organizzazione del lavoro . Variazioni % rispetto alla informazioni osservate a livello aziendale nel 2004 (baseline di riferimento anteriore al regime disaccoppiato)

Fonte: Rapporto di ricerca n.6 GENEDEC 2006

L’indagine sul campo, oltre a validare i risultati della PMP, ha evidenziato come sia possibile per le aziende agricole intraprendere strategie e percorsi competitivi pur mantenendo la coltivazione del grano duro. Infatti, nelle aziende oggetto di studio la decisione di continuare a coltivare grano duro si è accompagnata alla volontà/necessità di ottenere un prodotto di qualità elevata, al fine di spuntare un prezzo più elevato sul mercato. Ciò richiede però l’introduzione di elementi innovativi all’interno di un processo produttivo tradizionale, nonché la disponibilità a consolidare i rapporti con i diversi soggetti del sistema produttivo. In seguito all’introduzione del PUA sta quindi emergendo con chiarezza il ruolo chiave esercitato dalla “qualità delle reti di relazioni” nell’orientare le risposte dei produttori agricoli verso scelte imprenditoriali ritenute innovative e competitive. La presenza di intense relazioni con le cooperative, ma anche con le associazioni di categoria o semplicemente con altri produttori, ha rappresentato il canale privilegiato sia per indirizzare le produzioni verso maggiori livelli qualitativi (scelta che è stata definita come “mantenimento innovativo del grano duro”, Figura 2), sia per stimolare l’avvio di strategie di differenziazione, in grado di garantire comunque la competitività, come ad esempio l’adozione di colture energetiche (scelta di “diversificazione produttiva”, Figura 3). Risposte indirizzate verso una maggiore competitività della produzione cerealicola sono state osservate anche nel caso di realtà aziendali di ridotte dimensioni e scarsamente strutturate, ma che si trovano inserite in sistemi relazionali efficaci ed efficienti nel generare e trasmettere conoscenza e informazioni. Laddove invece, la struttura relazionale in cui l’impresa è coinvolta risulta essere disgregata e frammentata, l’atteggiamento comunemente adottato è stato quello di cessare la produzione del grano duro, limitandosi al rispetto delle norme di eco-condizionalità per ottenere la riscossione del premio disaccoppiato.

Figura 2 - I fattori decisionali alla base della scelta del “mantenimento innovativo” del grano duro

Figura 3 - I fattori decisionali alla base della scelta del “diversificazione produttiva”

Per illustrare l’importanza assunta dai fattori relazionali nel condizionare le strategie aziendali si possono citare alcune iniziative avviate nella provincia di Grosseto e finalizzate a preservare il sistema produttivo del frumento duro cercando di migliorare i rapporti tra i diversi attori.
Un primo esempio è rappresentato dalla concentrazione e razionalizzazione dell’offerta attraverso il rafforzamento del ruolo delle Organizzazioni dei Produttori. Un’altra iniziativa si pone l’obiettivo di stabilizzare le relazioni nella filiera e di incrementare il valore aggiunto del frumento tramite l’istituzione un marchio territoriale (Grano della Maremma Grossetana) promosso dalla Camera di Commercio di Grosseto e riservato al frumento duro e tenero coltivato in provincia di Grosseto in base ad un disciplinare di produzione. Infine, è in fase di definizione un protocollo d’intesa tra i diversi attori coinvolti nel comparto locale dei seminativi e dei relativi servizi (sistema cooperativo, associazioni di produttori, enti locali, associazioni di categoria, sistema bancario locale), promosso dall’Amministrazione provinciale di Grosseto e finalizzato all’ammodernamento delle strutture cooperative e più in generale alla riorganizzazione del sistema produttivo e dei servizi alle imprese, attraverso un sistema di concertazione tra istituzioni pubbliche e soggetti privati.
Iniziative di questo tipo, così come l’implementazione dei contratti di filiera o della differenziazione qualitativa del prodotto, non sono una diretta conseguenza del disaccoppiamento, essendo già in parte presenti prima della sua introduzione. Esse però assumono, nel contesto post-riforma, un maggior significato in quanto, evidenziando una “progettualità collettiva” a livello locale, che presuppone il coinvolgimento attivo dei diversi soggetti appartenenti al territorio, consentono di offrire nuove opportunità alle imprese agricole con importanti risvolti di tipo socioeconomico.
La decisione di mantenere il grano duro si deve leggere, quindi, in una dimensione sovra-aziendale come una scelta “del sistema”.

Note

(1) Il presente lavoro si basa sui risultati ottenuti nell’ambito di un progetto di ricerca europeo dal titolo “A quantitative and qualitative assessment of the socio-economic and environmental impacts of decoupling of direct payments on agricultural production, markets and land use in the EU” (GENEDEC), che ha visto coinvolti, per un periodo di tre anni (2004-2007), sette paesi europei: Francia, Italia, Germania, Inghilterra, Irlanda, Spagna e Grecia. Al gruppo di ricerca italiano hanno preso parte l Dipartimento di Economia Agroalimentari dell’Università di Parma, il Dipartimento di Scienze Economiche dell’Università di Firenze, il Dipartimento di Economia e Gestione dell’Agroecosistema dell’Università di Pisa.
(2) 56 aziende agricole della provincia di Pisa e Grosseto.
(3) Per svolgere le indagini sono state individuate nell’ambito del campione RICA toscano le aziende che avevano coltivato il frumento duro, con una incidenza di almeno il 5% sulla Sau aziendale, nel triennio 2000-2002, periodo di riferimento per il calcolo del PUA.
(4) E’ però opportuno ricordare che nella precedente campagna 2003/04 sono stati raggiunti livelli produttivi eccezionali, sia a livello nazionale che mondiale, i cui effetti depressivi sui prezzi del grano duro si sono protratti fino all’inizio del 2006.

Riferimenti bibliografici

  • Arfini F., Donati M., Zuppiroli M. (2005), “Un modèle quantitatif pour l’évaluation des effets de la réforme de la PAC en Italie”, Economie Rurale, n. 285, pp. 70-87.
  • Begalli D. (2003), “Reti di impresa: organizzazioni ed istituzioni come fattori di competitività” in La competitività dei sistemi agricoli italiani, Atti del Convegno di Studi SIDEA, Milano 9-11 settembre 1999, Franco Angeli, Milano.
  • Benvenuti B. (1988), Produttore agricolo e potere, CNR-IRPA, Roma.
  • Brunori G., Galli M., Rossi A. (2001), "Il ruolo dei fattori istituzionali nell'analisi dell'implementazione delle politiche agro-ambientali", Rivista di Economia Agraria, anno LVI, n.3, pp. 335-378.
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