La responsabilità sociale dell'impresa agricola

La responsabilità sociale dell'impresa agricola
a Università di Pisa, Dipartimento di Scienze Veterinarie

Gli agricoltori europei si trovano a ripensare profondamente alle scelte produttive, ed alle attitudini d’impresa di fronte ad uno scenario economico e sociale in profondo mutamento. Non si tratta di un fenomeno nuovo, bensì ricorrente nel tempo. Rileggendo il passato, l’agricoltura, da risorsa delle chiuse comunità agricole tradizionali, si è specializzata nella produzione di alimenti per mercati sempre più distanti, per poi essere nuovamente considerata, dopo il dibattito apertosi sulla multifunzionalità, risorsa di un sistema locale divenuto iperconnesso con l’esterno, e volta ad assicurare infrastrutture vitali per gli abitanti locali: in campo alimentare, sociale ed ambientale. Questo percorso ha visto modificare, in parallelo, gli stili di condotta degli agricoltori i quali, da contadini dediti ad un’economia di sussistenza e al piccolo scambio, sono divenuti imprenditori integrati nei mercati, per giungere oggi ad interpretare un nuovo ruolo, dove è attesa una più profonda responsabilità nei confronti delle risorse e dei bisogni del sistema locale. Questa nota vuole stimolare l’attenzione dei lettori sul legame che esiste tra scelte produttive dell’agricoltura multifunzionale (AM) e stili aziendali che si rifanno al tema della responsabilità sociale d’impresa (RSI).

Cambio di paradigma in agricoltura

Benché le pratiche dell’AM siano lontane dall’essere pienamente codificate, sono numerose le buone pratiche, aziendali e territoriali, che forniscono esempi utili per quegli agricoltori che vogliono orientarsi sul sentiero della multifunzionalità. La piena valorizzazione delle potenzialità dell’AM incontra alcuni ostacoli, tra cui le difficoltà nell’individuare e riconoscere la totalità delle risorse disponibili in azienda, nel creare reti di imprese e progetti di territorio, nell’avviare dialoghi proficui tra settori e competenze, spesso distanti, tra imprese e nuovi utenti dei nuovi beni e servizi offerti, nel creare quasi mercati per i beni pubblici realizzati. Lo sviluppo di nuove modalità di condotta d’impresa consente di superare queste difficoltà e orienta verso l’agricoltura post-produttivista. Per imprese specializzate sui soli mercati agricoli, che vivono in una logica di settore, guardare in modo ampio ai bisogni del sistema locale implica un cambio radicale, sia nella scelta degli obiettivi aziendali, sia nella costruzione di relazioni con nuovi portatori di interesse. In questo senso, l’etica utilitaristica, che guarda alle sole poste economiche in gioco, sembra insufficiente per valorizzare le molte funzioni dell’agricoltura. Di contro, gli aspetti dell’AM più diffusi sono stati quelli che con tale etica erano più coerenti. A questa situazione ha contribuito l’idea, mutuata dell’economia dei beni pubblici, di subordinare l’offerta di beni privati e comuni dell’AM alla presenza di incentivi, di mercato o pubblici. Atteggiamento che lascia in secondo piano aspetti legati alla soggettività dell’impresa, tra cui: la capacità di elaborare strategie differenziate; la rilevanza del tempo nell’interazione con nuovi portatori di interesse, nell’apprendere e innovare; il continuo adattamento tra teoria e contingenza dell’agire nelle scelte. Lo scenario dell’AM pone le imprese nella necessità di adottare livelli di progettualità che solo un pieno protagonismo può consentire e che, specie nel campo dei beni pubblici, implica impegni rilevanti, spesso non ripagati da ritorni diretti e immediati. Percorsi che vedono alla base una diversa capacità nelle scelte di impresa nel coniugare la produzione di beni pubblici e privati.

Le coordinate strategiche della nuova agricoltura

Nel 2001, l’UE ha adottato la sostenibilità - economica, sociale ed ambientale - dello sviluppo tra i propri principi guida e, in parallelo, la RSI come possibile linea di condotta aziendale volta a realizzare, allo stesso tempo, obiettivi economici accanto alla salvaguardia e alla rigenerazione di beni comuni. Alle imprese, quindi, è richiesto di operare in uno scenario allargato, non solo per la geografia dei nuovi mercati quanto, anche, per le ricadute delle attività avviate, urgenza rinnovata dal precipitare delle condizioni del pianeta. Produttori e consumatori sono chiamati ad interpretare l’idea di sostenibilità selezionando con responsabilità le proprie scelte. D’altra parte, l’apertura dei mercati modifica le leve della competizione e accresce la rilevanza dei valori di distinzione. Tra questi, la reputazione delle imprese rappresenta un patrimonio che dipende dalla capacità di operare a stretto e trasparente contatto con i bisogni della società, rispettando valori universali e/o di rilievo per il sistema locale, come nel caso dell’AM. Sul lato della domanda, i consumatori pongono crescente attenzione al modo in cui i prodotti sono realizzati dal punto di vista ambientale e sociale. La condivisione, attraverso lo scambio di beni e servizi e il dialogo tra produttori responsabili e consumatori etici, diventa un modo per realizzare un progetto di sostenibilità. Prodotti realizzati e distribuiti con un basso consumo di energia e di ambiente, capaci di salvaguardare assetti di paesaggio, realizzati attraverso l’inclusione di soggetti svantaggiati, con un più intenso contenuto di beni di relazione, assicurano una nuova presa in carico dei bisogni locali, a salvaguardia di beni comuni messi oggi in discussione dai soli valori della competizione e dalla crisi delle risorse pubbliche. In questo senso, il tema della RSI assume un connotato particolare per l’impresa agricola, di nuovo radicamento nel sistema locale e di leva per la costruzione di una reputazione capace di creare nuove e durature intese con i portatori di interesse pubblici e privati locali.

RSI e MA definizioni ed un esempio

La RSI è una strategia di sviluppo competitivo che fa leva sull’idea che le imprese possano farsi carico di bisogni sociali più ampi, andando oltre la sola sfera economica. Per RSI si definisce l’attitudine dell’impresa nel soddisfare, con il proprio operato e al di là degli obblighi di legge, le legittime attese sociali e ambientali, oltre che economiche, dei portatori d’interesse interni ed esterni. L’adozione di pratiche di RSI ha natura volontaria e discrezionale, è condizionata dalla necessità di apprendere dall’interazione tra impresa e contesto operativo e impone l’assunzione di alcuni costi, tra cui quelli conseguenti ad aumenti degli investimenti, dei costi di funzionamento, al maggiore impiego di risorse aziendali, alla limitazione delle scelte strategiche percorribili. La contropartita riguarda un aumento dello stock di risorse intangibili aziendali - capitale umano e relazionale - che migliora la reputazione e posiziona l’impresa rispetto ai competitori, determinando vantaggi duraturi. Lo stile di RSI modifica la percezione con cui si analizzano i costi e i vantaggi attesi, valorizza nuove motivazioni, favorisce il percorrere di soluzioni razionali soddisfacenti quanto insolite, guarda con attenzione ad elementi di gratuità come alle esigenze dei portatori di interesse esterni ed esterni. I risultati positivi ottenuti da pratiche di RSI avviano circoli virtuosi che rafforzano le motivazioni iniziali fino ad accrescere il capitale reputazionale dell’impresa e la sua visibilità sui mercati. In questo modo si sommano ai beni collettivi offerti anche una crescita dei vantaggi economici aziendali, grazie alla riduzione del divario competitivo e all’ingresso in nuovi segmenti di mercato.
L’agricoltura sociale offre un esempio in questo senso. Il termine indica una pratica di AM poco ricordata, sebbene diffusa in Italia e all’estero, nella quale si valorizzano le capacità dell’agricoltura di offrire servizi alla persona per la riabilitazione e l’inclusione sociale e lavorativa di soggetti a bassa contrattualità. La presenza di deficit informativi e di barriere culturali rispetto al tema, la difficoltà di entrare in rapporto con il mondo socio-assistenziale, l’assenza di incentivi economici diretti limitano la partecipazione degli agricoltori in questo campo. D’altro lato, l’agricoltura sociale produce, oltre a beni e servizi per il mercato, beni collettivi che rispondono a bisogni locali. Per un’azienda agricola l’impegno nel sociale ha dei costi iniziali, in termini organizzativi, nell’impegno lavorativo, nell’allestimento di semplici strutture di accoglienza. Accanto al significato e al coinvolgimento emotivo del personale aziendale, sul fronte dei vantaggi, si registra: la possibilità di accesso ad uno specifico segmento del mercato del lavoro, l’accesso a benefici di legge che ne riducono il costo, l’accesso in nuove reti informative e di scambio, la creazione di opportunità innovative di mercato, la creazione di una reputazione e di una evidenza che favorisce il dialogo sul territorio e, in alcuni casi, la generazione di nuove opportunità di mercato e di valorizzazione dei propri prodotti.

Quando le pratiche anticipano le teorie

L’agricoltura sociale è una pratica, vecchia e nuova, dell’AM che si lega al tema della RSI. Ma non c’è il rischio di sviluppare ipotesi teoriche fantasiose che non trovano conferma nella realtà? In verità le pratiche sul terreno ci indicano il contrario, cioè come le esperienze aziendali siano molto avanzate in questo senso. Lo dimostra il caso dell’azienda familiare Colombini, che gestisce 18 ettari di ortaggi biologici e che ha risposto positivamente ad una richiesta di coinvolgimento in un progetto di inclusione sociale coordinato dall’agenzia ORISS e dalla ASL di Pisa. L’azienda ha partecipato ad un percorso di formazione che ha interessato 8 persone, 4 delle quali assunte o presenti con borsa lavoro in azienda. La collaborazione con ORISS e ASL, oltre a creare vantaggio per gli utenti e per le famiglie coinvolte, ha creato un nuovo bacino di utenti dell’azienda che in passato forniva grossisti e che oggi serve direttamente i consumatori di alcuni gruppi di acquisto solidali. La reputazione aziendale si è andata accrescendo al pari della sua evidenza nel circuito locale e non, pubblico e privato. Di recente, unica azienda agricola, ha partecipato ad un premio nazionale “Etica ed Impresa” accanto ai più grandi nomi dell’imprenditoria pubblica e privata nazionale, per poi vincere il primo premio riservato alle piccole e medie imprese. Il premio è stato assegnato per il “ruolo di testimonianza quale capofila di più iniziative destinate alla valorizzazione della diversità e all’economia solidale; per la sua capacità di integrazione - nonostante le dimensioni di microimpresa con 5 dipendenti - con una pluralità di Amministrazioni Locali e Istituzioni Socio-Sanitarie e con altre aziende agricole simili, per realizzare programmi concreti di inserimento sociale e terapia occupazionale, oltre che di formazione agricola, sperimentazione di mense biologiche e programmi di acquisto solidale”. Motivazioni che, da sole, chiariscono bene lo scenario in cui è chiamata a muoversi l’impresa agricola multifunzionale.

Riferimenti bibliografici

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