La definizione di azienda agricola in vista del Censimento del 2010

La definizione di azienda agricola in vista del Censimento del 2010
a Università di Cassino, Dipartimento Istituzioni Metodi quantitativi e Territorio

Introduzione (1)

Con l’approssimarsi del Censimento Generale dell’Agricoltura, programmato per il 2010, ha riacquisito attualità ed urgenza il dibattito scientifico sull’individuazione dei criteri di definizione dell’impresa agricola in grado di soddisfare le esigenze informative dei diversi fruitori finali. La rilevanza della problematica è da attribuire soprattutto ad esigenze di razionalizzazione delle procedure di rilevazione, di diminuzione dei costi dell’operazione censuaria, di riduzione dei tempi di produzione e di diffusione del dato finale stesso e di armonizzazione europea dei risultati censuari (Mancini, Massoli e Perosino, 2006). L’argomento, già affrontato in passato (Barberis, 1977; Barbero, 1982), costituisce oggi oggetto di rinnovato interesse scientifico (Viviani, Sabbatini e Salvatore, 2004; Bocci, Pratesi e Salvati, 2005; Bocci, Giommi e Petrucci, 2006; Giommi e Sabbatini, 2006).
Il presente contributo ha per fine la valutazione, in termini di efficacia informativa, delle principali metodologie di definizione del campo di osservazione, che potrebbero essere utilizzate per l’individuazione dell’universo di riferimento per il Censimento del 2010, partendo dal presupposto che l’obiettivo dell’indagine sia di descrivere le realtà imprenditoriali presenti nell’agricoltura italiana. La questione definitoria proposta non è tipica del settore agricolo, al contrario costituisce una problematica sentita anche dagli studiosi degli altri settori economici; tuttavia, in ambito agricolo essa risulta maggiormente complessa e peraltro ancora irrisolta anche dal punto di vista statistico.
L’universo dei 2,5 milioni di aziende agricole del nostro paese, rilevate con il V Censimento dell’Agricoltura, risulta, infatti, molto variegato, soprattutto in termini dimensionali, strategici e mercantili. In particolare, un’ambiguità di fondo, quella dell’uso improprio e senza distinzione dei termini “azienda” ed “impresa”, caratterizza il settore primario ed impedisce di giungere ad una soluzione del problema (Sotte, 2006). L’ambiguità terminologica rilevata fa sì che siano censite come “imprese agricole” anche aziende di dimensioni minime, senza addetti, non aperte al mercato cioè senza i caratteri imprenditoriali tipici. La peculiarità della questione relativa all’azienda agricola conduce da un lato ad un sovradimensionamento numerico del settore, dall’altro ad un sottodimensionamento delle unità produttive rappresentato sinteticamente dalle medie di settore: secondo il V Censimento Generale dell’agricoltura, il livello reddituale medio annuo stimato delle aziende si attesta a soli 9.200 euro, ottenuto con l’impiego medio di 5,1 ettari di Superficie Agricola Utilizzata (SAU). Tal valori medi descrivono un settore agricolo estremamente frammentato e dominato da unità produttive di minime dimensioni, che potrebbe non essere rappresentativo della effettiva realtà imprenditoriale.
Al fine di fornire una lettura più chiara delle dimensioni del settore, Sotte ha introdotto, attraverso un approccio ex-ante, alcune variabili che fungono da soglie dimensionali in grado di distinguere tra aziende non-imprese ed aziende-imprese (Sotte, 2006). L’intento non è quello di escludere dal mondo agricolo le aziende che non ricadono tra le imprese, delle quali peraltro si ribadisce l’importante funzione ambientale, paesaggistica, culturale e sociale, bensì quello di ricondurre tali realtà alla loro effettiva natura e corretta collocazione. Tale impostazione è usata per affrontare il problema della definizione del campo di osservazione da considerare nelle indagini statistiche, poiché la possibilità di discriminare fra aziende-impresa ed aziende non-impresa può essere il presupposto per una rilevazione più efficiente, meno dispendiosa e più mirata.
A tal fine è utile distinguere le soluzioni proposte dai ricercatori per l’individuazione delle aziende-imprese in approcci di selezione ex-ante ed approcci classificatori ex-post. La prima classe di metodi consiste nell’utilizzare alcune variabili già note ai rilevatori o di più agevole reperimento, quali ad esempio la SAU o il Reddito Lordo Standard (RLS), come strumento di selezione a priori delle aziende da includere nel campo di osservazione del Censimento. La seconda invece consiste nel distinguere fra imprese e non-imprese utilizzando un’ampia gamma di variabili, da raccogliere con il Censimento stesso. Poiché questi metodi richiedono l’impiego di un patrimonio informativo non noto al ricercatore prima della rilevazione, gli approcci ex-post non consentono di aumentare l’efficienza della rilevazione; la loro utilità risiede generalmente nella maggiore accuratezza della classificazione a fini esplorativi e ai fini dell’organizzazione delle indagini campionarie per l’aggiornamento dei dati censuari. L’originalità di questo studio consiste nell’utilizzare un approccio classificatorio ex-post per valutare l’efficienza sotto il profilo economico e informativo di criteri di selezione ex-ante fra loro alternativi. Poiché i metodi ex-post consentono di distinguere con precisione fra aziende-imprese e aziende non-imprese, la valutazione dei criteri di selezione ex-ante può essere basata sulla loro capacità di approssimare tale benchmark. In estrema sintesi, useremo una classificazione ex-post per validare i criteri di selezione ex-ante.
Nell’ipotesi che un Censimento dell’Agricoltura abbia come obiettivo la rappresentazione dell’universo delle sole imprese agricole, un criterio di selezione ex-ante è efficiente se riesce a minimizzare il costo di rilevazione (escludendo le non-imprese dal campo di osservazione), massimizzando al tempo stesso il contenuto informativo (non escludendo alcuna impresa). Di seguito si intende applicare un criterio ex-post ai dati del V Censimento Generale dell’Agricoltura per distinguere le imprese dalle non-imprese e, successivamente, simulare l’applicazione di quattro criteri ex-ante al medesimo campo di osservazione al fine di valutare l’efficienza informativa e finanziaria di ciascun approccio. In tal modo è possibile valutare la perdita informativa derivante dall’applicazione di ciascun criterio, non solo sotto il profilo quantitativo (“quanto” si esclude dal Censimento) ma anche sotto il profilo qualitativo (“che cosa” si esclude).

Metodologia: la classificazione ex-post e i criteri ex-ante

Il sistema di classificazione ex-post utilizzato in questo studio riprende la tipologia sistemica descritta da Russo e Sabbatini, la quale divide l’universo agricolo a conduzione diretta in nove archetipi strategici di riferimento sulla base di un’analisi multivariata del dato censuario (Russo e Sabbatini 2005; Sabbatini 2006). La metodologia trae origine e significato dalla teoria sistemica la quale concepisce l’impresa come un “sistema aperto” in continua interazione con l’ambiente economico esterno. L’approccio sistemico è utilizzato per la classificazione delle aziende agricole sulla base delle loro strategie emergenti, desumibili oltre che dalle loro caratteristiche dimensionali individuali e dell’attività produttiva, anche dai loro comportamenti osservabili e dalle relazioni con l’ambiente sociale, economico e fisico esterno. Il metodo adottato utilizza i risultati di un approccio classificatorio multivariato nel quale i cinque ambiti fondamentali che sintetizzano le principali dimensioni delle relazioni fra azienda agricola e ambiente esterno, (famiglia rurale, territorio, risorse naturali, mercati dei fattori e delle produzioni) sono stati considerati congiuntamente per ottenere un’unica classificazione sistemica dell’universo Italia.
Le nove classi tipologiche ottenute sono: Emarginazione, Sussistenza, Tradizionali, Basso Impatto, Diversificazione, Fruizione, Valorizzazione, Relazionali e Industrializzate. Esse rappresentano altrettanti archetipi strategici delle imprese agricole italiane a conduzione diretta ai quali sono da aggiungere le aziende con forme giuridiche societarie per una visione completa del collettivo censuario. Per comodità del lettore, la descrizione delle nove tipologie è riportata nella scheda a lato di questo articolo, mentre per una più dettagliata descrizione si rinvia agli Autori.
Su tali basi classificatorie il risultato dell’analisi in termini di patrimonio informativo è che il 57,1% delle aziende dell’universo censuario ricadrebbe nell’ambito delle non-imprese, in quanto riferibile ad archetipi strategici caratterizzati dall’assenza degli elementi fondanti dell’imprenditorialità (Giommi e Sabbatini, 2006). Le aziende appartenenti agli archetipi dell’Emarginazione (22,1% delle aziende censite), della Sussistenza (16,6%) e della Fruizione (18,4%) si distinguono per una dimensione economica minima, l’assenza di significativi interscambi con i mercati dei fattori e delle produzioni e una funzione di mera integrazione di altre fonti di reddito per la famiglia agricola. In tali aziende, la funzione economica è assolutamente secondaria rispetto ad altri obiettivi del conduttore e la partecipazione al mercato è relegata ad un ruolo marginale, in virtù di una chiara scelta strategica.
Queste aziende rappresentano una articolazione della realtà agricola che ricade completamente al di fuori delle comuni definizioni di impresa. Essa può essere definita, in estrema sintesi, come l’area della a-competitività a sottolineare la mancanza della volontà stessa di partecipazione al mercato. Sulla base della classificazione sistemica, le restanti sei tipologie descrivono le imprese agricole, specificandone le variegate caratterizzazioni. Di conseguenza, il potenziale campo di osservazione di un censimento finalizzato alla rappresentazione della realtà imprenditoriale potrebbe essere costituito esclusivamente dalle osservazioni che ricadono nelle tipologie Tradizionali, Basso Impatto, Diversificate, Valorizzazione, Relazionali e Industrializzate, unitamente alle aziende con forma giuridica societaria. Tale campo di osservazione costituisce il 42,9% dell’universo rilevato con il Censimento del 2000.
L’applicazione di questa classificazione ex-post consente di verificare la capacità dei criteri di selezione ex-ante di cogliere la realtà imprenditoriale agricola. In particolare, nel presente lavoro sono state poste a confronto le seguenti quattro potenziali definizioni del campo di osservazione.

  • La definizione “Eurostat” adottata dal Regolamento CEE n. 571/88 e seguenti modifiche, che include nell’universo di rilevazione le aziende che hanno almeno un ettaro di SAU o almeno 2.066 euro di RLS. Questo criterio include il 58,9% delle aziende e il 96,8% della superficie agricola utilizzata del totale aziende all’ultimo censimento dell’agricoltura.
  • Il criterio “RICA” (2) che prevede l’inserimento delle sole aziende agricole con un valore di produzione maggiore di 4 Ude (4.800 euro). Trattasi della soluzione più restrittiva costituita solo dal 28% delle unità censuarie la cui attività si svolge sull’82,3% della SAU.
  • La definizione basata sull’orientamento al mercato (criterio “Vendita”); essa considera nel campo di osservazione solo le aziende che commercializzano almeno una parte della propria produzione. Questa definizione è quella che consente il più ampio campo di osservazione; vi rientra l’81,1% del totale aziendale censito pari al 97,6% della Superficie agricola utilizzata.
  • Un criterio recentemente presentato che integra la definizione Eurostat proponendo, in aggiunta alle aziende con almeno un ettaro di SAU, tutte quelle che rientrano nella seguente griglia fisica di classificazione: ≥0,50 ha di coltivazioni legnose agrarie, ≥0,50 ha di ortive in pieno campo, ≥0,30 ha di ortive protette, ≥5 capi bovini, ≥10 capi suini (Massoli, Mancini e Perosino, 2006). Questa definizione, che chiamiamo MMP, permette di inserire nel campo di osservazione il 63,9% dell’universo censuario a copertura del 97,5% della SAU totale.

Lo studio si basa sull’analisi dei tassi di copertura in termini di numero di aziende e di SAU calcolati applicando i quattro criteri di selezione all’universo di riferimento definito dalla classificazione ex-post. I tassi di copertura permettono di ottenere, per ciascuno dei quattro metodi, informazioni in termini di efficienza informativa e di efficienza finanziaria sulle quali formulare alcune proposte di valutazione finale. L’impostazione si fonda su due assunti fondamentali. Il primo postula che l’efficienza informativa possa essere misurata attraverso il tasso percentuale di copertura della SAU delle aziende imprese, poiché attraverso il censimento delle superfici utilizzate dalle aziende-imprese è possibile descriverne le strategie produttive. L’enfasi posta sul capitale fondiario deriva dall’ipotesi implicita che la qualità dell’informazione censuaria sia colta meglio attraverso la rilevazione della capacità produttiva delle imprese, anziché attraverso la semplice numerosità aziendale. Il ricorso alla SAU, infatti, permette di “pesare” – seppur con notevole approssimazione – la perdita informativa derivante dall’eventuale esclusione delle osservazioni con l’effettiva rilevanza dell’unità all’interno del contesto produttivo nazionale.
La seconda ipotesi di base postula che l’efficienza finanziaria è inversamente proporzionale al tasso di copertura del numero di aziende non-imprese, poiché la loro rilevazione censuaria comporta un aumento del costo di rilevazione che non genera maggiore capacità informativa. Se, infatti, ipotizziamo che l’obiettivo del Censimento sia la rilevazione delle aziende-imprese, l’inclusione di non-imprese nel campo di osservazione si traduce in un ingiustificato aumento del costo dell’indagine dovuto alla somministrazione di questionari che non contribuiscono alla descrizione della realtà imprenditoriale. Ai fini di questo studio, pertanto, l’efficienza finanziaria verrà misurata attraverso il complemento a 100% del tasso di copertura del numero di non-imprese. Pertanto, un indice di efficienza pari a 100% implica che il metodo di selezione ex-ante riesce ad escludere dal campo di osservazione censuario tutte le aziende non-imprese, ottenendo la massima riduzione dei costi.
Un ulteriore metro di valutazione dei criteri ex-ante si basa sull’analisi dei valori medi di alcune varabili strutturali. Esso è finalizzato a testare la capacità di ciascun metodo di fornire un’immagine della popolazione aziendale agricola non eccessivamente distorta rispetto ai valori medi ottenuti con la classificazione ex post. Pertanto, saranno confrontati i valori medi di SAU, RLS, giornate lavorative e numero di aziende, ottenuti per ogni metodo ex ante, con quelli della classificazione ex post.
L’approccio descrittivo proposto permette di individuare i criteri di selezione ex-ante che minimizzano la perdita informativa sulle variabili agricole più rappresentative, assicurando contemporaneamente una maggiore economicità delle rilevazioni censuarie e una migliore rappresentatività delle aziende agricole italiane. Questa razionalizzazione del campo di osservazione consentirebbe una riduzione dei tempi di rilevazione nonché un relativo risparmio di tempi per la lettura, l’interpretazione e l’uso delle informazioni censuarie sia per la programmazione delle politiche che per la progettazione delle indagini campionarie di aggiornamento dei dati censuari.

Risultati

I quattro criteri di selezione ex-ante hanno fornito altrettanti campi di osservazione di consistenza numerica alquanto diversa l’uno dall’altro. La Tabella 1 riporta i valori medi di alcune variabili descrittive e il numero di aziende in valore assoluto per metodo di definizione proposto. In termini di confronto tra i valori medi delle principali variabili strutturali secondo i quattro metodi, si nota che tre criteri (Eurostat, Orientamento commerciale e MMP) sovrastimano la consistenza numerica della realtà imprenditoriale agricola e, al tempo stesso, ne sottostimano la dotazione strutturale. Fra questi tre approcci il criterio Eurostat è quello che si avvicina di più alle stime ottenute considerando l’approccio di classificazione ex post. Il metodo RICA è l’unico che sovrastima la dimensione della realtà imprenditoriale agricola, offrendo stime dei valori medi significativamente più elevate e una numerosità aziendale nettamente inferiore rispetto alla realtà descritta dalla classificazione sistemica. Tali risultati suggeriscono che in realtà il criterio RICA sia eccessivamente restrittivo, mentre gli altri tre metodi non lo siano a sufficienza.
La Tabella 2 riporta i tassi di copertura delle aziende-imprese e delle aziende non-imprese in termini di numero di aziende e di SAU. Come si evince dalla tabella, i tassi di copertura più alti sul numero totale di aziende sono quasi sempre assicurati dal metodo basato sull’orientamento al mercato, mentre la massima perdita informativa si riscontra applicando il metodo RICA. Il primo e il quarto criterio, rispettivamente Eurostat ed MMP, si collocano infine in una posizione intermedia rispetto ai precedenti. I tassi di copertura della SAU riferita all’universo censuario risultano in generale nettamente più elevati in quanto il patrimonio fondiario si concentra in un numero relativamente esiguo di aziende agricole. Anche sotto questo profilo, il tasso di copertura più elevato è ottenuto dall’applicazione del criterio dell’orientamento al mercato, mentre il metodo RICA si caratterizza per il tasso di copertura più basso.
Come già evidenziato in precedenti contributi, in tutte e quattro le classificazioni proposte, le tipologie con un minor tasso di copertura sono quelle che ricadono nell’aggregazione delle aziende non-imprese, cioè quelle comprendenti aziende prive dei requisiti tipici dell’imprenditorialità. Al contrario, le tipologie delle aziende imprese, raggiungono percentuali di copertura più alte.

Tabella 1 - Numero di aziende e valori medi delle principali variabili strutturali per criterio di selezione ex-ante

Tabella 2 - Tassi di copertura per criterio di selezione ex-ante e classificazione Ex-Post.

I numeri in parentesi riportano l’indice di efficienza finanziaria di ciascun metodo di selezione ex-ante

La Tabella 2 riporta i dati necessari per misurare l’efficienza informativa e l’efficienza finanziaria dei criteri di selezione ex-ante ed ex post. In particolare, la prima risulta tanto maggiore quanto più alto è il tasso di copertura della SAU delle aziende-imprese; questo pertanto ne costituisce la misura diretta. L’efficienza finanziaria è inversamente proporzionale al tasso di copertura del numero di aziende non imprese, essa pertanto è pari al complemento a 100% di tale tasso (il valore dell’efficienza finanziaria è riportato in corsivo sotto al tasso di copertura delle non imprese). In primo luogo emerge come il criterio dell’orientamento commerciale (indicato in Tabella 2 come“Vendita”) sia strettamente dominato dal criterio MMP: l’efficienza informativa dei due metodi è pari, rispettivamente, a 99,4% e 99,7%, mentre l’efficienza finanziaria è pari a 29,5% e 50,6.% Di conseguenza il criterio MMP raggiunge una maggior rappresentatività con un minor spreco di risorse rispetto al criterio dell’orientamento commerciale.
I metodi RICA, Eurostat e MMP, propongono combinazioni diverse di efficienza finanziaria e informativa, senza che alcun approccio risulti strettamente dominato da un altro. Il criterio RICA è il più efficiente dal punto di vista finanziario (il relativo indice è pari a 89,6%), ma presenta un’efficienza informativa relativamente bassa rispetto agli altri metodi (90,6%). Il criterio MMP è il più efficiente sotto il profilo informativo (99,7%), ma è più dispendioso rispetto alle due alternative (l’efficienza finanziaria è 50,6%). Il metodo Eurostat si colloca in una posizione intermedia con un grado di efficienza informativa pari a 99,3% e un livello di efficienza finanziaria di 58,4%.
Sebbene la scelta fra i criteri RICA, Eurostat e MMP dipenda dalla rilevanza relativa che si attribuisce al costo della rilevazione rispetto alla capacità informativa, il criterio Eurostat sembra costituire un’efficace combinazione di efficienza informativa e finanziaria. Esso raggiunge una copertura della SAU delle imprese quasi pari al criterio MMP (il più efficiente sotto il profilo informativo), ma con un costo della rilevazione nettamente inferiore.
Il grafico nella Figura 1 rappresenta in estrema sintesi i risultati ottenuti dall’analisi condotta a livello descrittivo nel presente contributo. Esso riporta in ascissa l’efficienza finanziaria espressa come complemento a 100% dei tassi di copertura del numero di aziende non-imprese per ciascun metodo e in ordinata l’efficienza informativa rappresentata dai tassi di copertura della SAU sul sottogruppo delle aziende-imprese. Come si evince dal grafico, il criterio Eurostat si posiziona a livello intermedio rispetto alla definizione RICA e a quella MMP.

Figura 1 - Efficienza finanziaria ed informativa dei criteri di selezione Ex-Ante

Conclusioni

Il lavoro ha dimostrato come vi siano molteplici aspetti che entrano in gioco nella scelta di una definizione di impresa agricola ai fini censuari. I risultati ottenuti hanno infatti evidenziato l’assenza di elementi che permettano la netta preferenza di un unico criterio. Tuttavia, alla luce delle valutazioni effettuate, la definizione Eurostat è quella che meglio sembra corrispondere ai vincoli di natura informativa e finanziaria e agli obiettivi di rappresentatività del mondo imprenditoriale agricolo posti nel presente studio.
I risultati ottenuti hanno inoltre evidenziato l’utilità del confronto tra metodi ex-ante e metodi ex-post di classificazione delle aziende. Gli approcci ex-post offrono criteri di selezione tra aziende imprese ed aziende non-imprese più raffinati, grazie alla possibilità di utilizzare metodologie di analisi multivariata, e costituiscono un rilevante strumento di validazione delle scelte. In questo lavoro è stata utilizzata una classificazione ex-post basata sulla teoria sistemica d’impresa e finalizzata allo studio delle strategie emergenti. Si può facilmente intuire come l’adozione di sistemi di classificazione alternativi, coerenti con obiettivi diversi e con una differente visione della realtà agricola, potrebbe portare a preferire altre definizioni del campo di osservazione censuario. Indubbiamente, tale tema costituisce la materia per ulteriori approfondimenti di ricerca.
In ultimo si è inteso evidenziare l’importanza del collettivo delle aziende non-imprese che si distribuiscono nelle tipologie dell’Emarginazione, della Fruizione e della Sussistenza non solo per la loro significativa consistenza numerica, ma anche per l’importanza della funzione sociale che esse svolgono con la loro attività. La forte diversità tra aziende-imprese e aziende non-imprese e la necessità di una corretta collocazione statistica ed economica da attribuire ai due sottogruppi si rivela utile soprattutto per la predisposizione di strumenti di rilevazione più efficienti e più innovativi rispetto all’attuale Censimento. A tal fine, oltre all’ipotesi di una doppia versione censuaria, quale ad esempio un Censimento rurale e un Censimento agricolo, altra soluzione utile potrebbe essere quella, già peraltro suggerita in ambito FAO, di redigere il questionario in una doppia versione: una short form destinata alle aziende non-imprese e priva di quesiti di contenuto imprenditoriale; l’altra di tipo long form per le aziende-imprese da rendere ancora più specifica ed esplicativa.

Note

(1) Lavoro svolto nell’ambito dell’Unità Operativa di Cassino del PRIN 2005 dal titolo “L'universo di riferimento per il sistema delle statistiche agricole: criteri di definizione e organizzazione della rilevazione delle aziende agricole” coordinato dal prof. Giommi (Università di Firenze).
(2) Il campo di osservazione della RICA è stato definito dal Regolamento CEE 79/65 e successive modifiche.

Riferimenti bibliografici

  • Ballin M., Greco M. (2006): “Riflessi della nuova politica Agricola Comunitaria e delle innovazioni metodologiche sul sistema delle statistiche agricole”, relazione presentata al Convegno L’informazione statistica in agricoltura: necessità attuali e sviluppi futuri, Università degli Studi di Cassino, 26-27 ottobre 2006.
  • Barberis C. (1977): “Tre o sette milioni di attivi agricoli? Paradossi dell’occupazione a mezzo tempo”in Rivista di Economia Agraria, n. 3.
  • Barbero G. (1982): “Quante sono le aziende agricole italiane?”, in Rivista di Economia Agraria, n. 2.
  • Bocci C., Pratesi M., Salvati N. (a cura di) (2005): Atti del Convegno Metodi d’Indagine e di Analisi per le Politiche Agricole (MIAPA), Pisa, 2004.
  • Bocci C., Giommi A. e Petrucci A. (a cura di) (2006) Atti del Convegno Agri@stat - Verso un Nuovo Sistema di Statistiche Agricole, Firenze 30-31 Maggio 2005 Giommi A., Sabbatini M. (2006): The Organization of the Agricultural Statistical System towards the 2010: problems of farm definition, data collection and estimation, Atti del XLIII Convegno della Società Italiana di Statistica
  • Mancini A., Massoli B. e Perosino M. (2006): Il potenziale informativo del Censimento Agricolo tra armonizzazione europea e fabbisogni sub-nazionali, paper presentato al Convegno dal titolo “L’informazione statistica in agricoltura: necessità attuali e sviluppi futuri” Università degli Studi di Cassino, 26-27 ottobre.
  • Russo C., Sabbatini M. (2005): “Analisi esplorativa delle differenziazioni strategiche nelle aziende agricole”, Rivista di Economia Agraria n. 4.
  • Sabbatini (2006): Competitività e strategie emergenti nelle imprese agricole, Relazione invitata al XLIII convegno della SIDEA “Agricolture e Mercati in Transizione”, Perugia, 7-9 Settembre 2006.
  • Sotte F. (2006): Imprese e non-imprese nell’agricoltura italiana, in “Politica Agricola Internazionale”, n. 1. Viviani A., Sabbatini M., Salvatore R. (a cura di): Atti del Convegno “L’informazione Statistica e le Politiche Agricole“ (ISPA 2004), Cassino, 2004.

 

Scheda

Descrizione degli Archetipi Strategici

L’archetipo dell’emarginazione è il più numeroso tra le nove tipologie della classificazione. Lo caratterizza una produzione finalizzata all’autoconsumo, un impiego minimo di fattori produttivi e un esiguo contributo lavorativo spesso apportato dal solo conduttore anziano. Ne deriva una piena coincidenza tra ciclo produttivo e dimensione familiare e una forte dipendenza dai trasferimenti pubblici, spesso di carattere pensionistico. Data la fase avanzata del ciclo di vita della famiglia, l’orizzonte temporale di permanenza di queste aziende sembra limitato.
Il polo strategico della Sussistenza associa ad una limitata interazione con l’ambiente esterno e una modesta dotazione fattoriale, da un lato una scarsa tendenza alla commercializzazione e dall’altro una prevalente funzione di autoconsumo. La sintesi delle suddette contrapposizioni si traduce in una minore rilevanza della sostenibilità agricola di lungo periodo e in una scarsa presenza sul territorio.
La tipologia Tradizionale si basa su piccole aziende che esercitano l’attività agricola attraverso un impiego medio di fattori produttivi e l’utilizzo di relazioni locali per la commercializzazione dei prodotti al fine di integrare le entrate familiari e conseguire un maggior livello di reddito. Risulta tuttavia assente qualsiasi forma strategica di valorizzazione dell’ambiente.
Sono raggruppate nell’archetipo del Basso Impatto le aziende che si distinguono per l’adozione di produzioni biologiche o estensive. Questo gruppo si suddivide in due ulteriori aggregazioni: in una sono comprese tutte le realtà aziendali orientate al mercato e dotate di marchio biologico; nell’altra quelle caratterizzate da una produzione finalizzata all’autoconsumo e con una bassa intensità nell’impiego di fattori produttivi.
Il raggruppamento della Diversificazione si caratterizza per la presenza di attività economiche, aggiuntive rispetto alla produzione agricola di base, rivolte alla commercializzazione sia attraverso la vendita diretta che l’associazionismo. Trattasi di attività di trasformazione dei prodotti oppure di produzione di beni e servizi connessi all’agricoltura, quali agriturismo e artigianato.
L’archetipo Fruizione comprende un quinto circa delle aziende censite. In questo gruppo, l’attività agricola acquisisce un ruolo tipicamente strumentale per la produzione di beni esclusivamente destinati al consumo familiare. L’attività è esercitata da conduttori giovani fortemente pluriattivi con l’obiettivo di usufruire dei benefici di un flusso di servizi tra i quali soprattutto la funzione residenziale e la cultura rurale per il soddisfacimento di esigenze sociali ed abitative invece che economico-produttive.
Pur con un forte legame con il territorio locale ed esterno e un’alta dotazione di beni relazionali, il gruppo della Valorizzazione è il più limitato numericamente. Attraverso esigue dotazioni fattoriali, le aziende di questa aggregazione basano la loro strategia sulla differenziazione del prodotto e sulla qualità e riescono ad ottenere una redditività di fattori notevolmente superiore alla media nazionale.
La tipologia Relazionale comprende aziende con un’agricoltura produttiva fortemente orientata al mercato che, nonostante una limitata disponibilità di capitale fondiario, riescono a beneficiare di un’elevata produttività di fattori e una forte capacità di sfruttamento delle reti di relazioni per la commercializzazione attraverso i canali contrattuali e associativi.
Un’elevata dotazione fattoriale consente alle aziende del gruppo dell’Industrializzazione di beneficiare di economie di scala particolarmente elevate nella superficie aziendale e nelle giornate lavorative. Ciò permette il raggiungimento di flussi di reddito sufficientemente elevati per un’equa remunerazione dell’intera famiglia rurale.

 

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