I Sistemi di Garanzia Partecipativa per i prodotti biologici

I Sistemi di Garanzia Partecipativa per i prodotti biologici
fonte di innovazione sociale per le reti agroalimentari alternative italiane
a Università degli Studi di Firenze, Dipartimento di Scienze per l'Economia e l'Impresa

Abstract

Negli ultimi anni si è assistito ad un crescente interesse a livello internazionale per le strategie alternative di certificazione dei prodotti biologici. I sistemi di garanzia partecipativa (Pgs), in particolare, semplificano le procedure burocratiche per i piccoli produttori biologici che spesso sono sopraffatti dall'ampia documentazione richiesta dalla certificazione terza. In questo contesto, il presente contributo si pone gli obiettivi di identificare le reti agroalimentari alternative italiane che adottano i Pgs e di analizzarne i fattori, i valori e le motivazioni principali nell’adozione di tali pratiche. Questo studio intende quindi offrire alcuni importanti spunti di riflessione sugli effetti di empowerment, di inclusione sociale e di sostegno reciproco tra gli agricoltori e sull’innovazione sociale che derivano dall’adozione delle pratiche partecipative.

Introduzione

Negli ultimi anni, parallelamente alla crescita delle reti agroalimentari alternative (Goodman 2002; 2004; Renting et al. 2003; Whatmore et al., 2003; Holloway et al. 2007; Kneafsey et al. 2008), stiamo assistendo ad un crescente interesse relativo all’adozione di pratiche alternative e partecipative - meglio conosciute come Sistemi di Controllo Interno (Internal Control Systems, Ics o Certificazione di Gruppo) e Sistemi di Garanzia Partecipativa (Participatory Guarantee Systems, Pgs) - volte ad assicurare l’autenticità delle produzioni biologiche (Ifoam, 2003; 2008; Zanasi et al., 2009; Nelson et al., 2010; Triantafyllidis e Ortolani, 2013; Sacchi, 2015; Sacchi et. al., 2015; Nelson et al., 2016).
Ma cosa si intende esattamente per “pratiche alternative”? Alternative a cosa?
Nel panorama internazionale la certificazione di terza parte si è imposta come modello dominante per assicurare la qualità delle produzioni biologiche. Essa consiste nel controllo da parte di un ente indipendente e accreditato ad effettuare verifiche nelle aziende e a certificarne l’effettiva produzione biologica. Questo tipo di certificazione ha un costo economico e uno logistico relativo alla quantità di tempo da dedicare all’estesa documentazione necessaria per accedervi.
Entrando quindi maggiormente nel merito delle pratiche alternative, è possibile definire l’Ics come un sistema di garanzia della qualità che generalmente viene adottato da gruppi di piccoli agricoltori in cui gli organismi di certificazione controllano il corretto funzionamento del sistema produttivo nel suo complesso. L’ente di certificazione effettua ispezioni ad un numero limitato di aziende selezionate casualmente e la decisione finale di conferire o meno il marchio biologico si applica all’intero gruppo. Questo modello è utilizzato in particolar modo da gruppi di agricoltori che puntano ad esportare i propri prodotti in paesi ad alto reddito per poter beneficiare del maggior valore economico (price premium) dei prodotti biologici rispetto agli omologhi convenzionali (Abitabile e Esposti, 2007).
I Pgs invece sono “sistemi di garanzia della qualità che operano a livello locale. Certificano i produttori sulla base della partecipazione attiva degli attori e si basano sulla fiducia, sulle reti sociali e sullo scambio di conoscenze” (Ifoam, 2003, traduzione a cura dell'autrice). Questi schemi semplificano le procedure burocratiche per i piccoli produttori, spesso impossibilitati a gestire l’ampia documentazione richiesta della certificazione di terza parte. Inoltre, riducono i costi evitando l’intervento di organismi di certificazione privati e/o stranieri ed eliminando gli intermediari. L’analisi si concentra sul caso italiano in quanto particolarmente rilevante essendo l’Italia il primo paese occidentale ad ammettere il valore dei Pgs con l’emanazione nel 2014 da parte della Regione Emilia-Romagna della Legge Regionale n. 19/2014 “Norme per la promozione e il sostegno dell’economia solidale”, che all’art.3 riconosce i Pgs come “i sistemi e i protocolli che garantiscono la sostenibilità ambientale e sociale delle produzioni e delle prestazioni di servizi, nel rispetto della natura e dei suoi cicli, del benessere degli animali, della biodiversità, del territorio e delle sue tradizioni, dei diritti dei lavoratori.” (Sacchi, 2016).

Le reti agroalimentari alternative e i Pgs

Le reti agroalimentari alternative sono state definite come nicchie di innovazione sociale che hanno luogo a livello di comunità e che si basano su i) lo scambio di conoscenze, ii) una fiducia diffusa e reciproca tra produttori e consumatori, iii) il recupero di metodi di produzione ecocompatibili e più vicini ai cicli naturali rispetto a quelli tipici dell’agricoltura industriale (Whatmore e Thorne, 1997; Renting et al., 2003; Jarosz, 2008). Da un punto di vista empirico, tutti questi aspetti convergono all’interno delle pratiche Pgs. Sia le reti agroalimentari alternative sia i Pgs si caratterizzano infatti come alternative ai sistemi standardizzati di produzione, distribuzione e certificazione dei prodotti alimentari industriali e diffondono nuove forme di associazionismo politico e di governance del mercato. All’interno di queste reti i processi di produzione e consumo alimentare sono strettamente connessi sia in termini spaziali, economici e sociali. Esse implicano solitamente la prossimità geografica tra le parti interessate, la vendita diretta (che si traduce in un prezzo equo per gli agricoltori e un costo accessibile per i consumatori grazie all’esclusione degli intermediari) e lo sviluppo di reti basate sulla fiducia legata alla conoscenza e alla reputazione reciproca (Sacchi, 2015; Sacchi et. al., 2015).
Allo stesso modo, la garanzia partecipativa ha luogo a livello locale all’interno di comunità agricole, applica strategie di vendita diretta e il suo successo si basa su tre fattori principali:

  • semplificazione: riduzione delle procedure burocratiche e degli intermediari;
  • accesso: disponibilità di prodotti biologici sui mercati locali a prezzi più convenienti rispetto al prezzo dei prodotti biologici venduti nei canali della Gdo e dei negozi specializzati;
  • sviluppo locale, promozione e valorizzazione dei prodotti locali e regionali (Sacchi, 2015).

Inoltre la garanzia partecipativa si concentra su questioni non contemplate dalle attuali regolamentazioni in materia di produzione biologica come il rispetto degli standard di lavoro, il benessere animale, la valorizzazione delle comunità rurali, i diritti dei piccoli produttori agricoli etc.
Attualmente, a livello mondiale, sono state registrate all’interno del database dell’International Federation of Organic Agriculture Movement - Ifoam - 250 iniziative Pgs che coinvolgono circa 130.000 agricoltori (Ifoam Global Pgs Survey, 2015; Katto-Andrighetto e Kirchner, 2017). La federazione ha tradotto in una mappa navigabile le attuali esperienze Pgs1.
In figura 1 si fornisce una riproduzione statica della mappa Ifoam. I puntatori gialli definiscono le esperienze Pgs in corso, quelli verdi i progetti Pgs riconosciuti ufficialmente dalle regolamentazioni nazionali in materia di produzione biologica, mentre quelli blu definiscono i modelli Pgs in corso di sviluppo.

Figura 1 - Riproduzione statica della mappa navigabile Ifoam relativa alle esperienze Pgs mondiali

Fonte: sito web Ifoam, [link]

A livello mondiale, le associazioni più famose che adottano Pgs sono la Rede Ecovida de Agroecologia (Brasile), Certified Naturally Grown (Usa), Nature et Progrès (Francia), Keystone Foundation (India) e Organic Farm NZ (Nuova Zelanda). Alcune tra queste iniziative – ad esempio quella brasiliana e quella francese – sono precedenti alla normativa nazionale brasiliana e a quella europea in materia di agricoltura biologica che stabiliscono la certificazione di terza parte come sistema ufficiale di assicurazione qualità dei prodotti biologici. Inoltre, in altri casi, come in Namibia, il sistema di assicurazione primaria per i mercati locali è proprio quello partecipativo. L’America Latina è il continente con la maggiore consapevolezza del significato e del valore dell’approccio partecipativo e mostra il più alto livello di riconoscimento di questi sistemi nelle legislazioni nazionali (Bolivia, Brasile, Costa Rica, El Salvador, Messico, Paraguay e Uruguay).
In realtà, però, i dati Ifoam riportati sono presumibilmente sottostimati poiché la registrazione all’interno del database avviene su base volontaria. Il caso italiano è una dimostrazione di quanto affermato: in Italia infatti, secondo l’Ifoam, le reti di agricoltori e consumatori che si avvalgono dei modelli Pgs sarebbero attualmente quattro, mentre, come sarà dimostrato, le reti di agricoltori che fanno riferimento agli schemi partecipativi sono diciassette.
In questo contesto, l’analisi dell’esperienza italiana è particolarmente interessante per le pratiche di innovazione sociale che stanno emergendo all’interno delle reti agroalimentari alternative che adottano i Pgs. Ci si riferisce in particolare al riconoscimento istituzionale (ancora a livello regionale) che i sistemi partecipativi hanno ottenuto nonché alla campagna comunicativa nazionale di Genuino Clandestino che è stata sviluppata nel 2010 per la libera trasformazione delle eccedenze agricole biologiche, etiche e a km0 che si compone attualmente di 26 reti territoriali che attraversano tutta la penisola italiana2.

Metodologia

Per raggiungere gli obiettivi di ricerca in primo luogo sono state coinvolte le associazioni di produttori che adottano i Pgs individuate dall’Ifoam al fine di identificare le altre reti italiane che si rifanno alle strategie partecipative. Per fare ciò è stato applicato uno snowball sampling. Il termine snowball sampling, letteralmente “campionamento a palla di neve” o “a valanga” è una metafora che allude a “una palla di neve che aumenta di dimensioni rotolando in discesa” (Morgan, 2008, pp. 815, traduzione a cura dell’autrice). Questa metodologia fa riferimento a un piccolo gruppo di informatori iniziali per scoprire, attraverso le loro conoscenze e le loro reti sociali, altri individui della popolazione, originariamente nascosta al ricercatore, che soddisfano i criteri di ricerca.
Successivamente, tra maggio e settembre 2015 sono stati realizzati tre focus group con alcuni rappresentanti delle reti agroalimentari alternative individuate (CampiAperti, Eco)(Mercato, OltreMercato, SemInterrati, Permacultura Sicilia) che hanno adottato o stanno sviluppando modelli Pgs all’interno dei propri circuiti.
Il focus group è una tecnica di ricerca sociale qualitativa basata sulla discussione tra un gruppo di persone con uno o più moderatori, finalizzata ad approfondire un tema specifico (Morgan, 1996). L’obiettivo principale di questa tecnica è quello di cogliere in dettaglio le salienze del tema in esame. Questo metodo di ricerca, infatti, si concentra sulla qualità delle informazioni piuttosto che sulla quantità delle informazioni ottenute. L’assunto di base che sottende questa tecnica è rappresentato dall’evidenza che molte variabili di una ricerca (motivazioni, opinioni, atteggiamenti, preferenze delle persone) si concretizzano nelle interazioni sociali tra gli individui, e questo metodo tenta di ricreare tali dinamiche sociali.
L’istruzione dei focus group si compone di tre sezioni principali:

  • Motivazioni della partecipazione alle reti agroalimentari alternative;
  • Organizzazione e regole della rete;
  • Adozione della certificazione biologica: certificazione di terza parte vs. Pgs.

Risultati

Come anticipato, le reti italiane di agricoltori che fanno riferimento a sistemi partecipativi individuate sono diciassette. Come si evince dalla tabella 1, alcune reti adottano sia la certificazione biologica di terza parte sia i Pgs.

Tabella 1 - Reti agroalimentari alternative italiane che adottano i Pgs (2016)

Fonte: elaborazione a cura dell’autrice

Per quanto riguarda i focus group, i partecipanti sono stati reclutati contattando direttamente le associazioni agroalimentari alternative.
Come si può dedurre dalla tabella 2, la maggior parte dei produttori intervistati sono certificati ufficialmente da un ente terzo.

Tabella 2 - Caratteristiche dei partecipanti ai focus group

* = in via di sviluppo                    
Fonte: elaborazione a cura dell’autrice

Dall’analisi dei testi scaturiti dai focus group emergono quattro temi dominanti: associazionismo, empowerment degli agricoltori, produzione biologica e sistemi di assicurazione qualità.
Per quanto riguarda l’associazionismo, l’appartenenza a una rete diventa espressione del potere dell’azione collettiva e implica un cambiamento strategico: significa non essere soli, e questo è essenziale per instaurare rapporti virtuosi con gli altri produttori. Come affermato da un intervistato:
“Aderire a una rete è fondamentale per rendere virtuosa una relazione con altri produttori che fa sì che la tua esperienza si completi con relazioni, con persone diverse da te che condividono il tuo punto di vista”.
E da un altro:
“Io non mi sento più solo. Prima di entrare a far parte della rete, ero solo, quando avevo un problema dovevo trovare un modo per risolverlo da solo. Ora c’è una comunità di persone con cui condivido informazioni, macchinari e con cui sostenersi a vicenda”.
In questo senso, l’esperienza individuale è rafforzata da relazioni con persone diverse che condividono gli stessi punti di vista e gli stessi valori di produzione.
Inoltre, il vantaggio di aderire ad un’associazione è duplice: se da un lato permette di responsabilizzare i contadini che, agendo in modo organizzato e collettivo creano opportunità di scambio di conoscenze e di risorse, dall’altro l’associazione rappresenta un’opportunità per raggiungere risultati collettivi e una maggiore visibilità all’esterno dei confini della rete.
Gli intervistati sono consapevoli del cambiamento che comporta la loro azione collettiva. Un partecipante ad uno dei focus group ha dichiarato:
“Durante le assemblee di solito parliamo del cambiamento sociale che vogliamo realizzare, è tutto sullo sviluppo di microeconomie parallele a quello che ci è stato proposto e imposto”.
Questi risultati sono in linea con quanto sostenuto da Neumaier (2012) nell’interpretazione delle esperienze di innovazione sociale. L’autore, infatti, definisce come “innovazioni sociali” i cambiamenti di atteggiamenti, comportamenti o percezioni di un gruppo di persone unite in una rete di interessi comuni che rispetto alle diverse esperienze del gruppo portano a nuove e migliori modalità di azione collaborativa all’interno e all’esterno del gruppo stesso. (Neumaier, 2012, p. 55).
Per quanto riguarda il secondo obiettivo di ricerca, gli intervistati affermano di aderire agli schemi Pgs per due motivi principali. Da un lato poiché rappresentano una forma di garanzia della qualità e dell’autenticità biologica dei prodotti di fronte ai consumatori; dall’altro perché questo modello va oltre la certificazione di parte terza, soprattutto rispetto a due fattori legati alla sostenibilità sociale: la garanzia di un salario equo per i produttori e la tutela dei diritti dei lavoratori. Inoltre e in linea con quanto sostenuto dal campione di agricoltori messicani coinvolti nella ricerca di Nelson et al. (2016), tra gli intervistati italiani è stata registrata una generale sfiducia nella certificazione di parte terza. In particolare, dalle discussioni dei focus group emergono due questioni dominanti di sfiducia:

  • la certificazione terza non è considerata sufficientemente efficiente lasciando troppo margine per frodi e speculazioni;
  • la standardizzazione delle procedure di certificazione tra le grandi aziende agroalimentari biologiche e i piccoli produttori è considerata illogica e ingiusta.

A questo proposito, un intervistato ha sottolineato il valore aggiunto apportato dalla garanzia partecipativa:
“Noi siamo un presidio territoriale, un presidio del paesaggio, dell’ambiente, della storia, dei semi, delle tradizioni. Dalla geografia alla storia alla cultura del nostro territorio, tutti questi aspetti sono supportati dalla garanzia partecipativa e non dalla certificazione terza”.
Gli agricoltori che hanno partecipato ai focus group sostengono che lo sviluppo dei Pgs ha facilitato diversi processi sociali che hanno permesso l’inclusione e la coesione sociale, rafforzando le relazioni basate sulla fiducia tra i membri delle reti. In altre parole, i Pgs si rivelano uno strumento prezioso per migliorare la cooperazione tra i membri della comunità grazie alla conoscenza e alla fiducia nel lavoro e nell’integrità reciproca. Questo aspetto rappresenta un punto focale per molti agricoltori che adottano i Pgs in tutto il mondo, come confermato anche dai risultati della ricerca condotta da Home et al. (2017) su 84 produttori che adottano i Pgs in sette paesi, dall’America Latina alle Filippine.
Infine, gli intervistati sostengono che i Pgs stimolano l’empowerment e lo sviluppo delle capacità degli agricoltori, migliorando sia la qualità che la quantità delle produzioni biologiche grazie al sostegno reciproco, sia tra agricoltori che tra agricoltori e consumatori.

Considerazioni conclusive

Negli ultimi anni le pratiche partecipative di garanzia dei prodotti biologici si sono diffuse a livello mondiale e in diversi paesi questi modelli sono ufficialmente riconosciuti all’interno delle normative nazionali in materia di produzione biologica.
Secondo l’indagine condotta, in Italia, le reti che adottano i Pgs sono attualmente diciassette.
A parere dei rappresentanti delle reti alternative che hanno preso parte ai focus group, l’adozione del modello partecipativo ha significato da un lato la creazione di opportunità grazie alla condivisione di conoscenza, allo scambio di risorse e alle conseguenti ricadute positive. Dall’altro, lo sviluppo di questi schemi ha facilitato l’inclusione sociale, l’empowerment degli agricoltori e il sostegno reciproco, sia tra produttori che tra produttori e consumatori. In questo senso, le pratiche partecipative italiane sono un valido esempio di innovazione sociale in quanto applicano un approccio che coinvolge il cambiamento sociale risolvendo diverse esigenze e adottando contestualmente pratiche produttive che difendono l’ambiente.
In questo contesto la garanzia partecipativa gioca un ruolo fondamentale nell’abbreviare la catena di approvvigionamento e nel valorizzare la catena del valore.
Approfondire la ricerca sui movimenti partecipativi risulta di grande importanza non solo perché l’Unione Europea sta attualmente valutando una nuova normativa in materia di produzione biologica e diverse iniziative relative all’etichettatura sostenibile dei prodotti alimentari, ma anche in relazione alla crescente domanda dei consumatori di prodotti e pratiche alimentari locali sostenibili.

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Siti di riferimento

  • 1. Per maggiori dettagli consultare [link].
  • 2. Per approfondimenti consultare il sito [link].
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