Quanto è salutare la spesa degli italiani?

Quanto è salutare la spesa degli italiani?
a Università Cattolica del Sacro Cuore, Dipartimento di Economia Agroalimentare, Facoltà di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali

Abstract

In questo lavoro proponiamo una metodologia per la misurazione della qualità del carrello della spesa delle famiglie italiane utilizzando le quote di spesa di diverse categorie di prodotti alimentari. Applichiamo la metodologia proposta ai dati Istat sulle spese delle famiglie per l’anno 2013 calcolando un indice di qualità del carrello di circa 13.000 famiglie italiane. Infine analizziamo come l’indice vari in base alle caratteristiche demografiche dei nuclei familiari appartenenti al campione. I risultati indicano che in Italia la qualità della dieta sembra essere tutto sommato buona, suggerendo anche alcune possibili linee di intervento di politica alimentare.

Introduzione

I fattori di rischio per la salute attribuibili o correlati a stili di vita sedentari e ad una dieta poco equilibrata sono in aumento sia nei paesi sviluppati che in quelli in via di sviluppo; in particolare, l’obesità, è una patologia diffusa con un’incidenza notevole sul costo sanitario. Secondo L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) alcune patologie legate all’obesità e al sovrappeso sono responsabili della morte di circa 3,4 milioni di adulti per anno. Inoltre, l’eccesso di peso corporeo è causa diretta di diabete (nel 44% dei casi), di malattie ischemiche e cardiache (nel 23% dei pazienti) e contribuisce (dal 7% al 44% dei casi) al manifestarsi di alcune forme cancerogene (Oms, 2014). Nel mondo, l’impatto economico attribuibile all’obesità è di circa 2 trilioni di dollari, pari al 2,8 % del Pil globale, un costo simile all’effetto del fumo, delle guerre, del terrorismo e della violenza armata (McKinsey Global Institute, 2014). In Italia, il costo annuale della spesa sanitaria attribuibile all’obesità della popolazione è stimato pari a 8,3 miliardi di euro, corrispondente a circa il 6,7% della spesa sanitaria pubblica nazionale (Turchetti, 2009); negli Stati Uniti questa quota raggiunge il 10% (Finkelstein et al., 2009).  Secondo una stima della scuola Superiore Sant’Anna il costo sociale di un diciottenne obeso, con una vita media attesa di 75 anni, supera di circa 100.000 euro quello di un soggetto coetaneo normopeso (Turchetti, 2009). In Italia il tasso di sovrappeso è al di sotto della media europea (Oecd, 2015). Tuttavia, se consideriamo solo la fascia più giovane della popolazione, secondo il rapporto della Oecd, l’Italia, tra i paesi europei, ha un elevato tasso di sovrappeso tra i bambini (circa un bambino su 3).
Dall’elaborazione dei dati dell’indagine Multiscopo Istat pubblicata nel rapporto Osservasalute 2016, nel 2015 in Italia più di un terzo della popolazione adulta (35,3%) è in sovrappeso e quasi una persona su dieci è obesa (9,8%). Dall’indagine emergono considerevoli differenze sul territorio nazionale. In particolare, come registrato anche da precedenti rilevazioni, le regioni meridionali si caratterizzano per un’incidenza di adulti obesi oltre la media nazionale (Molise 14,1%, Abruzzo 12,7% e Puglia 12,3%) ed in sovrappeso (Basilicata 39,9%, Campania 39,3% e Sicilia 38,7%). Invece, le regioni settentrionali registrano i valori più bassi di obesità (Provincia Autonoma di Bolzano 7,8% e Lombardia 8,7%) e di sovrappeso (Provincia Autonoma di Trento 27,1% e Valle d’Aosta 30,4%). Considerando i trend dal 2001, nel Nord-Ovest e nel Centro si osserva un aumento maggiore di persone con eccesso ponderale rispetto ad altre aree della penisola e delle Isole: in queste ultime, in particolare, la percentuale di popolazione in condizione di eccesso ponderale è rimasta abbastanza stabile negli ultimi anni. Come nel resto dei paesi industrializzati, anche in Italia la percentuale di popolazione obesa o in sovrappeso cresce all’aumentare dell’età. Se nella fascia d’età tra i 18 e i 24 anni il 14,0% della popolazione è in sovrappeso ed il 2,3% è obesa, tra i 65-74 anni queste quote raggiungono rispettivamente il 46,0% ed il 15,3%. Infine, l’analisi del rapporto Osservasalute 2016 evidenzia un netto differenziale di genere: in media il 44% degli uomini è in sovrappeso ed il 10,8% obeso, mentre le percentuali scendono rispettivamente al 27,3% ed al 9,0% nella popolazione femminile. (Rapporto Osservasalute 2016).
In questo lavoro proponiamo una metodologia per la misurazione della qualità del carrello della spesa delle famiglie italiane utilizzando le quote di spesa di diverse categorie di prodotti alimentari. Questi dati sono annualmente raccolti dall’Istituto Italiano di Statistica (Istat) con l’indagine sulle spese delle famiglie. In particolare, modificando la metodologia proposta da Volpe et al. (2013) per gli Stati Uniti, calcoliamo un indice di qualità del carrello di circa 13.000 famiglie italiane nell’anno 2013.

La misurazione di un Indice di qualità della spesa

Per misurare la qualità della spesa abbiamo utilizzato tre fonti di dati: “The Low-Cost, Medium-Cost and Liberal Food Plans in the year 2007” (Usda, 2007); l’indagine sulle spese delle famiglie (Istat) per l’anno 2013; i dati di prezzi di diverse categorie di prodotti alimentari (Istat) per l’anno 2013. Dai dati presentati nel report dell’Usda, che raccoglie le raccomandazioni nutrizionali suggerite negli Stati Uniti dal Dipartimento della Salute (Hhs) assieme a quello dell’Agricoltura (Usda), abbiamo definito il “consumo consigliato pro capite” di ventinove diversi prodotti alimentari, aggregati poi in sei categorie (carne, verdure, cereali, frutta, lattiero caseari, altri cibi), per dieci gruppi demografici1. In particolare l’Usda suggerisce, in base al sesso e all’età dell’individuo, tre diversi possibili regimi alimentari che rispettano i requisiti suggeriti dai nutrizionisti, ma che differiscono per impegno economico (Costo-Basso, Costo-Medio e Liberale). Per ciascun piano proposto dall’Usda e ciascuna famiglia (i) presente nell’indagine sulle spese delle famiglie, abbiamo calcolato, in base alla diversa composizione del nucleo familiare, il “consumo consigliato familiare” per ciascuna delle sei categorie aggregate (j=1…6). Infine, utilizzando i prezzi (mensili e provinciali) forniti dall’Istat2 relativi alle categorie di prodotti alimentari, combinati con il “consumo consigliato familiare”, si è misurata la “quota di spesa consigliata” (wijcons) di ciascuna famiglia per ciascuna categoria aggregata. Per gli stessi nuclei familiari, grazie all’indagine Istat sulle spese delle famiglie, siamo in grado di osservare le quote di spesa reale (wijreale) per le categorie di prodotti alimentari. A questo punto, possiamo misurare per ciascun nucleo familiare e categoria di prodotti alimentari un indice di qualità della spesa (Iqs) che misura quanto le quote di spesa reali (wijreale) siano prossime a quelle consigliate (wijreale):

dove è variabile binaria che assume valore uno se , attribuendo così il valore unitario alla categoria di prodotto con la più piccola quota consigliata di spesa per un determinato nucleo familiare. L’Iqs assume valore zero quando le quote consigliate sono uguali a quelle reali, indicando che la spesa della famiglia  si allinea perfettamente ad una dieta bilanciata, come consigliata dai nutrizionisti. Diversamente, un Iqs vicino all’unità indica una dieta con forti disallineamenti rispetto a quella raccomandata dai nutrizionisti. In generale, dal calcolo dell’indice per ciascuna delle famiglie del campione (Figura 1) possiamo notare un valore dell’Iqs relativamente basso, che identifica un buon allineamento della spesa alimentare delle famiglie italiane con i regimi alimentari suggeriti per raggiungere una dieta bilanciata.

Figura 1 - Distribuzione dell’Iqs nel campione analizzato


Fonte: nostra elaborazione su dati Istat

Indice di qualità della spesa e determinanti demografiche

Una volta completato il calcolo dell’Iqs per tutte le famiglie presenti nell’indagine Istat sulle spese delle famiglie per l’anno 2013, abbiamo proseguito la nostra analisi dei nuclei familiari sulla base delle loro caratteristiche demografiche. A questo proposito abbiamo stimato il seguente modello dove l’Iqs viene spiegato da alcune caratteristiche demografiche:

Per ciascun nucleo familiare  abbiamo selezionato il più basso , tra quelli calcolati considerando i tre diversi regimi alimentari proposti dalla Usda (Costo-Basso, Costo-Medio e Liberale). Questa scelta è stata fatta per lasciare il nucleo familiare libero di allinearsi con qualsiasi regime suggerito indipendentemente dal suo costo3. La matrice xhi nell’equazione (2) è costituita da un insieme di H variabili demografiche (h=1....H) come descritte in tabella 1.

Tabella 1 - Descrizione delle caratteristiche demografiche (xhi) utilizzate nella stima del modello (2)

**variabili omesse per collinearità nella stima dell’equazione (2)
Fonte: Nostra Elaborazione

In tabella 2 vengono presentate le statistiche descrittive delle variabili considerate. Il nostro campione include 13.577 nuclei familiari, di cui il 44,5% risiedono nelle regioni a Nord (var. Nord), il 18,3% al Centro (var. Centro) ed il restante 37,2% nel Sud e nelle Isole (var. Sud e Isole). Il 31,8% delle famiglie campionate è costituito da un unico membro (var. Solo), mentre nel 36,5% si rileva la presenza di uno o più bambini (var. Bambini) e il 15,6% ha più di tre membri (var. NF: più di 3). L’11,6% dei capifamiglia è in possesso di un diploma universitario (var. Università), mentre solo il 6,5% ha un diploma di maturità (var. Maturità). Inoltre, la maggior parte dei capifamiglia ha un’età al di sopra dei 35 anni; più precisamente il 48,7% del campione ricade nella fascia di età compresa tra i 35 e 64 anni (var. Età 35-64) ed il 45,3% in quella al di sopra dei 65 anni (var. Età 65 o più). Solo il 6% dei nuclei familiari ha un capofamiglia tra i 18 e i 35 anni (var. Età 18-34). In più della metà del campione (57,6%) il capofamiglia è sposato (var. Sposato), nel 6,6% dei casi è separato (var. Separato), nel 19,0% del campione è vedovo (var. Vedovo), mentre per il restante 16,7% non è sposato (var. Non sposato).

Tabella 2 - Statistiche riassuntive delle variabili utilizzate nell’equazione (2)


Fonte: Nostra Elaborazione su dati Istat

Risultati

Dai risultati riportati in tabella 3 possiamo delineare i seguenti profili demografici dei nuclei familiari in base all’ Iqs:

  • Le famiglie con più di tre membri (var. NF: più di 3) tendono ad avere una dieta leggermente migliore rispetto ai nuclei familiari più piccoli; tuttavia questo risultato non è statisticamente significativo una volta incluse le variabili di controllo per l’età del capo famiglia (specificazione 2 in tabella 3) ed il suo stato civile (specificazione 3 in tabella 3).
  • La spesa alimentare delle famiglie del Nord (var. Nord) risulta essere più allineata con la dieta suggerita rispetto alle famiglie di Sud e Isole e del Centro Italia. Inoltre, i risultati mostrano che le famiglie del Centro Italia (var. Centro), sono quelle che, tra le diverse aree geografiche, si disallineano di più dalla dieta raccomandata.
  • Le famiglie con un unico membro (var. Solo) hanno una spesa alimentare che si discosta maggiormente dalla dieta suggerita rispetto alle altre famiglie.
  • Le famiglie dove sono presenti bambini (var. Bambini) tendono ad avere una dieta più allineata con la dieta suggerita rispetto alle famiglie senza bambini.
  • In generale, la qualità della dieta tende ad essere positivamente correlata con il grado d’istruzione. Le famiglie con capofamiglia in possesso di laurea (var. Università) o diploma di maturità (var. Maturità) tendono ad avere un Iqs inferiore, indicando una maggiore convergenza con la dieta suggerita.
  • I nuclei familiari con capofamiglia al di sopra dei 65 anni (var. Età 65 o più) hanno un Iqs superiore (qualità inferiore) rispetto alle altre famiglie con capo famiglia al di sotto dei 35 anni (var. Età 18-34) e tra 35 e 64 anni di età (var. Età 35-64).
  • In generale, le famiglie con capofamiglia vedovo (var. Vedovo) tendono ad avere una peggiore qualità della spesa alimentare rispetto al benchmark suggerito.

Tabella 3 - Coefficienti stimati per differenti specificazioni dell’equazione (2)


In parentesi sono riportati gli errori standard: *** p<0.01, ** p<0.05, * p<0.1
Fonte: Nostra Elaborazione su dati Istat

Considerazioni conclusive

Il concetto di “salute sostenibile” è al centro dell’agenda degli obiettivi delle Nazioni Unite e della Oms stilata fino al 2030. Questo concetto si basa sul garantire uno stile di vita salutare e promuovere uno stato di benessere fisico per le persone di ogni età. In quest’ottica, oltre alla garanzia dei servizi di assistenza sanitaria primaria, risulta sempre più importante applicare delle azioni correttive dei comportamenti a rischio. Infatti, incentivando stili di vita sani, si riduce il rischio di contrarre malattie croniche non trasmissibili (per esempio malattie cardiache, diabete etc.), con un elevato risparmio per la spesa sanitaria pubblica. In particolare, educare i cittadini ad uno stile alimentare più salutare potrebbe apportare molti benefici. Ispirandoci al lavoro di Volpe et al. (2013) suggeriamo un indice per misurare la qualità della spesa alimentare quando si osservano solo quote di spesa per categorie di prodotti alimentari. I risultati, seppur preliminari e basati su piani alimentari basati sulla realtà statunitense, indicano che la qualità della dieta in Italia sembra essere tutto sommato buona. Un’analisi più approfondita di quali siano le categorie alimentari che più si discostano dai valori ottimali e che dunque maggiormente incidono sulla qualità della dieta potrebbe fornire indicazioni più approfondite, anche fornendo possibili indicazioni per interventi di politica fiscale (tasse e sussidi).

Riferimenti bibliografici

  • Del Bufalo E. (2017), “Fumo, alcol, alimentazione, eccesso ponderale e prevenzione: Sovrappeso e Obesità” in Rapporto Osservasalute 2016. Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane, Edizione Italiana, pag: 45-49

  • Finklestein E.A., Trogdon J.G., Cohen J.W., Dietz W. (2009), “Annual medical spending attributable to obesity: payer-and service-specific estimate”. Health Affairs, 28(5): 822-831

  • McKinsey Global Institute (2014), Overcoming obesity: An initial economic analysis, Discussion Paper by: R. Dobbs, C.Sawers, F. Thompson, J. Manyika, J.Woetzel, P.Child, S. McKenna, A. Spatharou

  • Oecd (2015), Obesity and the Economics of Prevention: Fit not Fat - Italy Key Facts [link]

  • Oecd (2015), Uno sguardo sulla sanità 2015 Come si posiziona l’Italia? [pdf]

  • Oms (2014), Obesity. Fact Sheet 311, updated 2014 [link]

  • Turchetti G. (2009), L’obesità? Un "peso" sociale. I dati in uno studio della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa [link]

  • Volpe R., Okrent A., Leibtag E. (2013) “The effect of supercenter-format stores on the healthfulness of consumers’ grocery purchases”. American Journal of Agricultural Economics 98(1):1-22

  • 1. Le classi demografiche sono: bambini di 1-5 anni, bambini di 6-13 anni; distintamente adolescenti maschi e femmine da 14-18 anni, e adulti maschi e femmine di 19-50 anni, 51-70 anni e con più di 71 anni di età.
  • 2. I prezzi mensili per i singoli prodotti sono raccolti dall’Istat ed utilizzati per il calcolo dell’indice di prezzo al consumo.
  • 3. Questa scelta è dovuta al fatto che il costo dei diversi piani è calcolato dalla Usda sulla base dei prezzi statunitensi, quindi questa suddivisione in base all’impegno economico non è rilevante per il contesto italiano.
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