Agricoltura urbana e periurbana nel Censimento agricolo del 2010

Agricoltura urbana e periurbana nel Censimento agricolo del 2010

Introduzione

Nella classificazione del territorio adottata in Italia ai fini dell’attuazione della politica di sviluppo rurale 2014-20201, la delimitazione delle aree rurali comprende il 96% del territorio nazionale. Viene pertanto esclusa una modesta quota di territorio: quella appartenente alle aree più densamente urbanizzate, nelle quali però risiede quasi un terzo della popolazione. In questi contesti territoriali, l’agricoltura, per quanto marginale rispetto alle altre attività economiche, riveste un ruolo particolare e sviluppa attività peculiari fortemente influenzate dalla contiguità delle attività e degli insediamenti urbani. La stessa influenza spesso si estende anche ai territori circostanti che si caratterizzano per un rapporto di sistematico interscambio con la città. In questi territori periurbani, l’agricoltura assume un peso relativamente più rilevante ma ugualmente, per la contiguità con la città, sviluppa forme organizzative e funzioni originali che meritano attenzione e conoscenza (Henke et al., 2015; Marino et al., 2013).
Per comprendere come il rapporto ravvicinato tra città e campagna influenzi l’organizzazione delle aziende agricole, questo articolo presenta i risultati di una elaborazione dei dati del Censimento dell’Agricoltura del 2010, adattando alla specificità del tema la metodologia già utilizzata in altri contesti territoriali (Arzeni e Sotte, 2013).

Metodologia

Se per definizione l’agricoltura urbana e periurbana è localizzata nella fascia di territorio di transizione tra città e campagna, la sua delimitazione a fini analitici non è agevole. Perché l’interazione tra città e campagna si rafforza e si attenua in base a numerosissime variabili, alcune delle quali difficilmente misurabili, ma anche perché la delimitazione spaziale deve tener conto delle fonti statistiche socio-economiche disponibili, che generalmente non scendono al di sotto dei limiti amministrativi comunali, a volte circoscritti come nella generalità dei Comuni nord-occidentali di Piemonte e Lombardia, altre volte particolarmente estesi, come nel caso di Roma e di molti Comuni del Mezzogiorno.
In questo lavoro si è optato per una classificazione ad hoc. Mutuando da altri studi2 i concetti di core (centro) e ring (periferia) si sono definite due tipologie di agricoltura: la prima (agricoltura core) quella esercitata nei Comuni classificati come poli urbani (aree A)3 nella già richiamata classificazione del territorio italiano al fine della applicazione della politica di sviluppo rurale 2014-2020, la seconda (agricoltura ring) quella localizzata nei Comuni appartenenti agli stessi Sistemi Locali del Lavoro4 in cui ricadono i comuni precedenti. Si è scelto di utilizzare questa aggregazione territoriale perché identifica il gruppo dei comuni che orbitano attorno al principale centro urbano e pertanto delimita anche un bacino di consumo e approvvigionamento dei prodotti agricoli freschi locali.
L’agricoltura degli altri Comuni, non compresi in queste due liste, costituisce un terzo raggruppamento.
Le tre tipologie di aggregazione dei Comuni (core, ring e altri) sono raffigurate in figura 1. I comuni core sono 192 (2,4%), con una superficie di 12.069 Km2 (4,0%) e 17,6 milioni di abitanti (29,6%). I comuni ring sono 2.342 (29,0%), con una superficie di 57.758 km2 (19,1%) ed una popolazione di 14,9 milioni di abitanti (25,1%). Infine, gli altri comuni (né urbani, né periurbani) sono 5.543 (68,6%), con una superficie di 232.134 km2 (76,9%) e 26,9 milioni di abitanti (45,3%). Come si nota facilmente nella figura, i comuni urbani e periurbani sono più diffusamente presenti nel Nord Italia che nel Centro e nel Sud.

Figura 1 - Localizzazione dell’agricoltura urbana e periurbana sulla base della metodologia di classificazione adottata


Fonte: nostra elaborazione su dati Istat e Psrn

Analisi dei risultati

Passando all’analisi dei risultati5 ottenuti classificando il territorio come descritto, una prima evidenza molto interessante riguarda le dimensioni medie aziendali. In tabella 1 queste sono rappresentate, sulla base dei risultati censuari, in termini di dimensione economica espressa in produzione standard.
Le aziende agricole urbane e periurbane presentano una dimensione economica mediamente superiore rispettivamente del 40% (PS = 40.632 euro) e del 20% (PS = 34.845 euro) rispetto ai comuni periferici (PS = 28.953 euro). È questo un risultato che probabilmente sottostima l’effettiva differenza tra le diverse aree del Paese, se si tiene conto che l’agricoltura urbana e periurbana ha più opportunità di affiancare all’attività agricola propriamente detta, altre attività diversificate di trasformazione e servizio (prodotti zootecnici trasformati, agriturismo, agricoltura sociale, ecc.) non rilevate nel calcolo della produzione standard.
Il risultato presenta peraltro differenti sfaccettature nelle diverse circoscrizioni del Paese. Mentre nel Nord-Est, nel Centro Italia ed anche nel Sud, seppure in misura meno pronunciata, le dimensioni economiche aziendali maggiori sono tipiche dell’agricoltura dei comuni core, nel Nord-Ovest le dimensioni economiche sono soprattutto maggiori nei comuni ring (probabilmente anche come effetto della dimensione territoriale più circoscritta dei comuni stessi che delimita più nettamente gli insediamenti urbani dalla campagna circostante).

Tabella 1 – Dimensioni medie delle aziende agricole in termini di produzione standard

Fonte: nostra elaborazione su dati Istat

I risultati testé esposti trovano riscontro (Tabella 2) in significative differenze di produttività a vantaggio delle agricolture dei comuni core e ring, misurate sia in termini di maggiore produzione standard per ettaro di superficie utilizzata, che di maggiore produzione standard per giornata di lavoro e in ordinamenti produttivi più labour intensive. In più, le aziende agricole urbane e periurbane fanno ricorso maggiormente all’affitto ed hanno in maggiore percentuale la disponibilità di terreni irrigui.

Tabella 2 - Misure della produttività e dell’impiego dei fattori di produzione

Fonte: nostra elaborazione su dati Istat

Una conferma della maggiore propensione imprenditoriale dell’agricoltura urbana e periurbana si ha anche (Tabella 3) distinguendo le aziende tra non-imprese (PS ≤ €8.000), aziende intermedie (€8.000 ≤ PS < €25.000), imprese piccole (€25.000 ≤ PS < €100.000), e imprese grandi (PS ≥ €100.000) (Arzeni, Sotte, 2013). Contrariamente a quanto si sarebbe forse potuto pensare (la vicinanza alla città come circostanza favorevole allo sviluppo di forme di agricoltura part-time di piccola scala, integrative di attività lavorative in altri rami dell’economia), le non-imprese sono relativamente meno presenti, specie nell’agricoltura urbana, che invece si connota per una più spiccata presenza di imprese sia piccole che grandi. Ovviamente, questi risultati non tengono conto del fenomeno della diffusione degli orti urbani e di tutte le forme di agricoltura di piccolissima scala nei contesti cittadini, sicuramente in crescita, dal momento che questi fenomeni non vengono rilevati nel Censimento dell’agricoltura.

Tabella 3 - Classificazione delle aziende sulla base della dimensione economica


Fonte: nostra elaborazione su dati Istat
 

Coerentemente con i risultati appena esposti, l’agricoltura urbana e periurbana (Tabella 4) mostra minore propensione all’autoconsumo, rispetto all’agricoltura svolta in centri più remoti dalle città. Così anche è relativamente minore nelle città e nei loro dintorni la quota di aziende con impiego di lavoro occasionale (rappresentato da meno di 50 giornate/anno).

Tabella 4 - Autoconsumo e diffusione del part-time occasionale

Fonte: nostra elaborazione su dati Istat

Una conferma indiretta anche questa del maggiore impegno professionale e imprenditoriale degli agricoltori censiti nei comuni core e ring. Ciò nonostante, i parametri relativi alla conduzione dell’azienda (Tabella 5) segnalano (sia pure in misura modesta) un maggiore invecchiamento dell’agricoltura periurbana e urbana, cui fa riscontro una più modesta presenza di giovani agricoltori sotto i 40 anni ed una più consistente presenza di ultra-sessantacinquenni. Malgrado ciò, l’agricoltura urbana viene esercitata da soggetti con un grado di istruzione relativamente migliore, data la minore presenza di capi azienda senza titolo di studio e la maggiore quota di capi azienda laureati.

Tabella 5 - Caratteristiche del capo azienda e suo grado di istruzione

Fonte: nostra elaborazione su dati Istat

La compresenza di una incidenza più elevata di capoazienda anziani e laureati è una caratteristica che contraddistingue l’agricoltura urbana dalle altre aree, sicuramente legata ad un maggiore tasso di scolarizzazione dei residenti in città ma probabilmente anche al fatto che la più facile accessibilità dei terreni agricoli favorisce la continuazione dell’attività in età avanzata.
In termini di ordinamenti produttivi (Tabella 6) non si palesano particolari differenze tra le specializzazioni dell’agricoltura urbana e periurbana e di quella periferica, salvo un maggiore peso dei seminativi e dell’ortofloricoltura a scapito degli indirizzi zootecnici, come era logico aspettarsi, data la competizione nell’uso del suolo urbano. Quanto all’agricoltura biologica non si rilevano significative differenze tra territori urbani, periurbani ed altri territori, mentre si registra una modesta maggiore presenza di produzioni certificate e, come era lecito attendersi per la vicinanza dei consumatori, una maggiore diffusione di attività connesse remunerate.

Tabella 6 - Ordinamenti produttivi

Fonte: nostra elaborazione su dati Istat

Un’ultima interessante riflessione meritano i risultati esposti in tabella 7, relativi alla spesa Pac erogata in media annua nel quinquennio 2008-2012 in termini di pagamenti diretti e di pagamenti complessivi (Pac più cofinanziamenti nazionale e regionale) relativi alla politica di sviluppo rurale. Le differenze sono particolarmente sensibili soprattutto tra comuni core, ring e altri nel caso dei pagamenti diretti e tra comuni core e tutti gli altri nel caso dei pagamenti Psr.

Tabella 7 - Pagamenti Pac per azienda (media annuale 2008-2013)

Fonte: nostra elaborazione su dati Agea

Nell’interpretazione di questo risultato bisogna ovviamente tenere conto del fatto che nel database utilizzato è rilevato il Comune di residenza del beneficiario e non la localizzazione dei suoi terreni. Questo può comportare una significativa distorsione specie per le molte aziende agricole costituite in forma di persona giuridica (Società di capitali o di persone, Cooperative, ecc.), la cui sede amministrativa è spesso situata nei centri urbani6.

Considerazioni conclusive

Per gli scopi per i quali sono raccolti ed anche per i limiti che hanno, i dati censuari sulla cui base si è svolta questa indagine, mostrano solo una parte del complesso fenomeno dell’intensa e crescente interazione tra la città e la campagna ad essa più prossima. Una analisi territoriale di maggiore dettaglio, utilizzando le informazioni aziendali georeferenziate, avrebbe fornito un’immagine più precisa sulla diffusione delle attività agricole in prossimità dei centri urbani (Giarè et al., 2015), ma purtroppo i microdati censuari non sono facilmente accessibili su scala nazionale.
Sia pure in termini relativi, i risultati presentati evidenziano comunque la notevole consistenza imprenditoriale e la potenzialità dell’agricoltura urbana e periurbana (Pascucci, 2007). Questo esito poteva certamente essere atteso: i maggiori centri urbani sono solitamente localizzati in contesti ambientali favorevoli allo sviluppo dell’agricoltura (che spesso spiegano l’origine storica della città). Ma non era scontato: la competizione per l’uso dei suoli, la concorrenza con altre attività e occupazioni, la disattenzione con cui il governo delle città ha trattato le campagne e gli agricoltori, hanno a volte innescato processi irreversibili con grave danno all’agricoltura e, con essa, all’ambiente e al paesaggio. Si pensi al problema dello smaltimento dei rifiuti o alla localizzazione degli insediamenti industriali o infrastrutturali nei contesti più favorevoli all’agricoltura.
È quindi molto incoraggiante aver verificato che, mentre il tema dell’agricoltura urbana e periurbana ritorna nell’agenda delle priorità, questa abbia generalmente conservato buone prospettive di sviluppo che le consentono di svolgere ancora diverse importanti funzioni, alcune tradizionali e altre innovative.
Si pensi all’approvvigionamento dei mercatini rionali e del piccolo dettaglio, ma anche all’agriturismo che consente di diversificare l’offerta turistica anche nelle città non metropolitane consentendo la fruizione abbinata di risorse culturali e naturali.
L’agricoltura urbana e periurbana svolge anche una importante funzione sociale perché rappresenta l’avanguardia di un mondo rurale poco conosciuto da molti cittadini e in particolare dalle giovani generazioni che in età scolare hanno l’opportunità di visitare le fattorie didattiche e le altre attività connesse all’agricoltura. In alcuni contesti periurbani la funzione sociale è rivolta ad alcune fasce deboli della popolazione come nel caso della riabilitazione e del recupero di soggetti disagiati.
Infine anche il contributo ambientale appare significativo non solo per il merito di gestire di un territorio erroneamente trattato come “residuale” che subisce gli effetti dei processi di urbanizzazione (destinazione d’uso, edificabilità, …), ma producendo una discontinuità nel tessuto urbano offre spazi verdi funzionali al tempo libero, contribuisce alla mitigazione microclimatica e alla dispersione dello smog, con effetti benefici sulla salute dei cittadini.

Riferimenti bibliografici

  • Arzeni A., Sotte F. (2013), Imprese e non-imprese nell’agricoltura italiana, Working Paper n. 20 - marzo 2013, Gruppo 2013

  • Giarè F. et al. (2015), Agricoltura e città, Supplemento al numero 49/50 di Terra e Vita del 19 dicembre 2015, Edagricole-Crea

  • Henke R. et al. (2014), “L’agricoltura tra città e campagna: un’analisi dei poli urbani italiani”, in Agriregionieuropa anno 11 n°40, Associazione Alessandro Bartola

  • Marino D. et al. (2013), “Esperienze di filiera corta in contesti urbani. Alcuni casi studio”, in Agriregionieuropa anno 9 n°32, Associazione Alessandro Bartola

  • Pascucci S. (2007), Agricoltura periurbana e strategie di sviluppo rurale, Collana Working Paper, Dipartimento di economia e politica agraria, Università degli studi di Napoli Federico II

  • 1. Piano di sviluppo rurale nazionale (Psrn) disponibile su www.reterurale.it.
  • 2. Ad esempio la metodologia di classificazione funzionale delle aree urbane (Functional Urban Areas, Fua) adottata dall’Oecd e da altri organismi internazionali, identifica le zone periurbane (Urban Hinterlands) che sono funzionalmente connesse ai centri urbani (Urban Cores).
  • 3. La classificazione suddivide inoltre il territorio nazionale in aree rurali specializzate (aree B), rurali intermedie (aree C) e rurali con problemi di sviluppo (aree D).
  • 4. I Sistemi locali del lavoro sono individuati dall’Istat sulla base dei flussi di pendolarismo intercomunale. In ogni Sll il comune che attrae i maggiori flussi è il capofila che rappresenta il baricentro occupazionale del sistema locale.
  • 5. Gli indicatori oggetto di analisi, sono stati calcolati sui dati del VI Censimento generale dell’agricoltura 2010.
  • 6. Un analogo effetto esiste anche per i dati censuari in quanto si riferiscono al comune in cui è localizzato il centro aziendale che può essere composto da più unità agricole dislocate anche in altri comuni. L’Istat diffonde i dati sulle superfici e sulle consistenze zootecniche per unità agricola, ma tutte le altre informazioni (es. classificazione tipologica) si riferiscono al centro aziendale.
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