Trans-Pacific Partnership (Tpp): le conseguenze per l’Unione Europea

Trans-Pacific Partnership (Tpp): le conseguenze per l’Unione Europea
a Roma Tre University, Centro Ricerche Economiche e Sociali Manlio Rossi-Doria
b Università Roma Tre, Dipartimento di Economia

Nonostante1 le difficoltà del negoziato multilaterale nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc), molti governi continuano a guardare al commercio internazionale come possibile motore della crescita. Negli ultimi anni, anche a seguito del mancato raggiungimento di un accordo multilaterale, la maggior parte dei paesi membri del Wto ha avviato negoziati per accordi bilaterali o regionali. Si stima che ormai il 90% del commercio mondiale sia collegato ad accordi commerciali preferenziali (Conconi et al., 2015). In questo contesto, l’Unione Europea (UE) è un attore particolarmente attivo avendo concluso diversi accordi (il più recente riguarda la creazione di un’area di libero scambio con il Canada2) e avendone parecchi altri in via di negoziazione: il più noto riguarda il Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti con gli Usa (Salvatici, 2015a).

La Trans-Pacific Partnership nello scenario internazionale

Lo sviluppo degli accordi su base bilaterale/regionale rende più articolate le scelte di politica commerciale dei diversi paesi in quanto il ‘costo opportunità’ del mancato raggiungimento di un accordo cambia a seconda delle scelte degli altri paesi. La crescente frammentazione delle filiere produttive, infatti, tende ad amplificare le conseguenze di un accordo di liberalizzazione parziale ben al di là delle tradizionali conseguenze in termini di diversione dei flussi commerciali. Queste considerazioni sono evidentemente particolarmente rilevanti se l’accordo coinvolge mercati di grandi dimensioni, come nel caso della Trans-Pacific Partnership (Tpp), che vede coinvolti Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e, soprattutto, Usa.
Il Tpp è l'accordo commerciale più importante raggiunto dal termine dell’Uruguay Round del General Agreement on Tariffs and Trade (Gatt): esso riguarda il 40% dell'economia globale e coinvolge oltre 800 milioni di persone. Il testo dell’accordo è stato reso pubblico all’inizio di novembre e include 30 capitoli, vari allegati e centinaia di intese bilaterali. È evidente che si tratta di qualcosa in più di una pura e semplice estensione del North American Free Trade Agreement (Nafta) degli Usa con Messico e Canada, in quanto vengono ampliati gli ambiti di accordo includendo, oltre alle tradizionali barriere commerciali, la regolamentazione della politica ambientale, del mercato del lavoro e del commercio elettronico. Petri et al. (2014) prevedono che l'accordo Tpp porterà a una maggiore crescita del Gdp di quasi un punto percentuale come media per l'intera area. Questa valutazione è probabilmente sottostimata in quanto difficilmente i modelli per questo tipo di analisi riescono ad includere tutti gli aspetti dell'accordo di difficile quantificazione menzionati in precedenza.
Nel Tpp, per la prima volta, vengono espressamente introdotte, e quindi regolamentate, nuove tematiche: il commercio elettronico, esplicitamente trattato nel capitolo 18 dell'accordo, e gli aspetti legati a green growth e benessere pubblico (capitolo 19-20). Sotto questo punto di vista, il Tpp rappresenta una evoluzione significativa delle tematiche normalmente incluse negli accordi di libero scambio.
Come evidenziato in un recente seminario dell'Asian Institute of International Financial Law [link]: "Tpp appears to fall short of a free trade accord in the NeoClassical economic sense. It seems to manage trade in sensitive sectors". Al di là dell’eliminazione, o riduzione, di oltre 18 mila linee tariffarie3, infatti, la rimodulazione delle quote tariffarie avrà un particolare impatto in alcuni settori specifici: il settore automobilistico (in cui il Giappone ha particolare interesse), quello dello zucchero (con particolare interesse dell'Australia) e quello lattiero caseario (di particolare interesse per la Nuova Zelanda).
Per quanto riguarda il commercio potenzialmente interessato dalle commesse pubbliche (government procurement), i membri del Tpp s'impegnano ad eliminare ogni preferenza nazionale per l'acquisto di servizi pubblici promuovendo, quindi, una maggiore apertura alla partecipazione delle imprese dei paesi Tpp alle gare per gli appalti pubblici. Quest'ultimo aspetto è un elemento presente in molti altri accordi ma che nel caso del Tpp è ulteriormente rafforzato data la rilevanza che le commesse pubbliche hanno sulla domanda di servizi che rappresentano, nei paesi sviluppati, oltre il 70% del Pil.
In tutti gli accordi commerciali, un elemento cruciale è rappresentato dalle rules of origin, ovvero le regole relative alla quota di produzione che deve avere luogo all’interno dei paesi membri perché un prodotto possa beneficiare del trattamento preferenziale. Ad esempio, nel caso del Nafta, Conconi et al. (2015) stimano che le regole sull’origine del Nafta abbiano ridotto del 30% le importazioni da parte del Messico di beni intermedi provenienti da Canada o Usa. Nel caso del Tpp, questo aspetto assume una particolare rilevanza in quanto la fissazione di regole particolarmente stringenti punta ad aumentare la quota di valore aggiunta dei paesi partecipanti e questo potrebbe portare a una riorganizzazione delle catene del valore globali. Tutto ciò potrebbe avere conseguenze rilevanti innanzi tutto per la Cina che non fa parte dell’accordo ma ha legami economici importanti con molti dei paesi membri.
L’accordo entrerà in vigore sessanta giorni dopo la ratifica da parte di tutti i paesi membri. Dopo due anni, peraltro, entrerà comunque in vigore per i paesi che avranno perfezionato la ratifica se il loro numero è pari almeno a sei e il loro Pil cumulato è non inferiore all’85% dell’area.

L’accordo Tpp e il settore agricolo

Per quanto riguarda il settore agricolo, il Tpp prevede una riduzione delle barriere tariffarie che, come in altri accordi, parte con un taglio delle barriere commerciali al momento dell’entrata in vigore dell’accordo e poi un’applicazione graduale dei vari capitoli nel corso del tempo. Con riferimento ai paesi più importanti, questi sono alcuni degli elementi più significativi:

  • il Giappone eliminerà i dazi su di un terzo delle linee tariffarie e amplierà alcune quote tariffarie: ad esempio quella nei confronti delle esportazioni di riso dall’Australia per 6.000 tonnellate l'anno;
  • il Vietnam seguirà un calendario simile a quello previsto per il Giappone, per quanto riguarda l’eliminazione dei dazi, mentre per quanto riguarda le quote tariffarie verranno eliminati, a fine periodo di implementazione, del tutto i dazi all’interno della quota;
  • la Malesia eliminerà quasi tutti (92% delle linee tariffarie) i dazi all'entrata in vigore dell’accordo;
  • anche Australia e Nuova Zelanda elimineranno dazi per il 99% delle linee tariffarie;
  • nel caso degli Usa, invece, i maggiori effetti a breve termine deriveranno dall’incremento delle quantità esportabili dai paesi membri dentro la quota preferenziale.

Al di là degli impegni generali, però, anche il Tpp, al pari di altri accordi commerciali, contiene numerose eccezioni per i cosiddetti settori sensibili: tali settori, per quanto in numero limitato, possono rappresentare quote importanti del commercio internazionale. Ad esempio, il Giappone continuerà a proteggere sei settori agricoli considerati strategici: carne, prodotti lattiero-caseari, riso, zucchero e frumento. Questi settori valgono circa il 7% del commercio totale e continueranno a godere di un elevato livello di protezione.
Due esempi interessanti sono rappresentati, come anticipato, dal settore dello zucchero e da quello lattiero-caseario. Le tabelle 1 e 2 mettono a confronto le tariffe esistenti in questi settori: le ampie differenze esistenti suggeriscono che gli effetti dell’accordo sui flussi commerciali bilaterali saranno significative.

Tabella 1 – Tariffe medie ponderate per il settore dello zucchero tra paesi Tpp e tra paesi Tpp ed EU (2007)


Fonte: banca dati Gtap

Tabella 2 – Tariffe medie ponderate per il settore lattiero-caseario tra paesi Tpp e tra paesi Tpp ed EU (2007)


Fonte: banca dati Gtap

Nel caso dello zucchero, l'accordo dovrebbe essere particolarmente significativo sul mercato statunitense. Per il settore lattiero caseario, in cui la multinazionale Fonterra (Nuova Zelanda) è uno dei leader del mercato, la riduzione della protezione dovrebbe portare a un incremento significativo degli scambi.

L’accordo Tpp e l'UE

Le conseguenze, pur se minime, ci saranno anche per l’UE e la conclusione del Tpp cambia significativamente le implicazioni di un eventuale accordo, o mancato accordo, nell’ambito del Ttip. In altre parole, ceteris paribus, l'accordo Ttp pur non riguardando i paesi europei avrà delle conseguenze, tanto maggiori quanto l'inerzia degli accordi commerciali dell'Ue sarà "lenta".
Infatti, dovrebbe essere di un qualche interesse per i policy makers, il fatto che l'Unione Europea possa avere un impatto, pur se lieve, sulla crescita del Gdp al 2023, di circa -0.023. Tale "impatto", però, può essere mitigato da un eventuale accordo Ttip che "ridurrebbe" a -0.006 il possibile impatto negativo del Tpp. Nel nostro caso abbiamo ipotizzato un "ritardo" di 4 anni ma diversi "timing" possono portare ad un diverso risultato.
Salvatici (2015b), ad esempio, valuta che la riduzione complessiva del commercio tra EU28 e area Tpp sarebbe pari ad almeno il 4%; e l'eventuale futuro ingresso della Cina nel Tpp porterebbe a un aumento rilevante di tale impatto. Le implicazioni per l’UE sono quindi possibili e rischiano di diventare ancor più rilevanti se il Tpp dovesse diventare una Asia-Pacific Free Trade Area che comprende più di 20 paesi.
L’Unione europea, e molti governi europei, ricordano che i negoziati sul Tpp sono iniziati prima di quelli relativi al Ttip. Questo spiegherebbe la maggior celerità nella conclusione di un accordo che non si discosterebbe molto dai tradizionali accordi di libero scambio a differenza del Ttip che rappresenterebbe il primo esempio di una nuova generazione di accordi commerciali. Anche se la maggior ambizione dell’accordo transatlantico giustifica senz’altro la complessità del negoziato, sarebbe sbagliato minimizzare la portata dell’accordo transpacifico che potrebbe rappresentare un punto di svolta per la strategia di politica commerciale dell’UE verso una ripresa del multilateralismo o verso una accelerazione nel raggiungimento di accordi bilaterali.

Riferimenti bibliografici

  • Bhala R. (2014), Trans-Pacific Partnership or Trampling Poor Partners? A tentative Critical Review, Manchester Journal of International Economic Law, volume 11, Issue I, pp2-60

  • Conconi P. et al. (2015), From Final Goods to Inputs: the Protectionist Effect of Rules of Origin, Ecares

  • Petri P. A., M. G. Plummer and F. Zhai (2014), “The Tpp, China, and the Ftaap: The Case for Convergence”, in Tang, G. and P. A. Petri (eds), New Directions in Asia-Pacific Economic Integration, Honolulu: East-West Center

  • Salvatici L. (2015a), Ttip e agricoltura: tra paure eccessive e speranze infondate, Agriregionieuropa, 11(42), 41-42

  • Salvatici L. (2015b), The time is right: an analysis of timing in bilateral agreements implementation, Etsg conference, Paris

  • 1. I commenti e l'analisi del presente lavoro riflettono solamente l'opinione dell'autore e non rappresentano in nessuna maniera il punto di vista ufficiale della Commissione Europea.
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