Il cammino si fa camminando: due decadi di agricoltura familiare in Brasile

Il cammino si fa camminando: due decadi di agricoltura familiare in Brasile
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Introduzione

Il tema dello sviluppo continua ad occupare gli scienziati sociali di tutto il pianeta, come anche le agenzie di sviluppo, gli Stati, le amministrazioni pubbliche e la società in generale. Non è strano che questo tema emerga nella scena politica in questa fase marcata da una crisi economica che, in una forma o in un'altra, interessa tutti i paesi del mondo. Dopo avere vissuto un'espansione economica generalizzata e aver visto il consolidamento di una classe media nei diversi paesi membri, l'Europa affronta attualmente una situazione inusuale, con l'incremento di processi di esclusione sociale e crescenti minacce allo stato di benessere sociale e ai diritti dei cittadini.
In America latina la globalizzazione neoliberista degli anni ‘80 del secolo scorso ha prodotto effetti nefasti, trascinando una grande parte degli individui nella fame e nella povertà, perfino in paesi come Argentina e Brasile che, paradossalmente, già in quegli anni, erano considerati come grandi produttori di alimenti a livello mondiale. Tuttavia, nel caso brasiliano, l'ultima decade coincide con alcuni importanti avanzamenti tanto dal punto di vista economico che sociale. Nel primo caso, si può menzionare l'incremento generale della ricchezza, che nell'anno 2012 aveva collocato il paese al sesto posto tra le maggiori economie del pianeta. Nel secondo caso, bisogna sottolineare l'importanza dei programmi di inclusione sociale, la riduzione della fame e l'ampliamento del mercato interno.
Tuttavia, il Brasile soffre di gravi problemi infrastrutturali e di grandi squilibri regionali1. Questo è evidente quando si mettono a confronto le regioni settentrionali e l'asse sud-sudorientale. In definitiva, il caso brasiliano dimostra chiaramente che sviluppo e crescita economica non possono essere visti come concetti equivalenti e/o intercambiabili. Probabilmente a questo conclusione giunsero anche le agenzie multilaterali alla fine del secolo scorso. Ma, spingendosi più lontano, alcune analisi sottolineano come quanta più ricchezza si produca, più poveri si generino.
Senza dubbio un contributo all'esame di questa questione è stato dato attraverso l'opera di Amartya Sen, dal titolo "Lo sviluppo è libertà". Per lo studioso indiano, lo sviluppo deve essere visto come un processo attraverso il quale promuovere l'eliminazione di tutte le forme di privazione della libertà che limitano le decisioni ed opportunità delle persone. Dal suo punto di vista, lo sviluppo si regge sulla formazione delle capacità umane che permettono agli individui di trasformarsi in soggetti agenti (Sen, 2000). La libertà di essere soggetto agente presuppone la possibilità di raggiungere i risultati prefissati, in funzione del proprio benessere o della propria concezione del bene.
La libertà di scelta degli individui, secondo questa prospettiva, ha un valore intrinseco, e deve essere vista non solamente come un fine da raggiungere, bensì come un mezzo per raggiungere lo sviluppo, ampliando l'universo di opportunità degli individui. La povertà deve essere vista come una privazione delle capacità basilari e non solo come scarso reddito (Sen, 2000). Tale concezione serve non solamente a snaturalizzare quella grave “malattia sociale” che incide su molte località del Brasile, bensì per ripensare il ruolo dello Stato e qualificare il suo intervento.
La seconda gran lezione di Amartya Sen consiste nell’affermare che la povertà non può essere affrontata attraverso la prospettiva limitata delle politiche di trasferimento di reddito. A questo proposito, bisogna pensare che i mercati rappresentano un'opportunità singolare di inclusione sociale, per cui i poveri devono avere il diritto di esercitare la propria cittadinanza attraverso la possibilità di vendere i propri prodotti. Questo suppone affrontare un vero tabù che riguarda perfino i principi che nel tempo furono alla base delle azioni dei governi, anche nel caso dei paesi sviluppati.
I mercati istituzionali del Brasile esprimono chiaramente questo cambiamento concettuale e politico assicurando il diritto degli agricoltori familiari alla commercializzazione grazie all'intervento dello Stato, sia attraverso l'acquisto anticipato, sia mediante l'appoggio a quelle che sono definite come reti agroalimentari alternative. Questo articolo cerca di contribuire a questo specifico dibattito. L‘obiettivo è quello di stimolare una riflessione su quello che si considera come una delle conquiste delle politiche pubbliche del Brasile nell'ultima decade, ma anche come una delle grandi sfide per ridiscutere il ruolo dello Stato e migliorare la sua efficacia.

L’agricoltura familiare in Brasile

I due ultimi decenni devono essere interpretati come un periodo di affermazione dello spazio sociale e politico dell'agricoltura familiare in Brasile. Fino ad allora vi era una forte associazione di questo concetto con l'idea di precarietà strutturale e/o con la necessità di stabilire politiche di compensazione dirette a migliorare le condizioni di esistenza di piccoli produttori, braccianti, agricoltori, operai, mezzadri ed altri attori del mondo rurale. In altre parole, la questione sociale delle campagne si restringeva praticamente ai rapporti di lavoro in un paese il cui processo di occupazione sul territorio è stato sempre associato alle grandi proprietà, soprattutto negli stati settentrionali, tradizionali produttori di canna da zucchero, cotone ed altri prodotti (Guimarães, 1977). Non è necessario insistere sul fatto che il regime della schiavitù si mantenne fino all'anno 1888.
Ma l'elemento nuovo che apportano gli anni '90 e che interessa sottolineare per i fini che persegue questo articolo, sono gli effetti accaduti in seguito alla firma del trattato di Asunción (1984) che creó il Mercado Común del Cono Sur (Mercosur), costituito allora da Brasile, Argentina, Paraguay ed Uruguay. L'apertura commerciale produsse impatti negativi sui piccoli produttori degli stati meridionali, in seguito all’ingresso di prodotti provenienti dall'Argentina ed Uruguay, che determinò un declino generalizzato dei prezzi interni dei prodotti agricoli. D'altra parte, si trattava di un periodo di ri-democratizzazione nazionale, dopo ventuno anni di dittatura militare (1964-1985), che nutrì grandi aspettative per la realizzazione di una riforma agraria ampia e per l'avviamento di altre misure strutturali sollecitate dai movimenti sociali. 
Ma la decade degli anni novanta coincide anche con anni continui di siccità nell'agricoltura degli stati del sud del Brasile. La crisi sofferta dai piccoli produttori sfocia nelle manifestazioni con molta partecipazione guidate da Confederación Nacional de los Trabajadores de la Agricultura (Contag [link]), Movimiento de los Sin Tierra (Mst [link]), Departamento Nacional de los Trabajadores Rurales de la Central Única de los Trabajadores (Dtnr-Cut), e dai settori progressisti delle chiese cattolica e luterana. Le giornate nazionali di lotta si trasformano in quello che venne chiamato "Grida della Terra Brasile". Brasilia riceve migliaia di manifestanti che reclamano l'attenzione dello Stato per rinegoziare i propri debiti ed estendere l'accesso alla terra, l’assistenza tecnica, il credito agricolo, la previdenza sociale, ecc.
In ambito accademico, gli anni ‘90 coincidono con l'apparizione di alcuni studi (Abramovay 1992, Veiga 1991, Lamarche 1993) che insistono nel mostrare che l'agricoltura familiare è stata la forma sociale dominante nello sviluppo agrario dei paesi capitalisti avanzati. In Brasile sono dunque promosse nuove ricerche (Fao/Incra 1994), che chiaramente dimostrano che si era sottovalutata l'importanza dell'agricoltura familiare, soprattutto nel caso degli stati meridionali. In questa parte del paese il protagonismo dei produttori familiari è infatti indiscutibile in molti settori, non solamente nel rifornire il mercato interno ma anche nell'ambito delle esportazioni internazionali (soia, carni, tabacco, etc.).
Come ha sottolineato Leite (2004), la pubblicazione di quegli studi ha significato un cambiamento radicale nel modo di percepire la funzione sociale dell'agricoltura familiare nell'economia brasiliana, rompendo l'associazione dispregiativa che, fino ad allora, la vincolava con la produzione di sussistenza e che spiegava il fatto che questo settore venisse assistito con politiche di carattere sociale e compensatorio.
Il risultato della pressione esercitata in ambito politico ed accademico è stata la creazione (1995) del Programa Nacional de Fortalecimiento de la Agricultura Familiar (Pronaf [link]), col quale il Brasile, per la prima volta nella sua storia, può contare su una politica specifica di credito (coltivazione ed investimento) indirizzata ad una categoria sociale che, come è risaputo, è molto diversificata in un paese di dimensioni continentali.
L'ultimo censimento dell’agricoltura (Ibge 2006) ha identificato l'esistenza di 5,2 milioni di aziende agricole in Brasile, di cui il 84,4% a carattere familiare. Tuttavia, questo segmento occupava un'area corrispondente appena al 24,3% della superficie totale. Secondo la stessa fonte, tali aziende sono responsabili per il 38% del valore totale della produzione agricola nazionale, impiegando 13,8 milioni di persone ovvero circa il 77% della popolazione agricola totale. Nell'ultimo anno agricolo (2014-2015) sono stati destinati 180,2 miliardi di reales (circa 45 miliardi di Euro) per il finanziamento della produzione in Brasile, ma l'agricoltura familiare, nonostante la sua importanza sociale ed economica, è stata destinataria di appena il 13,4% delle risorse.
Inoltre, i dati dell'ultimo censimento demografico (Ibge 2012), rivelano che il 46,7% della popolazione estremamente povera del Brasile vive nelle aree rurali, ovvero che per ogni quattro persone che vivono nelle campagne, una si trova in condizioni di povertà. La questione è dunque quella di conciliare la lotta alla fame e alla povertà con l'inclusione sociale. In ciò risiede appunto l'importanza dei mercati istituzionali.

Il Programma Fame Zero e i mercati istituzionali

Le due ultime decadi hanno dato continuità alle innovazioni prodotte a livello istituzionale e alla prospettiva che ha determinato la creazione del Pronaf2. Questo è evidente già dall’avvio, nell'anno 2003, del Programa de Adquisición de Alimentos de la Agricultura Familiar (Paa). Questo programma è inaugurato durante i primi anni dal governo di Luís Inácio Lula dà Silva (2003-2007) e si inserisce nella cornice del Programma Fame Zero, col quale lo Stato assicura l'acquisto anticipato dei prodotti dell'agricoltura familiare, del quale i produttori sono beneficiari; tali prodotti sono poi destinati ai beneficiari consumatori (ospizi, scuole asili, ostelli, ospedali, ecc)3.
Il programma acquisisce alimenti senza la necessità di gare, a prezzi di riferimento che non possono essere superiori né inferiori a quelli praticati nei mercati regionali. Esistono tre modalità essenziali del Paa. La prima è la Compra Directa de la Agricultura Familiar. Consiste nell'acquisto diretto di alimenti da produttori organizzati in cooperative e associazioni, formali ed informali, mediante l'acquisto a prezzi di riferimento fissati dal Gruppo Gestore del Paa. Le operazioni sono coordinate dalla Companhia Nazionale di Abastecimento (Conab) e si eseguono con risorse del Ministero dello Sviluppo Sociale (Mds) e del Ministero dello Sviluppo Agrario (Mda).
La seconda modalità è la Compra Directa Local de la Agricultura Familiar para Donación Simultánea. In questo caso, l'obiettivo è di  promuovere l'articolazione tra la produzione degli agricoltori familiari e la somministrazione di alimentari a scuole, ospizi, asili, ospedali pubblici, ristoranti popolari, etc. Parallelamente si cerca di sviluppare l'economia locale, creare e rafforzare il tessuto sociale e produttivo, generare lavoro e reddito in ambito rurale e urbano. Secondo Graziano dà Silva, Del Grossi e Di França (2012), "il meccanismo utilizzato dal Mds per la realizzazione di questo modello è la firma di accordi con i governi statali, i governi municipali o la Conab, ed il trasferimento di risorse ai firmatari di quegli accordi che, a partire da quel momento, assumono la responsabilità di implementare l'azione per raggiungere gli obiettivi fondamentali del programma e garantire la sua piena esecuzione."
Infine, la Formación de Stock ricorrendo all'Agricoltura Familiare è la terza modalità del Paa, che ha come obiettivo quello di finanziare lo stoccaggio di prodotti dalla raccolta in corso e proveniente da agricoltori familiari organizzati in gruppi formalmente costituiti. Questa modalità, promossa nel 2006 e implementata dalla Conab, è realizzata attraverso cooperative, associazioni, agroindustrie familiari e consorzi rurali, la cui struttura associativa sia composta per almeno il 70% da produttori identificati come familiari, in maniera conforme ai criteri del Programma Nazionale di Rafforzamento dell'Agricoltura Familiare (Pronaf) menzionato in precedenza. In questo caso, ogni organizzazione definisce la possibilità di formare stock di determinati prodotti e presenta una proposta alla sovrintendenza della Conab. Una volta accettata, l'organizzazione dei produttori familiari emette un certificato di fornitura del prodotto per il mercato privato e la Conab assegna in anticipo le risorse corrispondenti. La scadenza del certificato non può superare i 12 mesi, dopodiché l’associazione deve rimborsare la somma ricevuta con un 3% di sovraccarico calcolato a partire dalla data di emissione.
Nell'anno 2012 sono state complessivamente acquistate, attraverso il Paa, 528,7 mila tonnellate di alimenti coinvolgendo 185,5 mila agricoltori familiari da tutto il paese, per risorse corrispondenti a 838,5 milioni di reales, circa 240 milioni di Euro.
Il "Programa Nacional de Alimentación Escolar" (Pnae) rappresenta un'altra delle innovazioni brasiliane in termini di mercati istituzionali. Il programma esiste ufficialmente dagli anni 1950, ma è soprattutto negli anni recenti che vive una vera rivoluzione. Ciò succede a partire dal momento in cui una legislazione specifica la (Legge n. 11.947 del 2009 [link]), stabilisce che l'alimentazione scolastica è un diritto fondamentale, come l'educazione pubblica. Pertanto, stabilisce che almeno il 30% delle risorse finanziarie stanziate dal governo per il Pnae deve essere utilizzato per l'acquisto diretto di prodotti dell'agricoltura familiare, preferibilmente a livello locale. Inoltre, nel caso di prodotti biologici o agroecologici4 è riconosciuto un premio fino al 30% del valore medio praticato a livello regionale5.
Vi sono Comuni (prefeituras) dello stato Rio Grande do Sul che comprano fino al 100% dei prodotti dell'agricoltura familiare del proprio ambito territoriale6, mentre altri stanno ancora muovendo i primi passi per adattarsi alla nuova realtà del Pnae. Questo cambiamento di mentalità ha determinato la possibilità per l'agricoltura familiare brasiliana di avere accesso ad un mercato stimato per 300 milioni di Euro. Inoltre, questo programma facilita un sostanziale miglioramento nella cura dei bambini e delle bambine mediante il consumo di prodotti freschi e comprati a livello locale e/o regionale. Secondo dati del Fnde (2015), sono state raggiunte 42,2 milioni di persone in tutto il territorio nazionale, inclusi bambini in età pre-scolare, giovani ed adulti, immatricolati nelle scuole della rete pubblica di insegnamento di base.
Le novità dell’agricoltura brasiliana in questa prima parte del terzo millennio sono innegabilmente importanti assumendo la prospettiva generale a cui abbiamo fatto riferimento nella prima parte di questo articolo con il richiamo all'opera di Amartya Sen. Ci sono certamente molti problemi, nel caso del Paa come anche del Pnae. Gli intoppi burocratici, il ritardo nello stanziamento delle risorse e la fragilità del tessuto sociale sono alcuni dei problemi esistenti in molte parti del Brasile. Nel caso specifico del Pnae una delle grandi difficoltà è cambiare una cultura radicata nel contesto delle scuole, dove si dà un'importanza maggiore ai prodotti industrializzati a discapito di quelli locali e derivati dall'agricoltura familiare. Questa cultura, in molti dei casi, si trasforma in pregiudizio. L'incremento dell'incidenza dell’obesità infantile non è sufficiente per convincere gli educatori della necessità di cambiare radicalmente il menù servito nelle mense scolastiche. Lo stesso si può dire sulla necessità di ridurre o anche eliminare caramelle e prodotti di qualità nutrizionale discutibile all'interno delle scuole. Cambiare questa mentalità non è compito semplice.
Le resistenze sono grandi da parte della comunità scolastica, inclusi padri, madri, professori, cuochi e soprattutto gli stessi alunni. Non sempre il contenuto pedagogico dell'alimentazione è considerato in queste iniziative, a dispetto degli aspetti previsti dalla legge (n. 11.947/2009 [link]) che regola il programma. Ad ogni modo, ci sono regioni nelle quali si è avanzato abbastanza. Crediamo che uno degli aspetti più importanti da evidenziare, nel caso del Pnae, ha a che vedere col fatto che questa iniziativa intende confutare la credenza per cui gli studenti della scuola pubblica in Brasile non possono avere accesso a "alimenti di qualità" (frutta, verdura, biscotti e dolci artigianali, ecc). Già nel caso delle mense approvvigionate con prodotti dell'agricoltura familiare di tipo ecologico si infrange un altro tabù, quello per cui il consumo di prodotti di questo tipo è riservato alle classi medio-alte di una società, come già detto, molto disuguale. Una società nella quale la grande sfida è quella di dimostrare che l'insicurezza alimentare e quella nutrizionale non devono essere viste come una fatalità o qualcosa di naturale, soprattutto in un paese che paradossalmente è uno dei maggiori produttori di alimenti al mondo.

Considerazioni finali

Nel dicembre del 2011, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 2014 come Anno Internazionale dell'Agricoltura Familiare. Si tratta del riconoscimento dell'importanza di questa forma sociale di produzione per la sovranità alimentare, l’inclusione sociale, l’equità e lo sradicamento della povertà a livello mondiale. L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Agricoltura e lo Sviluppo Rurale (Fao Onu) stima l'esistenza di 470 milioni di aziende agricole in tutto il mondo, di cuil’87,7% è di tipo familiare.
D'altra parte, altrettanto rilevante è pensare allo sviluppo di iniziative di appoggio e promozione, soprattutto di politiche pubbliche che assicurino la democratizzazione dell'accesso alla terra, al credito agricolo, all'assistenza tecnica e/o alla diffusione e applicazione di tecnologie produttive in ambito rurale, a condizioni dignitose dal punto di vista lavorativo e sociale, e a mercati appropriati. Purtroppo, alla popolazione rurale e quindi all'agricoltura familiare si associa un'idea di cittadinanza di serie B o subalterna in virtù dello sbilanciamento urbano nella ripartizione di risorse pubbliche (Sacco due Anjos e Caldas 2005), soprattutto nel contesto dei paesi latinoamericani.
Nel caso del Brasile le opinioni si dividono tra quelli che sottolineano l'importanza di politiche di natura eminentemente compensatoria verso il settore dell’agricoltura familiare, e all'estremo opposto i gruppi che, criticando la precarietà strutturale, rivendicano la sua centralità per garantire la sicurezza e la sovranità alimentare della popolazione urbana e di quella rurale. Per coloro che si identificano con questa prospettiva, l'agricoltura familiare deve essere percepita come un spazio verso cui convergono sviluppo ed equità (Abramovay 1998). In altre parole, si dovrebbe dire che l'efficienza non può essere mai opposta alla giustizia sociale, anzi vale esattamente il contrario.
In questo lavoro siamo partiti da una premessa iniziale, ovvero che i due ultimi decenni hanno coinciso, nel caso del Brasile, con alcuni importanti passi avanti in termini di politiche di sostegno all'agricoltura familiare, alcune misure e programmi che, attualmente, sono considerati come un quadro di riferimento da parte di altri paesi. La creazione del Pronaf rappresenta il risultato degli sforzi fatti per conciliare i diversi interessi intorno ad un discorso unificante. Il protagonismo degli agricoltori familiari della regione del Sud è stato indiscutibile in questo processo di concertazione. La "plasticità" dell'agricoltura familiare (Sacco dos Anjos, Caldas e Trentin 2006), diventa visibile non solamente nel resistere sistematicamente ad un ambiente sfavorevole, bensì a presentarsi davanti allo Stato come un interlocutore capace di proporre innovazioni in ambito politico e soprattutto istituzionale. La dinamica dei mercati istituzionali rappresenta la concretizzazione delle premesse indicate da Amartya Sen e mostrano che i mercati, prima di tutto, sono una costruzione sociale e non i “macchinari satanici” (Cfr. Polanyi, 1974), per come concepiti da molti.

Riferimenti bibliografici

  • Abramovay R. (1998), Paradigmas do capitalismo agrário em questão, Hucitec, São Paulo

  • Caldas N. V. (2013), A certificação de produtos orgânicos no Brasil e na Espanha, 1. ed. Pelotas: Editora Universitária Ufpel

  • Fnde - Fundo Nacional de Desenvolvimento da Educação de Brasil (2015), Dados Estatísticos, Orçamentos e Alunos Beneficiados [Link]

  • Fao/Incra (1994), Diretrizes de política agrária e desenvolvimento sustentável. Versão Resumida do Relatório Final do Projeto Uft/Bra/036, Novembro. Brasília: Incra

  • Graziano da Silva J., Del Grossi M.E. e De França C.G. (2012), Fome Zero. La experiencia brasileña, Mda: Brasília

  • Guimarães, A. Passos (1977), Quatro séculos de latifúndios, 6ª edição, Paz e Terra

  • Ibge - Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística (2012), Censo Demográfico – 2010, R. de Janeiro: Ibge

  • Ibge - Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística (2009), Censo Agropecuário 2006. R. de Janeiro: Ibge

  • Lamarche H. (a cura) (1993), A Agricultura Familiar. Comparação Internacional - Uma Realidade Multiforme, Ed. Unicamp, Campinas

  • Leite S. (2004), “Autoconsumo y sustentabilidad en la agricultura familiar: una aproximación a la experiencia brasileña”, in Belik W. (a cura), Políticas de seguridad alimentaria y nutrición en América Latina, Hucitec, São Paulo

  • Polanyi K. (1974), La grande trasformazione. Le origini economiche e politiche della nostra epoca, Einaudi, Torino

  • Sacco dos Anjos F., Caldas N. V. e Trentin I. C. L. (2006), Desafios e possibilidades: Certificação social e solidária no contexto da agricultura familiar, Organizações Rurais e Agroindustriais, v. 8

  • Sacco dos Anjos F. e Caldas N. V. (2005), O futuro ameaçado: o mundo rural face os desafios da masculinização, envelhecimento e desagrarização. Ensaios Fee, v. 26, n.1

  • Sen A. (2000), Desenvolvimento como liberdade. Companhia das Letras, São Paulo (trad. It. Lo sviluppo è libertà. Perchè non c’è crescita senza democrazia, Mondadori, 2001)

  • Veiga J.E. (1991), O desenvolvimento agrícola: uma visão histórica, Hucitec, São Paulo

  • 1. In termini geografici, il Brasile si divide in cinque grandi regioni: Nord, Nordest, Sudest, Centro-ovest e Sud, che abbracciano i 26 stati che compongono la Repubblica Federale brasiliana. Benché queste cinque regioni non costituiscano unità politico-amministrative autonome, tuttavia esprimono la diversità del territorio brasiliano, ed è per questo che è interessante procedere qui ad una breve descrizione. La Regione Nord è la più grande, contando quasi il 45 % di tutto il territorio nazionale, e comprendendo gli stati di Amazonas, Pará, Acro, Rondônia, Roraima, Amapá e Tocantins. La Regione del Nordest comprende gli stati di Maranhão, Piauí, Ceará, Fiume Grande do Nord, Paraíba, Pernambuco, Alagoas, Baia e Sergipe. Alla Regione Sudorientale appartengono gli stati di Miniere Gerais, São Paulo, Rio de Janeiro ed Espirito Santu; e alla Regione Centro-ovest quelli di Goiás, Mato Groso, Mato Grosso do Sul ed il Distrito Federal (Brasília, DF). Infine, la Regione del Sud, che è la più piccola delle cinque regioni brasiliane, comprende gli stati di Rio Grande do Sul, Santa Catarina e Paraná. Gli stati del Sud confinano con Uruguay, Argentina e Paraguay.
  • 2. Nel 2013 sono stati firmati 2,2 milioni di contratti attraverso il Pronaf per risorse totali rappresentano l’equivalente di 733 milioni di Euro.
  • 3. Il Fame Zero è un macroprogramma che integra strumenti molteplici di lotta alla fame e alla povertà. È un'azione pianificata promossa dallo Stato e dalla società civile. Deve sottolinearsi il trasferimento diretto di reddito alle famiglie povere (bolsa familia) e alle famiglie di alunni poveri delle scuole pubbliche (bolsa-escola), la creazione di mense popolari, banchi alimentari e ovviamente dii mercati istituzionali.
  • 4. La legislazione brasiliana sulla certificazione della produzione biologica è considerata un punto di riferimento a livello internazionale in quanto ammette come equivalenti la certificazione di terza parte o privata, da un lato, e la certificazione partecipata o sociale, dall’altro. La vendita diretta, anche nell’ambito dei mercati istituzionali, esenta dall'uso del marchio di prodotti biologici, però i produttori debbono essere registrati nel “Catalogo Nazionale della produzione biologica” del Ministero dell’Agricoltura e esseri collegati ad una organizzazione collettiva accreditata presso il governo (Caldas, 2013).
  • 5. Anche questa condizione si applica al caso del Paa analizzato in precedenza.
  • 6. In municipi come Ipê o Antonio Prado, nello Stato di Rio Grande do Sul, i comuni comprano il 100 % della produzione che rifornisce le mense scolastiche a livello locale, che viene poi prodotta attraverso sistemi agro-ecologici.
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