Chi si è preso il territorio? Considerazioni sul consumo di suolo in Italia

Chi si è preso il territorio? Considerazioni sul consumo di suolo in Italia
a Università di Modena e Reggio Emilia, Dipartimento di Economia "Marco Biagi"

Introduzione

Azzerare il consumo di suolo è, da oltre un decennio, un tema centrale nell’agenda politica europea1. L’impermeabilizzazione del terreno (o soil sealing) compromette la produttività agricola del suolo; altera il paesaggio e l’ecosistema; ha un profondo impatto sulla sfera climatica, sull’assetto idraulico e su quello idrogeologico (Frascarelli e Mariano, 2013; Steffen et al., 2015). È dunque evidente la necessità di implementare politiche urbanistiche e territoriali che contrastino tali effetti negativi. Nonostante le priorità d’azione e le linee guida emanate dalla Commissione Europea, la loro attuazione pratica è complessa: il principio della sussidiarietà verticale, infatti, prevede che le politiche territoriali siano attuate a livello di singolo Stato Membro.
In Italia, ad esempio, il dibattito sul consumo di suolo è acceso. I pesanti processi di urbanizzazione avvenuti negli ultimi 50 anni hanno oggi un grosso impatto in termini economici, ambientali, sociali (Settis, 2010; Eea, 2006). Oltre agli effetti già citati, il soil sealing amplifica anche i danni prodotti dal dissesto idrogeologico2. Nonostante l’urgenza di interventi volti a promuovere una corretta gestione del territorio, si assiste ad un enorme ritardo dell’azione politica; ritardo acuito dalla potestà concorrente tra Stato e Regioni. In attesa di una legge quadro nazionale (un Ddl sul consumo di suolo è da anni fermo in Parlamento), alcune Regioni italiane, come la Lombardia o la Toscana, hanno varato nel 2014 leggi che puntano a combattere il consumo di suolo. Altre regioni, invece, hanno promosso una riqualificazione delle aree edificate e un uso più razionale dei terreni agricoli (Il Sole 24 Ore, 2015).
Tuttavia, in questo caso, la mancanza (politica) di una legge nazionale sul consumo di suolo si accompagna ad un’ulteriore carenza, in capo al mondo della ricerca. Mancano infatti dati comparabili per misurare il consumo di suolo: le banche dati esistenti sono di mediocre qualità, eterogenee anche per quanto attiene alla stessa definizione di urbanizzazione del territorio (Frascarelli e Mariano, 2013). Di fatto, tali carenze informative renderebbero vana l’applicazione delle principali proposte politiche attualmente in discussione, quand’anche inserite in una precisa legge nazionale (Romano et al., 2015).
Muovendo da queste difficoltà, il presente lavoro tenta di misurare i processi di urbanizzazione avvenuti in Italia tra 2006 e 2012. Si analizzerà il consumo attuale di suolo a livello provinciale e le dinamiche di urbanizzazione avvenute nel periodo considerato. Inoltre, tali processi di urbanizzazione saranno collegati alle dinamiche socio-economiche in atto nel Paese, con l’obiettivo di evidenziare le caratteristiche dei territori maggiormente soggetti al consumo di suolo.

Metodologia e dati

Il dataset Clc

In tema di consumo di suolo, l’Italia sconta un certo ritardo nella costruzione ed elaborazione di banche dati omogenee. Nonostante alcune difficoltà oggettive (Frascarelli e Mariano, 2013), il presente lavoro utilizza i dati prodotti dal progetto Europeo Corine Land Cover (Clc), che monitora le principali caratteristiche di copertura del territorio in Europa ad intervalli regolari (1990, 2000, 2006 e 2012). Attraverso immagini satellitari, il progetto produce una carta digitalizzata della copertura del suolo (dove l’unità minima interpretata è pari a 25 ettari) che distingue tra 44 diverse tipologie di uso del suolo. Queste sono raggruppate su 3 livelli: in tabella 1, si riportano i livelli 1 e 2 della classificazione.

Tabella 1 – Sistema di classificazione Clc: livello 1 e livello 2

Fonte: progetto Corine Land Cover

È stato osservato come il protocollo Clc, soffrendo di un più basso livello di risoluzione rispetto ad altri progetti simili (il progetto europeo Lucas o le basi territoriali Istat), tenda a sottostimare (anche notevolmente) il fenomeno del consumo di suolo (Frascarelli e Mariano, 2013; Romano et al., 2015). Nonostante ciò, tale protocollo permette di analizzare le tipologie di copertura del suolo con un notevole livello di dettaglio tipologico, effettuando confronti tra rilevazioni successive nel tempo. In particolare, è possibile quantificare i principali cambiamenti avvenuti nel paesaggio europeo in un dato arco temporale.

La fotografia al 2012

Prima di analizzare le trasformazioni avvenute in Italia tra 2006 e 2012, è utile ’fotografare’ il territorio italiano al 2012. In tema di impermeabilizzazione del suoli, infatti, le province italiane presentano ampia variabilità, esito di processi di trasformazione socio-economica differenziati nel corso degli ultimi 50 anni. Con riferimento alle “Superfici artificiali” della classificazione Clc, sono stati riaggregati i dati relativi alla loro estensione per singola provincia3. Tra le aree che ‘consumano’ la maggiore quota del proprio territorio vi sono l’area pedemontana a Nord del fiume Po (da Milano a Venezia); l’area metropolitana romana; il Golfo di Napoli. In tutti questi casi, la superficie urbanizzata supera ampiamente il 10% del totale, con punte prossime al 50% nella provincia di Monza e Brianza. Al contrario, le province alpine e in genere le aree interne dell’Appennino mostrano un grado molto più contenuto di superficie urbanizzata (Figura 1).

Figura 1 – Superfici artificiali (% sul totale provinciale)

Fonte: elaborazione personale

Tali risultati, ampiamente attesi (cfr. Romano et al., 2015), sono prodotti da alcune caratteristiche strutturali delle province stesse4. Tuttavia, anche le dinamiche socio-economiche dei singoli territori possono essere rilevanti nel descrivere tali differenze. In particolare, le province più urbanizzate (in percentuale, al 2012) sono quelle più popolose e al tempo stesso quelle più densamente popolate. È inoltre possibile osservare la relazione esistente tra superfici urbanizzate e dinamica demografica: mentre la relazione tra superfici urbanizzate e crescita demografica nel periodo 2002-2006 risulta positiva e statisticamente significativa, non lo è quella rispetto alla crescita più recente (2006-2011). Al contrario, dal punto di vista della struttura economica, se l’incidenza di addetti alle attività agricole è correlata negativamente alla percentuale di territorio urbanizzato, non risultano correlate a quest’ultima né la quota di addetti alle attività manifatturiere né la quota di addetti alle attività terziarie (Tabella 2).

Tabella 2 – Coefficienti di correlazione di Pearson tra grado di urbanizzazione (% superfici artificiali sul totale) e alcune variabili socio-economiche

p-value tra parentesi
* correlazione statisticamente significativa al 5 (2 code)
Fonte: elaborazione personale

Classificare le trasformazioni del territorio

La fotografia del territorio italiano al 2012 non è sufficiente per descrivere le trasformazioni territoriali che hanno avuto luogo nel corso dell’ultimo decennio. L’urgenza di una normativa in materia, infatti, dipende anche (e soprattutto) dalla velocità con cui tali tendenze si sono manifestate nel corso del tempo.
In particolare, il tema delle trasformazioni territoriali ha avuto ampia eco nella letteratura geografica, prima ancora che in quella economica. I tentativi di classificare le trasformazioni del territorio sono molteplici (cfr. Stott e Haynes-Young, 1998; Haines-Young e Weber, 2006). Qui si fa riferimento alla tassonomia proposta da Feranec et al. (2010) per analizzare le trasformazioni avvenute nel paesaggio italiano. Gli autori, utilizzando il livello 2 della classificazione Clc, individuano sette ‘flussi’ di trasformazione del territorio: 1. urbanizzazione; 2. intensificazione dell’attività agricola; 3. estensificazione dell’attività agricola; 4. afforestamento; 5. deforestazione; 6. creazione e gestione di bacini idrici; 7. altri cambiamenti. A queste sette tipologie, si aggiunge ovviamente l’insieme dei cambiamenti intercorsi all’interno di una stessa classe territoriale. La tabella 3 riporta tutti i possibili cambiamenti avvenuti nell’uso dei suoli tra 2006 e 2012 rispetto alla tassonomia proposta. Come esempio, si prenda un terreno classificato (nella rilevazione 2006) come “Prato stabile”: tale terreno ricade tra le “Superfici agricole utilizzate” e in particolare nella tipologia 23. Se, nella rilevazione 2012, quello stesso terreno è diventato una “Zona industriale, commerciale ed infrastrutturale” esso sarà compreso tra le “Superfici artificiali” (tipologia 12). Pertanto, la trasformazione avvenuta sarà conteggiata come “urbanizzazione”, ovvero come flusso di tipo “1”.

Tabella 3 – Trasformazioni del territorio (i codici riportati fanno riferimento alle tipologie Clc indicate in tabella 1)

1) Urbanizzazione, 2) Intensificazione dell’attività agricola, 3) Estensificazione dell’attività agricola, 4) Afforestamento, 5) Deforestazione, 6) Creazione e gestione di bacini idrici, 7) Altri cambiamenti, 0) cambiamenti entro la stessa classe.
Fonte: Ferenac et al. (2010)

Il presente lavoro analizza principalmente il fenomeno dell’urbanizzazione, avvenuto nel periodo 2006-2012. Esso interessa una porzione relativamente contenuta del territorio italiano. A livello nazionale, infatti, le aree che hanno cambiato destinazione d’uso tra il 2006 e il 2012 rappresentano appena lo 0,64% della superficie. Di queste, lo 0,21% sono state soggette a deforestazione; lo 0,16% ad afforestamento e solo lo 0,12% ad urbanizzazione. Senza considerare il processo di deforestazione5, la superficie naturale urbanizzata in 6 anni è risultata pari a 356 kmq, superficie pari all’incirca all’intera provincia di Prato.
Rispetto alla dinamica nazionale, a livello locale il processo di urbanizzazione ha mostrato andamenti difformi. In particolare, le prime 5 province italiane per percentuale di superficie urbanizzata tra il 2006 e il 2012 sono state: Monza e Brianza, Brindisi, Milano, Roma e Taranto. In generale, le province lombarde, quelle pugliesi (a Sud di Bari) e le province costiere del Lazio sono state interessate dai maggiori processi di urbanizzazione nel periodo considerato. Ad esse si aggiungono, a macchia di leopardo, la Venezia Giulia, l’estremo Sud della Sicilia (province di Ragusa e Siracusa), la provincia di Catanzaro (Figura 2). Date le marcate differenze regionali che si osservano, sembrerebbe dunque emergere con forza la necessità di interventi normativi differenziati a livello regionale, in grado di tenere conto delle specificità esistenti.

Figura 2 – Urbanizzazione 2006-2012: superficie interessata, in % del territorio provinciale

Fonte: elaborazione personale

Oltre a precisi pattern regionali, altri elementi si collegano ai processi di urbanizzazione avvenuti tra il 2006 e il 2012. La tabella 4 riporta i coefficienti di correlazione tra le superfici soggette ad urbanizzazione (flusso 1, nella classificazione di Ferenac et al., 2010) e alcune variabili demografiche ed economiche. A livello provinciale, i flussi di urbanizzazione risultano essere strettamente legati alla dinamica demografica. I dati contenuti nel database Clc, infatti, mostrano come il consumo di suolo (anche negli ultimi anni) sia stato maggiore nelle province che hanno visto una crescita della popolazione più marcata, tanto nel periodo 2002-2006 (precedente al periodo considerato) quanto nel periodo 2006-2011 (contemporaneo, dunque, alla rilevazione del consumo di suolo). Una maggior percentuale di suolo, poi, è stata consumata nelle provincie in assoluto più popolose e in quelle più densamente popolate. L’immagine di uno sprawl a bassa densità abitativa, che colpisce le zone meno densamente popolate (Eea, 2006), sembra dunque poco pertinente al caso italiano: al contrario, le principali polarità urbane del Paese sono ancora le aree soggette al maggiore consumo di suolo. Al contrario, non sembra rilevare la vocazione produttiva dei singoli territori nel determinare il maggior o minor grado di consumo di suolo (Tabella 4).

Tabella 4 – Coefficienti di correlazione di Pearson tra urbanizzazione nel periodo 2006-2012 (% superfici soggette ad urbanizzazione sul totale provinciale) e alcune variabili socio-economiche

p-value tra parentesi
* correlazione statisticamente significativa al 5 (2 code)
Fonte: elaborazione personale

Conclusioni

L’analisi condotta rappresenta un primo tentativo di descrivere e interpretare i fenomeni di trasformazione del territorio avvenuti tra il 2006 e il 2012 in Italia. Con particolare riferimento all’urbanizzazione, i risultati confermano come il consumo di suolo non sia stato omogeneo in Italia. Tale consumo è stato più intenso nei centri urbani maggiori e, in generale, nelle province a maggiore densità demografica. Rispetto al tradizionale divario Nord-Sud, nell’analizzare i processi di urbanizzazione sembrano avere un peso maggiore i divari tra grandi aree metropolitane e province minori o ancora quelli tra aree costiere e zone interne del Paese (Romano et al., 2015). In generale, infatti, è proprio la dinamica demografica ad incidere maggiormente sui processi di consumo di suolo: soprattutto, è interessante osservare come tale relazione tra demografia e urbanizzazione si mantenga positiva anche negli ultimi anni (nonostante un rallentamento generalizzato della crescita della popolazione a livello nazionale).
Infine, l’esistenza di dinamiche profondamente differenziate a livello territoriale in termini di consumo di suolo sembra confermare l’urgenza dell’approvazione di una legge quadro nazionale in materia. L’avere delegato ai singoli comuni ogni forma di decisione circa l’uso del territorio ha certamente prodotto l’impossibilità di impostare strategie decisionali di area vasta, con pesanti ricadute in termini di consumo di suolo (Romano et al., 2015). Tuttavia, è evidente come nemmeno la scala provinciale e/o regionale rappresenti la dimensione d’intervento più opportuna. Le regioni italiane, infatti, possono varare singole normative, in grado di tenere conto delle specificità locali e di fronteggiare così al meglio le sfide che si pongono a livello locale. Tuttavia, solo una normativa nazionale unica permetterebbe di individuare alcuni limiti inderogabili al consumo di suolo, riducendo almeno in parte le grandi differenze osservate a livello locale e promuovendo, finalmente, l’integrità e la tutela del patrimonio territoriale dell’intero Paese.

Riferimenti bibliografici

  • Eea (2006), Urban sprawl in Europe, the ignored challenge. Office for Official Publications of the European Communities

  • Feranec J., Jaffrain G., Soukup T., Hazeu G. (2010), Determining changes and flows in European landscape 1990-2000 using Corine land cover data, Applied Geography 30, 19-35

  • Frascarelli A. e Mariano E. (2013), Il consumo di suolo agricolo in Italia: una valutazione delle politiche. Agriregionieuropa 33, 7

  • Haines-Young R., Weber J.L. (2006), Land accounts for Europe 1990-2000. Towards integrated land and ecosystem accounting. Eea Report, 11. Copenaghen: European Environment Agency

  • Il Sole 24 Ore (2015), Stop regionali al consumo di suolo, 09 Febbraio 2015

  • Ispra (2015), Rapporto di sintesi sul dissesto idrogeologico in Italia 2014

  • Romano B., Zullo F., Ciabò S., Fiorini L., Marucci A. (2015), Geografie e modelli di 50 anni di consumo di suolo in Italia, Scienze e Ricerche 6, pp. 17-28

  • Settis S. (2010), Paesaggio Costituzione Cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile. Torino: Einaudi

  • Steffen W.,  Broadgate W., Deutsch L., Gaffney O., Ludwig C. (2015), The trajectory of the Anthropocene: The Great Acceleration. The Anthropocene Review

  • Stott A., Haines-Young R. (1998), Linking land cover, intensity of use and botanical diversity in an accounting framework in the UK. In Uno K., Bartelmus P. (a cura ), Environmental accounting in theory and practice. Dordrecht: Kluwer

  • 1. Sul tema, si veda la “Strategia tematica per la protezione del suolo” (2006); la “Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse” (2011); il Settimo Programma di Azione Ambientale (2012).
  • 2. Dal 1964 al 2013, le frane e le inondazioni hanno causato circa 2000 morti e oltre 2500 feriti in Italia (Ispra, 2015).
  • 3. Tutte le elaborazioni sono state realizzate utilizzando il software Q-gis.
  • 4. Ad esempio, la presenza di aree montane poco popolate o ancora il disegno dei confini amministrativi. La stessa metodologia utilizzata (e in particolare l’estensione dell’unità minima interpretata) può, in parte, influenzare tali risultati.
  • 5. Secondo la tassonomia proposta, per deforestazione si intende la trasformazione di foreste in altre superfici naturali e/o agricole.
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