Bio-based and applied economics (Bae, Vol. 4 No.1 (2015))

Bio-based and applied economics (Bae, Vol. 4 No.1 (2015))
a Università di Bologna, Dipartimento di Scienze Agrarie

Abstract degli articoli pubblicati sul Vol. 4 No. 1 (2015) del Bae

 

Effects of switching between production systems in dairy farming

Antonio Alvarez1, Carlos Arias2

1 University of Oviedo and Oviedo Efficiency Group
2 University of León and Oviedo Efficiency Group

La crescente intensificazione delle aziende a produzione lattiero-caseario in Europa ha suscitato un interesse verso lo studio delle conseguenze economiche legate a questo processo. Tuttavia, la classificazione empirica delle aziende agricole come estensive o intensive non è un compito semplice. Nella letteratura più recente, Modelli a Classe Latente (Lcm) sono stati utilizzati al fine di evitare una spaccatura ad-hoc del campione in allevamenti di tipo intensivo ed estensivo.
Una limitazione legata alle specifiche di Lcm è che questo non consente alle aziende agricole di passare tra diversi sistemi produttivi nel tempo. Questa caratteristica del modello è in contrasto con il processo di intensificazione del settore lattiero-caseario europeo negli ultimi decenni. In questo studio, consentiamo variazioni del sistema di produzione nel tempo stimando un singolo modello Lcm ma spaccando il panel originale in due periodi, e troviamo che la probabilità di utilizzare tecnologie intensivi aumenta nel tempo. La nostra proposta di stima apre la possibilità di studiare gli effetti di intensificazione non solo attraverso le aziende agricole, ma anche nel tempo.

 

Organisation as a key factor in Localised Agri-Food Systems (Lafs)

Corrado Giacomini1, Maria Cecilia Mancini2

1 Agenzia Regionale Sviluppo e Innovazione Settore Agricolo Forestale
2 Università degli Studi di Parma

La maggior parte degli studi sui Sistemi Agroalimentari Localizzati (Syal/Lafs) si focalizza sulla concentrazione geografica delle persone e delle imprese, prestando meno attenzione ai fattori organizzativi, in particolare quelli di natura esogena. Questa ricerca si concentra sul ruolo dell’ organizzazione nei Lafs e valuta l'efficacia delle misure organizzative comunitarie volte a rafforzare la concentrazione dell'offerta contenute nella recente riforma della Pac 2014-2020. Il lavoro si compone di tre sezioni. La prima parte descrive l'evoluzione del concetto di Lafs. La seconda parte prende in esame il ruolo di primo piano svolto dalle istituzioni nell'organizzazione delle relazioni tra le imprese in un Lafs, ricorrendo all'esempio del Distretto del pomodoro da industria - Nord Italia. La terza parte si sofferma su come i fattori organizzativi possano condurre alla creazione di un Lafs, mentre il criterio di vicinanza geografica sia necessario ma non sufficiente.

 

Innovation in European food SMEs: determinants and links between types

Francesca Minarelli1, Meri Raggi2, Davide Viaggi1

1 Department of Agricultural Sciences, University of Bologna, Bologna, Italy
2 Department of Statistical Sciences, University of Bologna, Bologna, Italy

Il settore alimentare è tradizionalmente considerato tra quelli aventi il più basso rapporto tra valore aggiunto e spese in ricerca e sviluppo. Negli ultimi decenni, tuttavia, gli ambienti imprenditoriali sono diventati più esigenti in termini di tecnologie finalizzate principalmente a soddisfare gli standard di qualità e sicurezza alimentare e affrontare i mercati emergenti a seguito della globalizzazione nel settore alimentare. Ciò fornisce un forte incentivo ad innovare, soprattutto per le piccole e medie imprese (Pmi) che aspirano a rimanere sul mercato.
La maggior parte delle imprese che operano nel settore alimentare appartengono alla categoria delle Pmi che, da letteratura, possiede tendenzialmente basse capacità per condurre ricerca.
Questo studio si propone di individuare le determinanti dei diversi tipi di innovazione adottate e le loro possibili interazioni. L'analisi viene effettuata su un campione composto da Pmi in Europa operanti del settore alimentare. A questo scopo è stata condotta un'analisi non parametrica, ovvero utilizzando la tecnica “Classification tree”.
Il risultato dello studio evidenzia che a causa di fattori tecnologici intrinseci dell'industria alimentare,esiste un stretto legame tra l’innovazione di prodotto, di processo e di mercato. Inoltre, lo studio dimostra che la collaborazione tra i concorrenti incoraggia le PMI a impegnarsi su innovazioni di mercato, di processo e business model. Al contrario, la sinergia con i fornitori e clienti stimola l’azienda a produrre innovazioni di prodotto.

 

Italian agri-food exports in the international arena

Anna Carbone1, Roberto Henke2, Alberto F. Pozzolo3

1 Università della Tuscia
2 Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea)
3 Università del Molise

Obiettivo del lavoro è l’analisi del posizionamento competitivo delle esportazioni del cosiddetto Made in Italy agroalimentare, a partire dalle tendenze in atto sui mercati mondiali e dalle specifiche dinamiche dei singoli Paesi. Più nel dettaglio, si vuole evidenziare il ruolo della qualità dei prodotti come fattore di vantaggio competitivo rispetto alla competizione esercitata via prezzo.
Il lavoro utilizza due diverse metodologie di analisi che vengono poi combinate nella parte finale dell’articolo. Nella prima parte si stimano le elasticità delle esportazioni italiane rispetto alle importazioni mondiali, ai prezzi delle esportazioni italiane e ai prezzi dei principali competitors. Nella seconda parte viene calcolato un indice di sophistication dei prodotti esportati, che cattura il ruolo della qualità nei flussi di esportazione agroalimentari. Nella terza parte, le elasticità stimate vengono messe in relazione con le dinamiche dei livelli di sophistication dei prodotti.
I risultati mettono in evidenza situazioni molto diversificate per ciascun prodotto analizzato. La performance delle esportazioni agroalimentari italiane varia a seconda del grado di trasformazione del prodotto esportato e del livello della competitività globale. Sebbene il Made in Italy riesca, nel complesso, a ben difendere il proprio grado di competitività nell’arena mondiale, l’analisi svolta evidenzia alcune situazioni più critiche che destano qualche preoccupazione e chiedono interventi specifici di sostegno. I casi dell’olio di oliva e del vino, approfonditi nel testo, aiutano a comprendere da un lato come le dinamiche differiscano da settore a settore, dall’altro l’efficacia delle combinazione delle metodologie adottate.

 

The welfare cost of maize price volatility in Malawi

Maria Sassi1

1 Department of Economics and Management, University of Pavia, V. S. Felice 5, 27100 Pavia

Questo articolo esamina la volatilità condizionata e incondizionata dei prezzi del mais in Malawi a livello nazionale e delle economie di mercato locali e relativi costi sociali (perdite di benessere) connessi. L'analisi empirica impiega un approccio Arch / Garch che usa dati mensili da Gennaio 1991 a Marzo 2013, e il costo sociale è stimato attraverso la formula Lucas. I risultati dello studio sottolineano l'importanza dei fattori interni nello spiegare la volatilità dei prezzi del mais e della stagionalità nell'influenzare la varianza incondizionata e costo sociale.

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