La sotto-alimentazione nel mondo attuale

La sotto-alimentazione nel mondo attuale

Le opinioni riportate in questo testo sono espresse da Piero Conforti a titolo strettamente personale e in nessun caso vanno riferite all’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite (Food and Agriculture Organization of the United Nations -- Fao) o ai paesi membri di tale organizzazione.

Introduzione

Questa nota mira a fornire un quadro sintetico della consistenza e distribuzione della fame nel mondo, utilizzando le informazioni fornite a riguardo dalla Fao, dall’Ifad e dal Wfp (2014). A riguardo, è utile richiamare brevemente la natura del fenomeno e degli strumenti che sono comunemente utilizzati per misurarlo su scala globale. Sebbene la fame sia un concetto del tutto intuitivo, per designarne l’assenza come problema sociale occorre fare riferimento a numerose condizioni, che nel loro insieme concorrono a determinare ciò che chiamiamo sicurezza alimentare. Come si vedrà in seguito, la sottoalimentazione è una delle manifestazioni più gravi della mancanza di sicurezza alimentare.
Secondo la Dichiarazione del Vertice mondiale del 2009, la sicurezza alimentare è una condizione che sussiste se “tutti i componenti di una popolazione, in qualunque momento, hanno la possibilità, fisica, sociale ed economica di accedere a una quantità sufficiente di cibo salubre, sicuro e nutriente, che consenta loro di soddisfare le preferenze e le esigenze nutritive necessarie a condurre una vita sana e attiva” (Committee on World Food Security, 2012). Questa definizione ingloba quattro diverse dimensioni della sicurezza alimentare: la disponibilità, l’accesso, l’utilizzazione e la stabilità. Ciascuna di queste quattro dimensioni identifica un insieme di condizioni necessarie ma non sufficienti per affrancare una popolazione dall’insicurezza alimentare. Esse sono strettamente collegate fra loro, in rapporti che riflettono l’evoluzione dei consumi e dell’organizzazione della produzione dei beni alimentari attraverso il tempo. L’importanza relativa delle diverse dimensioni della sicurezza alimentare, infatti, cambia con l’evolversi delle società e delle economie (Fao, Ifad e Wfp, 2014; Conforti e De Filippis, 2014).
La disponibilità di cibo può costituire un problema cruciale nelle economie più povere e meno diversificate. Qui l’agricoltura, oltre a fornire prodotti alimentari, è uno dei principali settori dell’economia e, dunque, la principale fonte di reddito per un’ampia quota della popolazione. Negli ultimi cinquant’anni la disponibilità complessiva di beni alimentari a livello globale è aumentata considerevolmente, passando da circa 2200 Kcal/persona/giorno dei primi anni 1960 a circa 2850 Kcal/persona/giorno del 2009-11, nonostante il concomitante aumento della popolazione.
Man mano che le economie crescono e si diversificano, abbandonando l’agricoltura di sussistenza, la dimensione dell’accesso al cibo, vale a dire la capacità di acquisire il cibo disponibile, diviene più importante. Essa può esserlo anche nelle economie molto povere, dove le risorse sono abbondanti ma distribuite in modo molto diseguale. La diversificazione delle attività economiche fa crescere la produttività e il reddito disponibile, rendendo quest’ultimo meno dipendente dall’agricoltura, ma fa aumentare, per definizione, la quota della popolazione che è acquirente netta di alimenti. L’accesso ai beni alimentari, in queste condizioni, diviene meno direttamente dipendente dalle disponibilità e più legato alla crescita dei redditi e alla loro distribuzione, sia attraverso le attività produttive, sia attraverso la loro capacità di coinvolgere una larga parte della popolazione, sia attraverso gli interventi redistributivi e le reti di protezione sociale.
La possibilità di utilizzare il cibo correttamente dipende da numerosi fattori, che vanno dalle condizioni di accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici, alla capacità della dieta di fornire gli elementi nutritivi necessari in quantità sufficiente; alla qualità igienico-sanitaria del cibo consumato, ed alle condizioni di conservazione degli alimenti.
I recenti episodi di turbolenza dei mercati agricoli mondiali e i forti aumenti dei prezzi di alcuni prodotti come il mais, il grano e il riso verificatisi fra il 2007 e il 2010, hanno posto in particolare evidenza la stabilità della sicurezza alimentare. Un ridotto livello degli stock nei principali paesi produttori, la concomitanza di eventi climatici avversi e la crescita della domanda di biocarburanti sono state le principali cause dell’instabilità dei mercati internazionali. Ovviamente, ai fattori comuni che generano instabilità a livello globale, si aggiungono cause specifiche su base locale, quali l’instabilità politica o la maggior frequenza di eventi climatici sfavorevoli.
Nel prossimo paragrafo si osserverà quale parte di questo insieme complesso di condizioni è possibile osservare attraverso dati globali proposti dalla Fao, dall’Ifad e dal Wfp. Il paragrafo successivo passa in rassegna i dati sull’insicurezza alimentare, guardando al progresso delle principali aree e paesi in via di sviluppo. Chiudono la nota alcune brevi considerazioni di sintesi.

Sicurezza alimentare e sotto-alimentazione

Data la numerosità dei fenomeni che concorrono a determinare la condizione di sicurezza alimentare, e la complessità delle cause possibili della sua assenza, è chiaro che il problema di come misurare la sicurezza alimentare è complesso, e va ben oltre i limiti di questa nota1. Ci si limiterà pertanto a osservare l’indicatore che la comunità internazionale ha monitorato negli ultimi decenni, per il quale è possibile ottenere informazioni relativamente omogenee nel tempo e nello spazio per un numero significativo di paesi.
Diversi sono gli indicatori che colgono diversi e importanti aspetti del fenomeno e tali indicatori possono differire a seconda dei diversi livelli – da quello individuale, a quello familiare, a quello della comunità, area geografica, paese e regione, fino al livello globale –. È dunque difficile individuare un singolo indicatore applicabile in tutti i contesti, e la possibilità di ottenere un quadro esaustivo e pertinente della condizione di sicurezza alimentare di una popolazione richiede l’utilizzo, possibilmente simultaneo, di più di un indicatore. La Fao ha recentemente proposto una Suite di indicatori della sicurezza alimentare (Fao, Ifad e Wfp, 2013; 2014), che presenta evidenza per le quattro dimensioni attraverso specifici indicatori associati a ciascuna di esse. Il criterio di scelta degli indicatori, nel caso della Suite, è qualitativo, e ispirato a un compromesso fra la disponibilità di dati omogenei e confrontabili, e la necessità di fornire informazione sulle diverse dimensioni della sicurezza alimentare.
La Fao ha avuto mandato di monitorare la Prevalence of Undernourishment - traducibile in italiano come “prevalenza della sotto-alimentazione”, che è una misura della sufficienza delle calorie disponibili per il consumo, riferita a una popolazione2. Tale indicatore è stato monitorato con una metodologia sostanzialmente omogenea per circa 140 paesi in via di sviluppo. Esso è stato pertanto assunto come misura del progresso dei paesi nella lotta all’insicurezza alimentare rispetto a due obbiettivi. Un obbiettivo è la riduzione del 50% del numero di persone sottoalimentate entro il 2015, proposto dal Piano d’Azione del Vertice Mondiale dell’Alimentazione del 1996 che riunì a Roma poco meno di 200 capi di Stato e di Governo. Un altro obbiettivo è il cosiddetto Primo Obiettivo del Millennio, formulato nel 2001, che incluse fra i suoi target la riduzione di almeno il 50 percento, entro il 2015, della proporzione, o prevalenza, delle persone che soffrono di sotto-alimentazione nelle regioni in via di sviluppo3.
Più precisamente, la Prevalenza della Sottoalimentazione è stimata attraverso un modello parametrico, e corrisponde alla probabilità che un individuo scelto a caso in una popolazione di riferimento abbia a disposizione una quantità di calorie insufficiente a condurre una vita sana e attiva. Tale stima è ottenuta confrontando una distribuzione di probabilità del consumo abituale di calorie, riferita alla popolazione, con una soglia minima di riferimento, definita in base alla struttura per età e sesso della stessa popolazione (Fao, Ifad e Wfp, 2014, Annex 2; Wanner et al., 2014). I parametri che definiscono la distribuzione delle calorie nella popolazione sono ottenuti attraverso diverse fonti statistiche, che includono sia i bilanci di approvvigionamento calcolati dalla Fao - soprattutto per quanto riguarda il valore medio - che le indagini sui consumi disponibili a livello nazionale, soprattutto per quanto riguarda la variabilità e l’asimmetria della distribuzione intorno alla media. La soglia minima di sufficienza utilizza invece informazioni antropometriche sulla popolazione, insieme con indicazioni fornite dalla scienza della nutrizione circa i livelli desiderabili di assunzione calorica per classi di età e sesso (Fao, Ifad e Wfp, 2014, Annex 2; Wanner et al., 2014).
Da quanto discusso in precedenza a proposito delle quattro dimensioni della sicurezza alimentare, è evidente che la Prevalenza della Sottoalimentazione coglie solo un particolare aspetto del problema della sicurezza alimentare. La probabilità calcolata dall’indicatore si riferisce infatti a uno stato di carenza cronica dell’assunzione calorica lungo un periodo di un anno. Va notato che anche per i consumatori più poveri esistono numerose possibilità di accedere a diverse fonti caloriche, utilizzando quelle più a buon mercato in caso di deterioramento dei redditi reali. Pertanto una condizione cronica di carenza di calorie implica che tali possibilità siano state esaurite. Si tratta, in altre parole, di una condizione estrema, di povertà e carenza di cibo.
L’indicatore di Prevalenza della sottoalimentazione è stato spesso oggetto di critiche4. Oltre a cogliere solo un aspetto particolarmente grave del problema, altre due limitazioni significative dell’indicatore sono la assenza di indicazioni circa il grado di severità - tutti i sottoalimentati sono trattati allo stesso modo - e la incapacità di cogliere variazioni di breve periodo delle condizioni di sicurezza alimentare. Notevoli progressi sono stati compiuti negli anni recenti per migliorarne la qualità delle stime e dei dati su cui esse si basano5. Né esiste, al momento, un’alternativa migliore per il monitoraggio della sicurezza alimentare globale, che consenta altrettanta comparabilità nel tempo e nello spazio.

Lo stato attuale della sotto-alimentazione e gli obiettivi internazionali

Quanti soffrono di sotto-alimentazione, ovvero di insicurezza alimentare grave e cronica, in questi anni? E in quali paesi e regioni? Le ultime stime fornite dalla Fao, dall’Ifad e dal Wfp (2014) indicano che, globalmente, poco più di 805 milioni di persone hanno sofferto questa condizione nel periodo 2012-14; e che nell’ultimo decennio il numero globale si è ridotto di circa 100 milioni. Dunque un abitante del mondo ogni nove soffre di cronica mancanza di cibo che non gli consente di condurre una vita sana e attiva. La maggioranza delle persone che si trovano in questa condizione vive nelle regioni in via di sviluppo6, dove il numero di persone che soffre la fame ha raggiunto i 791 milioni nel 2012-14 (Figura 1) e dove è sotto-alimentato il 13,5 percento circa della popolazione. È in queste stesse regioni, tuttavia, che si è verificata anche la maggior parte del progresso nella lotta all’insicurezza alimentare negli ultimi due decenni. In particolare, tra il 1990-92 e il 2012-14, la proporzione della popolazione che soffre la fame si è ridotta di circa il 42 percento nelle regioni in via di sviluppo, passando dal 23,4 percento al 13,5 percento. Il numero di persone, invece, si è ridotto di poco più del 20 percento nello stesso periodo, a causa del concomitante aumento rapido della popolazione.

Figura 1 - Numero di persone sottoalmentata (milioni)

Fonte: Fao, Ifad e Wfp (2014)

Questi progressi si sono registrati soprattutto in alcune economie emergenti dell’Asia, dell’America Latina e dell’Asia, considerate ancora fra le regioni in via di sviluppo. Nel suo insieme, il cammino verso gli obiettivi che la comunità internazionale si è data sul fronte della sicurezza alimentare continua a presentare un quadro molto variabile.
L’obiettivo del Vertice Mondiale del 1996 non è raggiungibile a livello globale: per raggiungerlo, infatti, il numero complessivo di persone sottoalimentate dovrebbe ridursi di oltre 300 milioni in un anno per attestarsi ai circa 500 milioni che costituiscono il 50 percento delle persone in condizione di sottoalimentazione stimate al 1990-92. Svariati paesi - ventisette secondo le ultime stime - e alcune regioni come l’America Latina e il Sud-Est Asiatico, hanno raggiunto questo obbiettivo. Tuttavia esso è ben lontano dall’essere raggiunto, specialmente nei paesi in cui la popolazione è aumentata rapidamente e dove persistono fattori di crisi.
Assai più prossimo al raggiungimento è, invece, il target relativo alla sottoalimentazione del Primo Obiettivo del Millennio. Se il tasso di riduzione osservato fra il 1900-92 e il 2012-14 - pari a circa lo 0,5% - proseguisse al 2015, la proporzione di persone sottoalimentate nella popolazione delle regioni in via di sviluppo scenderebbe al 12,8 percento, appena 1,1 punti percentuali al di sopra della quota sufficiente a raggiungere il target del Primo Obbiettivo del Millennio (Tabella 1). Tale obbiettivo è stato già raggiunto in 63 paesi, e complessivamente in alcune regioni come l’America Latina ed i Caraibi, l’Asia Orientale e Sud Orientale.
La situazione è fortemente disomogenea fra le regioni e i singoli paesi. L’Africa presenta complessivamente un progresso insufficiente a raggiungere gli obiettivi internazionali. Nella regione a sud del Sahara, la prevalenza della sottoalimentazione della popolazione è passata dal 33.3 al 23.8 percento fra il 1990-92 e il 2012-14. Qui si trovano sette delle dieci economie che crescono più rapidamente al mondo, e in più di un paese gli standard di vita vanno migliorando rapidamente, soprattutto dove le condizioni politiche riescono ad assicurare pace e stabilità. In complesso l’Africa Sub-Sahariana resta una delle aree in cui l’incidenza delle persone che soffrono la fame è fra le più elevate al mondo, con una persona su quattro che non ha a disposizione una quantità sufficiente di calorie. Le condizioni sono radicalmente diverse in Nord Africa, dove l’insufficienza calorica, e dunque la condizione di maggiore severità, interessa una quota della popolazione minore del 5 percento in quasi tutti i paesi. Sebbene permangano difficoltà in termini di accesso della popolazione a una dieta variata, e nonostante la recente crescita dei prezzi internazionali abbia avuto un impatto significativo in più di un paese, la forma più grave di insicurezza alimentare si è notevolmente ridimensionata, grazie anche alle politiche di sussidio del consumo adottate in più di un paese.

Tabella 1 - La Prevalenza della sotto-alimentazione nel mondo, 1990-92 - 2012-14 (%)

Nota: *Proiezioni
Fonte: Fao, Ifad e Wfp, 2014

L’Asia nel suo complesso presenta condizioni allineate alla media delle regioni in via di sviluppo, con circa una persona ogni otto in condizioni di sottoalimentazione. Data l’ampia popolazione del continente, questa quota corrisponde a poco più di mezzo miliardo di persone - 526 milioni nel 2012-14 - ovvero circa due terzi del numero stimato totale di persone che soffrono la fame. All’interno del continente, le condizioni sono molto variabili. Come anticipato, sia la regione più orientale - dominata dalla Cina - che il Sud-Est Asiatico - dominato da paesi emergenti come la Tailandia, il Vietnam, la Malesia e l’Indonesia - hanno raggiunto il target del Primo Obbiettivo del Millennio. Su questo stesso sentiero è incamminata la maggior parte dei paesi della regione Caucasica e dell’Asia centrale. Viceversa la situazione è più preoccupante in Asia meridionale - regione dominata dall’India, dove si registra un progresso lento - e in Asia Occidentale, vale a dire nel cosiddetto vicino oriente, dove si registra addirittura un regresso.
In Asia meridionale, le stime indicano che 276 milioni di persone sono cronicamente sottoalimentate nel 2012-14; la loro incidenza nella popolazione si è ridotta dal 24 percento nel 1990-92 al 15.8 percento nel 2012-14, un progresso insufficiente a centrare il target del Primo Obbiettivo del Millennio. Questo andamento riflette soprattutto le condizioni dell’India e del Pakistan. Viceversa un progresso più rapido si registra in Bangladesh. In Asia occidentale, la prevalenza della sottoalimentazione è assai più contenuta, anche a causa della presenza di molti paesi con larghe disponibilità di valuta derivanti dalle esportazioni di petrolio, in cui il problema interessa porzioni marginali della popolazione. Tuttavia, l’incidenza della sottoalimentazione cronica è passata dal 6.9 percento nel 1990-92 all’8.7 percento nel 2012-14, soprattutto a seguito dell’instabilità politico-militare di paesi come l’Iraq e lo Yemen, nonché, più recentemente, la Siria.
La regione dell’America Latina e dei Caraibi registra un progresso rapido verso gli obbiettivi internazionali. Nel suo complesso la regione ha già raggiunto il target relativo al Primo Obbiettivo del Millennio ed è prossima a raggiungere anche il più ambizioso obbiettivo fissato nel 1996 dal Vertice mondiale dell’Alimentazione. Il successo di questa regione è attribuibile da un lato alla crescita della produttività in agricoltura e dell’economia nel suo complesso, che hanno contribuito a generare aumenti del reddito nelle aree rurali. D’altra parte in più di un paese le politiche redistributive, che hanno aumentato la capacità di acceso al cibo delle fasce più povere di popolazione, hanno avuto un impatto significativo, sia direttamente che attraverso la creazione di maggiori opportunità di reddito per le fasce di popolazione più povere. Un progresso rapido si registra negli ultimi anni in molti paesi fra cui il Cile, il Brasile, la Colombia, la Bolivia, il Nicaragua e altri ancora.

Un quadro di luci e ombre

Sebbene molti paesi segnino un progresso significativo nella riduzione delle forme più gravi di insicurezza alimentare, la dimensione complessiva della sottonutrizione rimane drammaticamente elevata. Peraltro essa si accompagna, sia in molti paesi poveri che a medio reddito, con un peso crescente di altri disagi legati all’alimentazione, quali l’obesità, o i gravi squilibri delle dieta come la carenza di micronutrienti - la cosiddetta hidden hunger o fame nascosta -. Il quadro globale presenta ancora molte luci e ombre, in un contesto in cui la produzione complessiva di beni alimentari è compatibile con una disponibilità di cibo sufficiente per tutti.
L’esperienza dei paesi che hanno avuto maggior successo nel ridurre la fame dimostra che raggiungere la sicurezza alimentare richiede il concorso di diversi interventi di politica economica e sociale. Da una parte è necessario promuovere lo sviluppo dell’agricoltura e del sistema agroalimentare, facendo leva sulle risorse interne utilizzabili in modo efficiente. D’altra parte le reti di protezione sociale e la redistribuzione svolgono un ruolo fondamentale. In generale, il progresso dell’economia, soprattutto se coinvolge i gruppi di popolazione più deboli e vulnerabili, resta il più deciso e sostenibile motore dei miglioramenti. Migliorare i sistemi d’informazione sulla sicurezza alimentare, costituisce un inevitabile necessario requisito per porre in essere azioni e politiche efficaci e mirate. Tale miglioramento costituisce, non a caso, un tema importante nella discussione sui nuovi Obbiettivi di Sviluppo Sostenibile - Sustainable Development Goals - che la comunità internazionale si avvia a proporre per il periodo successivo al 2015.

Riferimenti bibliografici

  • Cafiero C., Melgar-Quinonez H. R., Ballard T., and Kepple A. W. (2014), Validity and reliability of food security measures, Annals of the New York Academy of Sciences

  • Committee on World Food Security (2012), Coming To Terms With Terminology: Food Security, Nutrition Security, Food Security and Nutrition, Food and Nutrition Security. Thirty-ninth Session, Rome, Italy [pdf]

  • Carletto G., Zezza A., Banerjee R., e Paolantonio A. (2015), Indicatori di sicurezza alimentare: il ruolo delle indagini statistiche sulle famiglie. Agriregionieuropa 40.

  • Conforti P. e De Filippis F. (2014), “Geopolitica dell’alimentazione e della sicurezza alimentare: quale sviluppo sostenibile” Enciclopedia Treccani, in corso di pubblicazione

  • Fao, Ifad e Wfp (2013), The State of Food Insecurity in the World 2013, Rome [link]

  • Fao, Ifad e Wfp (2014), The State of Food Insecurity in the World 2014, Rome [link]

  • Pangaribowo E. H., Gerber N. and Torero M. (2013), Food and Nutrition Security Indicators: A Review, Zef Working Paper 108, Department of Political and Cultural Change, Center for Development Research, University of Bonn

  • Wanner N., Cafiero C., Troubat N., Conforti P. (2014), Refinements to the Fao Methodology for estimating the Prevalence of Undernourishment Indicator, Fao Statistics Division Working Papers Series 14-05 [pdf], Rome

  • 1. Rassegne recenti sul tema si trovano in Pangaribowo et al. (2013) e Cafiero et al. (2014).
  • 2. Si noti che il concetto di sotto-alimentazione è diverso da quello di malnutrizione. Quest’ultima si riferisce alla capacità degli individui di assimilare i nutrienti attraverso il cibo (Fao, Ifad e Wfp, 2014, Annex 3). La sua misura richiede altri tipi di indicatori. Si veda, in proposito Fao, Ifad e Wfp (2014, Annex 2), e Carletto et al. (2015).
  • 3. I due obbiettivi utilizzano, di fatto, lo stesso indicatore, poiché la stima del numero di persone è ottenuta moltiplicando la prevalenza nella popolazione per il numero di abitanti di ciascun paese (Fao, Ifad e Wfp, 2014; Annex 2). La prevalenza della sottoalimentazione è solo uno degli indicatori utilizzati dal Primo Obbiettivo del Millennio (si veda [link]), denominato Target 1.c.
  • 4. Si vedano Wanner et al. (2014), Cafiero et al. (2014) e Pangaribowo et al. (2013).
  • 5. Si vedano, in proposito, Fao, Ifad e Wfp (2013, 2014) e Wanner et al. (2014).
  • 6. Il monitoraggio della sicurezza alimentare - per il quale la comunità internazionale ha dato mandato alla Fao - esclude i paesi tradizionalmente considerati “sviluppati”, come quelli dell’Oecd. Tuttavia non esiste una lista univoca di paesi “in via di sviluppo”, e tale dizione desta crescenti perplessità, data la complessità e continuità di condizioni fra i paesi di tutte le regioni del mondo, e il rapido emergere di molte economie tradizionalmente considerate. Il rapporto annuale della Fao, Ifad e Wfp (2014) fa riferimento alle “regioni in via di sviluppo” così definite dalla classificazione denominata M49, utilizzata dalle Nazioni Unite, che raggruppa sostanzialmente l’Africa, l’America Latina e l’Asia, con alcune significative eccezioni.
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