Le unità statistiche oggetto del 6° Censimento dell’Agricoltura 2010

Le unità statistiche oggetto del 6° Censimento dell’Agricoltura 2010

Questo articolo esprime alcune perplessità sulle procedure seguite dall'Istat per la definizione del campo di osservazione del 6° Censimento dell’agricoltura.
I revisori anonimi della rivista, pur segnalando questo aspetto, hanno comunque valutato il lavoro meritevole di divulgazione. Nel pubblicarlo, Agriregionieuropa si astiene da giudizio si offre come spazio aperto per accogliere reazioni ed interventi in argomento nei prossimi numeri della rivista da parte dell’Istat e di chiunque altro voglia contribuire.

Introduzione

Il censimento agricolo, rappresenta un’occasione unica per raccogliere informazioni statistiche sistematiche su tutte le aziende agricole esistenti nel Paese con una cadenza normalmente decennale. Inoltre, i censimenti sono anche un’occasione per utilizzare nuove soluzioni sul versante metodologico, tecnologico ed organizzativo che devono, tuttavia, adeguarsi alle situazioni e realtà nazionali e locali esistenti.
Per la progettazione del 6 Censimento agricolo del 2010 l’Istat ha indirizzato la propria strategia, d’accordo con le Regioni e Province Autonome, verso alcune scelte, che solo in minima parte hanno ripreso le precedenti impostazioni utilizzate per le rilevazioni censuarie. In pratica il censimento è stato progettato su alcuni pilastri, soprattutto comunitari, per i quali non si è ritenuto opportuno testarne preliminarmente la fattibilità e sostenibilità in sede nazionale con indagini pilota per ragioni per lo più di praticità economica-finanziaria e gestionale. I punti essenziali su cui si è basata tutta la metodologia e l’organizzazione del censimento sono stati essenzialmente due:

  • adozione di un unico campo di osservazione (copertura) con solo i criteri previsti dall’apposito Regolamento (CE) n.1166/2008 (Universo comunitario);
  • individuazione ex ante di soglie fisiche minime (superficie agricola utilizzata oscillante tra 0,20 e 0,40 ettari secondo la regione) per contenere l’universo di unità da intervistare.

Sono due scelte strategiche assolutamente diverse da quanto adottato per tutti i precedenti censimenti agricoli, per i quali, come è noto, gli universi aziendali comunitari costituivano dei sottoinsiemi dei corrispondenti universi nazionali. La consolidata duplicità di due campi di osservazione (Italia, e comunitario) ha sempre consentito di avere informazioni anche su una parte del nostro universo aziendale, pari a circa 400-450 mila unità, attive in Italia alla data di riferimento del corrispondente censimento, impropriamente ritenute di scarsa importanza statistica ed economica, anche se rispondenti alla definizione censuaria e rientranti nel campo di osservazione adottato.

Il campo di osservazione 2010

Da circa 20 anni, soprattutto a seguito dei continui allargamenti della Unione Europea a nuovi Stati membri, la Commissione UE ha riscontrato crescenti difficoltà nel determinare un campo di osservazione delle indagini strutturali sulle aziende agricole, sufficiente a garantire la comparabilità di realtà agricole molto diverse. La normativa di base ai censimenti agricoli sia 1990 e 2000 (Reg. Cee 571/88) sia 2010 (Reg. CE 1166/2008) si è sempre limitata a circoscrivere la copertura comunitaria a:

In pratica, la Commissione Ue ha lasciato ampia libertà a ciascun Paese membro di fissare nell’ambito delle aziende di tali dimensioni i criteri di inclusione per la copertura .
Tuttavia, lo Stato Membro che non avesse ritenuto opportuno adottare la suindicata soglia fisica di 1 ettaro di Sau, poteva optare per soglie minime fisiche e/o economiche proprie, in misura tale da escludere solo quelle aziende che, complessivamente considerate, non contribuivano per più dell’1% alla formazione del reddito lordo standard (Rls) nazionale. Tale possibilità è nata dal fatto che, nel fissare un proprio campo di osservazione, comunque rilevante per la propria realtà nazionali, alcuni Paesi membri hanno adottato per la Sau soglie minime di 5 ettari (Regno Unito) oppure di 2 Ude (Danimarca) per quanto riguarda il limite economico. Tale problema è divenuto ancor più rilevante con l’allargamento dell’Unione ai Paesi dell’Est, alcuni dei quali hanno universi agricoli nazionali cospicui ma caratterizzati da una presenza molto elevata di aziende di piccole e piccolissime dimensioni. Nel tempo, pertanto, la Commissione ha dovuto rivedere la normativa di base per le indagini strutturali sulle aziende agricole dal 2010 in poi, emanando un nuovo Regolamento che rendesse meno flessibile la rilevazione di 27 realtà agricole nazionali assicurando un sufficiente grado di comparabilità. Ciononostante il nuovo regolamento ha dovuto:

  • garantire un raccordo generale con il passato, mantenendo la soglia di 1 ettaro di Sau, oltre la quale dovevano essere rilevate tutte le aziende agricole e sotto la quale potevano essere rilevate solo quelle inferiori a limiti economici e/o fisici. Solo per i Paesi con soglia diversa da quella su citata di 1 ettaro, si doveva garantire un grado di copertura nazionale rappresentativo almeno del 98% in termini di Sau nazionale (escluse le terre collettive) e di Unità di bestiame (Uba). In pratica, la Commissione UE ha lasciato liberi gli Stati membri di escludere tutte le aziende il cui insieme non superasse il 2% delle citate caratteristiche fisiche;
  • garantire, comunque, una tranche di aziende comune a tutti Paesi membri, per qualsiasi tipo di confronto a fini statistici e di politica agricola. Questa è l’unica vera novità della normativa comunitaria per limitare quella flessibilità nel fissare i limiti dei campi di osservazione nazionali, che in passato ha senz’altro complicato la comparabilità a livello UE.

In sintesi, il nuovo regolamento CE, pur abrogando il precedente, non ha apportato sostanziali modificazioni, come si evince dal seguente quadro sinottico:

Tabella 1 - Quadro sinottico sulla normativa comunitaria di base della copertura del censimento

Le unità da intervistare e le aziende agricole oggetto di censimento

In qualsiasi censimento agricolo, al momento della progettazione occorre affrontare, tra gli altri, due problemi fondamentali:

  • definire in maniera precisa le unità oggetto di rilevazione ed i criteri per la loro esatta individuazione
  • fornire alla rete di rilevazione validi strumenti per la raccolta delle informazioni.

Per quanto riguarda il primo problema, l’unità di rilevazione anche per il 2010 è rimasta l’azienda, che svolgeva attività agricole e zootecniche al 24 ottobre 2010. La connessione delle attività aziendali con la classificazione delle attività economiche Nace rev. 2 non ha apportato alcuna significativa modificazione alla tradizionale definizione di azienda agricola oggetto di censimento, in quanto tale vincolo ha comportato l’esclusione delle aziende in cui si realizzano solo attività puramente forestali.
In merito al secondo problema, invece, dovendo procedere all’individuazione ed intervista delle aziende agricole di competenza, anche nel 2010 ciascun rilevatore coinvolto è stato provvisto di un elenco di unità con l’indicazione di alcuni elementi idonei alla loro individuazione, che in passato sono stati: l’ubicazione del centro aziendale preliminarmente individuato dal Comune, la superficie totale, quella eventualmente investita a vite e la tipologia delle principali specie di bestiame allevato.

La costruzione della lista pre-censuaria

L’esperienza del Censimento 2000

La lista pre-censuaria del 2000 predisposta dall’Istat è stata il risultato di un primo esperimento di integrazione tra archivi statistici (elenco aziende agricole censite nel 1990 parzialmente aggiornato per circa 100-150 mila aziende nel periodo 1993-1998) e i principali registri amministrativi di interesse agricolo disponibili per gli anni 1997-1998 (Aima, attuale Agea), Catasto dei terreni, Ministero Finanze (Bollettino Iva e Redditi agricoli), Cerved (Registro Imprese delle Camere di Commercio - Repertorio A). In pratica, le operazioni di linkage e matching dei soggetti presenti nelle diverse fonti, utilizzando come elenco pivot l’elenco delle aziende agricole del 1990 (oltre 3 milioni di unità), hanno portato al risultato di una lista complessiva di circa 8 milioni di soggetti ripartiti nei seguenti tre sottoinsiemi, ciascuno dei quali è stato trattato con regole specifiche:

  • aziende censite nel 1990 ed individuate ancora nelle fonti amministrative utilizzate;
  • aziende censite nel 1990 e non individuate in nessuna altra fonte amministrativa, da verificare sul campo se “ancora esistenti” come aziende agricole;
  • soggetti delle fonti amministrative considerate, non agganciati con alcuna azienda agricola 1990.

A ciascuno dei predetti soggetti/aziende agricole è stato attribuito un particolare codice di probabilità di esistenza come azienda agricola (eleggibilità), che, secondo valutazioni Istat circa la sua importanza statistica, ha consentito di ridurre la lista prototipo a circa 3,6 milioni di soggetti; ritenuta sufficientemente completa per la copertura dell’universo atteso delle aziende agricole esistenti nel 2000. Tale lista è stata inviata ai Comuni per le successive verifiche ed aggiornamento circa la loro esistenza sul territorio come aziende agricole1. Il risultato finale di tali operazioni fu la costruzione di una lista pre-censuaria da fornire ai rilevatori per le interviste di circa 2,9 milioni di potenziali aziende agricole, di cui solo 2,6 milioni risultarono effettivamente tali da rispondere al campo di osservazione previsto.

I criteri seguiti per il censimento 2010

Rimandando alla relativa documentazione ufficiale Istat, è da evidenziare che l’Istat per la costituzione della lista pre-censuaria 2010 si è orientata verso una soluzione di compromesso tra due opzioni:

  • realizzazione di un Registro nazionale delle aziende agricole (Farm Register) prima del censimento 2010, costruito tramite il trattamento e l’integrazione di più fonti amministrative e statistiche (Garofalo, Patacchia, 2005). È evidente come il risultato finale del censimento sarebbe stato uno strumento valido sia per aggiornare il registro stesso sia, soprattutto, per valutare risultati e metodologie utilizzate;
  • utilizzazione separata delle differenti fonti amministrative. In questo caso ciascuna fonte avrebbe potuto contribuire alla realizzazione di fasi specifiche del censimento.

Ne è conseguita una lista di unità direttamente prodotta dall’Istat tra archivi amministrativi, distinti tra primari (Agea, Catasto dei terreni, ecc.) e secondari (registri per settori specifici) e solo successivamente agganciati con il censimento 2000, ricalcando l’esperienza del 2000, ma con alcuni cambiamenti metodologici:

  • dopo alcune simulazioni effettuate sull’universo Italia del 2000, si è valutato che con 2 milioni circa di soggetti (definiti dall’Istat aziende agricole) si sarebbe garantito il grado di copertura previsto dalla normativa comunitaria;
  • il ricorso al maggior numero di liste di fonte amministrativa di interesse agricolo, pur dando per scontata la presenza di uno stesso soggetto in più liste, è stato ritenuto significativo di completezza. Infatti, alla fine il numero dei soggetti, con ripetizione e non, è risultato pari a circa 17 milioni di unità;
  • la procedura ha seguito due fasi: integrare inizialmente solo le liste di fonte amministrativa, per eliminare i soggetti presenti in più liste, classificandoli a seconda della loro presenza (1 lista, 2 liste, ecc.), utilizzando come chiave di aggancio il Cuaa (codice unico di azienda agricola); effettuare successivamente il linkage con le aziende agricole 20002;
  • i soggetti ritenuti potenziali conduttori di aziende agricole (in complesso circa 2.047 mila) sono stati riportati nelle liste comunali secondo l’indirizzo (residenza o domicilio). In pratica, si è trattato di una lista “combinata” tra soggetti con riferimento di indirizzo (liste amministrative) e di ubicazione di centro aziendale (fonti Istat);
  • la esclusione ex ante dall’osservazione censuaria di un significativo numero di unità di piccole dimensioni in termini di Sau (da 0,20 a 0,40 ettari secondo la regione di indirizzo) è stata ritenuta la soluzione per evitare la tradizionale duplicità degli universi di riferimento dei risultati (Universo Italia e Universo Ue) e per contenerne contemporaneamente i costi ed il disturbo statistico. La conseguenza immediata di tale approccio, unitamente a quello di non aggancio con alcuna lista amministrativa) è stata l’esclusione dalla lista pre-censuaria di una consistente quota di aziende agricole censite nel 2000, fatta eccezione per le aziende con solo superfici investite a produzioni considerate di alta produttività (ortofrutticole, florovivaistiche, viticole ed olivicole).

Alcune considerazioni (non) conclusive

Da quanto fin qui illustrato, sia pur succintamente, appaiono lecite alcune riflessioni e considerazioni in merito alla completezza della rilevazione e di conseguenza alla qualità dei risultati, imponendo ulteriori appropriati ed oggettivi approfondimenti, e ogni possibile cautela, nella loro interpretazione statistica ed economica. Di seguito, se ne riportano alcune di carattere generale:

  • i risultati censuari fanno riferimento solo alle unità incluse nella lista soggetti/aziende agricole prodotta dall’Istat e riconosciute come aziende agricole e zootecniche al momento dell’intervista o tramite auto compilazione (on line) da parte dei soggetti in lista. In pratica, era compito del rilevatore “verificare” lo status di azienda agricola nell’ambito dei soggetti di pertinenza, individuando ed intervistando anche le eventuali aziende agricole non presenti nella lista, ma collegate ai soggetti/aziende agricole in lista (fusioni, scorpori, cessazioni di attività, ecc.) non esistenti in alcuna delle fonti amministrative considerate ai fini della lista precensuaria. Al fine di evitare possibili duplicazioni di intervista da parte di rilevatori diversi, l’Istat ha impiantato uno speciale sistema di controllo (Sgr) attraverso il quale era possibile verificare se lo stesso soggetto/azienda agricola era stato intervistato in luoghi diversi3;
  • E’, inoltre, da evidenziare che in molti casi i dati amministrativi su cui tale lista è stata basata erano abbastanza datati, cioè riferiti a situazioni esistenti a due o più anni prima del 2010, mai aggiornate. Al riguardo, è apparsa interessante la lettura di alcuni post su Facebook dai quali risultava che alcuni soggetti in lista (per lo più Agea) risultavano deceduti da anni (in qualche caso 5-6, 8 anni prima del 2010) oppure avevano da anni ceduto (affitto, vendita, ecc.) i propri terreni o mai svolta attività agricola;
  • Per la valutazione del grado di copertura (tralasciando per il momento la misura della qualità delle informazioni censite) l’Istat ha realizzato una apposita indagine campionaria, analoga dal punto di vista metodologico ed organizzativo a quella effettuata per il precedente censimento 2000. La rilevazione condotta dalle Regioni su un campione di fogli di mappa catastali dovrebbe “certificare” il reale numero di aziende agricole esistenti in Italia nel 2010. L’esperienza 2000 dimostrò che il censimento 2000 (Universo Italia) era sottostimato del 14% circa, vale a dire che il numero di aziende agricole esistenti nel 2000 non sarebbe stato 2.594.825, ma almeno 2.900 mila. Pertanto, se si dovesse tener conto di tali precedenti risultati, e considerata la casistica dei soggetti intervistati come appare dalla lettura dei post in Facebook, appare lecito ritenere con un buon grado di attendibilità che il censimento 2010 possa risultare in realtà sottostimato almeno del 25% in termini di aziende agricole. Tale gap per rendere meno complicato e più realistico qualsiasi tentativo di effettuare una efficace ed efficiente analisi ed interpretazione delle modificazioni/trasformazioni di questi ultimi 10 anni dovrebbe non essere superiore al 15%, in linea con quanto ottenuto nel 2000;
  • Alla possibilità che al censimento sia “sfuggita” una parte non irrilevante del reale universo aziendale del 2010 potrebbe aver contribuito anche il fatto che i soggetti in lista sono stati intervistati presso la propria residenza o domicilio. Tra l’altro, è anche da sottolineare che per molte aziende il rilevatore ha proceduto alla intervista o compilazione del questionario rivolgendosi ai competenti Caa, previa autorizzazione del soggetto da intervistare;
  • Per quanto riguarda gli allevamenti il vincolo di rilevare tutti i capi bovini, bufalini ed equini, ma, nel caso degli ovi-caprini, suini e avicoli solo i capi che in qualità di animali vivi e/o di relative produzioni fossero destinati totalmente o in parte alla vendita non risponde a quanto richiesto dalla Commissione UE, che nel proprio regolamento consente di non rilevare il 2% delle Uba nazionali senza alcuna specificazione della tipologia. La mancata rilevazione dei capi di bestiame sopra citati ha creato in Italia alcuni problemi di comparabilità con il passato, risolta dall’Istat ricalcolando le consistenze dei censimenti 1982, 1990 e 2000 secondo il grado di autoconsumo di capi in azienda, determinato dall’Istat secondo criteri ad hoc non avendo rilevato direttamente tale tipo di informazione;
  • Per rendere comparabili i risultati 2010 con quelli analoghi 2000 (tralasciando i censimenti precedenti 1982 e 1990, anch’essi rielaborati) l’Istat, mediante ricalcolo dell’Universo UE 2000, ha incrementato questo ultimo “recuperando” complessivamente 242.550 aziende agricole risultate fuori campo di osservazione UE nel 2000. Ciò significa che per il confronto con il 2010 si è reso necessario considerare rientranti nel campo di osservazione UE 2000 il 55,0% della numerosità non avente i requisiti di azienda “comunitaria” (in complesso circa 442 mila aziende). Infine, ciò che desta maggiori perplessità circa l’opportunità dell’approccio Istat è il ricalcolo dell’Universo Cee 1982, considerato che per tale censimento non era nemmeno applicabile il Reg. CE 571/88, annullato dall’attuale Reg. CE 1166/2008.

Infine, oltre alle su citate considerazioni, vale la pena accennare ad un problema molto importante per le statistiche agricole future. Dalla lettura attenta delle istruzioni impartite dall’Istat per l’effettuazione delle interviste (Facebook, Manuale di rilevazione, uso di Sgr, Nota metodologica, ecc.) il censimento 2010 appare più come un vero e proprio aggiornamento dei soggetti/unità presenti nei vari registri amministrativi che come una rilevazione, totale, universale, completa ed esaustiva secondo gli attributi statistici di un censimento. Il che induce l’utente statistico a riflettere sulla costruzione e contenuto del tanto auspicato Farm register nazionale e delle relative modalità di gestione ed aggiornamento. In pratica, appare lecito chiedersi come i registri amministrativi, di cui sono state utilizzate soltanto le aliquote di soggetti/unità ritenuti dall’Istat elegibili ad aziende agricole oggetto di censimento, potranno ridursi soltanto ai soggetti reperiti come aziende agricole nel 2010, trascurando tutti i rimanenti soggetti in essi attualmente presenti. Infatti, il problema che l’Istat si troverà a risolvere riguarda proprio quali soggetti presenti nei singoli archivi amministrativi considerare per un costante aggiornamento e manutenzione del Farm Register, in modo tale da non compromettere l’estrazione di unità campioni statisticamente validi per tutte le prossime indagini agricole su base aziendale fino al censimento 2020.

Riferimenti bibliografici

  • Lorenzini F., Bernstein E. (2007), “Innovazioni allo studio per il censimento agricolo 2010” – Convegno Istat : Censimenti generali 2010-2011 - Criticità e innovazioni. Roma, 21-22 novembre 2007

  • Istat (2012), Nota metodologica contenuta nel Comunicato stampa per la presentazione dei risultati definitivi del 6° censimento dell’agricoltura 2010 (Roma, 13 luglio 2012)

  • Garofalo G., Patacchia O. (2005), Il Registro statistico delle unità del settore agricoltura. Problematiche e soluzioni possibili per la sua realizzazione, Atti del convegno Agri@Stat – Verso un nuovo sistema di statistiche agricole, Firenze, Maggio 2005

  • Gianluca Brogi et al. (2005), Contributi Istat : La realizzazione di Asia Agricoltura tramite l’utilizzo di dati amministrativi: il contenuto delle fonti e i risultati del processo di integrazione – Roma, 2005

  • Istat (2000), 5° Censimento Generale dell’Agricoltura, Istruzioni per la rilevazione, Roma

  • Istat (2010), 6° Censimento Generale dell’Agricoltura, Istruzioni per la rilevazione, Roma

  • Regolamento CE n. 1166/2008 del Parlamento Europeo e del Consiglio sulle indagini di struttura delle aziende agricole e sull’indagine sui metodi di produzione in agricoltura, che abroga il Regolamento del Consiglio n.571/88. G.U (UE) L321, 1 dicembre 2008, pagg.14-34

  • Fao: World Programme for the Census of Agriculture 2010

  • Commissione Ue (2010) Doc. Cpsa/SB/652 (rev.7) del 10 gennaio 2010 “Handbook on implementing the Fss and Sapm definitions

  • Istat (2010) Piano generale di censimento, Roma

  • Istat (2012), Banca dati I.Stat, [link]

  • 1. Considerate le scontate difficoltà di liste integrate del tipo in questione, i criteri metodologici, tecnici ed organizzativi della predisposizione ed aggiornamento delle liste pre-censuarie del 2000 furono oggetto di 2 indagini pilota, in occasione delle quali fu testata anche la possibilità di ubicare il centro aziendale e le sue attività produttive (coltivazioni ed allevamenti) secondo il foglio di mappa e la particella catastale in cui erano georiferiti.
  • 2. Da evidenziare che una parte di tali aziende non aveva Codice Fiscale né tanto meno il Cuaa; pertanto, è da ipotizzare che il numero delle aziende 2000 riportato nella lista pre-censuaria 2010 sia stato di poco superiore a 1 milione, tenuto conto non soltanto dei mancati abbinamenti con i soggetti delle liste amministrative, ma anche delle soglie minime regionalizzate da 0,20 a 0,40 ettari di Sau.
  • 3. Si può ragionevolmente ipotizzare che in tutti i casi di aziende agricole e/o zootecniche non incluse nella lista pre-censuaria e non connesse con quelle della lista stessa, tali “nuove” unità sono state censite solo su base spontanea del conduttore oppure se casualmente individuate in corso di rilevazione. Appare altresì lecito supporre che tale criterio possa aver ottenuto un universo di aziende agricole e zootecniche difficilmente rispondente al 98% della Sau e delle Uba del nostro Paese (sempre che si conosca il 100% esistente alla data del 24 ottobre 2010).
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