Il comparto agrituristico italiano: un’analisi

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Il comparto agrituristico italiano: un’analisi
a Università della Calabria, Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali

Introduzione 1

L’articolo propone una riflessione su prospettive e contraddizioni dello sviluppo agrituristico, con particolare attenzione al caso italiano. L’analisi fa riferimento a studi e ricerche recenti che hanno messo in luce come l’organizzazione dell’offerta sia tutt’altro che omogenea. Vi sono aree in cui i singoli operatori locali si muovono autonomamente sul mercato turistico; altre dove gli investitori internazionali stanno cominciando ad intervenire, pronti a colonizzare importanti nicchie di mercato; altre, infine, in cui le proposte appaiono integrate e collegate direttamente alle risorse territoriali. I dati statistici rilevano un crescente aumento dell’interesse dei consumatori verso questa forma di accoglienza e, come evidenziano Sznajder et al. (2009, p. 4), “l’agriturismo …probabilmente diventerà uno dei settori turistici più importanti in alcune regioni”. Il rischio principale è però che si dia un processo di “disneyzzazione” di questa forma turistica che invece, potrebbe rappresentare una buona opportunità per uno sviluppo sostenibile delle aree rurali.

Alcune questioni definitorie

Agriturismo è un concetto che anima il dibattito scientifico internazionale, anche per i diversi significati attribuiti dagli studiosi, dalle politiche e dalle normative di riferimento. Un elemento dirimente è dato dalla qualifica del soggetto ospitante. In Italia la legge quadro nazionale (legge 96/2006) definisce espressamente l’agriturismo come "ricezione ed ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli (…) attraverso l’utilizzazione della propria azienda in rapporto di connessione con le attività di coltivazione del fondo, di silvicoltura e di allevamento di animali”. La normativa offre la possibilità di diversificare ampiamente l’offerta. L’agricoltore può ideare e proporre attività che non necessariamente sono realizzate interamente all’interno dell’azienda, anche in collaborazione con soggetti pubblici. È evidente la volontà del legislatore italiano di considerare l’agriturismo uno strumento per sostenere un modello agricolo multifunzionale attraverso la promozione di forme turistiche considerate sostenibili per le campagne. La situazione è diversa in altri paesi, tanto che alcuni autori, nel definirlo, fanno riferimento ad un più generico ambiente agrario o agricolo. Ecker et al. (2010) identificano in Australia diverse esperienze agrituristiche in cui l’accoglienza è realizzata in strutture agricole riadattate e promosse sul mercato richiamando espressamente gli utilizzi originari degli spazi. Fleischer e Tchetchik (2005) evidenziano che in Israele i turisti sembrano non avere particolare interesse alla presenza di un’azienda agricola attiva. Philip et al. (2010) individuano la tipologia del “non working farm agritourism” in cui l’accoglienza si dà, ad esempio, in antiche strutture agricole convertite. L’eventuale attività agricola praticata è parte integrante del prodotto turistico ed è realizzata solo a questi fini. La ricerca di spazi aperti e di una esperienza della ruralità immaginata spinge il turista a scegliere questa forma di ricettività. Una questione aperta fa riferimento alle dimensioni di questo tipo di accoglienza. Diverse ricerche sottolineano che una peculiarità del comparto è data dal carattere mediopiccolo, spesso a conduzione familiare, delle aziende, anche se non mancano esempi opposti. In Italia, le normative regionali stabiliscono dei limiti dimensionali ben precisi. In Lombardia, ad esempio, gli ospiti massimi giornalieri sono sessanta (legge regionale n.10 del 8.6.2007) mentre in Calabria i posti letto consentiti sono trenta ai quali si aggiungono dieci posti in tenda/camper (legge regionale n. 14 del 30.4.2009). In altri Paesi l’agriturismo, regolamentato dalla legislazione delle attività commerciali, può raggiungere numeri molto elevati. Esemplificativo è il caso analizzato da Yang et al. (2010) del Xiedao Green Resort, che si sviluppa su 180 ettari, nel distretto di Chaoyang in Cina. La mancanza di normative vincolanti sull’offerta ha permesso alla struttura di dotarsi di diverse tipologie di accoglienza: 545 posti letto in cottage e piccoli appartamenti, 255 in un hotel tre stelle, altri 400 in uno quattro stelle. Diverse le attività offerte che vanno dalla pesca, a percorsi educativi, raccolta di prodotti, gite in barca, organizzazione di festival di musica tradizionale. I servizi presenti sono dati da tre ristoranti che assorbono quasi il 90% della produzione aziendale (tutta biologica), uno spazio giochi bimbi, un centro educativocongressuale, un’area per la pesca e le piscine. Il caso presentato sembra assumere come riferimento il modello del villaggio turistico, con la specificità che l’esperienza e l’animazione proposta si richiamano all’idea di ruralità, vagamente idilliaca, che l’ospite cittadino porta con sé. Una differenza sostanziale rispetto al modello disegnato dal legislatore italiano.

L’agriturismo in Italia

A partire da metà degli anni ottanta, l’agriturismo ha cominciato a diffondersi nelle diverse regioni, sostenuto anche dalle politiche di sviluppo rurale che lo considerano uno strumento per rivitalizzare i territori e per sostenere le piccole-medie aziende agricole. Tra il 2004 e il 2009 il settore ha avuto una crescita consistente, i posti letto disponibili sono aumentati del 37,5% e le piazzole di sosta del 44,5%. I dati Istat (2010) rilevano che le aziende agricole autorizzate all’esercizio dell’agriturismo sono 19.019, di queste oltre l’80% offre possibilità di alloggio, per un totale a livello nazionale di 193.480 posti letto. Poco meno della metà ha un servizio di ristorazione per complessivi 365.943 coperti. La distribuzione e le caratteristiche dell’offerta sul territorio nazionale non sono omogene. Al Nord si colloca circa il 45% delle aziende e appena il 20.5% è nel Mezzogiorno. Le strutture operanti nel Centro hanno puntato molto sulla ricettività, sull’offerta di altre attività, molto meno sulla ristorazione. Solo una su tre offre questo servizio, mentre, se paragonato al resto del paese, è elevato il numero dei centri per la degustazione. Le aziende del Nord-Ovest si specializzano nella ristorazione (67.7%), poche sono quelle in cui è possibile degustare (9.4%), mentre l’alloggio è garantito in quasi il 65% delle strutture; questo ultimo dato sale di ben 10 punti percentuali negli agriturismi del Nord-Est dove, al contrario, il servizio ristorazione è presente solo nel 40% dei casi. Nel Mezzogiorno non c’è una caratterizzazione così netta dei servizi offerti, infatti, il pernottamento è possibile in circa l’84% delle strutture e i pasti sono disponibili nel 76% dei casi. Complessivamente, a livello italiano, più della metà degli agriturismi propone anche altre attività; circa il 16% prevede l’escursionismo, il 12% l’utilizzo di mountain bike e quasi il 9% il trekking; poco più dell’8% l’ equitazione; in oltre il 20% delle strutture è possibile praticare sport; quasi l’8% organizza corsi, in particolare di cucina. Il comparto registra nel 2009 due milioni e settecentomila arrivi, con una flessione contenuta rispetto all’anno precedente (Mipaaf 2010). Le stime effettuate danno il settore in ripresa, in particolare per l’attenzione crescente dei turisti stranieri. Va segnalato, comunque, che le proposte aziendali sono spesso limitate ad attività che possono essere fruite in una giornata senza che vi sia il pernottamento. Questo avviene, per esempio, nelle fattorie didattiche che registrano un interesse crescente, ma che solo recentemente hanno iniziato a predisporre pacchetti articolati su più giorni comprensivi del pernottamento. La proposta agrituristica produce mediamente una ricaduta positiva sui territori in termini economici. I turisti italiani spendono a persona circa 40 euro per dormire e circa 66 euro per acquistare servizi nell’area. Gli stranieri hanno una spesa media di 38 euro a persona al giorno per l’alloggio e di 61 euro per i servizi, i prodotti e l’artigianato locale (Isnart, 2009). Una ricerca Ismea (2009) fornisce indicazioni sulle aspettative dei turisti. Da un lato, questi ritengono importante il luogo di ubicazione dell’azienda, immaginandola immersa nella natura e in un’area tranquilla; dall’altro, considerano la presenza dell’imprenditore agricolo all’interno dell’agriturismo fondamentale per assicurare un’accoglienza che sia familiare e assolutamente diversa da quella di una struttura alberghiera. È evidente la volontà di sfuggire allo stress e alla fretta che contraddistinguono il cittadino lavoratore, costretto per la gran parte del suo tempo in spazi chiusi, spesso caotici. La ruralità nell’immaginario del cittadino è sinonimo di calma, tempo, genuinità, aria aperta. In questa logica si aspetta strutture non troppo grandi, con un numero di camere limitato, non necessariamente lussuose ma in cui siano impiegati prodotti locali e naturali. Nel servizio ristorazione non sono graditi i cibi industriali o surgelati ma richiesti i piatti tipici dell’area. Questa forma di vacanza si riempie di nuovi contenuti. All’agricoltore si richiede la capacità e la voglia di raccontare i luoghi e le pratiche rurali, nel rispetto dei tempi che, nell’immaginario degli ospiti, non sono quelli frenetici della vita di città. Il grado di intermediazione del comparto è piuttosto basso; oscillano tra il 25% e il 30% le aziende che ne fanno ricorso. I turisti, d’altronde, scelgono le strutture principalmente sulla base del passaparola di amici e parenti e attraverso Internet; meno dell’11% vi arriva attraverso agenzie o tour operator. Le aziende hanno saputo sfruttare bene le opportunità offerte dalla diffusione di Internet che permette il contatto di un numero elevato di potenziali clienti e la loro fidelizzazione. La prenotazione on-line è possibile in 8 aziende su 10 e oltre la metà della clientela utilizza questo strumento (Isnart, 2009). La presenza di idonee informazioni sulla struttura ma anche sulla località e un sito accessibile e ben strutturato costituiscono variabili di importanza strategica in grado di influire sulla scelta della destinazione. Le prospettive del settore appaiono positive. Il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (2010) ritiene ragionevole stimare che potranno essere coinvolti, nei prossimi dieci anni, 50 mila operatori che offriranno servizi e attività sempre più diversificati. In particolare, ci si aspetta che siano le aziende situate nelle aree periurbane a registrare i maggiori incrementi, in considerazione del vantaggio competitivo offerto dalla collocazione facilmente raggiungibile dagli abitanti delle città. Gli operatori stessi sembrano fiduciosi sulla crescita della domanda, tanto da ipotizzare investimenti in azienda per dotarsi di nuovi servizi o per migliorare gli attuali (Inea, 2010). L’offerta agrituristica tende a posizionarsi su alti livelli di qualità ma, in alcuni casi, ciò ha comportato la rincorsa del modello dell’albergo. Una delle principali criticità, a livello italiano, è data dalla diversa regolamentazione regionale, che pone problemi sia al turista, in termini di riscontro delle sue aspettative, che ai tour operator, in particolare con riferimento alla sicurezza garantita all’interno delle imprese agrituristiche. L’assenza di un sistema di classificazione omogeneo a livello nazionale e l’elevata diversità delle proposte in termini di strutture, servizi e attività disponibili non facilitano certamente la scelta della destinazione.

Conclusioni

Le prospettive di sviluppo dell’agriturismo appaiono connesse alla capacità di proporre non soltanto un prodotto da fruire all’interno dell’azienda, quanto anche di garantire un’offerta territoriale strettamente legata alle risorse naturali, artigianali e culturali presenti; ciò permetterebbe anche di affrontare il problema della stagionalità della domanda che ancora oggi è fortemente concentrata nei mesi estivi. Si tratta di sviluppare un turismo rurale integrato (Saxena et al., 2010) che si fondi su una interdipendenza multidimensionale e multiattoriale attraverso la creazione di relazioni sociali dinamiche. Le specificità proprie delle destinazioni consentirebbero in tal modo alle località di competere globalmente. Il fine è la promozione di uno sviluppo endogeno sostenibile che assicuri il mantenimento dei benefici prodotti nel territorio e, contestualmente, non si chiuda all’esterno (Sivini, 2008). Volendo esemplificare, uno strumento che sta riscuotendo un interesse crescente dei turisti è quello della creazione delle strade del vino. Come insegna l’esperienza toscana, si tratta di itinerari turistici, promossi da aziende ed enti locali, che offrono al turista l’opportunità di conoscere il prodotto, di ricevere ospitalità in un agriturismo, di assaggiare i piatti locali nei ristoranti, di comprare i prodotti tipici, di visitare i piccoli musei a tema e di godere del paesaggio (Brunori, Rossi, 2000). L’agriturismo è una realtà che si colloca all’interno dello spazio rurale ma è anche una tipologia di viaggio strettamente legata al processo di urbanizzazione e alla volontà di fuoriuscire dalle sue contraddizioni; ciò produce “un fenomeno di idealizzazione dell’agriturismo da parte dei clienti finali” spesso “affiancato da una mancanza di consapevolezza dell’effettiva realtà di una simile vacanza” (Ismea, 2009, p.74). La diversità dell’offerta, non solo a livello italiano ma anche internazionale, non rende certamente facile caratterizzare univocamente questo tipo di accoglienza.

Riferimenti bibliografici

  • Brunori G., Rossi A. (2000), Synergy and coherence through collective action: some insights from wine routes in Tuscany, Sociologia Ruralis, n. 4

  • Ecker S. et al. (2010), Drivers of regional agritourism and food tourism in Australia, Australian Bureau of agricultural and resource economics, Canberra

  • Fleischer A., Tchetchick A. (2005), Does rural tourism benefit from agriculture?, Tourism Management, n. 4

  • Inea (2010), Indagine sulle tipologie di offerta e sulle motivazioni delle imprese, Rapporto di ricerca, marzo 2010

  • Ismea (2009), La domanda di agriturismo: indagine qualitativa e quantitativa sul cliente attuale e potenziale e sui tour operator, Rapporto di ricerca, dicembre 2009

  • Isnart (2009), Il mercato agrituristico nelle rilevazioni dell’osservatorio nazionale del turismo, Rapporto di ricerca, dicembre 2009

  • Istat (2010), Le aziende agrituristiche in Italia. Anno 2009

  • Mipaaf (2010), Analisi della domanda, dell’offerta e dei servizi in agriturismo. Sintesi dei primi risultati dell’attività svolta, Rapporto di ricerca, aprile 2010

  • Phillip S., Hunter C., Blackstock K. (2010), A typology for defining agritourism, Tourism Management, n. 31

  • Saxena G., Ilbery B. (2010), Developing integrated rural tourism: Actor practices in the English/Welsh border, Journal of Rural Studies, n. 26

  • Sivini S. (2008), Intrecciare reti. Agricoltori biologici, Gruppi di Acquisto Solidali, Turisti Responsabili, Rubbettino, Soveria Mannelli

  • Sznajder M., Przezbórska L., Scrimgeour F. (2009), Agritourism, Cabi Publishing, Wallingford

  • Yang Z., Cai J., Sliuzas R. Z. (2010), Agrotourism enterprises as a form of multi-functional urban agriculture for peri-urban development in China, Habitat International, n. 34

  • 1. L’articolo riprende alcuni contenuti del lavoro presentato al XIII World Congress of Rural Sociology, tenutosi a Lisbona nell’Agosto 2012, all’interno del WG 17 Living, Visiting and Promoting the Rural Tourism Experience e del saggio pubblicato in Marra E., Ruspini E. (a cura) (2011), Altri turismi crescono, Franco Angeli, Milano.
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